Ep. 39 1:04:26

Gestione della conoscenza personale

In questa puntata Roberto e Filippo parlano di PKM o di gestione della conoscenza personale. LA puntata affronta la parte teorica ed individua alcune applicazioni per gestire la conoscenza personale. All’inizio Filippo e Roberto parlano anche del “nuovo” MacMini M1 di Filippo.

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In questa puntata Roberto e Filippo parlano di PKM o di gestione della conoscenza personale. LA puntata affronta la parte teorica ed individua alcune applicazioni per gestire la conoscenza personale. All’inizio Filippo e Roberto parlano anche del “nuovo” MacMini M1 di Filippo.

Note dell’episodio

  • Personal Knowledge Management for Beginners: articolo usato come base per introdurre il PKM, i metodi principali e l’idea di catturare, coltivare e riutilizzare conoscenza personale.
  • Apple Notes: app citata tra gli strumenti più accessibili per raccogliere note, testi, immagini e materiali quotidiani nell’ecosistema Apple.
  • Microsoft OneNote: soluzione indicata da Roberto per chi lavora in ambienti misti, con dispositivi e sistemi operativi diversi.
  • Evernote: applicazione storica per note, taccuini, archiviazione di materiali eterogenei e riconoscimento del testo.
  • Notion: strumento usato da Roberto per costruire un sistema personale di note, database, template e gestione della conoscenza.
  • StoryFlint: Personal Knowledge Management in Notion: articolo citato nelle note originali per approfondire l’uso di Notion come sistema di PKM.
  • Roam Research: applicazione citata da Filippo tra gli strumenti basati su collegamenti tra note, backlink e costruzione di reti di conoscenza.
  • Obsidian: applicazione usata da Filippo per raccogliere note in Markdown, collegarle tra loro e recuperare rapidamente procedure e informazioni verticali.
  • A2 episodio 30: Prendere note con l’iPad con Apple Pencil: puntata richiamata da Roberto parlando di note scritte a mano, iPad e Apple Pencil.
  • A2 episodio 31: Note con l’iPad ed Apple Pencil, i programmi e bullet journal: episodio citato per l’approfondimento su applicazioni di note e Bullet Journal.
  • Nebo: app segnalata da Roberto per scrivere a mano con Apple Pencil e convertire la scrittura in testo con grande precisione.

Sinossi1

1. Il Mac Mini M1 di Filippo e il passaggio da Intel ad Apple Silicon

La puntata si apre con una parentesi tecnica e personale: Filippo ha appena recuperato un Mac Mini M1 usato, passato prima dalle mani di Davide Gatti, e sta completando la configurazione della nuova macchina. Il racconto parte dalla sostituzione operativa del MacBook Pro 16 pollici con il Mac Mini: Filippo spiega di essere abituato ai desktop, di avere già uno schermo esterno e di non aver incontrato difficoltà particolari nel trasferire il proprio flusso di lavoro. La registrazione stessa della puntata avviene già dal Mac Mini, quindi la macchina è entrata immediatamente nella produzione quotidiana.

“Stiamo registrando sul Mac Mini, quindi ho passato totalmente il flusso di lavoro dal MacBook Pro al Mac Mini senza problemi.” — Filippo, 00:01:35

Il vantaggio più evidente è la pulizia della scrivania e soprattutto la silenziosità. Il confronto con il MacBook Pro 16 pollici, però, mette in luce anche qualche limite: le casse integrate del Mac Mini vengono definite molto scarse rispetto a quelle del portatile, tanto che Filippo si appoggia a un HomePod mini per ascoltare musica. Nota anche qualche incertezza nel collegamento AirPlay e sospetta che le antenne Wi-Fi del Mac Mini siano meno performanti rispetto a quelle del MacBook Pro, forse anche per la diversa posizione fisica sulla scrivania.

Roberto inserisce il confronto con il proprio Mac Intel, che durante la diretta scalda molto e costringe le ventole a lavorare. Da qui nasce una discussione sullo stato della transizione ad Apple Silicon: Filippo non ha ancora incontrato criticità tra ARM e Intel, anche perché molte applicazioni si sono ormai adattate; Roberto, dal suo settore, osserva però che non tutto è già ottimizzato, pur riconoscendo che Rosetta 2 permette di usare ancora bene molto software.

2. Installazione pulita, firma digitale e accessi istituzionali

Dal Mac Mini si passa alla configurazione del sistema. Roberto chiede a Filippo se abbia usato un ripristino da backup o un’installazione da zero. Filippo risponde di preferire sempre l’installazione pulita, ancora di più quando entrano in gioco driver delicati come quelli della firma digitale e del processo telematico. La scelta è pragmatica: evitare di portarsi dietro configurazioni, driver o componenti vecchi che potrebbero creare problemi.

La parentesi diventa un confronto sui diversi modi di gestire firma digitale, CNS, SPID, accessi istituzionali e depositi telematici. Roberto racconta di usare una firma della Camera di Commercio che funziona da chiavetta USB senza installare componenti sul Mac, mentre Filippo spiega di preferire i driver installati direttamente sul computer: le chiavette spesso includono versioni vecchie di Firefox o componenti non aggiornati, e secondo lui possono diventare lente e problematiche.

Filippo descrive anche il proprio flusso di lavoro remoto. Ha un computer fisso con la firma digitale collegata e, nella maggior parte dei casi, accede da remoto a quella macchina sia da casa sia dall’ufficio sia dall’iPad. Prepara i depositi, sincronizza i dati e poi usa il software di deposito dal computer configurato. Roberto, invece, racconta un’esperienza più positiva con SPID, in particolare con InfoCert: accesso tramite notifica sul telefono, Face ID e autenticazione rapida. I due chiariscono anche la differenza tra identità digitale e firma digitale: lo SPID identifica l’utente, mentre la firma digitale serve a sottoscrivere i documenti.

3. Che cos’è la gestione della conoscenza personale

Dopo la comunicazione che questa è l’ultima puntata ordinaria prima della pausa estiva, Roberto introduce il tema principale: la gestione della conoscenza personale, o PKM. La definizione operativa parte da esempi semplici. Durante la giornata incontriamo procedure, idee, articoli, intuizioni e problemi ricorrenti che potrebbero tornarci utili in futuro. Se non li catturiamo, però, quando serviranno di nuovo dovremo cercarli da capo o ricostruirli.

Roberto cita l’esempio di una procedura per installare i driver di una stampante: può capitare di leggerla oggi e averne bisogno tra quattro mesi, senza riuscire più a ritrovarla. Il PKM serve proprio a evitare questa dispersione. Non riguarda solo informazioni esterne, ma anche pensieri che nascono dall’esperienza personale, dalla lettura di libri, dagli articoli online o dal lavoro.

“Si tratta essenzialmente della pratica di catturare le idee e anche le intuizioni.” — Roberto, 00:12:02

Nel lavoro di Roberto, la gestione della conoscenza è utile perché molte attività hanno parti ripetitive. Anche se ogni pratica può essere diversa, capita spesso che due situazioni siano simili: invece di reinventare ogni volta la ruota, conviene conservare una traccia, rielaborarla e riutilizzarla. La parte decisiva, però, non è solo accumulare informazioni. Roberto insiste sulla revisione: se le note restano ferme e non vengono rilette, aggiornate o coltivate, perdono valore.

4. Il PKM come risposta al rumore informativo

Filippo colloca il PKM in un contesto più ampio. Negli ultimi anni, soprattutto nel mondo anglofono, la gestione della conoscenza personale è diventata un tema ricorrente per chi lavora con informazioni, testi, idee e contenuti. La quantità di materiale disponibile è enorme, ma questa abbondanza genera anche rumore. In passato, per approfondire un argomento, si comprava un libro, si andava in biblioteca o si consultava un manuale specifico; oggi l’accesso alle fonti è più immediato, ma ritrovare, selezionare e usare davvero ciò che si raccoglie è più difficile.

Filippo introduce una metafora che trova efficace: quella del giardino. Le idee non vanno solo archiviate, ma piantate, coltivate, analizzate, espanse e fatte crescere fino a produrre nuovi frutti. Da una parte ci sono quindi i metodi e le filosofie di gestione della conoscenza; dall’altra ci sono software come Notion, Obsidian, DEVONthink, Roam Research e altri strumenti nati o cresciuti intorno al collegamento tra note.

Un punto tecnico centrale è il collegamento bidirezionale: i wikilink permettono di collegare una nota a un’altra, mentre i backlink consentono di tornare indietro e vedere quali note fanno riferimento a un certo concetto. Questo trasforma un insieme di appunti in una rete. Filippo sottolinea però che il software è secondario: ha più senso capire il metodo e poi calarlo nello strumento più comodo per ciascuno.

5. PARA, Second Brain e PPV

Il primo metodo citato è PARA, acronimo di Projects, Areas, Resources, Archives: progetti, aree, risorse e archivi. Filippo lo descrive come una struttura semplice e veloce per organizzare archivi digitali. Non è un sistema completo di gestione della conoscenza, ma può essere un buon punto di partenza per chi vuole cominciare senza costruire subito un impianto complesso. L’idea è separare ciò che è legato a risultati concreti e attivi, ciò che riguarda responsabilità continuative, ciò che serve come materiale di riferimento e ciò che può essere archiviato.

Roberto passa poi al concetto di Second Brain: un secondo cervello che raccoglie, archivia, etichetta e rende recuperabili informazioni e idee. Lo paragona a un motore ibrido che entra in azione per alleggerire il motore principale. Quando il cervello non deve trattenere ogni dettaglio, può concentrarsi su attività più importanti. L’obiettivo non è dimenticare tutto, ma sapere di avere una certa informazione e sapere dove ritrovarla.

“Questo secondo cervello vi deve permettere di lavorare tanto quanto il primo.” — Roberto, 00:21:58

Filippo porta un esempio concreto: ogni tanto deve riavviare da remoto Mac con FileVault attivo, evitando che il disco cifrato blocchi il rientro remoto. È una procedura rara, con comandi non facili da ricordare. Dopo aver cercato più volte gli stessi articoli, ha creato una nota in Obsidian con i tre comandi necessari e un titolo facile da ritrovare. Così non deve ricordare la procedura, ma solo sapere dove l’ha archiviata.

Il terzo approccio è PPV, Pillars, Pipelines and Vaults, di August Bradley. Filippo lo presenta non come semplice knowledge management, ma come un sistema operativo per la vita: unisce gestione della conoscenza, obiettivi, abitudini e progresso personale. I pilastri sono i punti fondamentali, gli oleodotti sono i flussi attraverso cui passa la conoscenza, i caveau sono i luoghi in cui le risorse si accumulano.

6. Zettelkasten, note collegate e produzione di idee

Filippo dedica poi spazio al metodo Zettelkasten, quello a cui si sente più vicino. Lo descrive come un sistema basato su note veloci, note permanenti e collegamenti. Si parte da un pensiero, un argomento, una lettura o uno spunto; lo si sintetizza con parole proprie; nel tempo lo si rilegge, lo si raffina, lo si conserva se rimane significativo e lo si collega ad altre note.

La forza del metodo non sta solo nel produrre contenuti più rapidamente, anche se molti lo presentano così. Certo, se una persona ha molte note sulla firma digitale, può usarle come base per scrivere un articolo. Ma per Filippo l’aspetto più interessante è l’associazione tra idee lontane: concetti appartenenti ad ambiti diversi possono incontrarsi e generare intuizioni nuove. Porta un esempio volutamente estremo, Socrate e la firma digitale, per mostrare come due domini apparentemente scollegati possano creare scintille se messi in relazione.

“Secondo me la cosa più interessante invece è proprio l’associazione di idee.” — Filippo, 00:33:10

Sul piano degli strumenti, Filippo cita Obsidian come applicazione molto presente nella sua bolla informativa, insieme a Roam Research, Notion, Drafts, DEVONthink, Craft, iA Writer e Zettlr. Il punto comune è la possibilità di collegare note e pagine tra loro. Spiega anche il ruolo dei wikilink in Markdown, creati con doppie parentesi quadre, e osserva che questa sintassi è molto comoda sulle tastiere americane, da cui deriva buona parte della cultura tecnica del Markdown e degli strumenti di scrittura.

7. Diario digitale, journaling e Bullet Journal

Roberto introduce poi il diario digitale, o journaling, come metodo nato in ambito analogico e trasferito anche nel digitale. L’idea è avere un taccuino in cui raccogliere note, citazioni, fonti e riflessioni, per poi ragionare sulle connessioni tra i materiali. Filippo racconta di averlo tenuto per i primi mesi dell’anno, prima di perdere l’abitudine per impegni e stanchezza. Vorrebbe riprenderlo perché lo trova utile per avere una traccia di ciò che fa giorno per giorno.

Si parla anche delle funzioni di iPhone legate al riposo e alla sera: Roberto cita la possibilità di agganciare comandi rapidi o app di note alla routine prima di dormire, così da svuotare la testa e registrare pensieri, fotografie o testi. Filippo però ammette che la sera spesso è troppo stanco per scrivere, quindi quando riesce preferisce farlo la mattina o recuperare due o tre giorni insieme.

Il Bullet Journal è invece il metodo preferito da Roberto prima dell’arrivo di Notion. Lo descrive come un sistema rapido, essenziale e molto pratico per annotare attività, eventi, idee e cose da rivedere. I simboli accanto alle voci permettono di distinguere note, compiti, elementi da guardare, attività spostate o posticipate. La parte più importante, anche qui, è la revisione: giornaliera, settimanale e mensile. Rivedere ciò che è stato fatto, ciò che resta aperto e ciò che va spostato permette di non perdere il filo delle giornate lavorative.

“Con un blocco di carta riuscite a gestirvi la giornata in poco tempo.” — Roberto, 00:42:37

Filippo aggiunge che ogni metodo va adattato. Anche quando un sistema ha regole precise, ha valore solo se diventa comodo per la persona che lo usa. Come per Zettelkasten o per le mappe mentali, ciascuno può prendere ciò che funziona e costruire una propria ibridazione.

8. Notion, Obsidian, note a mano e applicazioni pratiche

Nella parte finale Roberto e Filippo tornano sugli strumenti. Un ascoltatore in chat racconta di usare Obsidian come raccoglitore di appunti e idee sincronizzato via cloud su tutti i dispositivi. Filippo conferma l’utilità di questa impostazione. Roberto invece racconta di essere stato convinto da un template Notion legato al mondo dell’architettura, costruendo progressivamente un sistema personale che combina note, database, template e gestione quotidiana.

Roberto riflette anche su un effetto collaterale: usando sempre più Notion, ha ridotto la scrittura a mano con iPad e Apple Pencil, una pratica che gli piaceva molto. Vorrebbe un’integrazione migliore tra la flessibilità di Notion e la qualità dell’input a mano delle app Apple. Da qui richiama gli episodi 30 e 31, dedicati alle note con iPad, Apple Pencil, applicazioni di scrittura e Bullet Journal.

Tra le app citate, Nebo riceve un commento molto positivo. Roberto racconta di aver scritto un intero articolo a mano e di averlo convertito in testo con un tap, senza errori significativi. Vengono poi citate Apple Notes, semplice e integrata; Microsoft OneNote, utile in ambienti misti tra Apple e Windows; Evernote, storico riferimento per note, taccuini, OCR e raccolta di materiali; Roam Research, più vicino alla logica delle note collegate e dei sistemi web; Obsidian, apprezzato da Filippo per Markdown e collegamenti locali; Notion, centrale nell’esperienza recente di Roberto.

L’ultimo argomento reale è la funzione pratica del PKM nella vita quotidiana. Roberto insiste sul fatto che la gestione della conoscenza personale non serve solo a scrivere articoli o produrre contenuti, ma a ridurre il carico mentale. Annotare una procedura, una regolazione della bicicletta, un passaggio tecnico o un’idea ricorrente permette di non doverla ricostruire ogni volta. In un ambiente saturo di email, social, video, notifiche e richieste di attenzione, questi sistemi aiutano a riprendere controllo: non accumulare tutto nella memoria, ma dare forma alle informazioni, aggiungere contesto e costruire un percorso tra i punti raccolti.


  1. Questa sinossi è generata con l’intelligenza artificiale a partire dalla trascrizione della puntata. ↩︎

Leggi la trascrizione completa

Benvenuti all'episodio 39 di A2 in cui scoprire come ottenere il massimo

della vostra tecnologia Apple.

Io sono sempre il solito, ovvero Roberto Marin, e sono il vostro

ospite, assieme sempre al solito Filippo Strozzi.

Di cosa parliamo in questo episodio, Filippo?

Però stasera e se ci ascoltate in differita, non su YouTube, parleremo

di un argomento che ormai è caldo, nel senso che fa caldo,

fa molto caldo.

Fuori fa decisamente caldo.

Qui c'è l'aria condizionata, accesa bestia, tranne che Roberto sui monti che

avrà la brezza serale.

Ho la brezza, ma l'evento le sempre a 6300, grazie a Intel.

Grazie Intel è anche questo, sentiti in colpa per questo.

Noi che abbiamo gli M1, sai com'è?

Non sentiamo neanche.

Questa è la novità, questa vi ha buttato così la novità, ha

visto che l'ho tirato dove volevo io.

Il nostro Filippo non è riuscito a stare zitto, e quindi lo

sapevo che avrebbe sfoderato la novità.

Il nostro simpatico Filippo è riuscito a tirare su dal cestino, un

simpatico McMini M1, a un prezzo che definirei quasi ridicolo, ma soprattutto

la cosa interessante è che è passato per le mani del Davidone

nazionale, ovvero il Davide Gatti.

Quindi raccontaci un po': McMini ho recuperato domenica oggi lunedì, ho quasi

ultimato l'installazione di tutta la roba che mi serve, tra virgolette, sto

facendo anche dei video: anzi, sto facendo dei video sulla configurazione del

Mac Mini M1 per il PCT, ma non ci sono cose particolarissime

da raccontare.

Effettivamente, avevo già avuto McMini, quindi sono un amante dei desktop, diciamo,

avevo già lo schermo esterno che collegavo comunque al MacBook Pro da

16 pollici, quindi, di fatto, a parte una pulizia notevole della scrivania

e una silenziosità che prima non avevo, non avevo sempre, diciamo, devo

dirti la verità: non ho notato cose particolari.

Anzi, stiamo registrando sul McMini, quindi ho passato totalmente il flusso di

lavoro dal MacBook Pro al McMini senza problemi.

Lo diciamo a fine puntata, ma comunque per ora stiamo registrando.

Devo dire la verità: ottima macchina, molto semplice, era quello che volevo.

Per le mie esigenze direi che ottima.

Ecco, la cosa che mi ha infastidito di più, ma quella lì

è per una questione di cattive abitudini, mettiamola così: il MacBook Pro

16 pollici ha delle casse splendide.

Le casse del McMini sono qualcosa di vergognoso.

Per fortuna ho il mio Home Pod Mini che mi permette di

avere di ascoltare la musica, diamola così comodamente, anche se l'unica cosa

che ho notato che un po' mi dà da fare è ecco

sul passaggio via aria, diciamo Apple tra Mac Mini e Un Pod

Mini,

qualche problema c'è ogni tanto, quindi qualche problema di comunicazione via etere

c'è.

Credo anche che forse le antenne wifi di questo Mac Mini siano

meno performanti di quelle del portatile.

Tuttavia è un'impressione nel senso che bene o male, è collocato esattamente

nello stesso posto dove era collocato il MacBook Pro, forse effettivamente mentre

il MacBook Pro lo alzavo, chiamiamola così per arreggiarlo su un sostegno

di metallo e quindi di fatto non era a contatto con il

legno, il McMeini ha a contatto con il legno, forse questo un

po' come fatto il case del Mac Mini riduce le performance del

wifi che effettivamente non sono clamorose.

Stiamo trasmettendo senza nessun tipo di problema su YouTube e quant'altro.

Diciamo che sono abituato a passaggi dati un pilino da intorno ai

10 megabit al secondo, adesso non riesco a raggiungere queste punte normalmente

col McMini.

Però ci ho detto: diciamo che solo quando devo spostare file di

grosse dimensioni, mi accorgo di complessità o perplessità.

Ho fatto qualche esperimento di registrazione effettivamente sul video va alla grande,

ma era noto la cosa, quindi devo dire la verità: non mi

sono accorto del passaggio da problematiche almeno attualmente, da criticità tra Arma

e Intel, non ne ho avute, ma ormai siamo a un anno

e mezzo due dal primo McMini.

Questo è il primo McMini, diciamo, M1, quindi, comunque è evidente anche

che ormai il grosso delle applicazioni credo che sia ottimizzato.

No, tu dici di no?

No, io dico di no, perché ovviamente nel mio settore il grosso

non è ancora stato fatto, ma non è un grosso problema questo,

perché comunque ricordiamoci che c'è il RZ2 e fa viaggiare tutto tranquillamente.

L'unica cosa che volevo dire è che appunto confrontandomi con Filippo, abbiamo

cercato un po' di capire se era meglio fare un ripristino da

un backup precedente e pare che gli M1 non digeriscano tanto bene

questo tipo di procedura.

Invece, Filippo, la cosa mi spaventa un po' perché io uso questa

procedura quindi sicuramente tenterò una procedura di questo tipo.

Se mi si blocca, mi si bricca, chiamerò su Apple e mi

farò spiegare come fare a disimbricarlo.

Allora, segnalo che, secondo me, soprattutto per i processi telematici, io non

lo farei neanche se mi pagassero.

Io parto abitualmente da zero.

Perché lì veramente ci sono i driver.

Che, se per caso ti prende sui driver che funziona male, è

la morte.

Io ho installato da zero tutto, devo dire la verità.

Lo faccio sempre anche perché mi permette di pulire

l'hard disk e l'hardware, chiamiamolo così, in particolar modo sapendo che comunque

c'era la necessità di installare i driver per la firma digitale, tutto

il resto, devo dire la verità, preferivo avere un'installazione fresca piuttosto che

un passaggio dati da una parte all'altra.

Ecco visto che parliamo di firma digitale, la mia firma, che è

quella della Camera di Commercio, ha fatto un bellissimo barbatrucco che è

veramente molto ottimo, perché anche se non si dovrebbe dire in italiano

perché ha sbagliato, ma ha spostato tutto quanto su una chiavetta USB,

e io praticamente non devo installare assolutamente nulla.

Nel senso che hanno fatto una cartella Mac dove io da lì

faccio partire tutto quanto, quello è da sempre: non me ne vole,

io lo sconsiglio.

Prima, io vabbè, prima avevo il lettore carta, quello sì aveva bisogno.

Sì, sì, allora, tu consideri che io nel caso specifico, vabbè, in

ufficio ho la smart card con lettore, invece, qui ho ovviamente fatto

l'installazione con la chiavetta.

Da sempre la chiavetta USB, aveva sopra anche i driver per Mac.

Il problema è che dopo poi utilizzi Firefox e così via, sono

tutte versioni vecchie, non sono aggiornate, danno problemi e comunque la chiavetta

è lentissima.

Per cui, personalmente, per l'accesso e per l'uso della firma, io uso

tutti i driver sul computer.

Ecco, ti faccio un'altra domanda: ma tu utilizzi la chiavetta per l'accesso

al sito istituzionale?

Non usi l'identità digitale di info.

Allora, di fatto, io ho fatto i test sullo speed.

Devo dirti la verità: per mille motivi, ho un computer fisso con

attaccata alla firma digitale, quindi nella peggiore delle ipote, anzi, nell'90%, che

io sia a casa, che io sia in giro, che io sia

su ipad, che io sia in ufficio, utilizzo quello perché è molto

comodo, nel senso che mi collego da remoto e quindi non so

se devo fare un deposito.

Semplicemente preparo il deposito sul mio computer di casa, i dati si

sincronizzano e automaticamente poi apro il SLPCT, il software di deposito in

ufficio.

Insomma, giusto per dare un'idea, per accedere al fascicolo sanitario elettronico, io

cosa faccio?

Mi collego in remoto alle Mac e mi accedo al fascicolo con

la firma.

So che si potrebbe fare con lo speed e così via, però

con l'OTP, il fatto che devo tirare fuori il cellulare, il fatto

che poi io uso pochissimo lo speed.

E quindi io faccio da sempre così e personalmente la trovo una

comodità infinita, nel senso che, appunto, stesso discorso vale per iPad, dall'iPad

io faccio tutto collegandomi all'imac.

Ok.

Invece, dalla mia parte devo dire che ho trovato, grazie all'identità digitale,

la speed essenzialmente, riesco a accedere ai canali istituzionali senza grossi problemi,

perché hanno in effetti migliorato molto.

Almeno io parlo di info, cert, quella che utilizzo io, hanno migliorato

molto il software, tant'è che lo metto direttamente sul cellulare perché con

il Face ID passa direttamente in un secondo, nel senso che tu

vai sul sito istituzionale, ti chiede vabbè, password e vieni scorrendo, ti

chiede con cosa vuoi con che servizio gli dici info, certo e

ti mandano essenzialmente una notifica che tu dai un tap semplicemente ti

riconosce dalla faccia e tempo un secondo tu hai l'accesso.

Quindi diventa molto semplice dal mio punto di vista fare utilizzare questo

tipo di sistema.

D'altra parte, però io utilizzo non come te un pad o un

iPhone per fare i depositi, passo direttamente dal computer, quindi io metto

la mia chiavetta con la firma digitale, firmo gli elaborati che devo

inviare e poi l'invio.

Dovrei fare una prova in effetti se tutto ciò potrebbe funzionare con

l'invio, ma immagino di sì, loggandomi tramite info.

Certa, penso proprio di sì, perché una volta che io li ho

firmati, no, allora sì, il discorso è questo: lo speed è solo

l'identità.

La firma digitale, di fatto, sono due cose: sono CNS e la

firma digitale, quindi identità e firma digitali.

Appunto, dicevo, una volta che li ho firmati carico su i cloud,

io poi posso accedere da qualsiasi dispositivo e posso inviarli.

L'alternativa, visto che stiamo facendo intermezzo firma digitale, è la firma remota,

quello lo puoi fare addirittura anche da iPad o da cellulare.

Ah sì, non l'ho mai provato, dovrei provarla.

Comunque l'ho testato, devo dirti la verità.

Appunto, forse perché sono vecchio, forse per comodità, ho la gestione, ho

un computer che fa tutto e lo gestisco da remoto in varie

maniere, senza grossi problemi.

Però effettivamente non è per tutti.

Comunque,

chiudendo la parentesi, questa parentesi salutando il nuovo Mac Mini di Filippo.

Io invece continuo a salutare Intel.

Grazie alle sue peripezie, con le sue CPU che mi mandano veramente

in suo riscaldamento.

Il computer e devo attaccare le vendole, e quindi molto probabilmente non

arriver a fine puntata senza un caricatore.

Do ancora una comunicazione di servizio.

Questa qui è l'ultima puntata prima di agosto.

Quindi sentirete questa è l'ultima puntata prima di agosto.

Poi ad agosto faremo uno speciale di qualche tipo.

Adesso ci venderemo qualcosa, abbiamo già qualche idea, ma state sintonizzati.

In mezzo ad agosto uscirà una bella puntata di A2 come speciale,

poi si riprende a settembre freschi e pimpanti, e molto probabilmente con

più lavoro per entrambi.

Così a naso parlando con Filippo.

Invece, in questa simpatica puntata, di cosa parliamo?

Parliamo della famosa gestione della conoscenza personale.

Allora, dunque, cos'è la conoscenza personale?

Tutto ciò che vi passa davanti agchi, avete visto molte cose di

quelle che vedete durante il giorno vi può tornare utili più di

una volta nel corso della vostra vita.

Ad esempio, faccio un esempio per tutto: per esempio, una procedura che

è quella della stampante, come installare i driver della stampante, magari vi

viene sotto gli occhi, le istruzioni per farlo e poi, magari tra

quattro mesi, vi capita di nuovo di farlo, però non ritrovate più

l'informazione.

Ed è proprio qui che entra a bomba la gestione della conoscenza

personale.

Si tratta essenzialmente della pratica di catturare le idee e anche le

intuizioni, non solo le cose che vi passano davanti gli occhi, ma

anche proprio i vostri pensieri che vengono o che nascono nel corso

della giornata e della vita quotidiana.

Può derivare sia dall'esperienza personale, cioè di quello che si sta facendo,

di quello che viviamo in quel momento, oppure leggendo dei libri.

Io, ad esempio, sto leggendo il famoso libro che mi ha consigliato

Filippo delle 4.000 settimane, e intanto ci sto mettendo dentro il minimalismo

digitale e quindi sto diventando sempre molto più tagliente sotto questo punto

di vista, e mi appunto tante cose.

Oppure si può fare come faccio io spesso, si va in giro

per la rete, si leggono degli articoli, si vuole prendere spunto, c'è

qualcosa che ci interessa.

Diciamo che forse questo è un lavoro un po' più introspettivo rispetto

a quello di leggere gli articoli e metterli sulla lista degli articoli

da leggere poi quando ci viene in mente.

In questo caso sono articoli che molto probabilmente vi interessano, vi sono

utili proprio o nel momento stesso oppure c'è qualcosa che vi tornerà

sicuramente utili perché lo sapete, per esempio, gli articoli sui Mac ce

ne sono un sacco, no?

Ma magari quell'articolo che vi spiega come collegare una periferica in qualche

modo particolare che è molto simile alla vostra.

Quell'articolo, beh, allora, ragazzi, dovete segnarvelo e prendere appunti per riprenderlo in

una fase successiva.

Non ci sono soltanto questi aspetti, ci sono anche gli aspetti del

lavoro.

Io, per esempio, sono uno di quelli che utilizza molto la gestione

delle informazioni appunto perché capita spessissimo, almeno nel mio lavoro, di avere

azioni ripetitive, non magari per una pratica, la pratica si può gestire

in vari modi, ma può capitare che due pratiche siano molto simili

e uno si chiede perché devo reinventare la ruota.

Me la segno una volta e la seguo una volta e non

se ne parla più.

Questo permette una volta che tutte queste informazioni vengono coltivate nel tempo

e vengono, diciamo, seguite, riviste, perché non dimenticatevi la parte fondamentale di

questo che è rivedere le informazioni e non lasciarle lì nel cassetto,

perché se no, marciscono.

Questa revisione, questa coltivazione di idee e di nozioni produce sicuramente un

lavoro più creativo e di qualità superiore.

Filippo nella scaletta mi ha segnato un metodo che si chiama para.

Vari metodi a dirti la verità: vari metodi.

Vari metodi, ma io ho iniziato dal primo che è il Para

che non conoscevo gli altri, adesso, l'anno scorsa li so tutti, sì.

Cielo, cielo, cielo, non ce l'ho.

Cielo, cielo, cielo.

Questo manca, e quindi lascio al mio amico Filippo iniziare a snocciolare

le informazioni riguardo a questa metodologia.

No, faccio come al mio solito un passo indietro, nel senso che

la gestione delle conoscenze personali, diciamo, è un live motive.

Secondo me degli ultimi 3-4 anni, soprattutto in ambito anglofono, ovviamente.

Abitualmente io leggo e ascolto molto materiale in lingua inglese e ovviamente

come lavoratore della conoscenza in termini molto ampi,

sicuramente si sta affrontando e sono nate tutta una serie di soluzioni,

chiamiamolo così, o comunque di software che aiutano a gestire ed esternalizzare

un flusso di informazione che è sempre più massiccio da un certo

punto di vista, ma che poi ti fa fogare, tra virgolette, in

un mare di rumore.

Quindi l'idea di fondo è che se prima, tra virgolette, per informarti

su un argomento, andavi in biblioteca o compravi un libro, andavi in

biblioteca e approfondivi l'argomento, giusto per fare un esempio, proprio da legale,

ma per darvi delle idee, abitualmente quando dovevi affrontare una determinata causa

con determinati argomenti, determinate problematiche, era tipico andare a prendere un manuale

specifico, non so, per la compravendita piuttosto che per l'affitto.

Adesso sto buttando lì della roba così a casaccio.

Poi facevi anche le ricerche eventualmente giurisprudenziali, ma diciamo la base, tra

virgolette, era quella lì.

Detto questo, quindi abbiamo assistito sia da una parte a chi ha

approfondito e noi oggi cercheremo, secondo me, di approfondire la parte chiamiamola

così teorica: come sfruttare al massimo, tra virgolette, la conoscenza che acquisiamo

quotidianamente e come anche farla fiorire.

In un articolo che adesso non so se ho letto se ho

citato qui o meno, ma una delle teorie è quella del giardino,

cioè dell'orto.

Cioè, tu pianti una serie di idee, queste idee germogliano e danno

frutti, perché appunto, come un giardino, tu le coltivi, le analizzi e

le espandi, le fai crescere e così via.

Adesso giusto per darvi una bella metafora che secondo me è effettivamente

molto carina.

Dall'altra abbiamo invece i software che si sono sviluppati, ne abbiamo parlato

di alcuni, ne abbiamo parlato varie volte.

Notion dove Roberto, se ci sarà tempo, farà un piccolo approfondimento.

Obsidian, Devon Think, Rum Research.

Ci sono tutta una serie di, soprattutto negli ultimi due o tre

anni, si è assistito a questo sviluppo abbastanza anche grosso.

Tutto nasce tra virgolette, dal collegamento delle note, quindi i cosiddetti Wikilink,

dove c'è la possibilità da una nota all'altra, diciamo di fare riferimento

dalla nota A alla nota B eventualmente il cosiddetto back-link, cioè la

possibilità di invece tornare alla nota precedente, quindi unire queste note e

creare una struttura, un amalgama, tra virgolette, che poi vi permetta di

queste note generare nuove conoscenza.

Tutti questi metodi, diciamo, sono legati ovviamente a attività intellettuali, tendenzialmente, tipiche

dello scrivere, del produrre online, e infatti, poi hanno avuto anche un

grosso cosiddetto hype, cioè sono stati creati e generate tantissime applicazioni che

fanno più o meno con approcci un po' diverse, la stessa cosa.

Appunto, come dicevo, esistono e ci sono svariati metodi e svariati approcci,

diciamo, che sono indipendenti dal software vero e proprio, anzi, spesso e

volentieri, il discorso è ha più senso ragionare a livello teorico, cioè

a un determinato modalità di approccio, per poi calarlo col software che,

tra virgolette, vi diventa più familiare, barra più comodo per gestire tutta

questa attività.

E quindi, chiudendo la lunga parentesi che ho fatto, di fatto possiamo

individuare tre metodi più o meno che danno modalità simili.

Poi vedremo che c'è anche lo Zelcasen, ci sono tutta una serie

di diffusioni o di opzioni possibili.

Vedendo il metodo Para che anch'io conosco poco, devo dire la verità.

Para è ovviamente un acronimo americano, inglese, ma noi ve lo traduciamo

perché vi ho tradotto più o meno tutto quello che abbiamo trovato.

Sta per progetti, aree, risorse e archivio, e diciamo che è un

modo semplice e veloce per strutturare i vostri archivi di informazioni digitali.

Per l'idea è appunto quella di mentre una volta avevamo un archivio

cartaceo dove eventualmente venivano contenute le ricerche e le informazioni che si

acquisivano nel tempo, con il digitale, ovviamente, abbiamo da una parte la

possibilità appunto di archiviare anche grossissime quantità di dati con la digitalizzazione.

Possiamo avere a disposizione interi libri direttamente sul computer o su un

iPad.

Ma dall'altra, avendo così tante informazioni, diciamo anche ritrovare le informazioni, riorganizzare

le informazioni è complesso.

Quindi, di fatto para progetti, aree, risorse e archivi è il modo

di strutturare questa conoscenza ed è una struttura molto ruvida, tra virgolette,

non è un sistema di gestione della conoscenza completa, ma sicuramente un

buon punto di partenza se si vuole partire con un piccolo passo,

perché alla fine si parte dal progetto, si divide i progetti in

aree e poi ci sono le risorse e infine ci sono gli

archivi.

Quindi questa è la strutturazione del sistema.

Vuoi andare tu invece sul secondo cervello?

Sì, no.

Intanto mi chiedeva giustamente Daniele, che abbiamo parlato della sovrabbondanza delle notizie,

come ce le gestiamo.

Per quanto mi riguarda, ho fatto una selezione nel corso degli anni

di alcune diciamo, fonti di notizie, le ho messe nel feed RSS,

ci sono alcune newsletter che seguo.

E poi tendenzialmente bene o male le notizie grosse passano di lì,

quindi è difficile che sfugga qualcosa.

Poi, sicuramente la famosa FOMO, ovvero la fobia di essere lasciati fuori

da qualche parte senza sapere tutto, e dietro l'angolo, bisogna stenerla un

po' a bada.

Io all'inizio il FIRSS era molto pieno, avevo molte fonti.

Il corso degli anni, però ho cominciato a sforbicarle perché è inutile

trovarmi il Fid RSS che parla di dieci articoli che parlano tutte

delle stesse cose.

Ne salvo uno di fonte e o quella è inutile trovarmi dieci

volte le stesse cose, se no, mi fa venire anche un po'

il mal di testa.

Comunque invece, tornando direttamente in puntata a proposito di mal di testa,

parliamo del secondo cervello, ovvero

il costruire un aiuto al nostro cervello primario che permette di coprire

tutto, ovvero la raccolta di qualsiasi cosa che vi viene, come dicevo

prima, davanti gli occhi essenzialmente.

Era l'esempio più chiaro che mi veniva in mente per riuscire a

trasmettere la notizia.

Ma non si tratta solo di questo, una volta che vi vedono

le cose passare davanti agli occhi, vi serve anche un modo di

archiviare, ma soprattutto di etichettare queste informazioni.

Questo perché?

Perché nel momento in cui avete tutto questo, chiamiamolo database, che mi

sembra ancora più corretto, di informazioni.

Questo secondo cervello vi deve permettere di lavorare tanto quanto il primo,

ovvero quando vi viene in mente qualcosa, voi dovete essere in grado

di ritrovarlo in modo molto semplice e veloce e soprattutto in modo

chiaro.

Stavo leggendo che essenzialmente le informazioni devono alimentare questo tipo di produzione

quotidiana di etichettatura e di nozioni.

Io parlo di nozioni mi viene sempre in mente perché, nel mio

caso notion, che è uno degli strumenti di cui parleremo più avanti,

è quello che ha fatto la differenza per quanto riguarda la raccolta

e l'utilizzo del secondo cervello.

È utilissimo perché il secondo cervello cosa fa?

Fa essenzialmente un po' come i motori ibridi, entra in azione per

riuscire ad alleggerire il primo motore che magari deve essere occupato anche

in altre cose e forse anche più dirette.

Quindi, nel momento in cui il vostro cervello è sollevato da questa

mole di informazioni, perché comunque ricordiamoci che sono davvero tantissime le informazioni,

quelle che possiamo etichettare e utilizzare in un secondo momento.

Sgravate la vostra memoria, il vostro cervello, della possibilità di utilizzare queste

informazioni.

Lascio la palla al buon Filippo.

Pius per fare un esempio abbastanza banale, ma molto concreto.

Ogni tanto mi serve riavviare i miei Mac da remoto e farlo

siccome sono tutti con 5V, quindi con l'hard disk cifrato, il problema

è che se lo faccio da remoto non riesco a inserire la

password per fare decifrare l'hard disk e quindi il riavvio di fatto

mi blocca il computer.

Ovviamente da remoto è doppiamente scomodo.

C'è tutta una procedura a rigomando, peraltro per fare questo riavvio senza

bloccare sostanzialmente, cioè senza fare il blocco di 5 volt e quindi

di far ripartire il computer da remoto potendoci poi riloggare.

Questa procedura la faccio ogni morte di papa, ma ogni tanto la

faccio ogni volta vado a cercare su internet l'articolo o la serie

di articoli.

Perché poi tra altre cose sono dei comandi abbastanza strani, diciamo che

non riesco a farmi entrare in testa.

Alla fine cosa ho fatto?

Ho creato una veloce nota sui tre comandi che bisogna fare, gli

ho dato un nome che permette di ritrovarla rapidamente.

E a questo punto posso effettivamente non mi ricordo come si fa,

ma so che in Obsidian nel mio caso specifico, so come andare

a trovare.

Quindi, in cinque secondi, quando ho bisogno di fare quella cosa lì,

semplicemente la vado a cercare e quindi riesco proprio a scaricare tra

virgolette il cervello principale, quello naturale, con una serie di conoscenze che

sono necessarie e sono utili, ma che non mi servono tutti i

giorni, anzi, spesso volentieri, mi servono occasionalmente, e che, però sono abbastanza

verticali.

Quindi, comunque richiedono anche degli approfondimenti o comunque avere già la pappa

pronta diventa comodo.

Ecco, mettiamola così: qui si riesce a introdurre anche la seconda parte

della vicenda, cioè che tutto questo sistema, tutta la gestione della conoscenza,

richiede abitualmente uno sforzo cognitivo nostro.

Quindi abitualmente si parla di note, perché l'idea non è quella semplicemente

di avere riferimento a un articolo che ti spiega la cosa, ma

diciamo di tradurre l'articolo.

Nel mio caso specifico, spesso e volentieri, proprio di traduzione in senso

tecnico, cioè nel senso di trasformare la lingua in italiana, ma di

tradurre i contenuti nell'articolo in un qualcosa che sia tuo, quindi rimanipolare

la conoscenza, a renderla propria sostanzialmente, e in questa maniera puoi creare

un archivio, diciamo che è tuo, nel senso che è tagliato su

misura per te, perché alla fine sono le tue ricerche, sono le

tue passioni, chiamiamole così, o sono le tue problematiche che affronti anche

a livello saltuare, ma quotidianamente.

Ma stavo pensando mentre parlavi, che questa tipologia di archiviazione e diciamo

rielaborazione delle informazioni prese per adattarlo al proprio caso, nel mio caso,

si è trasformato nel blog, tant'è che sono archiviati all'interno di questo

blog anche una serie di miei escamotagi che ho utilizzato nel lavoro

col Mac in architettura.

An faccio delle guide, ma non sono delle guide ad uso degli

altri, e principalmente ad uso mio queste guide, perché riesco a mettere

per scritto in un formato che posso cercare in qualsiasi momento e

quindi rende.

Dice, è un abbozzo di quello che potrebbe essere il secondo cervello,

nel senso che chiede molto lavoro, nel senso che mi rendo conto

che prendere le notizie e rielaborarle a metterle giù ci vuole del

tempo.

Ho trasformato questo tempo in qualcosa di pratico che non fosse solo

mio, ma fosse anche per chi ricadesse nella mia stessa situazione.

E questo penso che in larga parte l'ha fatto anche Filippo.

Perché, insomma, abbiamo vissuto, ne abbiamo parlato prima delle firme digitali, abbiamo

vissuto entrambi le difficoltà che abbiamo avuto con queste cacchio di librerie

che non si riusciva a mai a trovare dove metterle, ma poi

ne siamo usciti, abbiamo scritto gli articoli che poi sono stati utili

perché seguiva, diciamo, la stessa pratica.

Quindi è molto interessante questo.

Io invece, adesso, Filippo, ti lascerei di nuovo un attimo la palla

per il prossimo capitolo: quello dei pilastri e oleodotti cavo perché io

devo andare a prendere il caricatore se non vogliamo smettere a diretta

subito.

Vai a prendere il caricatore.

Grazie, Intel.

Ecco, piccola parentesi prima di vedere

i pilastri, gli oleodotti e i cavò.

Buona parte di quello che vi hanno raccontato, è comunque un qualcosa

che nasce da approfondimenti e da metodi, diciamo, più o meno brevettati

da vari autori.

Per esempio, il secondo cervello è più o meno brevettato da Forte

Tiago.

Parla, secondo me, di un altro che non mi ricordo il nome,

casomai lo mettiamo nel note dell'episodio mentre ho fatto le ricerche: Pilastro

Lodot V invece di questo August Bradley, che peraltro non conoscevo, ma

diciamo l'ho inserito a fronte delle ricerche che abbiamo fatto.

Questo metodo, diciamo, non è solo un cosiddetto Knolland Management, perché appunto

gestione della conoscenza personale è sostanzialmente la traduzione di PKM: che sta

per Personal Clear Management, e invece l'approccio, appunto di Bradley è quello

di un sistema operativo della vita, diciamo, quindi con che fonde aree

di produttività con obiettivi, diciamo, il tracciare il successo, per esempio, con

abitudini regolari, cioè promuovere il progresso, quindi migliorarsi, tra virgolette, e creare

appunto delle abitudini che poi facilitino l'aumento della conoscenza, la gestione della

conoscenza, o anche semplicemente voglio fare 3 km al giorno di camminata,

e adesso invece sono una persona sedentaria, ecco, questo possono essere le

ipotesi, si appunto la gestione della conoscenza con un unico approccio e

quindi

la questione del pilastro, che è il punto fondamentale, gli olodotti, che

sono i sistemi di comunicazione, chiamiamoli così, dove passa il flusso della

conoscenza, e poi i CO che invece sono le risorse dove si

accumula, chiamiamola così, la conoscenza.

Strumenti secondari legati, diciamo, a questi metodi, sono altri e sono casomai

alcuni che conoscete.

Infatti, tutta questa puntata vuole essere un'introduzione.

Poi a vari approcci, a vari modalità, vari filosofia, chiamiamolo così, di

gestione della conoscenza.

Quella a cui io sono più legato, tra virgolette, è il cosiddetto

metodo Zcaster che è una gestione delle note.

Nella sostanza, il metodo prevede, chiamiamolo così, che a fronte di un

argomento, di un pensiero, di un qualche tipo di spunto che avete

avuto, di prendere una nota veloce, quindi di sintetizzare con le vostre

parole il pensiero di un autore o un pensiero che avete avuto

voi.

Nel corso del tempo, quindi avere uno schedario, diciamo appunto, zetter significa

schedario, appunto.

Inserire nello schedario appunto queste note

a progressivamente nel tempo rileggere e riguardare queste note, quelle che rimangono,

diciamo, quello il pensiero che vi rimane, che vi dà un qualcosa

in più, o l'informazione che vi interessa, mantenerlo, formalizzarlo e strutturarlo meglio,

e dall'altro collegarlo ad altre note.

In questa maniera, di fatto, casomai un pensiero, non so, di Socrate

e qualcosa legato alla firma digitale può venirvi assieme e creare una

scintilla, una nuova idea legata appunto a casomai qualcosa che ha detto

Socrate e qualcosa legato alla firma digitale, me ne sono inventato ovviamente

la cosa, ma giusto per darvi l'idea di come ambiti totalmente diversi

teoricamente potrebbero, diciamo, ibridarsi e creare

nuove idee, nuove conoscenze e nuovi spunti per fare ciò.

Di fondo, il metodo Zcast, per alcuni, e credo che non sia

corretto in senso tecnico, è un modo per creare contenuti in continuo,

cioè nella sostanza, unendo le note si creano dei raggruppamenti delle conoscenze.

Quindi, tra virgolette, volete scrivere un articolo sulla firma digitale, avete tanti

appunti sulla firma digitale, li tirate fuori tutti e non dico che

l'articolo è già scritto, ma comunque avete già una struttura, una trama

da produrre.

Molti la vendono in questo modo.

Secondo me la cosa più interessante invece è proprio l'associazione di idee,

cioè il fatto che

essendo esposti a concetti, idee differenti e mettendole anche assieme e diciamo

raffinandole e selezionandole, avete anche la possibilità di fare collegamenti che non

sono immediatamente diretti.

L'esempio banale, ma che vuole far capire un'idea di Socrate, per esempio,

e la ferme digitale, che teoricamente, probabilmente non hanno molto a che

vedere l'una con l'altra ha un primo sguardo.

Ovviamente la domanda arriva subito a ruota, che applicazioni consigli per questo

metodo?

La prima che ti viene in mente, quella che utilizzo adesso, tra

altre cose, l'ultima puntata di Compendium era proprio su Obsidian.

Diciamo, attualmente, diciamo

.

Come sei diventato giovane?

Quella che sta avendo, diciamo, maggiore, probabilmente notizie, almeno nella bolla di

notizie che ho io, diciamo quindi David Spark, piuttosto che altri personaggi

come CGP Gray e così via, Federico Viticci, giusto perché è nazionalissimo,

è Obsidian, di fatto è possibile ormai fare quasi con tutto, nel

senso che, per esempio, ormai i cosiddetti Wikilink che sono non tutto

il sistema, ma sicuramente la parte più interessante del sistema, cioè l'idea,

appunto di unire la nota A alla nota B, come avviene in

Obsidian e molte applicazioni simili.

Adesso recentemente, per esempio, è uscito Yara Writer, che fa la stessa

cosa, cioè ti permette di, mentre scrivi, collegare una tua nota con

un'altra nota, appunto, velocemente.

Ma lo fa draft, lo fa Devon Thing, credo che lo faccia

Notion, lo fa rumer resource, credo che lo faccia anche Craft, forse

in maniera diversa.

Penso che su Notion funziona come un link

a un'altra nota a un'altra pagina, perché poi appunto il Wikilink è

il link, diciamo, è il link web, quindi dalla pagina A alla

pagina B.

Adesso spostando ovviamente pagine web con pagine abitualmente in markdown, la vera

comodità è che il link si crea facendo due parentesi quadre e

chiudendo con altre due parentesi quadre.

È molto comodo, molto veloce.

E ovviamente anche qui è tipicamente anglofono, perché nella tastiera americana e

le parentesi quadra le trovate, cioè sono un tasto a parte, diciamo,

e quindi è molto anche veloce da fare.

Io che uso la tastiera americana, l'ho scelta apposta, diciamo, ma anche

il Markdown, i link in Markdown che sono aperta parentesi quadra e

chiusa parentesi quadra, e poi parentesi tonda e parentesi tonda, hanno questa

conformazione per un motivo perché sono facilmente raggiungibili in una tastiera americana.

Probabilmente una tastiera differente o John Gruber avrebbe fatto qualcosa di diverso,

ok?

E quindi nel mondo anglofono, di fatto, questo è il modo di

fare link e effettivamente molto rapido.

Strumenti come Obsidian e Compagnia Bella vi permettono di cercare rapidamente con

digitando poche lettere, il file markdown a cui fare riferimento.

E questo ovviamente vi permette di muovervi e creare velocemente questa rete

di contenuti che è poi molto simile al web nella sostanza, anzi,

di fatto prende spunto profondamente dal web come struttura, ricordami dove eravamo,

qual era la domanda originale?

Perché secondo me ho preso un po' la tangente come si suol

dire.

Io ti ho chiesto semplicemente di indicarmi un'applicazione preferita per il metodo

Zen class.

Appunto, ce ne sono infinite.

Davide

citava anche Zettlr, che è un'applicazione open source.

Daniele Woccar

Davide ti ha venduto il computer.

Sì, sì, va bene, va bene.

Daniele, scusami, scusami oggi stasera è così.

Stasera è così

ormai sei Davide, cambia nome su, vai in anagrafe e procedi.

April dalla stupidata che sto dicendo, quindi, sì, ce ne sono un'infinità

ormai, anzi, quasi tutte le applicazioni, diciamo, più blasonate stanno introducendo questa

funzione, da ultimo, per esempio, i high writer l'ha introdotta ed effettivamente

lo sto usando, ma tantissimi lo fanno.

Il prossimo punto è il diario digitale, questo o journaling che non

ho mai usato.

Diciamo che ho usato una versione più attiva, chiamiamola così, che il

bullet journal, ma ne arriveremo anche a quello.

Non penso di dire che questo è un metodo non digitale di

quelli analogici che si è trasformato in digitale, quindi perché si basa

su avere essenzialmente un taccuino su cui scriversi la notazione, la nota

o quello che vi serve, e questo vi permette di tenere traccia

della fonte.

Permette inoltre anche di ragionare sulla citazione e questo può essere sulla

citazione, appunto si può ripetere più volte per riuscire ad avere una

serie di tacchi, chiamiamoli così, con una serie di citazioni e vi

permette, appunto, di ragionare in modo più generale, diciamo come se si

vedesse la citazione dall'alto per collegarne una con l'altra per avere diciamo

un quadro generale.

Non penso di sbagliarmi, perché io potrei dire è un metodo che

non utilizzo.

Tu, Filippo, l'hai mai utilizzato questo tipo di metodo?

Allora, di fatto io faccio una cosa abbastanza ibrida recentemente.

Premetto, il diario digitale, diciamo l'ho tenuto i primi mesi dell'anno, poi,

per tutta una serie di motivi, tra maggio e giugno ho avuto

un deragliamento notevole dell'abitudine, mettiamola così.

Sto cercando di

reimplementarlo perché effettivamente lo trovo comodo più per un discorso di avere

un'idea di cosa faccio giornalmente.

Che è un po' quello che dà l'iPhone, quella modalità che dall'iPhone,

quando stai per andare a dormire, ti dà la possibilità di avere

due comandi rapidi sulla home screen e una di questi potrebbe puntare

direttamente, ad esempio, a quel simpatico applicazione che non utilizzo mai, con

l'iconcina blu su cui ci si segna un po' di tutto, che

vi permette appunto di segnarvi ogni giorno, ti permette appunto di segnarvi

una fotografia, un testo, segnarvi comunque tutte queste cose che avete prima

di andare a dormire, che vi aiuta anche molto a svuotare la

testa a tenere traccia di quello che avete fatto, come diceva giustamente

Filippo.

E la cosa interessante è che, visto che l'iPhone ha preso questa

deriva salutistica, chiamiamola così, tra il fatto di inserire questo tipo di

possibilità e anche avere degli spazi protetti come quelli del lavoro e

via discorrendo, quelli che possono essere riposo o che c'è la possibilità

di richiamarli in modo facile.

Io direi che questa è una cosa interessante che ha introdotto Apple

nei suoi sistemi operativi e io, per esempio, l'ho agganciato a quell'applicazione

lì, ma immagino che si possa agganciare a qualsiasi altra applicazione.

La cosa interessante è che sì, io per esempio non l'ho mai

utilizzato perché io la sera arrivo cotto, non ho neanche tempo né

voglia di registrare quello che mi viene in mente.

Tuttavia, potrebbe anche essere fatto al contrario, che potrebbe essere alla mattina,

alcuni lo fanno anche la mattina.

Io devo dirti la verità: anche io, appunto, abitualmente alla sera, raramente

sono in grado, devo fare proprio uno sforzo fisico per mettermi lì

e prendermi quei 10-15 minuti per scrivere il diario.

Per cui abitualmente quando riesco, cerco invece di farlo il giorno dopo.

Quindi dove inizia la giornata, quindi dovresti essere un po' più carico.

Nella peggiore delle ipotesi, faccio due o tre giorni di recupero in

questo caso.

Diciamo che è molto comodo anche perché.

Poi da questi spunti giornalieri si può poi avere gli approfondimenti.

Quindi ha fatto questo approfondimento, lo leghi a quel particolare giorno e

quindi sai anche bene o male.

Cosa hai fatto in quel giorno specifico?

Hai anche un'idea di come è speso il tuo tempo sostanzialmente, quello,

secondo me, è molto molto utile.

Invece, tornando al mio metodo preferito, invece, diciamo, un'ibridazione del diario digitale,

è il bullet journal, che per me è stato fondamentale fino a

quando non ho scoperto essenzialmente Notion, ma su cui ho implementato anche

questa interessante modalità di prendere note.

Il bullet journal, l'abbiamo già spiegato più di una volta, è un

metodo molto veloce e tagliente per segnarvi le note, non solo le

note, ma anche quello che vi sta per accadere, con dei segnali

di fianco a quello che scrivete che vi permette di capire di

che si tratta.

Se non mi ricordo male, il puntino e la nota, il quadratino

vuoto è qualcosa da fare, se mettete l'occhio, ad esempio, o cose

di similare, vuol dire che dovete guardare qualcosa e qualcosa da guardare

in un secondo momento.

E poi ci sono tante altre annotazioni.

Per esempio c'è il segno di maggiore e minore che vuol dire

semplicemente se una cosa è stata posticipata al mese oppure in un

altro dato momento.

E quindi è molto interessante.

A me è piaciuto questo perché con un blocco di carta riuscite

a gestirvi la giornata in poco tempo.

Vi segnate lì le cose e come dicevamo all'inizio della puntata, vi

permette di scaricare il cervello che fa sempre bene.

Tra l'altro, secondo me, ne dovremmo aver parlato, non mi ricordo più

in quale puntata, ma eventualmente lo mettiamo nella notte all'episodio, perché avevi

fatto un segmento abbastanza approfondito sul giurno.

Sì, infatti, non volevo essere tanto esteso, ma volevo più che altro

dare

degli spunti.

Che è quello che abbiamo trattato all'inizio, puntata.

Che la cosa interessante di questo metodo del bullet giurna oltre a

scaricarvi il cervello, e la revisione perché voi fate questo lavoro giornalmente,

ma in realtà, se andiamo a vederlo, poi più in grande, voi

avete una revisione settimanale che vi prendete la settimana che avete appena

trascorso, capite cosa avete fatto, cosa non avete fatto, lo spostate, ricontrollate

le citazioni, ricontrollate le idee, le cose che vi sono venute in

mente.

Quindi si riesce a riprendere le file della settimana.

Che capita spesso e volentieri che si perdano queste fila durante le

giornate lavorative, ma facendo questo lavoro, è proprio un lavoro, un lavoro

di revisione, vi permette di vedere più in generale la settimana che

avete trascorsa e riuscite anche a organizzare quella successiva.

Ancora più in grande c'è un lavoro da fare a monte che

è quello del mese, dove riuscite a capirne all'interno del mese cosa

vi sta per capitare, quindi riuscite a diciamo giornalmente a segnare le

cose più importanti.

Io l'ho trovato davvero molto funzionale, si può utilizzare tranquillamente con un

foglio di carta.

Io, ad esempio, in parte l'ho importata in notion, diciamo che sto

a forza di sentire tutti questi metodi.

Ne sto facendo uno mio che si chiama metodo Marine prima o

poi lo spiegherò anche questo, ma diciamo che è un'ibridazione di tutto.

Al fine, secondo me, il vero discorso è queste sono idee, casomai,

quelle che risuonano meglio con voi sono quelle che poi rubate come

un artista e utilizzate.

Anch'io, per esempio, appunto, pur avendo letto e apprezzato il metodo Zcaster

in particolare, comunque faccio una mia maniera, ma come per esempio anche

le mappe mentali le gestisco alla mia maniera, che non è quella,

diciamo, canonica o comunque prevista secondo i dogmi, diciamo, di fede, mettiamola

così.

E secondo me qualsiasi strumento deve essere utilizzato e dà valore nel

momento in cui utilizzate al meglio ed è più comodo per voi.

Tanto che siamo qua che ci raccontiamo dei vari metodi.

Vogliamo ringraziare un attimo, anche i diciamo nuovi tra virgolettini, ascoltatori che

si sono collegati.

Uno è i Martinis, che arriva direttamente dal mio canale snapper di

Telegram, che è conosciuto bene.

È uno che usa l'iPad al posto del tab del portato.

E al mio massimo rispetto a una serie di shortcut impressionanti.

Veramente tutto il mio massimo rispetto, ribadisco, non solo mio, e anche

di Filippo.

E poi aggiungiamo anche Matteo che si è unito con noi alla

chat, dove ci dice che lui usa Obsidian come raccoglitore di appunti

e di idee, che ha portata di mano perché ha tutti i

dispositivi sincronizzati via cloud.

Grazie per essere unito a noi, grazie per i complimenti prima di

tutto, veramente molto gentile.

Io, sotto questo punto di vista, invece di Obsidian, che sembra molto

interessante, invece, purtroppo sono stato piegato dal buon Eric Renald di 130

Workshop, che è un architetto abbastanza famoso nel nostro ambito, che usa

Notion, ha tirato fuori il suo template che utilizzo anch'io.

Ma ovviamente, essendo, diciamo, mi metto tra i creativi.

Come vi dicevo, vi sta spiegando prima uso Notion, che ovviamente è

raggiungibile da qualsiasi dispositivo.

Sto mettendo appunto un'ibridazione di tutto quanto che nelle mie più rose

speranze, è quello di spiegarvi o con articoli o nel blog sul

blog mea che architettura oppure su un podcast, mi rendo conto che

la questione è abbastanza difficile da spiegare se non avete non show

davanti e non ci potete capire nulla perché non dico che è

complesso, ma ci vuole qualche barbatrucco.

Ma chi lo sa, un giorno di questi ne parleremo, magari nello

speciale, magari mi invento qualcosa, magari passo a settore video e incomincio

a fare

.

No, no, no, no, figurati per me.

Il video è troppo.

C'è gestire.

Diciamo che ti perdo quitalata di tempo perché l'editing del video è

molto molto molto molto più impegnativo dell'audio che o male, è

abbastanza generoso.

C'è solo una cosa da gestire.

A ver la possibilità di avere una raccolta di nozioni, di idee,

di

punti di vista, anche differenti, sicuramente aiuta molto.

Probabilmente se non avessi avuto questo metodo, mi sarei perso tra i

vari tacuini, cartacei che avevo fino a poco tempo fa, dove lasciavo

le cose, però, quando è che andavo a fare la revisione, quando

finivo, molto, probabilmente il taquino non mi passava più, tant'è che devo

dire che questa metodologia di utilizzo delle note sta un po' perdendo

di vista.

La cosa mi dispiace, è la questione di prendere le note a

mano.

Che per me è sempre stata una cosa molto interessante da utilizzare

con l'iPad e i Pencil, ma

grazie, Notion, questa sfera si è ridotta molto e mi dispiace, francamente.

Mi dispiace perché mi piacerebbe che quelli di Notion si inventassero qualcosa

per far funzionare bene la Pencil come funziona nelle applicazioni Apple.

E altrettanto, Apple mi piacerebbe che riuscisse a funzionare un po' meglio.

Lo sapete che, vabbè, la prima cosa che ho subito detto è

che Apple Note è quello che gli manca è il puntinato, ma

quello fa abbastanza ridere.

Tuttavia, la questione di riuscire ad avere un sistema

di annotazione come Notion sarebbe veramente il massimo ibridato con la possibilità

di prendere gli appunti a mano.

Abbiamo parlato di iPad e di Apple Pencil nella puntata 30 di

A2 Podcast e in quella successiva abbiamo approfondito la questione con

i programmi utili per prendere note con Apple Pencil e anche il

famoso Bullet Journal di cui vi parlavo prima.

A proposito del Bullet Journal, aggiungo che c'è una simpatica applicazione che

si chiama Nebo.

Vi consiglio di andarla a provare perché questa applicazione è interessantissima.

Ci ho scritto un articolo, nel senso che ho scritto un articolo

a mano con la penna e questa me l'ha tramutato in testo

con un semplice tap.

È una cosa un po' più particolare del solito, non è come

note, è molto più ordinata, è molto molto cattiva nel capire la

vostra scrittura.

Io ho scritto un intero articolo, non mi ha sbagliato una parola.

Quindi io scrivevo normalmente a mano, davo un tap con la conferma,

quello si tramutava in testo, andavo avanti e vado in oltre così.

Ho scritto tutto un intero articolo nella vecchia maniera, che potrebbe essere

interessante per chi ama la scrittura a mano, a me piace scrivere

a mano.

Questa qui è una possibilità che vi viene offerta con Neb e

Apple Pencil ovviamente con l'iPad, ma ci sono anche tante altre applicazioni

che potete utilizzare come il citatissimo Apple Note, ne abbiamo parlato più

di una volta.

C'è

Microsoft One Note che mi dicono che sia fantastico, soprattutto per chi

lavora in ambienti ibridi.

Io e Filippo siamo molto fortunati, nel senso che lavoriamo in ambito

Apple e tendenzialmente ci interfacciamo poco con le persone che utilizzano software

Microsoft.

Relativamente, perché ad esempio, mia moglie utilizza Windows, ma per fortuna la

gestione dei file è fatta in modo tale che non ci siano

problemi.

Però nel caso in cui dovessi condividere una nota con lei, se

non utilizzassi Apple Note, essendo in famiglia riusciamo a gestircela, potrebbe diventare

davvero interessante nel momento in cui voi lavorate in un ambiente ibrido

dove c'è Windows, utilizzare questa tipologia di software come OneNote che vi

permette di essere essenzialmente disponibile dappertutto in ogni dove senza grossi problemi.

Mi pare che funzioni molto bene.

Come funziona molto bene, Evernote, anche se pare che sia passato un

po' era sull'altare fino a non vorrei dire 3-4 anni fa.

Tutti usavano Evernote ormai 5-6, secondo me.

Ormai 5.

La pandemia mi ha fatto perdere un po' l'orizzonte temporale.

Evernote era il programma da battere per molti.

E di fatto era quello che per la gestione delle note, dei

taccuini, addirittura tu ci potevi buttare dentro qualunque cosa, nelle versioni a

pagamento ha delle notevoli funzioni di riconoscimento dei caratteri, delle immagini dei

caratteri.

Sono tutte cose che adesso, tra virgolette, sono abbastanza non dico scontate,

ma addirittura con i nuovi sistemi operativi, Apple più o meno di

sistema.

Ma una volta, cioè dieci anni fa, non era fatto così, e

dieci anni fa Evernota era.

Io l'ho usato, devo dire la verità.

Non mi ci sono mai trovato abbastanza bene perché appunto era molto

confuso, molto soprattutto se usavi, se iniziavi a buttarci dentro tanta roba,

diciamo, diventava complicato da gestire, però era ed è interessante.

Quindi, se non hai esigenze particolari, se non ti dà fastidio, diciamo,

essere un po' bloccato nella piattaforma, mettiamola così, perché entrare è facile

uscire meno.

Sicuramente è un'ottima applicazione.

Poi hai segnato ancora un'applicazione che non conosco, che si chiama Roman

Reserve di fatto è il Roma resource e Obsidian,

e Notion, diciamo,

se la battono tra di loro.

Cioè, Roma resource è molto simile a Obsidian a livello di gestione

della conoscenza come Notion, però è web.

Quindi, ovviamente multipiattaforma di natura perché è direttamente una pagina sostanzialmente.

È ovvio che non ha i file markdown, non è facilmente sportabile,

chiamiamola così, ma ha appunto tutto questo sistema di gestione della conoscenza

ed essendo web, ovviamente, tutto può confluire lì in maniera anche molto

semplice, tra virgolette, visto che abitualmente l'80% della conoscenza che si ha

si trova online, chiamiamolo così, quindi si può estrapolare rapidamente documenti e

informazioni.

Ecco, mi sembra giusto citare anche quello,

ve ne abbiamo parlato penso fino al vomito.

Un giorno di questi vi parlerò anche del mio metodo fino al

vomito, anche di quello.

Ma quello che vogliamo chiudere in note conclusive di questa puntata è

che la gestione della conoscenza personale permette di evitare un accumulo di

informazioni nel vostro cervello, ma di riuscire a dargli una forma, a

aggiungergli il suo contesto

e

fare in modo di trovare un percorso che unisca questi puntini.

Voi come segnate, è come se vi segnaste tanti puntini in giro

per il vostro tacuino.

A un certo punto, grazie a questa gestione della conoscenza personale, incominciate

a unire questi puntini e riuscite a tirare fuori un disegno che

vi permetterà di tirare fuori un concetto, diciamo, più elaborato e più

chiaro anche nella vostra mente.

Quindi essenzialmente si tratta di esternizzare il lavoro di riordino che invece

vi tocca fare a voi al vostro interno.

Sembra una banalità, ma anche soltanto il semplice fatto di mettervi lì

e appuntarvi l'idea di quel momento, quello che vi sta, non dico

assillando, ma che vi sta occupando il cervello.

Ve lo segnate su un tacuchino e usciamo da questa parte digitale.

Carta e penna, un foglio, ve lo segnate lì quello che avete

in mente e fidatevi che lavorate meglio.

Lavorate più scarichi perché il vostro cervello smette di pensare a quella

cosa perché l'avete appuntata, da lì non si muove se non passa

almeno vostro figlio, e vi prende il foglietto per fare un disegno

da parte sua.

Quindi, per questo ci vuole i sistemi digitali che vi abbiamo appena

raccontato, ce ne sono vari di tutti i tipi, ne escono fuori

praticamente ogni giorno, ce n'è uno nuovo.

Sono davvero tutti interessanti.

Più di una volta riescono a offrire, diciamo, il 90% ve lo

copre tranquillamente.

Notion dal mio punto di vista, faccio questa chiusura qua: è stato

molto interessante.

È un'applicazione che, come vi ho raccontato, mi ha fatto paura appena

l'ho aperta.

Io mi ricordo, l'ho installata, l'ho guardata, ho detto: Boh, questa è

troppo complicata, disinstalla.

E l'ho lasciata lì disinstallata per penso 3-4 mesi.

Poi a un certo punto ho detto: ho preso il coraggio come

se fosse passato un po' la paura dell'approccio, ho detto ok, proviamo.

E poi si è aperto un po' il mondo, un po' come

può essere Obsidian, penso che abbia più o meno le stesse capacità

da quello che mi dice Filippo: fa veramente di tutto e di

più anche quello.

Notion.

Con la cosa interessante che mi è piaciuta molto, anche la capacità

di portare template in modo facile da parte di chi li ha

costruiti da qualche altra parte del mondo.

Vi ho citato quello di Erica Reynolds di Torto by Forti Workshop

che è per gli architetti facendo il mio lavoro.

Ma in giro per il mondo si trovano anche tanti altri template

che possono diventare molto interessanti e si portano dentro, tra virgolette, in

modo molto semplice.

Fatto sta che questo sistema mi permette di scaricarvi il cervello, che

è la cosa più importante.

Adesso che stiamo andando verso la fase estiva e cominciamo veramente a

vedere le scatole piene di lavorare perché tra il caldo, tra i

problemi dei centri estivi, le urgenze.

Perché, come sapete, ad agosto a dicembre finisce il mondo, è inesorabile.

È una legge scritta da qualche parte e non si scappa.

È qualcosa che vi può davvero aiutare nella vita.

E non sto scherzando, a me ha aiutato più di una volta,

anche nelle piccole cose, che può essere semplicemente una banalità di quelle

veramente stupide, ma che può tornarvi utile, per esempio, con questo chiudo,

e segnarsi la procedura per regolare il deragliatore del cambio della biciclette.

Ogni anno, appena la vai a riprendere, diciamo dal rimessaggio, magari sono

cadute, si è piegato un po' il deragliatore

e sono cose che magari non ti sfuggono più perché una volta

che l'hai fatto, non ci pensi più, però lo sforzo di ricordare

di come si fa da un anno all'altro ragazzi miei, è comunque

uno sforzo, potete perdere qualcosa.

Invece, se fate questo semplice, diciamo, passaggio di annotarvi in pochi punti

quello che fate, voi il prossimo anno lo sentite anche meno pesante

perché sapete che è una cosa semplice da fare, ve lo siete

puntati, lo seguite, voi stendete questo concetto a qualsiasi tipo di cosa

che vi capita nella vita, ragazzi miei, le cose diventano decisamente più

semplici.

Il mondo, come diceva, come mi ha fatto scoprire Filippo con il

libro che mi ha consigliato: Minimalismo digitale, il mondo è fatto per

rubarvi la vostra attenzione, e questo, nonostante sia qualcosa di digitale, è

comunque un metodo che riesce a, diciamo, a pareggiare il conto, perché

il mare di informazioni in cui siamo immersi ogni giorno, dal social,

dal telegiornale, da YouTube, dal computer, ogni volta che apri il computer,

dalle email ci sommergono.

Ne abbiamo parlato più di una volta anche all'inizio di questa serie,

visto che facciamo un po' di riassunto, anche visto che facciamo poi

la pausa estiva, questa è l'ultima puntata.

Siamo partiti anche dalle mail nel nostro percorso, il mio e di

Filippo, di riuscire a capire come gestire queste mail.

Le mail sono nate.

Leggevo in questo libro che un passaggio molto simpatico, che dicevano che

le mail sono nate per trasmettere un messaggio.

Ma senza le mail questo messaggio non ci sarebbe stato e con

le email bisogna rispondere con altre mail.

Quindi è qualcosa che genera disturbo nel disturbo e siamo continuamente bombardati

da informazioni.

Secondo me questo, visto che ne parliamo da due o tre anni,

ma penso perché grazie anche alla pandemia, ci siamo resi conto che

di fronte a questo muro di informazioni, di fronte a questo muro

fitto e invalicabile di cose che ci vengono buttate addosso perché tutti

vogliono la nostra attenzione, questo penso che sia veramente un aiuto fondamentale

nella gestione della vita di tutti i giorni.

Potremmo così sfruttare la tecnologia non solo perché ci deve rubare l'attenzione,

ma perché noi riusciamo a riprendere un po' le redi della vita

che l'informatizzazione, la digitalizzazione ci ha un po' rubato.

Chi usa più, diciamo, della carta per prendere delle note?

Pochissime persone, c'è qualcuno che è dotato di mano felice, beati loro.

Usano ancora la carta e fanno solo bene, hanno tutto il mio

massimo rispetto.

Non sottovalutate questo aspetto che vi aiuterà a sollevarvi a svegliarvi la

mattina tutti i giorni, grazie magari anche a due, all'aiuto mio di

Filippo, a essere un po' più sollevati e ad affrontare la giornata

in modo un po' più sereno.

Benissimo, direi che a questo punto siamo giunti a fine puntata.

Ricordo, giusto per chiudere, che il podcast non finisce, ma semplicemente questa

è l'ultima puntata di luglio, ad agosto uscirà una sola puntata speciale,

non vi diciamo ancora niente.

E poi ci

risentiamo a inizi settembre sempre con la cadenza bisettimanale.

Agosto abbiamo deciso che non c'era modo di tanto, è vero che

stiamo registrando ai primi di luglio questa puntata che uscirà verso metà

luglio, e poi a fine luglio registreremo lo speciale Agostano.

Intanto che il mio processore Intel che ringrazio di cuore per aver

attirato su almeno di 4 gradi la temperatura della stanza, che era

già difficile, ma ce l'ha fatta.

Vi ricordo che se volete supportare il podcast, vi chiediamo con il

cuore di fare una bella recensione su Apple Podcast che ci aiuta

come sempre a rimanere in alto nelle classifiche.

Come è già capitato più di una volta, ci siamo visti anche

tra i primi 50 della classifica tecnologia di Apple Podcast e la

cosa ci ha riempito davvero di orgoglio, ma è grazie a voi

ascoltatori.

Però questa recensione ci permette anche di capire cosa ne pensate di

questo simpatico podcast condotto da me e Filippo.

Se invece volete sapere come fare una recensione, troverete come sempre il

link nei note dell'episodio oppure potete iscriverci direttamente a scrivi.

it.

Come sempre, nelle note dell'episodio, troverete tutti i link degli argomenti che

abbiamo trattato in questa puntata e tutti i nostri riferimenti andando oppure

seguendo il link a due podcast.it slash numero della puntata, che in

questo caso è la 39, se non ricordo male esatto.

Dove ci possiamo trovare?

Allora, prima di tutto, il sottoscritto mi trovate un po' dove volete.

Insomma, avete capito che sono un po' di qua su a due

podcast, un po' di là, su Stamp Architettura, un po' sul mio

blog personale, un po' su quello di Graphisoft Italia, un po'

cercate Roberto Marin e mi trovate essenzialmente.

Invece, il nostro simpatico Filippo Strozzi, dove lo troviamo?

avvocatiMac.it e visto che ogni volta me lo fai dire anche su

Avvocati e Mac Compendium, che è il podcast, a questo punto, a cadenza

quasi sicuramente mensile.

Non lo dico troppo forte, perché il periodo estivo si avvicina e

quindi ci potrebbero essere degli scivoloni, diciamo.

Tuttavia, per ora ho registrato ma non ho editato la puntata di

luglio.

Quindi vedremo se tutto andrà come deve andare, mettiamola così.

Perfetto, direi che per questa puntata è tutto.

Vi auguriamo di passare una felice estate, magari rosolando sotto il sole

oppure in montagna al fresco, chi lo sa dove meglio vi viene?

L'importante è che siate un po' più scarichi seguite

le nostre idee, i nostri consigli così riusciamo a vivere tutti meglio.

Ci sentiamo sicuramente il prossimo mese e, molto probabilmente all'interno di uno

speciale che scoprirete qual è nel corso di agosto.

Alla prossima!

Alla prossima, ciao a tutti.

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