Ep. 34 1:27:54

Il flusso di lavoro di Matteo Scandolin

In questa puntata Roberto e Filippo ospitano Matteo Scandolin e chiacchierano con lui di podcast Mac e molte molte altre cose …

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In questa puntata Roberto e Filippo ospitano Matteo Scandolin e chiacchierano con lui di podcast Mac e molte molte altre cose …

Note dell’episodio

  • Matteo Scandolin: produttore di podcast ospite della puntata, racconta il suo percorso tra Mac, audio, Logic e progetti editoriali.
  • MdB Summah Radio: podcast citato da Roberto parlando di playlist, musica e registrazioni.
  • iBook G4: il primo Mac di Matteo, un 12 pollici in policarbonato con processore PowerPC.
  • MacBook: il MacBook in policarbonato del 2006, uno dei passaggi successivi nella storia Apple di Matteo.
  • MacBook Pro: il MacBook Pro 15” del 2009 e il 16” con Touch Bar citati da Matteo nel suo percorso.
  • iMac: il fisso scelto da Matteo nel 2014, dopo anni di portatili.
  • MacBook Retina 12”: macchina molto amata da Matteo per leggerezza e semplicità, pur con limiti evidenti.
  • Mac mini: il Mac mini M1 usato da Matteo in attesa di una macchina più potente.
  • MacBook Air: il portatile M1 citato come macchina sorprendentemente equivalente al Mac mini per il suo lavoro.
  • Mac Studio: il nuovo Mac ordinato da Matteo, pensato per ridurre i tempi di esportazione audio e video.
  • Andrea Ciraolo: podcaster e collaboratore di Matteo, citato per Organizzazione per negati e La catena della voce.
  • iPad terza generazione: il primo iPad Retina ricevuto da Matteo.
  • iPad mini quarta generazione: formato che Matteo considera ancora ideale per lettura, peso e maneggevolezza.
  • iPad Air quarta generazione: l’iPad usato da Matteo durante la puntata.
  • iPhone 12: lo smartphone attuale di Matteo al momento della registrazione.
  • iPhone 3GS: primo iPhone di Filippo, ricordato come salto importante per chi lavorava in mobilità.
  • AirPods: cuffie usate da Matteo per ascolto quotidiano, pulizie, spostamenti e lavoro.
  • Magic Trackpad: periferica di input usata da Matteo con il Mac.
  • Magic Keyboard con Touch ID: tastiera citata da Matteo nella sua postazione.
  • Apple Pencil seconda generazione: accessorio che Matteo usa poco, ma che trova comodo per firme e documenti.
  • Arturia MiniFuse 2: scheda audio principale di Matteo, scelta anche per la porta USB integrata.
  • PreSonus PD-70: microfono dinamico usato da Matteo a casa.
  • Beyerdynamic DT 770 Pro: cuffie chiuse usate da Matteo per monitorare senza far rientrare l’audio nel microfono.
  • Behringer XM8500: microfono dinamico economico citato come soluzione efficace.
  • Behringer U-Phoria UMC22: scheda audio economica usata da Matteo in trasferta.
  • Ricciotto: podcast di cinema di Matteo, Federica Bordin e Aldo Fresia.
  • Organizzazione per negati: podcast di Matteo, Valentina De Poli e Andrea Ciraolo su lavoro, organizzazione e vita professionale.
  • Passione Podcast: progetto di Andrea Ciraolo citato nella conversazione.
  • Logic Pro: software principale usato da Matteo per montaggio e produzione podcast.
  • PODucer: software di Alex Raccuglia citato da Filippo e Roberto per l’editing audio.
  • Ferrite: app per registrare e montare audio su iPad, usata da Filippo.
  • Audacity: editor audio gratuito citato per potenza, riduzione rumore e limiti di interfaccia.
  • REAPER: DAW molto flessibile consigliata da Matteo a chi vuole un software potente e personalizzabile.
  • Hindenburg: software audio apprezzato da Matteo per il montaggio parlato e la gestione automatica dei livelli.
  • Tascam Podcast Editor: software gratuito citato come possibile opzione basilare per podcast.
  • Adobe Audition: software Adobe citato da Matteo come ambiente che personalmente non sente affine.
  • Pro Tools: DAW professionale citata tra le alternative per l’audio.
  • PreSonus Studio One: software citato da Matteo anche nella versione gratuita sufficiente per podcast semplici.
  • Vita tra i paperi: primo lavoro di Matteo con Valentina De Poli.
  • Valentina De Poli: autrice ed ex direttrice di Topolino, collaboratrice di Matteo.
  • Storie d’Irlanda: podcast prodotto con Riccardo Michelucci e citato come esempio di progetto con committente esterno.
  • Atlante sonoro degli archivi italiani: progetto citato da Matteo parlando di produzione in corsa e identità sonora.
  • MixUp: strumento usato da Matteo per raccogliere commenti e correzioni con timecode sui file audio.
  • Audio drift: problema di sincronizzazione tra tracce registrate su dispositivi diversi.
  • Mobile Journalism: festival citato da Matteo parlando di telefoniche, qualità audio e limiti tecnici.
  • Rivista inutile: rivista letteraria fondata da Matteo e altri amici, oggi dedicata soprattutto a racconti online.
  • Querty: network di podcast di cultura popolare di cui Matteo fa parte.
  • La catena della voce: podcast di Matteo dedicato a chi fa podcast e alla loro “catena” tecnica e produttiva.
  • Qui si fanno i podcast: canale Telegram di Matteo dedicato a podcast, strumenti, notizie e consigli.
  • Canale YouTube di Matteo Scandolin: spazio video citato nell’outro per contenuti legati ad audio e podcast.
  • Auphonic: servizio consigliato da Matteo per normalizzazione, riduzione rumore e loudness dei file podcast.

Sinossi1

1. Matteo Scandolin e il mestiere di produrre podcast

Filippo e Roberto aprono la puntata presentando Matteo Scandolin come ospite di un ciclo dedicato ai flussi di lavoro e all’uso della tecnologia Apple da parte di professionisti. Dopo una partenza molto informale, con battute sulla convivenza lavorativa, le cuffie necessarie quando in casa c’è qualcun altro al telefono e il rumore di fondo della vita domestica, Matteo definisce in modo sintetico il proprio lavoro: produce podcast. Clienti, aziende o persone arrivano da lui con l’idea di realizzare un podcast e il suo compito è aiutarli a ragionare sul formato, produrlo e portarlo alla pubblicazione.

Roberto aggiunge subito un dettaglio concreto: Matteo gli ha mostrato in un video quanto rapidamente riesca a montare una conversazione a due voci, con una velocità che lo ha colpito molto. Da qui la puntata prende due direzioni parallele: da una parte il percorso tecnologico di Matteo, dall’altra il modo in cui un produttore professionale ragiona su audio, strumenti, software, limiti tecnici e qualità del risultato.

“Io faccio il produttore di podcast, lavoro con i podcast da diversi anni ormai.” — Matteo, 00:03:42

2. Dall’iBook G4 ad Apple Silicon

La storia Apple di Matteo comincia nel 2004 con un iBook da 12 pollici in policarbonato, acquistato dopo anni da utente Windows. Non ricorda con precisione il motivo della scelta, ma attribuisce un ruolo importante a un amico che lo spinse verso il Mac perché sapeva che i suoi bisogni principali erano scrittura e navigazione, non gioco o carichi grafici. L’iBook lo fa innamorare della piattaforma, dell’attenzione al dettaglio e dell’esperienza complessiva del Mac.

Matteo osserva che quella attuale non è la prima transizione Apple che vive: prima di Apple Silicon aveva già attraversato il passaggio da PowerPC a Intel. Per lui fu meno traumatico che per altri professionisti, perché usava soprattutto browser e programmi di scrittura, ma ricorda comunque che i primi anni Intel non furono “rose e fiori”. Nel suo percorso cita poi il MacBook in policarbonato del 2006, il MacBook Pro 15” del 2009 acquistato con i primi stipendi, l’iMac del 2014, il MacBook 12” Retina, amato per leggerezza e semplicità nonostante la singola porta, e il MacBook Pro 16” con Touch Bar, che Matteo difende perché in Logic offriva scorciatoie utili.

Nel presente della registrazione, Matteo lavora con Mac mini M1 e MacBook Air M1, che considera sostanzialmente equivalenti per il suo uso, e aspetta un Mac Studio. Roberto lo incalza sul potenziale della nuova macchina, soprattutto in rapporto al mondo dell’architettura, della modellazione tridimensionale e del rendering, dove il confronto con GPU di fascia alta rende il Mac Studio particolarmente interessante. Matteo, dal suo lato, è interessato soprattutto alla riduzione dei tempi di esportazione audio e video.

“In questo momento lavoro con un Mac Mini M1 e un MacBook Air M1, non c’è alcun tipo di differenza tra le due macchine, sono meravigliose.” — Matteo, 00:11:56

3. iPad, iPhone e periferiche nel lavoro quotidiano

La conversazione si sposta poi sui dispositivi mobili. Matteo racconta di aver ricevuto un iPad 3 Retina circa dieci anni prima e di averlo tenuto con soddisfazione. Successivamente ha usato un iPad mini, formato che considera ancora oggi il migliore per peso, dimensioni e lettura, anche se al momento della puntata usa un iPad Air. Il confronto con Filippo e Roberto riapre il tema ricorrente di A2: l’iPad può sostituire un computer? Filippo è più vicino a questa idea, mentre Roberto, per il suo lavoro di architetto, continua a vederlo come uno strumento non ancora sufficiente per essere macchina principale. Matteo riconosce però che iPadOS, con mouse, tastiera e Apple Pencil, dà sempre più la sensazione di un computer vero.

Sul fronte iPhone, Matteo ricorda il primo modello arrivato in Italia nel 2008, comprato con un abbonamento Vodafone costoso ma giustificato dalla possibilità di gestire email e attività legate a una rivista. Filippo cita invece il suo ingresso con iPhone 3GS. Matteo parla anche delle AirPods, che usa in casa, per strada e durante le pulizie, sottolineando quanto il passaggio al wireless renda difficile tornare al cavo. Gli interessa inoltre l’audio spaziale delle AirPods di terza generazione, non tanto per moda, ma perché Dolby Atmos e formati immersivi potrebbero diventare rilevanti per il suo lavoro.

Per la postazione usa Magic Trackpad, Magic Keyboard con Touch ID e Apple Pencil. Quest’ultima è per lui un acquisto poco sfruttato, ma utile quando deve firmare documenti, lettere d’incarico o pratiche direttamente su iPad.

4. Microfoni, schede audio e il consiglio di partire semplice

Quando Roberto chiede a Matteo che cosa usa per parlare al microfono, la puntata entra nel cuore tecnico dell’audio. A casa Matteo usa una scheda Arturia MiniFuse a due ingressi, scelta per qualità, preamplificatori e anche per una ragione pratica: la porta USB posteriore che funziona da piccolo hub. Con un Mac mini M1, dove le porte non bastano mai, questa caratteristica diventa davvero utile. La libreria di Logic, per esempio, è su una chiavetta sempre collegata alla scheda audio.

Il microfono principale è un PreSonus PD-70, dinamico, che Matteo apprezza per il suono pieno sulla propria voce. Le cuffie sono Beyerdynamic DT 770 Pro a bassa impedenza, chiuse, così da evitare che ciò che ascolta rientri nel microfono. In trasferta, però, usa anche hardware molto economico: un Behringer XM8500 e una scheda U-Phoria da circa quaranta euro. La qualità, dice, non è affatto brutta.

Da qui nasce uno dei consigli più importanti della puntata: chi vuole iniziare a fare podcast non deve partire dalla strumentazione perfetta. Matteo suggerisce addirittura di partire dal telefono, in un ambiente non troppo riverberante, facendo prove davanti a vestiti, tappeti o divani per capire come entra la voce. Solo dopo ha senso investire in microfoni USB, XLR, schede audio o mixer. Roberto conferma con la propria esperienza: la qualità cresce con il tempo, insieme alla parlata, alla consapevolezza e ai trucchi di registrazione.

“Io, di mio, suggerisco sempre di iniziare col telefono.” — Matteo, 00:26:15

5. Plugin, catena della voce e imperfezione controllata

Matteo entra poi nella catena minima di trattamento della voce. Suggerisce equalizzazione per risolvere problemi sulle frequenze troppo basse o troppo alte, compressione quando serve e riduzione del rumore se disponibile nel software. Però insiste sul fatto che nell’audio quasi nulla è inciso nella roccia: ci sono tecniche, abitudini e preferenze, ma il risultato deve servire il suono che si vuole ottenere.

Questa idea si allarga alla differenza tra qualità professionale e autenticità. L’hardware professionale fa risparmiare tempo, perché un buon microfono, una buona scheda audio e una stanza trattata riducono molto gli interventi successivi. Il software professionale, invece, non sempre semplifica: spesso richiede studio e può essere ostico al primo impatto. Matteo rifiuta il principio d’autorità applicato all’audio: non basta usare strumenti blasonati per avere un risultato adatto al progetto.

Il podcast, secondo lui, permette anche di lasciare entrare impurità e imperfezioni quando sono coerenti con il contesto. La voce non mente, e proprio per questo un prodotto audio può risultare onesto anche senza essere patinato. Per lavori aziendali o professionali è necessario ragionare in modo diverso, ma non sempre “professionale” significa eliminare ogni traccia di realtà.

“La voce non mente proprio.” — Matteo, 00:33:28

6. Da GarageBand a Logic Pro

Roberto chiede a Matteo quale software usi per il suo lavoro. La risposta è Logic Pro. Matteo racconta di aver iniziato con GarageBand, con cui ha prodotto per anni Ricciotto, podcast di cinema del network Querty. Il salto a Logic avviene quando decide di realizzare, con un’amica trasferita a Londra, un progetto più complesso: Spoiler, con interviste, voce narrante, suoni e montaggio in stile narrativo. GarageBand non basta più, e Matteo investe in Logic.

All’inizio, ammette, usa solo una piccola parte delle potenzialità del programma. Dopo il licenziamento del 2017 decide di sfruttare il tempo per studiare meglio ciò che già gli piace: audio, montaggio, produzione. Da lì si muovono opportunità professionali che riesce a cogliere perché si è preparato.

Matteo spiega anche un dettaglio pratico di Logic: quando lo installi, sembra un “cugino” più adulto di GarageBand, ma per sbloccare le funzioni complete bisogna attivare le opzioni avanzate nelle preferenze. La funzione che da sola giustifica l’acquisto, per lui, è la possibilità di selezionare più tracce e tagliarle nello stesso punto, fondamentale quando si monta un podcast con più voci. Filippo racconta invece di usare Ferrite su iPad per il proprio editing essenziale, soprattutto grazie all’Apple Pencil. Matteo riconosce che Ferrite può bastare per podcast semplici, solo voce, e che su uno schermo grande funziona molto bene.

7. Alternative per montare podcast

La puntata passa in rassegna molte alternative. Audacity è potente, gratuito e dotato di un buon algoritmo di riduzione del rumore, ma Matteo non ne sopporta l’interfaccia e fatica a insegnarlo senza criticarne la grafica. Reaper viene descritto come uno strumento incredibile, estremamente programmabile, capace di fare moltissime cose, anche troppe per il suo gusto personale. Hindenburg gli è piaciuto molto, soprattutto perché orientato alla parola e capace di sistemare automaticamente i volumi, anche se il passaggio all’abbonamento lo frena.

Matteo cita anche PODucer di Alex Raccuglia, che Roberto e Filippo hanno usato a lungo, il software Tascam Podcast Editor, Adobe Audition, Pro Tools e PreSonus Studio One, di cui esiste una versione gratuita sufficiente per un podcast semplice. Il criterio non è scegliere il software più famoso, ma quello che permette di lavorare meglio rispetto al proprio formato, al proprio budget e al tempo disponibile per imparare.

8. Il workflow professionale: pre-produzione, registrazione, post-produzione

Matteo descrive poi il suo workflow standard, consolidato durante la pandemia: le voci registrano da casa, lui le segue via Zoom o altri sistemi, riceve i file e li lavora. Prima della pandemia gli capitava anche di andare in sala di registrazione, come per Vita tra i paperi, il primo progetto con Valentina De Poli.

Il lavoro dipende molto dal ruolo che gli viene affidato. Se è solo tecnico del suono, ha poca voce in capitolo sulle scelte editoriali; se invece partecipa alla produzione, può contribuire a direzione del progetto, tono, struttura e identità sonora. Per Storie d’Irlanda, ad esempio, è stato contattato da Riccardo Michelucci, ma il committente finale era l’ente del turismo irlandese, quindi le decisioni principali passavano da lì.

La post-produzione può durare da pochi minuti, per una chiacchierata semplice, a settimane, tra prime bozze, correzioni, revisioni con autori o clienti. Per raccogliere feedback usa MixUp, che permette di caricare un file audio e lasciare commenti con timecode precisi, evitando scambi di email confusi. Parla anche dell’audio drift, cioè la deriva tra tracce registrate su dispositivi diversi, e consiglia di sincronizzare dalla fine verso l’inizio quando si lavora su tracce separate.

9. Qualità reale, telefoniche e ascolto in condizioni imperfette

Matteo affronta un tema spesso ignorato: non tutto può suonare perfetto, e non sempre serve. Le telefoniche, dice, fanno schifo a prescindere: bisogna limitare i danni e rendere intelligibile ciò che viene detto. Ricorda un panel sul mobile journalism a Roma, dove persone della radio e del podcast arrivarono alla stessa conclusione: l’obiettivo è portare a casa il contenuto in modo comprensibile.

Questo ragionamento si collega alla fruizione. Chi produce sente difetti che l’ascoltatore medio, magari in auto, in tram, correndo o mangiando, non percepisce. Dolby Atmos e audio spaziale sono interessanti e Matteo vuole studiarli, ma il produttore non controlla dove e come il pubblico ascolterà. Roberto osserva che A2 cerca comunque di uscire con la miglior qualità possibile, pur sapendo che molte finezze si perderanno in condizioni reali.

Matteo nota anche la differenza tra microfoni dinamici e a condensatore, tra stanze più o meno rumorose e tra fondali sonori diversi. Il tono resta pratico: migliorare è utile, ma non bisogna trasformare ogni difetto in un blocco alla pubblicazione.

10. Rivista inutile, Querty e il lavoro con persone più brave

Nella seconda parte, Roberto porta Matteo sui suoi progetti collaterali. Il primo è Rivista inutile, fondata nel 2005 con un gruppo di amici a Venezia e oggi dedicata soprattutto alla pubblicazione online di racconti. Matteo spiega che arrivano molti racconti a settimana, ma ne esce uno solo: la selezione è molto dura, a volte per qualità oggettiva, a volte per gusto, a volte perché il testo non è adatto alla rivista. Inutile ha anche progetti collegati, tra newsletter, podcast e spazi di segnalazione di altre riviste, perché per la redazione allargare il campo dà credibilità a tutto il movimento.

Quando Roberto gli chiede come faccia a seguire così tante cose, Matteo risponde che il segreto è lavorare con persone autonome e competenti. Non serve dirigere ogni passaggio se il gruppo sa cosa deve fare. Aggiunge poi una regola più generale: circondarsi di persone più brave di sé, almeno in qualche ambito, e imparare da loro.

“Circondati di persone che sono più brave di te.” — Matteo, 01:04:03

Matteo presenta poi Querty, network di podcast di cultura popolare. Cita Ricciotto per il cinema, Pilota per le serie TV, Fumble per il gioco di ruolo a microfoni aperti, Tizzoni d’inferno per il fumetto, il Mecenate Povero per il fumetto indipendente e Da Me System su Evangelion. L’impronta comune è la chiacchierata competente ma informale: persone preparate che non se la tirano e parlano come al bar.

11. Organizzazione per negati e La catena della voce

Roberto si sofferma su Organizzazione per negati, che gli sembra affine ad A2 per tono di conversazione, anche se meno centrato su Apple e più su lavoro, organizzazione e vita professionale. Matteo racconta che il podcast nasce con Andrea Ciraolo da conversazioni reali su preventivi, software, sistemi, camminate e scelte professionali. All’inizio era più tecnico, poi l’ingresso di Valentina De Poli come conduttrice stabile lo ha cambiato, rendendolo meno pratico ma più ricco nel dialogo.

Viene citata anche una diretta dedicata all’impatto della guerra in Ucraina sul lavoro e sulla vita quotidiana. Roberto la descrive come liberatoria, perché ha permesso a chi ascoltava di non sentirsi solo nel disagio e nell’ansia. Matteo riflette sul fatto che riconoscere il proprio malessere può sembrare sproporzionato rispetto a chi vive una guerra, ma resta importante parlare dei pesi individuali, interiori ed esteriori.

Infine Matteo presenta La catena della voce, podcast dedicato a chi fa podcast. La struttura mensile alterna interviste, commenti ai messaggi del canale Telegram Qui si fanno i podcast e puntate di riflessione. La domanda di partenza è sempre: che cosa succede da quando una persona parla a quando l’ascoltatore sente il podcast? Matteo si interessa soprattutto alle persone comuni che producono con regolarità, più che ai grandi studi. La catena può essere complessa, con microfoni, DAW e plugin, oppure semplicissima: registrare col telefono, passare da Auphonic e pubblicare. La puntata si chiude con l’idea di reinvitare Matteo per parlare più nel dettaglio di Mac Studio, plugin e lavoro di montaggio audio.


  1. Questa sinossi è generata con l’intelligenza artificiale a partire dalla trascrizione della puntata. ↩︎

Leggi la trascrizione completa

Benvenuti all'episodio 34 di A2, in cui scoprire come ottenere il massimo

dalla vostra tecnologia Apple.

Io sono Filippo Strozzi e sono il vostro ospite assieme all'amico Roberto

Marin.

Di che cosa parliamo in questo episodio, Roberto?

Questa volta non saremo solo noi a parlare di tutto quello che

ci capita in testa, ma abbiamo un grandissimo ospite tra di noi,

un ospite che tratta tendenzialmente l'audio, ma non solo, come scoprirete durante

la nostra bella chiacchierata.

Abbiamo il piacere di avere con noi su due podcast Niente meno

che Matteo Scandolin.

Buonasera, buonasera, buonasera, buongiorno, buon pomeriggio e anche buon anno nel caso

in cui ci ascolteranno all'inizio del 2023 o del 2024.

Grazie per avermi invitato, sono molto felice di essere qui perché, come

ha detto Mia Morosa, finalmente ti puoi sfogare.

Noi lo facciamo per la tua amorosa, diciamo la verità!

Che infatti, è tuo collega, perché è avvocato anche lei, quindi

ti deve sopportare, tu devi sopportare lei, dipende dal punto di vista.

Secondo me non è semplice vivere con un avvocato.

Io già con il poco, diciamo questa convivenza già con Filippo, ho

già preso le misure, figuriamoci, vivere con una moglie avvocato deve essere.

Io avrei paura anche solo di parlare di divorzio, ma anche solo

il pensarlo.

No, no, no, quello no, quello no.

In questo periodo di pandemia è un po' complicato perché sono due

anni che sento tutte le sue telefonate.

Poi io sono una persona che non dice niente mai, né quando

lei parla di telefono, né soprattutto dei suoi clienti e dei suoi

lavori, però comunque avere sempre una persona che ti parla alle spalle

fisicamente perché dietro di me, e non adesso perché sono in trasferta,

non è facile.

Io devo sempre lavorare con le cuffie, a meno che lei non

vada in studio adesso, che la situazione è un pochino più tranquilla

rispetto, soprattutto al 2020, due giorni a settimana, lei va in studio,

e quindi io posso anche lavorare senza cuffie.

No, ma ti capisco benissimo perché io lavoro con mia moglie nello

stesso ufficio, abbiamo lo stesso lavoro, siamo due architetti.

E quando lei ha il telefono faccio fatica a sentire i miei

pensieri, ma perché probabilmente all'interno della

camera dove lavoriamo nello studio, rimomba così tanto che devo mettermi per

forza anch'io le cuffie oggi, venerdì, ero arrivato a un certo punto

che ho dovuto mettere sulla musica che ascolto io.

Insomma, chi mi conosce sa benissimo che non ascolto proprio musica classica.

L'ho presa ero circa due terzi del volume in cuffia, tant'è che

mia moglie mi ha toccato sulla spalla e mi ha detto Ho

finito di parlare a Bassa che mi stesso prendo

.

Sì, sì, sì, sì.

Difatti stavo mettendo sulla prossima playlist per Medivissa Radio della serie Carich

che per chi non lo sapesse, ci avete rotto il comodino.

Quindi ascoltami, quindi niente parolacce, ricordatemelo, giusto?

Dannazione.

Va bene vedete che ho detto dannazione.

Dannazione è una.

No, infatti, una dannazione non è una parolaccia.

Ma tranquillo, non tanto filpo taglia.

Comunque, dopo questa bellissima introduzione, vi volevo soltanto ricordare: prima di trare

dentro l'argomento, che se volete supportare il podcast, vi chiediamo con il

cuore di fare una bella recensione su Apple Podcast o su Spotify

se vi viene comodo.

E in questa fase iniziale, tante recensioni ci aiuteranno a capire uno

se ci volete bene, due dove andare con il nostro podcast.

E tre, magari farci conoscere un po' di più in giro per

il mondo.

Se volete sapere come fare una recensione, troverete come sempre il link

di note all'episodio.

Se volete iscriverci anche due righe per dirci che siamo bravi oppure

che siamo cattivi o che magari dobbiamo cambiare mestiere, trovate l'indirizzo anche

questo nel link di note dell'episodio che io vi ricordo: chiama Scrivi.achio

a duepodcast.it.

Andiamo subito dritti nell'argomento di questo bellissimo podcast in tritico con Matteo

Scandolina, che si è offerto di accompagnarci in questo bellissimo viaggio che

stiamo facendo con degli ospiti in cui parliamo di come utilizzano la

loro tecnologia Apple all'interno del loro workflow, del loro lavoro.

Noi vi abbiamo più o meno spiegato nelle puntate precedenti più o

meno quello che facciamo noi, non abbiamo ancora finito, ci saranno ancora

tante altre puntate.

Ma in questa puntata abbiamo Matteo Scandolin che ci racconterà prima di

tutto che lavoro fa.

Ciao, ciao, volevo salutare mia mamma, volevo salutare tutelle che mi conoscono

e quelle che mi conoscono.

Io faccio il produttore di podcast, lavoro con i podcast da diversi

anni ormai.

Prendono le persone e vengono da me, cioè nel senso, le persone

prendono se stesse e vengono da me e mi dicono: io ho

le aziende e dicono io vorrei fare un podcast e io gli

rispondo: ci pensiamo insieme, ragioniamo su come farlo e poi lo produciamo

e lo pubblichiamo.

Era abbastanza sintetica come risposta, direi perfetto.

Sì, perché in realtà non ti occupi solo di questo, io do

soltanto una piccola nota di colore.

Questo è il mio lavoro effettivamente.

Poi ho tutta una serie esatto.

Però do una piccola nota di colore, vai tranquillo.

No, dico un sacco di passatempi che importano via un sacco di

ore e non mi fanno guadagnare soldi.

Ma quello che volevo dire, io è una bella nota di colore

che secondo me è interessante per gli ascoltatori.

Il nostro Matteo mi ha mandato un video di circa tre minuti

e qualcosa, dove mi ha fatto vedere quanto tempo ci mette a

mettere in quattro dai, stiamo larghi.

Quattro con le pubblicità, diciamo.

Quanto tempo ci mette a mettere assieme un podcast fatto da due

persone, quindi da un'intervista, chiamiamolo così una chiacchierata?

Ci ha messo quattro minuti.

Io avevo la mandibola slogata e volevo chiudere direttamente il mio piccolo

microfono, buttarlo fuori dalla finestra e cambiare lavoro esagerato.

Comunque, davvero, Matteo?

Grandissimo, non fai.

Ovviamente questo è il tuo lavoro principale, fai anche tante cose, ma

ne parleremo ancora più avanti di quello che ti occupi.

Ma volevamo chiederti prima di tutto, visto che siamo su un podcast

che parla essenzialmente di tecnologia Apple, vogliamo chiederti appunto come sei entrato

in contatto in questo mondo come tutti i malpensanti chiamano gabbia Dorata,

ma che amiamo anche noi chiamiare Gabbia Dorata perché insomma mamma Apple

è sempre mamma Apple.

Dunque, era ci ho pensato dopo che mi avevate contattato, perché sapevo

ero abbastanza sicuro che ci saremmo arrivati a questa roba qui.

Ma io ho preso il mio primo Mac venivo sono sempre stato

un utente Windows fino al 2005, secondo me.

No, scusami, 2004.

2004, ho preso, anzi, mi sono fatto comprare dai miei genitori il

mio primo Mac ed era un iBook di quelli in policarbonato da

12 pollici meraviglioso, che mi ha fatto completamente innamorare.

Non ricordo esattamente perché l'ho comprato.

Questo onestamente non te lo saprei dire.

Secondo me, il mio amico Jules mi ha suggerito di prendere un

Mac, anzi, mi ha usato come cavia, probabilmente, perché lui, sapendo che

mi interessava principalmente scrivere e poco altro, non ho mai giocato sul

computer, neanche una console, tutte quelle robe lì, mi ha detto: secondo

me un Mac ti potrebbe andare bene.

Ed effettivamente mi è andato molto molto bene.

Mi sono totalmente innamorato della piattaforma, mi sono completamente innamorato dell'attenzione e

cura per tutte le cose che succedono all'interno dei Mac.

All'epoca c'erano solo quelli, poi ho comprato anche un iPod e ormai

sono legato mani e piedi a questa meravigliosa, alle sbarre dorate di

questa gabbia.

Tuttavia, quindi sono quasi vent'anni che ho messo.

Non sape come definirla meglio che gabbia dorata.

No, che questa è la seconda la transizione tra Intel e da

Intel a Paul Silicon è la seconda transizione che vivo, perché io

l'iBook era un processore power PC.

No, sì, si chiamava così, mi pare giusto.

L'architettura precedente, quindi mi sono vissuto anche i primissimi anni di Intel,

che non sono stati per niente Rose e Fiori, ma tanto io

usavo veramente soltanto programmi

di videoscrittura e browser.

Quindi, cosa me ne frega?

Volevo ringraziare intanto chi all'interno della chat, volevo salutarli personalmente, ovvero Daniele

Borghi, soprattutto perché ha aggiunto nella chat che ha iniziato a fare

podcast, seguendo il corso di scandolin su Garage Band.

Quindi hai un follower qua tra di noi che ti sta ascoltando.

Ciao Daniele, grazie.

Spero che il corso ti sia piaciuto.

Penso proprio di sì, perché sta portando avanti il suo podcast che

si chiama Il Tiraline, anche se con una piattaforma diversa di editing

che si chiama Poi Giusto che utilizzo anch'io direttamente.

Poi volevo salutare ancora Mariano Di Benedetto, invece che arriva dai miei

follower, lui è un segue snap, architettura imperfetta, è un architetto anche

lui, e soprattutto è un grandissimo visualizer per chi non sapesse è

quello che si occupa di fare dei bellissimi rendering, è veramente molto

tecnico, molto sul pezzo.

E poi direi che possiamo anche dare avanti con la questione di

come si è approdato al Macintosh in questa bellissima gabbia dorata.

Hai fatto un bel inizio.

Io ho iniziato circa nel 2008, anzi era il 2009, con un

IMAC.

Ho iniziato con un fisso.

È incredibile.

Io ho abbandonato presto i fissi perché all'epoca era arrivata quella gran

mazzata che era l'innovazione dell'SSD sui portatili e quindi per me era

abbagliante, nel senso che l'SSD riusciva ad ammazzare i megahertz senza alcuna

pietà, tant'è che poi sono passato da lì a un anno al

MacBook Air 13 pollici del 2010, il primo vero Air, se non

sbaglio che mi ha portato avanti nel lavoro.

Molto interessante il tuo passaggio, ma adesso appunto passiamo avanti.

Credo che ci sia un parecchio leg tra i me e te.

Dicevo che quello del 2010 è stato il primo vero Air, perché

quello del 2008 scaldava, ci potevi fare le uova mentre era in

funzione.

Credo che Giulio, l'amico che avevo citato prima, lo avesse dal 2010

in avanti, effettivamente è stata una signora macchina, ex visualizer, dice Mariano.

Sì, è assolutamente vero, nel senso che la prima versione era per

me, anzi, tutti avevano detto che la prima versione era, a parte

che avevo un design proprio dei migliori, nel senso che non era

così affilato, ma non era così prestante come era il 2010, che

avevano trovato in effetti una bella macchina e l'ho usata come il

mio primo portatile durante il lavoro.

Aggiungo solo una cosa, che a questo punto, dopo aver fatto un

sacco di passaggi, non era questa cosa importante, invece voglio sentire i

passaggi che ha fatto il nostro Matteo durante la sua, diciamo, transizione.

Perché tu, come dicevi, hai fatto la prima transizione, io, invece, la

mia prima transizione è questa con il cheap Apple Silicon, dove continua

a dire che il mio portatile lo sento la notte che va

a piangere un angolino quando non lo vedo.

Invece, tu l'hai vissuta un po' peggio, questo passaggio da Intel è

stato davvero così brutto.

No, no, no, il passaggio brutto era quello da Power PC a

Intel, che era.

Cioè, nel senso, è stato un buon passaggio tutto sommato, ma rispetto

a questi ultimi due anni è stato un po' più tragico.

Però, tieni conto che io veramente usavo soltanto programmi di videoscrittura e

poco altri, quindi dovresti parlare con professionisti veri.

In questo momento, sei qualsiasi cosa tu prendessi oggi, saresti credo a

sbagliato il verbo, ma saresti comunque nel burro perché la potenza di

calcolo e tutte quelle robe lì ti permetterebbero di fare il tuo

lavoro anche veramente con un MacBook Air M1 modello base.

No, io sono partito dal iBook 12 Pollici che ho ancora a

casa.

Gli ho tolto la batteria quando mi sono reso conto che effettivamente

avevo una potenziale bomba salotto appoggiata lì, l'ho smaltita, però ancora a

casa era una macchina meravigliosa.

Poi ho avuto un MacBook, il primo MacBook, anche quello in policarbonato

nel 2006, se non sbaglio.

Nel 2009, con uno dei miei primi stipendi, mi ho preso il

MacBook Pro da 15 pollici.

Poi nel 2014 passai a un fisso, andai sull'IMAC e nel frattempo

avevo preso come portatile il MacBook, quello da 12 pollici, sì, quello

sottilissimo con una porta sola.

Odiato da moltissimi perché era effettivamente strozzatissima come macchina, ma sono ancora

oggi innamorato della sua semplicità e della leggerezza di quella macchina lì

era una cosa meravigliosa.

E poi, con un altro stipendio, cioè con altri lavori, ovviamente in

mezzo.

Nel

2017 ha presi il MacBook da 16 pollici, però quello con la

touch bar, io sono uno tra i pochi apprezzatori, insomma, ho sempre

apprezzato la touch bar, ma quantomeno perché io quantomeno perché nei certi

contesti è effettivamente molto comoda.

Logica, aveva tutta una serie di scorciatoie che comparivano sulla touch bar

che erano molto molto comode.

Poi non potendo più, era un po' vecchiotto come macchina, sono passato

Mini M1.

In questo momento lavoro con un Mac Mini M1 e un MacBooker

M1, non c'è alcun tipo di differenza tra le due macchine, sono

meravigliose.

Sto aspettando se tutto va bene la settimana prossima mi arriva il

Mac Studio, che il Mini l'ho preso in attesa che ero abbastanza

sicuro che avrebbero rilasciato delle macchine per le persone come me, tra

virgolette, e infatti, appena uscito, track it e ho preso.

Le persone come me sono quelle che non devono montare un film

a Hollywood, magari un mediometraggio, sì, però oppure dei

corti dei video pubblicitari degli spot, oppure nel caso mio, lavorare con

l'audio.

Hai bisogno di prestazioni eccellenti, ma non stai facendo i calcoli della

NASA, tipo o certe cose che magari devi fare tu, non lo

so.

Sì, no, in realtà il Mac Studio è una macchina che vorrei

testare, francamente, perché non ho ancora capito bene quant'è il suo potenziale,

ma non tanto il Mac Studio in sé, perché il potenziale bene

o male lo conosciamo conoscendo Apple Cilco M1 Max.

Mi interesserebbe mettere un po' alla frusta l'ultra per un paio di

motivi.

Intanto perché Apple si è sbilanciata a fare il confronto con una

scheda grafica che per noi, che lavoriamo nel mondo dell'architettura e che

dobbiamo a volte anche fare i render, che è la parte più

pesante del nostro lavoro, l'hanno confrontato con niente meno che una signora

scheda grafica che è l'India 3090.

E quindi vorrei capire in effetti qual è le potenzialità di questo

computer perché in giro per la rete, io, francamente, non ho visto

ancora uno tra tutti quelli che ce l'hanno, che ha fatto un

tipo di test che avrei fatto io, che è proprio appunto quello

che riguarda la renderizzazione, la modellazione tridimensionale e via discorrendo.

Secondo me è un'ottima macchina.

Francamente, ti invidio molto per questo, sono molto contento, però d'altra parte

che l'hai comprato, perché so, non è un oltre.

Ma basterebbe anche il Max, ma in ogni caso sono molto contento

anche perché ci darai la spalla per reinvitarti qua sul podcast, per

raccontarci come è andato il tuo approccio col Mac Studio M1.

Io, francamente, trovo che sia una macchina molto interessante.

Io la consiglierò, almeno nell'articolo che dovrò fare magari tra qualche settimana,

dove faccio un articolo dove racconto qual è la macchina migliore per

chi lavora nell'ambito dell'architettura.

Sicuramente il Mac Studio avrà un punto focale sotto questo di vista.

Ma come mi dicevi tu, anche il Mac Mini M1 parliamo dell'M1

base di RAM che io continuo a consigliare perché comunque ridendo e

scherzando, perché l'M1, la versione base, è praticamente al pari del MacBoo

Pro 16 pollici Intel.

E io direi che come presentazione per l'M1 per il nostro ambiente

va più che bene.

Sì, sì, poi dipende sempre da quello che devi fare e per

quanto tempo hai bisogno di certe prestazioni.

Ovviamente sono anche quelle le variabili che contano.

Per i lavori che faccio io, conto addirittura di un terzo, per

esempio, i tempi di esportazione dei file che siano audio o video,

e questa sarebbe una cosa meravigliosa, diciamo.

E poi vediamo cosa succederà.

Ve lo dirò presto, spero.

E intanto che pensiamo a questo, salutiamo Andrea Ciraolo che ci ha

raggiunto in chat e che non ti ha riconosciuto subito per la

voce che ti abbiamo mascherato perché in effetti, in realtà, siamo andati

a fare un po' di bisboccia insieme e quindi l'abbiamo fatto un

po' urlare.

Conseguentemente, adesso ha questa voce un po' così, un po' bassa.

Ma so che è più sexy, mi dicono che è più sexy

e anche più sexy decisamente, decisamente.

Però non ci ha raccontato un'altra cosa.

Volevo chiederti io, personalmente, hai un iPad, un iPhone che utilizzi normalmente?

Mi amorosa mi ha regalato dieci anni fa esatti.

Mi regalò l'iPad 3, quindi primo Retina che ho tenuto con molta

soddisfazione e gioia.

Poi nel 2016, se non sbaglio, mi presi un Mini, credo che

fosse il Mini 3.

Che rimane ancora oggi la forma e le dimensioni.

Il peso l'iPad perfetto per me.

In questo momento ho questo, per esempio: ho l'air dell'anno di due

anni fa, anzi, che anche questa è una macchina meravigliosa e molto

molto comoda, però è troppo grande: a me piace leggere, e sul

Mini leggevi con una comodità folle.

Io qui invece sono sul 12-9.

No, di fatti, aspettavo Filippo che arrivasse con il suo 13 pollici

a raccontarci che lui è sempre quello che ne ha di più

di tutti.

Sono grosso e mi trovo comodo su un 13 pollici, poi dopo

probabilmente dovrei provarlo.

L'11 però è piccolino.

No, infatti, infatti, io ci scrivo, però anche quindi ho anche la

tastiera.

E tutta su un 11 pollici non è così piccolo perché ci

ho provato io a scrivere, non è con la tastiera esterna, dico

non è così piccolo.

E in questo momento ho un iPhone 12.

Io ho comprato il primo iPhone arrivato in Italia proprio nell'agosto, credo

2008, mi ricordo Vodafone.

Primo contratto della mia vita con Vodafone, abbonamento, caro quanto pagavo, una

sassata.

Probabilmente, però ero veramente molto molto felice.

E i miei amici che mi dicono: Che tu ne fai di

un iPhone?

E cioè, però mando un sacco di email che all'epoca non è

che si potesse fare chissà quante altre cose, e avendo una rivista

da gestire, era decisamente molto molto comodo come dispositivo.

Sì, a me nel 2009 il primo il 3GS credo che fosse

all'epoca.

Il 3GS, sì.

Effettivamente, era un altro modo di vivere, soprattutto per una persona che

deve stare in giro, fare cose, e tutto il resto, era veramente

un salto epocale, mettiamola così, poi dopo l'hanno iniziato a fare tutti.

Sì, sembra un secolo fa e 12-13 anni alla fine.

No, un po' di più, un po' di più, 14, 15, 14-15.

Sì, il 3GS è stato anche il mio ingresso, e quindi questa

è la.

Poi ho delle AirPods seconda generazione, ma non pro.

Perché odio con mini quelli di plastica da infilarsi nelle orecchie.

Mi sembra di avere qualcuno che mi mette un dito il migliolino

nell'orecchio e non ce la faccio proprio, che sono di una comunità

folle e una volta che ti abitui a delle cuffie, blu, tutte,

che siano o che non siano Airpods, perché non è una questione

di marca, non puoi più tornare al cavo: cioè, se ti muovi,

le usi muovendoti.

Io le uso in casa facendo le pulizie quando sono per strada,

non puoi più farne a meno.

Assolutamente.

Gli dirò una cosa: a me purtroppo le Airpod hanno salutato, nel

senso che ho una cuffia che funziona, e l'altra che proprio non

dà segni di vita.

Mia moglie mi ha regalato delle robette, perché sono delle cuffiette dell'imbruttito

del Milano

, quindi sono brandizzate, devono essere delle cinesate di livelli spaziali

quando le mogli ti compran il regalo tecnologico, però fai un salto

all'apostore, perché a me è successo in un paio di occasioni che

una delle due morisse e me l'hanno sostituita.

Ormai erano la prima generazione, probabilmente stanno tirando le cuoia totalmente.

Tuttavia è significativa dal mio punto di vista, proprio al tatto, è

vero che sono quelle che mi hanno regalato sono di fascia bassa.

Tuttavia qualità il suono che senti.

Anche il collegamento con l'iPhone è totalmente, costano, ma sono efficaci.

Vorrei, le regalate a Natale, credo, non mi ricordo.

Ho regalato la mia compagnia anche qui credo seconda generazione perché c'era

un offerto tipo da media le trovai a 100 euro, una cosa

del genere.

Ho detto, gliele prendo ed effettivamente anche è piuttosto soddisfatta.

Vorrei prendere la terza generazione non pro per la questione dell'audio spaziale.

Che sembra commento tipo spaziale, ma quelle cose dell'audio Atmos, del Dolby

Atmos, perché effettivamente prenderà piede prima o poi, perché, per quanto costino

tanto, le Airpods si vendono come il pane.

E quindi ci saranno sempre più dispositivi in grado di riprodurre audio

Atmos, sicuramente non come in un impianto atmos

fero bla bla bla, quello lo sappiamo.

Però comunque vanno in quella direzione e per il mio lavoro potrebbe

essere abbastanza importante.

Penso proprio di sì e aggiungo un'altra cosa, visto che io sono

sempre quello il più curioso tra i due.

Per quanto riguarda invece le periferiche, cosa usi come tastiera, come mouse

o trackpad?

Uso il Mag Trackpad, quello Lightning, tastiera, la Mic Keyboard col Taccio

ID.

Ottimi hardware per l'input grafico.

Hai Apple Pencil utilizzato?

Ce l'ho, ce l'ho soldi abbastanza mal spesi da parte mia perché

la uso veramente veramente poco.

però quelle due o tre volte che devo firmare una lettera d'incarico,

la ricevu di un CUD o quelle robe lì, effettivamente è di

una comodità.

Oppure è una richiesta di voltura che abbiamo fatto la settimana scorsa

con madre, ero qui e li ho fatte filmare direttamente sull'iPad ed

è stata comoda.

Non sono ancora rientrato di quella spesa, diciamo, come numero di volte

che l'ho utilizzata, però è molto molto comoda.

Devo dire che per me Pencil è quello che ha trasformato il

metodo di utilizzo dell'iPad nel mio lavoro, ma anche nella vita privata,

è davvero fantastica.

Nel senso che prima l'iPad mi sembrava proprio, diciamo, il fratello maggiore

dell'iPhone, ma io credo che con l'ingresso di Apple Pencil, la possibilità

di utilizzare questo metodo di input, ma soprattutto con l'aggiornamento di iPad,

che è diventato un vero e proprio sistema operativo.

Che aggiungo fa veramente paura vederlo con mouse e tastiera.

Sembra di avere un computer davanti a sé.

Fa veramente pressione.

E ti dirò, per certi versi è anche più piacevole da usare

rispetto a un Mac.

Parlando proprio di mouse.

State venendo dalla mia parte.

Quindi, state venendo.

È vero, nel senso che adesso Filippo esatto, Filippo mi sta già

tirando le orecchie perché tra me e Filippo.

Io sono quelle sempre che ha sempre, diciamo, tra virgolette, remato contro

l'iPad, perché nel mio lavoro specificatamente non può essere utilizzato come sostitutivo

del computer.

Mentre per fortuna sua Filippo ha la possibilità di usarlo al posto

del computer, beato lui che può farlo.

E quindi tra i due c'è sempre stato questo diverbio, chiamiamolo così,

ma ci si è sempre preso in giro.

Devo dire che, comunque da quando iPadOS ha incominciato a fare

questa evoluzione, ho incominciato anche io a spostarmi un po' più verso

Filippo, ma rimane il fatto che per il mio lavoro non può

ancora essere il sostituto come macchina principale.

Ma detto questo, direi di scivolare tranquillamente invece sulla cosa che, visto

che tratti di audio, vogliamo chiederti tutti quanti, siamo qua con le

orecchie bentese, perché ci sanno anche altri podcaster che staranno ascoltando, cosa

utilizzi tu nella vita per parlare nel microfono?

Parli di strumentazione.

Quindi casa ho una scheda audio, Arturia, una mini fuse, due ingressi,

ottima fattura, ottima qualità, ottimi preamplificatori, che è la cosa più importante,

costa anche relativamente poco, costa 150 euro.

Premessa sia a livello di software che a livello di hardware.

Ormai la scelta è, non dico equivalente per molti aspetti, però quasi,

si va veramente a gusti.

Daniele prima parlava di Reaper.

Reaper è un software incredibile che fa mille cose e se lo

riesci a programmare, ti fa anche il caffè.

E non lo dico in termini dispositivi, cioè, proprio fa tantissime cose

Reper.

Ne fa talmente tante che non è per me.

Idem, dal punto di vista dell'hardware, io in questo momento vi sto

parlando con un microfono a 20 euro e una scheda audio da

40.

A casa ho il microfono a 120 e la scheda audio da

150.

E la qualità dell'audio che sto registrando, poi lo sentiremo nel podcast,

non è certamente brutta.

Per cui anche certe cinesate che si trovano su Amazon a 30

euro possono andare benissimo.

Soprattutto per prendere confidenza col mezzo, con lo stile, capire se il

podcast è una cosa che fa per te oppure no.

Comunque, a casa ho questa Arturia MiniFuse bellissima, che tra l'altro l'ho

scelta, in realtà l'ho scelta perché vorrei la sorella maggiore che l'Arturia

Studio Fuse perché si chiami però costa 600 euro.

Ho detto posso aspettare un attimo, due ingressi, però fa un sacco

di cose anche lei.

Allora ho preso questa Mini Fuse e l'ho scelta tra le varie

fede audio di fascia media, diciamo, media bassa, entri i level prosumer,

sto dicendo un sacco di aggettivi mischiati a caso, perché ha una

presa USB dietro e quindi funge da piccolo hub USB.

Non ci sono mai abbastanza porte USB dispositivi, non tanto nel mondo

esatto.

Io, il Mac Mini ne ho solo due di USB A e

due di USB C'è una limitazione dell'M1 base, questo lo sappiamo.

Per cui ho un hub Amazon Basic proprio di sette porte attaccato

e non mi bastavano.

E quindi da audio su cui ho attaccato, perché appunto sto mischiando

gli argomenti, ma avendo preso il modello più o meno base, gli

8 GB ma mezzo Tera, non ho tantissimo spazio sull'hard disk, anzi,

sull'SSD interno del Mac e per esempio, la library di Logic con

tutti i suoni, gli strumenti virtuali, quelli di base, diciamo così, del

software.

Logico è il software che uso io per produrre e montare i

podcast, sta sulla chiavetta.

La chiavetta è sempre attaccata, adesso alla scheda audio.

Prima al lab, toglierla dal lab e attaccare la scheda audio, mi

ha fatto risparmiare una presa e non è stata una brutta idea

quella come microfono uso un Presonus PD70 che l'avevo comprato così per

provarlo, e mi sono completamente innamorato.

Un microfono dinamico.

Secondo me è un'ottima alternativa.

Microfoni più blasonati che stando anche su fasce dei prezzi più alti,

volendo.

Però mi piace, il proprio pieno come suono, quello che mi restituisce.

Ovviamente lo uso sulla mia voce, quindi sulla voce di ciascuno di

noi, ovviamente, reagirebbe in maniera diversa, ma questo è il bello dei

microfoni e delle voci.

Le cuffe sono le stesse che sto usando adesso, sono delle biodinamiche

770 Pro, credo, a bassa impedenza, perché in questa maniera possono essere

comandate anche dal più scrauso dei dispositivi.

Sono cuffe chiuse, abbastanza credo che si dica lineari, perché la grande

cosa che va detta è che io non sono un forico di

professione, ho imparato sul campo proprio, quindi magari sbaglio anche i termini.

Queste sono soprattutto sono cuffie chiuse, mi permettono di, a seconda del

volume di ingresso in cuffia, anzi di uscita dalla scheda audio che

tengo, mi permettono di non rientrare con le cose che sento nel

microfono, che è una cosa dannata che ogni tanto succede.

Ho anche delle cuffie semi aperte che sono delle Samsung di una

quarantina di euro.

Ottime, veramente ottime.

Mi sono piaciute molto.

Quelle sono un pochino troppo brillanti, per esempio, per certi aspetti.

E poi a casa c'ho tutta una serie di altri microfoni.

Qui tra cui quello che hai tu, Roberto.

Tu non mi ricordo che microfono utilizzi, Filippo?

Allora, io ho sia un'ars tecnica, abluieti, ho microfoni sia in ufficio

che a casa.

Sì, sì, sì, sì.

Coltellino svizzero.

Qui in trasferta, appunto da mia madre, ho un Peringer che si

legge con la G dolce, loro lo leggono con la G dolce.

Un Beringer XM800 Ultravoice, una cosa del genere, e da appunto 20

euro.

Attaccata a una scheda audio e eu foria da una quarantina più

o meno, un ingresso solo e fa il suo mestiere in maniera

abbastanza impeccabile, diciamo così.

Daniele chiede: quindi si consiglia una scheda audio per podcast o plugin

finché non si diventa famosi?

Plug in TD mixer o plugin intend di microfono USB?

Per sono due cose diverse.

Io a me piace di più l'accoppiata a microfono vecchio stile, quindi

con un attacco XLR che una volta si chiamava Canon quando si

andava in sala a prove, e una scheda audio oppure un mixer.

Di mio preferirei la scheda audio.

Però anche i microfoni USB oggi, con veramente sotto i 100 euro,

trovi un sacco di cose piuttosto buone e se vuoi spendere, ne

trovi ancora di più.

E stanno soprattutto arrivando un sacco di microfoni dinamici USB, un sacco

no, però ne stanno arrivando tantissimi ed è una spesa che si

può affrontare appunto.

Dipende tantissimo dal budget che uno ha e da quanto vuole, anche

se uno non avesse budget, nel senso che può permettersi di spendere

quello che vuole, dipende anche da quanto vuole investire in una passione

o in una cosa del genere.

Io, di mio, suggerisco sempre di iniziare col telefono.

Come ho fatto io.

Daniele è già iniziato, quindi questo consiglio non vale per lui.

Però non serve spendere dei soldi perché oggi, soprattutto se il telefono

è abbastanza moderno, ti permette di fare delle registrazioni abbastanza buone.

Ti metti in un ambiente che non è una caverna o il

bagno, ma ti metti magari in una camera, apri l'armadio, parli o

rivolta ai vestiti o c'hai dei tappeti, stai sul divano e parli

al divano, fai un po' di prove e capisci come entra il

microfono del telefono, e poi benissimo iniziare a fare delle prove dei

tentativi, capire come ti sembra, come ti senti e tutte quelle manette

là.

Poi, per spendere, c'è sempre tempo.

Appunto ci sono delle cinesate, c'è un tonor da 30 euro, però

anche li cambiano marco ogni anno, quindi è anche difficile, però, è

una roba da più o meno 30 euro che avevo provato, mi

aveva stupito piacevolmente.

Il microfono condensatore di Amazon Basic, che è un bussolotto che sembra

uscito da un film di fantascienza degli anni 50.

Per i 35 euro che costa, vale, li vale.

Abbiamo fatto una puntata di ricciotto in tre a casa di Faz,

la puntata su Don't Look Up.

Per carità, sono dovuto intervenire un attimo in post-produzione, però si sente

tutto abbastanza bene.

Abbiamo fatto una diretta a gennaio, credo sul mio canale con Col

Cira Olone e Valentina De Poli.

E io stavo usando quel microfono lì.

E mi pare di poter dire che si sentisse abbastanza.

Quindi quei 35 euro lì sono ben spesi.

Daniele, però dice il plugin, i plugin però li usi.

Nel senso, vai con un equalizzatore, vai con un compressore, vai con

una riduzione del rumore se ce ne sono sul software che stai

usando.

E ripere ne ha.

Oddio, sì, ne ha.

Devi installarti Rea plug lì come si chiama, però dovresti, c'è un

botto di roba.

Il minimo della pena è un po' di equalizzazione per risolvere un

po' di problemi sulla voce, poi eventualmente intervieni comprimendo e poi, almeno

la mia catena attuale della voce è l'equalizzatore per risolvere i problemi

di via troppo basse che rimambano, via troppo alte che riverberano, un

po' di compressione per salire se ce n'è bisogno, se ce n'è

bisogno o se ti piace il colore, e poi l'equalizzatore per enfatizzare

alcune cose che mi piacciono, delle voci che sto sentendo in quel

momento lì.

La cosa bella, Daniele, è che nell'audio quasi niente è inciso nella

roccia, cioè ti possono insegnare quello che vogliono.

E anche io ti potrei insegnare delle cose perché le faccio io

così perché mi piace fare così.

Ma se a te piace un determinato suono, piace ottenere un determinato

suono, te ne freghi altamente.

Hai visto che non ho detto parola c'è Filippo?

Bravissimo!

Te ne freghi altamente e vai dritto per la tua strada.

E se il suono ti piace va bene così.

È una cosa molto bella dell'audio, fai degli esperimenti, fai delle prove,

un sacco di suoni nella musica, proprio nelle canzoni li hanno scoperti

a caso, proprio in studio oggi nell'home studio, equalizzatore di compressione ed

eventualmente un po' di riduzione del rumore, ecco se hai la sfiga

di avere un microfono come quello di Roberto in una stanza come

quella di Roberto col computer di Roberto.

Quindi

un po' di pulizia dello sottofondo, diciamo così, si può anche fare

esatto.

Perché io, nonostante l'hardware non mi arrendo, continua a stare qua davanti

al microfono, e anche se vi stordisco un po', fa poi uguale,

aggiungo solo un paio di cose perché due note di colore che

ne avevamo parlato poi fuori onda assieme a Matteo.

Perché anche io, come il buon Ciraulone che abbiamo qua tra di

noi, lo tiro in mezzo perché quando ho iniziato a fare podcast,

anche lui era più o meno messo nella mia stessa situazione, tant'è

che registrava nel garage all'inizio.

Andrea era messo peggio.

Registrava anche lui in garage, anche io ho iniziato a registrare in

auto e quindi diciamo che questa passione per il podcast ci accomuna.

Io potrei dire, come ha detto il buon Matteo, che tra l'altro

mi sta anche consigliando per come risolvere un po' la situazione che

ho qui in casa, e ringrazio davvero di cuore per questo tuo

aiuto che ti sei offerto in modo così veramente genuino che non

si può fare altro che seguirti e stenderti un tappeto rosso sotto

i piedi.

Ho ciò che ha piovuto, quindi ho le sole sporche.

In ogni caso, altra cosa che vi volevo dire è che appunto

il consiglio che ha dato il buon Matteo è perfetto per chi

inizia a fare podcast.

Io mi tiro in mezzo perché l'ho proprio passato sulla mia pelle.

Se avete qualcosa da dire, volete dirlo, vi piace dirlo, volete parlare

di qualcosa che vi interessa, qualsiasi tipo di strumento che cattura la

vostra voce potete utilizzarlo.

Per migliorare c'è sempre tempo, verrà col tempo perché migliorerete la parlata,

migliorerete tante cose, anche dal punto di vista personale, il fare podcast

migliora man mano che si fa podcast.

Quindi sicuramente la parlata che ho attualmente non è la parlata che

avevo, per esempio, due anni fa.

E quindi con la parlata, con la possibilità di migliorare, migliora anche

l'hardware e anche si conoscono tanti trucchetti che potete poi mettere insieme,

ma non bisogna andare subito a cercare la perfezione, perché se cercate

la perfezione, probabilmente nemmeno il mio podcast uscirebbe tranquillo ogni settimana.

E penso di parlare a nome di tutti i podcast.

Come ho compreso tra l'altro, perché la strumentazione professionale, che sia software,

no, il software no, ma la strumentazione, proprio hardware e professionale, ti

fa risparmiare tempo, nel senso che un buon microfono effettivamente ti aiuta,

ti permette di correggere alcuni errori, una buona scheda audio ti permette

di avere più elasticità e così via.

Avere uno studio attrezzato e non le pareti di una camera, comunque

sono cose che aiutano, ma ti fanno risparmiare appunto tempo.

Su software non sono così convinto perché il software professionale è anche

un po' gnostico, soprattutto di prima acquitto.

Quindi effettivamente non è detto che ti faccia risparmiare tempo.

Però in generale lips ed X, il principio di autorità, tutte quelle

venate lì, sono delle cose che io non ho mai sopportato.

Una volta avevo velità di autore di racconti.

Sapevo che dovevo studiare, sapevo che dovevo migliorarmi, però tutti i vari

sedicenti curo o quelle cose lì non li ho mai sopportati dal

primo momento che ho avuto un attimo di cognizione di causa in

generale di come funziona il mondo.

Peccato che non abbia ancora idea oggi di come funziona il mondo,

ma non importa.

E l'altra cosa soprattutto è che dipende tantissimo da qual è il

tuo obiettivo, nel senso che se stai facendo questa cosa per passare

una serata insieme a chiacchierare, cosa te ne frega?

Se lo stai facendo per lavoro è un altro paio di maniche,

ovviamente.

Però lì allora subentrano anche tutta un'altra serie di ragionamenti.

E per inciso non è neanche detto che facendolo per lavoro o

dovendolo fare per lavoro, non sia sbagliato inserire comunque delle imperfezioni e

delle impurità.

Perché, comunque il bello del podcast è che ti permette di essere

trasparente, incredibilmente onesto, anche se non lo vuoi.

Ce ne stiamo rendendo conto con Valentina, con alcuni dei lavori che

stiamo facendo.

La voce non mente proprio.

C'è questa cosa che magari in un video, con l'atteggiamento, le cose,

puoi lasciare trasparire delle cose che in realtà non senti, perché banalmente

sei un bravo attore o una brava attrice, ma la voce non

mente.

E questo però ti può aiutare anche in ambiente lavorativo: cioè, non

devi per forza essere patinato, leccatissimo con i risvoltini con i brillantini,

che esci dal tutto imbellettato dalla prima della scala.

Puoi andare alle prove aperte per dire, non so, che metafora?

Non è venuta bene questa metafora, vi chiedo scusa.

Ma no, anzi, invece, prendo la palla al balzo per due domande.

La prima è: hai parlato di studio, ma tu sei mica un

chitarrista per dire, hai mai suonato in un gruppo?

Ho suonato la chitarra per tanti anni in maniera decisamente mediocre quando

mi andava bene e tragicamente brutta quando andava di solito, ho suonato

con degli amici.

Mi sono appassionato a queste cose in realtà tantissimi anni fa, perché

sono andato a un corso di chitarra, ho studiato quattro anni con

un maestro bravissimo qui di Venezia, Davide Baldo.

Scusate, ho avuto un attimo di incertezza.

Scusami, Davide, anche se non ci vediamo da credo 15 anni.

Abbiamo fatto un po' di chitarra, rock, blues così il primo anno.

Lui, per esempio, mi insegnò una cosa grandissima: che era il primo

anno, era, eravamo io e il giovane Elia, che era.

Io avevo avuto 18 anni, Eliana ne avrei avuto 14, una cosa

del genere, bravissimo.

Ovviamente, essendo a quell'età lui soltanto metal durissimo, e io invece ero

pieno del mio periodo cantautoriale, ma comunque ascoltavo anche diverso metal.

Tipo ad aprile, viene fuori a marzo, aprile viene fuori che avremmo

avuto il saggio e che avremo suonato sui Ton Chicago, bellissimo blusbrother

qua la sua e giù.

E poi qua improvvisate.

Scusa, cosa vuol dire?

Cosa stai dicendo?

Sì, sì, improvvisate.

Adesso facciamo, adesso impariamo le pentatoniche.

Come impariamo le pentatoniche adesso, che siamo

ad aprile, tra un mese e mezzo bisogna andare sul palco.

Quella roba lì è stata tragica.

Conto che non esistano registrazioni di quel momento, però mi ha imparato

mi ha imparato mi ha insegnato a buttarmi.

Poi non mi butto in tutti gli aspetti della mia vita.

Però per moltissime cose dico: però io a 18 anni ho fatto

schifo su un palco con una delle canzoni più belle del mondo,

che cosa ne frega?

Puoi fare quasi quasi.

E l'altra cosa, al terzo anno, no, alla fine del secondo anno

gli dissi: Senti, ma se l'anno prossimo facimo un po' di jazz,

e lui si sono illuminati gli occhioni, e quindi il jazz è

bellissimo da suonare.

Mi ha proposto, ho accettato di fare delle masterclass di effettistica.

Non mi ricordo niente, però sono entrato nel trip della registrazione, del

return, degli effetti, di tutte quelle menate lì ed è stata una

cosa interessantissima.

E anche se all'atto pratico non ho niente in mano di quella

roba lì di veramente vent'anni fa, credo che un primo semino sia

stato quello.

Abbiamo subito beccato da dove è nata questa passione, ma sicuramente è

quello, nel senso che tutte le esperienze che abbiamo fatto la vita

pregressa, nel senso che ormai vent'anni fa, è veramente una vita fa.

Al fine diciamo a questa venerante età chiamiamo la veneranda perché insomma

siamo oltre i 40.

Per meno o male, tutti.

Io tra due mesi ne faccio 40.

Sei giovanissimo.

Sei giovanissimo.

Comunque ci riusciamo già a unire i puntini, è la cosa interessante.

Io ho avuto anche un passato da chitarrista.

Un bel passato mi sono divertito davvero tanto.

Ero un metallaro infame, di quelli proprio convinto.

Sì.

Io non ero di quelli cattivi, però col gruppo suona i sabato.

Qualcosa iniziavi già a fare, io ero già fin oltre, nel senso

che si partiva dai metallica a salire, metalli da mega, detto e

pantera discorrendo.

E quindi era un gruppo un po' particolare.

Ma passiamo alla seconda domanda che visto che ti sei offerto in

questa chiacchierata, volevo chiederti che softwosi per il tuo lavoro.

Usa Logic.

Io avevo iniziato con Garage Band.

Con Garage Band ho fatto due o tre anni di Ricciotto, che

è stato uno dei primi podcast che ho fatto.

Ricciotto è il podcast di cinema di Querti, Querti con la U,

un po' come Deborah Collacca, che è il network di podcast di

cui faccio parte.

Lunedì, tra tre giorni rispetto a quando stiamo registrando, esce la 517<unk>

puntata, fa un po' paura dirlo.

Ha usato Garage Band per tanto tempo.

Poi, con la mia cara amica Lucieri inolfiche, all'epoca già si era

trasferita a Londra, quindi non è stata una produzione facile, manco per

niente, abbiamo voluto fare un podcast che si chiamava Spoiler: Indagine sull'autolesionismo

narrativo, una bellissima esperienza.

E ho detto: no, e allora, no, scusate, no, e allora se

devo fare come gli americani, fare il montaggio con le interviste, la

voce narrante, i suoni, le cose.

E non mi basta più garage band.

Non mi basta più garage band e ho speso i soldi per

Logic.

Molto NPR proprio esatto, esattamente un anno e mezzo di lavoro per

sette puntate, mai più.

Tra l'altro c'è con registrazioni a Milano, a Londra, interviste intendo proprio

a Milano a Londra, a Padova, a Bologna.

Siamo andate, a Mestre, un casino.

Comunque, ho comprato Logic per tantissimo tempo ho usato credo il 5%,

il 3%, se va bene delle potenzialità di Logic.

Poi nel 2017 sono stato licenziato subito dopo aver comprato quel MacBook

Pro.

Coincidenze?

Non credo, io non credo.

E ho detto: vabbè, allora a sto punto sfrutto questo tempo, la

disoccupazione e quelle robe lì per studiare meglio le cose che già

mi piacciono.

E mi sono messo sotto e da lì poi si sono messi

in moto delle cose, però anche con la forza di certe cose,

ma anche l'altra botta di culo che ero pronto a prenderle, diciamo

esatto, di fatti, volevo dirti appunto quello: ho detto, ricollegamomi, infatti, all'altro

podcast che hai, che è Organizzazione per Negati, dove si parlava appunto:

se volere potere, in questi casi la cosa importante è che se

ti capita l'occasione, nel momento in cui tu sei pronto, riesci a

coglierla, se no, ti passa davanti il treno e non riesci neanche

a salirci.

Quella puntata bellissima con Ilari Baitelelli come ospite.

Ho detto questa cosa qui: cioè che un sacco di gente nell'ambito

da cui venivo, che era quello più letterario, se vuoi editoriale, dice

sì: ma che botta di culo?

Ho pubblicato con buon piani, non lo so, è la botta di

culo fino a un certo punto, perché poi quando sei all'interno del

sistema è vero che poi iniziano magari delle manovre di clientelari o

di simpatia o di non lo so io.

Però, come esordiente è difficilissimo essere raccomandati, cioè è praticamente impossibile arrivare

da raccomati.

Vuol dire che se ti pubblicano da esordienti, cioè se un grande

editore ti pubblica da esordiente, vuol dire che il libro per loro

qualche cosa merita, diciamo.

E quindi un'altra roba che dicevo sempre: quando era venuta fuori, non

so se conoscete Carver, e tutta la storia del suo editor che

secondo la Vulgata per un certo periodo, secondo la Vulgata gli aveva

fondamentalmente riscritto le storie, e quindi era l'artefice del successo di Carver.

Carver è uno dei padri del minimalismo americano degli anni '80 70,

scusami.

80.

E io ho un commento di non so chi da qualche parte

sui blog risposi: E, vabbè, tipo, era una roba di: vabbè, ma

con un gordoniscio alle spalle saremmo tutti i carver.

No, perché non basta avere, l'editor buono fa tantissimo, non riesco a

dirla in una maniera che non sembra che me la tiri, però

penso che i lavori in cui ci sono anche io come produttore,

parlo di lavoro di podcast, abbiano un qualcosa di diverso dagli altri.

Tuttavia, se non ho Valentina De Poli davanti che fa i testi,

non viene bello così come viene bello quando c'è lei, lei o

tutte le altre persone, Riccardo Michelucci con i quale ho lavorato.

Insomma, cioè, se non c'è una base veramente bella, il produttore te

lo rimette in piedi, ma non è che

può fare i miracoli.

Oddio, i miracoli mi sto attrezzando, gli ordinati su Amazon ancora non

arrivano.

Nel frattempo uso Logic per tornare alla risposta alla domanda, ho fatto

un giro lunghissimo.

Voglio vederti, Filippo, tagliare poi.

Ma non ti taglio.

La domanda invece che ti volevo fare io, qual è stato l'approccio

per approfondire Logic?

Perché appunto un minimo di idea di cos'è Logic, ce l'ho anch'io.

E so che appunto è un programma dove all'inizio non sai veramente

dove mettere le mani.

Non so se mi spiega.

No, allora, quando lo installi, sembra il cugino che fuma e che

beve alcol di Garage Band.

Poi devi andare nelle impostazioni, vediamo se riesco a farlo senza fare

impazzire Logic.

Che nel frattempo sta registrando la mia traccia.

Vediamo preferenze generali avanzate, eccolo qua.

E devi attivare le complete features.

E in quel caso ti cambia anche la grafica.

Per dire quando lo apri per la prima volta c'ha delle finte

schemorfismo tifoso, c'ha delle barrette di finto legno ai lati, come su

Garage Band che credo simboleggino i cabinati dei dedicatori di quelle menate

lì.

E diventa un attimino più professionale.

Poi, come un po' tutte le cose di Apple, le cose non

sono quasi mai in vista, devi sapere dove andarle a prendere.

E io mi sono letto, credo, un po' il manuale, poco poco,

qualche blog, qualche sito specifico e soprattutto molti, moltissimi video di YouTube.

Però, per esempio, per approfondire, veramente non è successo quando ho preso

Slogic per la prima volta.

Quando ho preso Logic per la prima volta, veramente stavo andando a

caso, stavo facendo esattamente come avrei fatto con Garage Band, solo con

qualche funzionalità in più.

Se non altro, l'unica funzionalità che da sola vale l'acquisto di Logic,

è che al contrario di Garage Band ti permette di selezionare più

tracce e tagliarle tutte nello stesso punto.

Mentre su Garage Band devi andare una per una.

Se stai facendo una roba professionale, stare lì prima traccia, taglia, seconda

traccia, taglia e schiumi un po' tanto.

Non so se le cose siano cambiate onestamente.

Anch'io quando ho iniziato, siccome ero tutta piattaforma Apple, l'ho provato con

Garage Band, non mi sono trovato.

Devo dire la verità: io e Roberto abbiamo usufruito per molto tempo

del programma di editing audio di Alex Arcuglia.

E poi io ho tradito l'amico, diciamo.

E adesso io, per quel poco di editing che faccio, uso Ferrite

su iPad, e devo dire la verità: mi ci trovo per le

mie esigenze.

Tra l'altro, con l'Apple Pencil vai da Dio.

Io Ferrari l'ho comprato e l'ho usato pochissimo, ho fatto veramente pochissime

robe, ma è veramente.

Mi ero sognato quando l'ho comprato ancora nel 2020.

Tipo, sono in treno prima di uscire di casa, mi carico sull'iPad

le tracce, me le sgrasso, tipo, tolgo gli errori, quelle cose lì.

E poi arrivo e le carico su Logic.

Mai fatto.

Però ha tutte le potenzialità, non solo per fare questa cosa qui,

ma anche per finire una puntata.

Quantomeno di una cosa abbastanza semplice, solo voce, tipo compendium, tipo ricciotto,

tipo snap, quelle robe lì da solo, con Ferrite vai tranquillissimo.

È molto molto bello.

E va molto molto bene con uno schermo grande.

Oggettivamente, se avessi il mini, l'iPad mini, forse farei fatica, devo essere

onesto.

Però ti dico: io sto podcaster americano che fa tutto, totalmente tutto.

Col Mini?

Gestisce due podcast direttamente col Mini.

Con l'ultimo, se vuoi.

Anche la registrazione: si, Ferrite ti permette di registrare.

Ma fa paura quando lo vedi editare perché proprio lui: te è

dito e pendule:

ma edita mentre l'audio va,

quello anche io, scusami, Filippo.

No, io no, io non sono in grado.

Alzo le mani, però, per esempio, sempre Daniele Borghi che dice che

una puntata l'ha fatta con Audacity.

Audacity è un programma potentissimo, fa veramente tantissime cose, ha un ottimo

algoritmo di riduzione del rumore.

Per esempio, Logic non ce l'ha, almeno credo che non ce l'abbia,

non l'ho mai trovato.

E quindi alcuni passaggi io lo uso anche Audacity, ha una grafica

che non sopporto.

Io per un corso perdo delle diotrie.

Io per un corso devo usarlo per insegnarlo, per insegnare a fare

le cose proprio basilari dopo una registrazione, e ogni volta sono lì

che mi mordo la lingua per non parlare troppo male di fronte

agli studenti e alle studentesse.

Oggi se iniziassi da zero o mi butterei su Reaper, pure un

software meraviglioso che mi è piaciuto tantissimo è Hindenburg, che purtroppo adesso

è su abbonamento.

Purtroppo no, cioè nel senso non è che io sia contro gli

abbonamenti, è solo che preferirei questo tipo di software qua, preferirei pagargli

anche 1000 euro però subito e non un piccolo stericidio mensile.

Però è veramente molto bello, fa un sacco di cose lui: tipo

inserisci l'audio, una traccia, registrato, quella cosa lì, lui ti sistema già

il volume in base a quello che pensa che sia giusto.

Ed è veramente molto molto bello.

Pod user, credo di aver provato, di averlo proprio provato però due

o tre anni fa.

Non me lo ricordo granché.

No, adesso ha fatto passare la gigante.

È migliorato molto, Alex ci ha lavorato veramente tanto.

E vorrei vorrei riprovarlo.

Dopo che ho sentito l'intervista con Raccuglia, vorrei riprovarlo.

Cos'altro c'è?

Gratuito ci potrebbe essere nel senso, Audacity va benissimo, Daniele.

Gratuito c'è anche il software della Tascam, perché loro sono usciti con

un mixer a mille tracce che fa tante cose, bla bla bla,

con un software a corredo proprio per il montaggio.

Molto basilare, molto semplice con poche cose.

Non l'ho testato a fondo, onestamente, però anche quello si potrebbe provare.

Se no, comunque il linguaggio di Adobe non lo capisco e non

lo mastico.

Per cui ogni volta che ho visto Audition mi sono completamente perso.

Ma proprio non sapevo

per cui non credo che userei Audition.

Per cui non credo che riuscirei ad usare Audition o qualche altra

cosa di Adobe.

Infatti, poi la chat l'abbiamo persa comunque.

Le poche persone che c'erano.

A parte il buon Daniele, si saranno addormentate, le avrò fatte annoiare

tantissimo.

Cos'altro si potrebbe, ce ne sono comunque Pro Tooth, ce n'è abbizfio

Studio One è molto carino, ci ho provato, non è niente niente

male.

C'è una versione gratuita, tra l'altro, per fare un podcast basta avanzare.

Della Presonus, che è la stessa marca del microfono mio.

A proposito di podcast, vuoi raccontarci, anzi, visto che il tuo lavoro,

vuoi raccontarci qualche workflow che utilizzi, che vuoi condividere, qualche piccolo segreto,

qualche consiglio?

Segreti non è che ce ne siano tantissimi.

Se non dico delle cose solo perché me le dimentico perché sono

uno scappato di casa, ormai l'abbiamo capito.

Il workflow standard, soprattutto tenendo conto che io ho iniziato veramente a

lavorare tipo due settimane dopo ho scopriato la pandemia.

Il workflow che ormai si è consolidato è che le voci registrano

a casa loro, io le seguo da Zoom o da altri sistemi

e poi mi mandano il file e io lo lavoro a casa.

Prima della pandemia mi era successo di andare in sala di registrazione,

per esempio, per Vita tra i Paperi, che è stato il primo

lavoro che ho fatto con Valentina De Poli.

Poi ci siamo stati estremamente simpatici.

E per fortuna adesso ci sentiamo tutti i giorni e lavoriamo spesso

insieme.

Valentina De Poli, scusatemi, ha una scheda di Wikipedia, come poi non

volerle bene.

Oltre al fatto che è stata direttrice di Topolino ed è una

delle persone più belle che noi chiunque di noi possiamo incontrare nella

vita ha anche una scheda di Wikipedia.

Ma basterebbe solo essere direttrice di Topolino e basta avanza.

Sì, tra l'altro, o delle Witch, anche a un evento, stavamo aspettando

di intervistare l'amministratore delegato di una cantina di vini.

E c'era sta

non aveva idea del perché stessimo lì e neanche lei del perché

stesse lì.

Lei devo andare un attimo in bagno, faccio l'ancro, poi mi fermo.

Ho detto: Boh, questa qua aveva 26, 24, 26 anni, magari leggeva

le Witch, e sono tornato dietro e ho detto: Ma lei comunque

è una scheda di Wikipedia.

Faccia vuota, ho detto ok, vado in bagno.

Cioè, sono andato.

E Vale mi ha molto odiato.

Ok, quindi il workflow è: io ricevo i file e lì lavoro.

Se si va in sala di registrazione, ricevo i file direttamente dal

fonico o dalla fonica.

Prima, a seconda del tipo di lavoro, c'è anche un confronto su

che cosa succederà all'interno del podcast.

Nel senso, se devo fare solo il chiamiamolo fonico o ingegnere del

suono o tecnico del suono, ho poca voce in capitolo.

Se no, c'è anche la possibilità di decidere insieme la direzione del

progetto e tutte quelle robe lì.

Dipende tantissimo da con chi lavori, chi è il committente vero, perché

magari, per esempio, io sono stato contattato da Riccardo Michelucci per fare

storie d'Irlanda, ma il committente era a monte di Riccardo, era l'ente

del turismo irlandese.

E quindi, per quanto io ho dato dei suggerimenti, delle idee, delle

suggestioni a Riccardo, che poi lui ha riportato, però è stato poi

l'ente del turismo a decidere più o meno come andava il podcast.

Quindi, dipende sempre da.

È andato bene, dipende sempre tantissimo da con chi lavori e dal

tipo di progetto che state facendo.

Però tendenzialmente sì, fase di preparazione, la pre-produzione, poi inizia la produzione

vera e propria con registrazione, io ricevo i file e parto con

la post-produzione, che può durare

.

Quei quattro minuti era perché era una chiacchierata tranquilla tra me e

te per la catena della voce, che forse è già uscita.

Non so perché oggi che stiamo registrando, posso dire che giorno è

oggi?

Oggi è il primo di aprile, però chi lo sa quando uscirà

effettivamente questa puntata, ma la catena della voce dove c'era Roberto, esce

tra due giorni.

Quella con Filippo Filippo, dobbiamo metterci d'accordo per registrarlo.

No, io adesso ho visto, adesso anche, quella è stata estremamente facile.

Anche il ricciotto è un po' più complicato perché siamo in tre,

quindi c'è una voce in più, o come in organizzazione Pernagati, è

ancora più complicato quando siamo in quattro o in cinque, tutti da

remoto, mettere in sync tutto quanto non è facilissimo.

Però poi in realtà non è certo un bagno di sudore.

La prima puntata di un progetto è sempre la più complicata, quella

di sicuro.

A seconda del progetto, magari fai delle ricerche prima a livello sonoro,

quindi io non sono compositore, quindi non mi permetterei mai di suonarmi

le musiche.

Quindi un sito Audioblox in abbonamento per recuperarmi le musiche, gli effetti

sonori, quelle cose lì.

Magari hai il tempo, dipende anche da quanto tempo hai, che è

una cosa da non sottovalutare.

Se hai abbastanza tempo, fai anche una ricerca, o potresti pensare di

fare una ricerca sull'identità sonora del progetto da fare, cosa che non

sempre è possibile.

E quindi magari vai in corsa.

Ci sono stati il primissimo lavoro vero, tra virgolette, che ho fatto

dopo l'apertura della partita IVA intendo è stato per l'Atlante Sonoro degli

archivi italiani la prima stagione, però è stata fatta talmente in corsa

che ho capito che cosa avrei voluto fare alla sesta puntata su

10.

No, sesta no, quarta.

Ed è stato un po' così.

Per la seconda stagione ho cercato di raddrizzare un po' il tiro

e penso anche di esserci riuscito un pochettino.

È stato un bel progetto, quello.

Post produzione poi mi dura appunto qualche settimana, nel senso che sono

abbastanza rapido a montare, però è sempre la prima sgrassatura o la

prima bozza.

Poi ce la rimpalliamo io e Vale, io e Riccardo, io e

qualcun altro.

E poi eventualmente cliente.

Quindi correzioni, per le correzioni uso Mixup mixup.audio se non sbaglio, perché

se andate su mixup.

qualcos'altro andate su Mixup sbagliato ed è un sito usato, sì.audio è

un sito che si usa per ce ne sono diversi che fanno

sta roba qua.

Per la musica principalmente ci carichi le canzoni.

Niempi tre delle canzoni.

Poi lasciare dei commenti e i commenti hanno il time code preciso

per evitare il giro di mail.

Questo è il link.

Ok, allora l'ho ascoltata.

Tocca scrivere tu il time code a 0033 c'è questo a 0035

c'è quest'altro.

A un minuto c'è quest'altra roba qui o ancora peggio.

Quando lui dice che spostalo a quando lei ha risposto cosa, dici,

no, Fio, non si può fare questa roba qui.

Mentre invece quello ti permette di avere delle cose abbastanza precise sulle

quali intervenire.

Poi.

E tra l'altro c'è anche un plugin per più o meno tutte

le due che sono i software professionali Digital Audio, Work Station Logic,

Reaper, Audition, Pro Tools, Studio One e Menate.

Non l'ho mai usato veramente.

Ti dovrebbe permettere di vedere all'interno del software dove andare a intervenire.

Chiamovoli Chapter Mark ti vengono direttamente dentro il logico.

Credo di sì, credo di sì.

È come se fossero dei marcatori di capitolo.

Sì, volendo potremmo chiamarli così.

E allora tu sai che esattamente lì in quel secondo preciso c'è

un problema che non è mai precisissimo.

Però due secondi prima, due secondi dopo non importa.

Intanto hai centrato dove devi lavorare.

Esattamente, esattamente.

E non è per niente male come cosa, fai 2, 3, 5,

poi dipende tantissimo anche dal tipo di lavoro.

Mi è capito di fare fino a nove versioni di una, cioè

9 personaggi di correzioni, e poi finalmente si può pubblicare.

Con un podcast come il vostro, per esempio, se ci sono problemi

di sync, perché ha computer diversi, anche il medesimo modello c'è il

maledettissimo audio drift, che è una cosa.

Roberto è l'esempio di tutto.

L'audio drift è una delle cose più brutte che ti possa succedere,

cioè, semplicemente i computer banalizziamo in una maniera folle, è come se

avessero degli orologi interni un pochino spanati l'uno con l'altro, e quindi

da una parte hai 35 minuti secchi, dall'altra hai 34 minuti e

59.

Che magari non è neanche così grave come problema.

Il mio consiglio è di montare e di sincronizzare dalla fine, non

dall'inizio.

Quindi, parti dalla fine e tacchi, cioè controlli ogni a seconda di

quanto dura, ogni 5-10 minuti e metti in sync, tornando all'inizio.

Bel consiglio.

Io che sono un malato mentale invece faccio una cosa totalmente all'opposto:

io prendo e metto a posto tutto, e anzi, addirittura compatto, scusami,

la messa in sync, però scusami, effettivamente prevede che tu abbia una

traccia master di tutto, che sia su Zoom, che sia su Zencaster,

che sia su Skype.

Di fatto qua ce l'ho.

Nel senso adesso che vi sto registrando, vi sto registrando tutti assieme.

Cioè, anzi, sto registrando le vostre tracce, la mia, e poi la

traccia unica MP3.

Che tanto, però devo dire la verità: alla fine, per comodità, per

come la gestisco io, siccome ogni tanto, comunque ci sono i momenti

vuoti o comunque non perfetti, io li l'ho preso da Jesus Nella,

cioè quando uno finisce di parlare, io faccio diciamo, recupero l'altro e

lo faccio parlare quasi leggessimo nel pensiero, mettiamolo così.

Sì, allora sì.

Perché qui c'è il problema della connessione di Roberto.

Adesso non per fare internet shaming, povero Roberto.

No, ma adesso me ne vado tranquilli.

No, però

effettivamente c'è un sacco di lag.

E in questo caso, per esempio, io i tagli non ne faccio

così mai, però in questo caso ne farei qualcuno anch'io.

Quando la connessione ti permette invece una conversazione molto più fluida, io

non taglio praticamente niente.

Non volevo offenderti Roberto.

No, adesso sto qua nel mio angolino, ma vabbè, a parte gli

scherzi, sono tutti problemi noti, purtroppo è una situazione, non dico drammatica,

ma io mi autoprendo in giro parlando di cresciti che portano i

dati.

Però è anche vero che tra i risolti positivi di due anni

di pandemia, oltre ai già gli igienizzanti più o meno ovunque, però

rimangano, c'è anche che siamo purtroppo abituati a queste cose.

E quindi la gente tendenzialmente non ti viene a prendere sotto casa.

Ovvio che non lo può fare la BBC.

La BBC magari può fare una telefonica, portarla a casa in maniera

dignitosa, anche se non buona, però noi non viene prendere a casa

nessuno.

Quello è assolutamente vero, sono d'accordo.

Anche perché adesso io parlo per me e Filippo: non ci pagano

per fare questo lavoro.

E possiamo anche permetterci un po' anche di chiudere gli occhi su

certe cose.

Ma anche se vi pagassero, però scusami, Roberto.

Io qualche anno fa ero a un evento di un bellissimo festival

di giornalismo, si chiamava Mojo Mobile Journalism a Roma, organizzato da Nico

Piro, che credo adesso conoscendolo sia in Ucraina.

Era un panel, eravamo io, Giulia Kuter di Senza Rossetto, bellissimo podcast.

E due persone della Rai, di cui non ricordo onestamente il nome,

ma lui era, mi pare Andrea, e credo che oggi sia su

Rai Play Sound.

E dopo lui ha fatto un bellissimo escursor storico, poi c'era Daria,

mi pare che si chiamasse di Tre Soldi, bellissimo programma di Radio

Tre.

Poi c'eravamo noi due scappati di casa e Corrias forse non mi

ricordo.

E poi domande al pubblico: tutti i giornalisti, quindi, anche abbastanza, o

gente che stava studiando, oppure giornaliste che dovevano fare i crediti per

l'aggiornamento, tutta gente quindi abbastanza interessata, anche al podcast come mezzo di

comunicazione delle notizie.

Due persone diverse, una all'inizio e una alla fine, hanno fatto la

stessa domanda: cioè, ma le telefoniche, come facciamo a farle?

O meglio, come facciamo a farle che non risultano schifose?

E io scappato di casa, veramente l'ultima ruota del carro, l'ultimo degli

stupidi, e però uno che ha lavorato in radio da tantissimo abbiamo

detto la stessa cosa: le telefoniche fanno schifo a prescindere, cerca di

limitare i danni e porta a casa il risultato, ovvero fai diventare

intelligibile le cose che devono essere dette, le cose che vengono dette.

Sì, che poi la parte importante, appunto, è il concetto e come

viene espresso e soprattutto che venga capito bene, perché la parte difficile

è anche quella.

Perché noi facciamo registriamo chi è fortunato non come me, che registra

da scappato di casa, ha magari una situazione molto insonorizzata, chiamiamola così,

molto tranquilla.

Ma chi sta dall'altra parte chi ascolta, magari in tram, o magari

in macchina, o magari che ne so, sta correndo, o anche semplicemente

sta mangiando qualcosa.

E il rumore anche del mangiare ti cambia proprio la percezione.

Una delle cose che vorrei studiare, che dicevamo prima appunto le botze

nuove, ma tutto comunque questo Dolby Atmos, questo audio spaziale, queste robe

qua che è molto bello e sicuramente sarebbe molto interessante per un

certo tipo di podcast, ma non ho il minimo controllo su dove

la gente mi ascolta.

E quindi sì, è un investimento di tempo e conoscenze che voglio

fare più che devo fare, però è utile fino a un certo

punto.

Soprattutto se uno mi ascolta su uno smart speaker, cioè in auto,

col finestra paziente.

No, infatti, come direbbe Filippo, interessa fino a mezzogiorno perché noi vogliamo

uscire con la miglior qualità audio,

ma in realtà non sappiamo di preciso se ascolta in una camera

necoica l'ascoltatore oppure in mezzo al traffico.

Quindi tante cose che noi sentiamo come produttore di podcast, chiamiamolo così,

o anche chi deve mettere mano ai file audio sente tante cose

che molto probabilmente ha un ascoltatore medio che ascolta in auto non

sente per niente, ma per forza, perché ci sono altri rumori in

auto che vanno di sottofondo.

Tra l'altro, il problema dei rumori in fase di registrazione.

Molto spesso mi viene coperta dal tappeto sonoro.

Non è un caso se un sacco di prodotti c'è sempre una

musichina sotto.

Come il mio, ad esempio, di fatti, io bypasso il problema.

Sai che non me ne sono accorto su Snap.

Non ne sono mica accorto di fare, ma appunto per evitare, diciamo,

questo.

È perché tu c'hai le ventole, perché c'è un condensatore.

La differenza strabiliante, e invito gli ascoltatori e le ascoltatrici a stare

attenti.

Quando parla Filippo e quando parla Roberto in A2, la differenza strabiliante

del fondale sonoro, chiamiamolo così, della stanza.

Proprio tra Roberto, ma di nuovo non per fare microfono shaming, ma

perché lui ha un microfono dinamico e da questo punto di vista

aiuta.

Ci sono dei cambiamenti, non vi preoccupate, migliorerò anch'io.

Sempre prima che non decida dopo questo microfono shaming, non smetta di

fare podcast così d'amblè.

Ma in ogni caso, volevo parlare: Ti vogliamo bene così, ti vogliamo

bene così.

Lo so, lo so, ma perché io sono il grezzo del gruppo,

ci vuole la persona grezza, io sono lo zappatore col microfono.

Ma perché non mi conosci bene, Roberto?

Sapriti che il vero grezzo sono io?

Potremmo fare una bella gara e vediamo chi ne esce vittorioso.

Una volta per uno dei podcast Querti, che è ancora Tizione d'Inferno,

che registravamo dal vivo al Secco a Milano, che era un locale

di amici nostri.

Mi ero dimenticato la spugnetta del microfono, ho fatto la puntata con

il fazzoletto di carta legato con lo scotch di carta sul microfono.

Non mi ricordo chi fossero gli ospiti di quella puntata, ma non

erano certo dei disegnatori o dei fumattisti esordienti, non mi ricordo che

pezzo grosso avessimo.

Io avevo il coso.

Insomma, abbiamo qualche scheletro armadio entrambi, penso.

Ma di cazzate, ne ho fatte aiosi!

Tutto, in questo podcast hai parlato molto dei tuoi progetti collaterali, perché

ci hai parlato fino adesso del lavoro che fai.

Che ovviamente è grandissimo lavoro che lavori col podcast.

Per me è una cosa molto bella, nel senso, sapere che di

podcast si può vivere in qualche modo.

Perché è un ambiente un po' particolare, quello del podcast, almeno dal

mio punto di vista, non ho ancora ben capito come funzioni, ma

fa lo stesso, non è importante.

È bello sapere che ci sono persone come te che riescono a

lavorare e a rendere questo posto migliore, ma non rendi il posto

migliore solo quello del podcast, rendi il posto anche internet migliore perché

hai un sacco di progetti.

Io li chiamo collaterali o side project, perché, insomma, ne hai molti,

e secondo me bisogna partire dalla prima, che è quella che mi

ha incuriosito di più, a partire dal titolo, perché ovviamente il titolo

va con la lettera minuscola e parliamo della rivista Inutile.

Sì, che è una rivista che tra tre anni compie vent'anni.

Anche se le pubblicazioni sono iniziate nel 2007, però, l'abbiamo fondato nel

2005, eravamo un gruppetto di amici qua a Venezia, in Campo Santa

Margherita, se non ricordo male.

Ed è una rivista che pubblica racconti tutte le settimane.

Abbiamo avuto diverse incarnazioni, sia cartacee che adesso siamo praticamente soltanto online.

E tutte le settimane usciamo con un racconto inedito, tendenzialmente inedito, a

volte in traduzione, di autori e autrici che semplicemente ci mandano i

loro pezzi.

A volte li chiediamo noi, a volte ce rimano, spessissimo ce li

mandano loro.

Abbiamo una selezione all'ingresso violenta proprio, fai conto che ci arrivino 15

racconti a settimana?

Ah, davvero!

Grosso modo, e a settimana ne esce uno.

Quindi ha un sacco di gente diciamo di no.

Ma a volte perché sono oggettivamente delle ciofeche, a volte perché sono

soggettivamente le ciofeche, cioè non ci piacciono, e a volte semplicemente perché

non è il racconto giusto per noi, o noi non siamo la

rivista giusta per quel racconto lì.

Per fortuna c'è un movimento di riviste da tantissimi anni in realtà:

molto vispo, molto attento, molto vivo, e questo permette ad autori, agli

autori, alle autrici di essere rappresentate.

E quindi non è che c'è solo inutile con lo suo stile,

o solo il verde col suo, che è completamente diverso dal nostro,

per esempio.

Però quasi vent'anni siamo tra le più vecchie.

Io uso sempre il femminile perché siamo in redazione, sono l'unico uomo

e le altre sei sono donne.

E abbiamo anche lì tutta una serie di progetti collaterali.

Abbiamo una Rocket Science, che è una newsletter di cultura e tecnologia,

abbiamo un podcast Racconti pubblicato attraverso Querti, che è il network di

cui parlavo prima.

Abbiamo tantissimo Timone, che è una bellissima newsletter che parla di riviste.

Perché non ci sembrava giusto, non ci è mai sembrato giusto fare

le intellettuali che si nascondono nella torre d'avorio e dicono: no, più

si allarga il campo da gioco, più il campo da gioco stesso

acquista credibilità e autorevolezza.

Così la pensiamo noi, no?

E quindi parlare anche di progetti che magari non ci piacciono.

Cioè, poi ci abbiamo i nostri.

Non è che è tutta rosa e fiori, perché ci sono delle

cose che onestamente non sopportiamo.

Però se anche una rivista non ci fa impazzire, però ha le

caratteristiche giuste, ha l'atteggiamento soprattutto giusto, noi non abbiamo alcun tipo di

problemi a segnalarlo e anzi a invitare la gente ad andarsene a

leggere.

Adesso mentre stavi parlando, stavo iniziando a fare un'idea un po' più

precisa di quello che fai nella vita e ci devi svelare il

tuo segreto: cioè tu hai 72 ore nei giorni.

No, purtroppo no.

Il mio segreto è che ho imparato a lavorare con la gente

anche quando non è lavoro pagato, intendo dire.

E ho imparato a circondarmi di persone che A sanno lavorare e

B, sanno fare le cose che devono fare senza che io glielo

dica.

È importante.

Adesso sembra che sia il padrone del mondo.

Però, semplicemente se c'è da fare qualcosa, la si fa.

È importante perché tu non perdi tempo a spiegare le cose da

fare e gli altri arrivano prima.

Quindi semplicemente la collaborazione è anche questa.

Non solo questo, scusami, ed è vero, ma l'altra cosa che è

sempre il caso di imparare prima lo fai, meglio è circondati di

persone che sono più brave di te.

Quella è una cosa fondamentale in qualsiasi ambito, in qualsiasi campo, e

non è per forza che devono essere meglio di te in tutti

gli aspetti della vita.

Però comunque in almeno uno ti devono dare il bianco e tu

devi solo stare in zitto.

E quello che ha guidato me nel corso della professione, nel senso

che all'inizio, quando ero un giovane architetto, dove sono andato a lavorare,

ho cambiato tre o quattro studi nel corso degli anni, ma mi

ricordo che arrivava a un certo punto che dicevo Ok, ragazzi, qua

non ho più niente da imparare, devo cambiare lavoro, devo cambiare studio.

Perché arrivavo a un certo punto che non sentivo più qualcuno che

mi desse qualcosa su cui imparare.

Perché ovviamente, come tutti, a forza di stare con le altre persone

che ne sanno, incomincio ad acquisire un po' anche tu di questa

conoscenza e si tende a migliorare come tutte le cose.

E certamente dove sei portato è più facile, però, in altri ambiti,

adesso soprattutto che le cose sono molto più specializzate, diventa chiaro che

le persone più ne sanno, diventa veramente bello lavorare con questa persona

perché è molto stimolante.

La parte bella di certi lavori è lo stimolo che ti viene

dato, appunto anche dalle conoscenze che hanno gli altri.

Ma oltre a questo segreto che ci hai rivelato, ti ringrazio per

averlo condiviso.

Segretissimo proprio.

Segretissimo.

Beh, insomma, è una cosa che bisogna attendere, ma molti non lo

prendono in considerazione.

In ogni caso, è una cosa da tenere, diciamo, sott'occhio quando si

lavora, riuscire a trovare delle persone che ne sanno più di te.

Oltre a questo, hai parlato tantissimo del network Querti, se vuoi darci

qualche indizio in più di questo network.

Querti è un network di podcast di cultura popolare, se vogliamo riassumerla

così.

E abbiamo tanti podcast, tutti belli.

Si va dal vabbè, quelli che faccio, che seguo qui da vicino.

Io sono sicuramente Ricciotto, che è appunto questo podcast di cinema che

faccio con Aldo, che continua a pensare da quando l'ho convinto a

fare questo podcast a oggi.

Continuo a pensare che sia il critico cinematografico migliore che ci sia

in Italia.

E nel 2016 si è nuta Federica, che tra l'altro è anche

lei in inutile, ed è la voce giovane, se vuoi, del podcast

Giovane strapreparata.

Che è fede del 93, sì, fede del 93, Aldo, un po'

più vecchio di voi.

Poi c'è Pilota, un podcast sui telefilm.

C'è tutta la famiglia allargata di Fumble.

Che sono tutti i podcast di giochi di ruolo, fatti a microfoni

aperti.

Fumble è stato il primo podcast di gioco di ruolo a microfono

aperto appunto in Italia in italiano.

Tizione in inferno, un podcast sul fumetto condotto da Tito Faraci, della

linea Michela Caradonna e me.

Ci abbiamo invece anche il podcast povero del Meccenate Povero.

Adesso me ne sto dimenticando tantissimi, che invece è il fumetto indipendente

autoprodotto.

Perché ne so io abbiamo Da Me System su Evangelion.

Tra l'altro, se non avete mai sentito Da Mi System, è un

podcast incredibile.

Incredibile!

Cioè, solo la prima puntata di introduzione a che cos'erano gli anni

90 in Giappone quando è nato Evangelion.

È pazzesca, una cosa incredibile.

E poi ne abbiamo tantissimi altri che invito tutti ad ascoltare, perché

è probabile che ci sia qualcosa che può interessare a chiunque.

È molto eterogeneo.

Hai già detto delle cose che probabilmente mia moglie è molto interessata

perché cinema e serie TV sono argomenti che la moglie ama.

L'impronta che abbiamo voluto dare tanti anni fa e che fortunatamente è

stata assorbita proprio come stile, è la chiacchierata amichevole, persone che sono

competenti di un determinato argomento che non se la tirano e se

la raccontano veramente come se fosse la barba.

Poi il bello del podcast, secondo me, cioè proprio una chiacchierata tra

di noi per conoscersi meglio e anche per condividere dei momenti e

delle esperienze.

Poi devo anche essere onesto, sono estremamente fortunato a vivere.

Mi sono trasferito a Milano 12 anni fa, ormai, più o meno,

11 anni fa.

La mia compagna appunto è avvocato, aveva trovato posto in uno studio

perché dai vari colloqui erano in ballo Treviso, dovevano dovuto fare praticamente

intanto facendo fotocopie gratis.

Torino oppure Milano.

Alla fine ha scelto lei Milano.

A Torino avevamo un paio di amici e parte della mia famiglia.

A Milano avevamo degli amici incontrati proprio per le riviste.

E attraverso loro, innanzitutto, è stato molto bello perché abbiamo conosciuto una

Milano sicuramente diversa da quella che avremmo potuto conoscere frequentando avvocati, che

comunque spezzano lancia a favore della categoria, a volte siete anche simpatici.

E in particolar modo i suoi colleghi, almeno quelli dell'inizio, li frequentiamo

ancora per dire, quindi sono delle splendide persone, però è comunque una

vita di un certo tipo.

Con i nostri amici di rivista, che sono poi quelli che hanno

aperto il secco il locale di cui parlavo prima, invece, abbiamo vissuto

una Milano decisamente diversa.

Io conosco benissimo tutta la zona di Loreto via Padova per dire

che mio suocero anni fa mi ha detto: portatemi lì, l'ho vista

al Tg, si accoltella.

Gli abbiamo detto che non è proprio così come roba, però andiamo,

è tranquilla, infatti, non che non succedano brutti episodi, però comunque non

è dozione drammatica, non era, sicuramente.

E attraverso loro io mi rendo conto che, soprattutto per alcuni vecchi

amici qui a Mestri, io sembri quello che frequenta solo i VIPs,

l'altro giorno ero a cena con Valentina De Poli, con Silvia Ziche

e Tito Faraci, o cose del genere.

Però è anche vero che una città come Milano ti permette di,

se conosci, non tanto se conosci le persone giuste, nel senso se

ti intrallazi, perché poi tra l'altro succede anche, non è che non

succeda così però, se entri a conoscenza di un certo genere di

persone, poi va a finire che sono quelle le persone che frequenti.

E io ho la straordinaria fortuna di avere tutte persone o con

una scheda di Wikipedia o comunque incredibilmente preparate in determinati argomenti.

Andrea di Lecce, Leonora Alice Cocchetti e Alice Alessandri facevano serialmente è

stato il sito sui telefilm negli anni duemila, prima ancora frequentavano i

siti su Baffi e quelle cose lì.

E sono miei amici, ed è nato tutto casualmente.

Internet te lo fa fare, perché te lo fa fare, però è

anche vero che la città giusta, e di nuovo la fortuna, ti

può aiutare anche da questo punto di vista.

Torino non è così, ma perché i sabauti sono un po' particolari

di loro.

Tuttavia, a Torino c'è tutto, anche lì c'è un botto di roba

sia di musica, ce n'è tantissima, di letteratura, di editoria più che

di letteratura, lì ce n'è tantissima, pure perché con in Audi con

la Holden, figurati.

E anche tutto sommato, anche un bel giro di clip, documentari, un

sacco di cose.

In realtà è molto viva anche Torino.

Non ci virei per più di due giornate, però è molto viva

anche Torino.

No, neanche io, più di due giornate,

non la farei nemmeno io a Torino, e difatti tant'è che abito

fuori Torino.

Ma detto questo, non c'è solo queste grandissime cose che fai, hai

anche dei progetti tuoi di podcast.

La prima che mi viene in mente e vorrei parlarne perché è

quella che ho trovato, diciamo, più affine anche con i due podcast

che è organizzazione per negare.

Noi abbiamo questo taglio dato direttamente per chi lavora, ma l'avete dato

anche voi, questo taglio decisamente più eterogeneo.

Per noi siamo molto indirizzati su chi utilizza Apple.

Invece, da voi è proprio come trovarsi davanti al caffè di Camera

Caffè, chi l'ha visto se lo ricorda.

Sembra veramente di essere lì con voi a prendere un caffè e

raccontarvi.

Voi raccontate delle cose, noi siamo lì che ci beviamo il caffè

con voi ed è molto piacevole.

Sì, sì, sì, è una cosa che abbiamo iniziato a fare Andrea

Cirallo e io.

Tra l'altro, vedi internet te lo fa fare davvero, perché io Andrea

l'ho conosciuto attraverso, anzi, lui mi ha conosciuto attraverso internet, mi ha

intervistato credo fosse il 2018 e io non so perché, perché non

è che lo faccio proprio sempre, però gli ha detto: se non

sei troppo lontano da Milano, ci vediamo anche, mi fai l'intervista direttamente

di persona, che è anche più comodo.

E da quel momento siamo in contatto, ed è una delle persone

che ho più care adesso al mondo.

Spero che sia condiviso, Andre.

E adesso sono convinto che non sia in chat.

Vediamo se è in chat è abbastanza.

Gli abbiamo parlato troppo di Apple, sarà scappato conoscendolo.

No, infatti è andato via.

E siccome ci sentiamo, ci confrontiamo spesso su un sacco di argomenti

diversi, adesso andiamo, per esempio, a camminare, cerchiamo di fare io da

un po' che non lo faccio perché sono un po' impiccato di

produzioni.

Però l'idea sarebbe andare a fare una camminata in montagna una volta

al mese, tipo con altri amici.

E siccome ci confrontiamo spesso, su cosa ah, scherzo, ho fatto questo

preventivo, non è andato bene.

No, è andato bene, no, era troppo basso, e qua là su

giù, o banalmente software, sistemi, cose.

A un certo momento ci siamo detti: credo di aver avuto l'idea,

ma non ne sono sicurissimo, di farci cioè di registrare queste conversazioni.

Quindi, così è nata l'organizzazione per Negati.

Che quando eravamo lui e io e basta, era un po' più

tecnico di rispetto ad oggi: cioè, se andava nel software, se andava

proprio nelle cose più pratiche.

Abbiamo avuto degli ospiti da quasi subito, in realtà, abbiamo deciso di

intervistare altre persone.

E anche qui, per esempio, abbiamo conosciuto Francesca Gimelli, perché Francesca voleva

intervistare Andrea.

Andrea le ha detto: Va bene, però, poi ti intervistiamo l'organizzazione per

negati.

E allora siamo diventati amici e andiamo a fare le camminate con

Francesca, anche, che però sta a Pisa, per esempio, lunga, ma di

solito le facciamo nel basso Pavese, quindi, tutto insomma, da un po'

più sotto rispetto a dove abita Andrea.

Tra queste interviste, l'ultima intervista che abbiamo fatto prima, cioè durante l'estate,

perché credo che l'abbiamo intervistata a Luglio, se non sbaglio, è stata

Valentina De Poli: collei della pagina di Wikipedia esatto, la nostra regina,

la regina di tutti noi, come dice, e ho visto che avevano

cliccato che sono completamente diversi loro due, però c'avevano qualcosa e gliel'ho

buttata lì ad Andrea e gli ho detto: Ma se le chiedessimo

di essere sempre fissa come conduttrice, e lui ha detto: Sì, volentierissimo,

sarebbe meravigliosa come cosa.

L'ho detto a lei, però gliel'ho detto onestamente: ho detto: tanto mi

dice di no perché non c'è tempo.

E invece mi ha risposto di sì.

E secondo me il podcast ha guadagnato tantissimo.

Siamo sicuramente meno tecnici, meno pratici, se vuoi, rispetto a prima.

Tuttavia, credo che il podcast ne abbia guadagnato tantissimo, credo che vale,

ne abbia guadagnato tantissimo, perché lei, secondo me, sarebbe perfetta, cioè è

perfetta per fare questo genere di cose.

E per avere un dialogo continuo, come tutto sommato, sono ragionamento che

sto facendo adesso, però lei tutto sommato c'è avere il dialogo continuo

tutte le settimane con l'editoriale Topolino.

Ed effettivamente questa cosa, avere un pubblico fisso, cioè un appuntamento fisso,

effettivamente è la sua misura.

Sì, anche perché ho notato che ha dato un taglio diverso, visto,

secondo me è sfociato nella diretta YouTube che ha fatto che avete

fatto recentemente, dove si parlava appunto di come gestire l'intervento, chiamiamolo così,

russo in Ucraina durante dal punto di vista lavorativo.

Quello mi è sembrato forse la sua firma.

Non so se da ascoltatore ti parlo, non parlo di come se

sapessi qualcosa.

Ma no, quella è stata una cosa buttata lì.

In realtà, quella è stata una cosa buttata lì nella puntata precedente,

non mi ricordo chi l'ha detto, forse io, forse Andrea ho detto:

di questa roba qui avrebbe senso forse fare una puntata dedicata esclusivamente

a questo argomento.

E poi abbiamo anche detto: a questo punto in diretta, così parliamo

anche con la gente.

È stata molto interessante, mi è piaciuta molto.

È stata anche, devo dire, liberatoria dal punto di vista dell'ascoltatore, perché

appunto non ci si sentiva più soli, nel senso perché molti hanno

questo problema, magari non ne parlano.

Invece, in quel momento lì mi sentivo in effetti a fare gruppo

con voi a parlare di questo che magari a volte veramente o

ti vergogni oppure non vuoi parlarne, perché pensi di essere solo tu

a sentire queste cose.

E volevo farvi complimenti per questa diretta che a me è piaciuta

davvero molto e ha aiutato.

Ha aiutato tutti quelli che erano lì in diretta con voi a

parlare.

La speranza era quella.

Un'altra cosa che magari non ti fa dire certe cose, certe cose

che senti è anche tipo: ho capito che quelli stanno venendo dati

in vasi a Muzzo.

E che senso ha che io dica che sto male, che ho

l'ansia, quelli vengono ammazzati effettivamente.

Con la scala di valori sballata, quelle venate lì.

Però è anche vero, è un privilegio gigantesco in questo momento non

essere in un paese in guerra, però è anche vero che ci

sono delle situazioni brutte e tragiche anche quando non c'è la guerra,

diciamo, nel senso, anche quando non c'hai un carro armato che ti

entra in città, quello che

è quello che dico sempre: dietro a una persona non sai che

peso si porta sulla schiena, nel senso che abbiamo dei grossi pesi,

altri ne hanno di meno, però comunque aggiungi che possono essere quelli

interiori, aggiungi quelli esteriori che arrivano dalla tua cerchia, e poi ci

aggiungi ancora magari il carico da 90 che arriva magari dalla guerra

che ha alle porte dell'Europa, magari

nessuno.

Sicuramente, magari fare due chiacchiere è stata secondo me una cosa assolutamente

buona.

Ma oltre a questa cosa assolutamente buona, ne è un'altra che posso

anche fregiarmi di aver partecipato: la catena della voce.

Sì, è un podcast che parla di podcast, dove era iniziato l'anno

2020, a fine 2020 come podcast bisettimanale dove intervistavo persone che fanno

podcast.

Te sfociato quest'anno a settembre 2021, si è ripreso.

Prima sono state dieci puntate.

La prima stagione, la seconda adesso è settimanale ed è sempre un'intervista

al mese.

Due volte al mese è la lettura e il commento dei messaggi

del mio canale Telegram, perché è un canale Telegram a cui ho

recentemente cambiato il nome, che adesso si chiama Qui Si Fanno i

podcast.

Come la mia newsletter, così ti ho bruciato un altro argomento.

Come anche il canale YouTube, a questo punto

, è un canale dove, non so, butto lì un po' di o

di news, oppure consigli di ascolto o di lettura, e ogni tanto

anche di autopromozione.

E secondo me ha senso, soprattutto per alcune cose, ritornarci sopra e

farci un commento, anche breve, a distanza di diverse settimane, perché fai

conto che la puntata di questa settimana parlava dei messaggi.

Quindi, eravamo a fine marzo, parlava di messaggi di metà dicembre, credo.

Decisamente nel tempo, un sacco di cose sono cambiate: alcune no, tipo

Spotify e Jo Logan.

Toccarla piano.

L'altro giorno ho visto il titolo meraviglioso: pare che lui aveva detto

una roba: tipo: No, vabbè, ma se devo continuare a stare così

attento alle cose che dico, smetto anche di fare podcast, giusto, eccola

là.

Non commento, non commento, non' proprio più dire niente, vero Joe?

Scusatemi, quindi intervista, messaggi di Telegram, pontificazioni a vuoto, e poi di

nuovo messaggi di Telegram.

Queste sono le quattro puntate mensili della catena della voce.

Le pontificazioni sono idee, suggerimenti, cose.

Anche se mi rendo conto che sembra un calco da un podcast

di Ivo Terra che si chiama Podcast Pontification, ma in realtà non

ci avevo pensato.

E lui, però è quotidiano, credo: 5-8 minuti, però sono dei format

diversi.

Sì, decisamente.

Mi diverto molto.

Ha senso, secondo me, fino a un certo punto, per esempio, se

andes a intervistare, le persone di Cora media con cui ho lavorato,

perché lì c'è un discorso produttivo di un altro livello.

A me interessa di più parlare con le persone, la gente della

strada.

Infatti, non per quello sono passato, anch'io.

Le persone, tra virgolette, normali che si trovano a produrre con regolarità,

senza per forza aver fatto chissà che è studi, tra parenti, non

li ho fatti neanche io.

Quindi, quella è una cosa che mi interessa già di più.

Infatti, di solito la domanda iniziale è: raccontaci la tua catena della

voce.

C'è cosa succede da quando tu parli a quando ti ascolti io

in podcast a livello di software, strumentazione, tutte quelle là.

Che può anche essere dritta per dritta, registro col telefono, butto su

Auphonic ed è finita Auphonic, è un ottimo sito da consigliare.

Auphonic.com ti fa un sacco di lavori.

Normalizzare e riduzione dell'umore dell'umore del rumore, quello ci vorrebbe per tutti,

se fa anche quello, e soprattutto ti pelle il file direttamente ai

looks, quindi al volume, tra virgolette, che vuoi e che gli dici

tu, quella è una cosa molto molto interessante.

E sì, quindi nella Catena della voce mi diverto molto a intervistare

un po' di persone.

L'ultimo che per noi esce dopodomani è Roberto, poi verrà Filippo il

mese prossimo.

Preparati, ma la registriamo prima, ci portiamo avanti, e a volte è

anche una maniera sordida per parlare con le persone che già conosco.

Abbiamo fatto una puntata con Valentina il mese scorso, prima ancora con

Francesca di qui sopra.

E tra l'altro, avevo iniziato la stagione facendo una puntata con Andrea,

perché era stato anche il primo della stagione precedente, e secondo me

aveva molto senso e poi era una scusa per vederlo.

No, in difetti sono molto incuriosito di sentire poi Filippo sotto il

tuo torchio.

Sono proprio curioso di sentire cosa dirà, ma penso che ci saranno

anche tanti altri ascoltatori che saranno lì che sbagliano per vedere che

fine fa Filippo sotto le manine candide di Matteo.

Guarda, che tu sai già tutto di me, tra l'altro, sei stato

il mio primo ascoltatore.

Esagerato, tu conosci tutta la mia storia, però bisogna intanto dare un

ripasso.

Storia, che insomma è

una bella storia anche la tua, però non vogliamo fare spoiler perché,

se no, stasera non finiamo più.

Tant'è che chi non se ne è accorto, sono i sottoscritti che

sono arrivati per adesso a un'ora e cinquanta di registrazione?

Sono solo le 11.20, ma io ve l'ho detto, una cosa ho

detto Mia Molosa.

Così finalmente ti fa fatto benissimo perché è stata una bella puntata

divertente.

Io non mi sono per niente annoiato, l'ho visto adesso.

Che siamo arrivati all'ultimo punto, ho detto guardiamo quanto abbiamo registrato, perché

io non me ne ero accorto, francamente.

Va bene, nel senso, se volete, possiamo continuare veramente all'infinita.

Però, forse è il caso di andare a letto, ditemi voi: io

non treno le 8 di domani mattina, ma l'after lo faccio, quindi

non ho un problema.

No, anche perché tanto, comunque visto che c'è qualcuno che è molto

interessato al studio, direi che secondo me ci risentiamo, ci risentiamo a

breve.

Ma volentieri, tra l'altro, ve l'ho proposta io questa porcata di fare

la double fissione, è una porcata.

Anzi, sono già qua che mi sfrego le manine perché avremo la

possibilità di ascoltare di nuovo, Matteo, che ci racconterà come è andata

con il Mac Studio: Vita, morte, miracoli, ma soprattutto sapere come va.

Come va, più che come è andata, come andrà, vediamo se ho

speso bene i soldi.

Perché, comunque è un bel ogettino, poi vabbè.

Ringrazio la realizzazione sulla carta di credito, comunque, perché se no sarebbe

stata difficile.

Aiuta tanto quello legato mani e piedi alla banca,

quel Mac è della banca, lasciamo perdere, non pensiamo a queste brutte

cose.

Io continuo a ripetere: se ti fa lavorare meglio,

ragazzi, io vi ringrazio tantissimo.

Allora, se vuoi salutare i nostri ascoltatori, no, volevo salutare la mia

mamma che mi sta seguendo dall'altra parte del muro.

E no, non lo sta seguendo la diretta perché figurati, sarebbe già

bella che addormentata.

Poi sarebbe stato un po' strano avere tua madre di là dal

muro che sulla Fire TV si guarda YouTube con te.

Sarebbe stato troppo.

Grazie mille per avermi invitato perché mi sono divertito moltissimo.

Grazie per avermi contattato perché mi avete fatto conoscere i vostri lavori,

ma anche le vostre persone, sono molto contento.

Grazie a tutte le persone che hanno ascoltato.

Se ci sono cose, domande, dubbi, non ho ancora un pubblico così

vasto da impedirmi di dirvi, cerco di rispondere a tutti.

Quindi, ci sono domande, dubbi, poi a un certo momento ad Andrea,

per esempio, è successo con anche una discreta rapidità, il numero di

persone che lo seguono è aumentato incredibilmente, lui non ha più potuto

starci dietro.

Proprio minimamente.

Onestamente spero di non arrivare mai a quei numeri lì, perché poi

ti danno addosso anche una responsabilità, non da poco, e basta.

Quindi, grazie mille, grazie a tutte le persone che sono rimaste ad

ascoltare fino alle 11 e mezza adesso in diretta, e grazie Filippo

che si deve fare un bel lavoro di montaggio.

Io lo faccio più che volentiere, il mio domenica pomeriggio, fortunello.

Va bene, buonanotte.

Buonotte, il piacere è stato, come sempre, tutto nostro.

Io e Filippo sono stati davvero molto contenti di passare questo tempo

in tua compagnia, che è davvero volato.

E penso che lo sarà anche per gli ascoltatori di due podcast.

Per quanto ci riguarda, troverete tutte le note dell'episodio con i link

degli argomenti che abbiamo trattato in questa puntata e tutti i nostri

riferimenti su a2podcast.it/34 dove ci potete trovare.

Allora, Matteo Scandolin ha un simpatico sito che si chiama Scandol.in?

se non sbaglio.

Potevo evitare di fare sta maccata e prendermi un sito col col

dominio di primo livello indiano, pur di giocare col mio cognome.

Io in effetti non ci avevo ancora pensato.

Però non è costato neanche troppo a questo punto.

No, no, 15 dollari, 20 dollari.

Te lo vedo Roberto Marin, ma sono dei suffissi che sono complicati

se avessi fatto scandolino.audio, credo che fossero centinaia di dollari all'anno.

Ma non hai solo quello, c'è anche il canale YouTube se non

sbaglio.

Sì, che è una selva alfanumerica che non ha senso, cercatemi col

mio nome e mi trovate.

Benissimo.

No, ma guarda che quello che mai girato c'è il tuo nome.

Io io vedo channel slash maiuscolo UCP3X minuscolo B1LY.

Quello che mi hai girato da Bravo, era giusto.

www.youtube.com slash Matteo Scandolin sono proprio io, l'unico social network che frequento

è Twitter.

Lo dico.

Ah no, in realtà sono arrivato anche su Instagram, tra l'altro.

Sì, è vero?

Che però già voglio chiudere, ma non importa, invece, i nostri sottoscritti,

dove li troviamo?

Allora, per quanto mi riguarda, mi trovate un po' in ogni angolo

della rete più o meno quasi.

Mac Architettura è il mio blog personale che potete trovare all'indirizzo marconnetto.wordpress.com

dove racconto cosa faccio io col Mac.

Lento, lento, lento.

Che se corri quando dici le urla, la gente non se le

capisce, non le se le ricorda.

È vero che ci sono le note della puntata, ma devi andare

piano sulle urla.

Mi vergogno un po' del mio perché è un po' troppo complicato.

Ma voi cercate Mac architettura Roberto Marin, cose di questo tipo, e

sicuramente salterà fuori.

Tanto Google sa la cosa importante: questa è.

Questo è vero.

Poi il già citatissimo mio podcast, citatissimo più che altro perché sono

io l'interprete, quindi se state ad ascoltare qua, avete già sentito che

c'è Snap Architettura Imperfetta che vi parla di architettura e tecnologia e

di come si coevolvono per il futuro della progettazione.

Invece potete ancora trovarmi sul blog di Graphisoft Italia dove vi parlo

di Bim, ovvero della nuova possibilità di creare modelli tridimensionali architettonici e

via discorrendo.

Mentre Filippo, dove lo troviamo?

Avvocate Mac.Tvono sono molto tranquillo e pacifico.

Non solo, non solo, manca sempre il sottopezzo.

Ma tanto lo trovate sempre sul sito.

È anche a cadenza spero mensile che Avvocati e Mac Compendium, che è

la versione podcast, o meglio, un compendio, appunto, del sito, chiamiamolo così,

sul podcast dove parlo di altre cose sempre legate a tecnologia, cose

strane, tendenzialmente.

Sono veramente la prossima puntata sarà su Proxmox, quindi vi dico solo,

e voi due sapete cos'è perché ve ne ho parlato precedentemente, sì,

me lo ricordo.

Io direi che su Proxmox possiamo tranquillamente chiudere e ringraziare di cuore

veramente Matteo per il tempo che ci ha donato, non solo a

noi, grazie, veramente, ma anche agli ascoltatori.

Grazie davvero di tutto è stato piacevolissimo.

Tanto sappiamo che ci sentiamo di nuovo qua su A2 Podcast.

Sì, anche perché scusatemi, volevo dirvelo fuori onda, però a questo punto,

assesso che lo sappiano anche le ascoltatrici e gli ascoltatori, non abbiamo

parlato di niente di livello tecnico.

Nel senso abbiamo parlato di logici in generale, però, effettivamente c'è tutto

il discorso dei plugin, e non solo, proprio il lavoro di montaggio

che effettivamente, però, se facciamo una puntata su Mac Studio ha senso

di mandare quella puntata lì.

Così capiamo anche la potenza nel gestire tanti plugin e tutte quelle

menate.

Voto favorevole, alla prossima.

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