Mac studio e Logic Pro con Matteo Scandolin
In questa puntata Roberto (lasciato solo da Filippo) chiacchiera con Matteo Scandolin sul suo nuovo Mac Studio, Logic Pro e di tante altre cose …
In questa puntata Roberto (lasciato solo da Filippo) chiacchiera con Matteo Scandolin sul suo nuovo Mac Studio, Logic Pro e di tante altre cose …
Note dell’episodio
- Matteo Scandolin: sito professionale di Matteo, produttore di podcast e ospite della puntata.
- Puntata 34 di A2 con Matteo Scandolin: episodio precedente in cui Matteo aveva raccontato più nel dettaglio il suo lavoro.
- Radio Speaker: realtà citata da Matteo parlando dei corsi e della formazione sul podcasting.
- Blue Yeti: microfono USB molto diffuso, citato da Matteo per spiegare perché uno strumento versatile può dare risultati scarsi se usato male.
- Behringer XM8500: microfono dinamico usato da Roberto dopo il consiglio di Matteo, scelto per ridurre riverbero e semplificare il workflow.
- Insiemi: podcast prodotto da Matteo con Valentina De Poli, citato come esempio di narrazione audio sul territorio e sui quartieri di Milano.
- Geekbench Browser - Mac Benchmarks: riferimento usato da Roberto per confrontare le prestazioni del Mac Studio con gli altri Mac.
- Mac Studio: computer desktop Apple al centro della puntata, acquistato da Matteo per il suo lavoro audio e video.
- Mac mini: macchina M1 che Matteo usava prima del Mac Studio e che, per molte attività audio, era già sufficiente.
- Registratore audio portatile Tascam: registratore usato da Matteo nelle interviste in esterna per il podcast Insiemi.
- Hub USB-A Amazon Basics: hub citato da Matteo per espandere ulteriormente le porte disponibili nella sua postazione.
- Fotocamera Sony Alpha 5100L: fotocamera collegata al Mac Studio e usata come sorgente video.
- Ecamm Live: software che Matteo usa per vedere la fotocamera come webcam e gestire contenuti video.
- Behringer X-TOUCH: controller fisico usato da Matteo per comandare Logic come se fosse un mixer.
- Arturia MiniFuse 2: scheda audio citata nella descrizione della postazione di Matteo.
- Logic Pro: DAW Apple usata da Matteo per montaggio, post-produzione e lavoro sui podcast.
- GarageBand: software gratuito Apple da cui Matteo è partito prima di passare a Logic.
- Reaper: DAW professionale citata nel confronto tra strumenti audio.
- Adobe Audition: software audio professionale citato tra le alternative a Logic.
- Pro Tools: DAW professionale citata da Matteo nel panorama degli strumenti per audio e musica.
- PreSonus Studio One: altra DAW citata tra le alternative disponibili.
- Corso GarageBand per podcast su Udemy: corso di Matteo Scandolin e Andrea Ciraolo per usare GarageBand nella produzione podcast.
- PODucer: software di Alex Raccuglia pensato per produrre podcast.
- Hindenburg: software audio citato da Matteo come strumento pensato per giornalisti e podcaster.
- Accusonus: suite di plugin audio usata da Matteo per riparazione del suono, riduzione delle plosive e gestione delle sibilanti.
- Reaperiani: canale YouTube consigliato da Matteo per chi vuole approfondire audio, Reaper e produzione.
- Questione d’orecchio: newsletter di Andrea F. de Cesco citata come fonte italiana sul mondo audio.
- Podnews: newsletter quotidiana in inglese consigliata da Matteo per seguire le notizie sul podcasting.
- I corsi di Matteo Scandolin: pagina dei corsi tenuti da Matteo.
- Organizzazione per negati: podcast di Matteo Scandolin, Valentina De Poli e Andrea Ciraolo.
- MdB Summah Radio: progetto estivo di Roberto e Alex Raccuglia citato nella parte finale della puntata.
- Rammstein: gruppo citato nella conversazione su musica, metal e playlist.
- Qui si fanno i podcast: canale Telegram di Matteo dedicato a consigli e risorse per chi produce podcast.
- La catena della voce: podcast di Matteo citato nei saluti finali.
- Canale YouTube di Matteo Scandolin: canale video di Matteo, citato parlando della declinazione video del suo lavoro.
- Querty: network di podcast di cui Matteo fa parte.
- Rivista inutile: progetto editoriale citato tra le attività collegate a Matteo.
Sinossi1
1. Roberto introduce Matteo e il mestiere del produttore di podcast
La puntata si apre in una configurazione insolita: Roberto conduce da solo perché Filippo non può partecipare. L’ospite è Matteo Scandolin, già passato da A2 nella puntata 34, chiamato qui non solo come appassionato di tecnologia Apple, ma soprattutto come produttore di podcast. Matteo riparte proprio da una definizione concreta del suo lavoro: aiuta aziende, privati e autori a trasformare un’idea di podcast in un prodotto registrato, montato, pubblicato e sostenibile dal punto di vista tecnico e narrativo.
Il punto centrale della sua spiegazione è che il produttore di podcast, nel 2022, non svolge un solo mestiere. Deve alternare competenze di regia, scrittura, registrazione, montaggio, post-produzione, pubblicazione e risoluzione tecnica dei problemi. Matteo insiste su questo aspetto perché la produzione audio, vista dall’esterno, sembra spesso un processo semplice: si registra una voce e la si pubblica. In realtà, dietro a una puntata riuscita ci sono scelte di microfoni, ambienti, formati, gestione dei file, ascolto critico e capacità di guidare chi parla.
“Il produttore di podcast oggi deve indossare mille cappellini differenti.” — Matteo, 00:01:59
Roberto collega questa descrizione alla propria esperienza di architetto: anche lì, dall’esterno, il lavoro può sembrare ridotto a pochi disegni, mentre la parte invisibile è molto più ampia. La stessa cosa vale per il podcasting e per la creazione di contenuti: la semplicità percepita dall’ascoltatore è spesso il risultato di molte decisioni tecniche e organizzative. Matteo chiarisce che può accompagnare una persona anche da un punto zero, senza microfono e senza competenze, fino alla pubblicazione di un episodio, scegliendo insieme strumenti, metodo e grado di complessità adeguato.
2. Microfoni, stanze reali e strumenti da conoscere
La conversazione entra poi nella parte più pratica del lavoro audio. Matteo spiega che per iniziare a fare podcast non è indispensabile comprare subito attrezzatura costosa: anche uno smartphone può bastare per capire se il mezzo piace, prendere confidenza con la propria voce e iniziare a misurarsi con il formato. Il salto di qualità arriva quando si impara a conoscere davvero gli strumenti, perché solo allora si capisce cosa possono restituire e quali limiti hanno.
Il caso del Blue Yeti diventa l’esempio principale. Matteo lo descrive come un microfono USB molto versatile, ma anche facile da usare male. Le diverse figure polari, se non comprese, possono peggiorare drasticamente il risultato: parlare dal lato sbagliato o usare una modalità inadatta può produrre una voce confusa, lontana o piena di ambiente. Per questo Matteo preferisce spesso soluzioni più semplici e prevedibili, soprattutto per chi registra in casa, in stanze non trattate e con riverberi difficili da controllare.
Roberto racconta il proprio cambio di setup: grazie al consiglio di Matteo è passato a un microfono dinamico economico, il Behringer XM8500, ottenendo meno riverbero, una voce più controllata e un workflow più snello. Sottolinea che Matteo è riuscito a capire a distanza la sua stanza, la sua voce e il suo modo di registrare, suggerendo una soluzione economica ma molto centrata. Matteo ridimensiona il complimento spiegando che il risultato deriva da anni di prove: registrazioni in stanze brutte, stanze migliori, microfoni a condensatore, microfoni dinamici e ascolto continuo della propria voce e di quella degli altri.
“Il segreto vero è imparare a conoscere i propri strumenti.” — Matteo, 00:07:21
3. I podcast prodotti da Matteo e il caso di Insiemi
Roberto chiede a Matteo quale podcast gli sia piaciuto di più realizzare. Matteo distingue tra lavori personali e lavori professionali. Tra i primi cita una puntata di Ricciotto su Blade Runner: una prima registrazione, fatta da stanchi, non li aveva convinti perché mancava energia per affrontare un film così importante. Lui e Aldo Fresi decisero quindi di rifarla la mattina successiva alle sette, prima di iniziare a lavorare. Per Matteo quella seconda registrazione è rimasta una delle puntate più soddisfacenti.
Sul versante professionale, Matteo parla soprattutto di Insiemi, podcast realizzato con Valentina De Poli e legato a un consorzio di edilizia cooperativa. Il lavoro consiste nel raccontare quartieri, interventi, persone e luoghi di Milano attraverso interviste in esterna: panettieri, edicolanti, ristoratori, soci e abitanti dei palazzi. Matteo apprezza il progetto perché gli permette di andare sul campo e perché Valentina riesce a rendere umane e interessanti storie che, raccontate in astratto, potrebbero sembrare molto tecniche.
Roberto conferma di aver ascoltato Insiemi e lo descrive come un podcast capace di trasportare l’ascoltatore nei luoghi e nelle conversazioni. Non si concentra tanto sul tema della cooperativa, quanto sul modo in cui la narrazione è costruita: un racconto sonoro curato, immersivo, con un’attenzione al contesto e alle persone che lo rende diverso da molti podcast più improvvisati. Questo passaggio serve anche a chiarire quanto il lavoro di produzione incida sull’esperienza finale: non solo pulizia audio, ma ritmo, presenza, scelta delle voci e costruzione del racconto.
4. Mac Studio: potenza, benchmark e confronto con i Mac Intel
La puntata si sposta poi sul Mac Studio, il nuovo computer acquistato da Matteo. Roberto introduce l’argomento partendo dai benchmark Geekbench e dal confronto con il Mac Pro Intel. Pur riconoscendo che un benchmark non descrive tutta l’esperienza d’uso, lo considera un parametro utile per capire la posizione del Mac Studio nella linea Apple. Il dato che lo colpisce è il rapporto tra prestazioni e prezzo: un Mac Studio con M1 Ultra può superare macchine Intel molto più costose, mettendo in discussione l’idea tradizionale di workstation espandibile e longeva.
Roberto ragiona da professionista: se un Mac Studio costa molto meno di un Mac Pro configurato pesantemente e va di più, anche l’assenza di espandibilità cambia peso. Invece di investire subito cifre altissime, un professionista potrebbe usare una macchina potente per alcuni anni e poi sostituirla con un modello più nuovo, restando comunque sotto il costo di una workstation Intel di fascia altissima. Da qui nasce anche la critica a Intel: per Roberto il passaggio ad Apple Silicon ha mostrato in modo brutale i limiti dei Mac Intel recenti, soprattutto in rapporto a consumi, calore e prestazioni.
Matteo risponde con una frase provocatoria: la sua spesa per il Mac Studio è stata “completamente inutile”. Chiarisce subito, però, che il discorso è relativo al suo caso d’uso. Il Mac mini M1 che aveva prima era già sufficiente per gran parte del suo lavoro audio; il vero limite era lo spazio SSD, la quantità massima di RAM e soprattutto il numero di porte. Con il Mac Studio M1 Max, 32 GB di RAM e 1 TB di SSD, Matteo ha comprato una macchina molto più comoda e più longeva, ma non strettamente necessaria per montare podcast.
“La mia spesa è stata completamente inutile.” — Matteo, 00:24:13
5. Perché il Mac Studio ha senso nella postazione di Matteo
Il senso dell’acquisto emerge quando Matteo descrive la sua postazione reale. Per il lavoro audio, molti processi sono single core o comunque non sfruttano sempre tutta la potenza multicore. Per questo, tra MacBook Air M1, Mac mini M1 e Mac Studio M1 Max, la differenza non è sempre proporzionale al prezzo. Nei video esportati da Final Cut, invece, il Mac Studio si fa sentire molto di più, arrivando quasi a dimezzare i tempi rispetto al MacBook Air.
Il vero vantaggio quotidiano, però, è la serenità operativa. Matteo usa il computer per audio, video e molte attività diverse; con il Mac Studio si sente “nel burro”, cioè in una situazione in cui la macchina non sembra mai arrivare al limite. Anche se qualche processo può bloccarsi, come su qualsiasi computer, la sensazione complessiva è di margine: più RAM, più porte, più potenza e una prospettiva di durata di almeno cinque anni.
Una parte importante del racconto riguarda proprio le porte. Matteo apprezza le quattro Thunderbolt posteriori, le USB-A, le porte frontali e soprattutto lo slot SD. Per il podcast Insiemi usa un registratore Tascam che registra su scheda SD: poter infilare direttamente la scheda nel Mac Studio, senza adattatori dietro al Mac mini, gli dà una soddisfazione pratica enorme. Alla macchina collega anche un hub USB-A alimentato, la fotocamera Sony usata tramite Ecamm Live, il controller Behringer X-TOUCH per comandare Logic, la scheda audio Arturia MiniFuse 2 e altri accessori. Il Mac Studio non è quindi solo potenza teorica, ma il centro fisico di una postazione più ordinata e più comoda.
“La quantità di porte appunto mi riempie di gioia.” — Matteo, 00:32:24
6. Logic Pro, GarageBand e le differenze tra DAW ed editor audio
Dal Mac Studio il discorso passa naturalmente a Logic Pro, il software che Matteo usa per montare e produrre podcast. Matteo lo definisce una DAW, cioè una Digital Audio Workstation: un programma professionale per registrazione, editing, gestione e post-produzione dell’audio. Cita anche Reaper, Adobe Audition, Pro Tools e Studio One come alternative, precisando che lui è rimasto su Logic perché proveniva da GarageBand e ha seguito una continuità naturale tra strumenti Apple.
Roberto ricorda che GarageBand è gratuito e disponibile sui sistemi Apple, e segnala il corso realizzato da Matteo con Andrea Ciraolo per usarlo nella produzione podcast. La domanda successiva riguarda il costo di Logic: Matteo lo ha acquistato nel 2016 e da allora ha continuato a ricevere aggiornamenti senza abbonamento. Roberto verifica che il prezzo sia intorno ai 200 euro, una cifra significativa ma ragionevole per chi lo usa professionalmente.
Matteo spiega poi la differenza tra DAW ed editor audio. Programmi come Audacity permettono di applicare effetti selezionando una traccia, impostando parametri e aspettando il rendering del risultato. Le DAW lavorano invece in tempo reale: si apre un equalizzatore, un compressore o un riverbero, si modificano i parametri e si ascolta subito il cambiamento. Inoltre consentono editing non distruttivo: il file originale resta intatto e i tagli possono essere recuperati. Per il parlato, Matteo usa solo una piccola parte delle possibilità di Logic, che nasce soprattutto per musica e produzione sonora complessa.
7. Plugin, riparazione audio e strumenti pensati per podcast
Roberto chiede a Matteo quali plugin usi nel lavoro quotidiano. Matteo spiega che ogni DAW arriva con un corredo di effetti già installati: equalizzatori, compressori, riverberi, strumenti per modificare timbro e dinamica. Logic, in più, include una grande libreria di suoni e musiche royalty free utilizzabili anche nei podcast. A questi strumenti di base si possono aggiungere plugin gratuiti o a pagamento, sviluppati per estendere le possibilità del software.
Matteo racconta di aver attraversato una fase di sperimentazione intensa, scaricando molti plugin e facendoli ascoltare ad Andrea Ciraolo. Con il tempo, però, ha ridotto l’approccio: oggi preferisce usare pochi strumenti, conoscerli bene e aggiungere qualcosa solo quando serve davvero. Per il podcasting, infatti, non è necessario sfruttare tutta la potenza di Logic; spesso bastano interventi mirati su voce, pulizia, volume e intelligibilità.
Tra gli strumenti comprati nel tempo cita Accusonus, una suite di riparazione audio che purtroppo non è più acquistabile dopo l’acquisizione da parte di Meta. Matteo usa ancora alcuni plugin, in particolare quello per ridurre le consonanti plosive, che tiene di default sulle tracce vocali dei suoi podcast. Cita anche funzioni per asciugare il riverbero e gestire le sibilanti. Nel panorama dei software pensati specificamente per podcast, nomina PODucer di Alex Raccuglia e Hindenburg, molto orientato a giornalisti e podcaster grazie a clip, automatismi sui volumi e flussi più semplici.
8. Fonti per imparare audio e seguire il podcasting
Nella parte successiva Roberto chiede dove Matteo trovi notizie e aggiornamenti per il suo lavoro. Matteo distingue tra audio in generale, spesso legato alla musica, e podcasting. Per l’audio consiglia il canale YouTube Reaperiani di Francesco Bonalume, che considera una miniera di contenuti utili. Lo apprezza non solo per la competenza, ma anche per il tono divulgativo diretto, poco ingessato, capace di spiegare cose complesse senza renderle inutilmente solenni.
Cita poi la newsletter Questione d’orecchio di Andrea F. de Cesco, come fonte italiana, e Podnews come newsletter quotidiana in inglese dedicata al mondo del podcasting. Roberto raccoglie questi consigli anche per sé e per gli ascoltatori che producono podcast come side project: seguire fonti specializzate aiuta a sviluppare orecchio, capire strumenti nuovi e migliorare progressivamente il proprio modo di lavorare.
Questo segmento è coerente con tutto il discorso precedente: per Matteo la competenza non nasce da una singola attrezzatura o da un singolo software, ma da prove, ascolti, errori, fonti affidabili e pratica costante. Anche la scelta del microfono, del Mac o del plugin ha senso solo se inserita in un processo di apprendimento continuo.
9. Hobby, chitarre e ritmo nel montaggio
Verso la fine Roberto porta la conversazione su un terreno più personale e chiede a Matteo di raccontare un hobby. La risposta sorprende: a Matteo piace pulire casa e stirare. Roberto si aggancia al tema della cura degli strumenti, raccontando anche il proprio piacere nel pulire vetri e Mac. Poi la conversazione si sposta sulla chitarra: Matteo ha un’acustica Ibanez e un’elettrica modello PRS, entrambe da portare dal liutaio per qualche sistemazione. Roberto racconta la propria Epiphone Flying V e il problema dei pickup, soprattutto nei live, quando il rischio di fischi e rientri dall’amplificatore era costante.
I due confrontano anche i rispettivi percorsi musicali. Matteo si è avvicinato alla chitarra attraverso i cantautori italiani, con accordi e arpeggi; Roberto ha saltato quella fase ed è entrato subito in hard rock e heavy metal. Matteo racconta che il metal gli è arrivato attraverso i Manowar, mentre Roberto ricorda il periodo “o metal o niente” della giovinezza, le lezioni di chitarra e la passione con cui studiava gli esercizi.
La parte più legata al podcasting arriva quando Matteo osserva che suonare uno strumento aiuta chi crea contenuti audio o video a sviluppare senso del ritmo e musicalità. Nel montaggio di una conversazione, soprattutto quando c’è latenza tra due interlocutori, tagliare i silenzi richiede sensibilità: non basta eliminare pause in modo meccanico, bisogna mantenere naturalezza. Roberto collega questa idea anche all’esperienza del palco: suonare davanti ad altre persone insegna a gestire emozioni, presenza e relazione con il pubblico.
10. Progetti di Matteo, musica e saluti finali
Nell’ultimo tratto della puntata, Roberto invita Matteo a tornare una terza volta e lo coinvolge idealmente anche in MdB Summah Radio, il progetto musicale estivo che realizza con Alex Raccuglia. Il discorso scivola su Rammstein, sulla data di Padova, sull’ultimo disco e sulla possibilità di inserirli in una playlist. Roberto e Matteo commentano il carattere scenico e sopra le righe della band, in particolare del frontman, collegando ancora una volta musica, gusto personale e racconto audio.
Roberto chiude riepilogando dove trovare Matteo: il sito scandol.in, il canale Telegram Qui si fanno i podcast, il canale YouTube, il podcast La catena della voce, Organizzazione per negati, il network Querty e la rivista inutile. Matteo interviene anche sulla definizione del suo contenuto video: più che un vlog, lo considera un podcast che esiste anche in forma video, perché il vlog dovrebbe riguardare maggiormente la vita quotidiana.
La puntata si chiude con i saluti di Roberto, il ricordo dell’assenza di Filippo e l’invito agli ascoltatori a scrivere e lasciare recensioni solo se sincere. L’ultimo scambio resta coerente con il tono della puntata: una conversazione tecnica ma informale, attraversata da Mac, audio, software, podcast prodotti, strumenti musicali e piccoli dettagli di postazione che mostrano il lavoro concreto dietro una voce registrata bene.
Questa sinossi è generata con l’intelligenza artificiale a partire dalla trascrizione della puntata. ↩︎
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Benvenuti in una nuova puntata di A2 Podcast.
Quel simpatico podcast condotto dal sottoscritto, ovvero Roberto Marin.
Questa puntata è super speciale.
Uno, perché sono da solo.
Filippo Strozzi ha avuto un impegno a potuto essere dei nostri, ma
per fortuna abbiamo un ospite super speciale, super carico, ma soprattutto super
pro e niente meno che Matteo Scandolin.
Quindi è una puntata in cui entrambe le persone che stanno parlando
hanno un cognome che finisce per IN si chiama A2 Podcast
in questo, esattamente.
La nostra provenienza Veneta ci tradisce di brutto.
Ma come avete già sentito più di una volta, Matteo è stato
dei nostri una puntata scorsa di A2 Podcast, dove ci ha
raccontato bene o male quello che fa nella vita, se vuoi fare
un piccolo, diciamo, riassunto di quello che fai, perché ne fai veramente
tante di cose.
Cosa fai nella vita, Matteo?
Per chi non ti conosce?
Allora, io per lo più accarezzo i miei gatti, dopodiché, per poter
garantire loro i croccantini, faccio produttore di podcast.
Significa che se c'è qualche azienda, ma anche qualche privato, in realtà,
che amerebbe avere il proprio podcast, amerebbe fare un podcast per
qualsiasi motivo che gli possa venire in mente, mi chiama, mi parla
e ci mettiamo d'accordo su che tipo di podcast fare, insomma, tutte
quelle cose così.
E io posso seguire queste persone dall'inizio alla fine del tutto il
processo.
Una cosa che non è venuta fuori, o forse era venuta fuori,
non lo so.
La scorsa puntata che ero venuto qui da voi, quando c'era ancora
Filippo, Filippo mi voleva bene, è che
il produttore di podcast 2022, ma anche nel 2020, nel 2021, e
secondo me, ancora per qualche anno, è un mestiere
proteiforme, nel senso che devi indossare tanti cappelli a seconda di mio
Roberto.
Io mi sono anche riascoltato quando abbiamo deciso che io avrei dovuto,
o sarei dovuto
, non so mai quale verbo usare.
Tornare, mi sono riascoltato la puntata che abbiamo fatto qualche mese fa.
Era aprile, è stata pubblicata, credo a giugno o a maggio, non
mi ricordo.
Non mi sembra che abbiamo detto questa cosa.
Un produttore di podcast oggi deve indossare mille cappellini differenti perché ci
sono mille cose diverse che nel mondo di prima, tra virgolette, erano
appannaggio di diversi tecnici barra persone che avevano un ruolo specifico o
semispecifico.
Oggi purtroppo per fortuna, purtroppo per quelle persone lì, devono per forze
cose, reinventarsi una maniera di lavorare e per fortuna per quelli come
me che sono arrivati senza fondamentalmente saper fare niente e si sono
improvvisati un mestiere.
Alcuni tipo posso dirlo, il sottoscritto il mestiere l'ha anche imparato abbastanza
bene.
Io mi ritrovo a fare mille mestieri diversi, che prima appunto facevano
tante persone diverse.
Ad esempio, devo curare la regia, devo curare la scrittura, devo non
curare magari la scrittura in prima persona, però devo saper dire a
chi scrive i testi, come scriverli, se così sta andando bene oppure
no.
Devo curare la registrazione, devo uscire fuori, devo inventarmi qualche soluzione tecnica
quando ci sono dei problemi, devo poi fare il montaggio, la post-produzione
e pubblicare anche il podcast.
Capisci bene appunto che è una cosa in cui devi in ogni
momento sai, sai già, allora, la cosa positiva è che dovendo io
gestire i file anche alla fine del processo di produzione, se sono
abbastanza intelligente, non mi sparo nei piedi, come direbbero gli anglosassoni, cioè
non mi tiro lo zappo sui piedi con una pessima registrazione.
Anche nel mondo di prima, il fonico cercava di ottenere una buona
registrazione per l'ingegnere e poi doveva andarla a mixare.
Tendenzialmente, però, se sei tu che devi seguire tutto il processo, cerchi
di non farti del male da solo, diciamo, e allora possono venire
in mente effettivamente anche delle cose molto carine da questo punto di
vista.
Ho sbrodolato un poco.
No, anzi, una cosa interessante che volevo un attimo chiarire per tutti
quanti, è che in effetti il produttore di podcast non è proprio
tutta questa semplicità, perché secondo me hai snocciolato qualcosa, ma forse non
hai snocciolato neanche tutto.
Ma
ti ringrazio per questa digressione che secondo me è importante puntualizzare perché
sembra tanto facile dall'altra parte e questo mi riconosco soprattutto io come
lavoro, come architetto, dove praticamente l'architetto si vede quello che fa dei
disegnetti così al volo, con la sciarpina e il suo lavoro è
finito lì.
In realtà c'è molto più lavoro di quello che si pensa, e
uno di questi lavori, come quello anche del content creator, non è
proprio questa semplicità, non è semplice anche se sembra da fuori.
Due cose che volevo dire a riguardo di Matteo Scandolin è che
è venuto tra noi nella puntata numero un attimo che la recupero
34, quindi dieci puntate fa, che è stato pubblicato il 9 maggio
2022, volevo soltare un'altra cosa che secondo me è interessantissimo.
Quando dici che porti per mano un diciamo
l'autore di podcast in erba.
Cosa vuol dire?
Che, nel senso, io mi presento da te nemmeno senza microfono.
Per dire, tu riesci ad accompagnarmi da
chiamiamolo così, da spoglio di tecnologia a una pubblicazione di una puntata,
dico bene?
Direi spoglio di tecnica e tecnologia.
Comunque sì, del tutto.
Cioè, tu vieni da me, mi dici vorrei fare un podcast.
Io dico bene, la prima cosa che chiedo di solito quando ottengo
i corsi, invece, perché li tengo spesso per un'azienda romana che si
chiama Radio Speaker e li teniamo online la settimana prossima, per noi
che stiamo ascoltando, devono andare a Roma a tenere una formazione per
un ente nazionale.
Una delle prime cose che chiedo è se qualcuno.
Sì, appunto, se tra i corsisti c'è qualcuno che ha avuto esperienze
o di musica o di teatro.
Perché c'è la possibilità che abbia incontrato qualcuna delle cose, anche di
sfuggita, qualcuna delle cose di cui poi andremo a trattare nel corso.
Ma tendenzialmente, sì, ti posso portare per manina, metaforicamente parlando, di nuovo,
da un punto zero a un punto uno, in mezzo ci sono
le varie gradazioni, che microfono usare se è necessario, ma veramente anche
comprare un microfono, perché io sono tra le persone assolutamente convinte che
per iniziare, poi certo, se una persona si appassiona e vuole continuare,
scusami, a pubblicare, a produrre, anzi, il proprio podcast, credo che comprare
un buon microfono sia abbastanza necessario.
Per fortuna costano sempre meno, o quantomeno, la qualità si trova a
prezzi sempre minori.
Però basta veramente per iniziare anche soltanto il telefono cellulare.
Esattamente come basta soltanto il telefono cellulare per iniziare a fare video,
questo io sono assolutamente convinto di questa cosa qui.
Anche perché devi sgrezzarti un po', devi capire se fa per te,
devi prendere le misure un po' con questa cosa qui.
Che poi cambia completamente nel momento che prendi in mano un microfono
vero o una fotocamera vera e quindi devi reimparare nuovamente.
Però il segreto vero è.
Adesso sto veramente andando fuori dai binari: il segreto vero è imparare
a conoscere i propri strumenti, perché soltanto imparandoli, tu sai cosa puoi
fare e cosa loro ti possono restituire.
Io, per esempio, uno dei più famosi microfoni che puoi trovare e
puoi comprare è il Bluietti.
Credo che anche Filippo ne abbia uno se non sbaglio.
Che è un microfono estremamente versatile, è un microfono SB, quindi lo
attacchi al computer e vai tranquillo.
Ha quattro figure polari, quindi prende i suoni che gli metti davanti
in quattro modi diversi per semplificare molto un concetto che è un
po' più complicato, ma non tanto di più.
Il problema è che moltissimi, cioè io l'ho sentito usare nelle maniere
peggiori, e quindi se non capisci da che parte del microfono devi
parlare molto banalmente, la voce viene fuori in uno schifo.
Anziché usare la figura borale giusta, cioè quella se sei da solo,
ovviamente quella cardioide che significa che il microfono cattura bene quello che
ha davanti.
Ma usa quelli, usi magari quella a figura 8 e ti metti
nel punto sbagliato della ricezione delle capsule del microfono o cose del
genere, vengono fuori delle schifezze.
Quindi, io sono sempre abbastanza contrario all'utilizzo del blu yeti, più che
altro perché ci sono delle soluzioni, secondo me, più
che ci aiutano di più rispetto a quel microfono lì.
Il microfono che, per esempio, ti ho fatto comprare costa 20 euro
e non 140 di un blu yeti per carità, poi ci devi
mettere un altro accrocchio da altri 40-50 euro, un cavo, quindi
non vai tanto lontano dagli 80-100 euro.
Tuttavia, ci sono delle situazioni, ci sono degli strumenti che funzionano molto
meglio nel 90% dei casi, che è la vita normale di tutti
noi che facciamo podcast in casa in stanze non trattate con dei
pessimi riverberi e quindi un microfono dinamico, come per esempio quello che
ho fatto comprare a te, o quello che sto usando io, ci
sono 100 rotti euro di differenza tra quello che ti ho fatto
prendere e questo qui.
Tutto, tutto sommato, il lavoro che fanno noi lo stesso, secondo me,
è meglio di un microfono a condensatore come Blue Yeti, questo però
sta diventando immediatamente troppo dettagliata, forse come puntata.
È giusto parlarne, perché
io l'ho visto in prima persona, nel senso che penso anche che
dagli ascoltatori abbiano sentito una bella differenza tra qual era il mio
setting precedente e quello attuale.
E quello che mi ha stupito tanto di Matteo è che ho
avuto questa sensibilità di capire a distanza di chilometri la mia situazione
dal punto di vista fisico, nel senso come era fatta la mia
stanza, dove registravo, qual era la mia voce, come mi mettevo e
via discorrendo, mi ha fatto un consiglio decisamente centrato che mi ha
permesso veramente, oltre a rendere la mia voce migliore, più dinamica, avere
meno riverbero per quanto possibile all'interno di questa stanza, comunque alla fine,
oltre a queste cose che magari un orecchio attento riesce a cogliere,
ma magari non tutti riescono a raccogliere subito questa differenza, dalla mia
parte di podcaster devo dire che con questa semplice modifica mi ha
anche migliorato il mio workflow.
Che si è ulteriormente snellito.
Appunto perché utilizzando dell'hardware che io non conosco direttamente, nel senso che
non lo conosco così bene, ma Matteo ha dato questa sensibilità e
riuscito a capire come farlo funzionare bene all'interno del mio workflow, all'interno
del mio hardware, chiamiamolo così, inteso anche come stanza, con una spesa
veramente irrisoria, è riuscito a cambiare la vita di questo podcast di
Adu, ma anche di Snap, che faccio da solo.
Questo, ovviamente, oltre a ringraziarti tantissimo, secondo me, è una dote innata
che non tutti hanno, perché è difficile riuscire a tirare fuori una
voce da un microfono senza essere di fianco, perché non vedi come
fatto, non capisci, non sai come regolare.
Invece, è riuscito a regolare addirittura anche il mixer in modo tale
che ci fosse un giusto audio, e secondo me è davvero tanta
tanta roba, cioè sei davvero capace.
Non è te lo dico solo per ringraziarti, che vedo i risultati
non solo con me, ma anche con i tuoi podcast.
A proposito dei tuoi podcast, ti volevo chiedere subito, fare una domanda,
perché diciamo che gli ascoltatori dei due podcast ti hanno già conosciuto,
ma forse non ti avevo fatto questa domanda, ovvero qual è fino
ad oggi il podcast che ti è piaciuto di più realizzare?
Ti rispondo subito, volevo solo dire due cose, però uno, anzi tre,
grazie mille per questi complimenti.
La prima cosa, però, è che qualsiasi fonico o ingegnere del suono,
comunque gente che fa questo mestiere o mestieri affine, avrebbe saputo consigliarti
correttamente.
Quindi ci vuole un minimo di orecchio, però poi è una cosa
abbastanza fattibile.
La seconda cosa, però, è una conferma di quanto dicevo prima: cioè
sono riuscito a farlo che a te è sembrato così al volo,
ma anche perché ho passato anni a provare e riprovare le cose,
a sentire come suonava la mia voce e la voce di altre
persone perché ho sempre fatto podcast, almeno in coppia, su un microfoni
a condensatore, su microfoni dinamici, sostanze brutte, sostanze ancora più brutte, sostanze
molto belle.
Io, per esempio, ho registrato a Londra a casa di un'amica.
La pessima moquette londinese, ti assicuro che fa un assorbimento del riverber
che è meraviglioso.
Mi sembrava di stare in studio di registrazione quasi.
Sono rimasto folgorato.
Ho detto, adesso metto la mochetta anche a casa nostra.
Poi ci avevo guardato i gatti e ho detto: adesso non la
metto la moquette a casa nostra.
Per cui è un mix delle due cose: uno, quel minimo di
esperienza che ho, e dall'altro l'esperienza, però, fatta proprio sbattendo il naso
su queste cose da tanti anni.
Il podcast più bello o che mi è piaciuto di più, allora,
diciamo, quelli non di lavoro.
Mi ricordo una puntata di Ricciotto, il cinema dalla parte giusta del
programma di cinema di Querti Carticola U.
Un po' come Deborah Collacca all'epoca eravamo ancora soltanto Aldo Fresi e
io, poi si sarebbe aggiunta anche Federica Bordin, almeno un paio d'anni
dopo, secondo me.
Abbiamo fatto una sera una puntata su Blade Runner, che è un
film, come dire, un po' un caposaldo del cinema.
Eravamo tutti e due spompatissimi e del tutto insoddisfatti del risultato.
Aldo non riesce a capirlo subito, è sempre molto dubbioso, non riesce
a capire se ha tirato fuori una puntata bella oppure no.
Io avendo un occhio da editor, riesco a capire immediatamente se giro
o non gira o non giro le taldo.
Sarà bocca, non la possiamo pubblicare perché giustamente ci vengono a prendere
con i forconi.
Non possiamo parlare svogliatamente, tra virgolette, di Blade Runner, anche se ci
è piaciuto, anche se diciamo cose positive, sembra che questa puntata non
la vogliamo fare.
Quando la rifacciamo, quando non la rifacciamo, l'abbiamo rifatta la mattina successiva
alle sette prima che entrambi iniziassimo a lavorare, e devo dire che
quella roba lì mi è piaciuta un botto, veramente un botto.
Non so oldo come la pensi, però a me è piaciuta tantissimo.
Per quel che riguarda invece il lavoro, mi sono piaciuti tutti o
quasi tutti per un motivo o per un altro, un motivo diverso
rispetto agli altri.
Quello che stiamo svolgendo dall'inizio di quest'anno, anzi, dalla fine dell'anno scorso,
con Valentina De Poli e tutta una serie di persone che afferiscono
all'agenzia Itaca qui a Milano, un'agenzia di comunicazione, si chiama Insiemi.
Tra l'altro, è una roba che fiora quello che fai tu, perché
si va a raccontare gli interventi di un consorzio di edilizia
edilizia cooperative, con menzionato, tante cose che non conoscevo e che mi
stanno piacendo molto sui vari quartieri di Milano e si va a
fare è bello anche dal punto di vista pratico perché ogni volta
andiamo in gita, nel senso che andiamo a fare le interviste all'interno
dei quartieri.
Andiamo a parlare a metti conto, col panettiere, con l'edicolante, con la
ristoratrice, con tutti questi personaggi qui, e poi con i soci dei
diversi palazzi, dei diversi interventi ed è tutto molto molto bello.
Ho questa gigantesca fortuna di lavorare sempre con gente molto molto brava.
E Valentina De Poli è bravissima e riesce a condire delle cose
che se io ti raccontassi andiamo a capire come funziona l'intervento di
una cooperativa.
Tu, magari no, però altre persone tu no, perché magari lo sai
per lavoro, però altre persone magari vorrebbero tipo della droga o dell'alcol.
E Valley invece riesce a raccontare queste cose in maniera molto interessante,
ma anche soprattutto incredibilmente umana e fartici appassionare, secondo me.
E quindi è uno di quelli di cui sono più contento, diciamo.
Appunto, io vorrei aggiungere un altro paio di parole sui insiemi.
Perché non conoscevo questo podcast prima di conoscere Matteo e l'ho ascoltato
ed è davvero bello.
Se volete ascoltare un bel podcast fatto bene, nel senso che sembra
di essere lì con chi sta parlando e assistere a una chiacchierata.
Ed è qualcosa veramente di fenomenale.
Per sembra di essere proprio trasportati nel tempo, nello spazio, e arrivare
con penso che ci sia anche Matteo lì, non ci sia solo
Valentina e soprattutto le persone con cui parlano, sembra di essere lì
presenti con loro e stare a chiacchierare.
È veramente uno dei pochi podcast che ti permette di essere trasportato,
perché è quasi un racconto, per intenderci.
È molto curato sotto questo punto di vista, non ci sono mai
degli scappati di casa come me che non hanno nessun tipo di
cognizione di come si porta avanti un podcast, è veramente confezionato nel
modo giusto e vi consiglio davvero a tutti quanti, anche se magari
il mondo della cooperativa non vi attira per qualsiasi tipo di motivo,
quello che invece vi deve andare ad attirare è come è stata
fatta la narrazione all'interno di questo podcast, al di là del tipo
di argomento, perché è davvero qualcosa di molto particolare.
Nel panorama del podcast non ce ne sono molti così, e secondo
me merita davvero di essere ascoltato.
Anzi, grazie Matteo.
Che, insomma, questo è un altro esempio di come si lavora col
podcast, e noi mi metto dalla parte di chi ha iniziato, anche
se da molto tempo che faccio podcast, ma c'è davvero molto da
imparare anche ascoltando insieme.
Davvero, andatevelo ad ascoltare stra consigliatissimo.
Ma oltre a queste cose qua, Matteo è uno dei nostri non
solo perché è un podcaster, ma perché è un appassionato di tecnologia
Apple ed è proprio qua a fagiolo per questo motivo, perché l'abbiamo
detto nella scorsa puntata, e lo ribadiamo anche in questo.
Dobbiamo parlare di un oggettino hardware che è arrivato all'interno del suo
ufficio.
Purtroppo è uno di quegli oggettini hardware che a me fa venire
la bava la bocca, e probabilmente potrei vendere anche
: non dico un braccio, ma poco ci manca.
Per riuscire a metterci sopra le mani, perché è qualcosa di veramente
particolare.
Diciamo che potremmo definirlo come un cambio del paradigma che sta attraversando
in questo momento Apple.
Stiamo parlando del Mac Studio.
Il Mac Studio è un computer molto particolare.
Ne parlavamo poco tempo fa anche sul canale Snapper di Telegram, cioè
il canale collegato al podcast Snap, dove appunto si parla tra le
altre cose anche di questo.
C'è anche Matteo tra di noi e parlavamo del Mac Studio, ovvero
del valore che ha il Mac Studio.
Io ovviamente incomincio a raccontare da qui e poi lascio la parola
a Matteo che ci racconterà poi invece la sua di vicenda col
Mac Studio.
Io non avendo il Mac Studio, la prima cosa che posso fare
per riuscire a capire di che si tratta è essenzialmente andare a
vedere i benchmark.
Perché lo so che il benchmark, il test Geek Bench nella fattispecie,
non racconta tutto del computer, perché il computer è fatto di tante
altre cose, non è soltanto questione di pura potenza.
Ma la cosa interessante, quello che continuo a dire, è che comunque
ti dà un parametro di riferimento e all'interno della lineup Apple ti
fa capire dove sta questo Mac Studio.
E la cosa interessante, appunto, che parlavo appunto sul canale Snap, è
che guardando le classifiche Geek Bench, se vai a vedere in alto,
vedi soltanto il Mac Studio che ha messo dietro tutto quello che
c'era prima.
Ovviamente il Mac Studio con il chip M1 Ultra e ci sta,
nel senso, è la punta di diamante dell'M1, l'M2 dobbiamo ancora vederlo,
e magari lo vedremo nei prossimi mesi.
Cosa salterà fuori?
Ma diciamo che l'1 Ultra è il punta di diamante che ha
messo dietro tutto quanto, ma non c'è solo questo punto di vista
solo del test nudo e crudo di potenza brutta.
Che ovviamente io mi rivolgo essendo professionista.
Guardo semplicemente il testo scusate, guardo semplicemente il test
multicore perché è quello che ci dà l'indizio di quanto può viaggiare
una macchina.
Facendo il paragone con il secondo in classifica di questa classifica sul
punteggio multi-core, abbiamo a ruota il Mac Pro super pompato con un
processore Xeon.
Quello che ho fatto notare, che, secondo me, è da sottolineare,
l'ordine di grandezza delle cifre in gioco è qualcosa di sbalorditivo perché
è vero che il Mac Studio
costa un po'.
Diciamo con l'ultra, però siamo in almeno costa circa un terzo meno
del Mac Pro completamente pompato e va di più, certo si può
dire che non è espandibile, perché è un cubetto di alluminio che
fa paura ed è super cattivo.
Ma se voi ci pensate un attimo, un professionista, almeno il mio
ragionamento è questo, che cacchio ci spendo 14.000 euro per un Mac
Pro che va di meno di uno studio che costa per dire,
che ne so, 6.000 euro.
Facciamo così, una cosa del genere.
Se uso il Mac Studio per un paio d'anni finché non lo
tiro veramente al collo, non riesce più ad andare avanti perché faccio
così tante cose pesanti che gli tiro il collo e vedo la
fine della potenza dell'M1 che non è attualmente ancora data a causa
del software che non riescono ancora a sfruttare completamente la potenza.
Ma mettiamo il fatto che io tra due anni devo gettarlo via
perché l'ho fuso, io spendo altri 6.000 euro, me ne prendo uno
già aggiornato che va di nuovo di più, mentre col Mac Pro
sono ancora in deficit di 2.000 euro e va bene l'espandibilità, ma
capisci che nel corso del tempo questa espandibilità si va un po',
secondo me, a rarefare, nel senso che si perde un po' la
questione.
E il Mac Studio, secondo me, è un hardware molto molto interessante
da questo punto di vista.
Perché dà tanto rispetto alla spesa che può sembrare tanto, perché uno
magari pensa va bene, spendo 14.000 euro, ma insomma ho un Mac
Pro che almeno ha una dimensione di un computer.
Invece spendi magari 6-7.000 euro per questo cubo di alluminio, che, da
quello che ne so, pesa anche un po'.
Ma che va veramente fa veramente paura a tutti quanti.
Nel senso che, almeno dal punto di vista
di Intel, ricordatevi che siamo alla prima interazione di Apple Silicon.
E io, francamente, ve lo dico sinceramente: io fosse Intel, un po'
mi vergognere di quello che è successo perché vuol dire che c'è
qualcosa che non quadra in tutto questo.
Io, per primo, ve lo dico sempre tutte le volte che sono
all'interno di un podcast, lo dico sempre il mio simpatico Intel MacBoo
Pro con il processore Intel quad Core, per riuscire a portare a
casa una puntata del podcast con la batteria che non si fonda,
devo togliere il turbo bousto e farlo viaggiare come viaggiava circa il
diciamo, non dico un Seleron, ma poco ci manca, nel senso che
siamo a livelli del duo.
Un
viaggia 1,4 GHz e la cosa fa veramente ridere.
Adesso lascio appunto la palla a Matteo invece, che ha comprato un
Mac Studio per la sua professione e voglio sapere cosa ne pensa
lui adesso che l'ha usato per un po' di tempo.
Allora ti dico subito così: il breaking news, la mia spesa è
stata completamente inutile.
Prima di spiegare perché dico questa cosa, però volevo anche contestualizzare quello
che hai detto poco fa.
È vero che l1, l'M1 Pro, l M1 Max, tanto più l1
Ultra dà il bianco, come dice un mio amico, a più o
meno tutti i processori Intel, non su tutte le cose, non su
tutti i processi, non su tutti gli utilizzi pratici, questo è sicuro.
Ma ricordiamoci anche che quel Mac Pro che costava 15-20.000 euro, quelle
cose lì.
Quando è uscito quel Mac Pro lì, il M1 non era ancora
uscito.
È vero che da un certo punto di vista ti girano tutte
le cose che ti possono girare perché magari hai speso una barca
di soldi per un computer che è diventato immediatamente vecchio quando si
è affacciato il MacBook Air, il Mac Mini e il MacBook Pro
13 pollici con touch bar con l'M1 base che già da solo
bastava a me, appunto.
Proprio torniamo sulla spesa inutile.
Tuttavia, è anche vero che un professionista o un'azienda che l'ha comprato.
Scusami, queste sono le verdure, come si dice al vapore.
No, no, al vapore.
Un professionista che l'ha comprato, lo fa valere, nel senso, anche se
non è nuovissimo, quella roba lì la tiri ugualmente per diversi anni
prima di sostituirla.
Tuttavia, è vero quello che stai dicendo: che a parità di potenza
addirittura con potenza superiore, tendenzialmente i processori Apple costano di meno.
Questo è sicuro.
Sì, assolutamente sono anch'io d'accordo sul fatto che Intel dovrebbe un pochino
vergognarsi.
La mia spesa è stata completamente inutile, nel senso che tutto sommato,
io stavo benissimo col Mac Mini che avevo quando ci siamo sentiti,
quando abbiamo fatto l'intervista per la puntata 34.
Forse, addirittura in quel momento ero da mia mamma col MacBook Air,
sempre M1 anche lui.
Il problema che avevo con il Mac Mini era che aveva troppo
poco spazio perché avevo mezzo Terra di SSD,
l M1 base ha alcune limitazioni,
tra i 16 GB di RAM massima che puoi installare.
Se non sbaglio, anche il Tera di SSD.
No, forse poteva salire 2 Terra, non me lo ricordo.
Sicuramente il numero di prese di porte che gli puoi montare sopra.
Quindi l'1, il Mac Mini M1 aveva due porte
Thunderbolt 3.
Se non sbaglio, comunque Thunderbolt di qualche tipo, quella a forma di
USBC.
Ti saluto.
È appena uscito.
Non so se hai visto la specifica del USB 4 versione 2.0,
che ha la forma dell'USBC.
Buonanotte, cosa stanno facendo col naming da quelle parti, non lo so,
aveva due porte USB A, aveva ovviamente la
HDMI e l'Eternet.
Un po' per la limitazione di spazio, un po' per la limitazione
di porte, ero molto molto stretto.
Quando è uscito il Mac Studio a marzo, ho detto l'hanno fatto
giusto per me, lo aspettavo.
Quindi ho contratto un simpatico debito con la mia banca che continuerà
evidentemente ad avermi come cliente per i prossimi due anni e ho
preso uno Mac Studio M1 Pro no, M1 Max, scusami, quindi modello
base con la RAM base di 32 giga, se non sbaglio, farmelo
controllare.
Con 32 giga assolutamente, con l'unica differenza rispetto al modello base è
che ci ho messo in tera di SSD interna.
Dico che è una spesa inutile ed eccessiva, perché, contrariamente a te,
che il multicore ti interessa particolarmente come
lavorino della macchina, non vorrei dire una vaccata, perché è esattamente come
sono un fonico che si è formato da solo sbattendo il muso
sulle capsule dei microfoni, non sono neanche un informatico.
Quindi non vorrei dire proprio una vaccata.
Ma se non sbaglio, i processi audio sono single core, o comunque
molti di loro sono single core.
Iniziano a essere multi core quando per esempio devi caricare tanti plugin
all'interno della tua Do, dopo vediamo che cos'è o quelle cose lì.
Per cui l'M1 normale e l'M1 Ultra no, l'M1 Max in single
core, sono non dico identici, però non è che siano tanto differenti.
Quindi io, col mio MacBook Air, è un filo più lento
del Mac Studio, ma funzionano esattamente la stessa maniera.
Il che significa che per fare il lavoro che faccio io, grosso
modo, mi bastava il Mac Mini di prima.
O comunque il Mac Studio che ho pagato 2600 euro, lavora come
il Mac Mini che avevo pagato 1000, tu dici: Sei un bel
idiota.
Sono anche abbastanza d'accordo.
Mi sento abbastanza tranquillo invece.
Sono del parere che secondo me se l'hai comprato, non l'hai comprato
a cuor leggero, quindi un motivo c'è.
Probabilmente sono del parere che
per adesso non riesca a tirarmi il collo, ma vorrei sentirti fra
un anno non solo, ma già adesso ti dico che non sono
completamente idiota.
Nel senso che mi sento molto più sicuro.
Perché, per esempio, faccio non molti, perché non ne faccio molti e
sicuramente non sono eccessivamente complessi.
Tuttavia, faccio un buon numero di video ogni mese.
Uso il computer per tante tante diverse cose, alcune legate all'audio, altre
legate al video, e via dicendo.
Con questo processore e questa quantità di RAM e oggettivamente, già col
McMini M1 base facevo un botto di cose e lui non incespicava
mai.
Con il Mac Studio sono ancora più nel burro, come direbbe Guido
Micheli, conosciuto di più come il Dogway: In Vacanze di Natale 83,
il primo.
Sei veramente nel burro, nel senso che funziona tutto e non si
inceppa mai niente.
Se no, ovviamente, siccome il computer è fatto da esseri umani, noi
esseri umani siamo imperfetti, è imperfetto del computer.
Quindi ogni tanto effettivamente qualche processo va alla malora.
Però sono cose che succedono normalmente.
La cosa che mi fa dormire ancora più sereno rispetto ai due
anni di debiti con la banca è che appunto tra due anni
questo computer sarà ancora estremamente, me immagino, però, visto come sta andando
da quando hanno presentato i primissimi Apossibilico nel 2020 a oggi, questo
computer sarà ancora estremamente performante e non sentirò così tanto la distanza
con gli M2 che sono appena usciti, che già il modello base
di nuovo mi basterebbe e mi avanzerebbe, e che tra l'altro ha
anche superato alcune limitazioni, in particolare il modo sulla RAM.
Se pensi che il MacBook Air può montarne fino a 24 giga
di RAM e tutte quelle cose lì.
Per cui sono comunque abbastanza sereno nel pensare che questo mi dura
almeno 5 anni, per esempio.
E se poi a dividere 2600 euro per 5 anni alla fine
della fiera non è un grosso costo mensile.
Onestamente, avrei voluto fare un leasing o un noleggio a lungo termine,
quella cosa lì, con possibilità di riscatto oppure di risottoscrizione col sangue
con una macchina nuova.
Ma avendo aperto la partita IVA io da meno di tre anni,
Apple non me lo faceva fare soltanto se hai la partita IVA
da almeno tre anni.
Quindi ho detto: Vabbè, intanto lo compro, vediamo come va, poi scopriremo
vivendo cosa succede.
La cosa che comunque non pensavo mi avrebbe data così tanta soddisfazione
è la quantità di porte del Mac Studio, perché lui ha 4
Thunderbolt 4 dietro, due USB A e sul davanti ha due Thunderbolt
3, quindi non quattro ma 3, e una schedina SD.
Andando io in gita con Valentina a fare le interviste per insieme
il podcast di cui parlavamo prima, ho un registratore portatile della Tascam
che mi registra sulla schedina SD.
Non pensavo che mi avrebbe data così gioia anziché utilizzare un adattatore
USBC e infilarlo nel retro del Mac Mini, infilare la schedina SD
direttamente in bocca al Mac Studio.
Questa cosa qui mi dà una gioia incredibile.
Mi immagino i fotografi o comunque gente che lavora con file di
grafica, scusami, un file di grafica video che fa delle riprese e
poi scarica la schedina SD direttamente nel computer, quanto stiano godendo loro.
La quantità di porte appunto mi riempie di gioia, scusami.
Ho comunque un'hub a sette porte UBA, quindi quelle vecchie auto alimentato,
perché è alimentato dietro dalla presa, collegata a una delle due porte
USB.
Questo mi permette di avere, oltre alle 6 porte USB C un
totale di tipo 8 porte USB A che non fa mai male.
In questo momento non sono tutte occupate.
Tra una crocchia e l'altra ho diverse cose attaccate.
Perché in USB A, appunto, ho direttamente la fotocamera collegata direttamente al
computer, perché il programma che uso di solito, che è ICAM Live,
la vedi direttamente come una webcam e ho poi attaccato tutta una
serie di cose.
Il controller che serve per controllare il suo nome, il software che
uso per montare i podcast che si chiama Logic, a questo controller
che è un simula un mixer, diciamo così, e ti permette di
intervenire fisicamente su quello che stai facendo, e il software risponde ai
comandi fisici che hai imposto al controller davanti alle tue mani.
Cos'altro, ci ho collegato?
Non me lo ricordo neanche più, però ho diverse cose.
Ho,
non mi ricordo niente, Roberto, in questo momento, però ho diverse cosine
che sono loro attaccate.
In USB C invece, sono dentro con la scheda audio e ti
stavo raccontando che stamattina alle 7.40 ho rischiato la defenistrazione da parte
di mia morosa perché mi ha sparato un corriere.
Il corriere mi ha portato un holder come si dice, un contenitore,
chiamiamolo così, da sotto la scrivania per un McMini, perché avevo preso
le misure della scheda audio.
Sembrava essere perfetta quella di McMini, e volevo mettermelo sotto il ripiano
alto della scrivania, ma purtroppo avevo preso male le misure e non
ha funzionato.
Perché vorrei in questo momento mettere la scheda audio in una posizione
un pochino più accessibile.
In questo momento è in verticale tra una delle due casse audio
che ho sul ripiano alto della scrivania e l'asta del monitor che
lo tiene fermo quindi è un po' noioso.
Ho divagato come al mio solito, però, comunque sono estremamente soddisfatto dell'acquisto
del Mac Studio.
Credo che lo sarò per molto tempo.
Questo era il sunto di quello che volevo dire.
Perché la potenza, che come dici tu, per certi aspetti, soprattutto per
certi ambiti come il tuo, non è ancora espressa del tutto, nel
mio, abbastanza, per quello che faccio io, intendo dire, e vedo che
ha un sacco di aria ancora da respirare.
Eh sì, hai perfettamente ragione.
Nel senso che l'effetto è proprio quello,
diciamo che
ovviamente non io direttamente, ma da quello che ho potuto vedere in
giro per le varie prove, capita spesso di vedere che non tanto
il max, ma quanto l'ultra, che nonostante i software ci buttino dentro
i dati finché basta, non è ancora al 100%, non è carico
al 100%.
Quindi vuol dire che in effetti la longevità ci sarà ancora per
io penso anche più di due anni, secondo me, tra cinque anni
forse riusciremo a capire in effetti qual è
la complessità e la capacità di calcolo di queste macchine.
Perché tutto sommato cercate di capire che al di là che sia
Apple, comunque è alla fine una nuova tecnologia che anche gli sviluppatori
software devono cercare di comprendere completamente per riuscire a tirargli il collo.
Sappiamo benissimo, tutti, tranne io, quando è nato la tecnologia per 86,
quando è nata, tu lo sai più o meno, sarà nata il
passaggio.
Il passaggio è stato 2005-2006.
2005, anzi, perché io ho comprato il primo Mac Mini nel 2000,
il primo scuso in MacBook, quello in policarbonato bianco nel 2005.
Sì, ma nel senso, io parlo proprio dei primi processori con istruzioni
di K86.
Nel senso, non ne ho la più palla idea.
Credo degli anni 80-90, forse non lo so.
Difatti, considerate che dagli anni '80, diciamo, intorno al 2020 abbiamo visto.
La fine di questa tecnologia, nel senso che non ha più tanto
da dire, nel senso che non si riesce più a espandere più
di tanto, e ha fatto capolino questa nuova tecnologia di Apple Silicon
che deriva da Arma.
Però, capite che dagli anni 80 al 2020, ne sono passati 40
di anni per riuscire a portare una tecnologia al suo massimo splendore
per intenderci.
Quindi capite che siamo ancora all'inizio, sono solo passati due anni.
Prima interazione.
Abbiamo intravisto l'M2, cosa può fare, l'ipotesi è che ci sia ancora
tanto da dire, tanto tanto da fare.
La cosa interessante, appunto, è che mi dicevi che dal punto di
vista audio, molto probabilmente, in effetti, se non ricordo male che anch'io
non sono un informatico, mi pare che sia single core
per quanto riguarda il calcolo delle parti audio.
Non so bene quale sia il motivo informatico e matematico che ci
stia dietro a questo, diciamo di elaborazione da parte del computer.
Ma quello che hai fatto giustamente notare, tu nel momento in cui
sai anche la tua tecnologia su cosa funziona meglio, come ad esempio
il single core, puoi scoprire che ad esempio un MacBook Air va
un po' meno di quei blasonati Mac per i Pro, ma non
così tanto, perché appunto nel tuo lavoro, se usi single core, diciamo
la prestazione single core è per te importante, sono abbastanza livellati.
Chiaro che altre applicazioni che sono multicore, ovviamente riescono a sfruttare di
più questa tecnologia, perché se fate il conto di tutti i core
che ci sono all'interno dell M1, fa anche un po' spavento contarli
tutti quelli.
Perché fino a poco tempo fa se ne avevi già 16 ricordi,
devi già fare diciamo i salti di gioia perché era qualcosa di
estremamente tecnologico, adesso i 16 core praticamente sono alla base di tutto
quanto.
Ma l'altra cosa importante è, per esempio, parlo
del mio lavoro, parlo del BIM essenzialmente.
Una cosa che ho scoperto mano a mano è ad esempio, che
non tutti i programmi di BIM Autoring utilizzano la tecnologia multicore, e
questo secondo me è un punto fondamentale nel vostro lavoro.
Se voi sapete il tipo di software cosa utilizza, riuscite anche a
spendere meglio i soldi, penso.
Sì, sì, sì, sono d'accordo.
Io comunque il single core barra multicore tra Air e Studio, lo
vedo quando sporto i filmati i miei video di Final Cut.
Il MacBook Air ci mette più tempo.
Il Mac Studio, non dico che mi dimezza i tempi di uscita,
ma quasi.
E comunque sì, dipende tutto da quello che uno deve fare.
Quindi la mia esperienza vale soltanto per uno che fa audio, non
solo per uno che fa audio.
E qua forse ti faccio un aggancio con il resto degli argomenti,
ma con uno che fa audio utilizzando Logic, che è un programma
di Apple e che quindi è proprio costruito esattamente per fare il
meglio che può fare con i processori che utilizza Apple, che siano
Intel o che siano Apple
Silicon, non conta.
Però è proprio fatto apposta.
È
la classica cartina intorno a solo di quello che può fare Apple
con quello che costruisce da sé, diciamo, di contro il MacBook Air
che ha un processore M1 base, adesso non mi ricordo neanche, mi
pare che fosse
forse ne ha 7 invece i processori grafici e non ho 8,
quello che ho io.
C'è sia con 7 che con 8.
Credo che il mio ne abbia 7.
Arranca un po' di più.
Per esempio, quando all'interno di Logic ci sono tanti plugin e banalmente,
sono aperti.
Quindi c'è la loro interfaccia visibile, diciamo così.
Logic è una delle svariate Do che sono le Digital Audio Workstation
che sono i software professionali per la gestione, l'editing, la registrazione anche
e tutta la post-produzione dell'audio, che siano canzoni, che siano audiolibri, che
sia anche volendo colonna sonora barra effetti sonori per un film, anche
se non credo che uno vada a utilizzare questi programmi.
A parte Reaper, forse Reaper è molto più versatile.
Appunto c'è Reaper, c'è Audition di Adobe, c'è Pro Tools, c'è Studio
One, ce ne sono tantissimi di quelli professionali.
Io sono rimasto su Logic perché partivo da Garage Band e quindi
ho detto questo l'avevo detto anche nell'altra puntata: ho detto continuiamo a
utilizzare più o meno quello che mi fa mamma.
Tutte le due più o meno, tutte le due arrivano con un
corredo di effetti, scusami.
Che servono per manipolare quello che tu hai registrato o l'audio che
importi all'interno del progetto.
E quindi può esserci l'equalizzazione che ti va a cambiare un po'
come suona il timbro
della clip audio che ti interessa, può esserci un po' di la
compressione che semplificando molto aumenta il volume anche se non è proprio
questa roba qui, perché in realtà riduce la dinamica.
Però i forici veri si stanno buttando giù dalla finestra, probabilmente a
sentirmi.
Ci sono de effetti, che ne so, io di distorsione, i riverberi,
un sacco di cose molto molto comode che servono principalmente per la
realizzazione di musiche o comunque opere musicali.
Per il parlato il sottinsieme di funzionalità e di effetti è molto
molto limitato.
Motivo per cui moltissimi podcast, per esempio, vengono realizzati con Audacity.
Io faccio questa grande distinzione: gli editor audio e le do.
Le Do ti permettono di fare un sacco di cose in tempo
reale.
Gli editor audio invece il tempo reale non te lo permettono.
Per cui, per esempio, su Audacity, tu selezioni il pezzo di traccia
o l'intera traccia o le intere tracce su cui vuoi applicare un
effetto,
smanetti con i parametri di quell'effetto e poi aspetti che l'effetto venga
renderizzato, diciamo così, e poi ascolti quello che hai ottenuto.
Eventualmente torni indietro e ricominci da capo.
Le do ti permettono di fare tutta questa cosa in tempo reale.
Quindi apri un effetto di equalizzazione del compressore di riverbero di quelle
robe lì e modifich i parametri in tempo reale e in tempo
reale ascolti il cambiamento di quello che stai facendo, oltre all'editing non
distruttivo, e quindi al fatto che tu stai lavorando su un file
che però sta da un'altra parte e il file originario, diciamo, non
viene toccato.
Tu stai eventualmente tagliando dei pezzi che, però, puoi sempre recuperare.
Queste sono le due grandi gigantesche distinzioni tra le Do e gli
editor audio.
Mi sono completamente perso.
No, non ti preoccupare, ti seguo io.
Hai parlato di Logic, ma volevo chiederti subito una questione.
Ma ci ha spiegato che il tuo passaggio a Logic è stato,
diciamo, naturale perché sei partita da Garage Band.
Ricordo che per chi fosse interessato, Garage Band è un software gratuito
che mette a disposizione Apple per tutti i suoi sistemi operativi, quelli
mobili, quelli fissi.
C'è anche un interessante corso che è fatto da nostro Matteo in
compagnia di Ciraulo di Andrea Ciraolo, che è disponibile.
Se non mi ricordo più, sulla piattaforma
,
ok.
Quindi andatevelo ad ascoltare, molto bello perché vi spiega in effetti come
rendere una cosa nata per altro.
Ma si può piegare facilmente anche per il podcast per chi fosse
interessato, secondo me, è molto istruttivo.
Vi consiglio di darvelo ad ascoltare.
Ma altra cosa che invece volevo chiederti è quanto costa Logic?
Bellissima domanda.
L'ho pagato nel 2016 e poi continuano ad aggiornarmelo senza che io
abbia più pagato una lira.
Dovrebbe stare tra i 199 e 299, una cosa del genere.
Final cat mi pare che stia 300 e Logica 200, se non
sbaglio.
Ecco, questa è una cosa interessante.
Quindi tu la compri una volta la licenza e viene continuamente aggiornata,
senza che tu debba pagare, diciamo, una specie di abbonamento.
Dico bene?
Invece, un'altra cosa che, secondo me, è molto interessante, soprattutto per chi
si appresta a fare podcast, ma in linea generale, perché vuole anche
conoscerti meglio il tuo tipo di lavoro, adesso stavo guardando, mentre parlavo
che in effetti Logic Pro costa 200 euro essenzialmente
senza abbonamenti.
Quindi, una cosa che per chi fa chi lo usa per lavoro
non è questa grossa spesa.
Dicevo un'altra cosa che secondo me è interessante è perché diciamo che
Logic Pro potrebbe essere definita come la base su cui il produttore
di podcast utilizza i suoi plugin.
Dico bene, immagino che nella tua esperienza avrai una serie di plugin
che utilizzi per lavoro e se ce li vuoi consigliare a qualcuno
o spiegarci quelli che preferisci, che secondo te sono quelli che ti
aiutano nel lavoro, siamo tutti recchi.
Allora, come ti dicevo prima, ogni Do ha un corredo di effetti
che mette a disposizione dell'utente così già installati o al massimo da
installare all'atto
quando apri il software la prima volta.
Logic in più ha anche una gigantesca library di suoni e di
musiche, sono 70 giga di strumenti, di cose che puoi utilizzare proprio
all'interno delle tue canzoni, o nel caso mio, del podcast, sono anche
in libero da diritti.
Quindi, se metti un gingolino di quelli, per esempio, Filippo credo che
abbia uno dei vari jingle di Garage Band, barra Final Cut barra
Logic, perché poi quei tre programmi li hanno in comune e lo
puoi usare liberamente perché sono
in royalty free fondamentalmente.
Comunque, se non ti bastano tutti gli effetti che ti metti a
disposizione nella tua Do, che sia Logic che sia qualsiasi altra, ce
ne sono, ne
puoi scaricare a gratis oppure comprandone un'infinità.
Ci sono
tantissimi sviluppatori di plugin che fanno qualsiasi cosa tu abbia in mente:
sia tipo: non mi piace l'equalizzatore di Logic, ne vado a prendere
altri, non mi piace il compressore, ne vado a prendere altri.
Sia anche delle cose che magari all'interno del programma non c'erano o
non erano pensate in quella maniera e ti permettono fondamentalmente di espandere
le potenzialità di quello che puoi fare.
Io sono a metà strada tra un utilizzo
degli effetti stock di Logic e poi anche qualcosa
che ho comperato nel corso degli anni.
Ti dico subito che ho passato dell'estati quando magari il lavoro era
un pochettino più rilento a scaricare l'impossibile e soprattutto a rompere le
balle al povero Andrea a Cirarlo.
Senti questo plugin che ho comprato che sto provando, senti che bello!
E lui mi diceva: Non ne posso più.
Poi si è vendicato perché ha fatto la stessa cosa quando ha
comprato la cuffia con il microfono.
Abbiamo passato settimane a sceglierla.
Ora ho un utilizzo abbastanza parco dei plugin.
Cerco di anche gli effetti che vengono col software, possiamo chiamarli plugin,
perché di fatto sono dei piccoli software che girano all'interno del software
più grande che è l'Ado che stai utilizzando.
Adesso sono abbastanza parco, nel senso che cerco di imparare bene a
usare quelli che ho.
Eventualmente una o due volte all'anno, oppure quando vedo su qualche sito,
qualche canale che seguo, vedo qualcuno che parla bene di qualche plugin.
Che magari può anche avere senso con quello che faccio io.
Perché ricordiamoci: appunto, Garage Band è ancora oggi perfetto per fare podcast,
perché comunque le sue funzionalità sono limitate.
Logica veramente io utilizzo quando mi va bene, proprio sono in buona,
sto facendo un lavoro gigantesco, sto usando al massimo il 10%, sai
tanto delle sue potenzialità.
Sono programmi fondamentalmente pensati per la voce.
Infatti avevo perso il discorso prima, il filo del discorso prima, quando
stavo per dire che sono nati poi col tempo dei software che
sono pensati per i podcast, proprio per realizzare dei podcast.
C'è la nostra conoscenza comune, il tuo amico Alex Raccuglia con PODucer.
Però, per esempio, c'è Hindenburg che è pensato per i giornalisti che
vogliono fare un podcast o che devono fare un podcast, e c'è
tutta una serie di cose che sono anche molto affini a quelle
che ha PODucer.
Quindi, per esempio, inserisci dei clip audio, delle cose e ce le
hai sempre a disposizione a tutta una serie di automatismi per i
volumi, delle cose molto molto carine, è molto molto bello.
Quello, per esempio, è in abbonamento a 5, 6, 7 euro al
mese, una cosa del genere, che comunque, vista la semplicità con cui
ti permette di fare le cose, non è comunque tanto.
Diciamo che non uso, sono andato a cercare qualcosa che mi colorasse
un po' il suono, che desse un po' di definizione
di particolarità, ecco, sonora le cose che faccio.
Poi ho un po' abbandonato quella strada.
Mi è rimasto qualcosa.
Ho comprato una suite molto molto bella anche lì diversi anni fa.
Si chiamava Accu Sonus Accu Sonus, non esiste più purtroppo, perché se
non ho capito male, è stata comprata da Meta, perché era una
suite che ti permetteva di riparare l'audio in varie forme.
Per esempio, togliendo, asciugando un po' il riverbero, asciugando un po', togliendo
le varie P esplosive che quando uno sta troppo vicino al microfono
o il microfono è orientato male.
Scusami, alcuni suoni tipo le P, le D, le F, anche sono
estremamente esplosive.
Oppure aveva anche un Desser: tuttora un Daisser, che è per asciugare
un pochino le sibilanti della nostra voce, a seconda, ovviamente, tutta delle
voci che ognuno di noi ha.
Quella roba lì non la puoi più comprare.
La versione successiva, io ho la versione 4, è uscita la versione
5 della suite di AcuSonus in abbonamento, per esempio.
Quella roba lì non la puoi più ottenere perché, essendo stata comprata
la meta, ha chiuso Baracca e Burattini.
Io ho ancora i miei plugin che funzionano benissimo.
Per esempio, è quello contro le consonanti plosive, lo utilizzo sempre.
Di default sta su tutte le tracce vocali dei miei podcast, perché
non si sa mai, giustamente, aggiungo io.
Un'altra domanda parlavi: che tu forse lo dai per scontato, ma per
me, che sono essenzialmente
un neofita della parte audio della voce.
Volevo chiederti: tu, oltre alla tua esperienza, ti appoggi a, non so,
a qualche sito di notizia, oppure di qualcuno che prova dei plugin
oppure non so, dov'è che trovi le notizie per il tuo lavoro?
Perché per me è facile, nel senso parliamo di architettura, però non
riesco a immaginare se esiste qualcosa di simile per l'audio.
Beh, cioè per l'audio in generale, in special modo riferito alla musica.
Il canale YouTube di Riperiani di Francesco Bonalume è soltanto una miniera
di robe belle.
Tra l'altro, lui io lo adoro, non ci conosciamo, però, potendogli fare
una statua, perché ha il metodo divulgativo che piace a me: a
cazzo di cane.
Scusa Filippo, non tagliarla, questa, perché
è scientificamente il termine corretto, questo, è uno che racconta le cose
senza rivestirle troppo.
In realtà è uno preparatissimo, ma veramente uno dei più preparati che
abbiamo in Italia.
Però racconta le cose come se fossimo al bar e a me
quella roba li fa impazzire.
Adesso si sta rifacendo lo studio, sta facendo tutta una serie di
robe e lo sta facendo mostrandolo proprio attraverso i video: estremamente interessante.
La newsletter di Andrea Federica Decesco Questione di Orecchio, è un'ottima fonte
di notizia in inglese.
Ciao scusami, in italiano.
E poi tutta una serie di siti che adesso non mi vengono
neanche in mente, che hanno
adesso non mi viene in mente Pod News: Pod news è una
newsletter interessantissima che c'è tutti i giorni e c'ha tutte le notizie,
ovviamente è in lingua inglese, quella è una fonte di notizia inesauribile,
diciamo.
Ok, quindi c'è qualcosa da cui prendere.
E sicuramente per chi è interessato all'audio, perché immagino che ci siano
molti podcaster che ascolteranno Matteo visto il lavoro che fa, queste chicche
che ha buttato lì, sicuramente inizierò a seguire anche un po'.
Anch'io che magari mi faccio un po' l'orecchio e riesco a capire
qualcosa di nuovo interessante che aiuta sempre all'interno del lavoro che si
porta avanti, anche se è un side project come il mio, ma
magari ti riesce a spiegare qualcos'altro.
Ma adesso che andiamo verso la fine della puntata, intanto, volevo ringraziare
Matteo per il tempo che ha dedicato da due podcast.
Ma volevo concludere questa puntata con una domanda che a me piace
sempre portare alle persone che ho intervisto: Raccontaci un tuo hobby.
Mi piace molto pulire casa.
Non sono una persona ordinata, ma cerco di tenere pulita la casa.
Mi piace anche stirare, anche se mi rendo conto che è una
vestigia di un tempo in cui c'erano effettivamente gli schiavi che facevano
questi mestieri.
Per cui il ricco nobile poteva battersene di avere la camicia, cioè
poteva indossare una camicia stirata, ma battendosene di stirarla in prima persona
perché c'era qualcuno che lo faceva per lui perché è veramente molto
intenso il consumo.
Il consumo di tempo è intensivo per stirare.
Mi piace moltissimo.
Vorrei riprendere a suonare un po' la chitarra, ma insomma sono quelle
cose che
dico e che poi purtroppo non riesco a trovare il tempo di
fare fino a che non farò come ho fatto col tedesco.
Ho detto, mi sarebbe sempre piaciuto imparare il tedesco.
A un certo momento ho scaricato Duolingo e ho iniziato a ordinare
una birra adesso.
Bene, vedo che anche tu usi Duolingo.
Comunque tornando sulla chitarra, ovviamente, prima di tutto, parliamo dello stir, che
secondo me è veramente un'arte.
Perché alcune camice da stir, veramente ti tira fuori l'anima.
Tra il fatto che comunque ci vuole del vapore e fa caldo.
Voi provate a stir d'estate.
Fatto,
l'ho fatto a Feragosto, ecco quindi, con queste temperature che c'era quest'estate,
veramente vuol dire che è una passione che ti guida perché, se
no, non lo fai, non lo fai per nessun motivo di stirare
una camicia in pieno agosto.
Comunque ci vuole comunque dell'arte, della passione, ma secondo me la cosa
bella da quello che ho capito è che gli piace avere le
cose ordinate e pulite, cioè che ci sia un senso di freschezza,
non so come spiegarlo.
Un senso che, tra l'altro, condivido perché una cosa che a me
piace fare, invece mia moglie non gli piace fare, è pulire i
vetri, a me i vetri sporchi danno proprio in testa.
Preferisco pulire passare una giornata a pulire i vetri perché così almeno
si vede bene fuori.
E un'altra cosa che condivido con Matteo, ad esempio, è la pulizia
del Mac.
Per me è fondamentale, uno strumento di lavoro e mi piace che
sia pulito, che sia praticamente non dico immacolato, ma che non venga
trascurato, perché secondo me è una cosa importante, questo.
Mi piace condividere questo con Matteo, questa passione, diciamo così, della pulizia.
Invece, volevo chiederti: della chitarra.
Hai una chitarra con te?
Nel senso, hai una chitarra a casa?
Ne ho due.
Ok, adesso spiegaci.
Un'acustica è una, l'acustica è una I Banex dalla cassa relativamente sottile,
ma che si sente bene anche senza che sia elettrificata.
L'altra è una chitarra elettrica di un gottaio di campo basso, di
cui il mio insegnante di chitarra ma endorser.
Si chiama Jim Reid.
Modello PRS, quindi un po' il modello delle chitarre che suonava Santana.
Che suona, credo ancora oggi.
Sant'Anna 24 tasti,
quale sia il modello il cui suono mi piaceva veramente molto.
Dovrei entrambe portarle da litaio un po' per far sistemare l'altezza delle
corde sul manico per chi non conosce esattamente di cosa sta parlando,
e l'elettrica in particolare per far sistemare tutta la componentistica, proprio
le val, cazzo, insomma, tutto.
Sì, i pick up funzionano.
I pick up, per esempio, per me, sono stati una croce delizia
della mia chitarra.
La mia è una Flying V Epiphone, non è quella originale.
Diciamo una specie di
Fiat che cerca di fare la Ferrari.
Ma quello che è sempre stato per me è un tallone da
kill, che all'epoca di quando suavo, in realtà uno spiantato, non avevo
nessun tipo di soldi di investire all'interno di questa chitarra.
Era sono proprio i pick up, che diciamo che è quella parte
elettronica che trasferisce il suono della chitarra all'amplificatore, per farla molto semplice,
trasforma il suono.
E se tu non hai un buon pick up.
La prima cosa che succede: che è la cosa terribile quando sei
nei live, quando sei sul palco a suonare, è che fischia.
Se non stai attento, se tu ti giri verso l'amplificatore, è chiaro
che parte il fischio
della chitarra.
Il problema era mantenere il fischio sotto i livelli accettabili mentre suonavi,
perché ovviamente i volumi sono sempre iper altissimi e mi sono sempre
ripromesso anch'io di mettere a posto i pick up della mia chitarra.
Ma è ancora lì.
Che lì non la utilizzo più tanto.
Intanto, la utilizzo ancora perché capita spesso con Alex Raccuglia che facciamo
MDB Summer Radio: che è questa radio estiva dove praticamente ognuno mette
la sua playlist e parliamo delle canzoni che abbiamo messo all'interno di
questa playlist.
Recentemente, ne abbiamo fatto una di Metallica e altri brani che erano
molto sentite da parte mia.
Alcuni li ho anche suonati dal vivo mentre stavamo facendo il diciamo
la registrazione audio.
E allora mi capita spesso di utilizzarla, ma non l'utilizzo più tanto
con l'amplificatore.
Una cosa che, per esempio, a me piacerebbe fare è appunto cercare
di trasmettere questa passione per la chitarra ai miei figli.
È una cosa difficile, per esempio, io non so a te com'è
andata, ma per me la passione per la chitarra non è nata
subito, nonostante avessi una chitarra in casa che girasse quando mi ricordo
che avevo otto anni, circa otto anni.
Non ho mai preso una chitarra in mano fino a circa i
14.
Invece a te è com'è andata?
Ma come età, grosso modo la stessa.
Io mi sono appassionato alla chitarra dopo che mi ero appassionato ai
cantatori italiani.
Quindi tutta la mia parte iniziale, i miei primi 3-4 anni di
chitarra erano accordi pieni e arpeggi, una sulle canzoni di Andrei di
Cuccini.
Ah, ok, ok.
Quindi tu sei partito proprio dalle basi.
Io invece ho saltato tutto, nel senso che ho avuto la fortuna
di non essere uno di quei chitarristi che io mi auto prendo
in giro perché alla fine funzionava così.
D'estate, cosa succedeva?
Eravamo davanti a un falò in spiaggia, e c'era il chitarrista che
suonava, e gli altri invece pominciavano di brutto.
E quindi il chitarrista rimaneva lì come un pirla fare la base
musicale.
Io invece ho avuto questa fortuna perché ho saltato tutta la parte
dei cantatori italiani.
Sono partito subito con le cose di heavy metal, chiamiamano così hard
rock e heavy metal.
Me la sono subito saltata quella e ringrazio, tra l'altro.
Non so, te hai avuto questo tipo di esperienza di vedere, diciamo,
il chitarrista in spiaggia che suona e gli altri invece che giustamente
colgono l'occasione per darsi un giro con la ragazza del momento.
Non avevo una di quelle compagnie lì.
Tra l'altro, non ho neanche mai suonato in spiaggia perché odio la
spiaggia.
La cosa divertente è che a me, poi la chitarra elettrica, quindi
il metal, è entrato dalla porta posteriore.
Perché gli amici mi hanno corrotto con i Man War.
Perché mi hanno fatto sentire Master of the Wind, trato da Triump
of Steel, che è un disco clamoroso.
Quella è di fatta una canzone a chitarra voce.
Poi avevo un po' di effetti, un po' di tamburi.
Attraverso quella canzone lì, poi ho iniziato ad ascoltare tutto il disco.
C'è la suite da 30 e otti minuti, se non mi ricordo.
Sulla guerra di Troia, e quella è una roba nuovamente clamorosa.
E mi sono appassionato al metal attraverso i Manowar.
Poi non sono mai stato un
metal o la morte, diciamo.
Però, per esempio, avevamo un gruppo dove suonavamo le cover dei Savata.
Certo, sì, giustamente, invece, io ho attraversato anche quel momento in cui
c'era o metal o niente, ma perché ero un particolarmente giovane e
scapestrato.
Nel senso, avevo una passione e mi piaceva.
Quindi per me, ancora adesso, intanto salta fuori ancora questa vena o
metal o niente, ma diciamo che una deformazione, anche questa metto tra
quelle professionali, perché insomma è una cosa che mi piaceva davvero fare
e
mi piaceva così tanto che ci mettevo l'anima e quando prendevo lezioni
di chitarra, perché tutti abbiamo preso lezioni di chitarra da qualcuno, io
avevo il maestro chiamo sempre così maestro di chitarra che era con
me, che suonava nel mio gruppo.
Mi ricordo che mi dava gli esercizi da fare me lo dava
per la settimana dopo.
Ma io arrivavo il giorno dopo con l'esercizio fatto, che la sapevo.
Quindi, considerate questa passione, quanta forza dava, ma soprattutto riusciva a scaricare.
Non so adesso se riuscirei a portare avanti un discorso della chitarra
di questo tipo, sarebbe davvero interessante, ma poi magari soniamo anche insieme
a te.
Ne dubito perché sono decisamente rugginito.
Io trovo che sia, per esempio, l'ho detto più di una volta
da Andrea Ciraolo che dovrebbe impararsi uno strumento, perché ti dà soprattutto
a chi crea contenuti e sta davanti a un video o davanti
a un microfono, ti dà un minimo di senso di musicalità e
ritmo che, se no, è complicatissimo da gestire, ci vuole veramente tanto
tempo e magari non lo acquisisci mai.
Ma molto banalmente, all'interno di una registrazione di un podcast con dei
che ne so io, come per esempio nel caso in cui siamo
adesso, dove tra me e te c'è un po' di lag, Filippo
doveva fare dei bei tagli per cercare di ridurre questo lag.
Se hai una non dico una preparazione musicale da conservatorio perché quello
è esagerato, ma se hai suonato un pochino o se sei assuefatta
in qualche modo alla musica, quella roba lì, tagliare i silenzi tra
una frase e un'altra, ti viene molto cioè riesci a tenere un
effetto molto più naturale che non andando con l'accetta o facendolo fare
da sistemi automatici.
Audacity, per esempio, c'è un bellissimo sistema di riduzione proprio del silenzio.
Che ogni tanto mi capita anche di utilizzare, pur non sopportando Audacity,
non lo supporto graficamente in realtà, perché poi è potentissimo.
Graficamente ti porta via le diotri ogni volta che lo ha.
Assolutamente, purtroppo è vero.
Però, quella roba lì ti viene, nel senso, un minimo di conoscenza
della musica, ma senza per farsi le cose, sempre leggere lo spartito,
proprio di ritmo, di aver seguito, cioè di aver accompagnato qualcosa, secondo
me, è un sistema veramente
ottimo.
Per acquisire un minimo di ritmo di senso musicale.
Sì, anche perché sono quelle cose che non riesce a spiegare a
parole, devi proprio sentirle.
Non è una dota innata, nel senso, c'è qualcuno che ce l'ha
e non lo sa, ma chi non ce l'ha, è difficile anche
da spiegare.
È una cosa molto particolare.
Ottima osservazione, questa anche di saper padroneggiare, diciamo così, uno strumento.
Alla fine, anche questa è una cosa collaterale che, però, ti può
tornare utile a fare podcasting, ad esempio, ma non solo quello.
Nel senso, dal mio punto di vista, è stato molto utile ad
affrontare le persone.
Perché quando sei sul palco, in qualche modo devi salire sul palco,
hai delle persone davanti, e in qualche modo devi gestirle.
E più che gestire le persone, devi gestire le tue emozioni, avere
ben chiaro cos'è in testa, cosa stai provando e soprattutto cercare di
superarlo in qualche modo.
Alla fine fate più esperienze possibili, come dico sempre, anche ai miei
figli, cercate di aprire la testa perché tutte queste cose rimangono all'interno
di voi e vi torneranno utili anche nelle piccole cose lavorative.
Al fine, perché anche questo è un gran bel consiglio.
Io direi che non so, hai qualcos'altro da aggiungere?
Ma come al solito mi sembra di aver lasciato fuori un sacco
di cose, però eventualmente torno una terza volta, non so cosa dire.
Sì, sei ospite, adesso non so se Filippo lo vuole tagliare.
Questo per noi comunque sei ospite graditissimo.
Filippo, se lo tagli, mi casi, anche a Dale, sarà Cuglio, vista
i tuoi passati sulla musica, di fatti venire su MDB Samma Rad
con una playlist, magari te la prepari e entri a gamba tese
di MDB Samma Radio.
Scusami, Filippo, questa non tagliarla.
L'anno prossimo torno in Ramstein per il momento con una data sola
a Padova e la prevedita inizia l'8 di settembre.
Per quando uscirà questa puntata, l'8 di settembre sarebbe già passato, però,
io lo dico a te, Roberto.
Che se ti interessa, puoi buttare un occhio.
Sì, tra l'altro, l'ultimo disco di Ramstein, veramente
come si può dire, di un certo livello, chiamiamolo così, perché non
saprei come definirlo.
Tra sight e Hung, una roba, incredibile.
E, di fatti, voglio poi inserirli da qualche parte in una playlist
per medivissa.
Mario.
Io, appena riesco a mettere un po' la testa a posto e
fare un po' di ordine nel casino che ho nella vita, ma
sicuramente c'
è posto anche per loro.
Non vedo l'ora di metterli su e ridere tutti quanti insieme per
questi bei pezzi, perché, ovviamente, per chi non li conoscesse, soprattutto il
frontman, il cantante, veramente un personaggio, quello è un personaggio con la
P maiuscola, assolutamente.
Non sta proprio benissimo da quello che ho capito.
Tutto,
la sua carriera solistica solista, un paio di canzoni che dici tu
non stai bene, però, a parte quella, direi che con questa puntata
numero 44 di due podcast, direi che è tutto.
Io ringrazio ancora tantissimo il nostro mitico Matteo Scandolin, che potete trovare
bene o male da tutte le parti del mondo.
Basta che cercate Matteo Scandolin.
Principalmente il suo sito internet che avrà a breve una rinfrescata.
Scandal.in, che secondo me, merita sicuramente una visita perché è sempre utilissimo.
Anche il suo canale Telegram.
Ricordiamolo che è un canale Telegram!
Che si chiama qui si fanno il podcast.
Lo trovate come ti.me, slash audio underscor podcast.
Che è molto interessante perché escono delle chicche che per chi fa
podcast sono sempre molto interessantissime.
Ti mantiene sul pezzo.
Abbiamo, diciamo, una declinazione del suo podcast anche in video podcast.
Possiamo definirlo un V-blog oppure potrebbe essere semplicemente un audio podcast?
Sai che adesso va di moda a dare l'etichetta a tutte quello
che si fa.
Tu come la vedi?
Secondo me, secondo me, è solo un podcast che è anche video.
Il vlog
, come lo vogliamo chiamare, dovrebbe essere una roba più sulla vita quotidiana,
se non ho capito male.
Quindi c'è il suo canale YouTube, come sempre.
Abbiamo detto il canale Telegram.
Il podcast, la catena della voce.
Ne abbiamo parlato prima.
C'è Organizzazione per Negati, poi c'è il suo network di podcast, Querti.
E come sempre non è solo me, ci sei anche tu, ma
diciamo, sei una delle parti fondamentali anche di questo network di podcast.
Ma ovviamente non c'è solo quello, c'è anche la rivista inutile.
Di tutto questo, come sempre, troverete all'interno del noto dell'episodio tutti i
link per andare a seguire Matteo nelle sue peripezie.
Oltre a questo, direi che è tutto.
Come sapete, io sono Roberto, l'amico di Filippo, che è rimasto a
piedato questa sera, perché Filippo ha avuto un impegno, ma lo salutiamo
tutti e due.
Filippo, ci sei mancato esattamente.
Perché con la tua, diciamo la tua organizzazione per negati in questo
caso, che dovrei essere io, veramente sarebbe stato di supporto.
Ma come avete sentito, ce la siamo cavata bene, soprattutto il Matteo
mi ha aiutato a portare a casa la puntata.
E direi che ribadisco: è tutto.
Io sono Roberto, autore del blog Mac Architettura, che potete trovare all'indirizzo
marktonnet.wordpress.com.
Sono anche autore del podcast settimanale Snap Architettura imperfetta.
Che potete trovare praticamente dappertutto su tutti i principali
aggregatori di podcast.
E non solo, mi trovate anche sul blog di Grafisoft Italia.
Invece Filippo la sente per eccellenza è su avvocati Mac.it e il
suo podcast che dovrebbe mantenere una parvenza di uscita mensile, come sta
mantenendo in questo periodo è Compendium, andate ad ascoltare anche quello molto
interessante.
Che parla spesso volentieri di tecnologia, ma soprattutto delle peripezie che affronta,
ci sentiamo poi tra due punti, anzi, qui taglia Filippo.
Mi raccomando, vi ricordo che potete scrivere un'email ai sottoscritti per insultarci
anche un po'.
Non fa mai male all'indirizzo internet, scrivi.
A2 Podcast, non me lo ricordo anche più perché non ho
le note.
Figurati.
E poi ricordatevi di fare una recensione che aiuta sempre tutti quanti
i podcaster.
Oltre al nostro podcast, mi raccomando, fatelo anche a Matteo Scandolin che
merita i nostri aiuti, i nostri complimenti perché è davvero bravo.
Fatelo solo se vi piace!
Esattamente, soprattutto, dite sempre la verità.
Ci sentiamo tra due settimane.
Ciao a tutti.