Come fare un Podcast con Matteo Scandolin
In questa puntata Roberto e Filippo parlano di come fare un podcast con gli strumenti Apple in compagnia del maestro Matteo Scandolin.
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In questa puntata Roberto e Filippo parlano di come fare un podcast con gli strumenti Apple in compagnia del maestro Matteo Scandolin.
Note dell’episodio
- Matteo Scandolin: sito dell’ospite, autore e formatore sul podcasting.
- Libro: il libro di Matteo sul podcasting citato durante la puntata come riferimento pratico.
- Corso GarageBand: corso dedicato alla produzione podcast con GarageBand.
- Corso per fare podcast: percorso introduttivo di Matteo per progettare e registrare un podcast.
- Laboratorio permanente di podcast: percorso formativo continuativo per chi vuole lavorare sul proprio progetto audio.
- Memo Vocali: app iPhone citata come strumento minimo per iniziare a registrare.
- QuickTime Player: funzione di registrazione audio su Mac usata come soluzione semplice e affidabile.
- GarageBand: software Apple gratuito discusso per registrare e montare podcast.
- Registrare audio su Mac: riferimento operativo per configurare ingressi e registrazioni audio.
- Registrare audio su iPad: riferimento per l’uso di iPad come macchina di registrazione.
- Poducer: servizio citato per chi delega produzione e post-produzione.
- Logic Pro: ambiente professionale usato da Matteo per editing e mix.
- Ferrite 3: editor audio per iPad discusso come scelta efficace per montaggio podcast.
- Ferrite 3: l’editor audio per iPad aggiunge la riproduzione a velocità variabile e altro ancora: articolo sulle novità di Ferrite 3.
- Modifica di podcast su iOS con Ferrite: guida Six Colors sul montaggio podcast in Ferrite.
- Forecast: utility per inserire capitoli nei file audio.
- Podcast Chapters: app macOS per creare capitoli podcast.
- Chapters: sito dell’app Podcast Chapters.
Sinossi1
1. La registrazione inizia dai problemi reali
La puntata si apre con un caso pratico perfetto: Roberto arriva alla registrazione dopo una serie di problemi di microfoni, software, tracce e impostazioni. Filippo e Matteo Scandolin trasformano l’incidente in materiale didattico, perché il podcasting non è fatto solo di attrezzatura ideale, ma di ospiti da guidare, computer diversi, microfoni sbagliati selezionati dalle app e backup da predisporre.
“Di tutti i problemi che possono sorgere in una registrazione podcast”
Matteo insiste su un principio operativo: quando si registra a distanza, soprattutto con ospiti non tecnici, bisogna progettare un margine di errore. Una traccia locale registrata con QuickTime, Memo Vocali o il registratore vocale di Windows può salvare una puntata; allo stesso tempo non sempre si può pretendere che l’ospite segua procedure complesse. Il bravo podcaster deve saper scegliere tra qualità teorica e riuscita concreta dell’intervista.
La conversazione chiarisce anche la differenza tra registrazione principale e backup. Una chiamata Skype, Zoom o simile può servire per parlarsi, ma non dovrebbe essere l’unica fonte audio quando il progetto richiede affidabilità. Se si può, ogni voce va registrata separatamente; se non si può, meglio avere almeno una soluzione semplice che non faccia saltare l’intera sessione.
2. Prima della tecnica viene la storia
Dopo il caos iniziale, Matteo sposta il discorso sulla domanda più importante: perché fare un podcast? Prima di microfoni, app e schede audio, conta sapere che cosa si vuole raccontare, a chi e con quale continuità. Il rischio di partire dall’attrezzatura è di costruire uno studio prima di avere un’idea editoriale abbastanza forte da giustificarlo.
“storia vuoi raccontare, perché è quello il punto focale”
Filippo e Roberto collegano il tema all’esperienza dell’ascolto. Chi vuole fare podcast dovrebbe ascoltare podcast, capire ritmi, formati, errori, punti di forza e abitudini del pubblico. La voce registrata, il rapporto con il proprio tono e la gestione del tempo sono competenze che maturano registrando, ascoltandosi e correggendo il tiro.
Matteo ridimensiona l’ansia da setup: per iniziare può bastare un iPhone, purché usato bene. Anche l’ambiente conta più del prezzo del dispositivo. La macchina, ad esempio, può essere uno spazio sorprendentemente efficace perché riduce riverberi e rumori, a patto di registrare in sicurezza e senza distrazioni.
“l’auto è un bellissimo studio di registrazione”
3. Microfoni: dinamici, condensatori e stanza
Il capitolo sui microfoni parte da una distinzione fondamentale: dinamico e condensatore non sono sinonimi di buono e cattivo, ma strumenti adatti a contesti diversi. Un condensatore può dare una voce aperta e piacevole, ma in una stanza non trattata rischia di catturare troppo ambiente. Un dinamico richiede distanza ravvicinata e uso disciplinato, ma aiuta a isolare la voce.
“il microfono percepisce molto di più la stanza”
Matteo porta l’esempio del Blue Yeti, molto diffuso perché versatile e semplice, ma spesso usato male. Non basta comprare un microfono popolare: bisogna sapere da che lato parlare, a che distanza stare, quale modalità polare scegliere e quanto alzare il guadagno. Un microfono economico usato correttamente può produrre una traccia più utile di un prodotto costoso usato in modo casuale.
La posizione è quindi parte dell’attrezzatura. Con un dinamico bisogna stare vicini, quasi “baciarlo”, perché la voce abbia corpo senza dover alzare troppo il volume in ingresso. Con un condensatore serve più attenzione alla stanza: superfici dure, pareti nude, riverbero e rumori di fondo diventano parte della registrazione.
4. Accessori, cavi e disciplina davanti al microfono
Filippo e Roberto chiedono quanto contino gli accessori: asta, base, ragno, filtro antipop, spugnetta, cavi e adattatori. Matteo evita la lista da shopping e riporta tutto alla funzione. Un braccio o una base stabile servono a mettere il microfono nella posizione giusta; il ragno riduce vibrazioni e urti; un filtro antipop aiuta sulle consonanti esplosive; cavi e adattatori devono essere affidabili perché un problema elettrico può rovinare una registrazione.
Il consiglio più concreto è comportamentale: non toccare il microfono, non battere sul tavolo, non giocare con cavi e supporti mentre si parla. Molti difetti non dipendono dal software, ma da gesti inconsapevoli che entrano nella traccia.
“non toccare il microfono”
Matteo chiarisce anche un equivoco sul professionismo. La strumentazione di qualità non serve a rendere automaticamente bello un podcast, ma a ridurre lavoro dopo: meno rumore, meno correzioni, meno problemi da inseguire in post-produzione. Per chi inizia, però, ha più senso imparare ad ascoltare gli errori e migliorare progressivamente che comprare subito tutto.
5. Software: registrare, montare, processare
La discussione passa ai software. GarageBand può bastare per molti progetti, Audacity resta una porta d’ingresso diffusa, Logic Pro offre un ambiente più professionale, e strumenti come Audio Hijack possono essere utili per instradare e registrare sorgenti diverse. Ma il punto, per Matteo, è non trasformare il podcast in un corso di fonia se il formato non lo richiede.
Il lavoro sull’audio ha comunque un ordine. Riduzione rumore, equalizzazione, compressione ed eventuali effetti non sono intercambiabili: applicarli male può peggiorare la traccia. Per una voce parlata, spesso serve sottrarre problemi prima di enfatizzare pregi. La pulizia della sorgente resta più importante di un preset miracoloso.
L’editing viene trattato come scelta editoriale oltre che tecnica. Tagliare esitazioni, errori e pause può rendere una puntata più ascoltabile, ma richiede tempo e competenza. All’inizio il rischio è passare ore a montare male perché non si conoscono scorciatoie, marcatori, gestione delle tracce e modalità di ascolto critico.
6. iPad, Ferrite e capitoli
Una parte ampia è dedicata a iPad. Filippo porta l’esperienza di Ferrite, che Matteo riconosce come uno strumento pensato davvero per l’editing audio parlato, non come una DAW musicale adattata. L’iPad può diventare una macchina da montaggio efficace perché unisce precisione, interfaccia tattile e un software disegnato intorno a interviste, tagli e tracce vocali.
“Su iPad c’è Ferrite, che è un editor audio pensato”
Il gruppo distingue poi tra montaggio e rifinitura. Ferrite può gestire molto del lavoro, mentre strumenti esterni possono servire per capitoli, loudness e post-produzione finale. Forecast, Podcast Chapters e Chapters entrano nella discussione perché i capitoli migliorano l’esperienza dell’ascoltatore, soprattutto nelle puntate lunghe o dense.
“i capitoli diventano molto comodi”
Auphonic viene citato come servizio che automatizza normalizzazione, loudness e alcuni interventi di pulizia. Anche qui il criterio resta pragmatico: automatizzare va bene quando fa risparmiare tempo e produce risultati prevedibili, non quando sostituisce l’ascolto finale.
7. Formati, bitrate e pubblicazione
Filippo e Roberto portano il discorso verso l’uscita del file. Matteo spiega che il podcast non richiede necessariamente qualità da produzione musicale: conta una voce chiara, un volume coerente e un file adatto alla distribuzione. MP3 a 128 kbps può essere sufficiente per molti contenuti parlati; valori più bassi possono funzionare, ma dipende dal tipo di voce, dal trattamento e dalle esigenze del progetto.
Il tema dei capitoli si lega al formato di esportazione. Alcuni software permettono di incorporare marcatori in file intermedi o finali, ma il flusso dipende dall’app di montaggio e dall’hosting. L’importante è non confondere lo standard tecnico con il beneficio per l’ascoltatore: un capitolo serve se aiuta a orientarsi, saltare sezioni o ritrovare un argomento.
La pubblicazione apre anche il discorso su hosting, feed e piattaforme. Spotify for Podcasters viene citato come evoluzione di Anchor, ma Matteo distingue tra strumenti per partire e infrastruttura stabile per un progetto che deve durare. La scelta dell’hosting non risolve la qualità del contenuto, ma incide su distribuzione, statistiche, monetizzazione e controllo del feed.
8. Podcast con più persone e registrazione remota
Nella parte finale la puntata torna alla registrazione multi-voce. Per un podcast con più persone nella stessa stanza, la regola di base è semplice: ogni persona dovrebbe avere il proprio microfono, possibilmente su una traccia separata. Registrare due o tre voci con un solo microfono crea problemi di distanza, sovrapposizioni, livelli e rumore ambientale.
“devi avere un microfono a testa”
Per la registrazione remota entrano in gioco strumenti come Zencastr, Riverside, SquadCast e Zoom con tracce separate. Matteo spiega il principio del double-ender: ogni partecipante registra localmente la propria voce, mentre la chiamata serve per conversare. Questo riduce i danni di connessioni instabili, compressione audio e ritardi, ma richiede sincronizzazione, upload dei file e una minima organizzazione prima della sessione.
Il finale torna al caso iniziale di Roberto: scegliere il microfono giusto nell’app, controllare l’ingresso, disattivare ciò che non serve, registrare backup e semplificare la procedura per l’ospite. La puntata non chiude con una ricetta unica, ma con una gerarchia chiara: prima idea e continuità, poi ambiente e uso corretto degli strumenti, infine software, accessori e automazioni.
Questa sinossi è generata con l’intelligenza artificiale a partire dalla trascrizione della puntata. ↩︎
Leggi la trascrizione completa
Benvenuti all'episodio 64 di Adue, in cui scoprire come ottenere il massimo
della vostra tecnologia Apple.
Io sono Filippo Strozzi e sono il vostro ospite, assieme all'amico Roberto
Marin.
Di che cosa parliamo in questo episodio, mio caro Roberto?
Di tutti i problemi che possono sorgere in una registrazione podcast, Mannaggia
la misera, li ho passati tutti io questa sera e come sentite
dal tono, sono anche un po' alterato.
Ma per fortuna c'è qualcuno che ci salverà tutti, e questo è
il nostro ospite, il grandissimo Matteo Scandolin.
Sono solo un po' alto, non sono grande Roberto, devi stare calmo
perché una delle caratteristiche principali, se vuoi fare un podcast, che poi
è il tema di questa puntata: come si fa un podcast, fare
un podcast, inventarsi un podcast, è avere molta pazienza.
Esatto, ma prima della pazienza, ovviamente facciamo partire la sigla.
A2 Podcast.
Scopri come ottenere il massimo dalla tua tecnologia apple.
Due professionisti, Filippo e Roberto, te lo spiegano con argomenti monotematici ed
ospiti che raccontano il loro flusso di lavoro,
allora devo confessarvi questa cosa: sono una delle bestie di Satana, che
secondo me dovrebbero essere legalizzate come best di Satana, che ascolta i
podcast ad almeno 1,3 di velocità.
Siccome vi conosco, Roberto lo conosco di persona, l'ho vista un paio
di volte, e filippo pure.
Ci ho parlato un paio di volte, ho sentito messaggi vocali o
cose del genere, so come suonate a velocità normale, ma la sigla
non l'avevo mai sentita a velocità normale.
Vedi, vedi, vedi.
Devo dirti la verità, anch'io mi auto-ascolto, anzi, mi edito a velocità
doppia, quindi.
Ah, beh, quello sicuro.
Quindi, ormai anch'io ho un effetto strano, però sì, sì, sì, noi
l'ascoltiamo solo quando facciamo la diretta, sostanzialmente.
Grazie per avermi invitato di nuovo, non ho ancora esattamente capito cosa
volete da me stasera, ma cercherò di fare il possibile.
Ma sì, ma sì, tu che non sai nulla di podcast, che
non hai scritto un libro sul podcast che non hai fatto un
corso sul podcast che non è appunto ne hai fatto uno, ne
hai vari uno su Garage Band, non hai un laboratorio permanente di
podcast e non hai un canale YouTube sul podcast, credo quindi non
so forse per farti incazzare Roberto
, quello che mi ha fatto arrabbiare è semplicemente uno scontro totale a
tutti i livelli della tecnologia nei miei confronti, ma oggi non è
giornata, è partita male e continuerà a andare male.
Io punto ad arrivare domani mattina.
Quando arriverò domani mattina, potrò tirare un sospiro di sollievo.
In ogni caso, questa puntata sarà molto interessante perché ho sperimentato direttamente
su di me tutti i vari problemi che possono avere una registrazione
di un podcast con più persone e non li hai ancora sperimentati
tutti.
Mentre ti sto ascoltando, ti do una brutta notizia: ma controlla in
Skype cosa stai mandando.
Perché secondo me ti stiamo ascoltando dai microfoni del MacBook Air, può
essere, è vero, perché c'è un'eco che abitualmente non hai.
Tanto brutto come audio, tra l'altro.
No, no, è l'audio buono, ma i nuovi Mac hanno dei microfoni
della Madonna.
Il problema è che secondo me si sente un po' di eco
e credo che non sia un microfono vero.
Ma che stiamo utilizzando l'ambientale e invece tu stia registrando con quello
giusto.
Questo voleva dire Filippo.
È così?
Oppure Filippo ha avuto le tregole.
Ovviamente ci ha preso perché sicuramente
è cambiato totalmente, perfetto.
Allora, va bene, lo svegliamo, ragazzi.
Ho cambiato me.
Sono un po' in maretta perché devo cambiare un po' di cose,
praticamente l'ho sistemato ieri, che era domenica.
Oggi sto facendo tutte le prove del caso.
Col lavoro oggi ed è già stata andata molto bene.
Invece, oggi, con la registrazione ho fatto un po' più di fatica
perché purtroppo mi sono dovuto scontrare con
la prima cosa, ma poi probabilmente ne parleremo anche più avanti: che
è proprio, come si può dire, quei piccoli problemi fastidiosi che si
incontrano nel momento in cui si cerca di mettere più teste assieme.
Noi tre lavoriamo con Mac e figuriamoci se siamo due podcast, anzi,
un podcast che lavora con Mac, uno con Windows e l'altro con
Linux.
Riuscire a mettere una registrazione con tre test di questo tipo diventa
ancora ulteriormente difficile.
Io dalla mia parte un po' di piccola esperienza ce l'ho avuta
all'interno del podcast Archica Talks, dove praticamente registro delle persone che tendenzialmente
non fanno podcast come noi tre e quindi sono delle persone estremamente
comuni che magari hanno la tecnologia, la usano in giro per il
mondo, ma magari non hanno ben compreso come funziona la registrazione di
un podcast.
Qualcuno è preparato, ha le cuffie con microfono e se la cava,
qualcun altro ha proprio un microfono vero e proprio perché magari ha
qualche vellità all'interno del nuovo mantra che è la diciamo utilizzare software
di chat, scusate, software di video chat, chiamiamola così, o di riunioni
in giro per il mondo, in sparsi per tutto il mondo, e
riescono ad utilizzare magari un microfono perché gli hanno detto che magari
il microfono di cui aggiungi il proprio portatile non è proprio il
meglio, e poi c'è chi, come tutte le altre persone, hanno invece
il portatile e utilizzano, come avete sentito prima, tra l'altro l'audio del
portatile.
Che, nonostante sia un MacBooker recente, nel senso che, essendo passato al
MacBooker M2, nonostante tutto, avete sentito che c'è una bella differenza.
Io ovviamente non me ne sono accorto, sono dovuto andare a gestire
un po' la questione, e poi, ovviamente, rimano contro anche i software.
Ma questo, ovviamente, è tutto pane del nostro grandissimo Matteo Scandolin, che,
come avete sentito, è l'uomo sul pezzo, l'uomo sul pezzo, perché chi
ne sa più di lui, io di sicuro no.
Filippo, penso nemmeno, e pochi altri possono mettersi al suo livello.
Un bel po' di gente ne sa più di me.
E comunque quello che aveva sgamato il microfono sbagliato su Skype era
Filippo, perché io mi ero preoccupato soltanto di quello di Quick Time
con il quale stai registrando questa puntata.
Quindi mille complimenti al nostro avvocato preferito.
Le mie orecchie sono perfette ancora per poco, ma più che altro,
conosco ormai conosco la voce da microfono di Roberto.
Quindi
è abbastanza semplice.
Comunque, devo confessarvi che, ascoltandovi attraverso una delle varie app di podcast,
non mi ero ancora iscritto al vostro canale YouTube.
Il nostro canale YouTube diciamo che lo utilizziamo così, come modo di
fare una diretta e di avere tutti in diretta a costo zero.
Questo è un piccolo spoiler, ma è un modo ottimo per fare
degli stream live, anche di podcast volendo, senza dover investire in quantità
enormi di denaro.
Tra l'altro, potrebbe essere una cosa carina.
Una volta che Roberto riesce a recuperare una connessione decente, la diretta
che fosse anche video, così la gente vi vede e poi l'audio
rimane audio.
Tuttavia, per la diretta almeno vi si vede, potrebbe essere una cosa
carina.
Abitualmente, facendo tutta una serie di mageggi ero riuscito.
Tutto, oggettivamente Roberto è praticamente quasi cartonato.
Non so se migliorerà la situazione nel momento in cui io riesco
a collegare via internet il mio portatile, non lo ve lo so
dire perché devo fare delle prove.
Ovviamente la cosa non è facile perché, ad esempio, uno dei problemi
di fare il podcast è la connessione.
In questo momento, ad esempio, noi abbiamo staccato tutti quanti: in un
certo tipo di podcast.
No, certo, se non riuscite a registrare la voce in modo separato,
penso che sia veramente un problema grosso.
Ho sentito tantissimi podcast, però realizzati in questo modo: nel senso che
prende così com'è la registrazione che salta fuori, magari utilizzando che ne
so, faccio un nome che stiamo utilizzando adesso che è Skype, che
magari vi fa la registrazione di tutte le voci mixate, e magari
la linea, i rallentamenti della linea, ve li beccate tutti quanti nella
registrazione che andate a utilizzare.
Sì, come no.
E quindi un consiglio, ad esempio, che posso dare io da povero
utente podcaster, e che vi consiglio anche da ascoltatore, fate le registrazioni
separate perché aumentate la qualità audio e sicuramente in fase di editing
vi aiuta davvero tantissimo.
Però, scusami Roberto, è verissimo.
Dobbiamo ricordarci di due cose.
Uno che comunque la gente ci ascolta in auto con del rumore
in metropolitana, in strada con moltissimo rumore.
Pertanto è vero che se noi abbiamo del materiale di partenza buono,
poi è meglio un po' per tutte.
Però è anche vero che dobbiamo sbatterci fino a un certo punto,
perché tanto poi le finezze loro non le sentono.
È ovvio che stiamo parlando del minimo sindacale di intelligibilità e di
non sanguinamento delle orecchie, su questo sono assolutamente d'accordo.
La seconda cosa è che non sempre è possibile ottenere una registrazione
separata per ciascun partecipante di una conversazione.
Per esempio in questo caso se Filippo non fosse matto con 450
robe su Audio e i Jack, che è uno strumento che magari
nomineremmo dopo, e se noi non fossimo effettivamente delle persone che realizzano
dei podcast e che quindi sono attrezzate sia a livello di software
basilare, tipo QuickTime nel tuo caso, poteva essere il registratore vocale, come
si chiama su Windows.
No, nella nuova versione.
No, memo vocale è su Apple, scusami.
No, ma temo che credo che abbia cambiato il nome con Windows
11, ma comunque è la stessa roba.
Quindi, volendo, si può portare a casa un risultato abbastanza decente anche
con le cose proprio basilari.
Però magari non c'hai il tempo, non c'hai modo, hai di fronte
a una persona che non parla non mastica proprio la tecnologia, e
quindi devi farti andare bene un po' quello che ti capita.
Per cui anche la conversazione su Skype, che, per esempio, quando Filippo
ha detto: andiamo su Skype, ho detto: no, e a momenti ti
rausgi una madonna, può andare bene, può andare bene comunque.
Piccola parentesi, ma lo dico piano perché conoscendo poi tutto salta.
Ma adesso io vi sento da Dio.
Non dovevi dirlo, non dovevi dirlo
potrà succedere di tutto, è anche vero, però, d'altra parte aggiungo solo
un altro piccolo appostile a quello che ha detto il nostro grandissimo
Matteo, di cui sottolineo tutto quanto perché è tutto verissimo.
La questione è che quando si fa, ad esempio, diciamo il conduttore,
bisogna anche prendersi, diciamo, l'onere, chiamiamolo così, di mettersi nei panni di
chi si ha di fronte e riuscire a guidarlo all'interno o del
Mac o di Windows.
Tutto sommato è abbastanza semplice, nel senso che nel momento in cui
riesce a guidare la persona, ad esempio, su Windows, andare sulla chiave
di ricerca che c'è in basso a sinistra, dirgli il registratore vocale,
prende e manda la registrazione e questo è risolto.
È anche dalla parte del Mac.
Quindi diciamo che ci vuole anche un po' di sensibilità in questo
senso nel riuscire a fare il conduttore non solo dal punto di
vista di porre le domande giuste, riuscire a legare chi è con
lui al microfono, riuscire a fare un buon discorso, ma c'è anche
la fase iniziale che in effetti noi abbiamo perso mezz'ora prima di
questa registrazione, probabilmente sentirete anche degli stralci dove io probabilmente mando qualcuno
a stendere in modo molto violento.
Ma vedremo se verso la fine della puntata Filippo mette diciamo
.
Esatto, se mette i fuori onda all'interno della puntata e così capirete
che tipo di temperamento ha il vostro Roberto quando è con i
microfoni spenti.
Ma in ogni caso, la questione è che purtroppo bisogna mettersi in
questa situazione e riuscire, come diceva Matteo, oltre alla sensibilità, ci vuole
veramente tanta pazienza.
Tanta pazienza perché, ad esempio, mi ero imballato io perché ero nervoso
di mio perché non riuscivo a fare certe cose.
Da questo punto sono passato da, diciamo, da podcaster a intervistato, mettiamola
così.
Ed ero un attimo imballato.
Non riuscivo a fare delle cose anche le più banali, non riuscivo
a uscirne.
Il buon Matteo, che ovviamente ha un sacco di esperienza addosso, mi
ha dato la soluzione, che era lì la portata di mano, che
conosco benissimo, ma in quel momento non mi veniva in mente e
di conseguenza continuo a sottolineare tanta sensibilità e tanta pazienza perché sembra
facile riuscire a mettere in collegamento qualcuno, ma siamo nel 2023 e
purtroppo ci troviamo anche di fronte a dei muri non dico insormontabili,
ma che fanno innervosire come quello che abbiamo provato a usare io
in prima persona, che ero quello un po' più in difficoltà.
Oltre a Skype, prima abbiamo cercato di utilizzare.
Non dire niente che adesso ci arriviamo, ci arriviamo, le nominiamo tutte.
Ok, nominiamo tutte, allora lascio di nuovo la parola a Matteo che
ci condurrà in questo magnifico viaggio verso il podcast.
No, Filippo, invece volevi: siccome hai perso del tempo: anzi, scusami, hai
investito del tempo nel creare una mappa mentale, una scaletta e tutto
quanto, che io a malapena ha aperto, vuoi guidare tu così almeno
non pensi di aver buttato via del tempo,
tanto, io allora sono ormai abituato con Roberto che salta di palla
in frasca, però appunto cerchiamo di dare un ordine al caos abituale.
L'idea di fondo di questa puntata, del podcast, è: Ormai siamo alla
puntata 64, quindi siamo diventati grandi come podcast, nel senso che abbiamo
iniziato a macinare qualche anno di registrazione.
E comunque le cose vanno in merda, questa è una cosa importantissima
da ricordarsi.
Quando in generale si è creatori di contenuti e creatrici di contenuti,
le cose vanno in merda, ma in qualsiasi momento: si va in
bicicletta, si buca, si va in auto e finisce l'olio.
Non lo so, non ho la patente, quindi magari questa cosa non
succede.
Però comunque è la patente, non lo sapevo.
Sto studiando però per prendermela: ti devi fare una ricetta e ti
sei dimenticato di prendere un ingrediente.
Cioè quelle cose succedono, come sempre, chi non fa, non falla.
Quindi mettiamocela via.
Proprio.
La prima cosa che si impara quando si fanno le cose in
generale, esattamente come i backup.
No, ah, ci picchia.
Non devi pensare, non ho ancora perso niente, non ho perso ancora
nessun dato.
Ma.
Scusatemi, non ho mai perso nessun dato, ma non ho ancora perso
un dato.
Facciamo un backup.
Quindi ti metti a fare qualcosa, qualcosa potrebbe andare storto.
Vero Roberto?
Non ci crederai.
Perché se lo racconti, no, non sembra vero.
Oggi sta succedendo di cose adesso, ad esempio, mette stavi dicendo che
può andare qualcosa storto, ho aperto la mappa Mind Node, che ovviamente
non avevo sotto gli occhi perché sto improvvisando.
Cosa mi ha restituito il nostro simpatico Mac
ode danneggiato e non può essere aperto, elimina l'applicazione, te la reinstalli, ok,
va bene.
Oggi l'ho detto, oggi non gira bene.
Vabbè, navigherai a vista come me, Roberto.
Non ti preoccupare.
C'è Filippo che ci guida.
Esatto, ok.
E comunque, questo problema che non c'entra niente, però potrebbe essere legato
al fatto che uno hai fatto l'installazione dal backup di Tine, quindi
quello potrebbe darti dei problemi, potrebbe essere l'applicazione non giusta.
Ma la seconda cosa che ho scoperto recentemente, perché anch'io avevo questo
tipo di problema, è che il server Apple dell'app store sostanzialmente non
è raggiungibile.
La prima volta che devi lanciare un'applicazione, devi avere accesso al server
e che vuole controllare che tu abbia legittimamente la licenza, chiamiamola così,
anche se poi Mind è gratuita la versione base e invece, a
pagamento la versione, diciamo, avanzata.
E quindi potrebbe essere quello anche il problema.
Mi è capitato, e dopo mille anni che avevo problemi vari ed
eventuali, ho capito il busillis di tutta questa vicenda.
Poi voglio vederti il montare,
il montaggio ne parliamo dopo.
Siamo un passo indietro, diciamo, quindi ragioniamo sull'idea di cosa mi serve
per fare il podcast, chiamiamolo così minimo.
E poi, dopo, invece, vediamo quali sono gli strumenti, quindi, tendenzialmente i
microfoni, vediamo quali sono i software per registrare da una parte per
fare appunto l'editing del podcast.
Che abitualmente.
Poi so che Matteo, quando lo fa professionalmente, fa un editing molto
avanzato.
Ma per esempio, buona parte delle sue produzioni, diciamo così amatoriali, cioè
non professionali, anzi esatto,
le fa molto più concedimi il termine, greze, nel senso così come
sono state registrate.
C'è sicuramente anche la questione dei capitoli che io sono un fan
dei capitoli, ma so che molti non sanno neanche cosa sono, anche
l'ottimizzazione dell'audio e poi ovviamente come pubblicare un podcast perché metti assieme
tutte queste tecnologie, fai tutta la registrazione, fai l'editing in finale e
poi come fai a farla ascoltare un'altra persona, quindi direi che queste
sono più o meno le poi, in finale ne abbiamo parlato già
all'inizio.
La mia idea è ragioniamo sul podcast, diciamo, in solitaria, che è
la soluzione più semplice da un certo punto di vista, perché ovviamente
devi registrare sulla tua voce e così via, anche se puoi anche
registrare solo la propria voce, ha le sue idiosincrasie e complessità.
Registrare un podcast come questo, cioè a tre voci, e a volte
ce ne sono anche con ben più di tre voci, invece ha
delle nuove sfide, appunto, dobbiamo riuscire innanzitutto a parlare di tre assieme
e sentirci, perché se no il dialogo sarebbe abbastanza agghiaciante.
Poi c'è tutto il discorso che abbiamo già visto un po' prima.
Dobbiamo registrare ognuno la sua singola traccia audio, come fare i backup.
Per esempio, io adesso vado avanti, ma ovviamente sto registrando sia quello
che dice Roberto sia quello che dice Matteo in una traccia, chiamiamola
così, di backup.
Perché in qualunque caso, se succedesse la cosa tremenda, cioè che poi
la registrazione, casomai, qualcuno si è scordato di farla, o il computer
ha avuto dei problemi, quindi la registrazione è danneggiata, almeno una coppia
non buona nel senso di dire non con l'audio perfetto e con
le voci che.
Però c'è esatto, c'è.
E a quel punto, lì, per esempio, adesso, recentemente, poi si è
dotato di attrezzature varie ed eventuali, ma spesso e volentieri, le prime
puntate che abbiamo fatto con Lucio Paragnolo.
Io registravo anche, chiamiamo così, la sua traccia, mettiamola in questi termini,
e ovviamente dovevo pulirla dalla voce di Roberto e recuperavo invece la
voce di Roberto dalle registrazioni che Roberto aveva fatto.
Quindi è ovvio che anche l'editing dopo diventa molto più complicato per
certi punti di vista.
Ma torniamo alla base prima di lanciarsi in avanti, ecco.
Sì, allora, la base fondamentale, secondo me, è una cosa che probabilmente
c'è gente che non la pensa minimamente così, ma va benissimo: è
che per iniziare a fare un podcast, basta pochissima roba, basta il
computer, anche il più scrauso che si ha, basta il telefono, anche
il più scrauso che si ha, basta veramente la strumentazione base che
già abbiamo in nostro possesso.
Prima ancora di spendere di fare dei ragionamenti, Lucio Bragagnolo si è
preso un bel microfono, ma prima quantomeno, aveva provato e aveva capito
che si era divertito a fare dei podcast.
E quindi, quando poi voi gli avete ripetuto,
gli avete ripetuto gli inviti, gli ha detto: Sì, Lucio, fermo lì
bisogna pensare un attimo: al tossetato.
Ha fatto tutto lui, no, ha fatto tutto lui da solo.
Si sentiva in difetto e quindi si è lanciato.
Il suggerimento è venuto da qualcuno che conosco molto bene, perché dormo
dentro il corpo di quella persona che sarebbe me stesso.
Hai rotto le scatole come il tuo solito, bravo.
Tuttavia, per iniziare, per capire, per fare delle prove, perché compiamo spesso
e volentieri, tutte noi compiamo degli errori abbastanza madornari e tragici, che
sono quelli che è quello di guardare chi è già avanti, chi
sta già facendo qualcosa che ci piace e dire io voglio arrivare
lì, poi iniziamo a fare quella cosa lì, vediamo che non siamo
minimamente a quel livello e ci scoraggiamo, ci mandiamo a quel paese,
diciamo che non siamo bravi a fare niente.
Quando non consideriamo il fatto che per arrivare lì, quella persona ci
ha messo un sacco di tempo, oppure è nata particolarmente dotata dalla
nascita, e quindi non possiamo farci proprio niente, è un altro campionato.
Ed è un errore madonnale, perché anche quella persona lì ha iniziato
con della strumentazione orripilante, a meno che non fosse già il suo
lavoro, quello e quello è un caso diverso.
E non lo considero neanche, non lo prendo veramente in considerazione perché
ci porta decisamente fuori strada.
Se voi andate a vedere Andrea Ciraolo oggi 130-140.000 followers iscritti su
YouTube, andiamo a vedere quanti ne ha Andre in
questo momento.
Ne ha 133.000 che buffo numero, Andre.
Quando ha iniziato a fare video su YouTube, ne aveva zero.
Quando ha iniziato a fare video su YouTube, facevano schifo, ma è
lui il primo che lo dice: era in cantina, era imbacuccato, aveva
il microfono in faccia proprio che gli impallava la faccia, tutte quelle
venate lì.
Non dobbiamo prendere in considerazione Andrea adesso, youtuber affermato, content creator ha
fermato, bla bla bla.
Dobbiamo prendere in considerazione Andrea all'inizio.
E Andrea all'inizio, i primissimi podcast che ha fatto, per esempio, giusto
per continuare a usarlo come prova, se li registrava veramente con della
roba di fortuna per iniziare a fare un podcast.
E poi, piano piano ha migliorato la strumentazione che sta usando.
È facile per me dire basta usare un telefono, poi mi guardo
intorno, ho centinaia di euro, forse anche migliaia di euro di strumentazione.
Ma non importa perché comunque anche il miglior microfono perde se manca
il contenuto.
Quindi, ancora prima di parlare di che cosa è necessario per fare
un podcast a livello pratico e fisico, pensa a che cazzo di
storia vuoi raccontare, perché è quello il punto focale, il punto fondamentale.
Diceva giustamente Roberto, prima che ci siamo soccati, ma tutti noi ci
siamo soccati dei podcast che facevano sanguinare le orecchie perché erano registrati
male, di buona, alla fortuna dicendo: ma il contenuto era talmente forte
che siamo rimasti lo stesso a soffrire.
E lì è il primo, il primissimo punto, lo spartiacque, se vuoi,
tra chi continua poi a fare dei podcast e chi a un
certo momento ci prova e giustamente dice: Non fa per me, mi
sono divertito, basta.
Troviamo delle cose belle da raccontare, troviamo delle cose interessanti da raccontare
e portiamo avanti quelle.
Facciamo delle prove, registriamoci col telefono.
Capiamo banalmente che oggi nel 2023 è abbastanza improbabile quello che sto
dicendo, ma abbiamo mai sentito la nostra voce?
Davvero?
Qualche anno fa era un po' più facile incappare in qualcuno che
per la prima volta aveva sentito la sua voce non dalle proprie
orecchie, ma da un dispositivo che gliela riproduceva, o comunque ancora non
si era abituata a quella voce lì.
Oggi è un attimo più difficile perché comunque i messaggi vocali li
usiamo un po' tutti, purtroppo.
Non mandatemene, grazie.
Io non li uso.
Bravo, bravo.
A me dà un fastidio incredibile, perché tendenzialmente sto ascoltando già delle
voci, sto già ascoltando delle cose quando lavoro e quindi devo interrompere
il mio lavoro per sentire la voce di qualcun altro, ma tanto
ti l'ascolti quando vuoi.
Sì, ma mandami un messaggio scritto.
Comunque, scusami, queste sono i miei paturni.
Dicevamo.
No, ti interrompo io perché, giustamente, oltre a darti un po' di
respiro, volevo senza scomandare Andrea Nazionale che ha fatto un enorme successo,
anche il sottoscritto è iniziato con strumenti veramente di fortuna.
Il podcast mio personale, che ormai conta più di 200 puntate, è
iniziato registrando in auto.
Ragazzi, non so scherzare, io registravo col cellulare in auto.
No, no, e tra l'altro, l'auto è un bellissimo studio di registrazione,
soprattutto se l'auto è moderna, perché è molto isolata dal contesto sonoro
intorno: al punto tale che si sente il rumore dei vestiti.
Quindi bisogna anche stare attento a come ci si muove dentro l'auto
quando si registra.
Assolutamente sì, è un effetto che ho dovuto tenere la bada anch'io
riuscendo a tenere il microfono a filo con una mano mentre guidavo,
perché, se no, ovviamente il microfono prendeva tutto quanto.
Ma oltre a quello, volevo aggiungere un'altra piccola nota personale.
Che quello che è bello del podcast è che per me è
stato molto interessante il fatto che sono partito con un'idea mentre registravo
in auto e mano a mano che andavo avanti, raffinavo questa idea
per riuscire poi a prendere una strada che sto portando avanti ancora
adesso, ma che è ancora in evoluzione.
La cosa bella del podcast, appunto, è che non è una cosa
estremamente fissa.
Il mio podcast è particolarmente verticale, ma nonostante questo, si apre su
tanti tanti aspetti.
Ma la cosa altra interessante e che, secondo me, è la cosa
diversa rispetto al resto del mondo è che ti mette veramente in
contatto con tantissime persone appassionate come voi di podcast.
Che da ascoltatore magari è passato a passare a questa parte qua
del microfono, come sono stato io.
Prima di fare podcast, ero iniziato davvero tantissimo ad ascoltare tanti altri
podcast.
Ne ascolta ancora adesso tanti tanti altri.
E la cosa che continuo a dire è interessante che entri in
contatto con tantissime persone.
Guardate con Filippo, guardate con Matteo Scandolin, guardate, c'è anche Lucio Bragagnolo,
Alex Raccuglia e via discorrendo.
Insomma, si apre veramente un mondo di persone che sono lì per
ascoltare e diventano vostri amici alla fine, perché poi si avvicinano a
voi e ascoltano la vostra voce soltanto per sentire gli argomenti che
sono a loro affini e conseguentemente è più facile riuscire a legare.
Questa è una bellissima cosa del podcast.
Che credo tanti media non hanno.
Quello della comunità che si crea, che io chiamo ruffianamente capitale umano,
è una cosa che però è in comune anche con altri tipi
di contenuti.
Io sono anni che faccio una rivista di narrativa, conto tra persone
estremamente care, alcune delle autrici, alcuni degli autori che sono passati per
inutile.
Quindi dipende molto dal tipo di.
Dipende, secondo me, di più di tutti, da come ti poni nei
confronti del contenuto che crei e del pubblico che vuoi avere e
che poi alla fine avrai.
Quindi sono d'accordo: nel senso, sono delle cose veramente importanti queste.
L'altra cosa riguardo il fatto che non è inciso sulla pietra, è
verissimo perché, contrariamente a quello che vive tutti i giorni il nostro
amico Filippo per mestiere, per fortuna, queste cose non le facciamo nel
tempo libero e nessuno ha firmato un contratto.
Hai capito la battuta sul contratto sugli avvocati?
Altro discorso importantissimo, e questo vale di nuovo per qualsiasi cosa che
uno fa o vuole fare: grandissima attenzione!
Perché noi che lo facciamo, ci rompiamo le balle molto prima della
gente che uso frisce dei nostri contenuti.
E quindi la necessità a volte anche di cambiare è una cosa
che se non abbracciamo, ci diamo baracche e burattini e ci mettiamo
a fare altro.
Invece, questa cosa, questa progressione evolutiva, scusatemi, questo è lo zampirone che
mi arriva in gola.
Questa progressione evolutiva, secondo me, fa molto molto bene, cioè non c'è
niente che io ho iniziato quando l'ho iniziato, che è uguale a
quando l'ho iniziato, se no, magari nello spirito nella voglia di fare
nel fatto che rimango lo scappato di casa che sono e ve
dicendo.
Per cui è verissimo questa cosa qui, Roberto ha iniziato in auto
e adesso lo fa in casa, lo ha registrato al telefono, adesso
lo fa con un altro tipo di strumento.
Non è solo un cambio di strumento, perché ogni strumento ci porta
dietro eventualmente anche un tipo di messaggio e anche di costruzione contenutistica
diversa, e semplicemente si è evoluto e ci sta.
E anzi, più le cose si evolvono, scusatemi, più rimangono vive perché
se no, siamo tutti fermi.
Vediamo un po', però, una volta che abbiamo capito che ci piace
fare podcast, o che vogliamo provare a fare podcast, abbiamo fatto le
nostre prime prove anche con quello che ci troviamo a mano.
Quindi abitualmente, appunto, il telefono, io dico sempre il telefono, perché effettivamente
i microfoni del telefono medio, diciamo, poi se avete un iPhone di
generazione relativamente recente, un Android, esatto, esatto, si trova, si riesce e
poi si può parlare molto vicino al microfono.
Quindi anche questo aiuta molto, non troppo!
Sì!
Si è preciso?
Perché poi diamo informazioni sbagliate.
A questo punto abbiamo deciso che vogliamo abbiamo un'idea, la vogliamo esprimere
al mondo e quindi vogliamo anche condividerla con altri e decidiamo di
spendere qualche euro.
Perché, ovviamente, se vogliamo fare il salto, diciamo, qualitativo, abitualmente la prima
cosa che bisogna ragionare è quella di comprare un microfono semidecente.
Poi adesso vedremo appunto che si possono fare scelte anche da 20-30
euro.
Ovviamente esistono microfoni anche da migliaia di euro, ma questi non li
consideriamo neanche,
consideriamoli perché io sono
, ho appena detto, usiamo qualsiasi schifezza che abbiamo in casa per imparare.
Anche il registratore a cassette, voglio dire, cioè, proprio impariamo a capire
se il gesto, l'abitudine, quelle menate lì di parlare ci piace o
non ci piace, perché magari dici che bello vorrei fare il nuovo
podcaster importantissimo.
Poi però è una fatica bestia stare un'ora a parlare a un
microfono.
Eccoci.
Scusami, ti interrompo solo per dirti perché mi è tornata la domanda,
barra affermazione che volevo fare.
Ricordate anche che è una ruia fare un podcast.
Nel senso
qualsiasi contenuto no, però è quello che
l'ascoltatore, cioè come ascoltatore, dice, sono una quarantina di minuti: esatto, sono
chiacchiere tra da bar che potevo fare
anche io senza troppi problemi.
Dietro, effettivamente, almeno parlo per la mia esperienza personale, però dietro un'ora
o un'ora e mezza di puntata A2 Podcast, ci sono altre
quasi due ore solo di editing, c'è la parte di chiamiamola così
creazione dei contenuti o scaletta che non viene rispettata, e tutto il
resto.
Oltre alla semplice emissione sonora e di fiato per 40 minuti, un'ora
dicendo.
E tra l'altro, chissà se me la tieni questa me la tagli.
Però se ci ragioniamo un attimo, tutti i comici non tutti, ma
moltissimi comici di YouTube o di TikTok, quando sono poi passati a
una cosa un po' più lunga, sono caduti male perché un conto
è fare uno sketch da un minuto, anche da dieci minuti, un
conto è fare un film o uno spettacolo da un'ora e mezza.
Cioè, sono proprio linguaggi completamente diversi.
Da puoi essere fortissima su una roba breve e spatacciarti su una
roba più lunga, o al contrario, essere fortissima su una roba lunga
e invece spatasciarti su breve, non avere il dono della sintesi, per
esempio, comunque hai deciso di provare a fare questo podcast in maniera
un pochino più seria.
Innanzitutto capiamo se lo facciamo da sole, cioè io da solo e
via, oppure insieme in gruppo.
Se lo facciamo insieme, cioè se lo facciamo da sole, ma in
entrambi i casi un microfono USB potrebbe anche andare bene.
Se lo facciamo in gruppo bisogna capire se lo facciamo di persona,
cioè vedendoci, cosa che ho fatto per un sacco di anni, oppure
da remoto e qui si aprono due strade diverse.
In generale i microfoni USB oggi hanno una qualità eccezionale.
Anche magari le schifezze a 30 euro che trovi su Amazon possono
essere un po' pericolose.
Però tendenzialmente vanno bene anche quelle.
Poi di nuovo il contenuto, se il contenuto è molto molto forte,
allora anche un microfono relativamente cattivo può andare bene.
Ci sono delle puntate che io ho registrato con le cuffiette, bicicletta,
insomma, ho fatto delle cose anche abbastanza scene, però di nuovo il
contenuto era meritorio, mi auguro.
Microfoni USB vanno molto molto bene.
Se siamo da sole bastano anche volendo quelli.
Ce ne sono alcuni che sono sia USB che XLR USB lo
dice la parola stessa: il microfono che attacca il computer attraverso la
porta USB.
Al suo interno contiene una scheda audio che è una roba che
converte il segnale audio da digitale ed analogico e viceversa.
Quindi trasforma la mia voce in qualcosa che il computer capisce e
registra eventualmente.
L'XLR è un tipo di connettore di cavo che poi ha bisogno
di qualche cos'altro per essere poi collegato al nostro computer.
Di solito in mezzo c'è o un mixer o una scheda audio.
Esattamente i microfoni USB ce l'hanno incorporata.
Le schede audio sono indipendenti esterne, possono essere usate eventualmente anche per
attaccare delle casse.
Che cazzo ne so io.
Al variare, al migliorare diciamo così, dei componenti interni di una scheda
audio anche all'interno di un microfono UB può variare il prezzo, ovvero
più è meglio, più è fedele la trasformazione del segnale analogico in
segnale digitale e viceversa, maggiore ovviamente il costo.
Più è cristallino, usiamo questo aggettivo, il volume al quale la scheda
audio riesce a catturare la mia voce, meglio è per poi la
registrazione, perché significa che non devo tenere un volume molto alto in
fase di registrazione, quindi riduco tutta una serie di problemi.
Dai rumori di fondo, al fatto che magari il microfono è troppo
alto e mi sente le moto scorreggette che mi stanno passando sotto
a casa in questo momento, perché fa molto caldo e devo tenere
la finestra aperta o l'autobus che in questo momento sta passando.
Sono tutte cose che vanno bilanciate, bisogna fare un po' di esperienza,
bisogna fare un po' di prove.
Ci sono dei microfoni che reagiscono molto bene in determinate posizioni e
in altre magari beccano male la nostra voce.
I Blu-eti, che adesso Logitech ribrandizza in ieti e basta, che è
il più famoso microfono usb della storia.
Io lo odio anche se è un microfono versatilissimo perché moltissima gente
lo usa male, ci parla dal culo.
E quindi il microfono percepisce molto di più la stanza che non
la voce della persona che sta parlando.
Quindi impariamo anche a utilizzare un filo della strumentazione, che sia di
nuovo il microfono del telefono, oppure un microfono che abbiamo comprato, le
cose andranno molto meglio, soprattutto non vivranno gli emboli come prima Roberto.
Devo dire la verità: la possessore e non ho più utilizzatore di
un Bluietti e il Bluietti ha un suono: trasforma la mia voce
meravigliosamente, ma con pochissimo riesce a captare suoni che provengono da metri
di distanza.
Quindi, è ovvio che dopo c'è tutto il problema di quello che
eventualmente può entrare assieme alla tua voce.
Eh sì, e qui grazie Filippo per l'assist, perché
mi permetti di parlare delle due grandi famiglie di microfoni, microfoni dinamici,
microfono e condensatore.
Tutte queste cose, parentesi, non serve conoscerle.
Cioè, basta prendere il telefono, iniziare a registrare, ci piace o non
ci piace, continuare a registrare il telefono fino a che non pubblichiamo
una, due, tre, quattro, cinque puntate e vedere anche come risponde il
pubblico.
Perché noi possiamo divertirci un casino, però vorremmo una risposta.
La risposta magari non arriva mai e allora ci fermiamo.
Insomma, non è che devi sapere la differenza tra un condensatore e
un dinamico per poter fare un podcast.
Sono tutte delle informazioni che prima o poi ti troverai a incrociare
e un po' ti aiutano.
Quindi mi dispiace se adesso divento ancora più noioso di prima.
I microfoni dinamici, secondo me, sono i microfoni migliori per registrare a
casa nostra.
Soprattutto se l'audio non è il nostro mestiere, quindi non siamo musicisti,
non siamo voi sover talent e tutte quelle robe lì.
Un microfono dinamico devi stare, devi baciarlo perché ti registri bene la
voce, per cui non devi tenere un volume troppo alto, reagisce male
ai rumori di fondo, ai rumori ambientali, a parte le moto forti,
la Madonna, scusatemi.
E per cui è il microfono perfetto per questo tipo di prodotto
che stiamo facendo, perché difficilmente andremo in studio di registrazione per registrare
un podcast.
Hanno un suono un pochino più scuro, la mia voce è un
pochino più scura rispetto alla realtà, con questo tipo di microfono.
Cosa vuol dire più scuro?
È un pochino più cupo se vuoi.
Puoi rimediare in fase di post-produzione.
I microfoni e condensatori invece hanno al loro interno, semplificando la stragrande,
un piccolo amplificatore che amplifica centinaia di volte il suono che ricevono,
pertanto sentono qualsiasi cosa.
Questo permette allora di essere anche incredibilmente realistici e fedeli rispetto al
suono che stanno catturando.
I microfoni e condensatori hanno bisogno di essere elettrificati, cioè attraverso un
cavo XLR che si collega alla scheda audio al mixer o attraverso
il cavo USB, ricevono proprio alimentazione, la cosiddetta Phantom Power o 48
volt.
Quella roba lì è fondamentale.
Senza di quello il microfono condensatore non lavora.
Ci sono poi tutta una serie di altri microfoni valvolari, a nastro,
Lavalier che sono a condensatore, fucili o mezzi fucili, che sono anche
loro a condensatore, però allargheremo troppo il campo d'azione.
Secondo me.
Rimaniamo sulle due tipologie principali: dinamici e condensatore.
Ti piace la tua voce come suona con un microfono condensatore tipo
col Bluietti?
Usa un microfono condensatore, ma non è detto che non è il
microfono giusto in una stanza non trattata.
Chi se ne frega?
Ti piace va bene così?
Adesso sta passando un'ambulanza, si sentirà di sicuro.
Anche con un microfono dinamico, perché io sto usando il microfono dinamico,
ma certe cose, purtroppo, o sei isolato e quindi o in montagna,
oppure hai costruito una stanza che è isolata dal mondo esterno esterno,
acusticamente parlando, se no te le suchi ste robe qua.
O registri dentro un armadio perché è l'altra opzione o registri dentro
un armadio, ma lì poi potresti incappare in un problema corollario: asciughi
troppo il suono della tua voce: grazie, collaterale, asciughi troppo il suono
della tua voce e quindi suona in naturale.
E alcuni a questo punto inseriscono dei riverberi artificiali in fase di
post-produzione.
Perché a noi, il riverbero, quando lo ascoltiamo, quando registriamo un podcast,
ci fa schifo il nostro nemico numero uno.
Tuttavia, come essere umano, mi serve.
Perché innanzitutto, in una stanza, in una via, nel mondo, mi fa
capire dove sono, mi fa capire quali sono i rumori intorno a
me e se c'è del pericolo, banalmente, anche intorno a me.
E in seconda battuta siamo abituati a un po' di riverbero nella
nostra vita.
Se ne togliamo troppo, tipo registrando nella cabina armadio, e c'è gente
che ha registrato dei podcast nella cabina armadio e tutto sommato non
era male.
Però, se ne togliamo troppo di riverbero, poi suona innaturale quella roba
lì.
E quindi c'è anche lì un attimo di compromesso che dobbiamo abbracciare
esattamente come la qualità delle registrazioni, a volte va bene così a
prescindere, diciamo così.
Lo puoi controllare, questo riverbero, il suono della stanza, puoi controllarlo anche
se non sei in uno studio di registrazione.
Se hai la possibilità di mettere dei tappeti, i tappeti assorbono molto.
Se nella tua stanza c'è un divano, un letto, delle cose molto
morbide di tessuto, delle tende pesanti aiutano moltissimo.
Se le pareti non sono perfettamente parallele, anche quello aiuta.
Non tanto ricesso, ma soprattutto parallele, perché è il rimbalzo che dà
fastidio.
Se in più ci sono anche tipo librerie, oggetti, quadri, menate, quella
roba aiuta un pochino ad asciugare.
Per cui prima di spendere migliaia di euro in strumenti: tra l'altro
ero partito a quel discorso lì.
Il migliino di microfoni, i 4.000 euro di Neumann aiutano perché comunque
aiutano, perché un microfono a 4.000 euro suonerà bene quasi sempre.
Mi pare che ci sia un video di Francesco Bonalume del canale
Riperiani, più o meno il riferimento nell'audio in Italia che aveva portato
lui, lavora in radio, aveva portato a casa un pomeriggio un Neuman
da 4.000 euro e si era messo sulle scale di casa a
registrare, a fare una prova di registrazione.
Suonava bene anche sulle scale di casa.
Cioè, non c'è un cazzo da dire.
La strumentazione professionale ti fa risparmiare tempo dopo, perché con un microfono
di merda devi spendere del tempo in post-produzione a migliorarlo.
Un microfono buono, tutto sommato, ti aiuta in un certo senso.
Bisogna stare attenti però perché certa strumentazione iper professionale, magari non la
sai gestire, e quindi magari o la utilizzi male o la sottoutilizzi
dicendo il Roadcaster Pro 2, 700, 800, 900 euro di scheda audio
o 14 canali che fa anche il caffè, è strepitoso.
Ma se stai facendo un podcast da sola dove ti basta veramente
soltanto un microfono USB, comprati un microfono USB, non serve spendere 900-800
euro, non so quanto costi adesso il roadcaster Pro, serve magari a
me per lavoro, un po' capitare.
Poi giusto per seguire la tua tangente, poi dopo ti riporto in
traccia.
Tra altre cose, per esempio, il roadcaster ha la possibilità di collegare
il telefono via via Bluetooth o usb.
Quindi, per esempio, se vuoi miglior l'audio di una telefonica, quello può
diventare comodo.
Però abitualmente: se sei a quei livelli lì, appunto, lo sai se
ti serve o no un prodotto.
Fascia, chiamiamola così, comunque alta e con ottimi risultati finali da avere.
Parliamo anche oltre del microfono, che è sicuramente la parte fondamentale.
Tuttavia, come lo gestisco il microfono?
Cioè, quali accessori mi viene comodo avere e qual è l'accessorio minimo?
Diciamo, perché il microfono lo potrei anche tenere in mano, teoricamente.
Se un microfono dinamico lo puoi tenere anche in mano.
Per esempio, la puntata 100 di organizzazione per negati che abbiamo fatto
dal vivo, e l'amico Daniele Borghi che è in chat su YouTube
adesso lo può testimoniare.
Scusatemi, è stata fatta con quattro microfoni dinamici di Bering.
Per favore, si regge Beringer con la G dolce, non si regge
Bering.
È tenuti in mano.
Il microfono dinamico è il microfono dinamico tipico è quello da palco.
L'SM58 come cazzo, si chiama da palco.
L'SM58 beta, una cosa del genere.
Il gelato, il classico microfono gelato.
Quella roba lì è fatta per essere tenuta in mano, quindi puoi
anche tenere in mano un dinamico.
Il condensatore, o hai la mano molto ferma, perché fai di mestiere
e apri la pancia alla gente, quindi devi stare ferma col bisturi,
se no, è si sente molto di più che lo tocchi.
Anche un microfono dinamico si sente in generale perché se io adesso
batto il microfono sul quale sto parlando.
Questa roba qua si sente.
Sto toccando un po' i cavi le robe.
Anche lì un microfono di fascia medio alta, tipo il famosissimo Shure
SM7 beta, quello non è un caso se è il microfono più
usato dagli streamer e dagli youtuber dicendo perché quello lo tocchi e
non si sente che lo stai toccando.
Però è 450 euro di microfono.
Magari per iniziare non serve spendere così tanto.
Di nuovo, poi tra l'altro, scusami Filippo, ti è morto un parente,
hai ricevuto un'edità cospicua, spendi quello che vuoi, cioè non è che
poi ti devi sentire in colpa perché ti sei voluto prendere la
strumentazione figa.
Se, però, per comprarti la strumentazione figa devi mangiare latte di mais
e di fagioli e di tonno per un anno, magari la priorità
andrebbe invertita, diciamo altrove esatto, esatto.
Io, per esempio, appunto pur amandolo, ho investito sul buietti, ho investito
sul ragno del Bieti, perché poi c'è una cosa apposta, devo dire
la verità: l'ho usato, ho iniziato a fare i podcast, però spendendo
molto meno con strumentazione anche meno precisa, se vuoi.
Però, alla fine con la metà delo sto registrando con la metà
del costo attuale del BUIETI più il vario coso, senza troppi problemi.
E apro chiuso una piccolissima parentesi.
Tra l'altro, oggi, per la prima volta su A2, sto registrando invece
con un microfono USB.
Perché ho fatto tutto un cambio di gestione, quindi invece di avere
l'XLR solito potreste sentire una voce lievemente diversa,
perché questo invece è il Samurai Q21, roba del genere 2Q1: un
microfono dinamico USB e XLR.
Quindi lui ha al suo interno una scheda audio per trasformare la
voce della logica digitale per il computer.
Tra l'altro, anche al ritorno, perché c'è anche l'uscita cuffia, lui, esatto,
io ti sto ascoltando dalle cuffie del microfono.
Che è un gran casino su Zoom.
Quando poi ci arriviamo su Zoom su tutti quei strumenti lì per
registrare eventualmente da remoto, perché una volta che lo inserisci, mi è
partito Skype, una volta che lo inserisci, perché Roberto è morto, direi
che non c'è più.
Ora che guardavo, dicevo su Zoom o su Skype, tutti quei programmi
lì, viene vista come schedaud esterna.
Quindi uno si aspetta di sentire la voce dalle casse del computer
e non sente più niente perché deve attaccare le cuffiette.
Direttamente a quel tipo di microfono lì.
Però, sì, per esempio,
a parte alcuni microfoni che possono essere tenuti in mano, la maggior
parte ha bisogno di un'asta per essere eretto.
E ci sono aste di vari tipi a forbice, tipo la lampada
della Pixar, oppure basi molto pesanti che tengano fermo il microfono sulla
scivania.
E una cosa che si deve imparare e che io dopo 12-15
anni ho ancora in cappello è non toccare il microfono.
Quando si gesticola mentre si parla non va toccato il microfono, non
va neanche sferato il microfono, il tavolo, il cavo.
Tutte queste cose qui potrebbero venire registrate, soprattutto se, per esempio, il
microfono è attaccato alla scrivania senza quello che tu hai definito, perché
è effettivamente il nome tecnico: il ragno, cioè è una cosa che
isola il microfono attraverso una serie di elastici e fa in modo
che il microfono non riceva le vibrazioni della scrivania.
Faccio per dire se la colpisco.
Nel caso mio, con i gatti che zompano ovunque sarebbe ce li
ho, ho 4-5 diversi ragni, ma non li uso perché comunque una
rottura di bella in più voglio essere un po' più agile da
questo punto di vista.
Però, se si ha la possibilità, compriamo anche un ragno assieme all'asta
che sia appunto da scrivania oppure a forbice.
I cavi ci sono spesso su Amazon delle offerte di cavi anche
relativamente poco economiche, poco costose, scusami.
Però almeno un cavo buono e per cavo buono vuol dire tipo
almeno 5-6 euro a metro, anche di più, investiamo non subito.
Di nuovo becchiamoci la merda che troviamo in offerta.
Tuttavia, prima o poi facciamo un investimento per prima, per esempio, stavamo
facendo delle prove di registrazione con Filippo.
Mi sentiva male con un fortissimo fruscio e rumore di fondo.
Questa cosa l'avevo già captata.
Non volevo crederci, non stasera l'avevo captata nelle settimane scorse.
Non volevo crederci e invece ho dovuto crederci il cavo, dove fa
schifo e lo devo buttare.
Poi per fortuna mi escono cavi da sotto il materasso, quindi non
è un problema.
Però fosse stato il mio unico cavo, per esempio, sarei rimasto fregato.
A me è capitato lo stesso discorso.
Avevo tutta una serie di problemi che non capivo da dove venivano
fuori.
O adattatore a seconda del tipo di strumento che stiamo usando, cavo,
alla fine, ho cambiato il cavo, perché poi ovviamente lavorando con un
segnale elettrico è ovvio che se avete tensioni latenti, adesso poi
da elettricità sono zero.
Che sappiamo ci sono, ma non sappiamo come funzionano.
Questo aneddoto lo racconto sempre.
Una volta stavo facendo una registrazione, avevo attaccato il mixer o la
scheda audio, adesso, non mi ricordo cosa fosse.
Doveva essere alimentata.
Comunque.
Alla presa a cui lo attaccavo sempre e c'era un ronzio che
non si toglieva.
Ho staccato, ho preso una prolunga, tra l'altro le robe peggiori che
avessi potuto fare, l'ho attaccato a un'altra presa e il rzio era
sparito.
Evidentemente sulla colonna di quella sera c'era una lavatrice a tre piani,
non lo so, c'era qualcosa che, però, elettricamente rompeva le balle.
E sono tutte piccole cose che si potrebbero incontrare oggi, molto meno
di anni fa, perché comunque la maggior parte delle schede audi e
dei cavi sono schermati: il telefono non emette più così tante interferenze
e tutte quelle menate lì.
Tuttavia, comunque qualcosa potresti trovare ancora?
Tra gli accessori, lo mettiamo il filtro al tipo.
Stavo giusto per parlare di lui o della spugnetta.
Io il filtro del T pop lo uso molto molto poco.
Uso di più la spugnetta, per esempio, sono dei due strumenti che
funzionano in maniera simile anche se non sono proprio identici e servono
fondamentalmente alla stessa cosa, cioè evitare che siamo troppo vicini al microfono
e evitare l'effetto delle plosive: cioè quando diciamo pizza e la P
esplode, o quando diciamo Filippo e anche la F esplode, perché la
nostra emissione di fiato colpisce le capsule del microfono in maniera troppo
violenta e le capsule esplodono in quel momento lì.
Normalmente se stiamo registrando con un software di qualsiasi tipo e vediamo
le forme d'onda, quella onicella tipica delle registrazioni audio, ci sono dei
picchi notevoli in quei punti lì.
Il filtro anti-pop è molto comodo perché proprio fisicamente non ti puoi
avvicinare più di tanto al microfono.
I microfoni di fascia più alta hanno uno o due addirittura filtri
anti-pop, scusami, spugnette o filtri anti-pop incorporati proprio all'interno della struttura del
microfono stesso.
Io preferisco di più la spugnetta, però sono veramente questi personaggi.
Sì, anche io sono con la spugnetta.
Ho anche i filtri anti-pop, però alla fine adesso sono proprio dei
cerchi diciamo di tessuto trasparente che però cercano di evitare
l'onda che viene generata dalla bocca con le plausi, ovviamente.
Tutti effettivamente ti complicano la vita.
A me piace muovere.
Io adesso sto, per esempio, muovendo il microfono in me stesso, e
quindi il ragno mi aiuta a far sentire meno questi movimenti, non
si sentono.
Insomma, devo far vedere anche ogni tanto qualcosa riesco a fare anch'io.
Tuttavia, il discorso di fondo è proprio questo.
Adesso ho detto un però un po' violento, chiamiamolo così, con la
parte ascendente, perché poi questo forse è già troppo tecnico.
Però è ovvio che abitualmente si inizia a parlare forte e poi
si scende
con l'esperienza, sostanzialmente, soprattutto parlando molto davanti ai microfoni e ascoltandosi, si
riesce a migliorare, anche se almeno la mia esperienza con Roberto è
sempre stata che a fine puntata siamo visivamente più scarichi.
Soprattutto io vedo l'editing e quindi vedo l'onda che progressivamente scende di
dimensione.
Però hai toccato un punto molto molto importante che è riascoltarsi: che
è borderline con il egocentrismo.
Però se non ci si risente non si capisce che cosa si
sta sbagliando eventualmente.
Capiscono eventualmente anche i tic mentali o verbali, cioè le cose che
quelle parole che utilizziamo per riempire i momenti in cui non sappiamo
cosa dire, oppure che utilizziamo troppo.
Quella roba lì se non ci riascoltiamo, non sappiamo che esiste e
non sappiamo eventualmente che dobbiamo togliere qualcosa.
Tipo tra parentesi, no?
Tu dicevi tanto tra virgolette, per esempio.
Anche tra virgolette, dai, hai ragione, è vero, è vero.
Infatti, una volta ho detto Filippo: devo dirti una cosa, secondo me
mi odirai, però, secondo me dici troppo, lo so, perché tu ti
risenti e lo sai, e ci vuole tempo:
poi cerchi di, però appunto, poi sono le espressioni di dire i
modi di dire che fai fatica, cioè progressivamente pian pianino.
Perché rimane un work in progress questa.
Appunto, sono vari anni che lo faccio, esatto, esatto.
Quindi certe espressioni, anche solo lei
all'inizio le fai molte, io faccio su podcast raramente ci sentite fare
queste cose perché taglio con l'accetta.
Ma se si sentisse normalmente, ho molte più e così via.
Parliamo subito di quella roba lì, già che ci siamo qua o
ti sconvolgo la scaletta troppo.
No, no, no, vai tranquillo, vai tranquillo.
E io sono, per esempio, a meno che non sia un lavoro
che sto facendo, però, tendenzialmente i lavori che faccio hanno anche una,
chiamiamolo un copione.
Io normalmente taglio pochissimo, a meno che non ci siano 10 secondi
di silenzio che bisogna intervenire.
Ma taglio pochissimo perché la mia filosofia è che quello che finisce
in puntata deve essere quanto più trasparente, quanto più realistico, nel senso
corrispondente al vero, rispetto a quello che sono e faccio.
E di nuovo dipende tantissimo dal tipo di programma.
Però, per esempio, quando registravamo Ricciotto, che adesso è un programma di
cinema, adesso è in un momento di pausa tecnica perché siamo incasinatissime.
Ma non ci ricordavamo il nome di un attore, di un'attrice, di
un regista, di una storia, di un film.
Dicevamo, cazzo, in questo momento non mi viene in mente.
Allora, mentre eravamo in tre, mentre una delle altre due persone andava
avanti, io andavo a controllare quelle robe e poi intervenivo.
Ma lì era anche una cosa, adesso dico una parola che non
c'entra niente, anche politica perché.
Perché volevamo che il podcast fosse quanto vicina a una chiacchierata tra
amici che sanno, che conoscono molto bene quell'argomento.
E togliere qualsiasi aura di maestà, usiamo un'altra parolaccia, che effettivamente creare
un contenuto, parlare di fronte al microfono o rivolgersi a un pubblico,
anche inconsciamente ti butta addosso.
E quindi tu anche i gatti che facevano casino, in certi momenti
ho tagliato delle cose, ovviamente, perché o eravamo andati fuori strada, o
che ne so, io non ci si sentiva quando abbiamo registrato da
remoto.
Tuttavia, normalmente quello che finisce 18 è 18, proprio dritto per dritto.
Ovviamente dipende dai gusti.
Io, per esempio, che sono dall'altra parte: allora diciamo, tu hai due
podcast perché il mio ragionamento sono puntate monotematiche abitualmente.
E solitamente addirittura potreste ascoltare questa puntata perché interessa fare il podcast,
ma tutto il resto non te ne può fregare di meno.
E io sono della teoria che tutto il superfluo, chiamiamolo in questa
maniera lo tolgo perché in questa maniera chi ascolta, ascolta un concentrato
il meglio che possiamo dare.
E questo è il mio approccio.
E ci sta, ci sta.
Però
, soprattutto perché, tra l'altro, stiamo chiedendo loro del tempo prezioso della loro
vita, che nessuno restituirà mai, per cui è giustissimo dare loro contenuti
di valore.
Questo è fondamentale, la base proprio, però quel minimo diciuramento nel manico
ti permette di creare un rapporto con le persone.
No, no, beh, allora, poi ovvio che a volte le sbavature è
quello che non serve proprio a niente, cerco di toglierlo, quello che
invece ha un suo perché, o se prendiamo una tangente che veramente
non ha senso, allora cerco di fare, diciamo, comunque raffinare il prodotto,
mettiamola così, senza ovviamente snaturarlo.
Sì, sì, sì, quello è vero.
Soprattutto dopo un tot di tempo, io adesso dimelo tu però immagino
che i tagli che tu debba fare oggi per questi motivi qui
siano minori rispetto a quelli di quattro anni fa.
Sì, sì, sì, sì.
Anche perché sono diventato la sopravvivenza, comunque fare ammetto di aver creato
un flusso di lavoro abbastanza ottimizzato per le mie esigenze.
Dopo, casomai, c'è tempo, ne parliamo un attimo.
Tuttavia, il discorso è ovvio che essere troppo precisini, a parte che
è un mio grande difetto, quindi cerco sempre di non cercare l'ottima,
ma di farmi andare bene da lavoro, sei anche abituato per lavoro,
cioè, se non sei preciso sul lavoro, sono
problemici!
C'è una forma mentis che è quella e quindi è anche complicato.
Poi, appunto ho iniziato ascoltando i podcast inglesi che sono in lingua
inglese, che sono un pelino sopra, ma perché sono avanti a noi
rispetto a tante cose, diciamo.
E quindi ho comunque sempre quel ricordo.
Non so se mi spiego, e quel raffronto che poi abbiamo anche
già detto prima che effettivamente non bisogna pensare a la produzione da
100.000 euro del podcast, o quella NPR che è perfetta con tutte
le siglette, con tutti i momenti.
È ovvio che si possono fare, credo che tu faccia delle cose
anche di questo genere, però è ovvio che hanno dei costi, hanno,
hanno un lavoro dietro che è un monte ora anche di lavoro
dietro che è totalmente diverso casomai da un podcast come questo che
è amatoriale, comunque
con l'esperienza certe cose e riascoltandosi, certe cose si capiscono e si
evitano proprio in fase di registrazione.
Cioè, dopo 530 puntate, è ovvio che una volta che ho finito
di registrare il riciotto, ok, sistemo un po' i volumi, faccio un
attimo di eh.
Però poi la puntata poteva già uscire così come era stata registrata,
dritta per dritta, ma perché dopo 530 puntate, si siamo abituati anche
noi proprio a fare il podcast al netto della parte tecnica, proprio
che anche quella è importante.
Roberto, qualcosa da.
No, francamente no, stavo ascoltandovi e in effetti sposo tutto quanto.
Il grosso del problema, secondo me, che tanto sottovalutato, è appunto l'editing:
l'editing è un problema non da poco conto perché porta via un
sacco di tempo.
Se lo fai, sì.
Quando iniziavo in quelle personali, ho iniziato, ero molto cattivo con me
stesso, nel senso che c'erano anche più errori, ma ero anche molto
più cattivo.
Adesso tante cose le lascio passare in scioltezza perché mi rendo conto
che alla fine erano soltanto fisi mie.
Mi perdevo solo del gran tempo.
L'editing è
veramente alchimia quella roba lì.
È la pietra filosofale, non c'è la maniera giusta o la maniera
sbagliata di farla, perché di nuovo appunto io per lavoro faccio delle
robe molto molto più pulite rispetto a quelle dei miei podcast personali.
Addirittura alcuni rimangono proprio degli errori anche marchiani, ma perché appunto è
tutta una questione di visione del mondo, bla bla bla.
Ma anzi, permettetemi di usare una parolaccia mentre passa la moto, è
tutta una questione di Welt Shaung.
Quindi a seconda di come guardi il mondo, ti ci muovi anche
e agisci di conseguenza.
Però, se uno invece lo vuole fare, che lo faccia sapendo che
potrebbe portare via un botto di tempo.
Le intelligenze artificiali, chiamiamole così, magari nei prossimi anni ci aiuteranno anche
in questo, visto che già lo fanno, per esempio, per il video.
Sicuramente per il video, a me piace talmente tanto: proprio la parte
di spippolamento, sporcarsi le mani, tagliare le cose, spostare le cose del
mio lavoro che non sono neanche andato a cercarmi delle cose, degli
strumenti informatici digitali che possano aiutarmi a risparmiare il tempo da questo
punto di vista.
Perché proprio mi piacciono.
Cioè, mi piace anche quella parte lì del mio lavoro.
Sono un po' un artigiano, se volete, da questo punto di vista,
quindi scalo molto molto poco, purtroppo.
Però dipende tutto da quello che devi fare e da quello che
vuoi che da come vuoi che suoni il podcast tuo.
Perché ricordiamoci che chi se ne ha, cioè sei tu che devi
decidere se ti piace pure no.
E il pubblico, certo, però io ho visto fare a Daniele Borghi,
cioè a Daniele, che lo prendo sempre in giro per queste robe
qua, delle cose con plugin, mica plugin, delle robe, delle catene infinite
di effetti, che poi effettivamente eri anche riuscito a semplificare.
Però lui piaceva come suona la sua voce e andava bene.
Spoiler, non ti piacerà mai come suona la tua voce, cercai sempre
qualcosa di meglio e non lo troverai mai qualcosa di meglio.
Però anche il percorso è una cosa importante perché ti aiuta a
prendere confidenza con te stesso, con come vedi il mondo di nuovo,
come senti le cose che ti piacciono e come poi agisci di
conseguenza con la strumentazione che hai.
Un suggerimento che do: cioè è solo tangenziale.
Impariamo a usare queste dannate orecchie.
Quando guardiamo un film, quando ascoltiamo la musica, quando siamo per strada,
quando passiamo sotto l'arco di una porta, sentiamo come cambia la nostra
voce, per esempio.
Oppure una cosa che dico sempre nei corsi: Dracula è un film
che è fatto dal 50% dalle interpretazioni straordinarie, dal 50% da fotografie
e tecniche di effetti speciali che risalgono a 150 anni fa più
o meno.
E un 80% ulteriore dal suono: come si muove Dracula, quello che
fa, quello che succede intorno.
Gli animali.
Cioè, sono tutte delle cose che sono.
L'attenzione di quel film è creata proprio con il con l'audio, col
suono.
Per cui ovvio che non dobbiamo fare una roba del genere ogni
volta che ci mettiamo di fronte al microfono, ovvio, però impariamo a
riconoscere quelle cose lì e impariamo a goderne anche.
Quanto sono andato fuori strada, no, no, no, ma io tanto sai
che vi rimetto in careggiato.
Parliamo prima di parlare di editing, anche se ne abbiamo già accennato,
parliamo a questo punto dell'altro step di tutta la vicenda che però
è fondamentale: cioè come si registra un podcast?
Perché alla fine di tutta la vicenda abbiamo il microfono meraviglioso o
meno meraviglioso, abbiamo deciso i contenuti, abbiamo iniziato a provare a parlare,
ma dobbiamo registrare tutte queste nostre parole, diciamo.
Ci sono vari gradini anche lì, perché non è detto che l'aspetto
tecnologico, e per tecnologia non intendo soltanto il computer, ma banalmente anche
un mixer del 1968, non è detto che l'aspetto tecnologico sia uno
dei nostri, debba essere per forza uno dei nostri punti di forza.
Per cui per esempio Roberto in questo momento, anche perché se no
ci avrebbe accoltellati, sta registrando con Quick Time, che è un'app molto
molto basilare del suo Mac.
For se avesse avuto un portatile in Windows, avrebbe registrato con memo
vocale, registratore vocale, dipende dalla versione del sistema operativo, però con quella
roba lì.
Per cui può bastare veramente anche poco.
Poi ci sono dei software per la gestione dell'audio più o meno
professionali, a seconda di quello che uno vuole spendere, ma anche di
nuovo a seconda della propria competenza tecnica, se vuoi, che ci aiutano
a fare anche queste cose qui.
In questo momento sto usando Logic Pro, ma perché io di solito
uso Logic Pro e lo conosco abbastanza bene.
Audacity è gratuito e multiplattaforma, a me fa vomitare, però è potentissimo,
è potentissimo.
Cioè, l'algoritmo di riduzione del rumore, soprattutto il rumore fisso, costante di
Audacity è una roba che in giro che, gratuitamente, con quella qualità
lì.
Adesso sta arrivando con vari servizi tipo Adobe, tipo Phonic, e via
dicendo: ma se no, era l'unica roba che potevi utilizzare, e infatti,
una delle pochissime, e infatti, ogni tanto mi è capitato di utilizzare
prima Audacity, ripulire un po' di rumore e poi importare l'audio su
Logic.
Garage Band gratuito per me è che il 90% e il 95%
di questi software qua però sono pensati per la musica, per cui
avranno tantissime cose che noi non toccheremo, non apriamo mai.
Se io sono particolarmente in buona, una cosa che dico spesso: se
sono particolarmente in buona, io utilizzo il 10-15% al massimo di funzionalità
di Logic.
Ma perché magari in quel momento ho un progetto da 60 tracce,
di cui 18 sono di musica, e le altre 20 sono di
effetti sonori, passi, gocce d'acqua con le mirate lì.
E il resto sono, non so quanto fa la sottrazione, e il
resto sono voci registrate tutte in maniera diversa, per cui non ho
bisogno tutte di un trattamento diverso.
Però non faccio sempre dei podcast da 60 tracce per lavoro.
Normesto sulle 40, però comunque anche in quei casi lì non utilizzo
mai pienamente Logic perché c'è tutta la parte di composizione, tutte quelle
note lì che va veramente, non so neanche da che parte iniziare.
La maggior parte dei software che trovo in giro sono così.
No, segnalavo uno che io sto usando e che trovo molto comodo
e che è Audio e Jack, è una via.
Sono solo di registrazione.
Sì, è solo di registrazione, infatti, però, poi dal mio punto di
vista mi semplifica molto la vita perché io, posizionando gli effetti prima,
diciamo, della registrazione, quindi, nella sostanza, io ho un The Noise, ho
l'equalizzatore o un compressore direttamente dentro audio e jack.
Bravo, che il compressore ce l'hai dopo l'equalizzatore.
Sì, ho letto il libro di qualcuno, non mi ricordo più chi
dove lo segnalava, devo dirti la verità.
Dopo aver letto il tuo libro, ho fatto la cosa corretta.
No,
effettivamente adesso stiamo andando di nuovo in tangente.
Tuttavia, tra tante cose, ho scritto anche un libro sul podcast, e
effettivamente, se non sei un tecnico audiofonico, o comunque se non si
ha fatto studi specifici, tipo me, che non li ho fatti, però,
hai poi imparato il solito discorso.
Diciamo che per imparare effettivamente almeno quello che è la mia esperienza
personale.
Diciamo, su internet
ci sono tante cose, però raramente c'è qualcosa di organico, chiamiamolo in
questo termine.
È organico e facile da digerire, chiamiamolo anche
perché il podcast, alla fine non è un'attività di gestione dell'audio ad
alto livello, ma è relativamente medio-bassa.
Io ho trovato che i venditori dei commessi dei negozi di strumenti
musicali ci trattano come se fossimo veramente gli ultimi della catena alimentare.
C'è questo razzismo strisciante nei nostri confronti.
È una cosa che mi dà molto fastidio, però lo posso anche
capire da un certo punto.
Tuttavia, effettivamente, grazie appunto al libro di Matteo, ho messo a posto
alcune cose che altrimenti sarei andato avanti nei miei errori.
Perché poi, appunto, da ignorante, tranquillamente lo dico.
Non sapevo che per me la somma era uguale, non so se
mi spiego.
Quindi avanti o indietro, l'addendo, non cambia niente.
Adesso spieghiamolo anche perché effettivamente non ha mai toccato un compressore o
un equalizzatore.
Il compressore è un effetto di dinamica, per cui gli dai un
segnale audio e lui
te lo controlla, diciamo così, nel senso che abbassa i picchi più
alti e se glielo dici può alzare anche quelli più bassi, per
cui rende il suono un po' più uniforme.
Se tu lo metti prima di un compressore, lui agisce o se
tu lo metti prima di un equalizzatore, lui agisce direttamente sul suono
che gli dai.
Se tu prima, però, quel suono lo modifichi, lo equalizzi, cioè vai
a modificare la quantità di volume delle singole frequenze del suono che
gli stai dando.
Quindi è un suono che rimbomba molto.
Gli cavi un po' di basse, c'è un po' di riverbero, gli
cavi un po' di alte, c'è una risonanza brutta ai 500 Hz,
gliela togli un attimo.
Vorresti la voce un attimo più da annunciatore americano, gli pompi un
attimo le media basse, il compressore va ad agire, il compressore, il
riverbero, qualsiasi teffetto, ci metta dopo, va ad agire soltanto sulle cose
che effettivamente sono rimaste.
Per cui non ti vada ad amplificare il rimubo di una stanza
o il riverbo di una stanza, faccio per dire che infatti, una
volta che poi spiegato e ci ragioni sopra, è evidente, però il
ragionamento è torniamo anche al punto che dicevo prima: se ti piaceva
di più prima, hai fatto la prova come ti ho detto io
e come ti piaceva a te, ti piace più come ti piaceva
a te, usa quella.
Cioè, non è che.
No, no, però io, per esempio, appunto già sull'equalizzazione di cui non
sapevo nulla, grazie a due o tre consigli, credo di aver migliorato
soprattutto in questa stanza è anche un piccola, quindi senti di meno.
Nell'altra stanza dove avevo il soffitto a 4,40 m, il microfono suonava
decisamente meglio dopo un'equalizzazione fatta correttamente.
Torniamo al discorso prima: è una questione alchemica, proprio: cioè, devi fare
le prove, devi capire tutte quelle menate.
A un certo momento hai registrato sta roba, che sia con Quick
Time, che sia con un software fatto e finito, e poi inizia
a montarci.
Stavo dicendo prima: scusami, Filippo, che la maggior parte dei software sono
pensati per la musica.
Ci stanno arrivando anche dei software pensati direttamente per i podcast.
Per i computer in generale c'è Hindenburg, che è stato pensato per
i giornalisti tendenzialmente americani, tipo NPR, quelle cose lì, Siri, alcune menate,
ed è pensato esclusivamente per podcast e audiolibri.
Su iPad c'è Ferrite, che è un editor audio pensato.
Mio preferito esatto, pensato direttamente, pensato proprio per gestire i podcast, per
montare i podcast.
Quindi piano piano stanno arrivando anche quel tipo di strumenti lì.
Segnalo perché
abbiamo ottenuto dall'amico Alex Aracuglio anche uno sconto su tutte le sue
applicazioni.
C'è anche un altro software che però diciamo io lo consiglio per
l'utilizzo di podcast singoli, anche se poi da un po' non lo
utilizzo, quindi casomai Alex ha aggiunto delle feature.
Però il Producer è effettivamente un ottimo strumento.
Io ho iniziato a fare editing di podcast con l'app di Alex
perché è molto rapida, è pensata molto anche sul flusso di lavoro
di Alex, che è particolare, chiamiamolo qui in certi termini.
Però, se è interessati, non costa una follia, quindi è anche un
programma equo, con il codice sconto ha due podcast, tutto maiuscolo.
C'è il fino al 31-12.
Quindi è uno sconto generosissimo, diciamo.
Il 20% di sconto su tutte le app di Alex.
Quindi lo segnaliamo.
Alex è una lista
è il papà di questo podcast, nel senso che sia a me
che Roberto ha aiutato a iniziare a fare questa cosa.
E poi dopo la sigla è di Alex.
Insomma, siamo molto legati.
Sì, sì, sì.
No, ma hai fatto benissimo a ricordare questa cosa qui.
Tascam, che è un'azienda di strumentazione, ha fatto un software praticamente identico
a PODucer.
E PODucer, secondo me, è anche più carino come funzionamento e tutto.
Non mi ricordo come si chiama quello di Tascan.
Però stanno venendo fuori un po' di queste cose qui.
Road, in questi ultimi mesi, che è un'altra marca piuttosto nota nell'ambito
del podcasting, ha tirato fuori talmente tanta roba hardware, ma si sta
buttando anche sul software e secondo me tirerà fuori.
Questa è una roba mia, non frequento forum, non frequento siti di
rumors perché secondo me è solo tempo buttato stare dietro.
Ah, dicono che, soprattutto in ambito di Apple, a me non me
ne frega veramente niente dei rumor.
Quando esce un prodotto, anzi, finché non esce un prodotto, gli ho
dico sempre a Roberto, ma dovrebbe uscire ogni volta che ne parlavamo
del suo eventuale nuovo computer.
Ma aspetto quest'altro, Roberto, ti serve il computer oppure no?
Non aspettare una cosa che qualcuno rubando un dischetto ha trovato l'informazione
Idem,
su tutte le cose dei retroscena politici.
Ma chi cazzo se rilegge?
Ma perché devo perdere tempo?
Comunque, scusami, Filippo, riportaci in caricetta.
Quindi abbiamo visto che ci sono sia i software per l'editing gratuiti,
chiamiamoli così.
Probabilmente per chi vuole entrare con la minor spesa, chiamiamoli in questi
termini: Garage Band, dove, peraltro, qualcuno ha fatto un videocorso, si trova
su The Miss.
Se non sbaglio, io de Miss, esatto.
Quindi, nel caso, ovviamente, se volesse approfondire, aveva una bellissima cravatta natalizza.
I dettagli che ne sono accolta.
Però appunto Garage Band è ovviamente disponibile sia per Mac che per
iPad.
Vabbè, anche per iOS, cioè per
iPhone.
Però direi che fare editing di podcast su un cellulare è un
virtuosismo.
Mettiamoli in questi termini.
Tuttavia, sicuramente si può iniziare così, credo che Roberto editi io stesso,
io stesso ho iniziato con Garage Band, uso Logic perché ho fatto
il passaggio da garage band a Logic, se no, oggi avrei potuto
anche usare qualcosa di diverso.
Perché poi Logic invece è la versione, diciamo, a pagamento professionale di
Garage Band, diciamo, garage band è la versione base base addirittura, se
avete la licenza vecchia, c'erano proprio originariamente esatto, i preset per
un po' più pensato per i posti.
Poi progressivamente ci hanno data l'alta, non ho mai capito bene poi
perché, perché poi Apple sul discorso podcast è molto un divaga.
Adesso addirittura ti dà la possibilità di fare gli abbodamenti volendo, però,
per tantissimo tempo è stato da una parte un tiranno benevolo, dall'altro
indifferente, non so come definirlo.
Sono ben d'accordo su Ferrite, giusto perché io lo uso e quindi
sono un appassionatissimo.
Diciamo.
Nella episodio, ovviamente, ci saranno tutti i link a tutti i programmi
di cui abbiamo parlato e anche un po' di materiale.
Per avere almeno le linee guida.
Poi continuo a ripetere, ci sono anche i corsi di Matteo se
si vuole fare degli approfondimenti e così via.
Ferrite ha il vantaggio dal mio punto di vista.
Innanzitutto, si può fare editing sull'iPad, e per fare podcast, non è
proprio il top, mettiamola così se uno si volesse fare domande.
Si riesce a fare le registrazioni perché io le ho fatte, ma
se si vuole fare un podcast a più voci,
attualmente e per il futuro, probabilmente, perché io sto guardando anche vari
estrati
per gli sviluppatori e si parla di comunque sempre solo un flusso
audio su iPad.
Quindi per ora, almeno fino all'iPadOS 17, non avremo il multi-audio
e questo poi crea tutta una serie di problemi.
Ma ho preso la mia solita tangente.
Vero vantaggio dal mio punto di vista è che si può fare
editing direttamente con le Paul Pencil, sravaccati sul divano e così via.
E appunto, essendo io uno che fa editing nei momenti di relax,
chiamiamolo così, o comunque non professionalmente, il flusso di lavoro mi rende
molto più semplice gestire tutte queste cose, proprio perché lo vivo, diciamo,
come un momento di relax, con un momento di tranquillità e non
mi affatica.
Ovvio che tutti questi software vanno, bisogna imparare a utilizzarli.
Quindi, soprattutto all'inizio, l'attività di editing è anche dispendiosa perché non si
sa utilizzare correttamente il software.
Alex, per esempio, me lo diceva sempre: ma guarda, che io ormai
gli errori o
e tutto il resto li riesco a vedere
nell'onda audio.
Subito io dicevo: Ma come fai, ma come fai?
Poi effettivamente, dopo anni di editing, ti rendi conto, l'occhio si abitua
anche a questa forma donda e riesce a riconoscere i modelli della
forma donna a volte.
Quindi, per esempio, io con le Apple Pencil ormai senza troppi problemi,
con un movimento.
Proprio del sottolineo la parte che voglio cancellare, la cancello, diventa molto
semplice.
Poi immagino anche per te, addirittura per te sarà ancora di più.
Sì, sì, sì.
No, è vero, è tutta una questione di abitudine.
Una cosa, però, Filippo, torno all'importanza dell'editing, ma eventualmente anche della sua
assenza, perché, di nuovo, non è che per fare un podcast sia
necessario imparare a fare il sound engineer, il fonico, e tutte quelle
venate lì.
Non vorrei neanche che la gente prendesse al netto del prendere spavento
per la durata di questa puntata, ma non vorrei neanche che prendesse
spavento perché pensa che tu debba per forza diventare cintura nera e
come si collega al cazzo cosa a qualcos'altro.
Cioè, non è per forza di cose così.
Se lo vuoi fare così va benissimo, ma non è per forza
di cose così, questa è una cosa importante.
Un'altra cosa importante è Daniele che ci dice che il software di
Tascam si chiama Podcast Editor.
Quindi, vedi che c'è, ok, perfetto.
Sì, anche quello credo che sia gratuito.
Quello è gratuito.
Devi avere un account con Tascam.
Però sì, vabbè, ti chiedono solo un po' di dati dai.
Esattamente.
Poi a questo punto cerchiamo di velocizzare, perché abbiamo ancora un paio
di cose da trattare, velocemente, una cosa a cui io continuo a
ripetere, nell'ottica, proprio di dire dare il massimo, il miglior prodotto, chiamiamolo
così, all'ascoltatore, io ritengo utilissimo di inserire i cosiddetti capitoli.
Che una volta era un'operazione di alta ingegneria fare, attualmente, se si
vuole farlo in maniera gratuita, il software migliore è forecast del buon
Marco Armand, che l'unico difetto è, diciamo, se si usa Logic, se
sono creati punti, non so come si chiamano esattamente segna posto, i
marcatori in Logic, perché Armato giustamente usa Logic per editare il suo
podcast, le importa direttamente.
In generale, un po' tutti i software di editing audio e di
manipolazione dell'audio ti permettono di appunto inserire questi segnaposti, i marcatori.
L'importante è che tu esporti il file in un determinato formato, che
è quello di più alta qualità che è wave, dicendo al software
di incorporare i marcatori all'interno del file stampato.
Una volta che tu l'hai fatto, poi lo importi in forecast e
forecast li legge, e poi tu puoi inserire il titolo o le
immagini vanno fatti a manina, esatto, esatto, se no, vanno fatti a
manina.
Come faccio io, per esempio?
Però a pagamento diciamo esistono vari software che ti permettono di fare.
Sull'app Store.
Io ho comprato un podcast che si chiama Podcapters.
Ti mando
, l'ho comprato.
È già messo nelle nuove scusa, perché l'ho comprato anch'io.
Alla fine, per esempio, Ferrite ce l'ha effettivamente a livello di fluzione,
credo abbia anche lui la possibilità di inserire i capitoli ed esportarli.
E quindi è molto più comodo mentre si fa già.
Però lì di nuovo dipende dal tipo di prodotto che stai facendo,
nel senso che un podcast di 5 minuti che è uno sfogo,
faccio per dire che non ha argomenti da talmente definiti una puntata
come questa, sì.
Stiamo parlando di diverse cose in scansione.
Sì, sì, io ha ragione sempre che per me A2 Podcast,
comunque rimane all'approccio diciamo dell'insegnamento, nel senso buono, e quindi giustamente, casomai,
so già alcune cose, non mi interessa approfondirle e invece preferisco andare
oltre.
Poi, o è ovvio che, anche già, non so, per esempio, un
podcast di news, voglio ascoltare questa news, ma non mi interessa quell'altra,
perché non è argomento, può diventare utile spezzare velocemente e dare la
possibilità.
Io anche solo per riascoltare un punto, una cosa che ci interessava,
ma che non troviamo.
Io spesso volentieri dico: ma mi ricordo di aver ascoltato il podcast
che diceva questo.
Poi i capitoli diventano molto comodi, almeno per avere un movimento rapido,
poi ovvio, che non so, in certe situazioni, non so, Alex Carculia,
spesso e volentieri fa un suo podcast, diciamo, che sono il suo
flusso di coscienza, a volte appunto il flusso di coscienza si muove
per i fatti suoi, e quindi è difficile distinguere un punto dall'altro.
Mi spiego a meno che proprio non parli di due argomenti totalmente
diversi.
Scusami, ho una domanda: abbiamo perso Roberto o ancora lì?
No, no, sono qua che vi ascolto, è molto silente.
No, perché sta ancora sbollendo prima, non da cenni di vita, neanche
la frecciatina mi preoccupa.
E una frecciatina
, questa la tagliamo.
E poi c'è anche il discorso di ottimizzare l'audio.
Che vabbè, anche qui è sempre un po', diciamo, oltre la media,
mettiamola in questi termini, però a volte software come Auphonic, adesso noi
sia tu che io.
Cosa intendi per ottimizzare l'audio?
Auphonic abitualmente fa un lavoro di compressione di pulizia.
Ah, ok, ok, ok.
Quella post produzione di ottimizzazione per sì, post produzione, perché pensavo invece
al peso del file audio.
Ah, no, no, beh, vabbè, adesso che sì, io non l'ho neanche
messo in scaletta.
Io sono molto rigoroso, vado con il peso minore possibile, mettiamoli in
questi termini.
Cioè, giusto l'audio che si capisca bene, ma tanto abitualmente un podcast.
Lo standard, lo standard normalmente è 128 kg al secondo.
Io vado, secondo me, più basso, sì, ma dipende tantissimo, nel senso,
già 96 va bene.
Andare comunque in ogni caso andare sopra 128 è uno spreco di
banda, è uno spreco di tutto, anche perché poi, a seconda del
hosting che uno sceglie, cioè dove poi effettivamente viene pubblicato il podcast,
però la maggior parte a loro volta pubblicano 128.
E quindi io mi dico: anziché dargli un formato wave, quindi ultra
pesante, ma anche ultra di qualità, che però loro poi mi comprimono
e mi trasformano, diamogli subito quello che vogliono, così magari non rompono
troppo le balle.
Feniamo al discorso sulla post-produzione.
Vale lo stesso discorso per l'editing, cioè uno non deve diventare matto
a imparare queste cose.
Secondo me sono divertentissime e un minimo fanno comodo a tutte.
Però hai registrato, hai fatto un po' di editing, puoi esportare a
una buona qualità, quindi o un MP320 di kb oppure un Fidewave,
o ciò che pesa molto, e lo carichi su un sito tipo
Auphonic.
Auphonic fa tantissime cose, ma quella più bella, secondo me, è quella
di proprio comprimere e pulire da rumori quello che gli carichi.
Ocio che di default lui ti farebbe ottenere un MP3 a 112
kb, quindi devi andargli a chiedere 128, se vuoi il 128, oppure
gli chiedi di nuovo il file wave che tu gli hai dato,
e poi lo reimporti nel tuo programma e esporti tu.
Non lo so, ti mette anche i capitoli, tra l'altro, così sei
contento.
Fa un sacchissimo di cose.
No, questo non lo sapevo, perché poi anche lì ho iniziato a
utilizzare queste cose all'inizio, poi dopo progressivamente il mio flusso di lavoro
è andato tutto dentro Ferrite, e faccio tutto lì.
Non ci penso più, perché poi effettivamente sposta di qua, vai di
là, ricordati di fare questo, ricordati di fare quell'altro.
Però io, per esempio, nei corsi che tengono, di solito sono corsi
su Zoom, il mostro, le menate equalizza, comprimi, togli, taglia.
E poi gli dico: però, se non avete voglia di fare sta
roba qui, tra che te c'è la mica fonic che fino a
due ore al mese è gratuito due ore, non due euro.
Due ore al mese è gratuito.
Andiamo sul hosting, così magari riusciamo ad andare anche a dormire.
Ce n'è un po' per tutti i gusti.
Alcuni hanno anche dei piani gratuiti, altri devi pagare.
Tendenzialmente quando devi pagare per gestire.
Scusami, aspetta, grandissimo passo indietro.
Un podcast non è il file MP3 dell'audio, è un feed RSS
all'interno del quale ci sono tutte le informazioni che servono alle diverse
app, che sia Spotify, che sia Apple podcast che sia qualsiasi: serve
a queste app per andare a recuperare quell'MP3 e tutti i suoi
dati: tipo il titolo del podcast a cui fa riferimento: il titolo
della puntata, il giorno di pubblicazione, l'ora di pubblicazione.
Se c'è un testo accompagnatorio, se ci sono dei link in quel
testo accompagnatorio, quanto cazzo dura questa puntata?
Ci sono dei capitoli, ci sono delle immagini da mostrare, c'è una
cover, tutte queste robe qui sono contenute nel file XML che è
il federess del podcast.
Si può fare a manina, l'ho fatto per tanto tempo, ho creato
dei disastri.
A un certo momento sono arrivati i bellissimi servizi di hosting per
podcast che funzionano esattamente come gli hosting per i siti web.
E quindi tu gli carichi il file e scrivi tipo come se
fosse WordPress, scrivi il titolo, il contenuto, tutte quelle venate lì.
Poi addirittura programmare l'uscita.
Questa roba bellissima della modernità, esatto, la modernità.
Infatti, questa puntata viene registrata alla bellezza del 12 di giugno e
uscirà il 24 di luglio che programmerai.
Dipende tantissimo dal tipo di prodotto di nuovo che uno che uno
sta facendo, che uno
ha in mente di fare.
Io alcune puntate, le primissime puntate di 18 e compagnia, io le
gestivo, le caricavo su Dropbox, account gratuito, e scrivevo maniera il fidare
SS e ci copiavo dentro il link e non puoi.
Non è vero, puoi immaginare benissimo i disastri che ho combinato in
questa maniera qua.
Sbagliando il link, invertendo le puntate, i disastri.
Questi servizi di hosting risolvono moltissimi di questi problemi, e in più
ti danno anche lo spazio dove caricare questa roba.
Perché ok, con 128 kb viene fuori più o meno un mega
al minuto.
Fammi vedere quanto stiamo registrando.
Un'ora e 38.
Diciamo che questa puntata è di un'ora e 20 quando esce, più
o meno, fanno comunque un bel po' di mega.
Sono intorno ai 30-40 mega, anche di più anche di più.
Insomma, dipende.
No, io comprimo
abitualmente tendo.
No, beh, sì, abitualmente, tengo abbastanza tutto basso, anche perché appunto.
Alla fine poi ecco, diciamolo!
Tutte le applicazioni che ti permettono di ascoltare questo o altri podcast,
scaricano i file MP3 intero, esatto, sì.
Però comunque la banda passante, diciamo, è quella.
Io abitualmente, appunto, visto che cerco di stare molto tranquillo, perché anche
permette di scaricare in maniera più rapida e veloce, soprattutto se non
hai uno.
Io penso sempre a Roberto che ha una connessione abbastanza ballerina, diciamo.
Ma però fai bene, perché nonostante ci siano un sacco di abbonamenti
telefonici, con il mio ha giga illimitati, e mi torna anche comodo
quando, per esempio, mi è successo, si rompe il router di fast
web o altre robe.
Tuttavia, normalmente non li consumerò mai quei giga illimitati.
Però non tutti hanno sta roba qui per cui fai benissimo a
comprimere.
Poi a casomai anche lì dipende molto anche dalla connessione che uno
ha, perché poi dipende anche perché poi avere anche una connessione limitata,
ma tanto internet va pianissimo.
Adesso io a luglio vado in montagna e sono terrorizzato perché abitualmente
tra la gente che è in montagna e quindi riduce ulteriormente i
canali, le poche celle, certo certo.
Sono appena entrato nell'app della mia compagnia telefonica, non so neanche dirti
cosa ha consumato a giugno perché mi dice giga limitati e non
mi bastassero, ne ho altre 80.
Quello è comodo.
Avere gighe limitati più 80.
però quella volta lì, per esempio, mi ricordo: ho fatto due settimane
senza router, perché poi c'erano altri casini, e poi per sei mesi
non ho pagato la bolletta perché mi hanno tolto tipo 5 euro
al giorno di servizio, una cosa del genere.
Però ho veramente consumato, avevo il telefono sempre attaccato alla corrente perché
mi si scaricava tantissimo per usarlo come hotspot.
Diventa impegnativo come te.
E quella volta ho bruciato tipo 100 giga di fai conto 160
che avevo, una cosa del genere.
Però non tutti di nuovo hanno questi abmanamenti qua.
Quindi fai benissimo a comprimere, contenere, diciamo così, le dimensioni dei file.
Domanda perché io su quel punto sono abbastanza poco ferrato.
A prescindere dal discorso, che ovviamente i servizi gratuiti hanno dei limiti,
ovviamente, ma giustamente anche da un certo punto di vista, e hanno
ovviamente il login.
Cioè, nel senso, è ovvio che poi se hai iniziato a pubblicare
le prime dieci puntate.
No, no, no, no, no, niente lock in.
La cosa bellissima dei podcast, ed è una cosa che Spotifia sta
combattendo con tutte le sue forze, ma non gli sta ancora riuscendo,
è che è un fitter SS un podcast.
Quindi, fin tanto che tu hai gli MP3, tu puoi spostarli ovunque,
puoi fare veramente i cambi di hosting e via dicendo.
E però il feed rimane lo stesso rimane lo stesso perché lo
fai in redirect.
È la cosa meravigliosa dei podcast che si è sviluppata un settore
lavorativo che fattura anche abbastanza e si basa su una tecnologia libera,
che è il motivo per cui Spotify ha un diavolo per capello,
perché loro vorrebbero invece chiudere tutto.
Ah, sì, sì, lo so.
E poter guadagnare il più possibile da un discorso chiuso, ma tu
prendi un fil esattamente come i DNS di un sito: cioè se
tu prendi un sito e cambi losting del sito, non è che
con quell'indirizzo non ce arrivi più, devi fare delle cosine, d'accordo.
Però poi funziona.
Che questo sia un tra altre cose, devo farlo quindi adesso dovrò
approfondire purtroppo.
Che questo sia un processo indolore, è un altro paio di maniche
perché casini, purtroppo su ste robe succedono sempre.
Però si può fare questa è una buona notizia per il buon
Filippo.
Sì, poi dipende perché, per esempio, Anchor, che non esiste più perché
si è comprato Spotify anni fa, adesso gli ha cambiato nome, si
chiama Spotify for podcasters.
Scusami, se usi certe funzionalità, tipo i messaggi vocali che gli ascoltatori
ti possono lasciare, è ovvio che se cambi hosting e quell'hosting non
ce l'ha, non lo puoi usare.
Hai perso, non hai perso la puntata pubblicata con i messaggi vocali,
però hai perso quella funzionalità e ci sta.
Suggerimenti per chi vuole iniziare appunto qualcosa casomai di gratuito, ma che
poi ti possa accompagnare.
Di hosting.
Spreaker è un piano gratuito molto molto generoso in questo momento.
Prima era il male.
Lascia stare come piano gratuito per un podcast solo, non vedo perché
non suggerirlo.
Spotify for Podcaster Ex Anchor.
Ce l'ha anche lui ha un unico piano che è quello gratuito.
Ce ne sono, ce ne sono altri, dipende, anche lì.
Se vuoi iniziare a guadagnare un po', per esempio, con le pubblicità
dinamiche.
Che, però, dopo un'ora e cinquanta di registrazione, non toccherai come argomento
perché, se no, ne abbiamo qua per un'altra mezz'ora, preaker, così come
altri hosting, ti fanno però pagare un abbonamento.
A cast, per esempio, è un altro hosting che ha un piano
gratuito, abbastanza dignitoso.
Noi, come due podcast, siamo su Fireside, ma perché io sono appunto
anglofono.
Però il pagamento è anche abbastanza caro da un certo punto di
vista.
Però, appunto ti dà poi ovviamente come tutto, se paghi, hai funzione
in più,
i servizi in più.
Però ci sta, ecco, voglio dire.
Chiuderei a questo punto: perché, se no, andiamo veramente oltre, e anche
dopo i miei tagli, in post-produzione, diciamo, allunghiamo molto.
Parliamo dell'ultima cosa che secondo me bisogna avere presente.
Perché una volta che abbiamo pubblicato il nostro feed sul nostro hosting
e tutto il resto, come possono gli altri trovare il nostro podcast?
Quello è il gigantesco punto debole di tutto il cocuzzaro, nel senso
che non c'è anche il riferimento per andare a trovare informazioni sulle
uscite o quelle cose lì.
Tu, una volta che pubblichi il tuo podcast su Preaker, ACAST, Red
Circle, e via dicendo.
Poi odici loro di parlare con le diverse piattaforme di ascolto e
farti indicizzare.
Se no, ciascuna piattaforma Apple Podcast, Spotify, Google Podcast, via dicendo, c'è
il modo per cui tu gli bussi e dici ehi, sto facendo
un podcast, questo è il Feeder SS, mi piacerebbe che lo indicizzassi
e lo facessi trovare alla gente e chi subito o chi meno
subito, lo fa.
Dipende anche lì da te, cioè sprecare è tutto automatizzato e lo
puoi fare senza problemi.
A grande asterisco per Apple Podcast perché ci vuole sempre molto bene
di caricarglielo a manina, ma lasciamo perdere.
Altri invece, poi dipende anche da come.
Perché c'è tutto il discorso delle statistiche di ascolto.
Per cui ogni singolo hosting ti dice quante puntate, quante volte è
stata scaricata barra ascoltata una puntata, Spotify ti dice anche cosa ha
mangiato colazione a chi ti ha ascoltato.
Perché Spotify è campa di dati, quindi dipende da quello che ti
interessa anche.
A me non interessa per niente, a me basta sapere grosso modo
quanto sono ascoltato, non mi interessa sapere chi mi ascolta.
Se invece vuoi, per esempio, vendere le orecchie di chi ti ascolta
ai eventuali investitori pubblicitari, anche nella maniera più etica possibile, tipo come
si fa tantissimo negli Stati Uniti e che qui da noi ha
preso zero, cioè con le sponsorship RIDS, cioè l'azienda ti dà un
elenco di punti o ti dice parla di questo prodotto, e tu
che fai i podcast, ne parli, non parte la pubblicità di merda,
fitto radiofonica, come invece purtroppo si usa tantissimo qui da noi.
È ovvio che se vuoi fare un discorso di quel tipo, hai
bisogno di sapere un minimo chi ti ascolta, c'è poco da fare.
Tuttavia, se non hai quelle necessità lì, basta un piano gratuito senza
alcun tipo di problemi, che ti dice sempre bene o male quanto
viene ascoltato.
Segnalavo anche il podcast Index, forse che è l'unica iniziativa più o
meno per lì si ha discorso gigantesco.
E c'è stato un vostro ospite di cui non ricordo in questo
momento il nome.
Lo sviluppatore della puntata è proprio per Franco Solerio.
Credo di sì.
Avete parlato solo colui di podcast?
Secondo me sì.
Ok, allora deve essere puntata con Franco Solerio dove si parla: 48.
Dove si parla più estesamente di questi argomenti qui.
Sì, sì, vaglio per voglio.
Poi sarà argomento probabilmente di future puntate.
Esatto, perché ci stiamo lavorando e approfondendo.
Ma prima
chiedo scusa a Franco perché non mi ricordo che era la sua
puntata.
Sì, sì.
C'è anche quella roba lì.
Ed è una roba che io ignoro completamente, per esempio.
Invito alla gente che ci sta ascoltando adesso di andare a recuperare
la puntata 48, dove queste cose sono un attimino più esplicitate.
Tra l'altro non è così difficile perché l'ho implementato anche su Snapchat.
Sì, sì, anche perché è proprio un argomento verticale.
Sì,
per me è molto complicato.
Complicato nel senso che è contiguo a tutto il discorso delle criptovalute.
Esatto, sì, diciamo farlo.
Che per me è un gigantesco di domanda.
Solo per quello.
Diciamo che
sto facendo lo studio prima di preparare la puntata, ancora parziale come
cosa, però sì, soprattutto in Italia, perché nel mondo ovviamente americano, soprattutto,
a parte tutte le problematiche legate, alle frodi che ci sono state
e quindi anche alle bolle che secondo me probabilmente esploderanno.
Stanno già esplodendo probabilmente.
Tuttavia effettivamente la bellezza del sistema è che è un sistema libero
anche equo da un certo punto di vista: cioè io posso dire:
Ascolti il podcast di Matteo e gli voglio dare tot a minuto
che ascolto, o dall'altra
si innesta tutto in un sistema di criptovalute, di gestione di queste
criptovalute che non è per tutti, decisamente, e quindi poi, conseguentemente, è
ovvio che su podcast molto verticali, sulla tecnologia, su certi tipi di
di, può avere un suo seguito e avere un suo senso.
Su altri, credo molto meno, soprattutto nel mondo italiano, dove da quello
che ne so io, secondo me, mandavo delle schermate a Roberto.
Comprare con le criptovalute è praticamente non dico impossibile, ma comunque diciamo
molto raro, mettiamolo in questi terzi.
E torniamo ai discorsi che facevamo prima su editing effettistiche e mate
varie.
Cioè, per fare un podcast non è fondamentale sapere fare quella cosa.
Sono d'accordo, è interessante come sistema, come modello di business, esatto.
Ma anche proprio il concetto di value for value, sicuramente ha un
suo pregio a prescindere dalle criptovalute.
Non so se mi spiego.
Sì, sì, sì, sì, assolutamente.
Però sì, è complesso e oggi, ovviamente, diciamo che chiudiamo qui, esatto,
l'ultimissima cosa, che forse va segnalata.
Appunto.
Bene o male.
Tutto quello che abbiamo detto fino adesso è sul come fare, chiamiamo
così un podcast solista.
Sul podcast a più voci c'è, diciamo, la particolarità, chiamiamola in questo
termine, del cosiddetto double hander.
Esatto.
Allora, se siamo, no, no, cioè sì, ma no, se siamo di
persona, devi avere un microfono a testa, possibilmente
e avere una scheda audio o un computer che gestisca più ingressi.
Molto probabilmente la stai registrando da remoto come stiamo facendo noi adesso.
E lì si apre un ventaglio di possibilità.
Il minimo della pena è Skype barra zoom o altro.
Zoom forse fare anche le tracce separate.
Bravo, bravo.
È quello più comodo, effettivamente.
Però hocio, zoom
avere una traccia singola significa si interviene su tutte e tre le
voci insieme.
Perché se la mia voce fosse troppo bassa e quella di Roberto
troppo alta, con un pochino di compressione e un pochino di magia
si riesce a rendere tutto più equilibrato.
Ma se io ho un riverber della Madonna e Roberto no, e
Filippo volesse togliere il mio riverbero.
Poi, magari la mia voce suona anche bene, ma la loro viene
rovinata dal fatto che le frequenze che ha tolto a me vengono
tolte anche a loro, che non ne avevano bisogno.
Motivo per il quale si cerca sempre di avere le tracce per
ciascun partecipante.
Questo genera tutta una serie di casini.
Skype, per esempio, non ti registra le tracce separate, credo che faccia
ancora soltanto il video dal quale devi estrapolare l'audio, che mi pare
una follia.
Perché, comunque, non è solo per fare un podcast che può avere
senso registrare l'audio, anche una riunione aziendale potrebbe avere senso registrare l'audio.
Faccio per dire amici di Skype,
Zoom ti fa le tracce separate, ma gliele devi chiedere e devi
registrare la chiamata sul computer, non sul cloud.
Pertanto devi avere comunque credo.
No, anche il piano gratuito ti permette di registrare sul computer, vero?
Mi pare di sì.
Poi si apre tutto il ventaglio delle piattaforme pensate per la registrazione
di podcast a remoto, cioè Zencaster, Riverside, SquadCast, che ha vario titolo
e vario prezzo, fanno la stessa cosa.
Cioè, ogni partecipante viene registrato, ha qualità più o meno buona, e
il servizio stesso si preoccupa di sincronizzare e caricare questi file in
maniera tale che poi c'è quello che pesca il cerino più piccolo.
Di solito sono io, in questo caso è Filippo.
Scarica tutti i file e li monta.
Puoi fare la stessa cosa su Zoom o su Skype.
Per esempio, io sto registrando in questo momento la mia traccia, Roberto
la sua e Filippo la sua.
Filippo avrà la generale della registrazione di questa chiamata e metterà in
sync basandosi su quella.
Non avessimo la strumentazione che abbiamo perché fatalità non siamo podcaster, possiamo
registrare, sentiamo la telefonata su Skype e ci registriamo col telefono.
Il concetto di Filippo, il double hander, è fondamentale: cioè ognuno registra
la sua parte perché anche una parte registrata col telefono con qualche
cosa che non è bellissima, registrata in locale sarà comunque meglio della
conversazione di Zoom registrata e compressa, compressa non nel senso che compressore
di segnale come parlavamo prima, ma compressa nel senso che devono ridurre
il flusso di audio ed eventualmente anche di video per farlo passare
e farlo arrivare anche a Roberto.
Mi spiace Roberto che prendiamo sempre di mira a te.
Però Roberto con la connessione a Criceti.
Uno dei consigli che do sempre è che stiamo utilizzando anche adesso
staccare il video
quando si registra un podcast.
In questa maniera eviti di utilizzare dati che non ti servono, perché
se non stai facendo un video podcast, puoi evitare tutta la parte
video.
Diciamo che ogni tanto il video è comodo perché ci si vede
e quindi è comodissimo, è comodissimo.
Però, se hai la connessione a Criceti, c'è poco da fare.
Sì, sì, sì, sì, sono d'accordo con te.
Un'altra cosa che non abbiamo detto e che, però, non dico fondamentale,
ma comunque è molto utile e bisogna tenere presente.
Tu stai tranquillo, che ci diranno un sacco di cose di cui
non abbiamo parlato perché non ci sono venute.
Sono le cuffie.
Effettivamente non l'ho messo neanche nella scaletta.
Oh, bravo, bravissimo.
Le cuffie è fondamentale.
Questo bisogna dirlo, perché
registrare un podcast e sentire l'audio
.
Perché, ovviamente, comunque per il microfono migliore che tu abbia, difficilmente se
senti con le casse, diciamo, esterne, la voce degli altri, questa potrebbe
le cuffie sono fondamentali, sia che si sia da sole che si
sia in gruppo.
Se sia da sole devono essere tenute al minimo sindacali per sentirsi,
ma servono per capire se ci sono dei ronzini, ci sono dei
rumori, se ci si mette troppo distante dal microfono oppure no, oppure
ci si muove tanto, sono fondamentali e bastano anche le cuffette scrause
del telefono, e cioè non è che serve comprare delle cose di
chissà che prezzo.
Quando c'è in gruppo diventa fondamentale per il discorso che faceva Filippo.
Perché, per quanto tutti questi sistemi, a cominciare da Zoom, hanno tutti
degli algoritmi di cancellazione del rumore, barra dell'eco e per evitare proprio
che la nostra voce rientri o che la voce degli altri rientri
nel nostro microfono.
Se ascoltiamo voi cuffia meglio e di nuovo a basso volume, il
minimo sindacale per sentire.
Perché io ho fatto registrare in diverse puntate, ognuno ha la sua
traccia e poi avevo la generale di Zoom che usavo per montare,
ma una delle persone coinvolte stava ascoltando una cuffietta nella orecchia e
l'altra appoggiata.
E quella roba lì.
Cioè, io avevo tutta la traccia con un segnale: o era la
sua voce o era la nostra voce, perché ho usato direttamente la
traccia di Zoom, perché non c'era alcun tipo di senso di fare
un lavoro incredibile, fosse stato un lavoro pagato, ancora, ma se no
non c'è proprio alcun tipo di senso nel stare lì a tagliare
a impazzire.
E giusto solo per dare un'idea e poi chiudiamo: a me è
capitato svariate volte di fare videoconferenze con Zoom o Teams, ancora peggio
dove c'era dove c'erano tutti i rientri.
Perché poi la gente che non è abituata in questi casi a
me vedeva col microfono le cuffie.
E invece loro parlavano come col microfono ambientale del computer se ce
l'avevano, perché a volte, soprattutto di desktop, non è detto che ce
l'abbiano, e
le casse a pieno volume, quindi con dei feedback audio infernali, con
dei giri poi di perché poi proprio si crea quell'effetto eco, neanche
eco proprio riverbero, è tremendo.
Che fa fischiare sostanzialmente tutto.
E nessuno, se tu li guardavi, dicevi va bene, la prima volta
che è successo in pandemia, posso anche capirlo.
Ma alla centesima volta mettiti le cuffiette.
Tra l'altro, il minimo della pena è mettere in moto il microfono
quando non si sta parlando, esatto, esatto, l'alternativa, effettivamente è anche quella:
proprio il minimo della civiltà.
Va bene, io direi che facciamo dormire Roberto, che mi sembra stremato
dal nostro monologo.
No, no, assolutamente no, molto interessante, l'ho trovato denso di argomenti.
Ovviamente bisogna riprenderli, secondo me, a parte e approfondire perché abbiamo toccato
veramente tantissimi argomenti sul podcast, spero che vi sia piaciuto tutti quanti
gli ascoltatori.
Nonostante sia abbastanza lunghezza, ma come avete sentito, non è ancora abbastanza
lunga da aver detto tutto quanto.
Caso, noi qui andiamo a chiudere, vi ricordiamo soltanto, semplicemente che se
volete supportare il podcast, potete lasciarci qualche stellina su Apple Podcast che
ci fa un sacco di piacere.
Non correre, non correre, non correre è una parte importante.
Se corri, non ti ascoltano.
Lo so, lo so.
Lo so che sei stanco, però questi dettagli qui.
Ma anche questo, prendetelo.
Questi dettagli qui sono importanti.
Ma tanto Filippo non lo taglierà è tranquillo.
No,
eh no, secondo me non dovrebbe tagliarlo, perché questa roba qui è
importante.
Perché un sacco di gente ha un'ora e 59 di registrazione e
vuole chiudere e basta e correre, però la chiusura è una delle
parti fondamentali.
Per cui adesso la ridici bene, facciamolo dire a Filippo che è
un po' più tranquillo.
Mi hai preso la sprovvista come al solito, sai che sono il
fantasista.
Fantasista, aspetta che devo tirare fuori le note finali.
Io avevo già chiuso tutto qua.
Ecco altro grandissimo insegnamento: mai chiudere tutto finché non si chiude.
Sì, ma solitamente è Roberto che fa questa parte.
Quindi, io ero pacifico, non so se mi spiego.
Male male.
Bisogna sempre sapere tutto.
Ma allora, sai che ci avevo pensato?
Comunque adesso sto riversando perché devo tirare fuori il tutto e ci
sto mettendo più del previsto, ovviamente.
No, a tenerla fuori per sicurezza, visto che Roberto aveva avuto un
po' di problemi.
Giusto per chiudere a questo punto, e così spero anche di fare
contento Matteo, e dall'altra parte farvi vedere un attimo come funziona un
podcast, anche nella parte di chiusura.
Se volete sostenere il podcast, vi chiediamo con il cuore di fare
una recensione su Apple Podcast, che di fatto è una delle piattaforme
maggiori o maggioritarie, che danno la possibilità di farci scoprire anche da
altre persone.
Quindi la recensione delle 5 stelline, come diceva Roberto prima, o addirittura
una recensione scritta, noi le leggiamo sempre e le apprezziamo sempre, fa
comunque la sua differenza.
Poi, se volete sapere come si fa una recensione, perché non lo
sapete, abbiamo fatto, anzi, io ho fatto all'epoca una guida.
Quindi, nei link delle note all'episodio, che sono anche un'altra parte di
cui non abbiamo parlato effettivamente nella creazione del podcast, ma che, tra
virgolette, è un ulteriore punto comodo e utile, cioè tutto quello di
cui abbiamo parlato oggi, i programmi a cui abbiamo fatto riferimento, i
corsi di Matteo, il libro di Matteo e così via, li trovate
comodamente nel link del noto dell'episodio.
Come lo potete trovare è semplicissimo digitando a podcast.it64, che è il
numero dell'episodio.
Se voi volete rimanere in contatto con noi, potete anche utilizzare l'email
che è un po' ormai desueta, però abbiamo ricevuto anche le mail.
La segnaliamo sempre.
Il nome dell'email è molto carina, ma è uno sci in lingua,
scrivi.
it.
Per il resto, Matteo, dove ti troviamo su internet?
Ma io suggerirei di andare su YouTube e cercare il mio nome,
che ci sono un sacco di video dove dico cose sceme, oppure
sul mio sito che è scandal.in Roberto invece il mio blog mach
architettura.
E al sottoscritto per ora mi trovate su avvocatim.it.
A questo punto ci sentiamo tra due settimane.
Grazie mille, ciao
.
Possiamo partire la diretta così intanto.
Parlate un attimo
arbetissimo
,
primeira per partire poi arriva Edge a Chrome e a quelli di
Riverside che non prendono altre app, mannaggia loro, va bene.
Comunque,
ho ragione io.
Come diceva Filippo, la maniera perfetta per iniziare il discorso
perché queste sono le cose tipiche di una registrazione.
Vuoi fare podcast nel 2023?
Devi affrontare anche queste piccole caccate.
Siamo anche più o meno in diretta su YouTube
25 minuti di ritardo.
Pensavo peggio,
a proposito, registrate ovviamente le vostre
vedi.
Mi ricordo.
Che, se no,
tu stai registrando Skype.
Scusa, io sto registrando di tutto di più, io ho la mia
super configurazione.
Ho il mixer.
Di tutto di più, e c'è Daniele.
Abbiamo avuto qualche problema in prediretta, Daniele.
No, ma oggi adesso mi fa girare le palle.
Anche questo ti do fuoco, che succede adesso.
Che cosa c'è?
Ho l'incendio facile, hai anche
Jack che non ti va.
Aspetta, che non leggo mai.
Allora vai su,
che succede, Roberto,
niente solite preferenze.
Porca.
È il problema di avere un Mac nuovo.
Io infatti avrei esatto onestamente quello vecchio.
Sto giro,
aspetta, fammi ragionare
.
Intanto Daniele.
In chat.
Rede
, io sono dispero.
Tutto questo ovviamente è registrato in diretta.
È registrato in diretta che rimarrà per i porti.
La voglio della puntata finita, Filippo.
Si, si, dopo
, questo è al massimo in fondo.
Dai,
non mi arrendo.
Ci metto anche la musica di sottofondo.
Se mi mettete così, facciamo non riesco a fare più niente, quindi
Daniele.
Stai
stai in silenzio.
Che se no, Roberto, si casina
, secondo me sono le vibrazioni negative di Daniele.
È vero, proprio.
Daniele
.
Tra l'altro,
capisco più un cazzo, ragazzi, fatelo voi.
Io salto stasera
aspetta, qual è il problema.
Devo dare
come si dice
l'accesso completo al
disco da audio e jack.
Ok, non usare audio e jack.
Adesso.
Apri quick time, quella roba che ti fa riavviare il computer.
Apri quick time, perché non avevi installato audio e jack.
Ah, ma siamo ce l'ho installato.
E allora scusami, però è una nuova installazione.
Devi ridare le autorizzazioni, credo.
Vabbè, registriamo così,
sto registrando.
Da cosa si capisce, non si capisce.
Testa.
Cosa stai usando?
Se vai nelle note dell'episodio ci sono anche il link a come
registrare il podcast.
Stai fermo,
scoppia.
Ok.
Fai nuova registrazione audio.
Dove sei in quick time?
Sei dentro quick time?
Aspetta, che stava anche prendendo il microfono sbagliato.
Nuova registrazione audio da lì la freccetta ti dice che microfono usare,
e poi il pulsante rosso.
E lo vedi che lo sta usando, perché ci sono da audio
, oltre che aumenta, però capisci se sta usando il microfono giusto perché
se lo tocchi, poi lo vedi,
vai Mastro di Cerimoni e Strozzi, non so cosa dico, probabilmente starò
zitto,
so che avete tutti guardato le note dell'episodio che ho fatto giusto
oggi pomeriggio
, una grossa soddisfazione per il sottoscritto.
Sempre.
Comunque Roberto.
Hai acceso la webcam.
Te lo dico solo perché potresti avere dei problemi di banda, non
dovrebbe essere accesa.
Io vedo un cielo stellato, una mappa con il cielo stellato, ok?
Quindi te lo dico solo perché tu lo sappia,
ok, va benissimo.
Allora, solo con cosa?
Ma dai, solo con mezz'ora di ritardo, ok, siamo qui pronti.
Quindi 3, 2, poi dopo parto.
Va bene, non ce la faccio più, voglio andare a casa.
Sono già a casa,
3, 2, benvenuti all'episodio 64 di A2 in cui.