Ep. 38 1:28:30

Lucio Bragagnolo: a dieta di mele

In questa puntata Roberto e Filippo fanno 4 (o forse 8) chiacchiere con Lucio Bragagnolo: veterano Apple, autore, blogger e molto altro.

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In questa puntata Roberto e Filippo fanno 4 (o forse 8) chiacchiere con Lucio Bragagnolo: veterano Apple, autore, blogger e molto altro.

Note dell’episodio

  • BBEdit: l’editor di testo per macOS che Lucio considera centrale nel proprio lavoro, soprattutto per testi HTMLizzati, espressioni regolari, integrazione Unix, Git e gestione di file molto grandi.
  • Runestone: editor leggero per iPad usato da Lucio quando deve lavorare su testo e codice senza avere BBEdit disponibile su iPadOS.
  • Editorial: app iOS non più sviluppata attivamente, ma ancora utile a Lucio per accedere rapidamente ai file di testo su Dropbox.
  • GoodReader: lettore PDF che Lucio usa da anni su iPad e iPhone, rimasto stabile nel suo flusso di lavoro.
  • NetNewsWire: lettore RSS gratuito e open source citato da Lucio tra le app usate su iPad.
  • Pixelmator Pro: strumento per piccola grafica usato da Lucio su Mac, con continuità anche nella versione per iPad.
  • Slack: piattaforma collaborativa che Lucio preferisce alla posta elettronica per uscire dall’impasse delle email nei gruppi di lavoro.
  • Miro: lavagna collaborativa multipiattaforma descritta da Lucio come ambiente flessibile per brainstorming, prototipazione, presentazioni e team building.
  • iA Writer 6: aggiornamento citato da Filippo per il lavoro di scrittura su iPad, in particolare come alternativa interessante nel mondo degli editor di testo.
  • Prompt: client SSH per iOS e iPadOS usato per collegarsi a Mac, server o ambienti Unix da iPad.
  • LibreItalia: associazione sostenuta da Lucio per la diffusione del software libero, di LibreOffice e dei formati aperti.
  • LibreOffice: suite libera citata nel ragionamento su software libero, formati aperti e alternativa ai formati proprietari.
  • Macintelligence: blog di Lucio Bragagnolo, citato in puntata anche come punto di contatto.
  • goedel.com: comunità Slack di Lucio, descritta come uno spazio di conversazione tecnica e amicale con alto rapporto segnale/rumore.

Sinossi1

1. Lucio Bragagnolo e una carriera attraversata dal personal computing

La puntata si apre senza una vera scaletta: Roberto ammette subito che la registrazione nasce da giornate frenetiche, ma la mancanza di preparazione viene compensata dalla presenza di Lucio Bragagnolo, presentato da Filippo come una figura storica del mondo Apple italiano. Filippo ringrazia anche Nicola Lo Sito, che ha facilitato il contatto e ha permesso di mettere insieme una rete di persone interessanti intorno al podcast.

Lucio racconta la propria traiettoria professionale partendo dal momento in cui la tecnologia entra nel mondo editoriale. La sua carriera attraversa l’arrivo dei microcomputer, dello Spectrum, del Commodore 64, dell’Apple II e poi del Mac. Definisce questa coincidenza temporale una fortuna: occuparsi di tecnologia proprio mentre il personal computing si evolveva. Da giornalista iscritto all’ordine passa poi a un lavoro più ibrido, diviso tra content specialist, comunicazione aziendale e accompagnamento delle imprese nella trasformazione digitale.

“Ho avuto la grande capacità, cioè il grande culo di vivere una carriera professionale esattamente mentre si evolveva la tecnologia del personal computing.” — Lucio, 00:02:52

Per Lucio, Apple non è più soltanto Mac: l’ecosistema ormai comprende più piattaforme e può entrare in azienda in forme diverse. Cita il caso di Volvo, che ha adottato Apple Watch per molti meccanici, come esempio di una presenza Apple aziendale molto più ampia rispetto alla vecchia idea del Mac come macchina per pochi appassionati o professionisti creativi.

2. Il setup di Lucio: Mac mini, iPad Pro, iPhone essenziale e Apple Watch come filtro

Alla richiesta di raccontare la propria configurazione hardware, Lucio descrive un setup diviso a metà tra Mac mini M1 e iPad Pro. Il Mac mini M1 con 16 GB di RAM ha sostituito un vecchio Intel ormai in difficoltà. L’iPad Pro, invece, è diventato da tempo il suo portatile principale: il passaggio risale già ai tempi della terza generazione di iPad, poi consolidato con un iPad Pro acquistato per un viaggio di lavoro in Cina.

L’iPhone ha un ruolo molto più marginale. Lucio usa un iPhone X ricevuto in regalo e spiega che, se non fosse stato per quello, probabilmente avrebbe continuato con un modello molto più vecchio. Nel suo flusso l’iPhone serve soprattutto per hotspot, telefonate e connettività d’emergenza. La centralità è altrove: iPad per lavorare, Apple Watch per filtrare le notifiche e mantenere il telefono in tasca.

L’Apple Watch Series 7 ha sostituito un modello di prima generazione che si era aperto dopo anni d’uso. Lucio lo considera prezioso non tanto come gadget, ma come dispositivo di gestione dell’attenzione: permette di non estrarre continuamente l’iPhone e di filtrare le notifiche in modo efficace. Racconta anche un uso domestico e curioso: un comando rapido che interroga la figlia sulle tabelline tramite Apple Watch.

3. iPad come macchina diversa dal Mac

La parte centrale della puntata ruota intorno all’iPad come strumento di lavoro. Lucio spiega che su Mac tende a usare il più possibile gli strumenti standard Apple, mentre su iPad il tema diventa trovare il flusso giusto. La differenza, per lui, è strutturale: il Mac è una dispensa da cui prendere ingredienti diversi; l’iPad è una catena di montaggio, dove bisogna scegliere app e passaggi in modo che il lavoro scorra.

“Il Mac come una dispensa e tu prendi gli ingredienti per fare la tua ricetta.” — Lucio, 00:09:55

Il suo grande cruccio è l’assenza di BBEdit su iPad. In mancanza di quello, alterna strumenti diversi secondo il bisogno: Runestone per scrivere e modificare testo o codice, Editorial per accedere velocemente ai file di testo su Dropbox, GoodReader per i PDF, NetNewsWire per i feed RSS, Pixelmator su Mac e iPad per piccole operazioni grafiche.

Lucio sottolinea che il suo lavoro cambia molto a seconda dei clienti: produzione, consulenza, comunicazione, trasformazione digitale. Per questo non può avere un setup unico valido sempre. Il principio guida è poter lavorare ovunque, su Mac, iPad o iPhone, alla scrivania o in viaggio. Questo criterio influenza la scelta delle app e dei servizi.

4. Collaborazione, Slack e Miro

Sul piano della comunicazione professionale, Lucio cerca di evitare la dipendenza dalla posta elettronica. Per lui la mail è diventata una piaga, un bagno di sangue organizzativo. Dove possibile preferisce piattaforme collaborative, prima di tutto Slack, e scherza dicendo che, se potesse comandare il mondo, riporterebbe tutti a IRC.

Miro viene presentato come uno strumento particolarmente creativo. Lucio lo descrive come una lavagna interattiva potenzialmente illimitata, usabile da browser o app, dove inserire testi, disegni, file, video, presentazioni, diagrammi di flusso e attività collaborative. Il valore non è solo tecnico: Miro permette brainstorming, prototipazione libera, giochi di gruppo e team building.

Roberto e Filippo approfondiscono anche il tema del pricing e delle board. Lucio chiarisce che le lavagne sono il centro del sistema e racconta un caso concreto: un’attività di team building con circa cinquanta persone dentro Miro, costruita come una sorta di caccia al tesoro. Lo strumento è potente, ma richiede attenzione nel disegno della lavagna e nel numero di elementi grafici, perché con molti partecipanti la complessità può diventare un limite.

5. Pencil, Newton e modalità di input

Roberto porta la conversazione su Apple Pencil, spiegando quanto sia stata importante per il suo lavoro di architetto. Il salto rispetto alle vecchie tavolette grafiche è il lag quasi inesistente: disegnare direttamente sullo schermo cambia la percezione e rende naturale il gesto. Per Roberto, Pencil, fotocamera e sensore LiDAR sono tre elementi che danno all’iPad una marcia in più rispetto al Mac, soprattutto nel rilievo, nel cantiere e nella progettazione.

Lucio, però, non usa Pencil nel proprio lavoro. Non perché non la riconosca valida: l’ha provata più volte e la considera impressionante. Semplicemente, non è una persona “da penna”. Racconta però il proprio passato con Newton: dopo l’annuncio della fine del prodotto da parte di Steve Jobs, vendette un PowerBook Duo per comprare un Newton prima che uscisse di produzione. Lo usò per anni come portatile, prendendo appunti in inchiostro digitale durante le riunioni.

Con iPad, invece, preferisce dita, audio e testo. Quando usa l’iPad in modalità desktop, collega la stessa Magic Keyboard e lo stesso Magic Trackpad usati con il Mac mini. Non è una soluzione esteticamente elegante, ma per lui è funzionale: le dita trovano sempre gli stessi strumenti.

6. iPad nudo, Mac fermo e sistemi operativi distinti

La discussione si allarga al rapporto tra iPad e Mac. Lucio sostiene che l’iPad viva la sua forma più autentica quando è nudo, senza custodia e senza trasformarsi sempre in un computer. Può diventare un supereroe con tastiera, mouse e trackpad quando serve, ma il punto non è farne un Mac mancato.

Roberto sviluppa una distinzione simile da un punto di vista professionale: il Mac resta una macchina potente, ma l’iPad può fare cose che un computer tradizionale non fa bene, come usare Pencil, scattare una foto e annotarla subito, sfruttare la realtà aumentata o il LiDAR per la scansione del costruito.

Lucio sintetizza la differenza con un gesto: ruotare l’iPad di novanta gradi. Il Mac è pensato per stare fermo, su una scrivania o sulle ginocchia; l’iPad è pensato per muoversi. In treno, in cantiere, durante un rilievo o una presentazione dell’ultimo minuto, poter usare lo stesso strumento per fotografare, comporre e rifinire cambia il ciclo produttivo.

“L’iPad è fatto per stare in movimento.” — Lucio, 00:29:47

Lucio spera che Apple continui a mantenere Mac e iPad su cammini distinti, con macOS e iPadOS pensati per oggetti diversi. Immagina un futuro con sistemi operativi sempre più personalizzati per ciascun dispositivo, forse includendo anche un sistema dedicato alla realtà aumentata o mista.

7. Universal Control, Sidecar e il software che non sfrutta l’hardware

Filippo chiede a Lucio di Universal Control. Lucio lo usa saltuariamente, ma lo trova impagabile in casi specifici. Racconta un flusso editoriale in cui deve creare contenuti partendo da ebook: mette l’iPad in orizzontale sopra il Mac mini, usa l’iPad per leggere l’ebook e lavora sul grande schermo del Mac. Non vede l’iPad come semplice estensione del monitor, salvo casi chiari; apprezza invece moltissimo Handoff, che gli permette di iniziare a scrivere su Mac e riprendere su iPad in treno.

Roberto immagina l’iPad come estensione touch del Mac, soprattutto per CAD, modellazione e disegno tecnico. Secondo lui molti software non stanno sfruttando Sidecar, Universal Control e Pencil come potrebbero. Photoshop permette già di usare Pencil in un contesto utile, mentre molti strumenti CAD o BIM non riescono ancora a trasformare davvero l’iPad in superficie di input professionale.

Lucio collega il tema a un problema cronico dell’ecosistema Apple: Apple innova più rapidamente di quanto sviluppatori, integratori e aziende siano disposti a recepire. Porta l’esempio della personal automation: vorrebbe convincere un Apple System Integrator a creare una divisione dedicata a Shortcuts, AppleScript, Automator e automazioni su misura, capace di osservare il lavoro quotidiano dei clienti e far risparmiare tempo. Ma chi lavora nell’ecosistema spesso resta ancorato a logiche di dieci o vent’anni prima.

8. Apple Silicon, app per iPad e interfacce progettate davvero

La conversazione passa alla potenza di Apple Silicon. Roberto racconta il contrasto con le macchine Intel, dove persino registrare una videochiamata può diventare difficile senza disabilitare il turbo boost. Cita poi MacBook Pro con chip Apple Silicon capaci di gestire flussi video 8K senza scaldare in modo evidente. Per lui il cambio di paradigma è evidente: potenza elevata, meno consumo, meno calore, più libertà dalla presa elettrica.

Lucio rincara la dose spostando il focus sulle app. Si parla spesso di iPadOS come sistema operativo limitato rispetto all’hardware, ma secondo lui il problema è anche che molte app per iPad non sono davvero progettate per iPad. Sono porting concettuali da personal computer, adattati al touch ma non ripensati per la logica del dispositivo.

“Quelle progettate per iPad si contano sulle dita di una mano.” — Lucio, 00:45:58

Numbers viene citata come esempio positivo: all’inizio su iPad sembra aliena, poi si capisce che è stata progettata intorno a quel dispositivo. Working Copy viene indicata da Filippo come altra app che implementa in modo sensato la gestione di documenti e cartelle secondo le logiche Apple. Il problema, per Filippo, è che molti provider cloud e molte app non permettono ancora di lavorare in modo fluido su intere cartelle, limitandosi al singolo documento.

9. Unix, open source e formati aperti

Dal terminale su iPad, Prompt e gli editor di testo, la conversazione arriva a Unix e al software libero. Lucio racconta di essere socio sostenitore di LibreItalia, associazione impegnata nella diffusione del software libero e in particolare di LibreOffice. Per lui portare LibreOffice e software libero dove possibile significa anche ridurre la dipendenza da Office e Windows.

La sua posizione non è però integralista. Non aderisce alla logica secondo cui tutto ciò che è proprietario sarebbe necessariamente pericoloso. Distingue tra architetture chiuse e architetture complesse: il Mac originale poteva essere smontato a livelli profondi con strumenti come ResEdit, mentre oggi macOS contiene centinaia di migliaia di file e richiede una comprensione diversa. Non è solo chiusura, è stratificazione.

Lucio vede nel software libero una possibilità di scelta. Linux, BSD e le comunità nate intorno all’informatica aperta hanno impedito che il mondo si chiudesse completamente intorno a Windows, Intel e Internet Explorer. Sul suo Mac tiene una macchina virtuale FreeBSD, non perché gli serva davvero per produrre, ma perché gli ricorda che può sempre imparare e scegliere altro.

Il vero tema, secondo lui, sono i formati aperti. Le applicazioni possono competere, ma i formati devono essere condivisi. Porta l’esempio della scuola: bisognerebbe insegnare ai ragazzi a scrivere in HTML o Markdown, perché il testo resta leggibile nel tempo. La dipendenza da file .doc e dall’idea che serva Word per ogni documento è per Lucio un problema culturale ancora da superare.

10. BBEdit, testo, HTML, regex e didattica digitale

Nella parte finale Filippo chiede a Lucio di BBEdit. Lucio lo descrive come un editor di testo potentissimo, nato negli anni Novanta e capace fin da subito di superare limiti che altri editor non riuscivano a gestire. Oggi apre file di testo da gigabyte, permette una personalizzazione profonda delle scorciatoie, integra un worksheet Unix, connessioni remote, Git, Subversion, estensioni e supporto a molti linguaggi.

“BB Edit è l’acqua per gli affamati.” — Lucio, 01:05:57

La forza di BBEdit, per Lucio, è non costringerlo a scegliere un’identità unica. Può essere scrittore, autore di testi HTMLizzati, sviluppatore occasionale, persona che lavora con tag e frammenti senza costruire documenti HTML completi. BBEdit colora la sintassi, controlla parentesi, gestisce tag e soprattutto lavora in modo eccellente con le espressioni regolari. Filippo collega questo alla propria esperienza con Vim: quando un editor diventa personalizzabile e automatizzabile, si scoprono bisogni che prima non erano nemmeno visibili.

Da BBEdit si arriva a Markdown, John Gruber e alla scrittura nella scuola. Lucio vorrebbe portare Markdown nelle classi, perché è semplice, leggibile e più adatto di molti strumenti Office a insegnare il rapporto tra contenuto e struttura. La discussione si sposta quindi sulla didattica a distanza durante la pandemia: Filippo racconta esperienze con insegnanti costretti a improvvisare video e strumenti, Lucio osserva che molti docenti non si erano mai interessati alla didattica a distanza prima dell’emergenza.

L’ultimo passaggio torna all’iPad. Lucio racconta che sua figlia, dopo due anni di pandemia vissuti con l’iPad come strumento principale, gli ha detto che il computer non le piace perché è difficile. Per lei l’iPad è il mezzo naturale per creare. Roberto e Filippo riconoscono in questa frase il ritorno al punto di partenza: l’iPad come strumento più vicino allo smartphone per semplicità, ma più potente e adatto all’espressione personale. La puntata si chiude con i ringraziamenti a Lucio e con la promessa implicita di tornare a coinvolgerlo, perché molti argomenti sono rimasti ancora aperti.


  1. Questa sinossi è generata con l’intelligenza artificiale a partire dalla trascrizione della puntata. ↩︎

Leggi la trascrizione completa

Benvenuti all'episodio 38 di A2, in cui scoprire come ottenere il massimo

dalla vostra tecnologia Apple.

Io sono Filippo Strozzi e sono il vostro ospite, assieme all'amico Roberto

Marin.

Di cosa parliamo in questo episodio, Roberto?

Allora, dunque, francamente, non mi ricordo assolutamente di cosa potremmo parlare perché

siamo senza scaletta questa volta.

Perché Filippo, a stare con lo zoppo, ha imparato a zoppicare.

Chissà, magari io imparo a non zoppicare più.

Quindi, purtroppo abbiamo avuto delle giornate un po' frenetiche, un po' incasinate.

Ma ciò non toglie che abbiamo un'eminenza del mondo qui con noi.

Siamo tutti onorati di stare qui al microfono e con le cuffie

ben tese, con le orecchie dentro che friggono per ascoltare il nostro

amico comune, Lucio Bragagnolo.

Benvenuto tra di noi.

È un onore, un piacere.

Speriamo che non sia un onere a parte gli scherzi, sono molto

contento di condividere questa platea e questi minuti con voi perché mi

sto divertendo tantissimo e non abbiamo ancora neanche cominciato.

Grazie, Lucio, veramente bellissime parole.

Io non nascondo, si sente anche dalla voce, sono molto emozionato perché,

insomma, io sono relativamente giovane nel mondo Mac, tu hai fatto la

storia assieme ad altri, ma tu sei una delle colonne portanti, almeno

qui in Italia, per quanto riguarda il mondo Apple, bisogna riconoscerlo, perché

se non lo si riconosce, saremo veramente degli acchi, diciamola così.

Oltre a questo, volevo, appunto, come dicevamo nella prepuntata, ringraziare le persone

che sono qua con noi in chat, e particolarmente oltre le persone

che conosciamo, insomma, sono molte.

Una persona, secondo me, che bisogna ringraziare, perché ci ha messo in

collegamento alla fine lui quello che ha tirato le fila e Nicola

Lo Sito, che è stato anche lui host di questo podcast, a

raccontarci e non ha ancora finito di raccontarci quindi molto probabilmente tornerà.

Volevo ringraziarlo personalmente.

In ogni caso è riuscito a mettere sotto lo stesso ombrello un

bel po' di persone interessanti.

Io sono stato davvero orgoglioso di poter entrare in contatto con queste

persone e sono assolutamente contento di poter portare alle vostre orecchie l'esperienza

di Lucio.

Perché Lucio ha fatto molte cose.

Come gli stavo pregando in prepuntata, se riesce a condensare una vita,

che probabilmente avrebbe bisogno di tre o quattro podcast per essere raccontata.

Tutta, con tutte le dovizie di particolari e di tutte le cose

che ha fatto, ho detto: Senti, io non riesco perché se no

incomincio a perdermi.

Devi farlo tu.

Mi spiace, devo lasciarti la palla.

Va bene.

La sostanza è che ho cominciato a occuparmi di tecnologia in ambito

editoriale, esattamente nel momento in cui arrivavano i personal computer e segnalmente

prima i micro, come lo Spectrum, il Commodore 64, e via dicendo,

e poi la poli e poi il Mac, quindi, in sostanza, ho

avuto la grande capacità, cioè il grande culo di vivere una carriera

professionale esattamente mentre si evolveva la tecnologia

del personal computing.

Sono diventato un iscritto all'ordine dei giornalisti, poi sono diventato anche senza

iscrizioni, un consulente per le aziende.

Oggi al 50% faccio il content specialist, diciamo così.

Al 30% faccio gestione a livello di comunicazione aziendale.

Al 10% mi occupo, questa è una diversificazione recente, di accompagnare le

aziende nella trasformazione digitale.

Tutto questo una volta lo si faceva con Apple II, con Mac,

da un po' da pionieri, un po' da giornalisti, un po' da

scopritori dell'ignoto, un po' da esploratori dell'inedito.

Poi lo si è fatto da rinnegati, da guerriglieri, da videpesi, da

esseri inferiori.

E oggi posso dire che sempre di più si può fare con

il Mac, anzi con il Mac, con Apple, perché oramai di piattaforme

ce n'è più di una, con Apple che è cittadina del mondo.

Nell'azienda ormai entra di tutto commentavo di recente con qualcuno che Volvo

ha messo ai polsi di 1500 meccanici Apple Watch a livello aziendale.

Insomma, parlare di Mac è sempre la base, però, c'è tutto un

ecosistema intorno che Mac ha fatto nascere.

Come al solito mi sono allargato, voi non mi fermate e sono

fatti i vostri giusto, ma hai toccato già molti punti interessanti.

Mi riallaccio subito perché proprio recentemente stavamo parlando appunto di MEC e

dell'allargamento del loro bacino di utenza, perché è stato proprio questo mese

uscito il mensile IC Magazine che è dedicato essenzialmente alla tecnologia e

all'informatizzazione per il mondo dell'edilizia, che ha dedicato un intero numero a

praticamente quello che si può fare con l'iPad, che sta diventando veramente

uno strumento multifunzionale nel mondo delle costruzioni e Filippo so che gioisce

per questo perché io c'è questo piccolo trascorso tra me e Filippo.

Io sono quello che fino a circa due anni fa era un

po' un detrattore dell'iPad, nel senso che non lo vedevo un sostituto

del computer.

Perché personalmente non potevo farci poche cose dal punto di vista progettuale.

Con l'evolvere del sistema operativo, di come è equipaggiato anche l'interno l'hardware

e quello che si può fare, da semplice compagno della progettazione è

diventato veramente un'arma molto tagliente perché è riuscito a prendere delle qualità

che tuttora il Mac non ha.

Questo è sicuramente una cosa molto interessante e soprattutto è molto interessante

il fatto che Lucio si occupi anche di portare questa possibilità all'interno

delle aziende, ma questo ci racconterà più avanti.

Peresso, ovviamente, tutti siamo qua che vogliamo sapere almeno la tua configurazione

hardware attuale.

Raccontaci un po' cosa stai facendo adesso con il tuo hardware.

Dunque, uso metà del tempo macchina che ho per stare su Mac

Mini, un Mac Mini M1 16 giga Unter, M1 base perché ho

dovuto comprarlo per rimpiazzare un Mini Intel che non ce la faceva

veramente più.

E poi il mio portatile è diventato da tempo iPad, lo è

diventato dai tempi di iPad terza generazione, poi a un certo punto

dovevo fare un viaggio di lavoro in Cina.

Evidentemente l'iPad di terza generazione non sarebbe bastato, e in tutta fredda

ho preso un iPad Pro.

L'iPad Pro usa l'altro 50% del tempo macchina, poi c'è un iPhone

X e io ho sempre avuto degli iPhone decrepiti.

L'iPhone X me l'hanno regalato perché altrimenti starei usando un iPhone 5.

Come punto tutto sull'iPad, l'iPhone mi serve per fare da hotspot, ricevere

telefonate e avere la connessione quando serve.

Quelle volte che proprio c'è da sistemare una parola, c'è da cambiare

una cosa, lo fai dall'iPhone, ma è l'uno per mille del lavoro

quotidiano.

Infine ho un'Apple Watch Serie 7 che ha sostituito una prima generazione

che l'anno scorso si è aperta in due, da solo spontaneamente, però

comunque dopo qualche anno, e che trovo molto prezioso nel mio setup

perché è la macchina perfetta di filtraggio delle notifiche.

Io amo dire che l'Apple Watch è intanto il device che ti

permette di tenere il telefono in tasca, e questo è un grande

dono.

E poi è quello che ti rende gestibili le notifiche.

Il filtraggio di Apple Watch è fantastico e fa risparmiare una quantità

di tempo siderale.

Poi ho fatto un comando rapido che fa caso le domande alla

figlia sulle tabelline, con Apple Watch glielo metto davanti alla faccia quanto

fa 4x4, si ricparla, si fanno anche queste cose.

Interrogazione da parte dell'Apple Watch, questa è la prima volta che lo

sento, massimo rispetto, grande Lucio!

Veramente ottimo lavoro.

Però in ogni caso confermo perché, nonostante tutto, nel senso che l'iPhone

è diventato essenzialmente quello che tira avanti la baracca d'Apple, perché insomma

è una grande percentuale del suo fatturato, nonostante questo, Apple è uscita

a mettere in campo degli strumenti che, come ha detto Lucio, in

teoria te lo puoi anche dimenticare, l'iPhone.

Insomma, se hai un iPad e un Apple Watch, essenzialmente l'iPhone ti

serve proprio per quelle due cose che ti servono.

Puoi usare anche una versione abbastanza vecchia, chiamiamola così.

Io non ho un hardware tanto aggiornato quanto tu, ho un XS

quindi non è che sono tanto avanti, sono appena la generazione dopo.

Però mi rendo conto che con una situazione del genere con un

iPad recente, un Apple Watch al polso, essenzialmente delle volte non telefono

nemmeno col cellulare perché puoi telefonare dal Mac o dall'iPad tranquillamente senza

grossi problemi.

Ed è davvero interessante.

Ma adesso invece facciamo un passo indietro perché ti devo chiedere dell'iPad

Pro, che tipo di connessioni utilizzi, che tipo di strumenti utilizzi con

l'iPad Pro?

Perché, essendo il tuo diciamo computer principale, eravamo molto incuriositi di sapere

come lo utilizza.

Dunque, io cerco di usare un po' per deformazione il più possibile.

Gli strumenti standard di Apple, ma mentre questo sul Mac funziona molto

bene, invece sui iPad è sempre comunque questione di individuare il flusso

giusto per un lavoro.

Mentre il Mac come una dispensa e tu prendi gli ingredienti per

fare la tua ricetta, ne prendi uno qui, uno qui, uno qui,

uno qui, uno qui e uno qui.

L'iPad è un nastro trasportatore che si muove come una catena di

montaggio di pasticceria, e tu devi trovare le app giuste, i passaggi

giusti per definire il tuo flusso di lavoro in modo che scorra

fluido e ti porti all'obiettivo con la produttività che vuoi avere, che

non deve essere chiaramente inferiore a quella di Mac, e anzi, magari

per certe volte per certi versi è superiore.

Il mio grande cruccio è che iPad non ha BB Edit per

iPad.

Se avesse BB Edit per iPad, penso che vivrei nel nirvana, sarei

un santone a 10 cm da terra.

Invece, non avendo BB Edit su iPad mi capita di usare quell'editor

che di volta in volta di più si avvicina al bisogno che

ho in quel momento lì.

Tendenzialmente uso Runstone che è uscito da poco ed è perfettamente usabile

in versione gratuita e vale la pena di comprarlo per avere delle

opzioni che, però, sono del tutto superfluo se uno vuole scrivere basta.

Insomma, Rounstone è molto carino e poi Editorial, per quanto non più

sviluppato, è molto capace di tenermi agganciato a velocità infinita con i

miei Dropbox.

Editorial fa solo compatibilità Dropbox, ma la fa istantanea.

Ci sono tutta una serie di cose che io faccio che si

basano su file di testo che stanno su Dropbox.

Da editorial le raggiungo in un secondo.

Poi ho Goodreader, su iPad serve un lettore di PDF, ho comprato

Goodreader ai primi tempi proprio dell'iPhone, un acquisto di cui non mi

sono mai pentito e non ho mai cambiato.

E poi tendo a usare le versioni iPadOS delle app che

ci sono.

Uso Net News Wire per il feed, poi ecco su Mac uso

Pixel Metro Pro per cose di piccola grafica che mi toccano, mi

è molto comodo, la versione che c'è per iPad, su cui a

volte faccio esattamente le stesse cose e le faccio di là.

Siccome ho più clienti con diverse esigenze e vado da funzioni specialmente

di produzione a funzioni totalmente di consulenza, i miei bisogni variano in

continuazione a seconda del cliente.

Quindi non posso trovare un setup fisso che va sempre bene per

tutto quello che devo fare, ma a volte ho la fortuna di

poterlo dettare io, il setup e il cliente si conforma.

A volte devo cercare di avvicinarmi al setup del cliente.

Uno dei miei pilastri nell'organizzare il lavoro è che, in teoria, almeno

io posso lavorare su quello che mi serve sul Mac, sull'iPad, sull'iPhone

dove ci fosse bisogno, dovunque mi trovi, alla scrivania o in aereo.

Questo detta la maggior parte delle mie scelte di software e di

applicazioni.

Cerco di usare il più possibile piattaforme di messaggistica collaborativa perché sono

quelle che ti fanno uscire dall'unpass della posta elettronica, che è una

piaga oramai che bagno di sangue esatto, affligge da troppo tempo questa

nostra società imperfetta.

Quindi, prima di tutto, slack per quanto possibile.

Se potessi, se comandassi il mondo, direi che si va tutti su

internet richat, RC e si torna tutti all'antico Slack.

E poi Miro per la collaborazione interattiva spinta.

Miro uno strumento di una creatività pazzesca che prescinde da qualsiasi vincolo

di piattaforma, banda, disponibilità, per fare brainstorming, progettare, pasticciare insieme, mostrare idee,

eccetera, eccetera.

Lo trovo stupendo, ovviamente, degustibus.

Non so se

non l'ho mai visto.

Sì, sì, hai risposto benissimo, anzi, molto completa come risposta.

Molti software non li conoscevo.

Uno tra tutti, per esempio, che andrò a cercarmi come funziona e

come va il Miro.

Adesso non so, Filippo, tu lo conoscevi?

No, infatti, volevo un approfondimento.

Sarà possibile?

Guarda, Miro.com è uno di quei servizi no code di cui si

parla tanto in questi anni.

Lo usi con il browser oppure con l'app, sia su Mac che

sui device.

E in sostanza è una lavagna interattiva di dimensioni di fatto illimitate

dove puoi disegnare, puoi fare testo, puoi mettere giù un file Excel,

puoi proiettare un filmato, fare andare una presentazione invece che creare un

diagramma di flusso.

Qualsiasi cosa ti possa passare per la testa.

E questo tutti insieme.

Ovviamente c'è un tasto dolente che è rappresentato dal pricing, miro è

gratuito fino a quando hai tre persone dentro nel gruppo.

Poi

bisogna pagarlo.

Tuttavia, negli ambienti aziendali dove hanno aperto un po' gli occhi, molte

fasi di brainstorming,

di prototipazione molto lassa, molto libera, di giochi insieme.

Adesso va molto il team building, nelle aziende facciamo delle cose insieme

per cementare lo spirito di gruppo, eccetera, eccetera.

Su Miro si possono mettere in piedi dei casini

assolutamente niente male ed è tutto multipiattaforma.

L'unico difetto che può avere Miro è che è ancora un po'

acerbo perché la versione in funzione è una 0.7.

Qualcosa, lo usi tranquillissimamente, però ancora non è proprio completamente al 100%

quello che deve essere, ma io trovo uno strumento straordinario.

Oltretutto, è molto leggero fino a che non provi a fare delle

videoconferenze pesanti, puoi fare anche videoconferenze dentro meno.

Stavo guardando appunto sul sito direttamente che praticamente si collega con qualsiasi

cosa: cioè, se c'è qualcosa che si respira, si collega e riesce

ad avere questa, diciamo, lavagna condivisa con cui puoi appunto lavorare assieme

agli altri.

Stavo guardando anche il pricing, praticamente non è tremendo.

No, infatti non sono tre persone, ma sono tre board.

Adesso che tu l'hai usato, forse sai che deve essere diverso, perché

diceva utenti limitati, ma con solo con tre board.

Spiegaci un po' meglio.

Hai ragione sulle tre board.

Le board sono le lavagne.

Chiaramente uno può accendere tante lavagne.

Quanti sono i progetti di cui si vuole occupare.

All'interno di ogni board, tu puoi invitare un numero illimitato di utenti

gratuiti, ma dopo i primi tre gli altri possono solo vedere e

non collaborare.

Ok, sono utenti passi, chiamamoli così, sì, sì, sì,

non sono editor, il che a volte è un vantaggio.

Se devi fare una presentazione di cose, può farti tantissimo gioco, avere

una platea di gente che non può toccare la lavagna.

Ho avuto la fortuna di lavorare con aziende che hanno colto questa

occasione, e abbiamo fatto di recente, per esempio, un gioco di ruolo,

per fare team building in un'azienda, con dentro 50 persone che lavoravano

in miro, gli facevamo fare le caccia al tesoro.

Tutte le porcate che si facevano da adolescenti.

Se si sta attenti a contenere il numero di elementi grafici sulla

lavagna, che è il fattore di criticità quando hai tantissima gente collegata,

va tutto, che è una meraviglia.

Bisogna anche saper disegnare la lavagna bene e non abusare della potenza

dello strumento, che è micidiale, perché ha uno zoom enorme, non dico

illimitato, ma quasi quindi puoi mettere veramente tantissime cose.

Una vettoriale.

Ma a proposito che parliamo di disegno, punto che dobbiamo assolutamente toccare,

perché per me è stata la chiave di volta per l'utilizzo dell'iPad

nella mia professione, che è Pol Pencil, che mi ricordo il primo

giorno che l'ho provato, ho detto che questo qui, secondo me, cambiava

il mercato, almeno dal punto di vista dell'architetto, per il semplice fatto

che ero abituato a utilizzare le tavolette grafiche, avevano un lag che

definire fastidioso era fare un complemento.

Mentre quando mi sono approcciato a Apple Pains l'anno in cui è

uscito e ho visto che il lag era inesistente, ho detto questa

qui è la strada, che devono prendere, secondo me, i grafici.

Perché alla fine se tu disegni con un lag, sei rallentato, non

hai la percezione di quello che fai.

E vedere la possibilità di vedere un disegno digitale fatto così velocemente,

senza lag con le Paul Pencil, per me è stato veramente un'epifania.

Finché non sono arrivato circa un anno e mezzo fa ad avere

anch'io finalmente le Paul Pencil e provarla, e rimane comunque l'epifania.

E volevo chiedere appunto a te: visto che utilizzi tanto l'iPad, se

utilizzi la pencil nel tuo lavoro.

No, perché non sono un tipo da penna non perché non valga,

anzi, l'ho provata e poi l'ho riprovata, riprovata ancora perché non ci

credevo.

Ho provato la 1 quando è uscita la 2, sono andato in

apostora a provare la 2 perché non riuscivo a crederci.

Adesso a settembre mia figlia entra in terza elementare, e stiamo pensando,

siccome un qualcosa che somiglia a un computer lo dovrà avere di

prendere un'iPad con dentro assolutamente una pencil, perché poi lei disegna, è

bravina, si diverte, le piace.

Ed è giusto così.

La pena del contrappasso è che un milione di anni fa io

ero un late adopter di Newton, quando Jobs ha annunciato la fine

di Newton, io avevo un PowerBook Duo.

Sono corso a vendere il PowerBook Duo per comprarmi un Newton prima

che uscisse di produzione.

Ho usato per anni Newton come portatile quando era già uscito in

produzione.

Mi presentavo le riunioni, erano gli anni novanta, e prendevo gli appunti

in inchiostro digitale con lo stile di Newton.

Ancora adesso, il mio Newton funziona ancora, si accende, e ci sono

dentro gli appunti delle riunioni presi 30 anni fa.

Ogni tanto, quando sento qualcuno di quei tempi, dico: Ma tu ce

li hai gli appunti delle riunioni?

Lui mi guarda come si guarda un parente, come dice Iannnaci, dice,

Come scusa?

Sì, no, io ho tutti gli appunti, ce li ho all'inchiostra digitale

Newton, però era un requisito di uso dello strumento.

Con iPad preferisco assolutamente le dita, l'audio, il testo, un approccio più

assolutamente più informatico.

Su iPad non uso nemmeno strumenti presi apposta per lui.

Io davanti al McMini ho una Magic Keyboard e un Magic Trackpad.

Quando uso l'iPad in modalità desktop, uso quella Magic Keyboard e quel

Magic Trackpad, uso sempre gli stessi strumenti di input da un apparecchio

all'altro.

Anche se questa è una strategia poco estetica, perché non stanno benissimo

insieme a vederli, per me è favolosamente funzionale perché le mie dita

vanno da sole.

Si faccio una domanda a uso e consumo mio personale, ma come

li colleghi?

Magic Keyboard e Magic Trackpad alle iPad via cavo?

Quindi scolleghi e colleghi tutte le volte.

Sì, sì, sì, sì, sì, scollego collego tutte le volte.

Ma tieni conto che se sono, cioè, se sono la mia scrivania,

ho davanti un Mini e sto usando il Mac Mini.

Se sono in giro e so che avrò una situazione in cui

posso mettermi a un tavolo o fare, eccetera, porto via il tracke.

Io mi trascino caso in ufficio e il trackpad.

E in più ogni tanto me lo porto e lo attacco l'iPad.

Tuttavia, devo dirti la verità: sono un pigro quindi lo attacco a

cavo, perché se no, così non mi fa il paierino.

No, no, no, io sono fortunato perché tutto funziona.

L'unica cosa, ovviamente, è non provare a fare questi giochi quando sono

tutti e due sulla stessa scrivania, perché

uno continua a chiamare mentre la tastiera sarebbe dell'altro.

Io tendenzialmente l'iPad me lo trascino sempre dietro, quindi, comunque o sono

in giro diciamo in mobilità e nell'ultimo periodo mi sto divertendo molto

a lavorare fuori, che effettivamente il tempo ormai lo permette, mettiamola così,

e l'iPad per me è una cosa meravigliosa.

Tuttavia, altrimenti ho attualmente, per esempio, sono davanti al Mac ma con

l'iPad di fianco, quindi rischierei di complicarmi la vita inutilmente, mettiamola così,

io quando sono in questa situazione, assolutamente ho l'iPad in mano, quindi

zero tastiera, gli tolgo anche la custodia, deve essere una cosa leggerissima.

Ami la vita pericolosa, sì, sì, sì, sì, sì.

Fido il destino.

Per ora mi è andata abbastanza bene.

Sostengo che non bisogna fare la colera sui device perché due anni

sono troppo pochi.

Chiaramente se a uno cade spesso, poi la situazione cambia.

Ma allora, io ti dirò la verità, ero molto sprintoso.

Poi l'iPaduno, l'ho fatto andare di piatto per terra in mille frantumi.

Mio figlio aveva 3-4 anni col martello di torcio, cioè un martellino

di plastica, sai, di quelli che ci giocano a bambini bicchi.

Me l'ha tirato sull'Apple Watch 3.

Ah, che bello!

E ovviamente l'ha inclinato totalmente, sai dove ha toccato?

E allora sto diventando un nuovo sponsor dell'assicurazione Apple, perché almeno due

anni dura così, non lo so, io l'Apple Carlo l'ho fatta pochissimo,

però qui il chilometraggio varia a seconda dell'esperienza di ciascuno.

Poi per tanti anni sono stato un portatista dai tempi del Powerbook

100, però c'era una specie di rispetto reverenziale nei confronti della macchina,

quindi non lo si maltrattava, non lo si trascurava, lo si teneva

con grande rispetto.

Mentre l'iPad invece è una specie di gatto aggiunto in famiglia che

ti sta vicino, ti fa le fusa, lo tieni con un dito

per un angolo incoscientemente.

Tra l'altro è un iPad Pro 12 e 9, quindi è leggero,

però non è leggerissimo.

E

vo che viva la sua vera vita quando è nudo, senza custodia, senza.

Speriamo che nessuno voglia dare delle indicazioni morali da questo.

Però

l'iPad vero è l'iPad nudo.

Quando c'è bisogno, si trasforma in supereroe, la tastiera, il mouse, il

trackpad, deve fare il computer.

Non so, io il computer ce l'ho già.

Quando mi dicono che bisogna mettergli il multi window, eccetera, dico: sì,

va bene, ma è un altro tipo di macchina.

Cioè cercare di riavere un Mac che, però, invece di essere un

Mac e un iPad, secondo me non è una roba molto produttiva.

I Mac sono fantastici così come sono.

Concordo, concordo.

Io invece do la mia interpretazione perché l'ho maturata proprio in questo

periodo.

A parte che quando ho avuto l'opportunità di usare l'iPadOS con

il mouse, mi sono letteralmente spaventato perché ho detto, ok, ragazzi, qua

siamo di fronte a praticamente a un desktop, non siamo più di

fronte a un tablet normale.

Quel coso che si è trasformato in un computer vero e proprio

con il mouse fa spavento.

Poi, avendo molto le icone uguali, avendo le impostazioni molto simili, ti

fa perdere il collegamento con l'iPad, che rimane soltanto uno

di consumo.

Mettendogli il mouse, ti dà subito l'impressione di essere produttivo, nonostante il

fatto che in realtà, secondo me, la sua grossa produttività è data

da tre fattori essenzialmente: l'or Pencil, la fotocamera e il sensore LIDAR,

che sono tre oggettini che messi assieme hanno una marcia in più

rispetto al Mac.

Sotto questo punto di vista, il Mac probabilmente è una macchina che

forse non si sta evolvendo e rimane forse più uguale a se

stesso.

L'iPad sta evolvendo verso una forma di informatica che adesso non riusciamo

ancora a mettere a fuoco, secondo me.

Però vedo molto forte questa capacità dell'iPad a tirare fuori qualcosa che

un normale computer non può fare.

Cioè mi posso aspettare che un iPad faccia quello che faccia il

computer, ma è molto difficile che un computer possa fare la stessa

cosa che fa un iPad.

Questa è una distinzione molto netta.

Che ognuno ha i suoi pro e i suoi contro.

Tuttavia, questa è una cosa molto importante perché una pensile, ad esempio,

un computer con un Mac non lo posso utilizzare, che non ha

molto senso.

Abbiamo un bel trackpad, farla funzionare con il trackpad sarebbe la morte

sua.

Tuttavia, evidentemente ci sono dei problemi: immagino tecnici, oppure bisogna tenere differenziate

le cose.

Però fatto sta che non hai una fotocamera che ti permette, ad

esempio, di utilizzare la realtà aumentata, la prima cosa che mi viene

in mente, ma neanche di scattare delle fotografie subito al momento e

magari disegnarci sopra con le pencil.

Oppure il sensore Alida, che permette, almeno per il mio lavoro, di

velocizzare quello che si fa, ovvero la scansione del costruito.

Che cavolo, io sono andati avanti fino a due anni fa con

la Bindella, ancora, ragazzi mie, col distanziometro, eravamo fermi a quel paradigma.

Con una strumentazione del genere ti permette di fare un passo evolutivo

in avanti, che purtroppo il Mac non ti permette di fare, ti

permette di fare tante altre cose, ma queste non te le permette.

Premesso che magari in Apple hanno deciso ieri di cambiare linea e

noi non lo sappiamo.

Tuttavia, fino a questo momento, la linea che è stata seguita di

far fare al Mac le cose da Mac e far fare l'iPad

le cose da i pad, a me piace tantissimo.

Quelle volte che mi hanno chiesto in presenza qual era il merito

dell'iPad, qual era la differenza fondamentale, io lo prendevo, ce l'avevo in

mano, l'iPad, lo giravo di 90 gradi.

Dico la differenza clamorosa.

È questa, che è un piccolo gesto, ma racchiude veramente tutta la

diversità dell'oggetto.

Il Mac è fatto per stare poggiato su una scrivania, su due

ginocchia, per carità, però è fatto per stare fermi anche se è

un po'.

L'iPad è fatto per stare in movimento appunto, i rilievi, le attività

sul campo in cantiere.

Quante volte mi è capitato in treno di comporre una presentazione in

ritardo agli ultimi tocchi, eccetera.

Mi serve una foto, tac, faccio la foto con l'iPad, tac la

infilo dentro chi nota e quella è una situazione di comodità, di

velocità, di efficacia che Mac non può avere, ma non perché non

possa vedere un file su i cloud e tirarlo dentro in una

presentazione, perché non scatti la foto quando usi lo stesso strumento per

tutto il ciclo

di produzione che ti serve in quel momento lì, cambiano radicalmente le

cose.

Mica una fotocamera può fare la video chat.

È giusto che faccia quello.

L'iPad, secondo me, è un'altra categoria di strumento, però prego che li

tengano ben separati e su cammini ben distanti.

Poi possono fare tutte le chiacchiere che si vuole sull'unificazione dell'interfaccia, le

cose del Mac che vanno sull'iPad, le cose dell'iPad che vanno sul

Mac.

Io per il momento sono soddisfattissimo di vedere che esiste un Mac

OS ed esiste un iPadOS, che sono due oggetti distinti.

Poi, se tanto mi da tanto tra dieci giorni mi annunciano un

Reality OS, quindi un ennesimo sistema operativo che è un ennesimo oggetto

software diverso, e quello che sogno io, per il futuro della piattaforma

Apple è avere un sistema operativo il più possibile personalizzato e su

misura per ogni oggetto.

Assolutamente sì.

Volevo fare una parentesi perché per gli ascoltatori che ascoltano molto probabilmente

questa puntata dopo il VWDC di quest'anno, che si tiene il 6

giugno, se non ricordo male, perché abbiamo le puntate prerregistrate, le mandiamo

avanti nel tempo, giusto per avere anche un po' la possibilità di

portare avanti le professioni e varie cose.

Quindi, se state ascoltando le parole di Lucio in questo momento è

perché

non abbiamo ancora visto il VWC, e considerate questo mentre ascoltate.

Invece, Filippo, cosa volevi dire?

Già che siamo qua, ho controllato, la puntata uscirà il 4 di

luglio,

l'altra cosa che invece volevo chiedere alla luce, io collegandomi a quello

che diceva prima lui, è: quindi Universal Control.

Come ti trovi se lo usi?

Lo uso saltuariamente, cioè non è una funzione abituale, però, ci sono

delle situazioni in cui lo trovo impagabile.

Per esempio, una delle cose che faccio è coordinare editorialmente il sito

di un editore di tecnologie, quindi pubblicare articoli, e questo editore ha

una ampia produzione di ebook.

Molte volte mi capita di dover creare del contenuto a partire dai

book di questo editore.

Per definizione, quando mi capita questo, io mi metto l'iPad in orizzontale

e in piedi, appoggiato sopra il McMini.

L'ebook va a finire lì e io lo guardo lì perché l'iPad

è nato per guardare degli ebook.

E poi tutto il lavoro lo faccio sullo schermone del Mac.

Proprio perché mi piace che siano oggetti distinti che fanno le cose

in modo diverso, tendo a non vedere l'iPad come un'estensione di schermo

del Mac, se non in casi particolari come questi dove mi è

molto visibile subito il caso di uso.

Cercare una situazione in cui posso usare, eccetera, non lo faccio, mi

è invece molto caro hand off perché smetto di scrivere una cosa

con Pegis perché mi tocca Pegis, sono sul Mac, vado a prendere

un treno, salgo sul treno, apro l'iPad, apro Peges, e quello che

stavo scrivendo, e riprendo a scrivere.

Questa è la parte che apprezzo tantissimo a livello di interconnessione tra

gli ambienti, più di Universal Control per ora, è perché secondo me

se continuo a evolvere e si allarga, magari diventa interessante.

Per quel poco che ho usato è molto, molto bello, però io

penso all'utilizzo dei miei device in un modo un pochino diverso, salvo

casi particolari.

Io lo sto osicchiando, mettiamola così anch'io, lo trovo comodo anche.

Ma come te, diciamo, le applicazioni per iPad e le applicazioni per

Mac che meno male si specchiano, nel senso, abitualmente cerco applicazioni, non

so, MyNote che mi funziona se su Mac che su iPad e

quindi passo dall'uno all'altro indifferentemente.

Cioè, credo di aver fatto la mappa mentale che ci siamo scambiati

prima su iPad, poi adesso la sto guardando su Mac e così

via.

Quindi per me è proprio spostarsi dall'uno all'altro è normale.

Però a volte, soprattutto quando lavoro, mi diventa comodo come una dashboard,

chiamiamola così.

Non so, sto lavorando, sto scrivendo, ma ho le attività da svolgere,

il calendario sull'iPad e se ho bisogno mi ci sposto.

Se non ho bisogno, è lì mi serve, diciamo, solo come riferimento.

Come oggi adesso devo fare questo, tra virgolette.

Io faccio la stessa cosa e uso l'app degli pad più che

mettere su Mac

tere su iPad l'app di Mac.

Io mentre una volta facevo lo schermo secondario, ma è scomodo sidecar,

non è, cioè almeno dal mio punto di vista, non è perfetto,

come per esempio, io ho sempre amato di più.

Allora, applicazioni come Duet che ti permette invece di gestire l'iPad come

schermo secondario.

Addirittura vabbè sono appassionato di disegno, quindi ogni tanto invece uso Astropad

per disegnare dall'iPad su Mac come tavoletta grafica, tra virgolette, e allora

lì il discorso cambia, secondo me.

Probabilmente cominciamo solo adesso ad avere dei desktop, intesi come installazione sulla

scrivania, che hanno superato un certo grado di maturità, nel senso che

gli Universal Control, io me lo immagino quando hai tre monitor 8K

e poi l'iPad appoggiato di là, poi perfino l'iPhone messo da quella

parte, e tu con una tastiera, con un trackpad, con un mouse

che orchestri tutto quanto sullo schermo che vuoi, dove vuoi.

Cioè, quella cosa la vedo nella mente e mi piace tantissimo.

In questo momento io sono qui con un monitor 8K, per cui

stravedo.

Sto pensando di comprarmene un altro, però, molto alla periferia del cervello.

Chissà se lo farò, magari non lo faccio perché comunque qui è

come stare è come stare in villa dal punto di vista del

lavoro.

Per cui Universal Control è forse più avanti di quelle che sono

le mie necessità attuali.

Mentre se qualcuno che fa musica, che fa video, che ha davanti

a otto schermi, un architetto che si cimenta di brutto con Autocad

Vector Works e compagnia, cambia tutto.

Ecco, su questo, però, io sono un po', diciamo, viaggio tanto con

la testa, essendo un architetto, purtroppo, questo è quanto e ve lo

dovete far andare un po' bene, ma la mia idea invece è

un po' diversa: che, secondo me, soprattutto chi utilizza, chi sviluppa software,

si sta perdendo un po' un treno.

Perché la possibilità che viene data da sidecar oppure da Universal Control,

sarebbe molto interessante che non fosse solo relegata, ad esempio, a Photoshop.

Adesso vi spiego.

Con Photoshop, se voi prendete lo buttate con sidecar su iPad, potete

utilizzare la Pencil per fare i vostri disegni, ritoccare le foto e

vi discorrendo.

Mentre altre applicazioni che possono essere come quello del disegno tecnico computerizzato

come il CAD oppure il modello tridimensionale, discorrendo il Beam, tu li

porti nella finestra dell'iPad e sono completamente inutilizzabili con la Pencil, che

sarebbe veramente quello il campo di utilizzo di uno strumento CAD.

Perché alla fine lo sappiamo tutti, il CAD ci ha trasportato dal

disegno a mano fatto con Acchina e Righelli, ci ha trasportato in

un'era digitale fatto di righelli.

Comunque.

Non è niente di così evoluto.

E quindi, soprattutto, secondo me il CAD si sta perdendo un treno

infinito sotto questo punto di vista, perché nel momento in cui riescono

a trasportare la possibilità di disegnare a mano e tirare linee rette,

direttamente disegnando e facendo diventare vettoriali, è un valore aggiunto, senza considerare

quello che può essere la modellazione tridimensionale.

Sotto questo punto di vista volevo soltanto sottolineare perché ricollegando al discorso

che facevamo in prepuntata che il software è molto importante.

Perché abbiamo visto in questi anni dal punto di vista della modellazione

tridimensionale, abbiamo visto un'applicazione che è Sharp 3D, che è nata sull'iPad,

si è trasferita sul Mac, nel bene e nel male, ma recentemente

abbiamo visto veramente un game changer perché è grosso, di vedere SketchUp

che è nato sui Mac, sui computer, si è trasportato su qualcosa

che ti permette di disegnare con la Pencil, e è una cosa

che tutti aspettavano da tantissimo tempo.

C'è questa richiesta di utilizzo di una penna.

Perché quello che dico sempre, il mouse è stato tanto bello, è

un ottimo strumento, ti fa fare un sacco di cose, ma è

estremamente distante dallo schermo.

La tua azione è lontana.

Hai la mano da una parte e guardi da un'altra parte.

Invece, con la Pencil permette veramente di fare delle cose strabiglianti.

Mi sembra, ma io potrei dire il mio punto di vista che

è del tutto opinabile, sono l'ultimo arrivato nel mondo dell'iPad.

Tuttavia, però mi sembra che dal punto di vista dello sviluppo software

ci sia questo treno che non è sfruttato.

Forse non è neanche partito.

Però sarebbe bello vedere l'iPad come estensione del Mac, ma un'estensione touch

da sfruttare cosa pensi?

Guarda, hai detto delle cose fondatissime.

Sfondi non una porta, ma i cancelli del paradiso, e questa è

una delle tante testimonianze del problema cronico che da sempre porta a

frustrazione nell'ecosistema di Apple.

L'ecosistema di Apple, fatto da Apple, si muove sempre più rapidamente di

quanto tutti quelli che stanno intorno abbiano voglia di tenerne conto, sfruttarlo,

metterlo a punto, eccetera, eccetera.

E ti faccio un esempio che non c'entra nulla apparentemente, che invece,

sotto la superficie nasconde tutta una serie di problematiche.

Io sto ragionando con un'azienda che è un Apple System Integrator e

sto cercando di convincergli della necessità di creare una divisione di personal

automation, per cui questi vanno dal cliente, vedono com'è il suo day

by day, le operazioni che compie, il suo flusso di lavoro, eccetera,

eccetera.

E poi mettono lì degli specialisti di comandi rapidi, Apple script, automator,

l'accidente che ci vuole, egli creano le scorciatoie, i comandi rapidi, gli

script, quello che è, per fargli risparmiare un 20% di tempo e

farli guadagnare un 30% di produttività automatizzando tutto quello che è possibile

automatizzare.

E queste persone che vivono nell'ambito Mac, vivono dell'ambito Apple, perché vendono

cose di Apple integrando, eccetera, eccetera, non capiscono questa logica perché loro

sono di una logica di 10, 15, 20 anni fa.

L'ecosistema di Apple, anche in questo caso, si sta muovendo più rapidamente

di quanto il mondo sia disposto a supportarlo, e qui ci tocca

sempre un po' soffrire, perché vediamo a volte dei gioielli che sono

sottoutilizzati.

È vero, è stato così anche per Apple Silicon quando è arrivato

sull'iPad, tutti a gridare lo scandalo, cosa ce ne facciamo di tutta

questa potenza?

La sposta di un mese fa hanno iniziato a fare praticamente rendering

in real time con Sharp 3D, appunto che ha importato la visualizzazione

direttamente sull'iPad, cose mai viste e la modellazione tridimensionale.

Questo qui è l'inizio dell'utilizzo di questa potenza e ce ne sarà

ancora tanta perché comunque anche la gestione delle nuvole di punti che

poi fare con le leader sono comunque operazioni decisamente pesanti che mettono

in crisi anche Mac decisamente più carrozzati.

Sotto questo punto di vista, l'iPad e l'hardware Apple è comunque un

passo in avanti.

Ne parlavamo anche prima in prepuntata.

Che comunque stiamo vedendo, da parte di Apple con l'introduzione di Apple

Silicon un terremoto dal punto di vista dell'informatica dove non se ne

vedevano da un bel pezzo.

Insomma, siamo stati bene o male schiavi di Intel, ho fatto l'esempio

in prepuntata ma lo riporto perché, secondo me, deve essere chiara questa

cosa.

Io non riesco a portare a casa una puntata in registrazione adesso

col computer scollegato che fa solo una videochiamata se non disabilito il

turbo boost di Intel.

Capite che non dico che ne ha presa in giro, ma è

un controsenso.

Non è possibile utilizzare una cosa del genere.

Oppure vedere d'altra parte schede video dedicate.

Sappiamo tutti di chi stiamo parlando.

Stiamo parlando di Nvidia della GeForce, che ha bisogno di un vantaggio

che è molto alto.

All'interno di un computer fisso vuol dire che bisogna incominciare già a

pensare quasi al kilowatt di potenza impegnata di un computer perché tra

monitor scheda grafica che te ne tira su 400, le altre 200

te la fa magari la CPU, metti 4 ventole e hai fatto

subito un kilowatt.

Quindi per arrivare a quella potenza c'è bisogno di questa dissipazione di

calore che poi alla fine è potenza sprecata.

Vedi come ho visto, ad esempio, con Alex Raccuglia, che è un

videomaker essenzialmente, uno sviluppatore.

Siamo andati in un postore.

Abbiamo aperto il MacBoo Pro 16 pollici con l M1 Max.

Mi pare di ricordare o l'Ultra comunque non è indifferente, aveva qualcosa

come un flusso 8K che stava gestendo come se fosse acqua, e

la sensazione abbiamo toccato il portatile.

Sembrava che il portatile fosse scaldato dalla temperatura dell'aria che c'era in

quella stanza, e non fosse il portatile che scaldasse la stanza.

È una cosa che cambia il paradigma, perché vuol dire che tu

non hai bisogno di essere attaccato a una presa elettrica per riuscire

a portare a casa il tuo lavoro, hai un computer potente abbastanza

che non consuma così tanto da poter lavorare in libertà ed è

punto fondamentale, secondo me, soprattutto per riportarsi.

Mi permetti di rincaro la dose?

Perché quando tu hai un Mac M1, M1 Ultra, domani M2, quello

che devi fare dal punto di vista di un programmare un'app è

sfruttare tutta quella potenza del processore.

E va bene.

Quando parli di iPadOS, una cosa che leggi molto spesso è

che mannaggia Apple fa un hardware così bello,

ma invece il sistema operativo è rimasto indietro, è sottoutilizzato e così

via.

E nessuno mette mai l'accento sulle app perché la gente che programma

le app per iPad nel 99% dei casi fa delle cose qualsiasi

senza tenere conto del fatto che è un apparecchio diverso con logiche

diverse, che dovrebbe ispirare delle modalità diverse di fruizione.

Il mio parere personale è che su App Store ci sono tipo

300.000 app per iPad o simile, e quelle progettate per iPad si

contano sulle dita di una mano.

Dopodiché, se tu usi Numbers, che è stata la prima a essere

progettata per iPad, e ancora adesso è una delle poche, tu usi

Numbers sull'iPad.

All'inizio non capisci niente, cioè ti sembra di aver sbagliato strada, di

essere ubriaco.

Proprio ti trovi in un mondo alieno, poi capisci nel giro di

un minuto qual è la logica, e ti rendi conto che quella

lì è un'interfaccia progettata apposta per stare sull'iPad.

Usi un quarto d'ora Numbers sull'iPad, e poi, quando ti viene da

lanciare un altro foglio elettronico su una qualunque altra piattaforma, ti vengono

iconati.

Perché quello lì è un modo diverso per un apparecchio diverso.

Numbers su iPad è fatto per essere usato su iPad e di

app così su iPad, ce ne saranno 5, 4, 10, non lo

so, ovviamente non le posso conoscere tutte, ma c'è questo problema: cioè

l'app per iPad è una cosa fatta da uno che più o

meno è abituato a programmare neanche tanto il Mac il personal computer

tipico e fa un'app che per necessità, per carità, deve usare il

touch, deve usare il dito, non è fatta per la logica, la

filosofia di iPad, è un portato da un'epoca precedente.

Tra l'altro, secondo me, ci sono veramente pochissimi sviluppatori che sanno implementare

le tecnologie.

Apple poi dà

parlo di una cosa che conosco perché è uno sviluppatore che io

amo, tra virgolette, è lo sviluppatore di Working Copy e Sicuro Shelfish.

È l'unico che ha implementato in maniera sensata la gestione dei documenti

delle cartelle come vorrebbe Apple.

Poi sono il primo a dire che casomai non è così normale

come lo fa Apple, però, il discorso è qualsiasi altro cloud provider

non ti permette di condividere una cartella che hai su Dropbox piuttosto

che anche Next Cloud.

Rimango basito perché o entri dentro con il loro sistema, oppure di

fatto, io non posso, da un'applicazione di terze parti, lavorare su un'intera

cartella di Next Cloud o di quel che è adesso.

Next Cloud è quello che mi dà più fastidio perché lo uso

ed è open source e quindi mi piacerebbe, ho provato in varie

maniere a dire: ma guardate che si può fare!

Tuttavia, da quello che ho capito, o c'è un problema a monte,

perché poi è la gestione interna loro è dei documenti sostanzialmente che

cambia.

Quindi, però, alla fine io sto utilizzando solo determinate applicazioni perché nel

mio flusso di lavoro è l'unico modo per poter usare quegli spazi

in qualunque momento e con qualunque applicazione che ovviamente abbia la possibilità

di lavorare sulla cartella e quindi di avere più documenti che io

posso lavorare in contemporanea, chiamiamola così, e sono pochissimi.

Al massimo riesci ad andare a prendere quel singolo documento, ma non

vedi gli altri.

Quello per me è molto fastidioso, come si sente?

Ma Working Copy è un bellissimo esempio, anzi, è il secondo esempio

di applicazione di app studiata per iPad, che proprio ti cambia la

vita perché lavori in un modo diverso su Mac, e a volte

più comodo, a volte meno comodo, però è fatta per lavorare su

iPad.

Sugli editori di testo, che è il mio campo di lamentazioni preferito,

non ce n'è uno che sia veramente pensato per iPad.

Tutti hanno qualche intuizione.

Ti do un'anteprima, poi forse casomai, lo sai già.

Tuttavia, io writer, la versione 6 che sto testando in beta, è

notevole, non fa tutto quello che vorrei io, però, se non l'hai

provata, la beta, ti dico, aspettati qualcosa di interessante perché

diciamo che il mio secondo editor di test attualmente è dopo Vimo,

ovviamente.

Beh, non dico, io mi sono messo tante volte su iPad, lanciando

prompt per usare Max piuttosto che per usare il terminale brutalmente, da

iPad, andando su un Mac, andando sul mio cloud personale, andando in

SSH, ovunque mi toccava andare.

No, sono un un unixista mancato perché a me piacerebbe fare come

certa gente che ho visto, avere il Mac che parte o l'iPad

che parte, avere un grande terminale o 18 finestre di terminale, solo

quelle e fare tutto da lì dentro.

Tuttavia, devo ancora mangiare qualche cibo.

Mi ci sto addentrando anch'io e devo dirti la verità: che è

un viaggio, mettiamola così, come quelli in India.

Una che fece anche Steve Jobs, quelli che doveva raggiungi l'illuminazione, o

torni stonato, ma in ogni caso non sei più lo stesso di

prima

.

Infatti, ogni volta che parlo di terminale, Roberto mi guarda come venirsi

da un altro pianeta, quindi forse uso ancora la penna, sono più

indietro di te.

Non so se ma qualcuno farà qualche driver, secondo me, che permettono

di combinare qualcosa con terminale penna.

Perché su Unix gira gente veramente fuori di melone.

Gente che non ha bisogno di pensare a interfaccia utente, user experience

termini inglesi, semplicemente fanno codice, tanto loro hanno l'interfaccia testo e ne

combinano di tutti colori.

Altre che le app che non seguono l'evoluzione del sistema operativo su

Unix, ti puoi tranquillamente perdere in un labirinto senza file.

Ma a proposito di parlare di Unix e tendenzialmente di

sotto Unix lo associo col software libero oppure con gli smanettoni.

Sappiamo benissimo che tu sei un sostenitore dell'open source.

Vuoi raccontarci qualcosa di questa tua?

chiamiamola passione che comunque tramuta in qualcosa di materiale.

Dunque, intanto, io sono un socio quest'anno, l'anno scorso, socio sostenitore di

Liber Italia e Caldeggio sulla home del mio blog, c'è un link

fisso.

Iscriviti a Liber Italia, che è l'associazione italiana che si batte per

la diffusione del software libero e segnatamente specialmente per la diffusione di

LiberOffice.

Soprattutto vuol dire che dove riusciamo a portare LiberoOffice, dove riusciamo a

portare il software libero, c'è una copia di Office o di Windows

che se ne va, e quindi è un doppio beneficio che si

reca al mondo.

Come cominciato tutto questo è cominciato perché sono un anziano.

Quindi tutte le tecnologie che io ho visto arrivare all'inizio erano aperte

e poi

non si sono chiuse.

C'è gente che comunque ha un'esperienza, ma è rimasto sprovveduto mentalmente da

questo punto di vista, per architetture chiuse non sono architetture chiuse, sono

architetture complesse, dove lo spazio per intervenire da parte dell'utente è una

cerchia più esterna di quella che era prima.

Il Mac originale c'è gente che non cessa di ricordarlo, vantarsene, eccetera,

la tua previo resedit e lo sventravi, arrivavi a qualunque livello interno

al software di Mac, poi cerca di fare la stessa cosa oggi,

dopo 40 anni, e non ci riesce.

E dice: Ma l'architettura è chiusa?

No, l'architettura è complessa.

Il Mac una volta aveva qualche centinaio di file, adesso ha qualche

centinaio di migliaia di file.

Quindi, la zona dove tu riesci ad arrivare con la tua voglia

di imparare è più all'esterno, è più stratificato.

Sì, sì, è più

stratificato.

Poi ti fanno l'esempio di hypercard, con hypercard potevi programmare, potevi fare

il database, le schede, eccetera.

Oggi, se tu ti metti con un po' di JavaScript, un po'

di PKP o di Ruby pasticci con lo scripting con Python con

i linguaggi facili, puoi fare 300 volte quello che facevi con hypercard.

Ti serve padroneggiare un filo di complessità in più.

Scusa se nel frattempo sono passati 35 anni.

Ma che cosa è successo in questi 35 anni?

E vengo al punto, a un certo punto sembrava che ci fosse

solo Windows, che ci fosse solo Intel, e che il mondo sarebbe

terminato in una nuvola di Internet Explorer, ed è arrivato Linux.

Cioè, una delle cose che ci ha salvato, oltre alla pervicacia di

Apple, per esistere fino a quando è riuscita a ritrovare una quadra,

è stato il software libero che Microsoft non poteva controllare, e che

grazie a internet poteva diffondersi liberamente.

Software libero che arriva da quello stesso tessuto sociale che negli anni

'70 ha generato la rivoluzione microinformatica, hub di smanettoni che si ritrovavano

la sera a ragionare di circuiti stampati, quelli dove c'era Steve Vosniak,

quelli dove c'era l'Apple II, quelli che poi sono finiti dentro le

università o i loro figli, o quello che è, e nelle università

da Berkeley è uscito BSD, che oggi diventa FreeBSD, OpenBSD, e che

sono tutte manifestazioni non di resistenza contro l'invasore Microsoft, perché per carità

c'è chi ci si trova bene, auguri.

Sono possibilità di scegliere da molti anni ho comunque sul mio Mac,

un virtual box da due soldi, con dentro una copia di FreeBSD.

Ogni tanto apro, smanetto, faccio qualcosa, non combino assolutamente nulla di utile,

ma mi dicono che mi è chiuso.

Non è vero, io in qualsiasi momento posso smettere di usare MacS

e mettermi a usare FreeBSD.

E questa possibilità di scegliere di decidere qualcosa di diverso, di imparare

qualcosa di differente sta nel software libero.

Non parliamo dei fenomeni di collaborazione.

Internet ormai è ampiamente degenerata da un punto di vista di interazione

sociale.

Uno dei pochi punti dove le cose funzionano come avevamo sognato che

funzionassero, come volevamo l'utopia del mondo interconnesso, è il lavoro insieme in

collaborazione con il Benevolent Dictator sul software libero.

Scusate la lunghezza, ma qui mi infermo, non ho mai fatto benissimo

a sottolineare questi punti.

Poi con una foto aperta perché di là ho una macchina Linux,

e anch'io sto passando in parte quando riesco a fare questi giochi.

Sono convinto che sia un ingrediente

essenziale.

Non mi piace la logica un po' talebana di Richard Stallman e

compagnia, per cui tutto deve essere libero, tutto quello che è proprietario,

è pericoloso, perché chiuso non puoi, quante cazzate?

Io ho il microonde a casa e non lo posso aprire perché

se provo ad aprirlo, non capendo né un accidente, mi faccio del

male.

Allora, se io creo un'architettura di crittografia per garantire la privacy dei

file, è meglio se non la lascio aprire al primo che passa

e che decide che vuole imparare, che fa lui le prove, e

la macchina è sua ci fa quello che vuole perché si sputtana

il sistema operativo.

Cioè ci sono semplicemente delle cose, 35 anni di complessità dopo che

vanno oltre la nostra comprensione di esseri mortali.

E la questione è che bisogna un po' evolvere, certe ideologie, chiamiamole

così, sono belle nel contesto in cui sono nate, ma devono evolversi

con l'involversi del tempo.

Non è un po' come lo sconto generazionale.

Al fine si tratta di quello essenzialmente.

I nostri figli la vedono in un modo diverso da noi, come

noi da figli vedevamo le cose in modo diverso dei nostri padri.

Ma alla fine stiamo parlando di tutti della stessa vita, solo che

si usano dei punti di vista diversi e si evolve però con

questi punti di vista diversi.

È una cosa molto interessante, ovviamente un argomento molto ampio e sono

molto contento, però, che tu l'abbia toccato, perché è una cosa che

va sottolineata spesso.

Bisogna anche rendersi conto di quello che si ha sotto mano, che

è un frutto di un'evoluzione.

Mi rendo conto che spesso alcune evoluzioni sono manipolate, in stradate e

non hanno preso una strada giusta.

Tuttavia, come tutte le evoluzioni, se prendono questa strada, sono destinati a

fermarsi.

Faccio un esempio della mia

carriera informatica, la poca che ho avuto perché comunque non ho la

tua esperienza.

Io ho visto il DVG che era un formato di disegno CAD

completamente chiuso, che richiedeva assolutamente qualcosa come un AutoCAD per essere aperto,

c'era solo AutoCAD, e questo qui è il simbolo della chiusura dell'informatica,

ma d'altra parte, come in tutte le cose, c'è un bilanciamento, c'è

stato, poi, alla fine, nel corso del tempo, l'apertura di questo file

DVG perché qualcuno si è messo contro e ha fatto valere le

sue idee e l'evoluzione dei tempi, in quel senso, l'evoluzione dei tempi

ha avuto una bella spinta.

È chiaro che, essendo così tanti, avendo questo tipo di collaborazione, essendo

tutto molto così alla luce rispetto a quello che succedeva trent'anni fa.

Trent anni fa.

C'era qualcuno che programmava di un garage adesso è difficile che qualcuno

si metta a programmare in un garage, è assieme a tante altre

persone disparate nel mondo.

È difficile contenere qualcosa di chiamiamolo fazzioso, mettiamola così: non mi viene

un termine giusto in mente, ma è difficile riuscire a portare avanti

un progetto con qualcosa di oscuro al suo interno.

Se mi passate terno.

In realtà la battaglia del software libero è una battaglia dei formati

aperti perché il vero Crimine è costringermi a usare un formato che

solo una certa applicazione conosce.

Le applicazioni quello che vogliono, come vogliono, si fanno la guerra e

la concorrenza, però il formato deve essere condiviso, libero, aperto fra tutti.

Io vado nelle scuole, mi faccio cacciare e poi non mi invitano

più perché dico che dovrebbero buttare via tutto quello che hanno e

fare scrivere i ragazzi in HTML perché l'HTML: testo, non è un

punto d'oc, non è un punto qualcosa, è testo, sono caratteri uno

dietro l'altro.

Tra 50 anni, chi arriverà in quella scuola 50 anni dopo vedrà

le ricerche che hanno scritto i bambini di adesso perché sono testo

e rimangono leggibili.

Se c'è bisogno di aggiornare un tag, fai una espressione regolare, aggiorni

tutto quanto e via discorrendo.

E da questo punto di vista Liber Italia ha fatto una battaglia

pazzesca.

Ci sono delle cose che so dietro le quinte, non si possono

dire se non fino a un certo punto, perché si entra poi

in episodi di minacce alle persone, insomma, cose poco simpatiche che riguardano

il momento in cui doveva essere definito standard per forza anche il

formato XML di Office e non solo il formato Open Document.

Perché?

Perché questo significava mantenere il controllo su una base di utenza, convinta,

tuttora che per scambiarsi la lettera del condominio bisogna scambiarsi un punto

doc, e che l'unico modo per aprire un punto d'oc sia avere

una copia di Word.

Questo è un problema di cui ancora ci dobbiamo liberare, ci arriveremo,

ma non ci vuole tanto tempo.

Iscrivetevi tutti a Liber Italia.

Sicuramente dovete passare dal blog.

Non hai detto l'indirizzo del tuo blog?

Oh, va bene, il mio blog è macintelligence.org.

Ma non ti possiamo trovare solo lì?

Dove ti troviamo ancora?

Diciamo, sono su tutti i social, però l'unico social che frequenti a

livello di interesse è Twitter, dove sono Logs L-O-O-X.

Poi ci sono anche su Facebook, ci sono anche su LinkedIn, anche

su Instagram per questioni di lavoro, però tendenzialmente lì tutta al più

rispondo a qualche amico, faccio qualche cosa.

Sono una persona poco attiva sui social, mentre invece se ricevo

un direct message su Twitter rispondo: come voi ben sapete, ho un

canale Slack che si chiama go del punto.com goedel.

com.

Chiaramente invito.

Mandatemi una mail, vi invito, ci ritrovate Roberto, ci ritrovate un po'

di gente che sta ascoltando su YouTube.

Ci si trova un po' da amici, un bell'ambito di strada e

sono molto fiero del fatto che è un ambiente a moderazione zero,

nel senso che tutte le persone che ci sono sono splendide.

Si chiacchiera di tutto senza problemi, il rapporto segnale rumore è altissimo

e è piacevole perché poi ci si fanno anche delle buone risate

in compagnia.

È un ambiente molto pulito e se ne trovano mai più pochi.

È davvero un bell'ambiente se volete unirvi.

Insomma, parlate con Lux, che diciamo è il padrone di casa.

Basta basta un commento nel blog, insomma, quello che si vuole, se

no, come posta elettronica, io sono Lux chiocciolaMac.com che è l'indirizzo più

breve che sia riuscito ad avere negli ultimi anni, bellissimo tra l'altro.

Visto che andiamo verso la chiusura della puntata, la chicca che Filippo

era così ansioso di sapere, perché io a questo punto potrei anche

togliermi le cuffie.

Perché è una cosa che proprio è una cosa che non è

nelle mie corde, ma invece Filippo, è già lì che freme e

lo vedo saltellare sulla sedia.

Parlaci di BB Edit.

Accidenti, Bib Edit è l'acqua per gli affamati.

No, aspetta, ho sbagliato.

BB Edit, diciamolo seriamente, è un editor di testo potentissimo, con funzioni,

evidentemente di trattamento del testo, e poi orientato alla programmazione e allo

sviluppo di HTML.

Torno dopo su questa composizione di funzioni perché è importante.

Quali sono i primi ingredienti che mi fanno amare Bibbi Edit da

sempre?

Intanto, che Mac da sempre, Bib Edit è nato negli anni 90

e si è subito distinto perché era l'unico editor ai tempi dei

tempi dei tempi, dei tempi dei tempi, che riusciva a trattare più

di 32k di testo.

Tutti gli altri, per via delle limitazioni del sistema operativo, si dovevano

fermare lì.

E invece già certi programmatori, certi amministratori di sistema avevano bisogno di

superare quel limite.

Oggi BB Edit apre file grandi gigabyte di testo, e non scherzo,

e lo fa tranquillamente, non tutti gli altri editor ci riescono.

BB Edit è totalmente personalizzabile a livello di scorciatoia di tastiera.

Puoi decidere tutti i menu che vuoi che compaiano, quelli che vuoi

che non compaiano, a tutti puoi associare scorciatoia di tastiera che preferisci.

Non è che

non ci siano altri editor che fanno questo, BB Edit lo fa

con una semplicità, con una velocità sconvolgenti, dopodiché, ha un ambiente che

si chiama worksheet dove tu puoi lavorare dentro Unix come se fosse

una finestra di terminale, ma sei dentro una finestra di BB Edit.

Quindi tutto quello che tu digiti rimane, tu lasci lì una sessione

salvata come file, la riapri, te la ritrovi.

Dai un comando, quel comando parte, ti puoi salvare RIPT che vuoi

tenerti lì per lavorarci.

C'è tutta questa fase di Unix con cui BB Edit si interfaccia

molto bene.

Poi è estensibile.

Negli anni sono state scritte estensioni per qualunque cosa, da linguaggi specifici

a protocolli specifici, a database, il cavolo, ha dentro la connessione a

server remoti, ha dentro la connessione a subversion, ha dentro la connessione

a Git.

Praticamente tu puoi fare tutto quello che ti serve a livello di

editore di testo, è il mio sogno di Unixista mancato.

Io vorrei che mi partisse la schermata di terminale con dentro Emacs

e faccio tutto.

Sono molto vicino a far partire la schermata con BB Edit e

fare non tutto, ma quasi tutto.

Aggiungo due cose.

La prima è che BB Edit ha un supporto micidiale fantastico: cioè

tu gli scrivi, lo capiscono, ti rispondono, è gente anche simpatica.

Le volte che ho avuto un problema, io ho scritto e mi

hanno risposto e mi hanno risolto il problema.

Questo è accaduto più volte, non una volta, e si fanno realmente

in quattro.

La seconda cosa è il discorso dei componenti, che dicevo prima: perché

un editor di testo, perché fa HTML e perché fa sviluppo di

software.

La mia figura che ha a che fare con il contenuto è

molto ibrida da questo punto di vista.

A me capita tantissimo, per esempio, di scrivere dei testi che sono

HTMLizzati, cioè contengono i tag dell'HTML, ma che non sono documenti HTML

perché non hanno l'intestazione HTML, non hanno tag di chiusura del documento

alla fine.

Sono solo del testo libero con dentro tag HTML.

A me basta nominarli come HTML, BB Edit li maneggia senza problemi,

colora la sintassi, mi fa inserire i tag, controlla le parentesi e

fa tutto.

E quindi da questo punto di vista mi consente.

Io non sono mai né solo uno che scrive, né solo uno

che fa HTML, né solo uno che programma no, però smanetta ogni

tanto ci prova.

Sono saltello sempre tra queste funzioni.

Bibedit non mi costringe mai ad assumere un ruolo preciso e non

mi tratta da programmatore quando io voglio scrivere, non mi tratta da

sviluppatore HTML quando io voglio scrivere.

Se invece voglio fare lo sviluppatore HTML ha dentro una quantità di

comandi spaventosa, perfetta e aggiornatissima.

Gli aggiornamenti di Bibedit, quando ne esce uno, io vado sempre a

vedermi la lista dei cambiamenti, anche se non me ne frega niente

perché sono cose veramente da iperuraneo, ma loro hanno un'attenzione meticolosa verso

tutti gli aspetti del programma.

Detesto le vendite di software con la formula dell'abbonamento, ma tranquillamente quando

esce una nuova versione di Bibed Edit, io pago il mio rinnovo

come se niente fosse a occhi chiusi e con la carta di

credito pronta, non so se hai domande, Filippo,

è quello che ti direi: devo dire che capisco, nel senso che

appunto dare ormai utente Vim a tutte le cose che mi piacciono,

tra virgolette, di Vim, perché appunto è spandibile, lo puoi personalizzare come

vuoi.

Tutte queste cose, infatti, capisco.

Devo dire la verità, anche lì edit, ma sempre: finché non ho

avuto questo flusso di lavoro, diciamo, unitario, chiamiamolo così, cioè tra divertimento

e lavoro, mettiamola in questi termini.

Non ho mai approcciato il tax editor per motivi evidenti, mi toccava

scrivere o in Word o in LibreOffice, avendo unificato le fasi, diciamo,

mi rendo conto di cosa vuol dire avere un text editor che

fa quello che vuoi tu, come lo vuoi tu, che puoi personalizzare

come meglio credi, e appunto avere il terminale, per esempio, all'interno o

poter mandare dei comandi terminale mentre stai lavorando, non ti accorgi di

avere queste necessità finché non hai queste necessità, ma molto spesso mi

ritrovo in situazioni in cui dico: ma non è che posso fare

questa cosa con Bibedit, sempre viene fuori che posso o potrei.

A volte non sono in grado di gestirne la complessità, ma quasi

sempre si può.

Tra l'altro, una cosa che adoro di Bibedit, ecco che non avevo

detto: è il suo trattamento delle espressioni regolari per fare ricerca e

sostituzione su blocchi di testo, non in funzione di quello che c'è

scritto, ma in funzione di come sono composti.

Per cui io posso dire: tipo: non so, devo cambiare delle date

, e con un'espressione regolare posso dire a Bibedit: trovami tutti i gruppi

di numeri lunghi quattro cifre dove la seconda cifra è una zero,

e cambia in modo che, non so, la terza cifra diventi quattro.

Non so se sono riuscito a spiegarmi queste cose.

Io capisco perché le espressioni regolari sono diventate anche lì un po'

il pane della mia vita, nel senso che appunto ti permettono poi

di fare tutta una serie di automazioni che in altre maniere è

impossibile.

Ammetto che sono abbastanza complicate da raccontare perché sono matematici.

L'idea di fondo è matematica.

Cioè, nel senso, tu devi trovare un modello e quindi devi descrivere

un modello

facciamo l'esempio dell'email, che forse è più semplice, cioè nome, chiocciola, il

dominio.

T, come quello che è.

È un partner, cioè un modello che meno male puoi descrivere appunto

con un'espressione regolare.

L'espressione regolare è tutto forché chiara, però come io abitualmente lavoro con

la cheat cheat di fianco e dico mi serve questo, mi serve

quello e faccio questo carica di il manuale di Bibedit perché la

sezione sulle espressioni regolari è favolosa.

Poi, come non è, siccome ci sono delle variazioni dei dialetti, non

è detto che tutto corrisponda esattamente al 100%, lo so, però il

manuale di Bib Edit è bellissimo in sé.

La parte sulle espressioni regolari è fantastica.

Non tutti sanno che

parte della documentazione di Bibb Edit originale è stata scritta a suo

tempo da John Gruber, che è uno dei blogger principali di Apple

che oggi scrive su Darin Farb.

E non tutti sanno che nel bout di Bibb Edit scorrono i

ringraziamenti, e se tu hai pagato il programma, nei ringraziamenti, a qualche

titolo non sempre giustificato, viene fuori sempre.

Comunque il tuo nome.

Uno si sente parte del team, anche se non è messo un

dito per contribuire a Bibedit,

tra l'altro, giusto perché John Gruber è anche quello che ha creato,

assieme, non mi ricordo mai il suo nome, il Markdown.

Quindi, comunque dal mio punto di vista, è un mito a prescindere.

No, io scritto il mio blog è scritto ovviamente in Markdown, ovunque

posso, lo uso.

Markdown vorrei portarlo nelle scuole, anche qui è una battaglia persa!

Ma mi piace combatterla perché è la cosa più semplice del mondo.

E insomma,

meriterebbe più attenzione anche fuori dal mondo tecnico.

Purtroppo fuori dal mondo tecnico sembra che l'unico modo possibile di avere

dei documenti di testo, sia appunto avere dei documenti office, che è

un controsenso, lentamente cambierà.

Purtroppo siamo tutti genitori e tutti conosciamo la DAD e tutti conosciamo

cosa vuol dire la DAD e come è stata gestita brillantemente.

Poi io capisco diciamo che giustamente c'erano mille problemi, e anche il

problema solo ragionare a qualcosa di diverso dal binario già tracciato da

milioni di anni è difficile.

Però ammetto che appunto con un po' di buona volontà, forse mio

figlio mi fa sempre ridere perché ovviamente lavorano su Windows, cioè quel

poco di informatica, è una parola grossa: il poco di informatica, cioè,

la prima cosa che gli hanno fatto fare è usare Paint.

Mi fa, ma tu non ce l'hai, Paint?

Io ho vissuto un'esperienza in inizio, lockdown interessante perché frequentavo per ragioni

varie, un portale di insegnanti abbastanza frequentato, con 10.000 iscritti, tipo insomma,

una cosa abbastanza grossa, che pubblica costantemente una certa moda di articoli.

A un certo punto ho fatto una ricerca dentro il motore di

questo portale e ho cercato le parole didattica a distanza in tutti

gli articoli scritti prima del 2020 e ne sono venuti fuori, non

so, sette.

Ho cercato didattica a distanza in tutti gli articoli scritti dopo il

2020 ed erano diventati centinaia.

E mi sono chiesto: ma che insegnanti sono quelli che non si

sono mai premurati di capire, di interessarsi, di sapere come si insegna

a distanza, anche se non devi farlo domani.

Ma insegnare dovrebbe fare parte del tuo corredo, eppure nessuno se ne

occupava improvvisamente è emersa la necessità e tutti hanno cominciato a occuparsene

per dire che bisognava tornare alla presenza e grazie.

Fate in modo di sistemate le scuole in modo che si possa.

Non so, chiedo scusa: sto entrando in politica non dovevo, mi rendo

conto.

Qui fondi, una porta aperta, come si suol dire, perché purtroppo ho

lottato, ho perso, e quindi ho deciso anch'io che non si poteva

fare altrimenti, come si suol dire.

Credo per chi, diciamo, un po' bazzica nella tecnologia,

nel periodo brutto, diciamo, doversi interfacciare con gli insegnanti, con alcuni insegnanti,

poi io sono il primo a dire: per esempio, alla maestra di

mio figlio a me faceva sorridere quando vedevo.

Mio figlio era in prima elementare nei tre mesi di lockdown, diciamo,

e ci mandavi video e nei video c'era bellissimo perché c'era ovviamente

nella barra Windows.

Sotto si vedeva l'icona di Minecraft.

Quindi tu capivi immediatamente che il computer non era suo

e la cosa più divertente era che faceva questi video con ovviamente

dei programmi gratuiti, o meglio, quelli a pagamento, che però ti limitano

un tot di minuti la registrazione.

Quindi ogni tanto avevi il taglio secco

, oltre i cinque minuti, avevi il taglio secco.

Invece, io guardavo gli sfondi degli insegnanti perché questa gente che si

collegava dallo sgabuzzino, dagli scalini di chissà che parte della stanza, dalla

cucina con vista l'avello sotto il frigorifero, con il gatto.

Insomma, veramente gente all'insegna della buona volontà per carità, ma di una

improvvisazione totale, è un po' discutibile.

Molti non

avevano neanche il computer.

Io ammetto che compagni di mio figlio ho col cellulare.

Io ho fatto lezione all'università di Milano da remoto, ovviamente, in quel

periodo lì, e mi è stato detto non preparare cose strane, perché,

comunque ci sono studenti che legittimamente hanno solo come l'unico strumento che

hanno a mano è un cellulare e quindi, ovviamente, fare le slide

su non so quanto testo diventa praticamente impossibile.

Ho parlato di recente: non offendetevi, vi prego, a un'assemblea di animatori

di un oratorio estivo sulle questioni della rete dei social, eccetera, eccetera,

e sapendo che erano tutti ragazzi sostanzialmente adolescenti e tutti con un

cellulare, invece che portare una presentazione, ho fatto una serie di

sondaggi con Google Form facendomi dare degli input che poi servivano solo

come pretesti per sviluppare una serie di argomenti che andavano trattati e

questi si sono divertiti come pazzi.

Naturalmente, avevano solo il cellulare, non sempre si può fare così ovunque,

la scuola è un ambiente complesso però tanti problemi della didattica a

distanza li abbiamo avuti perché non c'è nessuna idea di come usare

gli strumenti, perché l'idea che si dovesse fare la lezione frontale con

l'insegnante davanti alla telecamera, già doveva essere visto come progresso è spaventosa,

è un'altra cosa, la didattica a distanza.

Certo, nel suo complesso, questa pandemia ci ha messo di fronte a

una scuola che non è avanzata, nel senso che la cosa più

tecnologica che hanno avuto fino a qualche anno fa era la Lim

e non sempre utilizzata, tra le altre cose, e utilizzata delle volte

anche male, ma si è visto proprio quasi un approccio che definire

dilettantistico un complimento verso l'informatica ed è un vero peccato perché da

lì passa il futuro dei nostri ragazzi.

Io chiudo, diciamo, vorrei chiudere la puntata con questa cosa che secondo

me ci riporta all'inizio ed è molto interessante.

Mi avete dato una palla incredibile, il fatto che mia figlia fa

informatica alle medie, però ha affrontato i due anni di pandemia tra

una cosa e l'altra, sempre col suo iPad e mi ha detto:

testualmente, ha detto: a me il computer non piace perché è difficile.

Invece, l'iPad è il suo strumento principe per creare qualsiasi cosa, e

direi che con questo torniamo direttamente all'inizio e abbiamo chiuso il cerchio

in modo fantastico.

Ma bianca avanti, io l'ho sempre detto.

Se quello spot di Apple, WhatsApp

esatto, lei è proprio quella, è proprio quella.

Non me lo aspettavo,

sì, loro hanno capito, hanno assolutamente capito bene.

E soprattutto sono, secondo me, l'iPad è quello strumento smart che gli

permette di esprimersi probabilmente più di un computer e più potente di

uno smartphone, ma è più vicino a uno smartphone come facilità di

uso

.

Assolutamente vero bene direi, Lucio.

Che abbiamo fatto la bellezza di due ore.

Io ho registrato, abbiamo fatto una bellissima chiacchierata, so come ringraziarti per

il tempo che ci hai dedicato.

È stato tutto interessantissimo.

Me ne sono accorto adesso di quando parlavo di Bianca.

Che ora era, perché ha detto chissà che ore sono guardato loro,

ho detto: Mamma mia, Abbia, sono andati.

Il pocherino ci vorrebbe, ma abbiamo il pocherino col morto.

Siamo in tre.

Ci vuole qualcuno che ci aiuti in questo senso, pocherino.

Lucio, davvero, un'ottima puntata!

Grazie per averci donato i tieri che sono stati tutti interessantissimi dal

primo all'ultimo.

Argomenti che io spero ne parlerò con Filippo.

Poi in separata sede.

Spero di riuscire di nuovo a avere la fortuna di averti di

nuovo tra di noi al microfono per chiederti tante altre cose che

non abbiamo ancora trattato in questa puntata.

Pensate un po', non abbiamo ancora chiuso gli argomenti, c'è un sacco

di cose di cui parlare avere la possibilità di ascoltare una persona

dell'esperienza, della statura morale come luce, insomma, è qualcosa che non capita

tutti i giorni, e avere la possibilità di donarvelo a voi, ascoltatori,

per noi è motivo di vanto.

Penso di parlare a nome anche di Filippo.

Io a questo punto, Filippo, non avrei altre domande da fare.

Se vuoi fare altre domande, tu, oppure dire qualcos'altro?

No, no, direi che direi che abbiamo.

Secondo me, tagliando qua e là, arriviamo almeno all'ora e mezza, alle

40, quindi direi che la puntata più interessante è il volume di

sempre.

Dai, è stato molto bello, molto divertente.

Vi ringrazio tanto perché mi sono divertito e mi sono sentito proprio

a casa, pur essendo a casa, ma a casa in un altro

senso.

Se volete, quando volete, ho ancora, essendo anziano, un sacco di robe

da raccontare.

Perfetto, perfetto.

Noi ti prendiamo, sappilo?

Ti sei fregato da solo?

Qui ti sei fregato con le tue mani.

Abbiamo la registrazione, e adesso avremo la possibilità di chiamarti di nuovo

in puntata,

Zonis.

Niente, tutto registrato, ormai è andata.

E questa non la taglio.

Ovviamente, no, assolutamente che lo sappiano tutti che adesso.

Luci è obbligata a venire in puntata molto volentieri, ragazzi, è stato

proprio divertente e vi ringrazio tantissimo.

Saluto tutti, ovviamente, quelli che hanno avuto la pazienza di stare ad

ascoltarci.

Spero che sia stato un tempo bello, valido, divertente anche per loro.

Certo, il piacere è stato tutto nostro e anche per tutti gli

ascoltatori.

Fidati, ne sono assolutamente convinto perché è stato un tempo di qualità,

come si dice da genitori.

Per quanto ci riguarda, invece, trovate tutte le note dell'episodio con i

link degli argomenti che abbiamo trattato in questa puntata e tutti i

nostri riferimenti su addorepodc.it slash numero lo sapremo magari

quando Filippo ce lo dirà, ovvero 38.

Invece dove ci potete trovare noi piccolini, insomma, lui ci abbiamo sentito

i suoi riferimenti.

Per quanto mi riguarda, sono l'autore del blog Mac Architettura che parla

indovinate un po' di Mac e Architettura.

Appunto che potete trovare all'indirizzo markdonnet.wordpress.com.

Ho anche un podcast personale, dedicato al mondo dell'architettura, dell'informatica e alla

loro coevoluzione.

Che potete trovare cercando Snap Architettura Imperfetta in qualsiasi sito che ospita

essenzialmente o che vi fa ascoltare i podcast.

Recentemente, ormai non più tanto recentemente, perché è quasi più di un

anno, scrivo per il blog di Graphisoft Italia dove vi spiego come

utilizzare il beam nella fattispecie Archicad.

Invece, il nostro amico Filippo che continua a aggiungere cose di quello

che fa, ci racconta con le sue parole invece dove lo possiamo

trovare.

Avocate Mac.

C'è anche il podcast che sta uscendo a livello mensile, poi vedremo.

Direi che è un ottimo risultato.

Insomma, adesso sapete dove trovarci tutti noi tre, oltre che qua su

A2 Podcast, ci trovate un po' dappertutto.

Per ora è tutto, ci sentiamo molto probabilmente tra due settimane.

Ciao a tutti, alla prossima!

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