Mappe Mentali: approfondimento
Una mappa mentale (mind map) è una forma di rappresentazione grafica del pensiero teorizzata dal cognitivista inglese Tony Buzan, a partire da alcune riflessioni sulle tecniche per prendere appunti. Il fine consiste nell'implementare la memoria visiva e quindi la memorizzazione di concetti e informa
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Note dell’episodio
- Mappa mentale: definizione e contesto storico delle mind map, usata come punto di partenza per distinguere mappe mentali, mappe concettuali e uso pratico.
- Tony Buzan: educatore e divulgatore britannico che ha reso popolari le mappe mentali e le tecniche di memorizzazione.
- GoodNotes: app per prendere appunti e disegnare su iPad, citata come possibile strumento per creare mappe mentali digitali a mano libera.
- Notability: alternativa per appunti scritti e disegnati su iPad, utile per chi preferisce un approccio visuale e manuale.
- MindNode: applicazione per mappe mentali usata da Filippo e Roberto per preparare episodi, articoli e scalette esportabili anche in Markdown.
- iThoughts: software per mappe mentali citato per la disponibilità su più piattaforme e per alcune viste alternative, come i rami a lisca di pesce.
- FreeMind: applicazione gratuita e multipiattaforma per mappe mentali, funzionale ma graficamente meno curata.
- Miro: lavagna collaborativa online citata come ambiente digitale adatto a mappe, schemi, post-it, collegamenti e progettazione visuale.
- Penna cancellabile: esempio pratico di strumento analogico per costruire mappe mentali modificabili anche su carta.
Sinossi1
1. Perché dedicare una puntata alle mappe mentali
Filippo e Roberto aprono l’episodio spiegando che la puntata non sarà centrata su una singola applicazione, ma su uno strumento di lavoro più ampio: le mappe mentali. Il tema era già stato toccato in una puntata precedente dedicata al modo di “cucinare le idee”, ma qui l’obiettivo è diverso. Filippo vuole partire da un inquadramento più teorico, raccontare da dove arrivano le mappe mentali, perché funzionano come strumento di pensiero e poi arrivare agli usi concreti, analogici e digitali.
La registrazione dell’episodio è anche un esperimento tecnico: i conduttori stanno provando una diretta video, nata soprattutto dall’esigenza di Filippo di salvare le tracce audio con un sistema diverso. Questo permette però di mostrare a chi segue su YouTube la mappa mentale preparata per la puntata. Filippo la usa come backstage del flusso di lavoro di A2: la mappa non è solo l’argomento della conversazione, ma anche lo strumento con cui l’episodio è stato progettato.
“Parleremo di tutto il contorno del companatico.” — Filippo, 00:00:32
Roberto introduce il tema chiedendo direttamente che cosa siano le mappe mentali o concettuali. Filippo parte da Tony Buzan, educatore inglese che negli anni Settanta e Ottanta ha divulgato e reso popolare questo metodo, soprattutto nel contesto dello studio, della memoria e dell’organizzazione dei contenuti. Mentre ne parla, Filippo mostra anche una funzione di MindNode: l’inserimento di immagini nella mappa, in questo caso la foto di Buzan. Questo dettaglio serve subito a rendere concreto un punto centrale della puntata: una mappa mentale non è solo testo, ma anche rappresentazione visuale.
2. Memoria spaziale, immagini e palazzi della memoria
Filippo chiarisce che le mappe mentali non nascono come software: prima di tutto sono uno strumento analogico. La loro idea di fondo è collegata al modo in cui il pensiero tende a muoversi in maniera fluida, associativa e visuale. Secondo Filippo, pur con la cautela di non trasformare la puntata in una lezione scientifica, la memoria umana ha una forte componente spaziale. Le mappe mentali sfruttano proprio questa capacità: disporre concetti nello spazio, collegarli tra loro e renderli visibili aiuta a comprenderli e a recuperarli.
Roberto collega questo discorso alla tecnica dei palazzi della memoria. Filippo apre una parentesi storica: racconta l’origine classica della tecnica, legata alla ricostruzione mentale di uno spazio conosciuto per ricordare persone, oggetti o informazioni. Il principio è quello di collocare i ricordi dentro un luogo familiare e poi ripercorrere mentalmente quel luogo. La memoria spaziale diventa così una struttura per trattenere e recuperare contenuti.
Filippo spiega che Tony Buzan ha contribuito anche a riportare l’attenzione moderna su queste tecniche. Cita un libro dedicato ai campionati di memoria e al percorso di un autore americano diventato campione nazionale, che ha incontrato Buzan e approfondito il tema dei palazzi della mente. Roberto aggiunge, leggendo alcune informazioni, che Buzan è stato anche fondatore del campionato mondiale della memoria e membro del Mensa. La puntata, quindi, colloca le mappe mentali dentro una tradizione più ampia: strumenti per pensare, ricordare, studiare e organizzare informazioni complesse.
3. La struttura circolare e flessibile della mappa mentale
La mappa mentale, nella sua forma più riconoscibile, parte da un concetto centrale. Da quel centro si diramano rami principali, spesso colorati e accompagnati da immagini, che rappresentano i temi fondamentali. Da ciascun ramo possono nascere altri rami secondari, in una struttura simile a un albero. Filippo insiste sul fatto che l’aspetto importante non è l’ortodossia del metodo, ma la possibilità di vedere relazioni, gerarchie e connessioni tra idee.
“L’idea di fondo della mappa mentale è quella di un albero.” — Filippo, 00:09:47
Secondo Filippo, le mappe mentali possono essere usate in molti modi. Tony Buzan le proponeva soprattutto come strumento di studio: creare una mappa per memorizzare e comprendere concetti, in particolare con ragazzi o bambini che avevano difficoltà nella gestione dei contenuti. Filippo e Roberto, invece, le usano spesso in senso inverso: non per riassumere materiale già dato, ma per generare idee. Si parte da un nucleo centrale, si buttano giù elementi, si spostano, si associano e si riorganizzano.
Questo passaggio è centrale per il workflow di A2. Filippo racconta che spesso la preparazione di una puntata nasce da una mappa mentale condivisa con Roberto. La mappa iniziale viene poi espansa con video, appunti, approfondimenti e spostamenti di sezioni. Poco prima della registrazione, alcuni argomenti possono ancora cambiare posizione perché la struttura è flessibile. Solo in seguito, quando la mappa ha preso forma, può diventare una scaletta più dettagliata o le note dell’episodio.
Lo stesso metodo viene applicato da Filippo anche nel lavoro professionale e nella scrittura. Nella sua attività di avvocato, una mappa mentale può servire per costruire un atto, un contratto o l’analisi di una norma complessa. Per Avvocati e Mac, invece, gli articoli nascono spesso da una mappa, poi trasformata in testo. Il vantaggio principale è ridurre l’attrito del foglio bianco: invece di dover scrivere subito in modo lineare, si comincia disponendo idee nello spazio.
4. Scomporre problemi e liberare la mente
Roberto interviene raccontando la propria esperienza personale. Prima di lavorare con Filippo non aveva familiarità con le mappe mentali e le guardava con una certa diffidenza, perché non corrispondevano al suo modo naturale di pensare. Con il tempo, però, ha scoperto che possono essere utili anche per professioni come l’architettura, dove oltre al disegno e al progetto esiste una forte componente normativa. Una mappa mentale può aiutare a rappresentare un quadro normativo, separare le parti del problema e renderle più gestibili.
Roberto descrive il processo come uno “srotolamento” del problema: un tema complesso, visto tutto insieme, può spaventare o bloccare. Se viene diviso in sottocapitoli, capoversi e parti più piccole, diventa manipolabile. La mappa mentale aiuta proprio in questa transizione: non elimina la complessità, ma la distribuisce in modo che il cervello possa affrontarla un pezzo alla volta.
“Il vostro cervello viene scaricato automaticamente.” — Roberto, 00:17:50
Per Roberto questo è diventato utile anche nella scrittura degli articoli del blog. Quando si hanno molte idee contemporaneamente, cercare di tenerle tutte in testa consuma attenzione e blocca l’elaborazione. Metterle attorno a un pensiero centrale permette di liberare memoria mentale, rifocalizzarsi su ciascun punto e sviluppare un discorso più complesso. Filippo collega questo vantaggio anche alla capacità della mappa di offrire una vista dall’alto: non è uno schema fatto di frasi lunghe, ma di parole, immagini, nodi e collegamenti che permettono di non perdersi nei dettagli.
I conduttori sottolineano anche il valore del disegno. Anche se l’effetto delle immagini e della manualità viene raccontato con prudenza, senza trasformarlo in certezza scientifica, entrambi riconoscono che per molte persone l’aspetto visuale è importante. Una mappa mentale può essere piacevole da guardare, può facilitare la memorizzazione e può rendere più evidente la struttura generale di un tema.
5. Mappe analogiche: carta, penne cancellabili, colori e post-it
Filippo passa poi alla prima grande modalità d’uso: quella analogica. La mappa mentale nasce su carta, con penna, matita, colori e disegni. Durante la preparazione dell’episodio, Filippo ha guardato alcuni video e ha recuperato un suggerimento pratico: usare penne cancellabili. Lo spunto nasce dall’osservazione degli strumenti scolastici usati anche dai bambini, ma viene applicato al lavoro adulto. Una penna cancellabile permette di modificare la mappa, spostare un ramo, correggere un collegamento o riscrivere un nodo senza dover ricominciare.
Filippo suggerisce anche l’uso di due colori. Un colore può servire per la struttura principale della mappa, l’altro per collegamenti, relazioni trasversali o modifiche. In questo modo anche su carta si può introdurre una forma di dinamicità. La mappa non resta una fotografia rigida del primo pensiero, ma può evolvere.
Roberto amplia il discorso con un esempio diverso dal classico foglio: i tabelloni investigativi dei film polizieschi, con foto, indizi, frecce e collegamenti. Anche quelli, secondo lui, sono una forma di mappa mentale fisica. Il concetto centrale è il caso da risolvere; attorno vengono disposti elementi, prove e relazioni. L’uso di post-it, ritagli, immagini e frecce permette di creare una mappa produttiva, modificabile e adatta a lavori che richiedono molta visualizzazione.
Questa parte serve a ricordare che la mappa mentale non coincide con un’applicazione. Il digitale può potenziare molto il metodo, ma il principio è indipendente dallo strumento: partire da un problema, distribuire le idee, collegarle, spostarle, aggiungerne di nuove e costruire gradualmente una struttura.
6. Disegno digitale e app per appunti su iPad
Dopo l’analogico, Filippo passa al digitale, distinguendo due approcci. Il primo è il disegno digitale: usare un iPad, una penna e app come GoodNotes o Notability per ricreare il gesto della carta, ma con i vantaggi della manipolazione digitale. Si può disegnare una mappa a mano, spostare elementi, evidenziare parti, correggere, selezionare testo scritto a mano e riorganizzare il contenuto con più libertà rispetto al foglio.
Roberto insiste sul valore della Apple Pencil o di strumenti simili. Per lui la scrittura diretta su un supporto digitale mantiene la naturalezza della carta ma aggiunge possibilità che il foglio non offre. È una via intermedia: non si deve per forza usare un software strutturato per mappe mentali; si può restare dentro un ambiente più libero, disegnato, imperfetto, ma modificabile.
Filippo chiarisce che app come GoodNotes e Notability sono già state trattate in altre puntate e qui non vengono approfondite nel dettaglio. Il punto è il tipo di esperienza: chi preferisce una mappa che sembri un disegno, con le imperfezioni e la libertà della mano, può usare strumenti di appunti digitali. Chi invece vuole una struttura più ordinata, automatica e trasformabile in testo può orientarsi verso software specifici per mappe mentali.
7. MindNode, Markdown e il passaggio dalla mappa al testo
La parte più operativa dell’episodio riguarda MindNode, l’applicazione usata da Filippo e Roberto. Filippo la usa da anni, è beta tester e la impiega per preparare puntate, articoli e materiali professionali. Roberto usa invece la versione gratuita, che per le sue esigenze è sufficiente. I due riescono comunque a condividere mappe tramite iCloud e a collaborare, anche se Filippo sconsiglia modifiche contemporanee sullo stesso file: non è un ambiente collaborativo in tempo reale come Google Docs, e possono nascere conflitti di sincronizzazione.
Roberto sottolinea una funzione decisiva: l’esportazione in Markdown. Una mappa mentale, una volta costruita, può diventare una struttura testuale. Per chi scrive articoli, relazioni o documenti, questo significa trasformare l’ambiente di pensiero in una traccia già pronta. Non è ancora il testo finale, ma contiene la gerarchia, i punti principali e spesso già metà del lavoro.
“Vi trasforma quello che avete scritto in questo momento in qualcosa che si trasforma praticamente automaticamente in un documento di testo.” — Roberto, 00:31:51
Filippo conferma che questo è esattamente il flusso usato per A2: prima la mappa mentale, poi l’esportazione in Markdown, quindi la struttura delle note dell’episodio. Da lì si può sviluppare la scaletta o il testo. Roberto racconta che, dopo aver visto il metodo da Filippo, ha dovuto lavorarci un po’, ma poi lo ha fatto proprio. Per lui è diventato uno strumento importante di produttività perché permette di passare con continuità dall’idea alla forma leggibile.
8. Miro, Freeform e la differenza tra mappa mentale e mappa concettuale
Prima della carrellata finale sui software, Filippo cita Miro, conosciuto anche grazie a Lucio Bragagnolo. Miro è una lavagna digitale che consente di costruire mappe, schemi, post-it e collegamenti in uno spazio più ampio e collaborativo. Filippo lo collega anche a un video in italiano visto durante la preparazione della puntata, dove viene usato per creare mappe mentali.
Poi introduce Freeform, annunciato da Apple e ancora da valutare nella pratica al momento della registrazione. Filippo lo immagina come uno strumento potenzialmente interessante, forse più vicino alla mappa concettuale che alla mappa mentale in senso stretto. Qui spiega la distinzione: la mappa mentale ha un’idea centrale da cui si diramano rami; la mappa concettuale collega invece concetti tra loro in modo più libero, senza necessariamente una struttura ad albero.
Filippo però non vuole irrigidire troppo le definizioni. Secondo lui non ha molto senso essere teorici se poi lo strumento non viene usato. La cosa importante è prendere ciò che funziona: un misto tra mappa mentale, mappa concettuale, lavagna, post-it e schema può essere più utile di un’applicazione ortodossa delle regole. Racconta anche che avrebbe voluto conoscere le mappe mentali prima, magari durante gli anni di studio, perché gli hanno modificato profondamente il modo di lavorare.
9. Altri software e uso quotidiano tra dispositivi
Nella parte finale dedicata agli strumenti, Filippo torna su MindNode e poi cita iThoughts e FreeMind. iThoughts viene presentato come un’applicazione storica e multipiattaforma, interessante anche per alcune funzioni che MindNode non ha, come la possibilità di usare rami a lisca di pesce. Questa modalità può condensare molte informazioni in poco spazio, soprattutto quando si vogliono elencare attributi o sottoelementi collegati a un’idea principale.
FreeMind, invece, viene descritto come gratuito, disponibile per macOS, Windows e Linux, ma graficamente poco piacevole. Roberto aveva già notato questo limite in passato. Filippo osserva che, a seconda delle esigenze, non serve necessariamente un software molto evoluto: molte funzioni avanzate sono comode, ma non sempre cambiano davvero il lavoro quotidiano.
I conduttori provano anche a ricordare il nome di un’applicazione usata all’inizio della storia di A2, quando il progetto aveva ancora un altro nome. Roberto la descrive come una lavagna visuale in cui inserire link, foto, frecce, testi e blocchi, utile anche per progettazione grafica, siti web o lavori di architettura. Il nome non viene recuperato durante la puntata, ma il ragionamento resta: oltre alle app specifiche per mappe mentali esistono strumenti più liberi, orientati alla progettazione visuale e alla raccolta di materiali.
L’episodio si chiude poi con la lettura di due recensioni ricevute su Apple Podcast e con i riferimenti personali dei conduttori, ma l’ultimo argomento sostanziale resta quello degli strumenti: dalle mappe su carta ai software dedicati, passando per iPad, lavagne digitali ed esportazione in Markdown, Filippo e Roberto mostrano come una mappa mentale possa diventare uno strumento concreto per pensare, scrivere, progettare e preparare contenuti.
Questa sinossi è generata con l’intelligenza artificiale a partire dalla trascrizione della puntata. ↩︎
Leggi la trascrizione completa
Benvenuti all'episodio 43 di A2, in cui potrete scoprire come ottenere il
massimo della vostra tecnologia Apple.
Io sono sempre il solito Roberto Marin e sono il vostro ospite
assieme all'amico Filippo Strozzi.
Di cosa parliamo in questo episodio, caro il mio Filippo?
Allora, Roberto, in questo episodio non ne parliamo mai, ma parleremo delle
mappe mentali.
Faremo però un approfondimento diverso dal solito, ne abbiamo già parlato nella
puntata di come cucinare le idee.
In questa puntata parleremo faremo un po' un approccio più teorico, diciamo,
alle mappe mentali e dall'altro faremo anche un approccio più a 360
gradi.
Tra l'altro, mentre preparavo la puntata, ho trovato alcune risorse interessanti.
Quindi, diciamo che oltre alle applicazioni per creare le mappe mentali di
cui in parte abbiamo già parlato in altre puntate, parleremo di tutto
il contorno del companatico, chiamiamolo così.
Quindi spero e penso da una parte che sia una puntata breve
perché
abbiamo già sforato di mezz'ora la partenza, dall'altra, una puntata interessante perché
lo vedrete se siete in diretta con noi.
Qui apro una piccola parentesi.
Ma la registrazione di oggi se ci state ascoltando in diretta, e
forse, e dico forse, se ci vedrete in differita sarà appunto con
le nostre facce e con la nostra presenza fisica in video.
È un esperimento, diciamo, legato più che altro alle mie esigenze di
salvare tracce audio con un sistema nuovo.
Quindi è un esperimento, potrebbe vedersi come non vedersi, potrebbe risultare piacevole
come non piacevole.
Date un occhio su YouTube se quando verrà pubblicata questa puntata, sicuramente,
appena finita la diretta la tolgo dalla disponibilità.
Poi io e Roberto decideremo con calma.
Diciamo, se pubblicarla e come con la pubblicazione di questo episodio del
podcast.
Sicuramente ci farebbe piacere, se la vedrete visivamente feedback, quindi anche nei
commenti al video, diteci se vi piace questo.
Non è un nuovo format in senso tecnico, perché, diciamo, è un
qualcosa che nasce per altri motivi.
Visto che abbiamo fatto 90, come si suol dire, facciamo anche 91.
Diciamo che per noi non è nuovo.
L'altra cosa interessante è che ovviamente oggi faremo una cosa molto blanda.
Tuttavia, ci dà la possibilità ovviamente di condividere con voi in video
anche nel caso oggi specifico, la mappa mentale che ho costruito per
questo episodio, quindi vedere anche, chiamiamolo così, un backstage di quello che
il nostro flusso di lavoro per creare questo podcast, ma più avanti,
potenzialmente, ci sarà la possibilità anche di condividere, è più complicato quindi
non è detto che lo faremo, condividere anche lo schermo, diciamo.
Quindi, mentre parliamo di un'applicazione, anche per farvela vedere, che probabilmente può
essere interessanti su certi fronti.
Tuttavia, non voglio mettere troppa carne al fuoco e fare promesse che
poi non riusciremo a mantenere.
Quindi, se avete tempo, date un occhio su YouTube.
Eventualmente, già che ci siete, se andate su YouTube iscrivetevi al canale
se non siete iscritti, ma consideratelo come un esperimento e comunque dateci
un feedback sostanzialmente la richiesta che vi faccio.
Per il resto, se ascoltate, vi piace ascoltare il podcast come podcast,
fatelo e basta.
E come si suol dire, bando alle ciance, diciamo così, e passiamo
subito all'argomento principe di questa puntata di cui ovviamente io ascolterò e
dirò semplicemente sì, perché ovviamente è Filippo Master of Mappe mentali e
partiamo subito con una domanda.
Filippo, mi spieghi cosa sono le mappe mentali o concettuali?
Innanzitutto partiamo da un po' di storia: diciamo che le mappe mentali
non sono in senso tecnico un'invenzione di Tony Buzan, che è il
questo signore Tony Buzan, che negli anni 70-80, di fatto, è un
educatore inglese, ha fatto i miliardi, perché, tra le varie cose, ha
proposto metodi alternativi sia di studio.
Ho finalmente
, mi ha caricato l'immagine.
No, è clamoroso, ce l'ho fatta, ce l'ho fatta e ammirate, dovresti
vederla anche tu in diretta a questo punto.
Sì, sì, sì, l'ho già messa nella mappa mentale.
Ecco, apro chiudo una parentesi.
Quello che ho appena fatto è una delle funzioni interessanti di l'applicazione
che state vedendo a video e My Node che utilizzo abitualmente, sono
beta tester, quindi, anzi, questa è una versione beta, dir la verità.
Tuttavia non credo ci siano funzioni clamorose che sto spoilerando nel video.
Ma tra le varie cose, c'è la possibilità appunto di inserire nelle
mappe mentali anche delle immagini, nel caso specifico in questo caso.
Quindi adesso state vedendo la foto di Tony Buzan, che è l'inventore,
comunque chi ha brandizzato le mappe mentali sono in parte un marchio
registrato, ma l'idea di fondo è abbastanza semplice.
Negli ultimi anni sono nate innanzitutto tutta una serie di applicazioni, diciamo
così, per creare in maniera digitale le mappe mentali, ma le mappe
mentali nascono come qualcosa di analogico.
L'idea di fondo è quella di collegarci, siccome il pensiero è il
pensiero fluido, è anche in parte visuale, cioè noi comunque utilizziamo la
nostra memoria, diciamo, e quindi poi il nostro pensiero funziona anche per
immagini, perché nella sostanza, adesso, qui vi racconto cose che sono pseudoscientifiche,
nel senso che non vi posso dare la documentazione che sia tutto
corretto e gli studi scientifici che lo dimostrano, ma tendenzialmente la nostra
evoluzione è legata molto, e quindi la nostra memoria è legata molto
alla memoria spaziale.
Le mappe mentali, diciamo, sono un modo per vedere in maniera spaziale
e organica
i concetti e i contenuti.
E quindi, teoricamente, almeno secondo Tony Buzan, questo è un modo anche.
Sì, tra l'altro, volevo aggiungere una cosa.
La questione della spaziità dei pensieri, comunque, non si era anche configurata
sotto il punto di vista del castello dei pensieri, com'è
il nome giusto?
Allora, i palazzi della memoria.
Tony Buzan, anche qui, i palazzi della memoria adesso vado per una
tangente notevole, però, nella sostanza, i palazzi della memoria sono di epoca
romana, cioè la teoria è che adesso un antico romano che si
trovava un banchetto, non mi ricordo il nome, lo si può trovare
su Wikipedia comunque.
Che era un banchetto.
Durante questo banchetto avviene un terremoto e la casa crolla.
Lui miracolosamente si salva, ma ci sono tutti i commensali sotto le
macerie.
Per salvare i commensali, utilizza, tra virgolette, riprende il percorso dall'entrata diciamo
della Domus romana nei vari spazi per dire tizio era lì che
stava mangiando questo, Caio era là che stava facendo questo.
E l'idea di fondo è proprio che diciamo posizionando i ricordi all'interno
di una casa, perché poi è questo il ragionamento.
Comunque di un luogo conosciuto è possibile ricostruire questi corsi mentali, memorizzare
sostanzialmente dei percorsi e la nostra memoria, appunto, perché di fatto noi
originariamente eravamo dei cacciatori bar raccoglitori, e quindi ci dovevamo muovere nel
territorio e anche spesso in territori non sempre conosciuti, diciamo, si basa
proprio o molto sviluppato il rapporto di memorizzazione spaziale sostanzialmente.
Questa è la teoria di base.
Ovviamente si applica anche alle mappe mentali e chiudo la parentesi che
ho fatto: Tony Buzan è uno di quelli che, tra virgolette, recentemente
riscoperto la teoria dei palazzi della mente, e tra l'altro, il libro
è molto interessante, è stato tradotto malissimo in italiano, lo metterò comunque
nelle note dell'episodio, ma c'è un bel libro di un americano che
è diventato campione della memoria americano e che praticamente vi racconta tutta
questa vicenda, anche
incontrato Tony Buzan facendo tutta una serie di approfondimenti e spiegando anche
le tecniche di base della memorizzazione attraverso i palazzi della mente.
Quindi, se siete interessati, poi mi ricorderò di inserire le note dell'episodio.
Tra l'altro aggiungo visto che sto leggendo Wikipedia, aggiungo il fondatore del
campionato mondiale della memoria, niente meno, in cui centinaia di atleti della
memoria provenienti da tutto il mondo, si sfidano in dieci discipline di
memorizzazione.
Altra piccola nota che non è proprio un Pirla, questo perché in
effetti è tra l'altro anche membro dei Mensa.
Quindi direi che il riferimento è più che altro molto elevato.
Tony Buzan gira in Rolls Royce, cioè solo per darti un'idea.
Sta piuttosto bene, ecco.
Sì, beh, certamente, certamente.
Diciamo stava
nel 2019 è morto.
Ah, sai che non lo sapevo invece, questo.
Lo sto guardando, l'ho visto su Wikipedia, non è che lo sapessi.
Ok, comunque gossip a parte, diciamo quindi l'idea della mappa mentale, la
vedete mentre ne stiamo parlando.
Gli argomenti principali, diciamo, sono gestiti in modo circolare.
La vera mappa mentale, tra virgolette, è come la vedete adesso a
video, giusto per descriverla, concetto, diciamo al centro della mappa mentale e
tutti intorno delle dirazioni spesso volentieri colorate e anche con immagini dei
vari concetti, dei vari punti fondamentali che si vogliono approfondire.
Da questi concetti principali, diciamo, poi nascono successivi così, rami.
L'idea di fondo della mappa mentale è quella di un albero con
le radici o i rami che si appunto diramano e sono tutte
le idee che vengono utilizzate.
Quindi l'idea appunto di circolarità del fatto che le idee possono essere
collegate l'una con l'altra e di un sistema, chiamiamolo così, interconnesso di
conoscenze.
La mappa mentale ha milioni di modalità di utilizzo e di scopi.
Nel libro di Buzan, praticamente la mappa mentale parte, tra virgolette, dallo
studio, quindi dal memorizzare, chiamiamolo così, dei concetti, quindi creare una mappa
mentale per approfondire, e tutto nasce da quello dal punto di vista
di Tony Buza, nel senso che lui appunto aiutava ragazzi a studiare
meglio e faceva l'educatore, quindi erano strumenti per rendere più soprattutto anche
per bambini difficili o con problemi di memorizzazione e di gestione dei
contenuti, di imparare meglio in maniera chiamiamola così più facile.
Noi abitualmente, cioè qui per la gestione del podcast, e in particolare
io utilizzo le mappe mentali invece al contrario, cioè inizia a buttare
giù delle idee, e siccome appunto la mappa mentale nasce come uno
strumento molto flessibile, ovviamente queste idee vengono associate, vengono girate, chiamiamole così,
e quindi mi permette poi di strutturare se avete seguito il video,
appunto, ho modificato velocemente la mappa mentale in tre secondi.
Proprio perché l'idea di fondo di questo è che gli argomenti, la
struttura diciamo, di questa mappa mentale può e deve essere flessibile.
E deve permettere collegamenti, diciamo anche di diramazioni differenti delle idee.
E quindi, appunto, la cosa interessante della mappa mentale è proprio questa:
potere collegare le idee in maniera molto semplice ed è una fase,
chiamiamola così, iniziale della predisposizione di altre cose.
Nel caso nostro specifico, abitualmente quando tempo, dalla mappa mentale passiamo a
una scaletta abbastanza dettagliata, che poi diventano anche le note dell'episodio.
Nella mia attività professionale, per esempio, dalla mappa mentale, io poi genero,
tra virgolette, l'atto definitivo, il contratto, quello che devo fare.
Per avvocati Mac, per esempio, dalla mappa mentale ogni articolo nasce come
una mappa mentale, dalla quale poi nasce un articolo più o meno
dettagliato su un determinato argomento di cui voglio trattare.
È diciamo uno strumento molto flessibile dal mio punto di vista, molto
utile e soprattutto che toglie da quell'attrito iniziale del foglio bianco, chiamiamolo
così, dove diciamo non sai cosa scrivere, non sai di cosa scrivere,
invece, buttando velocemente giù appunto una mappa mentale casomai anche, riguardandola in
momenti differenti adesso.
Appunto facciamo un po' di backstage, chiamiamolo così qui su A2 all'inizio
ho condiviso una bozza di mappa mentale a Roberto non mi ricordo
più quando, ho fatto alcuni approfondimenti, ho guardato video e quindi ho
espanso
ho espanso la mappa mentale, ho inserito cose e oggettivamente adesso qui
non ve lo posso far vedere perché non riesco a tornare indietro
nel tempo.
Ma la mappa mentale si è evoluta.
E alcuni argomenti li ho spostati prima di iniziare, secondo me li
ho spostati da una parte all'altra, proprio perché alla fine, secondo me,
potevano stare in una determinata parte, diciamo, di quella che alla fine
di tutto diventerà
è la nostra scaletta del
episodio.
E che bene o male, con svarioni varie ed eventuali, seguiremo appunto
durante il corso di tutta questa puntata.
Quindi, diciamo, l'idea è questa.
L'altra cosa interessante della mappa mentale è appunto, abbiamo già accennato di
fatto che il pensiero, appunto, non è lineare, si muove in modo
a volte obliquo, ma anche con passaggi e così via.
Quindi è meno strutturata e vi permette appunto di elaborare anche più
velocemente i concetti e le idee o destrutturare anche i concetti e
le idee.
Un'altra cosa che spesso e volentieri può diventare comoda è quella di
avere un concetto complesso che volete approfondire, creare una mappa mentale su
questo concetto e quindi approfondirlo, vedere anche i collegamenti tra una parte
e l'altra.
Io non so, per esempio, quando ci sono delle norme complesse, le
costruisco in una mappa mentale proprio per avere una visualizzazione anche grafica,
diciamo, della mappa.
La mappa mentale è anche poco costosa a livello pratico, cioè la
potete fare su un foglio di carta, con una penna o una
matita.
Quindi anche nasce come un qualcosa di analogico, potete utilizzarli, anzi, io
utilizzo spesso e volentieri gli strumenti digitali, però la potete fare tranquillamente
in analogico e appunto aiuta anche a concentrarsi su un problema.
Addirittura forse forse un po' troppo, però in parte è vero.
Diciamo l'idea di fondo di Busan è che addirittura le mappe mentali
ti aiutino a risolvere un problema.
Nel senso che il centro della mappa mentale è il problema che
devi porti, diciamo, e le idee che ti vengono per risolvere il
problema sono una mappa mentale e tenendoti domande, vedendo queste domande cosa
portano, diciamo, ti permettono anche di analizzare in maniera migliore il problema
e probabilmente potenzialmente risolverlo.
Effettivamente, se la vediamo da un altro punto di vista, appunto la
mappa mentale che stiamo utilizzando per gestire questa puntata, è anche il
cosiddetto problem
i volevamo fare una puntata sulla mappa mentale, è ovvio che, grazie alla
mappa mentale, abbiamo comunque strutturato i contenuti e risolto il problema di
fare questa puntata e di preparare la scaletta, chiamiamola di questa puntata.
Sì, devo dire che ti rubo la parola un attimo, perché io,
ad esempio, sono una persona che non ha conosciuto le mappe mentali
finché non sono entrato in contatto con Filippo.
Devo dire che l'ho sempre visto un po' di cattivo occhio, ma
più che altro per un metodo di pensiero che non è specificatamente
il mio.
Ma devo dire che in effetti, applicato questo tipo di metodo di
pensiero a molti problemi, come ha descritto giustamente Filippo.
Per noi architetti, ad esempio, anche se ci vedete sempre con la
sciarpina e con la matita in mano, però abbiamo a che fare
con la normativa e riuscire a usare una mappa mentale per avere
il quadro normativo di quello che andate a fare, è sicuramente molto
importante e vi chiarisce di molto la questione.
Un'altra cosa è, appunto, come diceva Filippo, il nostro cervello funziona in
modo apparentemente strano, nel senso che il problema lo può prendere, vederlo
tutto insieme e magari rimaniamo anche un po' spaventati.
Poi invece quando andiamo a srotolare il problema in sottocapitoli, in sottocapoversi,
in capoversi, vi discorrendo per riuscire a renderlo più liquido, ma soprattutto
al nostro cervello di renderlo più comprensibile e facilmente manipolabile, aiuta anche
in questo senso, come dicevi, a risolvere i problemi, giustamente.
Oppure, come è successo anche a me, lo uso adesso, oltre che
con Filippo, lo uso anche per scrivere gli articoli del blog, principalmente
perché essenzialmente il podcast mio va per tutto un conto suo, che
non so neanche a spiegarvi, perché è proprio una concezione diversa, non
si appoggia alle mappe mentali.
Tuttavia, per esempio, per gli articoli diventa molto interessante perché potete segnarvi,
come diceva giustamente Filippo, dei piccoli pensieri che avete in mente, perché
magari ne avete
20 in
mente.
Però se state dietro a tutti questi 20 pensieri a mantenere il
pensiero focalizzato su questi 20, non riuscite più ad andare avanti perché
il vostro cervello, come si può dire, è andato in workflow e
non riesce più a gestirli.
Invece, iniziando a metterli attorno a questo pensiero centrale, fate una bella
corona con i vostri 20 pensierini che avete attorno, vi renderete conto
che il vostro cervello viene scaricato automaticamente e riuscite a rifocalizzare l'attenzione
su ognuno dei 20 pensierini e riuscite a sviluppare un concetto decisamente
più complesso e interessante.
Dopo ne parleremo anche perché è importante sotto questo punto di vista,
utilizzare delle applicazioni, non solo perché il digitale permette di ampliare il
discorso, ne parleremo più avanti, difatti, devo fare poi una nota a
riguardo.
Ma vi consiglio anche semplicemente di partire dalla carta alla penna, come
giustamente ha detto Filippo.
Perché nonostante io le abbia viste di cattivo occhio, diciamo così, non
le ho mai utilizzate, una volta che l'ho utilizzato, non ne potete
più fare a meno.
Quindi diventa il vostro strumento personale per riuscire a distribuire un'idea, chiamiamola
così: esatto.
Gli ultimi due punti che potrebbero essere interessanti, appunto, le mappe mentali
sono comunque una sorta di disegno.
Quindi adesso, anche qui si parla sempre di pseudoscienza o comunque non
ci sono elementi così chiari a riguardo, ma sicuramente se siete persone
diciamo più visuali e apprezzate più, sicuramente l'aspetto grafico ha un suo
peso anche nella memorizzazione, appunto.
Anche la possibilità di disegnare di fare qualcosa fisicamente con le mani
se lo fate in analogico, o comunque di avere un qualcosa di
anche piacevole da vedere se lo fate in digitale, è sicuramente utile.
E l'altra cosa che la mappa mentale è una visione dall'alto, chiamiamola
così, nel senso che abitualmente le mappe mentali non sono degli schemi
altamente complicati, non richiedono, pensieri lunghi di scrivere, chiamiamolo così, ci sono
dei concetti veloci e spesso volentieri anche visualizzate attraverso immagini e quindi
si ha uno sguardo anche di insieme.
Uno sguardo di insieme che sicuramente può diventare utile per non perdersi
nei piccoli rivoli.
Quindi anche questo, da un certo punto di vista, secondo me, può
essere molto interessante.
La questione di disegnare la mappa mentale è assolutamente utile perché spesso
vedo che il brutto del digitale appunto ti ruba del tempo per
fare qualcosa essenzialmente.
Perché questo?
Perché devi pensare, intanto vabbè che la tastiera la conosciamo tutti, ma
intanto dovete scrivere e pensare a come scrivere, e anche quel piccolo
pensiero di iniziare a pensare a scrivere alla tastiera, e se magari
avete un iPad e volete prendere una tastiera esterna, dove l'abbiamo messa,
questa tastiera esterna, vado a prendere la tastiera esterna e via discorrendo.
D'altra parte, la parte analogica, secondo me, è decisamente più diretta per
il nostro cervello.
Forse perché siamo anche abituati così, magari i nostri figli o i
figli dei nostri figli non vorranno neanche più sentire parlare della carta
e della penna, perché per loro diventa qualcosa di estremamente lento, diciamo
vecchio, qualcosa di desueto, chiamiamolo così.
Ma il fatto di riuscire a focalizzare dal punto di vista visuale
è molto interessante perché la vista anche dall'alto del problema vi permette
anche di avere una libertà mentale per riuscire a capire quali sono
i punti fondamentali di questo grosso problema, chiamiamolo così, che state affrontando,
può anche essere scrivere un articolo, su cosa focalizzarsi discorrendo.
Io ribadisco che sono sempre del parere che nel momento in cui
avete la possibilità di utilizzare qualcosa come una pencil, io mi riferisco
sempre a quella, una Apple Pencil, ma diciamo che ha un dispositivo
che vi permette di scrivere su qualcosa di digitale, sicuramente è molto
interessante perché vi permette di sfruttare delle capacità che purtroppo la carta
non ha.
Ma sotto questo punto di vista, ho visto anche Filippo che poi
ha sviluppato nel corso della mappa mentale appunto due modalità di utilizzo
di queste mappe mentali.
Fatto sta che comunque è molto interessante perché stavo ragionando che questo
tipo di approccio alla mappa mentale, ovvero quello di prendere un problema
e dividerlo in sottoproblemi, è essenzialmente qualcosa che facciamo tutti i giorni
in modo inconsapevole.
Nel senso che noi quando ci svegliamo la mattina, almeno per quanto
mi riguarda, oltre a cercare di capire come sono girato e come
mi chiamo, il secondo pensiero è quello di riuscire a capire quello
che devo fare oggi e cercare di mettere giù una specie di
scaletta.
Alla fine la stessa cosa.
Ho il problema di portare a casa del lavoro e quindi cerco
di gestirlo in base agli impegni che ho e quello che possono
essere i lavori principali.
Diciamo, la scrittura di quello che è da fare all'inizio della giornata
è qualcosa di molto simile alla mappa mentale.
È sotto un certo punto di vista diversa, ma direi che molto
simile.
E ne abbiamo parlato anche più di una volta qui su due
podcast, se andate indietro nelle altre puntate, di come cucinare le idee,
ma alla fine, se andate a fare un attimo di riassunto, vedete
che partiamo tutti dalla stessa questione: cioè essenzialmente riuscire a mettere in
fila i pensieri e riuscire a liberar la mente.
Sono tutti strumenti che vi permettono di fare questo tipo di lavoro.
Esatto, esatto.
Diciamo che adesso per chi sta guardando in diretta, per esempio, ho
abbellito velocemente la mappa mentale con
alcune immagini, diciamo, proprio per cercare di farvi anche capire concretamente il
valore anche estetico di una mappa mentale.
L'idea adesso è passiamo alle due tipologie, chiamiamole così, di mappe mentali,
quella originale, i termini, cioè quella analogica, che è fatta su un
foglio.
Mentre guardavo un po' di video, tra virgolette, ho guardato un po'
su YouTube alcune cose per capire un po'.
Oltre ai libri di Buzan che Benoit ho letto, che poi sono
anche qui una versione apocrifa di come lo utilizzo io, perché, come
al solito, poi alla fine uno strumento è valido solo se lo
usi e lo fai tuo, casomai anche, tra virgolette, diventando eretico, nel
senso che non segui il canone, diciamo, del canone standard delle mappe
mentali e così via.
Comunque l'idea di fondo, sostanzialmente è quella appunto di farlo su un
foglio, utilizzare la penna, e qui, devo dire la verità, una delle
cose che a me ha sempre fastidito è che appunto le mappe
mentali nascono come diciamo disegnati a pastelli con colori e quant'altro.
Una cosa a cui non avevo mai pensato, tra virgolette, e che
ho catturato e rubato per voi è che effettivamente esistono le penne
cancellabili.
Pene cancellabili che effettivamente vedo utilizzare mio figlio in questi primi anni
di scuola elementare, che possono però diventare uno strumento analogico molto comodo
per invece creare delle mappe mentali che possono evolvere rapidamente, nel senso
che si può cancellare un pezzo della mappa mentale, spostarlo da un'altra
parte, fare le modifiche, diciamo, in maniera anche relativamente semplice e facile.
Questo, tra l'altro, se utilizzate due colori, diciamo, c'è anche la possibilità
di creare una parte della mappa mentale, chiamiamola così, non so, in
blu, per esempio, con la struttura di base della mappa mentale, e
poi invece, casomai, utilizzare la penna rossa per fare i collegamenti da
una parte all'altra.
E sicuramente adesso nel link delle note dell'episodio ci saranno i vari
video, alcuni sono in inglese, ve lo segnalo già, alcuni sono in
italiano.
Quindi, se volete anche fare degli approfondimenti, c'è modo diciamo di farlo.
Uno di questi video in inglese è di questo ragazzo che effettivamente,
tra le varie cose, utilizzava questo trucco, chiamiamolo in questi termini, di
fare le mappe mentali molto semplici, scritta mano, chiamiamole così, ma dove
appunto utilizzava colori differenti per unire e creare interazione tra una parte
e l'altra della mappa mentale.
Ovviamente, una volta diciamo che siamo andati sul digitale, perché poi la
mappa mentale di fatto diventa poi relativamente semplice.
Appunto, adesso a video l'abbiamo vista appunto da un'idea centrale, si diramano
con colori differenti, idee differenti, che poi a loro volta sono strutturati
in sottorami, in figli come rami figli, e spesso e volentieri queste
idee sono ideeamole così, semplici, cioè sono piccole frasi, barra semplici parole
che però danno il concetto ed eventualmente per ogni concetto, per ogni
idea principale, chiamiamola così, poi si può avere un'immagine.
Adesso, giusto per dare un'idea a video, vedete come per esempio in
digitale io ho inserito la parola solo digitale nella mappa mentale, ho
inserito anche un'immagine di un computer, quindi dimostrare
, il tutto, e sotto questo abbiamo una struttura invece più complessa di
quello che invece sono le possibilità del digitale.
Per cui la prima possibilità è appunto il disegno digitale, cioè quello
che vi abbiamo appena raccontato per creare le mappe mentali, chiamiamole così,
attraverso un foglio di carta con i colori e così via, si
può fare, ovviamente, con gli strumenti digitali che già ci fornisce, per
esempio, un tablet come l'iPad, e quindi utilizzare applicazioni come Good Note
o Notability, o anche Procreate, che è più legata al disegno, chiamiamolo
così, ma che sicuramente è meno utile, probabilmente forse per fare le
mappe mentali.
Goodnote e Notability hanno tutta una serie di strumenti per, diciamo, manipolare,
gestire e disegnare da una parte, ma anche manipolare questo testo disegnato,
chiamiamolo così, quindi anche creare una mappa mentale visuale, ma col vantaggio
appunto di poter modificare la mappa mentale stessa in digitale senza nessun
tipo di problema.
Quindi se volete trasferire, vi piace l'approccio, diciamo, di usare una penna,
di avere un disegno finale della vostra mappa mentale e non un
elaborato software di un qualche genere.
Sempre se state guardando la nostra diretta su YouTube, appunto, vedete come
la mappa mentale generata da MyNode è comunque uno strumento meno più
meccanico e più grafico rispetto a invece un qualcosa di disegnata a
mano anche con le imperfezioni del disegno a mano.
Tra virgolette, ecco, questi sicuramente sono degli ottimi strumenti, anche qui di
Good Note and Notability ne abbiamo già parlato in varie altre puntate.
Quindi oggi non ci soffermeremo sulle possibilità che danno questi strumenti, però
sicuramente la possibilità di manipolare il testo, di manipolare i disegni, di
evidenziare certe parti del testo, anche del riconoscimento del testo visuale, diciamo,
è sicuramente utile e può diventare interessante e comodo.
Sì, volevo aggiungere un paio di cose ancora prima di passare al
prossimo, sono due cose abbastanza semplici.
La prima in quanto riguarda la mappa mentale analogica, per farvi un
esempio, quello che mi viene più veloce da farvi è una mappa
mentale che alla diprima non sembrerebbe una mappa mentale, ma in realtà
lo è.
Vi parlo di che cosa?
Di quello che vediamo nei film polizeschi, ovvero
il famoso tabellone con dentro il chi è stato ucciso al centro
e poi tutt'attorno ci sono le foto oppure gli indizi che gli
inquirenti in quel momento hanno raccolto e li mettono attorno e li
collegano con una freccia per suddividerli.
Questo qui potrebbe essere, secondo me, una delle mappe mentali interessanti perché
non sfrutta il disegno, non sfrutta un semplice foglio di carta, ma
se voi avete, ad esempio, una grande tabella di fronte a voi,
potete iniziare ad appiccicare anche solo con dei postiti, ad esempio, colori
diversi, oppure in effetti mettere delle fotografie, qualcosa che rende veramente qualcosa
di visuale, dei ritagli.
Quello che vi viene in mente, potete fare in base al vostro
lavoro, perché ovviamente noi parliamo del nostro e siamo un po' virati
sul digitale.
Però mi rendo conto che può diventare davvero utile nel momento in
cui qualcuno usa delle mappe mentali cartacei, diciamo fisiche.
Che un esempio, secondo me, più calzante è appunto questo: è quello
dei film polizeschi.
Sì, effettivamente anche collegare gli indizi uno all'altro.
Sicuramente
e poi magari ti viene in mente che c'è un altro tipo
di collegamento, lo aggiungi, lo togli, sposti, togli qualcuno dalla diciamo dal
tabellone, perché vi siete sbagliati.
Può essere tutto questo ed è molto interessante.
Questa è una mappa mentale molto
produttiva, chiamiamola così.
Invece, dal punto di vista delle mappe mentali digitali, chiamiamole così, volevo
un attimo spezzare ancora una cosa per quanto riguarda Mind Node: questa
applicazione che io, ad esempio, uso in formato gratuito perché permette di
fare quello che mi serve.
Essenzialmente non ho bisogno di aggiungere tanto altro.
Ma la cosa, secondo me, è davvero interessante, per esempio, per chi
scrive articoli, oppure chi deve scrivere, ad esempio, una relazione o via
discorrendo, è la possibilità, appunto che vi dicevo prima del digitale che
il cartaceo non può fare.
Ovvero qual è questo, Mindode ha la possibilità di esportare la vostra
mappa mentale in formato, diciamo, markdown, ovvero vi trasforma quello che avete
scritto in questo momento in qualcosa che si trasforma praticamente automaticamente in
un documento di testo.
Quindi, voi, dopo che avete messo tutte le vostre idee all'interno di
Mindode e le esportate, diciamo che avete già il 50% del lavoro
fatto perché voi si tratta semplicemente, tra virgolette, di espandere le idee
che avete focalizzato all'interno di Mindode e in questo documento di testo.
Questo è un passaggio, secondo me, fondamentale all'interno del digitale, perché vi
trasporta automaticamente da un ambiente di pensiero, di strutturazione del pensiero, diciamo
risoluzione dei problemi in un qualcosa che riuscite a tramutare facilmente in
qualcosa di leggibile, di trasmissibile.
Nel caso in cui la mappa mentale, diciamo, è limitata tra virgolette,
perché la capite solo voi.
Invece, facendo questo tipo di passaggio lo rendete anche più facilmente appetibile
e anche comprensibile a chi lo dovete dare.
Ad esempio, io parlo di relazioni, potete anche parlare tranquillamente di
articoli
del blog, oppure quello che vi viene in mente nel vostro lavoro.
Secondo me si può applicare a molti aspetti del vostro lavoro se
ci pensate un attimo.
Basta sfruttare questo tipo di strumenti che diciamo possono essere sfruttati con
un'applicazione gratuita che è Mind Node, è qualcosa che è un editor
di testo in modo molto semplice e lineare.
A chiosa di quello che hai detto tu, per esempio, spesso e
volentieri cosa faccio?
La prima parte di sviluppo di una puntata di A2 Podcast
è la mappa mentale, poi, diciamo, esporto la mappa mentale in Markdown,
e a quel punto lì mi fa diventa la struttura, chiamiamola in
questi termini, delle note dell'episodio, che poi vengono eventualmente quando ci siamo
sviluppate oltre.
Quindi, secondo me, bravo Roberto, è esattamente quello che facciamo.
Da quando me le hai fatte vedere queste mappe mentali le ho
fatte diventare, non dico subito mio, ci ho dovuto lavorare un attimo
anch'io.
Tuttavia, diventa uno strumento fondamentale, davvero fondamentale per riuscire a essere produttivi.
Poi, sempre nel reparto, chiamiamolo così di software, delle mappe mentali, prima
di parlare di quelli che sono i software di cui abbiamo già
parlato, quindi poi faremo una carellata veloce.
Tra le mie varie incursioni, vi segnalo un video in italiano che
sarà appunto nella notte dell'episodio, dove questo youtuber, diciamo, oltre a ovviamente
essere appassionato in mappa mentale e così via, ma utilizza Mero.
Che io non conoscevo, che abbiamo conosciuto con Lucio Bragagnolo.
Che effettivamente, tra le varie funzioni che ha, c'è appunto la possibilità
di avere delle mappe mentali preimpostate, chiamiamole così.
L'altra cosa interessante è che però appunto questo è un forse, nel
senso che lo dobbiamo ancora vedere se non come demo di Apple
al quinoa di giugno, Freeform potenzialmente potrebbe essere uno strumento molto interessante.
Diciamo per fare qualcosa di un po' più organizzato di una mappa
mentale, ma sempre
in questa maniera, forse più una mappa concettuale, perché adesso poi non
abbiamo parlato, ma se si vuole fare proprio i puntigliosi, la mappa
concettuale, è semplicemente una mappa dove, diciamo, i vari concetti sono legati
uno all'altro, mentre la mappa mentale, chiamiamolo così, appunto questa struttura d'albero,
quindi dove c'è un'idea fondamentale da cui si diramano tutte le idee
secondarie.
Se si vuole fare questa distinzione, questa sarebbe la distinzione che ho
visto fare, perché poi io continuo a ripetere, non ha senso, secondo
me, essere teorici, ma nella pratica, alla fine un misto di tutto
può diventare sempre utile e appunto, secondo me non si devono dare
definizioni, ma dare esempi e modalità di utilizzo di questi strumenti che
casomai non fanno il caso vostro, ma che casomai invece vi aprono.
Personalmente, per esempio, la mappa mentale mi ha profondamente modificato il modo
di lavorare, ammetto che credo di aver conosciuto di questo strumento torno
ai 35 anni, una decina di anni fa, probabilmente
l'avrei potuto utilizzare meglio, approfittarne di più nel periodo da studente su
altri fronti.
Quindi, devo dire la verità, una delle cose che mi fa piacere
di più di parlare di mappe mentali, ne parliamo spesso e volentieri,
perché poi li utilizziamo, è proprio anche quello di condividere con chi
non sa ancora che cosa sono, uno strumento che non è necessario
utilizzare, ma può essere la solita freccia in più nella faretra delle
nostre conoscenze e capacità.
Cerchiamo di mantenere una puntata quasi non troppo lunga.
I software, chiamiamoli così, invece di cui abbiamo già parlato e quindi
andremo abbastanza veloci.
My Node ne abbiamo parlato profusamente, anzi, tra virgolette, avete visto anche
per chi ha guardato la diretta, l'utilizzo del software in diretta.
È quello che io, tra virgolette, utilizzo ormai da una vita.
Appunto, tra le varie cose sono beta tester, proprio perché sono sempre
curioso di vedere le novità e credo di aver anche avuto qualche
tipo di interazione con gli sviluppatori.
La base della software A credo che sia austriaca, però ve la
vendo con dei dubitativi.
Esistono due tali, chiamiamoli così, di questo software: quella versione gratuita, che,
di fatto, appunto, peraltro, io ho la versione che chiamiamo così a
pagamento, anche se in beta test.
Roberto ha quella gratuita, riusciamo tranquillamente a condividere queste mappe mentali.
Ovvio che Roberto ha meno possibilità diciamo di abbellire la mappa mentale,
ma nella sostanza, anche qui collaboriamo senza nessun tipo di problema, utilizziamo
fare i condivisi di iCloud e quindi ognuno può interagire a virgolette
aggiungere idee e cose sulla mappa mentale, e quindi è anche uno
strumento collaborativo, tra virgolette, anche se sconsiglio caldamente di fare le modifiche
in contemporanea l'uno con l'altro.
Non è una soluzione tipo Google Doc.
È ovvio che se due contemporanei andate a modificare il file, ecco
lì ci potrebbero essere dei conflitti, mettiamola così.
A volte io lo uso molto, spesso e volentieri mi trovo.
Se un dispositivo diciamo non si è sincronizzato online e utilizzo la
stessa mappa mentale, perché poi appunto il vantaggio grosso di queste applicazioni
è che ovviamente potete fare le modifiche da iPhone, dai pad, da
Mac e è molto comodo, diciamo.
Però, se uno dei dispositivi non ha sincronizzato per qualche tipo di
motivo, spesso e volentieri vi trovate con due versioni lievemente differenti.
La cosa carina di MyNode è che comunque ti dice quale voglio
utilizzare delle ultime versioni che ho a disposizione, spesso e volentieri è
quella che si è modificato o meno.
Anche la risoluzione, chiamiamola così, di modifica è abbastanza risolvibile.
L'altra applicazione che è sempre diciamo simile e blasonata, chiamiamolo in questi
termini, multipiattaforma dal nostro punto di vista, nel senso che Mac e
iPad iPhone, si chiama i Thought, che rispetto a MyNode, ha il
vantaggio di avere anche una di alcune funzioni che, per esempio, MyNode
non ha, cioè adesso nell'ortodossia, chiamiamola così, delle mappe mentali, c'è anche,
oltre ai singoli rami, diciamo, c'è anche la possibilità di avere dei
rami a liska di pesce, dove di fatto le varie lische, cioè
le varie voci, diciamo, servono per fare elencazioni o comunque per dare
attributi all'idea principale di cui sono figlie, e quindi che in certi
casi può diventare molto comoda perché
permette in poco spazio di condensare più informazioni.
Se vi interessa, è una particolarità.
Poi ne abbiamo già parlata varie volte: peraltro c'è un errore nella
mappa mentale, la cambiamo subito.
È FreeMind, che è sicuramente l'applicazione che è multipiattaforma desktop, gratuita, l'unica
cosa che è piuttosto bruttina, visualizzazione grafica, anche Roberto se n'era lamentato
quando gliel'ho fatta vedere.
Quindi, diciamo, dopo anche lì dipende molto da cosa volete fare e
ne esistono una pletora, perché poi recentemente sono uscite svariatissime applicazioni.
Quelle di cui abbiamo parlato oggi sono quelle diciamo più note e
bene o male, poi, in dipendenza anche dalle vostre esigenze, non ci
vuole poi un software particolarmente evoluto, cioè anche ma è nota nella
versione in abbonamento, ha sì, delle funzioni aggiuntive molto carine, ha probabilmente
le funzioni di esportazione e quant'altro sono quelle più interessanti.
Tuttavia, non è che vi cambiano la vita e credo che Roberto,
che è braccino, possa confermarlo.
Sì, esatto, però stavo pensando a un'altra applicazione che potrebbe tornarvi utile,
di cui da quando ho iniziato a parlare di software che sto
cercando dappertutto di farvi venire in mente il nome, è un'applicazione che
abbiamo usato anch'io e Filippo per un certo periodo di tempo all'inizio
di A2 Podcast quando avevo ancora un nome un nome e
un cognome diverso.
Che si chiama, Comunque, ci verrà in mente.
Probabilmente lo troveremo tra le note dell'episodio.
Quella è un'applicazione molto interessante perché vi permette, appunto, di fare molti
blocchi all'interno di una lavagna, chiamiamola così, dove potete mettere dai link
dei siti web, alle foto, alle frecce, al testo, potete fare praticamente
qualsiasi cosa che vi viene in mente.
Solo che in questo momento non ci viene nessuno dei due il
nome in testa.
Guardate un po'.
Me l'avevi proposta tu, eh?
Sì, sì, ma la usavo tantissimo, solo che da quando sono passato
a Mind, quella lì me la sono dimenticata.
Ciao!
Tra quelle Notion, me la sono cambiata
.
Tra l'altro, sono tutti strumenti gratuiti, anche quello esatto.
Ho avuto una serie di persone che mi hanno messo, diciamo, sulla
buona strada, mettiamola così.
Però questa applicazione è molto interessante.
Purtroppo non riesco a farmi venire veramente in mente il nome perché
è particolarmente visuale, chiamiamola così, a differenza di Mind, che tendenzialmente nella
versione gratuita è praticamente del semplice testo e qualche linea colorata.
Con questa applicazione invece la cosa diventa molto più articolata e viene
utilizzata anche per la progettazione grafica di siti web, di pagine web,
oppure che ne so, anche per pensare a un progetto vero e
proprio, tant'è che viene usata spesso nell'ambiente dell'architettura, però continuo a dire
non mi viene in mente il nome.
Quindi ce ne faremo una ragione: prima o poi ci verrà in
mente, ne parleremo in puntata.
Sicuramente, sicuramente comunque adesso cercheremo nella notte di episodio di inserirla, perché
appunto, diciamo lo sviluppo iniziale della due podcast è nato lì.
Quindi anche c'è un qualche tipo di
tradizione che abbiamo implementato.
Direi a questo punto che stranamente, siamo andati via abbastanza veloci.
E a parte una partenza
lenta e iniziale, siamo arrivati a conclusione della puntata, per cui direi
che Roberto può andare in conclusione.
Non so se ce l'hai sotto mano perché me l'hai girato, però
segnaliamo e ringraziamo.
Adesso Roberto, nel mente casmai cerca, chi ha fatto le recensioni recenti
sui due podcast.
Noi lo diciamo sempre, le leggiamo tenendo a precisare, ma non leggiamo
sempre, però appunto, visto che ne abbiamo accumulate due.
Sì, esatto, adesso andiamo subito a parlarne.
Un attimo di sospans perché me lo deve tirare su.
Ovviamente ho la linea completamente intasata.
Perché ci sono anche giustamente i miei figli che si guardano la
TV, mannaggia loro.
Comunque in ogni caso le ho trovate,
non li mandi a letto il giorno del podcast.
No, sono in vacanza.
Allora, prima di tutto, leggiamo in ordine cronologico quella del 24 giugno
2022, da parte di Mastro di Chiavi che ci dà Grazie 5
Stelle, ti ringraziamo tantissimo per questo aiuto che dai assieme a tutti
gli altri ascoltatori, scrivendo appunto le recensioni.
Hai aggiunto anche questo, a parte virgolette, in modo semplice, i bravissimi
Roberto e Filippo accompagnano l'ascoltatore nei meandi del mondo Apple con un
occhio alla produttività da seguire.
Grazie, veramente, Mastro di Chiavi.
Forse ricordo bene se l'avevamo già letta, ma in ogni caso lo
ringraziamo lo stesso, in questo caso, anche due volte per quello che
ha scritto per le 5 stelle.
Come dobbiamo anche ringraziare, Luca Roma che l'11 luglio 2022 ha scritto,
per te virgolette, il bello di questo podcast è che Filippo e
Roberto ti fanno entrare nella loro bottega di Mac user per conoscere
gli attrezzi e il flusso di lavoro.
Forse non proprio per new by, più per intermediate, e non è
un difetto.
Grazie anche per questo, Luca Roma.
Cerchiamo di parlare bene o male a tutti quanti.
Quindi
è veramente un perché io mi ricordo il mio figlio che mi
continua a dire New Bo, e quindi io leggo Newby.
Mi fa molto ridere questa cosa.
In effetti, sì, mio figlio mi continua a dare del nabo, perché
adesso l'ha declinato anche in nabo.
Quindi quando
leggo in inglese faccio un po' fatica.
Purtroppo abbiate pazienza per il mio grosso difetto, che è quello della
pronuncia inglese.
In ogni caso, ringraziamo davvero tutti e due i nostri utenti che
hanno messo 5 stelle e hanno avuto anche tempo di scrivere una
bellissima recensione.
Vi ringraziamo di cuore.
Come ringraziamo chi vorrà aggiungersi
a queste recensioni che ci fanno conoscere di più.
E come hanno scritto, giustamente vuol dire che siamo sulla strada giusta.
Perché il nostro messaggio di spiegare la tecnologia Apple e dando i
nostri, chiamiamo così, trucchi del mestiere, ma diciamo che sono quelli che
vengono in mente a chi utilizza Apple tutti i giorni, sono cose
che possono tornare utili anche a tutti gli altri.
Se non sapete come fare a fare una recensione, troverete come sempre
il link nelle note dell'episodio.
Potete anche iscriverci alla casella di posta elettronica che risponde all'indirizzo mail,
scrivi, punto.
A chiocciolaadue podcast.it.
Poi, come sempre, trovate le note dell'episodio con il link degli argomenti
che abbiamo trattato in questa puntata.
E tutti i nostri riferimenti all'indirizzo a2podcast.it/43.
Dove ci potete trovare il sottoscritto, mi potete trovare sul mio blog
personale che si chiama Mac Architettura.
Potete trovare all'indirizzo marto.net.wordpress.com, dove proprio oggi, ma voi lo saprete poi
in differita perché questa puntata uscirà dopo, ma lo dico per chi
è online in questo momento.
Ho proprio pubblicato un articolo che parla della home page minimale su
iPad.
Ho fatto una piccola guida.
Se siete interessati alle personalizzazioni, secondo me, è da seguire perché vi
dà molti spunti per mettere giù una nuova personalizzazione del vostro iPad,
magari anche più produttivo.
Oltre agli altri articoli che, come avete potuto capire, parlano anche di
architettura e del Mac, oppure potete andarmi ad ascoltare su Snap Architettura
Imperfetta, che è il mio podcast settimanale, che ha preso una bella
pausa a settembre e adesso riprenderà a breve.
In ogni caso, non ci sono solo io, c'ho anche Filippo che
invece ha due progetti: quali sono?
Allora, avvocatimac.it blog, diciamo che scrivo, poi nell'ultimo periodo sto scrivendo poco,
ma lasciamo stare, diciamo che tante altre cose in pentola, mettiamola così.
E visto che Roberto ci tiene mensilmente attualmente, da inizio anno che
ho tirando avanti, quindi forse ce la faccio a arrivare fino a
dicembre, Avvocati e Mac Compendium, che è il podcast dove, diciamo, ovviamente più
pensato in parte per gli avvocati, dove racconto le mie cose, lo
sviluppo, diciamo, che utilizzo, la tecnologia che utilizzo, più incentrata sulla mia
attività professionale, mentre appunto qui su A2 Podcast.
Cerchiamo di essere un po' più a 360 gradi, un po' per
tutti.
Esatto, nel nostro intento cerchiamo anche di dare una conoscenza anche più
approfondita di questi strumenti, che comunque non è mai abbastanza.
Ma in ogni caso ci premeva ringraziarvi tutti quanti per l'ascolto, ma
da questa puntata anche per la visione, perché, insomma, siamo in diretta
YouTube, e quindi non ci rimane che darvi appuntamento al tra due
settimane.
Alla prossima.