Security killed the cat con Claudia
In questa puntata Roberto e Filippo chiacchierano con Claudia Mongini del suo workflow e delle sue varie esperienze lavorative.
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In questa puntata Roberto e Filippo chiacchierano con Claudia Mongini del suo workflow e delle sue varie esperienze lavorative.
Note dell’episodio
- Profilo LinkedIn di Claudia Mongini: profilo professionale dell’ospite, utile per seguire il suo percorso tra comunicazione, sicurezza e formazione.
- eSport: contesto generale sugli sport elettronici competitivi citati da Claudia.
- QLASH: organizzazione esportiva richiamata per l’esperienza nella gaming house e nei progetti educativi.
- Qlash Education: progetto citato per spiegare il lavoro educativo con scuole, genitori e ragazzi.
- Reply Totem Education: realtà citata nel percorso professionale e formativo di Claudia.
- BCyber: progetto legato alla sicurezza informatica citato nel percorso dell’ospite.
- Ransomfeed: piattaforma menzionata da Filippo e Claudia nel passaggio sul monitoraggio degli attacchi ransomware.
- CleanMyMac: utility Mac discussa da Claudia tra gli strumenti di manutenzione quotidiana.
- Proton VPN: VPN scelta da Claudia per ragioni di fiducia, privacy e sicurezza.
- Standard Notes: app di note cifrate citata da Claudia come scoperta recente nel suo flusso di lavoro.
Sinossi1
1. Dal COBOL agli esport: una carriera costruita attraversando mondi diversi
Filippo e Roberto aprono la puntata presentando Claudia Mongini come un’ospite fuori scala per quantità di esperienze e competenze. Claudia ricostruisce il suo percorso partendo dagli studi da programmatrice COBOL, con una battuta sul fatto che, se i sistemi bancari collassassero, i pochi rimasti a conoscere quel linguaggio potrebbero diventare preziosi. Da lì passa al graphic design per PokerStars e per un giocatore di poker, fino all’ingresso nel mondo degli esport quando la stagione del poker online comincia a esaurirsi.
Il primo punto tecnico è chiarire cosa siano gli esport: non “giocare al giochino”, ma un settore competitivo con team, tornei, premi, sponsor, staff, allenamento e figure professionali. Claudia cita l’esperienza in QLASH, la prima organizzazione esportiva italiana con una gaming house fisica: un luogo per allenarsi, vivere, fare team building, palestra, cucina e attività legate alla realtà virtuale. Il racconto serve a smontare l’idea del videogioco come passatempo isolato e a mostrarlo come ecosistema professionale.
“Quindi il videogioco non è cattivo, non è un demone, se giochi” — Claudia Mongini, 00:05:36
2. Videogiochi, scuola e genitori: educare prima di giudicare
La parte educativa è uno dei blocchi più forti della conversazione. Claudia racconta i progetti di alternanza scuola-lavoro con studenti delle superiori, pensati per mostrare cosa accade dietro una eSports house: organizzazione dei tornei, recruitment, manager, comunicazione, reputation, sponsor e staff. Gli studenti entravano aspettandosi una settimana di gioco e scoprivano che, se andava bene, avrebbero giocato mezz’ora l’ultimo giorno.
Da lì il progetto si allarga a genitori, docenti ed educatori. Claudia e il suo gruppo portano giochi analogici e digitali, realtà virtuale, Xbox e PlayStation, non per fare intrattenimento, ma per far sperimentare agli adulti immersione, gestione dell’attenzione, stress relief e potenziale educativo. Minecraft viene citato come ambiente utile per alcuni bambini in età scolare e preadolescenziale, anche in percorsi con una neuropsicologa e ragazzi con problematiche dello spettro autistico. Il punto non è idealizzare i videogiochi, ma spostare il giudizio dallo strumento alla persona, al contesto e al modo in cui lo si usa.
3. Il giocatore professionista non è uno stereotipo da cameretta
Roberto porta il discorso sul parallelo con lo sport professionistico: concentrazione, supporto dello staff, carriera breve, corpo sollecitato e domanda inevitabile su cosa accada dopo. Claudia conferma che l’esport non vive solo nella testa. C’è una componente fisica: postura, coordinazione mano-occhio, esercizi con movimenti diversi tra le mani, attenzione alla seduta, al braccio, al mouse, alle tastiere e persino agli sleeve usati per gestire attrito e compressione.
“Serve avere una postura e qui entrano in gioco tanti fattori” — Claudia Mongini, 00:23:31
Il racconto rende concreto un ambiente spesso ridotto a caricatura. Un giocatore professionista può avere mental coach, gym coach, routine di allenamento, gestione dello stress e scelte ergonomiche personalizzate. Claudia insiste anche sulla maturità: il casual gamer adolescente può giocare per divertirsi, ma il percorso professionale richiede disciplina e consapevolezza. Filippo e Roberto collegano questo mondo ai loro ricordi di LAN party, Quake, computer universitari e prime sperimentazioni informatiche, mantenendo il filo sull’importanza della persona dietro allo schermo.
4. L’arrivo al Mac: estetica, trauma iniziale e affezione agli strumenti
La conversazione si sposta poi sul rapporto con Apple. Roberto racconta i primi Mac visti in facoltà di architettura, quasi relegati in un angolo rispetto ai PC, ma affascinanti per forma e interfaccia. Claudia descrive il suo passaggio come un piccolo trauma: icone diverse, pulsanti in posizioni inattese, assenza del tasto Control come lo conosceva, spaesamento iniziale. Dopo pochi giorni, però, il MacBook diventa il suo computer di riferimento e l’esperienza si trasforma in “amore” tecnologico.
Il punto non è una superiorità astratta del Mac, ma il modo in cui lo strumento fa sentire chi lo usa. Claudia parla di fastidio quasi fisico davanti a interfacce che non le trasmettono una sensazione positiva, e Filippo riconosce una reazione simile avuta con Windows. Da qui emerge un tema ricorrente in A2: estetica, ergonomia e produttività non sono mondi separati. Per alcune persone lavorare bene significa anche stare davanti a un’interfaccia che non crea attrito emotivo.
5. Utility, privacy e manutenzione quotidiana del Mac
Quando Filippo e Roberto chiedono quali applicazioni usa, Claudia cita CleanMyMac, Proton VPN e Standard Notes. CleanMyMac entra come strumento di manutenzione per tenere sotto controllo un MacBook Pro Intel che scalda, ha ventole rumorose e soffre quando disco e applicazioni diventano pesanti. Roberto collega il tema ad app più specialistiche come OnyX e a servizi come Setapp, ma il centro del racconto resta la scelta di strumenti che Claudia usa davvero.
Proton VPN viene motivata con fiducia nell’azienda, trasparenza e attenzione a privacy e sicurezza. Standard Notes, invece, è presentata come una scoperta recente: note con cifratura, password, lock e un livello di protezione più alto rispetto alla nota generica. La discussione mostra una distinzione pratica: non basta “usare app sicure”, bisogna capire per quale tipo di dato e in quale contesto lo strumento ha senso.
6. Sicurezza quotidiana: password, QR code, PEC e reputazione
La parte finale torna alla sicurezza informatica in senso ampio. Claudia e i conduttori parlano di QR code, chiavette trovate in giro, strumenti che filtrano connessioni USB, PEC, SPID e complessità dei servizi digitali italiani. Il tono resta leggero, ma il messaggio è concreto: paranoia sana e attenzione preventiva evitano molti problemi banali.
“Quindi, ma password sicure, lunghe, combinazioni di caratteri” — Claudia Mongini, 01:22:24
Claudia chiude con due consigli: usare password non legate a cane, gatto, nonna o zia, e fare attenzione a ciò che si pubblica. Il secondo consiglio riguarda la reputazione: post vecchi, foto, dichiarazioni fatte in leggerezza e dati esposti possono tornare in contesti lavorativi o personali. Il problema non è solo “essere hackerati”, ma lasciare tracce che altri possono leggere, ricostruire e usare. In una puntata che parte dagli esport e arriva alla security, il filo è coerente: la tecnologia non è mai neutra quando incontra abitudini, identità e responsabilità.
“Occhio a quello che postate perché si trova tutto, tutto.” — Claudia Mongini, 01:22:29
7. Fantascienza, fumetti e interessi personali
Prima dei saluti, Roberto chiede a Claudia un hobby. Lei risponde con la collezione di unicorni, ma il discorso si allarga subito a fantascienza, horror, fumetti e Nathan Never. Claudia cita Ciccio Never, parodia apparsa su Topolino, come personaggio capace di rendere ancora più umano l’antieroe: golosità, fallimenti, depressione, istinto e fragilità. La chiusura non è un riassunto morale della puntata, ma l’ultimo vero tema trattato: il modo in cui immaginario nerd, fantascienza, fumetto e tecnologia convivono nella sua identità professionale e personale.
Questa sinossi è generata con l’intelligenza artificiale a partire dalla trascrizione della puntata. ↩︎
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A2 Podcast.
Scopri come ottenere il massimo dalla tua tecnologia Apple.
Due professionisti, Filippo e Roberto, te lo spiegano con argomenti monotematici ed
ospiti che raccontano il loro flusso di lavoro.
Benvenuti all'episodio 70 di A2, in cui scoprire come ottenere il massimo
dalla vostra tecnologia Apple.
Io sono Filippo Astrozzi e sono il vostro ospite, assieme all'amico Roberto
Marin.
Di che cosa parliamo e con chi parliamo, mio caro Roberto?
Dunque, questa sera è una puntata super speciale perché abbiamo tra di
noi niente meno che un unicorno fatto a persona.
E non lo dico a caso perché sicuramente sentirete e sarete d'accordo
con me che è una persona particolarmente speciale.
Io ho creato la scaletta di questa puntata, degli argomenti di cui
vi parleremo praticamente ne ho capiti due su una trentina, giusto per
capire, ho avuto una
mi sono anche impegnato e ho anche cercato i termini in internet
perché non ce la facevo, se no.
Quindi, se vi aspettate qualcuno come me, non è come me, se
aspettate qualcuno come Filippo, non è come Filippo, dovete aspettarvi qualcuno che
ha la conoscenza mia e di Filippo Messa Sieme al quadrato, e
probabilmente per un altro numero che dovete scegliere voi mentre ascoltate.
Ho il piacere di presentare i nostri microfoni, mentre un grossissimo piacere,
abbiamo con noi Claudia, Unicorno Super Security.
Grazie.
Avevo fatto a meno di questo tipo di presentazione, però va bene.
Ciao!
Benvenuti ai microfoni di A2 Podcast.
Oggi abbiamo un sacco di cose da raccontarci.
Continuo a dire una persona particolarmente speciale perché davvero a vedere quello
che ha fatto sembra che abbia avuto perlomeno due cloni.
Perché ha fatto veramente di tutto, di più, ha una conoscenza estrema
dell'informatica.
Ne sa veramente Apacky a Mucki, come si dice, e mai come
in questo caso è corretto dire Apack a Mucki, perché veramente c'è
solo da ascoltare e intervare, ovviamente.
È qua con noi per raccontarci un po' di sicurezza, diciamo, ma
non c'è solo questo, c'è tutta un'altra cosa che ci deve raccontare,
soprattutto altre domande che abbiamo messo verso la fine della puntata, quindi
non scappate se è troppo tecnica, la puntata, state con noi, ovviamente
c'è da imparare, ma iniziamo subito a conoscere Claudia.
Ma tranquillo, Roberto, che non scappano perché li conosco tutti, cioè il
90% di quelli che sono in chat li conosco, so gli IP
e quindi so dove andarli a prendere, tranquillo.
Ecco, perfetto.
Quindi, ragazzi miei, se iniziate a sentire una presenza all'interno del vostro
modem, avete capito chi è.
Io in questo momento penso che sia già hackerando a tutte le
mie password, penso in questo momento, perché comunque abbiamo fatto un po'
di prepuntata, ha avuto il tempo di capire chi dei due può
essere hackerabile in modo più facile, probabilmente sottoscritto, perché sappiamo tutti che
posso usare soltanto password architetto.
Non sono attendibile.
Se voi invece siete un po' più furbi di me e avete
messo magari qualche cifra, qualche carattere speciale, forse vi salvate, ma dico
forse perché non ne sono tanto sicuro.
Perché non ne sono sicuro?
Claudia, raccontaci, io sono qua che prendo veramente dalle tue labbra perché
voglio sentire dalla tua viva voce come hai fatto a fare tutte
queste cose, come hai fatto a formarti, ma soprattutto a capire cosa
hai fatto, perché, poter dire, la metà delle parole non le ho
capite, quindi tocca a te spiegarci a tutti quanti cosa hai fatto
nella vita.
Ho usato un salta-tempo e i fan di Harry Potter qui la
ho la assoluta.
Io praticamente ho studiato come programmatore di computer, sono programmatrice COBOL, tuttora
conosco il linguaggio, quindi, io sto solo aspettando il momento in cui
il sistema bancario collasserà, saremo rimasti in cinque in tutto il mondo
e diventeremo ricchi.
Ci compreremo castelli con dei bellissimi fossati con i coccodrilli piragni e
ponti levatoi.
E ciao, poveri!
Proprio con l'hashtag, quindi quello è.
Ricordati degli amici: sì, quelli che non portano spiga e quelli che
credono negli unicorni, tranquillo.
Tu e Cristiano siete già esclusi
.
Da lì ho esplorato varie cose, varie possibilità, vari mondi come direbbe
il capitano Kirk: andiamo verso nuovi mondi.
Mi sono trovata nel mezzo del cammino della mia vita a lavorare
come graphic designer per poker stars e per un giocatore di poker
italiano.
Da lì siamo passati al comparto esports perché ormai la bolla del
poker si era esaurita.
Gli esports sono videogiochi elettronici competitivi, con per intenderci, il Pac-Man, che
io amo e adoro, non è competitivo, perché purtroppo non c'è un
circuito torneistico: StarCraft, ma anche League of Legends, che è uno dei
più tossici e più famosi, e ovviamente anche quello è un bellissimo
gioco competitivo.
C'è un intorno veramente il mondo intorno a questo.
Quindi ci sono giocatori che vengono pagati quasi come calciatori famosi, ci
sono circuiti che mettono in palio premi a sette zeri e quindi
è una cosa piuttosto grossa.
In Italia siamo nati con l'organizzazione Clash, che è stata la prima
e sports organization in Italia ad avere una gaming house, cioè un
posto fisico dove i giocatori potevano entrare, giocare, allenarsi, fare team building,
palestra, cucina, camere da letto, VR.
È uno spazio la Clash House, questo ve lo posso dire perché
dopo sei anni dal giorno zero che ci sono stata, la porto
sempre nel cuore.
Da lì è nato anche il progetto di Clash Education, cioè sensibilizzare
i giovani, soprattutto i ragazzi, all'utilizzo dei videogiochi in maniera più friendly.
Quindi il videogioco non è cattivo, non è un demone, se giochi
a uno sparatutto non sei per forza uno psicopatico, e sottolineo il
per forza, e soprattutto far capire anche ai genitori che sbagliano in
certi frangenti a dire no, io ti tolgo il gioco così crescerai
meglio.
A volte i videogiochi sono studiati e creati anche per fare del
bene, quindi ci sono stati dei videogiochi sviluppati per superare determinate fasi
della vita, dei lutti e anche aiutare persone che avevano dei problemi
come la sindrome da deficit dell'attenzione.
In particolare il gioco di Minecraft è molto adatto per bambini in
età scolare e preadolescenziale per sviluppare un certo tipo di self-confidence in
se stesso.
È stato molto utile, abbiamo avuto la possibilità di lavorare anche con
una neuropsicologa che si occupa prettamente di videogame e di ragazzi e
adolescenti con problematiche dello spettro autistico ed è stato veramente bellissimo e
soprattutto molto formativo.
Finito con Clash, io poi ho finito con Clash e sono ritornata
a fare la stessa cosa del insegnare comunque con Totem, un altra
esports org italiana piuttosto affermata, insegnare marketing sportivo nelle università e poi
occuparmi di cyber security e collezionare unicorni solo
buttata lì in fondo, come se fosse una cosa poco importante.
Profilo basso?
Ah sì, profilo basso, diciamo così.
Davvero un sacco di cose incredibile che tutte queste cose siano raggruppate
all'interno di una persona, e veramente c'è solo da imparare.
La cosa interessante che mi ha fatto abbastanza sorridere, Minecraft, che comunque
è un possiamo dirlo che non è uno spartiacque, ma è molto
davvero molto interessante.
Potremmo definirlo un Lego in formato digitale perché comunque ti permette di
creare dei mondi in modo incredibile, in modo molto semplice.
Abbiamo avuto anche il piacere con Filippo di mettere i figli in
collegamento in modo tale nello stesso mondo, grazie, ovviamente alle doti di
sul serverino Minecraft,
alle doti di Filippo, perché se aspetta me siamo ancora qua.
Un'altra cosa interessante, invece, che volevo anche sottolineare, il fatto che in
effetti, vedo anche con i miei figli, il gioco non è così
cattivo come viene dipinto, nel senso che spesso aiuta tanto.
Io da ex videogiocatore, ma diciamo, ero uno di quelli che rimando,
nel senso che, come sapete, non ho avuto la fortuna di nascere
in una famiglia particolarmente ricca che si poteva permettere certi tipi di
videogiochi, e quindi andavo a fare che cosa andavo a fare a
giocare dai miei amici invece, che avevano le possibilità, ma non giocavo
io direttamente, guardavo gli altri giocare.
Un po' come era l'epoca quella dei cabinati, nel senso che ne
stavo parlando appunto l'altro giorno che alla fine riuscivo a creare un
gruppo perché c'era la persona che giocava al cabinato, e poi c'erano
tutti gli amici attorno che facevano il tifono, cercavano di capire soprattutto
le mosse di Street Fighter, che è quello lì.
Insomma, io ho passato giornate intere a guardare gli altri a giocare
per capire tutte le varie mosse.
Che purtroppo adesso è un forse fin troppo semplice giocare ai videogiochi,
nel senso che non so, adesso chiederò a Claudia, perché io sono
decisamente fuori dai videogiochi, sto giocando in questo momento a Minecraft Dungeon
con mio figlio, che mi sto divertendo un sacco, quello si mi
diverto un sacco, ma questa è una derivazione.
La parte bella di Minecraft è che è veramente molto creativa.
Mi ha lasciato davvero impressionato vedere che lo stesso gioco riesce a
raggruppare sotto lo stesso cappello persone come me, una diversa età come
quella di Bianca, che ha quasi 14 anni, e Leonardo, che ne
ha 9, e vedere anche Bianca che gioca con i mondi di
Minecraft, in questo caso, declinati per quanto riguarda il Jurassic World essenzialmente.
Davvero incredibile perché comunque ci sono persone che si sono lanciati a
fare questa cosa incredibile di creare questi mondi con i dinosauri e
un mondo.
In realtà è praticamente un nuovo mondo, uno spazio virtuale da andare
a vedere.
È il vero metaverso, probabilmente.
Questo è da sottolineare.
E continuo a dire i videogiochi non sono cattivi, lo sto sperimentando
io.
E l'indole probabilmente della persona forse che viene incanalata, probabilmente, ma come
in tutte le cose.
Se voi avete un martello, continua a dire potete usarla in tanti
modi, potete usarla per piantare un chiodo, ma potete anche per piantarlo
in testa a qualcuno.
Quindi non dipende dallo strumento, dipende da chi c'è dietro.
Un po' come per i computer, no?
Sappiamo benissimo che il problema dei computer a proposito di sicurezza è
tra lo schermo e la sedia, e nella fattispecie, soprattutto le persone
che portano sfortuna come me.
E conseguentemente, se non ci fossero persone come me, non ci sarebbe
neanche lavoro per Claudia.
Quindi, qualche attività, qualche cosa riesco a farlo anch'io.
In ogni caso, sei utile in qualche maniera sono utile, in qualche
maniera sono utile in questo ecosistema.
Ma raccontaci un po' un po' più nel dettaglio, che volevo, ero
un po' più curioso io, ovviamente, perché Filippo è timido, mentre io
invece faccio le domande così al Brucio, raccontaci un po' più della
tua esperienza educational, che secondo me è molto interessante.
Perché il tuo punto di vista è un punto di vista che
penso in due podcast, non ci sia mai stato così forte per
quanto riguarda l'educazione, quello che hai visto tu e quello che consigli
tu.
Di cosa ti sei occupato di dieducazione?
Allora, la prima volta abbiamo fatto alternanza a scuola-lavoro con i ragazzi
delle quarte superiori in varie scuole del Nord Italia, del Trentino.
Abbiamo portato praticamente l'esperienza di com'è lavorare in una eSports house.
Quindi non c'è soltanto il giochino, quindi si gioca e basta, ma
c'è di tutto dietro.
Quindi c'è l'organizzazione del torneo, c'è il recruitment, ci sono i manager
che noi non ci pensiamo, ma il giocatore famoso ha comunque dietro
lo staff, pensiamo ai giocatori di calcio che dietro hanno il parrucchiere,
il manager, l'autista e tutto un entourage non dà poco.
Se il giocatore medio europeo ha dietro due persone, il giocatore coreano
di alto livello ne ha dietro cinque.
E quindi c'è molto e soprattutto quello che deve sempre filtrare è
che è bello giocare al videogame, essere famoso, essere vincente, ma attenzione!
Uno non dura per sempre, e comunque una volta che hai smesso
di fare il giocatore professionista di videogame, che fai nella vita?
Quindi ci sono tante professioni, figure professionali che ruotano intorno a questo
mondo, e noi abbiamo voluto portare intanto, la nostra esperienza di persone
che hanno lavorato dentro ogni sports house per tanti anni.
Quindi, quindi con i miei due colleghi, un giornalista e un giocatore
professionista che poi è diventato coach and manager.
E io che mi sono occupata praticamente della parte social, comunicazione and
reputation.
Gli abbiamo mostrato effettivamente cosa c'è dietro, and questi ragazzi mi ricordo
sempre la delusione negli occhi della prima classe when siamo entrati: Oh,
che bello!
Adesso si gioca una settimana di video game.
Se vi va bene, giocherete 30 minuti l'ultimo giorno e non è
nemmeno detto.
E abbiamo spezzato il cuore, proprio si è sentito il cuoricino
!
Tutti insieme.
Però è stato interessante perché abbiamo creato un po' di consapevolezza in
loro, abbiamo aperto il mondo dei videogame anche a chi magari non
ci ha mai pensato a fare il professionista, magari ha sempre visto
il giochino sul telefono come i cinque minuti d'evasione.
E questo ci ha fatto un attimo pensare che se alcuni ragazzi
lo pensavano, era molto probabile che gli stessi genitori avessero la stessa
concezione.
E quindi abbiamo ampliato un po' la nostra esperienza parlando ai genitori,
ai educatori, ai docenti con degli incontri dedicati, che abbiamo fatto spesso
a Don Bosco.
E abbiamo portato le nostre esperienze.
Addirittura abbiamo portato i videogiochi per far giocare i genitori.
A partire, non so, dal classico memory, noi giocavamo con le carte,
quelle che trovavamo nel Billy, cioè chi ha una certa si ricorderà
del succo all'arancia Billy.
Il mio preferito quando regalavano le carte del memory, che erano solo
12, e se avevi la sfortuna che la tua nonna non ti
comprava il Billy in confezione da tre quella settimana al Superal, niente,
rimanevi con 11 e praticamente venivi preso in giro per i secoli
a venire tutti i tuoi compagni.
E quindi abbiamo portato il memory in formato carte, abbiamo portato il
memory digitale, quindi un giochino scaricato a caso su un device.
Poi abbiamo portato la realtà virtuale, l'Xbox, la PlayStation.
Abbiamo fatto giocare a tanti tipi di giochi e loro stessi si
sono stupiti di quanto non solo il tempo passava veloce, ma quanto
immersivi potevano essere alcuni tipi di giochi, quindi non solo la realtà
virtuale, a livello proprio emotivo.
E quindi magari abbiamo notato alcune mamme che erano molto più fredde
verso alcuni giochi sparatutto, può essere anche un fattore caratteriale o altro
pure di appartenenza a un determinato sesso, perché si tende a dire
sbagliando, che magari le ragazze e le donne sono meno portate per
i giochi sparatutto.
Io sono l'eccezione che conferma la regola.
Io se posso sparare, mirare cecchino, lo faccio.
Roberto questo lo sa, perché anche lui a livello di cecchino sa
di che si parla.
E abbiamo visto dei papà, ma anche dei docenti che non avevano
figli e quindi per loro l'esperienza di rapportarsi con un bambino era
un po' differente, che si sono trovati molto al loro agio con
dei giochi come potevano essere, ad esempio, Minecraft, oppure con Beat Saber,
che è un gioco a suon di musica, e devi colpire dei
bersagli che ti vengono incontro.
Quindi si sono trovati al loro agio con delle realtà che non
conoscevano e hanno forse capito effettivamente il ruolo del videogame che può
essere un distress, può essere un modo per aiutare a scaricare la
tensione, ma anche per estraniarsi magari per quella mezz'ora, dimenticare un attimo
i problemi e fare un refresh mentale.
Quindi anche quello è stato molto interessante.
E dopo ci siamo spostati sulla parte di insegnamento, quindi con il
marketing sportivo, in particolare degli esports e nelle università, per i ragazzi
che fanno appunto i corsi e vogliono diventare nuove figure professionali negli
sport, sia quelli classici che quelli elettronici.
Lì ovviamente è diverso perché non portiamo il videogioco in sé, ma
portiamo tutto quello che è la trattativa con gli sponsor, portiamo tutto
quello che è la creazione e l'ideazione di un brand, la scelta
dei giocatori, allocazione del budget e tutto, e quindi facciamo un po'
un lavoro differente.
Però anche quello dà soddisfazione perché sono comunque ragazzi che hanno 21-22
anni circa e si trovano.
Alcuni sono molto a loro agio perché già giocano, già conoscono, conoscono
anche molte dinamiche degli sport tradizionali che spesso sono più affini e
ci sono anche quelli che però non conoscono niente, è la prima
volta che gli fai scaricare il giochino per capire di che cosa
si sta parlando, li vedi che sono completamente persi.
Ma questo come si fa?
Perché, come, quando?
E quindi capisci anche che se i ragazzi di vent'anni di quattro
anni fa erano già molto più avanti, quelli di oggi sono leggermente
più indietro.
E non è un male, anzi, perché forse stanno cominciando a dare
priorità alle cose un pochettino più importanti rispetto a passare il tempo
come gli zombie davanti a un telefonino per giocare.
Bel quadro.
Anche questo, nel senso che è un taglio che io, ad esempio,
non conosco di rimando.
Io sicuramente sarei stato un giocatore di esport quando avesse avuto l'età
giusta per arrivarci, probabilmente l'avrei fatto in tempo indietro perché insomma ero
anche abbastanza bravo.
Mi sono sempre stato allenato a Quake con il mio amico.
Quindi, insomma, il Quake Arena era praticamente il momento che aspettavamo entrambi
durante la giornata, perché abitava vicino a casa mia, è finito tutta
la giornata dopo essere, magari rientrato dalla giornata con alle superiore, aveva
studiato, aveva preso il tuo due perché chi non ha preso due
alzi la mano e quindi ecco visto.
Solo io lo scappato di casa.
Principe, come sempre, alzato la mano in due, giusto perché non si
vede, ma abbiamo alzato la mano.
In ogni caso, dopo una giornata così, si andava in effetti a
scaricare a staccare un po' il cervello in questo ambiente dove praticamente
non facevi male a nessuno, ma era bellissimo perché dovevi cercare di
schivare i missili degli altri, perché c'erano 40 persone che ovviamente erano
tutti armati con i missili.
Bisogna essere molto veloci e avere l'occhio veramente molto attento, e per
quello riesci a concentrarti forse su qualcosa.
Come dicono sempre, la concentrazione deve essere portata sulla punta di uno
spillo per essere efficace.
E in questo caso, tutto sommato, è un esempio.
Mi piace riportare questa, era divertentissimo qui carena.
In ogni caso, a parte questo, un'altra cosa da sottolineare è la
valenza che ha anche per questi ragazzi.
Perché, comunque bisogna anche ricordarlo, che non è proprio semplicissimo, credo, in
questo momento storico essere accompagnati in un mondo di questo tipo.
Nel senso che probabilmente alla mia età fossi stato trasportato adesso, avrei
visto molte più difficoltà di quelle che ho vissuto io alla mia
epoca.
Ma per il semplice fatto è un mondo veramente diverso, veloce, difficile.
Anche ricercare, per esempio, l'attenzione è un problema, nel senso che i
social che ci abbiamo attorno, questo richiedono il fatto che ci sia
l'attenzione verso qualcuno e qualcuno magari non te la dà, anche perché
è normale l'amministrazione.
Nel senso, noi l'abbiamo vissuto in modo, diciamo, graduale
l'ingresso in questo mondo,
ma chi ci è proiettato in questo momento è molto difficile.
Avere anche dei punti di riferimento di questo tipo, secondo me, è
molto importante.
È importantissimo.
Tra altre cose mi aggancio anche alla questione delle sport che in
effetti è qualcosa di molto professionale.
Se voi hai fatto Claudia l'esempio del calcio, ma io recentemente ho
sentito l'esempio su un altro podcast che parlava di un professionista del
basket italiano che è andato a giocare in America.
Purtroppo, non essendo dell'ambiente, non mi ricordo bene il nome, ma in
ogni caso ha fatto grandissimi progressi.
La cosa interessante che diceva in questo podcast: io non sapevo, per
esempio, in effetti che tu sei portato veramente essendo un professionista in
punta di mano.
Se aveva un problema alla lavatrice a casa, lui c'era chi veniva
a casa sua e gli diceva non ti preoccupare, ci penso io,
tu vai a giocare tranquillo, che era fornito direttamente dalla squadra.
Quindi è la massima concentrazione in questi sport, che ha un altro
aspetto che secondo me è tanto da sottolineare, perché quando hai finito,
cosa fai?
E veramente soprattutto negli sport, tra l'altro, fisici, come ha fatto questo
ormai signore, perché avrà 45 anni, cioè, con l'impegno che c'è, hanno
anche il fisico distrutto, tra l'altro, loro, nel senso che diceva che
io a 40 anni ho già l'artrite, considerate che è veramente faticoso.
E non voglio soprattutto pensare che negli sport sia più semplice.
Secondo me, forse anche più difficile, perché probabilmente non è fisico, ma
secondo me è molto mentale.
E molto mentale ci vuole veramente tantissima concentrazione e soprattutto allenamento.
Perché adesso immagino che dal punto di vista dei ragazzi, avendoli avuto
sotto mano, magari introducendoli agli sport, immagino che una delle caratteristiche sia
anche mantenere la concentrazione per molto tempo.
Credo è un aspetto interessante questo.
O ci sono altri tipi di aspetti da vedere in una persona
che gioca negli sport?
Ci sono, c'è la componente fisica, perché ovviamente il giocatore non deve
soltanto stare via a giochino, ma deve anche fare sport, allenarsi perché
comunque non è più il scusate la cosa brutta, ma gioca videogame
in se tutto ci c'è brufoli.
No, non è proprio così assolutamente.
Quello è uno stereotipo che bisogna cancellare.
Chi gioca videogame di solito ha un quoziente intellettivo relativamente medio-alto, un
quoziente emotivo molto più alto, ha interesse a mantenere questo suo status
di vincente o comunque di persona che riesce a barcamenarsi al meglio
nel mondo esports e cura la forma fisica e quindi corre, noi
in Clash House abbiamo una palestra.
Io parlo ancora al presente come se ci fossi ancora, perché comunque
sono quelle esperienze che ti rimangono dentro.
Quindi io rimarrò sempre attaccata a clash.
Quindi c'è una palestra, c'è un mental coach, c'è un gym coach,
si fanno degli esercizi e soprattutto per quei giochi nei quali serve
molta coordinazione mano occhio, si fanno degli esercizi particolari.
Quindi immaginiamo di prendere una pallina, stringerla e con l'altra mano fare
un altro tipo di movimento e comunque con gli occhi seguire diverse
cose, perché è facile prendere una pallina con una mano, guardarla e
dire adesso chiudo, adesso apro, è facile.
Facciamolo come per i batteristi che devono fare o anche i musicisti
in generale, che con le due mani fanno due cose differenti spesso,
però sono armonizzate, è il cervello che le coordina, l'occhio ha il
suo ruolo, e quindi noi dobbiamo sempre far allenare le persone su
coordinazione mano occhio, ma anche la postura.
Noi stiamo seduti a giocare al giochino e ci incurviamo, sembra veramente
un legno piegato, non è bello anche perché ti stanchi, ti fa
male.
Quindi il momento in cui ti tiri su e tiri su il
joystick è molto probabile che tu faccia un movimento sbagliato, per dalla
concentrazione direttamente.
Quindi cosa serve?
Serve avere una postura e qui entrano in gioco tanti fattori, quindi
il produttore delle sedie, il produttore del cuscinetto, il produttore del sleeve
per il braccio, che è una specie di guanto per il braccio,
che preserva un po' se vuoi dallo scivolamento, dall'attrito o altro.
Quindi ci sono quelli con grip più forte, grip meno forte, c'è
chi ci mette la sciolina sotto, non sto scherzando, per avere comunque
una compressione sulle braccia, perché tante ore a giocare, magari noi non
ci pensiamo, ma la commessa che sta in piedi tutto il giorno
può avere le gambe gonfie.
Pensate al giocatore che sta seduto tutto il giorno, non si muove
per otto ore di fila.
Quindi stesso discorso, ci vuole una compressione e visto che lo sleeve
comprimeva troppo, mettevano la sciolina per avere un glide maggiore, perché magari
con il mouse dovevano andare a giro e non si gioca con
il trackball, come ho io per la grafica, quindi devi andare a
giro, fare le combinazioni di tastiera.
Addirittura a tastiere fatte in un certo modo, quindi grandi aziende che
producono tastiere e gear particolare in certo modo, ma non sono per
tutti, perché c'era un giocatore che metteva la tastiera in verticale.
Poi mi dico, ma perché?
C'è su YouTube, un gioco di Fortnite Zid, e lui metteva sta
tastiera in verticale e lui giocava così.
Quindi lui teneva la mano, la destra, la sinistra, a seconda, se
uno è mancino o meno, teneva la mano esattamente parallela al petto.
E se ci pensate per quanto può essere stupido, questa posizione è
molto più comoda rispetto a quattro ore così.
E quindi hai anche più movimento sulla mano.
Quindi, se hai le mani grandi, io ho le mani da hobbit,
quindi, che volete, io ho già in mano un telefono grosso, a
volte fa fatica.
Però immaginate per chi ha le mani grandi, quindi può distanziare bene
il mignolo e il pollice, arrivare a una combinazione di tasti su
una tastiera messa in verticale è più facile.
La devi mettere così, già ti ingombra il corpo, c'ho la scrivania,
mi ingombra il corpo, non posso spostarmi con l'altra show mouse e
diventa un casino.
E quindi c'è anche quello da considerare e lo devi allenare al
giocatore a fare queste piccole scelte, vedere se gli va bene in
un modo o in un altro.
E gli devi fare fare anche un distress.
Adesso basta, smetti di giocare, se va fuori a fare due tiri
a pallone.
Oppure il giocatore lo vedi che è un po' stressato perché ha
litigato con la fidanzata, perché è andato male una cosa a scuola,
perché si è svegliato male.
E allora c'è una persona che gli sta dietro e dice: Beh,
tutto bene, tranquilli.
Adesso parliamo di altro, raccontami i tuoi problemi, e quindi anche lì
il mental coach fa tanto.
Ho paura, non so come affrontare questo torneo.
C'è il mental coach, quindi non è soltanto questione di vabbè, mi
metto lì.
Tu citavi Quake Roberto, se ti ricordi allo Smow qualche millennio fa,
c'erano gli stand dove si giocava a Quake perché era il gioco
del momento e quindi c'era Quake ed era fantastico.
Il più bravo di questi, di questi giocatori italiani, era Cap Zeman,
Emanuele Zimoll, che era della nostra cricca, e lui sta è alto
1,80 circa, quindi già una presenza importante, e lui se ne stava
delle ore fra il seduto e in piedi a fraggare, lui era
una macchina ed è stato il miglior giocatore di Quake in Italia
per anni.
Lui ha vinto il Fragger of the Year, era andato un sacco
di volte sulle copertine di TGM, The Games Machine o altro, quindi
diciamo, non era l'ultimo arrivato.
E se io devo prendere Cazeman di ieri che si alzava, si
sedeva, addirittura non aveva tempo per mangiare, ci facevamo i turni per
andare a comprare il panino, portalo, perché lo smaw era gigantesco.
Quindi arrivare allo stand di Quake non è come adesso la Milan
Games Week che c'hai tutto vicino, ti dovevi fare i chilometri, esci,
fuori, rientra e via.
E quindi facevamo i turni, però lui era, se vuoi, seguito da
noi che eravamo i gruppi al tempo.
Eravamo tutti quelli del canale TGM su Irknet e stavamo lì con
lui, dai cap, vai, ammazza, fragga.
Oggi è un po' diverso, c'è sempre lo stesso tifo che è
amplificato dai social, però il giocatore se ne può stare seduto nella
sua cameretta, a meno che non sia un torneo che preveda magari
la presenza live, se ne sta lì e se ne sta tutto
ingobbito.
Quante possibilità di effettivamente durare?
Poche, perché dopo la prima settimana diventa un complemento d'arredo, è praticamente
una lampada curva e basta.
Con il giusto training sul gioco, le dinamiche di gioco, le analisi
e tutto, sul training fisico, il training mentale, ecco che cominciano a
vedersi dei risultati.
Se il giocatore si impegna, ci sono dei risultati nel brevissimo termine
che poi perdurano anche nel medio e nel lungo termine.
E quindi sono anche degli investimenti che vengono fatti.
Quindi, spendere per avere un mental coach, un gym coach e avere
una strumentazione particolare può sembrare una stupidaggine.
Perché dico: ho capito, ma questo deve giocare a un giochino, cioè
deve sparare, punta e spara, però, cosa vuoi che ci voglia?
Se vuoi fare punta e spara a livelli competitivi e battere i
coreani su giochi come StarCraft, devi fare queste cose e soprattutto ti
devi concentrare.
Quindi, se c'è un aiuto a monte, ben venga, perché se non
c'hai l'aiuto e pensi di essere la superstar, ti bruci nell'atmosfera.
Sì, è importantissimo questo, perché stavo facendo il parallelo mentale.
Appunto, con ovviamente io non sono un giocatore professionista, però ho avuto
il piacere di parlare con un allenatore professionista che allena a Torino.
Diceva che, comunque, soprattutto per chi ha giovani sottomano, io parlo intorno
ai 14 anni, 14-15 anni, che è un'età barordissima, raccontava che comunque
la questione è veramente pesante perché, soprattutto nelle squadre di calcio, essere
lasciato in panchina è qualcosa che ti demolisce dentro.
E continuare a beccarsi le panchine e non andare a giocare per
qualsiasi motivo ti metti in una condizione mentale veramente difficile, soprattutto quell'età.
Io adesso non so, Claudio.
Tu gli sport da che età prendono più o meno?
Ci sono ragazzetti di 11 anni che pensano essere dei grandi giocatori.
Se un'organizzazione è seria, si comincia a valutare un ragazzo dai 16
anni in su con l'obbligo finché non è maggiorenne, che abbia terminato
le scuole.
Almeno la nostra politica è sempre stata questa: perché tu domani ti
puoi infortunare, rompere un braccio, non poter giocare per tre settimane, ti
passa la voglia, perché magari ti viene in mente di fare qualcos'altro.
Cosa hai fatto?
Hai buttato via due anni perché cosa?
Quindi finisci la scuola, chiarisci ti le idee e poi ne riparliamo.
Subentra anche una certa maturità.
Quindi, se vuoi fare il giocatore occasionale, quindi il casual gamer dai
13, 14, 15 anni, fai quello che ti pare, divertiti con i
tuoi amici, fai i lamparti, come suggerivano dalla chat, che adesso non
si usano più, però si facevano, io li ho fatti, io ho
fatti, fai le cose io un sacco e li ho fatti da
adulto, tra l'altro, bravo, bravo!
Ma quelle sono cose che non si dimenticano, e cioè, una volta
che hai cominciato, non finisci più, non smetti più?
Perché poi, avendo l'ufficio e avendo tutta la rete cablata, giocavamo in
ufficio qui Mac addirittura, i Mac che è una esperienza, l'abbiamo fatto
in facoltà, in facoltà si faceva perché avevamo appunto tutti i computer
abbastanza vicini.
C'era ovviamente non a livello di Claudio, ma c'era qualcuno che riusciva
a metterci le mani dentro e quindi con il sistemista compiacente, magari
verso le sei e mezza di sera, le sette.
Che insomma, gli studenti erano già fuori tutti dalle scatole, avevamo noi
quelli della cricca dell'informatica.
Che eravamo lì, che giocavamo e facevamo ovviamente i nostri parti, chiamiamoli
così, ci divertivamo un sacco.
A proposito, ecco adesso aspetta Roberto, perché ho un terribile segreto, una
confessione da fare.
Io ho fatto le superiori a Firenze, istituto Albert Einstein per programmatori,
e nell'aula di informatica avevole sezioni per ragionieri normali, quelli che io
chiamavo gli sfigati.
Tutta una vita passata sui numeri.
No, aspetta, aspetta, però mi sto rivedendo perché adesso, lavorando alla piattaforma
Ransomfeed che abbiamo a che fare io e Claudio ogni giorno con
un sacco di numeri.
Ti giuro che maledico le volte che ho maledetto, di ragionieri.
Comunque il karma noi delle classi, è il karma che torna sempre.
Io, ovviamente, stavo nella classe dei programmatori, c'erano poche ragazze, perché al
tempo il programmatore si figurati, è un uomo.
Comunque eravamo piuttosto cazzute fra tutte.
Le ricordo con piacere le altre ragazze, spero che abbiano avuto una
carriera fulminante nel senso buono.
Sì, sì, certo.
Ovviamente avevamo una sala computer dove i computer erano collegati, ovviamente tutti
al serverino centrale che era lì dentro.
L'accesso a questa sala era relativamente libero, nel senso che chiedevi al
professore che ti dava la chiave, tu uscivi e andavi a finire
il tuo programma, le tue compilazioni in cobalt e tutto il resto.
Succede che un giorno io non avevo finito i compiti.
Allora, io Secchiona, proprio Secchiona come poche, non avevo finito il compito
perché ero andata via.
E mi ero fatta una settimana di vacanza con la mia mamma,
eravamo andate in Egitto e quindi io non c'ero, quindi il compito
non l'ho finito, ma ti puoi figurare cosa me ne frega a
me di finire un compito.
Ovviamente si dicevano queste cose, a professore non ci sono, mi scusi
quelli là, però era una cosa importante perché dovevamo fare un lavoro
a gruppi.
E siccome io avrei messo in cattiva luce la mia compagna di
progetto, cominciava a pesarmi questa cosa.
E quindi il giorno in cui si dovevano presentare tutti i programmi,
poi il professore sarebbe andato in ferie quindi avevamo altre due settimane
per fare la nostra cosa.
Su tutti i computer ha girato il Grand Prix della Accolade sugli
80-80, con una scheda tendita a 16 colori, e nessuno riusciva più
ad accedere.
Io lo faccio pubblicamente a me: mi dispiace, ho fatto questa brutta
cosa.
Tuttavia per una buona causa.
Ecco, l'ho detto adesso, dopo tanti anni, mi sento meglio, spero che
non ci sia più quel professore lì perché penso che potrebbe venirmi
veramente a prendere.
Vedi, lo sapevo chi eri stato, lo sapevo perché me l'ha detto.
Secondo me c'entri qualcosa.
No, professore, io sono innocentissimo.
Ero in Egitto come facevo a organizzarmi,
ecco, giusto per capire di che caratura è guarda, meno male che
non siamo stati nella stessa facoltà, perché succedeva un casino.
Tutto prescritto, tutto prescritto per fortuna.
Meno male, meno male.
Comunque, davvero, anche questo aspetto interessante di mettere in difficoltà i computer
per riuscire a cavarsela.
Veramente massimo rispetto.
Ottimo, veramente bello stratagemma.
Prendete nota, soprattutto i più giovani.
No, no, non si fa, no, sono brutte cose, non si fanno,
non si smurfa nessuno.
Simone, sto parlando di te, non si smurfa nessuno, perché poi un
giorno non sai con chi ti ritrovi.
Ecco, esatto, ti ho fatto una piccola digressione anche su Simone, un
amico anche lui di vecchia data di Irknet.
Ormai noi vecchi ci conosciamo tutti, cioè vecchi loro, io rimarrò sempre
giovane perché bevo sangue di bambini e di unicorno.
Quindi mi dissocio da quello che ho appena detto.
Ok, va bene.
Tra l'altro, a proposito, prendo la palla al balzo che ci avevo
in mente prima mi sono dimenticato.
Ringrazio tutti quelli che sono in chat che io non vedo perché
io ho la linea Creceti e quindi è meglio che stia meno
attaccato alla chat possibile.
Ringrazio tutti quanti, saluto tutti quanti chiunque si siano.
Mi raccomando, mettete in difficoltà Filippo.
Mi raccomando, perché lui la sta guardando, mettetelo in difficoltà, così almeno
si diverte.
Ma senti, prima ci hai parlato di Mac.
E ovviamente qua siamo su due podcast e ci raccontiamo tutte le
nostre piccole cavolate che facciamo sul Mac, ovviamente piccole perché insomma ci
sono io di mezzo che abbasso la media.
Quindi raccontaci invece: che io sono molto curioso, tutti abbiamo avuto un
inizio sul Mac.
Io mi ricordo il primo Mac che ho visto, l'ho visto da
un compagno di classe alle superiori, ho visto questo scubotto grigio che
mi piaceva come forma, però non sapevo a cosa servisse, avevo una
minima idea di come potesse funzionare.
La seconda volta che ho visto un Mac che era in facoltà,
come racconto sempre a tutti, rendetevi conto di quanto è stato ghettizzato
il Mac all'interno della facoltà di architettura.
Cioè, siamo al Politecnico di Torino.
Stiamo parlando non proprio della facoltà dietro casa, c'era al centro di
questa facoltà, che era il
Castello del Valentino.
C'era praticamente quasi nel baricentro, c'erano due aule enormi con qualcosa come
50 computer lì a disposizione degli studenti, ma PC.
Invece, il Mac era messo nell'angolo più estremo della facoltà, era in
un angolo, non sto scherzando,
già c'era una cosa positiva, scusami.
Sì, ce n'erano due, due, ce n'erano, c'erano due i Mac eantenato
del Mac Pro.
In ogni caso, lì sì, mi sono innamorato perché era proprio la
stagione in cui ci ha messo le mani Gianni Have ed erano
belli colorati ed erantissimi.
Purtroppo i programmi per gli architetti all'epoca non funzionavano, quindi ho dovuto
abbandonare la questione.
Invece, la nostra simpatica Claudia, come hai conosciuto tu il Mac?
Perché sono molto molto curioso di sentire dalle tue vive parole come
andavi.
Sono sempre stato a mainstream con i computer assemblati, Windows, i Pentium,
ho cominciato con gli Spectrum, poi programmazione sua Miga Commodore 64 e
128 e poi i primi PC con MS addosso sopra, c'è ancora
i manuali operativi, Windows, tutte queste belle cose qui.
Ho sempre un po' schifato, perdonatemi il termine, quelli col Mac perché
diceva.
I fighetti hanno in giro quella roba lì celeste, rosina, giallena, ma
figura!
Poi Roberto ti scedo un po' a te, il fighetto che va
all'università col Mac lì, schifo veramente gli altri con i PC.
No, io ero lì che sbavavo, ero quello che sbavavo a guardare
i Mac e dicevo che devo lavorare su queste macchine grigie, brutte
che scaldano grigio
.
Una volta erano beige
che era schifo
per me era grigio, era un grigio ciliegia e chi segue snapper
sa cosa vuol dire.
Sì, beh, sui colori ne potremmo parlare, però comunque danno veramente il
senso di piattume.
E io però gli schifavo i Mac, dicevo, ma che schifo quella
roba lì, ma figurate, ma cosa ci faranno mai per farci due
graficchine, due aggeggini, figurati.
Tanto la connessione è sempre quella: chi ha visto i Simpson sa
esattamente il download dell'uomo fumetti a zero bytecti.
Quindi che tu usi un Mac, che tu usi un assemblato Windows,
stessa roba.
Mi è capitato per caso di avere un iPhone.
Io che andavo sempre con i motori a Lamining che non uscivano
mai in Europa perché erano tutti solo per il mercato asiatico, le
rom modate più particolari.
Mi si rompe il telefono, mi danno un iPhone, era il 4S,
stava per uscire il 5, quindi te li buttavano via proprio.
Mi si rompe anche il computer e lo stesso tizio mi fa:
Senti, era un po'.
Sapete il rivenditore dello spillo alla balena, no?
Quello che dice, Ok, se hai bisogno di un telefono, ti do
il telefono, se hai bisogno di un automobile, ti do quella.
Ho anche un posto sul prossimo shuttle che sta andando ad Erisium.
Quindi quello che vuoi chiedi se in buone mani.
Io pensavo di far riparare il mio computer.
Ho detto: nel frattempo, dammi qualcosa sul quale posso lavorare e mi
dà un MacBook proprio.
Io prendo questa roba grossa, grossa, comunque un portatile, ma io ero
abituata con gli alienware che il mio alien ce l'ho ancora.
Sono 5 kg e mezzo di computer senza alimentatore con degli spinotti
che nemmeno la NASA li utilizza per far partire gli shuttle.
Veramente.
E da sta roba io l'accendo e dico: ma sta roba qui
intanto comincia col suono bene
!
Ma il mio c'è il tema dei Muppet.
Io piggio starto sul mio Alino e parte il tema dei Muppet.
C'è mi spighi, io sono felice.
Tutti i puntatori.
Io sono fanatica del modding, quindi lo screen saver, c'era Kermit, e
poi tutti i puntatori, a seconda di quello che erano tutti i
set custom dei Muppet e di tutto, e questo qui invece, serio,
rigoroso, non perdeva un pelo, avevo quasi paura a toccare i tasti
perché adesso, questo mi schifa veramente invece, te non sei degna.
È stato un approccio leggermente freddo, ci studiavamo a distanza.
Lui che mi guardava e mi diceva: Ma te sei proprio sicura
che vuoi usarmi?
Perché secondo me devi tornare da quello di là, non da me.
E io che cercavo un po' di farmelo amico perché non riuscivo
ancora a capire e c'aveva le icone spostate, la X stava da
un'altra parte, il colore, no, è il PG quello non funziona un
caio.
Dov'è il control?
Non c'è, ma sì, è sta roba qua e questa freccia qui
che vuol dire?
Cioè, è stato un trauma.
Quattro giorni dopo mi fa sempre lumina um
: se vuoi ti riparo il computer, guarda, lascia perdere, vendimi quelli.
Ma come?
Ma hai guardato schifata?
Che ti ho dato una roba che manco sapevi pronunciare, e adesso
è amore.
Amore, veramente di quelli.
Sai quelli che ti capitano una volta sola per la tecnologia, per
le persone.
Quello che dici, ok, io ti conosco da tre giorni e so
che sei il Mac per me.
Sei punto, non ci sarà mai nient'altro.
Infatti, sono al secondo MacBook Pro e non ho intenzione di mollare.
Si è aggiunto un iPad nel frattempo, sono al non so quale
generazione di telefono, però tutto iPhone, sono diventato un Apple Fan.
Benvenuta benvenuta nella squadra.
Grazie.
Io spezzo una lancia perché a me quello che aveva colpito subito
del Mac quando ho avuto possibilità di confrontarlo con Windows.
Io ero innamorato, anzo, non sono ancora adesso.
Innamorato perso dell'interfaccia grafica.
Era uscito acqua e all'epoca c'era Windows 95, cioè era un altro
mondo e l'ha distrutto completamente.
Tant'è che avevo anch'io modato il mio simpatico Windows 95 con le
skin che mi permettessero di avere un'interfaccia molto simile ad acqua su
Windows, e un po' me lo sono fatto andare bene.
Poi ho dovuto arrendermi, perché comunque mi sono scontato con altre cose
di Windows che incominciavano a starmi sullo stomaco, e poi sono passato
al Mac anchema.
Ma c'è una grandissima community, scusa Roberto, di persone che
utilizzavano sistemi operativi differenti.
Io stessa, anche mentre stavo usando il Mac, comunque utilizzavo Linux, FreeBSD
e altro, e quindi io utilizzavo come temi di default KDE, che
è la parte per Linux, e Enlightenment anche per BSD, e c'erano
un sacco di mod per me, cioè per
questi sistemi basati sull'interfaccia di Mac.
E io ai tempi li schifavo dopo, quando ho avuto la possibilità
di mettere il nuovo Enlightenment con un tema che mi ricordava molto
quindi l'emulazione del Mac.
Io quello non l'ho aggiornato più perché so che quel tema lì
non è più supportato, quindi perderei tutto.
Ma io lo tengo ancora così.
Cioè, io apro la mia Kali Linux qua ed è tutta bellina.
Siga per chi non sa cosa Kali Linux, però perché
è una distribuzione Linux,
no, diciamo, una distribuzione Linux un po' particolare, studiata per chi magari
ha voglia di capire un po' come funziona il mondo delle persone
brutte cattive, e capire un po' che cosa c'è dietro.
Also ho bucato la NASA, grazie.
Cioè, cosa che stiamo parlando?
E quindi è informativa, divulgativa, se vogliamo, non viene usata per scopi
cattivi e quindi fate attenzione, lo dovevo dire da contratto.
Ok, va benissimo.
Io volevo fare due domande per quanto riguarda Claudio, ovviamente.
La prima che mi viene in mente è come fa una persona
come te che è così eclettica e così diciamo legata all'informatica e
alla sicurezza, a riuscire a stare in una cosa che praticamente è
il contrario del tuo eclettismo, perché non ti permette di essere libera,
che è la gabbia dorata del Mac e di Apple.
Questa è una cosa che mentre parlo, diciamo: Ma come è possibile
che è riuscita a trovare il modo di non sentirsi ingabbiata?
Non ho una risposta a questa, cioè, penso che una volta che
segui il tuo istinto, anzi, guarda, ti rispondo con una citazione: Hack
the World.
Ok, va bene
quindi e questo rinchiude veramente tutto.
Ok, benissimo, invece, la seconda domanda che ti volevo fare era avrei
conosciuto BeOS?
Vero?
Sì piaceva?
No, no, era troppo giallo
, allora.
Io ho un problema con i colori.
Nel senso che per me tutto deve essere in un certo modo,
deve avere un certo stile, deve essere l'esatta corrispondenza tra quello che
vuoi comunicare e quello che sei effettivamente.
Quindi non ci possono essere cose strane.
Quindi qualsiasi cosa io faccio, anche lo sticker che va sul mio
Mac e non ci sono sticker sul mio Mac, deve essere fatto
in un certo modo, e se non è fatto come dico io,
non c'è.
Quando ci sono sistemi operativi come quella roba che hai citato tu,
in una lingua che non ripeterò qui, che non pronuncerò qui, per
me non andava bene, cioè mi dava fastidio.
Probabilmente questo è un disturbo dello spettro autistico, forse sono autistica, non
lo so, ma le mie psicosi ce le ho, ma tranquillo.
Ma io non riesco a lavorare con certe cose.
E a me una cosa se la vedo e non trasmetto una
sensazione positiva, per me è schifo.
Ci sono persone che la chiamano sinestesia, altri gli psicologi che vengono
pagati i fior fior di quattro la chiamano disturbo psicologico.
Io non so se sto a metà fra uno e l'altro, però
i miei BeOS no, grazie.
Ok, ma è la stessa cosa che per me è Windows, nel
senso che avevo proprio una sensazione di fastidio quando lo usavo.
Non l'ho capito finché non ho cambiato sistema.
E comunque non ti sentire così strana, anche per me è importantissima
la grafica, e la
cosa che mi ha fatto scegliere per prima l'interfaccia grafica del Mac
rispetto a Windows.
Io mi sentivo veramente quasi castigato a lavorare su Windows, ma non
tanto perché in Windows bisogna parlarne male, io sono sul Mac, perché
proprio mi sentivo male.
Quindi capisco benissimo cosa vuol dire, magari vedere BOS ti viene un
po'.
A me è piaciuto tantissimo, devo dire, perché anche l'interfaccia grafica mi
piaceva un sacco.
Però capisco bene quello che vuoi dire e sposo il bello dell'informatica,
anche quella.
Comunque, una cosa che invece vorrei intanto sapere: speriamo che riuscirai a
condividerla, non so, con gli ascoltatori, perché è una cosa molto visiva.
Tuttavia molto curioso di vedere il tuo Mac
come l'hai sistemato dal punto di vista delle icone, dell'interfaccia, come sei
intervenito.
Sei intervenuta scusa, e soprattutto bisogna dirlo, anche se non sarebbe dirlo,
se per caso quando eri molto giovane, hai jailbreccato l'iPhone, ho avuto
allora il 4S l'iPhone a settembre, era la fine di settembre, credo
il 4 ottobre aveva già sul gel break.
Mi sono fermata al gel break il 5.1, perché dopo non veniva
più supportato.
Addirittura rompevo le scatole al developer del jail perché ho trovato il
suo indirizzo email.
Quindi io praticamente ero un mail bombing in quotidiano, ma senti, ma
questa cosa qui, ma quest'altra cosa qua, ma quella lì.
Lui a un certo punto mi ha messo probabilmente in ban liste
perché ho detto, mai rotto veramente le balle, basta.
Cioè, veramente fatti una vita perché non mi puoi rompere le scatole.
Per il Mac adesso non ho più sul jailbreak sui telefoni, perché
comunque non mi serve più e non ne faccio più chissà che
tipo di uso e trovo tutto quello che mi serve.
Sul Mac vige la castità, ci sono un sacco di applicazioni, le
cose più assurde stanno tutte dentro me.
Però tu lo accendi e c'è una bellissima schermata.
Io i wallpaper che ruotano ogni 30 minuti che sono random quindi
me li scelgo tutto quello che mi serve.
Non ci sono icone sul desktop, e se per caso ci sono,
sono transitorie temporanee.
È tutto suddiviso con ordine maniacale e anche lì il problema mentale,
vedi che torna.
In cartelle, quelle con le emoji, quelle no, quelle più importanti con
determinate tag, altre no, e soprattutto ci deve essere un filo conduttore
perché?
Perché io ho la touch bar e quindi già questo identifica che
tipo di Mac possa avere, comunque è un MacBook Pro 16 e
sulla mia touch bar c'è soltanto il Pac o la barra di
supercar.
Quindi, se per caso mi vedi in giro che sulla barra del
Mac c'è supercar, stami lontano e vedrai che lo sfondo è tutto
nero perché vuol dire che è un momento molto intenso.
Se c'è il Pac-Man, vuol dire che tutto il resto è molto
più armonizzato.
Conoscente direbbe hai messo l'armocromia sul computer, si la metto.
E le icone sotto sono non solo ordinate per utilizzo e per
similcromia, che non sono tutte in scala cromatica, ma sono in similcromia
per quello che mi serve per l'utilizzo.
Sopra nella top bar ci sono un sacco di cose che se
le faccio vedere, la gente mi prende veramente per deficiente perché non
c'entrano niente, non sono utili, però hanno delle bellissime icone.
Voglio uno screenshot e quindi io ho praticamente tutta la top.
Voglio uno screenshot assolutamente.
Io devo veramente vedere, voglio vedere dal vivo, sto computer adesso è
interessantissimo.
Claudia, quindi faccio una domanda, perché poi Roberto gli è andato scivolato.
Quindi sei ancora su Intel?
Adesso sì, adesso sì, volevo passare alla serie M, però al momento
va benissimo questo, non ho bisogno di cambiarlo.
Poi nel caso, un'Air M1 dovessi proprio togliermi lo sfizio per lavorare
su certe cose.
Però considerato che di solito quando prendo un computer nuovo ci metto
un mese per sistemarlo come voglio io, proprio maniacale, nonostatemi vicino perché
sennò veramente vi sparo.
Ci vuole del tempo.
E quindi in questo momento, sinceramente, tempo non ne ho per moddare
una.
Non ne hai voglia?
No, non ho proprio il tempo fisico, cioè, se mi fate le
giornate di 65-70 ore per me va bene se non superiamo le
24 no, c'è un problema.
Ma io ti faccio la seconda domanda: ma come ti trovi con
le temperature del fornelletto?
Come lo chiamo io?
Guarda, non sai quanto ho risparmio sulla bolletta since.
No, anche io ho un MacBook Pro 16 pollici e mi dà
un fastidio, però comprato in un momento sbagliato, probabilmente perché l'ho comprato
giusto poco prima che ne uscero di M1, quindi
vivo malissimo come si soldi, allora ti dirò: non mi ha mai
dato troppo fastidio.
Fin quando ovviamente io ho un disco da 2-Tera, quando arrivi a
metà, comincia a sentirsi la differenza perché ti piaccia o meno comunque
lo spazio per certe applicazioni.
Poi fai l'update di quell'app che sono 75 giga e di dici:
ma dove caspita?
Stanno si 75 giga di roba?
Quindi comincia a soffrirne un po'.
Io poi pulisco, sistemo, faccio e tutto, ho le mie applicazioni preferite,
quindi faccio una bella pulizia sistema.
Però il fastidio di quando ci hai aperto una sola cosa e
ti cominciano a girare le ventole sotto e ti scalda tutto e
c'hai magari il bicchiere con il succo di limone, l'acqua e lo
zucchero con il ghiaccio e ti scalda il bicchiere tipo il whisky,
quello che deve essere scaldato bene con il bicchiere particolare, ti dà
fastidio.
Percepisco dentro di me il fastidio che sale, dico: ma per la
miseria, ma non potevo rimanere con il grillo parlante della Texas Instruments,
però vabbè sono sensazioni.
Io l'unico consiglio che posso dare, perché effettivamente è merito di Roberto
in questo caso raro, ma io vado con l'evento al massimo ormai,
almeno sta tiepido, non freddo, tiepido.
Però io lo uso come portatile quindi spesso anche sulle ginocchia d'estate
è imbarazzante ormai.
Gestiva lo sai che una volta era talmente caldo, io lo tenevo
sulle gambe come te, in estate era talmente caldo che mi sono
scottata.
Io poi vabbè sono bianco cadavere.
Quindi un raggio di sole per me è già, io sono peggio,
fidati.
Un raggio di sole per me è deleterio, io giro sempre con
la crema solare protezione 50 con i bambini.
Quando sono in macchina me la spalmo perché, soprattutto se devo fare
viaggi lunghi e io sono sempre in macchina, ne ho bisogno.
Quindi, i produttori di crema solare spesso e volentieri, quando si avvicinano
le belle stagioni sono lì con i dentini da canino da vampiro,
con i canini, dicono: Oh, bene, abbiamo una cliente fissa.
Io mi sono tenuta in Mac sulle gambe e ti giuro, mi
è venuto un eritema da contatto incredibile, Rosso, perché scaldava.
Poi con la forma
non c'è da dire, vabbè,
e quando sono andata dal medico a dire: guarda, che mi è
successo questo, mi ha fatto due domande.
La prima è ti fa male?
La seconda è da 1 a 10 quanto sei scemo?
Eccolo, quindi sentirsi prendere in giro anche da un medico, perché il
mio computer scalda tanto, effettivamente ti fa pensare a certe scene della
vita.
Quindi ricompreresti lo stesso modello, no, andrei sull'M1.
Che mi dica
, migliore,
altro che fresco, è ghiacciato, ragazzi miei.
Non farò sborone solo perché hai comprato l'M2 addirittura.
Mi è andata bene.
I fan dico solo questo ed è ghiacciato, lo sento adesso in
questo momento.
Io mi ricordo che Filippo, quando avevo il mio simpatico forno a
legno, perché anch'io arrivo da un Intel, facevo fatica comunque ad arrivare
a chiusura della puntata per la batteria, cioè non lo tenevo collegato
alla corrente perché sennò dava dei disturbi al microfono.
Comunque arrivavo dopo un'ora e mezza, che partivo col 100, arrivavo intorno
al 10 ed era di una temperatura imbarazzante.
Io mi ricordo che con i jeans, con i jeans, è difficilissimo
perché ti scalda anche i jeans e ti lascia proprio sulle gambe
un male indelebile.
Comunque, grazie, Intel, grazie, veramente.
Come dico, io ringrazio Intel per questo, mannaggia lei e a tutti
quelli che sono stati dietro.
Comunque, visto che hai parlato di applicazioni, sono molto curioso di sentire
dalla tua viva voce, faccio una domanda che, secondo me, è interessantissima,
perché dà l'idea di come si utilizza il Mac.
Dimmi tre applicazioni da cui non ti puoi separare in questo momento.
Ce ne sarebbero tre mila, va bene, però se proprio devo ridurre
a tre.
La prima è Clean My Mac.
Mi fa tutto, veramente funziona veramente bene bene.
Ovviamente, giusti accorgimenti.
E insieme a Clean My Mac, che questa è considerata, sono due
applicazioni, ma alla fine io la considero una sola perché vanno in
tandem, c'è Little Snitch, che è una specie di filter di traffico,
e anche lì puoi capire bene esattamente da una parte all'altra che
cosa passa.
E lo utilizzo sempre insieme a Clean My Mac perché è importante
per me.
Seconda, una cosa che è diritto sia nel telefono, l'iPad, tutte le
proton VPN.
Io sono legate ai prodotti Proton, sono nel piano Visionary fin dall'inizio,
quindi è un'azienda nella quale credo trasparente su security e privacy.
Mi fido, sono svizzeri, e quindi io che sono svizzera di acquisizione
sono patriottica.
Ovviamente di acquisizione, si sente l'accentro svizzero, vero?
Sì, sì, sì, un po' si notasse troppo quindi, anche quella la
VPN per me è quella appunto.
E poi ti avrei detto tempo fa altri tipi di applicazioni, ma
negli ultimi mesi ho imparato ad amare profondamente un'applicazione che si chiama
Standard Notes.
Praticamente è le note portate all'ennesimo livello con possibilità di encryption, possibilità
password, lock di qua e di là, e tutto.
Mi devo trovare, mi trovo veramente bene e devo dire che è
stata una piacevolissima scoperta.
Applicazione che non conosco, francamente, adesso vedo già Filippo dalla webcam che
è già sulla ricerca, perché
lo conosco come vedo fare poi le note, devo anche mettere i
link.
Che qualcuno mi ha messo, così io non so chi sia, e
non so di chi tu stia parlando, comunque, in ogni caso, non
sono io.
Detto questo, non guardate, me, di fatto, tu non c'è, anzi, sta,
bravo, l'ospite è sempre, questa pazza, che ha dei limiti, ma meno
male, perché pensavo dicesi, che dopo tre giorni, l'ospite fungiamo nei pesci,
già mi preoccupavo.
Eccolo, una cosa che devo dire di Clian in my Mac che
è molto bella, l'ho usata e molto interessante.
Io sono rimasto agganciato ancora alle come si può dire, quasi alle
mini utility che fanno cose specializzate.
Per esempio, la prima che mi viene in mente è Onix, che
per me è la base che installo veramente in tutti i Mac
perché è minimale, non chiede troppo.
La cosa che mi fa sempre tanto ridere è che ce n'è
una per sistema operativo e non ho ancora capito perché.
Ma prima o poi lo capirò anche io nella mia piccola mente
riuscirò a fare spazio per questa informazione, vai sui social e chiediglielo
direttamente perché loro ti rispondono: paura che mi rispondano male,
no, no, no, no, ti rispondono tranquillamente.
In genere ci sono quelle aziende.
Adesso qui si esuliamo totalmente dall'ambito così, però è il mio campo
è il marketing.
E al momento che un'azienda risponde sui social con dei toni gentili,
carini, eleganti, non mette roba dei template di risposta automatica tramite automazioni
o altro, e ti cura.
È bello perché vuol dire che ha fatto centro.
E quando tu chiedi anche le cose più stupide e loro ti
rispondono come se tu fossi l'unica persona importante per loro in quel
momento ti dedicano del tempo, hanno vinto tutto.
Keep my Mac con me lo ha fatto, e io sono rimasta
sempre soddisfatta dal loro customer care.
Magari una release non era perfetta, c'era un piccolo bug, però va
bene.
E quindi vai sui social e chiedilo, anche perché con la reputazione
che hanno oggi le aziende, se tu ti trovi male e di
sputtani, perché per loro comincia a diventare un danno.
Ora, un utente solo è gelosia, è Roberto geloso che io ho
fatto una cosa figa e lui no.
Cominciano ad essere 2, 3, 4, 500, comincia a diventare un problema.
E quindi anche loro hanno capito che forse è meglio rispondere agli
utenti e spiegare anche queste cose, tanto più che se applichi una
strategia di marketing nella quale dai un quid in più, e quindi
ti spiego anche in retroscena, oppure quelli di Clean My Mac hanno
fatto delle cose carine, non sono, chiamiamole Cels, però delle piccole microcampagne
di awareness sui loro prodotti che hanno funzionato, sono diventate divertenti e
io ho trovato che c'è stato un'increase, un aumento di socialità di
tante aziende, soprattutto per quelle persone che non facevano domande prettamente tecniche.
Ah, ma perché se io faccio questo, se piggio questa combinazione di
tasti?
Un giorno, ma perché non ci mettete gli unicorni nella prossima release?
E loro ti rispondono: è bellissimo.
Io ho trovato la stessa idea che è interessantissima e vi avvicina
davvero tanto da utente a quello che può essere il dietro alle
quinte di uno sviluppo di un'applicazione.
Io l'ho trovato in Procreate, che è un'applicazione che uso anch'io proprio
per una progettazione.
Ed è interessante perché il venerdì, o il mercoledì, non mi ricordo
più precisamente.
Comunque su Instagram fanno le domande libere.
E quindi queste domande vengono risposte.
Ma ci sono domande di tutti i tipi, da in effetti a
chi ha dei problemi, diciamo così, con l'interfaccia, capire come funziona un
comando, che loro sono gentilissimi, ti spiegano tutto quanto, hanno fatto i
video e via discorrendo, alle domande più assurde: del tipo oggi cosa
mangiate a pranzo e via discorrendo.
E rispondono, poi ci sono anche i video, perché sono, non so
quanto dovrebbe essere una decina di persone.
È un bel schema, sia Procreate che poi Mac Pound, che è
quello che fa Kliman Mac e fa anche set up.
Che è un'altra cosa interessante.
Già che ci siamo la segnaliamo visto che è praticamente l'unico altro
app store presente su Mac e che effettivamente, per pochi dollari adesso,
euro non so, dovrebbe essere 10 dollari al mese, ti dà la
possibilità di accedere a tutta una serie di applicazioni.
Piccoli sviluppatori, chiamiamoli così abitualmente, ma anche Ulissis, piuttosto che altre app,
quindi, comunque anche abbastanza blasonate.
Han fatto un bel lavoro, secondo me.
Il mio limite è sempre che vorrei fare l'abbonamento, ma io avrei
bisogno di tre Mac e non due.
Filippo, posso fare l'ospite quello che entra in casa e fa qualcosa
da sua, ecco allora, visto che abbiamo fatto i complimenti al team
che risponde, io vorrei fare i complimenti veramente.
All'admin dell'account di Alinghi Red Bull Racing.
Sparla di vela, che non solo è di una disponibilità unica ed
è di una gentilezza unica, ma per farvi capire il livello, sa
che mi piacciono gli unicorni e in una foto ufficiale di Alghi
mi ha montato gli unicorni.
La trovate pinnata al mio profilo su Twitter X, chiamatelo come vi
pare, con gli unicorni.
Allora, cioè ora immaginatevi il social media manager di Microsoft che io
gli vado a dire: A me mi piacciono gli unicorni.
Questo mi dice: Vabbè, il manicomio è là, accomodami, sempre da destra.
Questo invece, dopo 30 secondi, mi ha fatto sta foto e l'ha
pubblicata, cioè non è che me l'ha mandata privatamente, l'ha pubblicata sull'account
ufficiale e insomma sono soddisfazioni per
noi utenti a volte perché puoi interagire con il tuo love brand
e sono soddisfazioni anche personali dal punto di vista lavorativo, perché capisci
che ci sono persone che sanno fare veramente il loro lavoro al
di là dell'azienda per la quale lavorano.
Ho visto aziende che manco ti rispondono, a volte fai anche soltanto
una domanda educatissima, gentilissima, come dice Zero Calcare, ma chi ti sei
in culo giustamente, giusto?
Il francesismo, ecco svizzero.
A proposito di francesismo
del cantone francese, ovviamente Filippo ti metto in difficoltà, dammi un'applicazione che
non puoi fare a meno.
Una sola,
sì, beh certo, fregato.
Penso che sia un po' condizionato, però
devo dirti la verità, è una di quelle poche applicazioni che uso
tutti i giorni: di riffo o di raffa.
Sì, di fatti Roberto.
Adesso tocca a te.
Io non posso.
Coloc di si cerco.
Tocca a te.
No, no, lo dice.
No, perché per forza di cose, per il semplice fatto che ci
ragionavo anch'io prima di fare la domanda, sicuramente è un'applicazione professionale.
Nel senso che
frega fino a mezzogiorno, nel senso a chi non fa il mio
stesso lavoro, perché se devo scegliere un'applicazione, è quell'applicazione che mi permette
di portare la pagnotta a casa.
Sei venale banalmente, ma proprio banalmente è più che altro che bisogna
portare la pagnotta a casa.
Ma detto questo, allora dai, dici la più brutta.
La più brutta ce l'ho, è il DOF.
Meno male che tu non lo sai.
Io lo so perché ormai sono condizionato.
Spiegalo Roberto.
Sì, perché è il mio cavallo di battaglia.
Allora, tu il sistema italiano si basa sul catasto e c'è un'applicazione
che permette di applicazione.
Non è un'applicazione, è un software.
Perché l'applicazione è già troppo.
È un software che permette di fare le variazioni in catastale all'interno
di questo sistema.
Il problema grosso di questo software è che è stato sviluppato all'epoca
di Windows 3.1 o giudili e ad oggi non ha ancora cambiato
interfaccia grafica né funzionamento.
Tant'è che così infame, se c'è qualcuno dell'agenzia delle entrate, spero che
mi stia ascoltando, che richiede una versione specifica
, secondo me, negli ascoltatori, in ogni caso spero che lo ascolti lo
stesso, richiede una versione specifica di Java Machine per
quel software, e ovviamente una cosa che a me fa girare le
scatole a così tanti livelli che non me ne rendete conto, è
che non mi capacito del fatto che se questo software è dato
dal sistema italiano, perché è il software che solo quello si può
usare per fare questo tipo di interventi a livello del catasto italiano,
questo software funziona solo su Windows.
Tutti gli altri devono morire male perché non possono lavorare in alternativa.
E questo mi fa girare altamente le scatole per due motivi.
Perché vuol dire: sei fermo all'epoca del nello scorso millennio, all'inizio alla
fine dello scorso millennio, e poi non puoi permettere neanche alle persone
che magari possono usare un tablet per fare quelle operazioni, perché sono
di una banalità così grossa che si può fare su un tablet
e non viene ignorato completamente questa cosa.
E io continuo a dire da utente, non da utente Mac, sto
parlando da
utente tecnico.
Il fatto che l'Italia metta fuori un software che devono usare tutti
e nessuno può usarlo se non usa un sistema Windows, mi manda
i matti.
Perché se tu metti fuori un software obbligatorio, devi lavorare con i
tavoli.
Cioè, se io voglio arrivare lì col tavolo.
Se Java funziona su tutto.
No, è la verità.
Non commento, ma tu devi vedere devi andare sui forum dei geometri
di sentire le madon che tirano.
Perché tu dici che basta già.
Hai già detto tutto, esatto, i forum dei geometri.
C'è una cosa tristissima.
Ma perché è il compito loro, non è compito mio di architetto
di lavorare questa roba qua, ma ogni volta che lo apro, che
io ormai ho smesso di lavorarci e ringrazio.
Tuttavia, tutte le volte che lo aprivo mi sanguinavano gli occhi.
Era come veramente tornare indietro di millenni, tu hai l'interfaccia bella di
me questo, perché io mi ero intestadito a tal punto che avevo
utilizzato non tanto le diciamo le virtual machine, oppure facevo il boot
camp, non me ne fregava niente.
Volevo qualcosa di snello, perché era l'unica applicazione targata Windows che dovevo
utilizzare per lavoro e volevo il minimo possibile che occupasse spazio.
Quindi ho usato i sistemi Wine.
E quindi c'è ancora gente che mi ringrazia adesso, grazie anche a
Davide Degati, che mi ha dato una mano, a fare una guida
per cui io riesco a installare questo software che è veramente infame
dentro, non solo nell'anima, ma anche nell'interfaccia grafica all'interno di 2 giga.
E mi sembrava già anche troppo perché è troppo spazio per questa
cosa.
E noi in caso, ok, ho fatto il mio Run su Docfa,
glielo date anche.
Puoi scommettere, però, che ti batto?
Solleverò veramente il plebiscito.
Perché ci sono tante persone che la pensano il mio incubo e
poste.
Io ho creato l'hashtag poste.
E ogni volta che qualcuno parla di poste bene, male, poste bucato,
io ci metto sotto, io veramente mi perdo due minuti un minuto
e mezzo al giorno faccio la ricerca per hashtag poste e ci
metto sotto i tuoi due poste merda.
Ecco, so che sono in tanti così, però ti giuro che quello
batte anche la tristezza del forum dei geometri, mai posso immaginare visto
dal tuo punto di vista, posso sottoscrivere posso sottoscrivere, perché l'ultima cosa
che mi ha fatto impazzire, avevo un'applicazione che quasi sembrava funzionare, l'hanno
cambiata e non funziona più su iPhone.
Una volta bastava che inquadrassi il QR code e la raccomandata.
Vabbè, io ovviamente sperendo di fida destra.
Hai detto già una cosa bruttissima dicendo QR code, ma te la
passo.
Codice a barre, scusa.
No, no, invece qua devi dirlo perché è importantissimo.
È importantissimo, parla di questo problema del QR code, che io lo
so qual è il problema, ma forse Filippo non lo sa.
No, il problema non è chi emette il QR code, cioè, se
tu sei un'istituzione e vuoi semplificare la vita dei tuoi cittadini e
paga la multa col QR code, è fantastico, è bellissimo.
Perché dai la possibilità a chi è smart, arriva col telefonino in
quadra tacca e fa e sei a posto.
Tralasciamo la parte delle persone anziane che non hanno questo accesso alla
tecnologia, quindi un entry point differente.
Quindi non è un problema di chi emette il QR code.
Però, se un giorno mi girano particolarmente le scatole e ho preso
una multa per divieto di sosta, e il vigilino mi ci ha
lasciato il foglietto col QR code.
Io sono veramente arrabbiata.
Io vado a casa mia, mi stampo 500.000 QR code, faccio un
bell'investimento, facciamo anche 600.
000, gli metto un lick malevolo, poi ritaglio per Benino, ci sono le
aziende che te le ritagliano per Benino, ti fanno gli adivisivini.
Vado in quel parcheggio dove so che ci passa la mattina il
vigilino o il gendarme
, io appiccico sopra quella roba lì, arriva Lutonto, dice: Caspita, è pure
incazzato perché ha preso la multa, ma soprattutto cosa fa?
prende il suo telefonino, inquadra QR code tra chi lo mando da
un'altra parte o mi faccio fare un bonifico a me su un
conto estero, lo intesto a Roberto così almeno non mi prendono, poi
facciamo metà, non ti preoccupare, Roberto
fa tutto parte di un piano.
Oppure ci metto qualcosa di maligno e voi mi direte: ho capito,
ma chi lo fa, ragazzi, succede.
Abbiamo dei clienti che vengono a piangere per questo perché ci sono
persone che lo utilizzano.
Andiamo in un ristorante e il menu è con il QR code.
Ora al di là che a me piace la carta, quindi portami
il menu.
Possibilmente non unto del fritto di prima, però me lo porti beh,
lo posso scegliere, me lo tengo a mente.
No che sto tutto il giorno al telefono per lavoro e poi
devo usarlo ancora per scansionare una roba.
Stai proteggendo i miei dati?
La connessione è sicura.
Io se inquadro questo QR code, sono sicura che tu non mi
butti dentro un Troyan per qualsiasi motivo.
Che poi non è che succede dappertutto, non è che adesso c'è
la fobia, non entro in quel locale perché c'è il QR code.
Ah, oddio, gli do fuoco.
No, non funziona così.
Però facciamo un po' attenzione, soprattutto cerchiamo di capire che i QR
code che trovate per strada, tipo Guerrilla Marketing, ah, figo, inquadra il
QR code che puoi vincere un lingotto d'oro.
Ecco, io farei molta attenzione su quelli perché il mio telefono penso
che abbia inquadrato un solo QR code ed era dimostrativo.
Quindi l'applicazione, la prima volta che l'ho fatta partire, mi ha detto
che roba è questa?
E chi non ha mai visto questo QR code?
Quindi
facciamo attenzione, soprattutto scegliamo delle applicazioni che ti fanno vedere sotto il
link dove ti manda.
Sì, infatti la fotocamera di iPhone abitualmente prima di cliccarci sopra ti
dà anche l'URL.
Abitualmente.
Io ci avevo cliccato, cioè l'avevo inquadrato anche quando avevo il vecchio
telefono, quando avevo l'XR e non c'era sta funzione.
E quindi c'era ok, non era niente di malevolo perché era una
roba generata e quindi sapevo dove portava, però non è che mi
diceva dove stavo andando, quindi un po' di sana paranoia, non è
che ha mai fatto male a nessuno, anche perché uno dice oh
sì, figurati, no?
Ma io non uso mai il condom.
Attenzione, non sto parlando di query condom, sto parlando di un dispositivo
che si mette nei computer, si chiama proprio condom che ti filtra
la connessione, quindi lascia entrare ma non lascia uscire.
Quindi attenzione alle chiavette che trovate in giro che infilate, non le
infilateli in giro, soprattutto non nei muri, attenzione.
E quindi ci vuole un po' di sicurezza, un po' di consapevolezza.
Quindi vale sempre dei topelle worry del Sorri.
Quindi, quando tu mi parli di ah, vai il QR code, era
inquadrato, ecco già lì.
Non ce l'ho sotto mano, ma è proprio il QR code, non
neanche il codice proprio a barra.
Quindi è quella linea del numero della raccomandata per tracciarla.
Ma se tanto se è roba di posta, stai tranquillo che non
funziona nemmeno quello.
No, infatti, la cosa ghiacciante è che ti tocca fare la mano.
È l'unico vantaggio.
Tu c'hai negli occhi uno scanner per.
Praticamente sotto il QR code c'è anche il numerico, ovviamente.
Perché.
La cosa com'è che nell'applicazione tu scansionavi la cosa, ti veniva il
numero, e a quel punto lì facevi la ricerca col codice postale.
Se è stata spedita, se è arrivata, dove è andata, cosa ha
fatto.
Però è già un passo avanti, capisci?
Perché tu potevi fare questa roba.
Adesso non funziona più, non funziona più, e quello è la cosa
più bella.
Adesso si blocca tutto.
Tu ce l'hai la PAC?
Lo sai che io ho provato a farla, non ce l'ho.
Lascia perdere il discorso lunghissimo, non voglio attegare nessuno.
Però, chissà sa che è stato un parto e comunque io non
ho la PAC.
Seconda cosa, tu ce l'hai lo speed?
È scaduto.
Sì, sì, io ce l'ho funzionato.
Però io l'ho fatto con la CNS.
Sì, tu no.
Io avevo già la firma digitale, quindi ti vai molto più in
scivolata.
Io praticamente sto all'estero, quindi sono comunque italiana, faccio questi servizi.
Pack non c'è verso.
Va bene.
Facciamo.
Proviamo a fare lo speed perché penso che possa essere utile.
Attaccati, nel senso che per creare lo speed ho dovuto fare tre
procedure differenti.
Dicevo, ma sei stupida, voglio dire, non ci arrivi.
No, l'ho fatto pure per mio padre e non c'è stato verso
perché qualcosa andava sempre male.
Praticamente era un loop in cui il gatto cercava il gatto motore
burrato, quello che ti dicevo prima, ecco, nel quale non c'era possibilità
di avanzare al next step.
Quindi tu rimanevi lì come in un video.
Ti devo dire la verità: io l'ho fatto all'epoca perché sono tra
le varie cose, sono appassionato di tecnologia come si vede, e quindi
faccio anche formazione per gli avvocati che non sono proprio il top
sulla tecnologia.
Quindi, più per scopi, diciamo, didattici, che altro.
E però ci ho messo così tanto l'ultima volta che l'avevo fatto,
che ho detto: Beh, ma è scaduto, ma chi se frega!
Tanto.
Io
ho la firma digitale, vado con quella.
Certo, tu che ce l'hai, Vantati, mi raccomando, grazie.
Non farlo pesare, io ci lavoro, però no, no, tranquilla.
Va bene, vantati anche di questo.
Scusa, scusa, allora.
Però, se vieni in Italia e in una camera di commercio te
la dovrebbero fare.
Tu presupponi che io voglia andare.
Ok, ci vado per lavoro.
Sono vicina.
Ci vado.
Anche questa domenica sono in Italia a una fiera quindi sicuramente.
Però ora no, grazie, come se avessi accettato.
Guarda, ti ringrazio, siete gentilissimi, ma resto così.
Quindi appena posso brucio.
Nel senso non avrò più documenti italiani, stavo per dire una cosa
brutta, ma ci siamo capiti e quindi io sarò felice come una
pazzo.
Però adesso anche in Europa stanno facendo.
Adesso stiamo facendo una PAC europea, ma la Svizzera è sempre fuori.
Noi siamo fuori, non ce ne frega niente.
Io mi ricordo che la follia delle pack ce l'avevamo noi perché
l'abbiamo inventata noi italiani, intendo: Hong Kong Hong Kong
.
Mi ricordava la Svizzera, però casmai mi sbaglio.
Che tu hai detto?
L'abbiamo inventata noi italiani, poi Hong Kong, non è che hai fatto
sta cosa, diceva: Caspita, la Svezia, abbiamo fatto una roba insieme agli
svedesi, abbiamo fatto delle robe favolose lì che è i quadri svedesi,
le polpette.
Ma io lo dico ai convegni, io lo dico sempre: la PEC
è una nostra invenzione, però non la usa nessuno, fatemi una domanda
e datemi una risposta: anche senza darsi la risposta, nel senso che
basta la domanda, cioè in c'è la PEC, noi abbiamo comunque le
poste qui dicono che funzionano male.
Io ti assicuro, però, che se mando una lettera domani a posta
normale, quindi non prioritaria, dopo due giorni arriva.
Se devo mandare una mail ad un ufficio comunale, anche del paesino
in Cola e Lupi, il giorno dopo mi rispondono.
Se magari l'impiegato non è così avvezio alla tecnologia, alza il telefono,
mi chiama e mi dice: Ascolta, ho ricevuto la tua.
Ora dimmi come ti posso aiutare.
Io ho telefonato alle poste,
14 minuti in attesa, lo so, è una favola dell'orrore e a
questo punto non bisognerebbe comunque raccontarlo.
Tuttavia, 14 minuti in attesa, questa musichina è in linea con l'ufficio.
Mi risponde una persona: spiego brevemente il mio problema, e dico: mi
scusi se non è l'ufficio competente, se non lo è, mi può
passare a quello giusto.
Questo, scusatemi veramente, non farò inflessioni niente, cerco di dirlo com'è, mi
fa e io che ne so, e mi ha attaccato.
Capisci che mi sono saliti tutti i demoni, e si è palesata
la stella della morte di Kenshi, ma non è stata hackerata le
poste recentemente,
ma le poste sono
e colla Brodo.
Note con la brodo.
Solitamente hanno rubato soldi e le cose postali sono quelle più rubate
dappertutto, praticamente.
Potrei dire che gli sta bene, però dispiace perché ce ne fanno
comunque le spese le persone.
Povera gente, la signora che non si trova più sul conto i
suoi soldi oppure si trova una raccomandata dove la informano di attacco
hacker e questo dice: Ma che volete da me?
Ma mica sono stata io.
Cioè, io voglio sapere che funziona tutto, non è che ti rassicurano,
no, ti infilano perché sono veramente stronzi, bastar di dentro.
Cercano di spiegarti la roba con un senso di assetticismo proprio chirurgico.
È stato recentemente portato alla nostra attenzione, e da chi, non certo
dai vostri esperti, probabilmente dagli altri che se ne sono accorti, che
c'è stato un attacco informatico e lì tu pensi a war games,
l'attacco termonucleare, il computer che parla, la roba di Star Trek, dici
cazzo, siamo veramente nel futuro, chissà cos'è successo.
Vogliamo tuttavia rassicurarla che non solo ne abbiamo preso coscienza, grazie a
cazzo, mi sembra la cosa più logica da fare, ma stiamo facendo
il minimo: certo, stiamo facendo di tutto per ripristinare il sistema.
Che vuol dire tutto e niente?
Vuol dire: cioè, l'ho capito, io non ci posso fare niente.
Ci sono quei quattro stronzi che lavorano all'ufficio IT che forse se
ne occupano.
Noi per il resto, lo stipendio me lo prendo, o vita mia,
mortua alla fine, chi se ne è.
E quindi mi immagino la persona che riceve questa cosa e non
sa niente di tutto questo, o la prende su ride e dice,
è uno scherzo, questi sono dei burloni.
Oppure si preoccupa, soprattutto perché non ne hanno detto che cosa è
successo, non hanno detto che hanno sfiltrato dei dati e quindi non
ci abbiamo in mano i vostri documenti, e mi faccio un conto
alle Caiman a nome della sua Ralella.
Questo è grave, non glielo dicono e questi qua vabbè fa niente.
Poi arrivano dopo cinque anni, ma signora, ma lei è il titolare
di una barca di un 12 metri alle Cayman?
Dice, ma guardi, io al massimo so, il mare lì sotto casa
mia, a torre del lago, lì però non mi ricordo che fosse
un 12 metri, è un canottino gonfiabile.
No, no, non è un titolare di questo, c'è un sacco di
sole sul conto corrente, ci segua per accertamento.
Sto preparando le polpette che vi seguo.
No, perché è importante, signora.
Perché lei è assolutamente il titolare di questo lago, ho capito Ciccio,
ma se c'è avessi il conto alle Caima, ma sto qui a
preparare le polpette veramente, a Marina di Torre del Lago.
Veramente c'è questo e non lo capiscono, non c'è comunicazione.
Anche perché stavo pensando che non dovrebbero essere obbligati qualche modo quando
succede un tipo di.
Sì, sì, va bene.
Diciamo espiltrazione di dati di questo tipo:
ma dovrebbero dire, infatti, non dovrebbero essere obbligati nel senso.
Queste cose qua anche a me fanno abbastanza arrabbiare.
Io andrei lì con una mazza, spaccherei tutto.
Succedono queste cose, fanno una comunicazione del genere e ti viene proprio
di andare lì e entrare nel primo ufficio a spaccare tutti i
tavoli che trovi, perché.
Ma non solo di quelli, io devono ringraziare che non sono un
garante di qualsiasi altra cosa.
Perché forse il garante entro col lanciafiamme lì.
Ha detto adesso voglio sapere tutto.
Però prima vi incendio tutti i locali, poi mi raccontate.
Ma il salto gioco, è parastato.
Sei composta, quindi se fai male alle poste, fai male allo stato.
Sì, come la team, compagnie brisca.
Che potrebbe essere cosa buona e giusta.
Però, insomma, comunque Claudia, se ti può soddisfare, a un certo punto
rischiavamo anche che lo speed saltasse, poi l'hanno tenuto in vita ancora
per due anni.
Guarda, l'unico commento che ho da fare su questo è quello che
dice sempre il mio professore di informatica, quello famoso al quale ho
chiesto scusa prima, mettetemi un altro chiodino e datemi un'altra martellata che
vedevo?
Lui è proprio così, quando gli andavi a chiedere Leroy, lui ti
rispondeva così: che poi lo vedevi che sembrava veramente sto Cristo in
croce, aveva una vaga rassomiglianza, e quindi quando ti diceva così, proprio
che non era esattamente fiorentino, secondo me era più verso il pratese
e c'è una forte differenza.
Non soffermiamoci qui perché, sennò stiamo qui a parlarne per i prossimi
50 anni.
Te lo diceva così, ti lasciava dentro una marezza, un'angoscia, dicevi, poverino,
ti veniva quasi valori i dadi una pezzetta imbevuta d'acqua e aceto,
però fermavi lì quanto sta soffrendo.
Quindi, questo è quello che diceva lui.
E quando ha detto, togliamo lo speed si.
Appunto, terminiamolo subito e invece siamo sempre lì, lo rianimano ogni volta.
Fine pena mai, ma non ti dico niente sulla CEI che pena
mai, anche questa.
Non mi tange, non mi tange, basta, finito, non voglio più averci
nulla a che fare.
Se mi vogliono identificare, mi dicono te chi sei.
Io ho la carta d'identità cartacea.
Me la guardate, quelle belle di una volta così la patente, ho
fatto la conversione, ma prima c'è quella rosa che si piegava in
treti poi i fogli che non sapevi mai cosa dava sopra sotto.
Gliela do se vuoi controlli qui, se non ti fidi, non lo
so, chiama i miei genitori, chiama qualcuno, se per piacere se ti
vale, se no, ti faccio un'autocertificazione se ti va bene, se non
ti va bene, ma no, bisogna collegarci con il server per vedere
di quella e di là.
Che fai?
Ci si rivede domani, tranquilla.
Senti un po', Claudia, sfrutta ancora un attimo le capacità.
Visto che andiamo verso la chiusura della serata, adesso non ho ancora
guardato l'ora, perché ero qua che stavo vedendo scherzando,
direi che non dobbiamo abusare di Claudia, come
ultima domanda, o perultima, un consiglio informatico per gli ascoltatori che ci
hanno seguito fino a qua?
Due: il primo, le password per piacere, non sono il nome del
cane, del gatto, della nonna, della zia, perché i metodi di social
engineering e di phishing sono infiniti.
Quindi, ma password sicure, lunghe, combinazioni di caratteri, non è che le
dovete cambiare ogni tre giorni.
No, secondo occhio a quello che postate perché si trova tutto, tutto.
E i miei studenti spesso quando si comincia il corso dicono: allora,
voi se avete un social network, sì, da quanto ce l'avete?
3 anni, 4 anni, 5 anni, i più boomer ce l'hanno magari
da 15 anni.
Beh, in andate a guardare il primo post, uno, due, tre, quattro,
cinque post e ditemi, li vanno a vedere senza rendersi conto che
loro sono cambiati, sono cresciuti, sono maturati, sono cambiate le idee, è
cambiato tutto, si vergognano e dicono, caspita, ma io veramente, ma ho
fatto questo, ma ho detto questo, per loro è divertente, è una
riscoperta.
Ah, guarda che carino, c'avevo 13 anni, c'avevo i pantaloncini verdi, che
schifo, non mi piace più il verde.
Questo può essere divertente, è un po' il nostro album dei ricordi.
Però quando queste cose condizionano la vita lavorativa e la tua reputazione
diventa un grosso problema perché se tu hai fatto delle dichiarazioni anche
in preda ai fumi dell'alcol, perché quella sera eri piuttosto al ticcio
e hai detto delle cose, se non le cancelli restano.
E quindi qualcuno che magari vuole andare a vedere chi sei, cosa
fai, così va a scavare un attimino, gratta un pochettino sotto la
superficie, comincia ad andare a vedere e scavare e trova praticamente cosa
succede?
Succede che diventa un problema.
Diventa un problema per tanti motivi.
Perché questo può minare il tuo essere professionale, il tuo essere coerente,
il tuo essere credibile, la tua reputazione e soprattutto può diventare un
problema se tu cerchi lavoro in un certo ambito.
Qualsiasi tipo di ambito accettano persone che sono di certi livelli, quindi
lo studio, l'aspetto, purtroppo siamo ancora fermi all'aspetto.
Qui in Svizzera ci sono poliziotti super tatuati con 3-4 orecchini e
nessuno gli dice niente, anche in banca trovi la persona, l'ha detto
allo sportello, con una manica di tatuaggi favolosi e nessuno lo discrimina.
Quindi aboliamo questa discriminazione intanto, però purtroppo succede ancora che quando vai
a cercare, quando fai background check sulle persone, scopri cose e se
sono cose divertenti è divertente.
Se scopri cose non belle non è più divertente e questo ti
può mirare.
Quindi attenzione, perché non solo dalla parte lavorativa, ma se voi domani
prenotate il volo per andare alle Caiman a trovare la nonna che
c'ha e il conto lì.
Vi fate il selfie con i biglietti in mano.
Wow che figo!
Io vado a zoomare la foto, leggo nome, cognome, tutto il resto,
tutto quello che serve.
Poi dite: allora sono partito adesso dall'aeroporto di Orio al serio, fantastico,
bellissimo aeroporto.
Io so che te non sei a casa, starò via tre settimane,
quindi guardate che belle foto dalle Cayman che vi faccio, so che
voi siete alle Cayman e quindi io so che comunque avete lasciato
la casa libera.
Ma poi siete anche intelligentissimi perché dite, io ho installato quell'allarme super
fighissimo, super meraviglioso, che mi permette di vedere dal telefono di casa
che cosa succede a casa mia.
Ah, perfetto!
Quindi c'hai una telecamera a casa, un IoT, Internet of Things, e
io ricordo sempre che la S in IoT sta per sicurezza.
Che non c'è esatto.
E che quindi le persone non ci pensano, ma non perché sono
stupide, ma perché spesso non fanno casa a queste cose, perché 50
anni fa, ma banalmente, quando ero più cina, io andavo al supermercato
con la minonna.
La minonna si dimenticava costantemente qualcosa, mi piantava, la fermata dell'autobus che
stava a 50 metri dal supermercato, mi diceva al primo meno che
passava: Me la guarda un attimo, ho lasciato le cipolle e voci
a comprarle.
Quando tornava, pensate alla fiducia, della scena bambina, al primo che trovo,
cioè non manco sai chi è.
Quando tornava la minonna, non è che diceva: Oh, grazie, c'è tutto
a posto, tutto bene.
Signore, l'ha dato fastidio la mia nipote?
No, perché se no ci penso io, eh.
Cioè,
quindi doveva pure essere colpa mia.
Quindi pensiamo un po' come sono cambiate le cose.
Adesso è facilissimo dire quello lì, no, io non lascio quella cosa
lì in giro perché ho paura che me la rubino, a volte
ci lasciavano noi.
Quindi, come è cambiata la storia, l'evoluzione, la fiducia, la tecnica e
soprattutto la tecnologia, è cambiato tutto e noi siamo in malia di
questo.
E se non si sta un attimino attenti, dice, ma se il
QR code lo blocchiamo, blocchiamo tutto.
No, siamo consapevoli di quello che succede, di quello che ci sta
intorno.
Se io posto la roba e mi dico che caspita, mi hanno
svaliggiato a casa e poi c'è questo tipo di allarme montato di
qua e di là, io sono furba perché ho messo la telecamera
in salotto in cucina, in bagno, perché voglio vedere chi va in
bagno e chi mi spreme il tubeto del denitricio dal fondo e
non dal mezzo.
E io sono e anche in garage e quante informazioni che mi
stai dando.
Io passo da casa tua, un gemmer, disattivo tutto e faccio i
cavoli miei.
Allora, un pochettino più di riservatezza che tanto alla fine, ok?
Che è un mondo di why quindi ci piace vedere, però anche
meno, nel senso, informazioni personali, diamone meno.
Su di noi, sulla nostra famiglia, il social engineering è fantastico in
questo, ti basta parlare con delle persone per sapere cose, ti basta
vedere una foto per capire cose.
Attenzione a quello che postiamo.
Non voglio entrare in altri ambiti perché no, però bastano questi, penso.
Io non so voi, ma quando ha detto basta grattare un po',
e l'ho vista dalla telecamera che grattava a me e mi è
muto un brivido sulla schiena e ho detto: qui si mette male.
Ma attenzione a perfetta: guarda, ti faccio vedere il pellicano, che così
almeno ti tranquillizza.
Sì, mi tranquillizza un po', diciamo.
Ma è tutto vero, è un grosso problema.
Io l'ho riscontrato, sarà stato non più di un mese fa.
Che mi ha fatto abbastanza pensare, è una stupidaggine.
Anche soltanto uno dei social che, secondo me, forse è uno dei
più pericolosi, perché forse viene preso un po' sotto gamba.
Che Instagram, secondo me, di cui esatto, è metà, scusami, è una
roba pericolosissima.
La quantità smodata.
No, no, ma
non è tanto quello il problema, il problema è che è capitato
con una mia amica che si è fatta la fotografia dicendo oggi
parte un po' in salita la giornata, perché vado a farmi gli
esami del sangue.
Solo che questa cacchio di fotografia ho avuto la bella pensata di
far vedere anche una parte dell'impegnativa.
Soltanto che cacchio, questa impegnativa c'è il suo codice fiscale lì sopra.
Io
ho detto che non può essere.
Io da stupido sull'iPhone l'ho ingrandita e si leggeva, sono queste qui
le cose che quando mi dice appunto Claudio vado a grattare un
po', ragazzi, se inizia veramente la gente a grattare, salta fuori di
tutto, c'è da avere paura.
Perché devo far fatica a bucare alle poste se posso trovare le
stesse cose sui social.
Tu consideri che io e te, Roberto, essendo professionisti, abbiamo i nostri
codici fiscali, belli belli su internet, perché siamo negli albi dell'ordine online.
Io ho paura.
Nel senso, se devo pensare a tutti i comuni che ho lasciato
i miei dati, tutti i comuni, e i comuni che piccoli che
ci sono in giro per la provincia di Torino che hanno i
miei dati, che sono bucabili, penso, da Claudia, mentre sta probabilmente non
so, prendendo un caffè da qualche parte.
Dice Oggi cosa faccio?
Ma guarda, gli buco un comune lì e trovo tutti i miei
dati, ma non sono quelli.
Perché rendiamoci conto che comunque ci sono dei comuni così piccoli che
fanno fatica ad arrivare a chiudere il bilancio.
E la sicurezza informatica è l'ultimo dei loro problemi.
In questo senso, c'è sotto molti aspetti, anche dal punto di vista
mio di architetto, che tendo sempre a parlare della tecnologia applicata all'architettura,
è molto bella e via discorrendo.
Però Claudia ha detto una cosa vera che dovrei ricordarlo, e la
ringrazio per questo, lo ricordo più spesso nei podcast.
Della S di IoT che io associo essenzialmente ai digital twin.
Messa sotto questa prospettiva della S che, in tutte queste parole, non
esiste, ho paura, perché vuol dire che qualsiasi casa, qualsiasi edificio, qualsiasi
infrastruttura è tranquillamente bucabile.
Ognuno di noi che ha un minimo di capacità di arrivare a
fare queste cose, potrebbe mettere in crisi un'intera nazione senza grossi problemi.
L'abbiamo visto anche recentemente con qualche.
c'è stato un periodo che cadevano come.
Oltre alle spiegazioni abberranti, tutta colpa degli hair russi basta che venivano
date.
La questione è che.
sì, esatto, che
a me quello che mi lascia perplesso è che non c'è un
piano B.
Nel senso, se c'è una
so se era vero, perché a un certo punto incominciavi a sentire
di tutto, però a sentire dei server che cadono perché si è
staccata la spina di qualche cosa e è andato giù.
Tutto non c'è un cacchio di gruppo di continuità, oppure in effetti,
c'è stata un niente che ha fatto cadere un sistema grande e
non c'è un piano B.
Io mi chiedo ma nei sistemi di una certa portata, non ci
dovrebbe essere solo il piano B, ci dovrebbe anche essere il C
e molto probabilmente anche il D, per essere sicuri.
Ma qui ci stiamo addentrando in scelte politiche, che non è il
nostro caso di entrare nel merito, invece, quello che dobbiamo entrare nel
merito noi, come ultima domanda, per lasciare tranquilla un attimo Claudia, se
non si era ancora capito, ci devi raccontare un tuo hobby.
Collezione unicorni.
Ma io lo so scherzando, lo so, ma io li ho visti,
nel senso che so bene di che si tratta, ma secondo me
devi dare un contorno.
Perché collezioni unicorni, uno pensa che magari collezioni dei pazzi, delle figure.
A che livello siamo arrivati?
Allora siamo arrivati, abbiamo unicorni in peluche rosa, neri e argento, uno
dorato.
Sono tanti, non è che ce n'è uno, sono veramente tanti.
Diciamo che fanno una happy family, hanno degli spazi dedicati, ma post-it
dove scrivere le password.
Se vuoi la prossima volta, Roberto, quando passo, ti porto i post-it
con gli unicorni così al comune di Torino, che è stato bucato
nel 2021, vi lasciamo la nota, le penne, ma non c'è soltanto
la parte dell'unicorno in generale, perché io arrivo dal mondo poi della
fantascienza, horror, così dell'editoria.
Quindi per me tutto quello che è fantascienza, essere nerd o altro,
si combina.
Quindi la maglietta con l'unicorno nerd per me è il massimo dell'espressione,
quindi non c'è soltanto quello.
No, perché l'ho visti in tutte le forme e dimensioni, anche quelli
dai case per l'iPhone, agli astucci, penne, cioè, siamo a un livello
esteso sotto tutti i punti di vista.
Ma mi sono tradivato.
Io quando ti dico che c'è un problema mentale, tu non mi
credi, ma forse praticamente vedi che così alla fine.
A proposito, a proposito di problemi mentali, ovviamente ti ho detto che
era l'ultima domanda, ma non era l'ultima domanda, perché ovviamente mi è
venuto in mente adesso che parlavi di fantascienza.
Raccontami un po' uno dei tuoi personaggi preferiti di Natan Never Nathan
Never stesso, ora è lui il personaggio.
Ma sì, perché si regge tutto lì perché è un personaggio complesso,
ma se proprio vuoi l'esatta definizione di quello che mi piace, è
la parodia che è stata fatta su Topolino con Ciccio Never.
Quindi Ciccio Never è l'agenzia pasta.
In cui non sto a spoilerare la storia perché se potete recuperarla
è bellissima.
Ma in cui si vedono proprio tutte le sfumature disegnate sotto forma
di fumetto di un anti-eroe perché Nathan Never è un antieroe.
Alla fine, non è lui l'eroe
è bell'occio, viene dipinto in un certo modo, è un po' il
capitano Kirk della Luna, diciamocelo.
Però ha le sue debolezze che sono molto evidenti e lui incarna
tutto, ma ancora di più lo incarna Ciccio Never perché non riesce
a trattenere i suoi pensieri, i suoi istinti.
E quindi se dal fumetto della Bonelli si legge un personaggio, un
uomo abbastanza equilibrato ma con dei picchi, Ciccio Never non è equilibrato
perché lui va dalla super golosità del cibo alla depressione totale per
aver fallito qualcosa ed è molto più umano.
E quindi il personaggio mio preferito in Attanever è ovviamente, ma Ciccio
Never, in questo
personaggio dell'altro, però faccia allora una domanda da Nea:
Ma non riesce ancora a leggerlo a Neva?
perché io a un certo punto non ce l'ho più fatta.
Allora, me la colpa, ho abbandonato la compulsività di prenderlo ad ogni
uscita.
Tanto ci pensa mio padre.
Quindi, io poi eredito e quindi mi sono risparmiata la fatica.
Guarda, quindi sono a posto che Dylan Dogna, Never, Martin Mistere, tutte
quelle robe lì, io sono a posto.
Edizioni originali, tra 2500 anni, quando sarà, io non faccio altro che
ereditare.
Quindi ciao, però l'ho trovato un pochettino troppo complicato, ma non complicato
nella storia o nella narrazione, complicato per le tematiche a volte affrontate,
che sembra volersi avvicinare a quelle attuali per prendere magari un po'
il pubblico un po' più giovane per avvicinarlo, mentre hanno snaturato un
po' quello che era.
E se leggi il text di vent'anni fa è diverso dal text
di oggi.
Se leggi il topolino di oggi è diverso da quello di cinque
anni fa, con delle scelte particolari, con una crescita dei personaggi che
sicuramente vogliono essere più gender-friendly, meno gap, anche familiari o altro.
Quindi c'è dietro tante scelte che io non discuto, però io sono
rimasta con zio Paperone che tirava delle randellate in testa a Paperino,
cioè per me è quello zio Paperone, non è quello che dice
ah sì, nipoti miei, io sono saggio, basta un culo.
Tu sei un tirchione, cattivo, e non perdi occasione per dare del
disutile a tuo nipote.
Quindi capisco che non è bello al giorno d'oggi una narrazione come
quella che avevamo 40 anni fa di zio Paperone, e quindi adesso
anche tutti i personaggi della Disney devono essere equi, usiamo questa bella
parola equi.
Però è come quando vai fuori: buongiorno signora, non sono una signora,
lo cantavano anche.
No, ma perché io.
Buongiorno, se poi manco il buongiorno, allora forse si sta scivolando in
un troppo buonisimo, troppe pippe mentali, troppe cose.
E se già le vediamo dappertutto, ritrovarmele anche in un fumetto che
mi deve portare via quella mezz'ora, quell'oretta dalla realtà e farmi immergere
in qualcosa di più leggero, divertente, allo stesso tempo imparo qualcosa, perché
io ho le parole più importanti come la cocurbitacea.
Io l'ho imparata da Topolino.
Io ci ho fatto la mia professoressa Adriana Postorino delle Medie, se
no scusa, delle superiori, se c'è ancora Adriana, tanto amore, io non
avevo mai letto i promessi sposi perché lo trovavo tremendamente noioso, ho
letto i promessi paperi e i promessi topi su Topolino, io ho
fatto il tema dell'esame delle medie delle superiori con quello.
E nonostante fosse stato chiaro che io non.
la lettura del Manzoni non fosse nelle mie corde perché preferiva autosprint
a quel tempo e ancora adesso.
Però lei mi disse brava perché ho utilizzato delle parole che non
tutti conoscono, il folklore scritto con la K.
Io l'ho letto su Topolino, me lo sono ricordato.
La Cucurbitacea, che è quello, fa delle zucche, quelle robe lì, quindi
c'è stasera ampi orizzonti veramente.
Quindi per me è quello il significato: non è l'essere per forza
buoni, c'è una parte di cattiveria in tutti noi.
Io sono solo cattiveria, quindi non posso parlare di questo.
Però siamo lo ying e lo yang alla fine.
Lasciamocela un po' di quella, che forse ci serve da distress per
tutto il resto e per apprezzare il bello.
Certo, non ai fini come lo leggiamo oggi, però se mi devo
leggere un fumetto, voglio che sia delicato, leggero, voglio che mi insegni
qualcosa, mi faccia riflettere, mi diverta soprattutto e mi faccia passare quella
mezz'oretta, proprio a dire, oh, che bello!
Adesso sono rigenerata, posso tornare ad andare a cercare il codice fiscale
di Roberto e fargli del male.
Continuo a passarmi i brividi sulla schiena.
Carabia, sei stata veramente grandissima.
E ti ringrazio, anzi, ti ringraziamo per il tuo tempo, mi sono
davvero divertito.
Sto Filippo, raramente così sorridente a portare avanti una puntata
, perché li ho minacciati, sappiatelo, li ho minacciati quindi è per questo
che stiamo dicendo cose belle più che altro, perché onda che verrà
segretato, ovviamente come da orso.
Ovviamente, certo.
Ma comunque insomma, la protezione dei dati e dei GDPR, ricordiamocelo sempre:
ciao, Guido Guido scorza, perché non lo sapesse, e poi, ovviamente, c'è
anche un piccolo riferimento.
Perché so che segue anche lui il nostro simpatico Matteo, che è
un punto di riferimento sotto questo punto di vista.
E soprattutto quando bisogna fare delle scuse pubbliche, bisogna sentire il suo
triumvirato che consiglia sempre a tutti quanti di fare.
Ma noi di scuse in questo momento dobbiamo farne, perché dobbiamo solo
ringraziare Claudio del tempo che ci ha regalato e di questa bella
puntata che è passata via veramente licissima.
Io mi rendo conto che magari ci sarà Filippo che starà un
po' pensando all'editing e al tempo che ci vorrà.
Perché è passato, lo sto guardando adesso un po' di tempo, però
è stato tempo che è scivolato via.
Quando scivola via, vuol dire che ci stiamo divertendo tutti e penso
anche a tutti gli ascoltatori.
Claudia, se vuoi ascoltare, se vuoi ascoltare, se vuoi salutare i nostri
ascoltatori è il tuo momento.
Ciao!
Lo sai che non sono brava a fare queste robe, a dire
discorsoni.
Grazie.
Ciao, ci leggiamo dopo, tranquilli.
E soprattutto, grazie, ecco, questo però concedimelo a chi spesso sta nell'ombra,
magari non ha voglia di fare chissà che gesti plateali.
Che però c'è sempre.
E sono i punti fermi che servono nella vita.
Bene.
Senti come critica questa cosa: chiusura alla grande, mi piace tantissimo perché
abbiamo bisogno di tutti quanti di punti fermi, non possiamo andare in
giro a girare come delle trottole.
E tra questi punti fermi ci siamo anche noi.
A2 Podcast che siamo lì, che siamo nell'ombra e cerchiamo di
tenervi compagnia.
L'unica cosa che potete fare per ovviamente aiutarci a rimanere nell'ombra è
quella di non fare una recensione, oppure di non parlare con altre
persone di questo bellissimo podcast in cui ci è stato ospita anche
Claudia.
Se la psicologia immersa non funziona, Roberto.
Te lo dico subito.
Scusa,
io ci provo intanto a cambiare un po' il finale.
Vabbè, comunque iscrivetevi, iscrivetevi ad aduepodcast.T.
Scrivi a due podcast.it si è mi ha messo un po' di
morale.
Comunque esatto,
era per fare un po' di scene dai Filippo, tienimi un po'
il gioco dai, non mi conosce abbastanza.
Allora, scriveteci a scrivi.a chiocciolaaduepodcast.it.
Come sempre, trovete tutti quanti i link delle note puntate in giro
sparse per lettere, in modo tale che se dovete fare una ricerca
e sapere cosa fa cosa faccio io, cosa fa ovviamente Filippo, ma
soprattutto cosa fa Claudia, avete da cercare su adduepodcast.t
anta per quanto mi riguarda, non voglio neanche dirlo troppo forte dove mi
potete trovare, perché tanto.
Tanto Claudia sa dove sei e ti vieni a prendere, quindi già
da trovati
e continuano a passarmi i brividi nella schiena.
Cosa vorrà dire Claudia?
Dove ti troviamo invece?
Te invece che ti ridi dietro?
Anzi, ci ridi dietro.
Dove ti troviamo, Claudia?
Ormai lo sanno tu, io vivo praticamente su Twitter, la mia seconda
casa chiamate come vi fare.
Lì è il post dove sicuramente se li scrivete ti rispondo.
Non IDM, perché sono chiusi, che nome utente.
Poi qualche volta purtroppo
sono qua per metterti in difficoltà,
sì, e questa te la farò pagare.
Bene, è stato bello conoscervi, vi dico solo questo.
Filippo, dove ti troviamo?
Avocateberg.
Benissimo, ci sentiamo tra due settimane, forse, non ne sono sicura.
Alla prossima ciao.