Ep. 28 1:03:12

Flusso di lavoro con Nicola Losito

In questa puntata l’amico e ospite Nicola Losito parla a tutto tondo della sua esperienza di internet dagli albori ad oggi, del suo impegno nella comunità WordPress e del software ed hardware di utilizzo quotidiano (in salsa Apple) nel suo lavoro presso il CNR.

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In questa puntata l’amico e ospite Nicola Losito parla a tutto tondo della sua esperienza di internet dagli albori ad oggi, del suo impegno nella comunità WordPress e del software ed hardware di utilizzo quotidiano (in salsa Apple) nel suo lavoro presso il CNR.

Note dell’episodio

  • Nicola Losito: pagina di presentazione dell’ospite, utile per seguire il suo percorso tra informatica, web, WordPress e consulenza.
  • WordPress.com: piattaforma gestita da Automattic per creare blog e siti basati su WordPress, citata parlando della storia del progetto e dell’editoria online.
  • WordPress Bari: meetup locale organizzato anche da Nicola per diffondere la cultura WordPress e creare comunità sul territorio.
  • Consiglio Nazionale delle Ricerche: ente presso cui lavora Nicola, citato nella parte dedicata alla ricerca pubblica e ai sistemi informatici della pubblica amministrazione.
  • GARR: rete nazionale dell’università e della ricerca, menzionata parlando di infrastrutture e progetti software pubblici.
  • Simplenote: applicazione multipiattaforma per note testuali, centrale nel flusso di lavoro quotidiano di Nicola.
  • 1Password: password manager commerciale usato da Nicola in ambito personale e familiare.
  • KeePass: password manager open source citato come alternativa multipiattaforma e più controllabile.
  • Terminale per macOS: terminale integrato di macOS, che Nicola preferisce per collegarsi ai server senza ricorrere necessariamente a strumenti più avanzati.
  • iTerm2: emulatore di terminale per macOS che Nicola ha provato, pur restando poi sul Terminale Apple per le sue necessità.
  • TextMate: editor testuale per macOS citato tra gli strumenti usati o tenuti a disposizione.
  • BBEdit: editor storico per Mac, usato da Nicola anche nella variante gratuita.
  • iA Writer: editor Markdown citato nel confronto tra scrittura testuale, blog e diario personale.
  • A Better Finder Rename: utility per rinominare grandi quantità di file, utile nel lavoro di Nicola con sequenze di documenti.
  • Day One: applicazione per diario personale e professionale, usata da Nicola per conservare memoria di attività, interventi e aggiornamenti.
  • VirtualBox: software di virtualizzazione usato da Nicola soprattutto per macchine Linux.
  • VMware Fusion: virtualizzatore per Mac citato come soluzione più stabile rispetto a VirtualBox in alcune prove con Windows 10.
  • Wine: livello di compatibilità open source per eseguire alcune applicazioni Windows su sistemi Unix-like senza installare Windows completo.

Sinossi1

1. Nicola Losito, l’arrivo tardo all’informatica e il passaggio al Mac

L’episodio si apre con la presentazione di Nicola Losito, amico di lunga data di Filippo Strozzi e Roberto Marin, lavoratore nel campo della ricerca presso il CNR e consulente ICT. Nicola racconta di essere arrivato relativamente tardi al computing: non da bambino, ma intorno ai venticinque anni, quando scopre che l’informatica è la passione capace di tenerlo davvero “inchiodato alla scrivania” e di portarlo a completare gli studi. Prima di allora aveva avuto alcuni contatti con internet all’università, anche su Mac, ma il primo vero acquisto personale arriva nel 1999, con un computer Windows assemblato comprato online.

Proprio i problemi di quel primo PC lo spingono a smanettare, capire, riparare da solo e vedere nell’informatica una possibile strada. Molla quindi ingegneria meccanica, si trasferisce da Bari a Cesena e studia informatica, entrando anche in contatto con Linux e con il mondo open source. Dopo la laurea, tra docenze e occasioni lavorative, arriva nel 2007 al CNR grazie a un assegno di ricerca.

Il rapporto con Apple nasce con uno dei primi MacBook con processore Intel. Per Nicola l’effetto è netto: dopo anni in cui i sistemi informatici richiedevano interventi, incastri e aggiustamenti, il Mac gli appare come una macchina pensata e ingegnerizzata in modo coerente dall’inizio alla fine. Da quel momento, racconta, il suo ambiente domestico diventa interamente centrato su dispositivi Apple.

“Mi sono trovato con un prodotto ingegnerizzato, pensato dall’inizio alla fine.” — Nicola, 00:04:40

Roberto si ritrova in questa esperienza: anche lui arrivava dal mondo Windows e guardava i Mac da lontano, nei laboratori della facoltà di architettura, come un sogno nel cassetto. La conversazione chiarisce subito una differenza importante: Apple può controllare hardware e software in modo molto stretto, mentre Windows deve funzionare su una quantità enorme di configurazioni diverse. Questo non cancella il fascino esercitato dal Mac, ma aiuta a contestualizzare perché l’esperienza d’uso possa risultare così diversa.

2. Internet come luogo di relazioni: ICQ, mailing list, blog e comunità

Nicola lega la sua storia informatica alla curiosità e alla voglia di esplorare la rete. Racconta che una delle prime cose fatte dopo l’acquisto del computer è stata iscriversi a ICQ, che all’epoca rappresentava una forma primitiva ma potentissima di social network: permetteva di parlare con persone in tutto il mondo. Prima ancora, pur non avendo un computer sempre disponibile, seguiva mailing list dedicate ai fumetti, una delle sue grandi passioni insieme alla moto. Uno zio gli scaricava le email, lui le leggeva offline e preparava le risposte, che poi inviava quando riusciva a collegarsi dall’università.

Da questa pratica nasce una rete di contatti che attraversa luoghi e interessi diversi. Nicola ricorda il fascino di poter parlare nello stesso momento con persone a Milano, Singapore, Canada e Messico. Per lui il valore più autentico della rete sta proprio qui: nella possibilità di conoscere gli altri, costruire relazioni, scoprire mondi che altrimenti resterebbero lontani.

“Io credo che sia il vero valore della rete, quello di poter conoscere gli altri.” — Nicola, 00:09:00

Il racconto passa poi alla blogosfera italiana. Nicola cita Splinder come una delle prime grandi piattaforme italiane che permettevano anche a chi non aveva conoscenze tecniche di pubblicare pensieri online. Attorno ai blog nascevano legami, commenti, scambi e gruppi IRC, in particolare su Azzurra. In quegli spazi passavano persone che sarebbero poi diventate note nel giornalismo e nella cultura digitale italiana, e si formava una comunità interessata a seguire il web mentre prendeva forma.

Con il tempo, questa comunità migra da una piattaforma all’altra: Orkut, Facebook, Twitter, FriendFeed. Nicola descrive un gruppo di persone che si spostava quasi in massa sui nuovi servizi, imparandone i meccanismi, testandone le possibilità e cercando ogni volta una nuova nicchia. FriendFeed, in particolare, viene ricordato come uno spazio capace di creare scambi intimi e relazioni forti. Più tardi, constatando che Twitter non era adatto a discussioni organiche, Nicola e Giuseppe Pessi iniziano a raccogliere persone interessanti su Slack, costruendo una piccola comunità di confronto quotidiano su informatica, Apple, Linux e altri temi.

3. Tevac, la cultura Mac italiana e l’esperienza dei blog comunitari

Roberto richiama un pezzo importante della storia di Nicola: Tevac. Nicola lo definisce un grande amore e ne rimpiange l’esistenza. Nel mondo dei blog e dei forum Apple italiani, Tevac era stato per molti un punto di riferimento, in particolare per chi iniziava a usare il Mac e cercava un ambiente competente ma accogliente. Nicola ricorda con particolare affetto Claudio Torretta, noto come Power User, una persona che interveniva sempre con gentilezza e con l’intento di aiutare, senza aggressività verso chi sbagliava domanda o esprimeva frustrazione per un software.

Negli ultimi anni di vita della piattaforma, anche grazie alla sua passione per WordPress, Nicola viene coinvolto da Roberto Rota in un tentativo di rilanciare la parte web di Tevac. L’idea non era competere con siti di notizie Apple che ripubblicavano news, ma creare uno spazio in cui emergesse l’aspetto sociale della comunità. Ogni utente poteva aprire un blog e raccontare la propria esperienza informatica, con Apple come minimo comune denominatore ma senza una linea editoriale rigida.

Nicola gestisce il proprio spazio, linustev.com, insieme ad altri utenti. L’esperimento va avanti per un periodo, poi gli impegni personali, la crescita delle famiglie, Facebook e la complessità tecnica di una piattaforma molto grande portano a una progressiva riduzione dei contributi. Il forum aveva una storia lunga e un database imponente; servivano moderazione, coordinamento, manutenzione server e risorse continue. Alla fine il progetto si chiude, con rammarico di molti. Per Nicola resta però un’esperienza fondamentale, soprattutto perché gli ha permesso di conoscere persone, competenze e mondi diversi dal proprio.

4. WordPress come comunità prima che come software

La conversazione entra poi nel tema WordPress. Roberto sottolinea che Nicola non è un utilizzatore qualsiasi: ha organizzato meetup WordPress a Bari e ha contribuito alla comunità. Filippo chiede di partire dalle basi, per chi non sappia cosa sia WordPress. Nicola risponde rovesciando la prospettiva: prima ancora che un CMS, WordPress oggi è una comunità.

Spiega che WordPress nasce come sistema di gestione dei contenuti online, ma la missione più alta del progetto open source è democratizzare la pubblicazione sul web. Significa permettere a chiunque, indipendentemente da capacità tecniche o possibilità economiche, di pubblicare il proprio pensiero online, esprimersi liberamente e non dipendere da gatekeeper. Secondo Nicola, questa dimensione viene spesso dimenticata da chi si ferma soltanto alla tecnica, alle imperfezioni del codice o alle funzionalità.

“WordPress è una comunità essenzialmente oggi nel 2022.” — Nicola, 00:16:55

Nicola ripercorre poi la nascita del progetto: il fork di un software abbandonato, il ruolo di Matt Mullenweg, la creazione di Automattic e di WordPress.com come servizio di hosting in parte gratuito e in parte a pagamento. Colloca WordPress nel panorama delle piattaforme dell’epoca, accanto a Blogger, LiveJournal, Movable Type e Splinder. Racconta anche l’evoluzione di Automattic, che negli anni ha comprato altri servizi, tra cui Tumblr e Simplenote, costruendo un ecosistema di applicazioni e piattaforme legate alla pubblicazione e alla gestione democratica dei contenuti.

Per Nicola, la comunità WordPress è anche un esempio concreto di collaborazione tra persone di culture, competenze e provenienze diverse. I meetup, i WordCamp e il confronto tra utenti e professionisti sono parte integrante del progetto. Lui contribuisce traducendo, aiutando altri utenti e organizzando eventi. A Bari, insieme ad altri, organizza due meetup prima della pandemia; poi partecipa all’organizzazione del WordCamp Italia 2021, evento nazionale svolto in un periodo in cui gli incontri in presenza erano ancora difficili.

5. Hardware Apple, Intel, Apple Silicon e necessità professionali diverse

Dopo WordPress, Roberto porta la conversazione sul setup hardware di Nicola. In quel momento Nicola usa un MacBook Pro 16 pollici fornito dal lavoro, ma in casa conserva diversi Mac: un MacBook Pro 15 pollici del 2013, un MacBook Pro del 2010 usato dalla moglie, un Mac mini, iPad, iPhone, iPod, dispositivi vari accumulati negli anni. Filippo mostra anche il suo HomePod “volante”, dotato di batteria per essere spostato in casa.

Alla domanda sull’eventuale presenza di Mac M1, Nicola risponde che non ne ha ancora. La ragione non è sfiducia nella piattaforma, ma necessità lavorativa. Dovendo dare supporto a persone diverse, ha bisogno di una macchina Intel per virtualizzare Windows e Linux, fare test e riprodurre configurazioni usate da colleghi o clienti. Il MacBook Pro 16 Intel è stato scelto consapevolmente anche quando Apple Silicon era già sul mercato.

“Il Mac con Intel mi ha permesso appunto dal 2006 fino ad oggi […] di continuare questo mio approccio lavorativo.” — Nicola, 00:27:28

Nicola riconosce che l’iMac M1 lo tenta molto e lo considera una macchina splendida, ma per il suo lavoro sarebbe più un capriccio che una necessità. A lui non serve tanto potenza di calcolo pura, quanto capacità di gestire molti input e output, trasferimenti file stabili e flussi di dati costanti. Roberto osserva che ciascuno dei tre ha esigenze molto diverse pur restando dentro l’ecosistema Apple: per un architetto, un Apple Silicon può essere un salto prestazionale notevole; per Nicola, in fase di transizione, Intel resta uno strumento più versatile.

Da qui nasce una discussione sui software professionali ancora vincolati a Windows, con Roberto che cita Docfa e altri programmi legati all’edilizia e alla pubblica amministrazione. Il punto non è solo tecnico, ma culturale: sviluppare ancora esclusivamente per Windows, secondo Roberto, limita professionisti che ormai lavorano anche su Mac, iPad e dispositivi mobili. Filippo porta però l’esempio della pubblica amministrazione, dove hardware datato e software vecchi sono ancora realtà quotidiana, anche in contesti sanitari avanzati.

6. Pubblica amministrazione, complessità normativa e software open source

Nicola interviene per inquadrare il problema dal punto di vista di chi fa supporto informatico. Molti utenti non vogliono “imparare il computer”: devono svolgere il proprio lavoro. Un medico deve scrivere diagnosi e pareri, non produrre documenti perfetti dal punto di vista informatico. Se il computer diventa un ostacolo, il problema è del sistema, non dell’utente finale.

Il nodo della pubblica amministrazione italiana, secondo Nicola, è anche la complessità legale. Le norme sono dettagliate, cambiano, prevedono molti casi specifici e impongono spesso la scrittura di software validi solo in Italia e solo per un certo ciclo di vita normativo. Questo rende difficile creare strumenti semplici, stabili e multipiattaforma. Tuttavia, Nicola segnala anche segnali positivi: cita una piattaforma del CNR per presenze, malattie e ferie, sviluppata con colleghi del CNR e forse del GARR, proposta tra i progetti open source italiani da sostenere in ambito europeo.

Filippo chiede di chiarire cosa siano CNR e GARR. Nicola spiega che il CNR è il più grande ente di ricerca italiano e copre moltissimi campi del sapere, dalla letteratura alla genetica, dall’ingegneria dei materiali ad altre discipline scientifiche. Il GARR, invece, è un consorzio che promuove e gestisce infrastrutture tecnologiche per università ed enti di ricerca, a partire dalla rete e dal collegamento tra istituzioni scientifiche. Entrambi possono sviluppare software e tecnologie, ma Nicola ricorda che un ricercatore non è necessariamente uno sviluppatore o un manutentore software. Diverso è il ruolo di una software house commerciale, che vive di sviluppo, assistenza e massimizzazione del profitto.

La discussione si allarga alla lentezza della transizione digitale. Nicola riconosce che una rivoluzione è in corso, ma non alla velocità che gli appassionati vorrebbero. Per lui servirebbe anche snellire i processi normativi, evitando di tentare di normare ogni dettaglio possibile. Filippo aggiunge che le interpretazioni degli enti e delle amministrazioni spesso complicano ulteriormente il quadro, perché una legge viene poi applicata, spiegata e tradotta in prassi da soggetti diversi.

7. Note testuali, password manager, cloud e strumenti quotidiani

Nella parte più operativa dell’episodio, Nicola descrive le pietre d’angolo della sua produttività: Simplenote e un password manager. Simplenote gli permette di conservare informazioni in formato testuale, accessibili su più piattaforme. È uno strumento semplice ma centrale, usato per annotazioni pratiche, configurazioni, reti, strumenti d’ufficio, informazioni domestiche.

Il secondo pilastro è la gestione delle password. In famiglia usa 1Password, prodotto commerciale verso cui dichiara molta fiducia. Al lavoro usa KeePassXC, variante collegata all’ecosistema KeePass, open source e multipiattaforma. Gestendo circa mille credenziali tra siti, servizi, banche e sistemi, Nicola ha bisogno di strumenti affidabili. Nei password manager conserva credenziali e note che devono essere protette; in Simplenote tiene invece informazioni importanti ma meno sensibili.

“Con uno tengo traccia di alcuni aspetti chiave importanti.” — Nicola, 00:43:52

Parla poi dei sistemi cloud. Si definisce “ecumenico”, perché ne usa diversi, tranne Google, verso cui non nutre grande simpatia. Apprezza Dropbox per velocità, affidabilità e qualità dell’esperienza utente, soprattutto nella sincronizzazione e condivisione con moglie e colleghi. Al lavoro usa anche Nextcloud, che Filippo conosce bene, ma Nicola ne evidenzia le complessità in ambito enterprise: quando una piattaforma contiene documenti di centinaia di utenti, aggiornare versioni, PHP o database può essere delicato.

Tra gli strumenti quotidiani cita il Terminale Apple, che gli basta per collegarsi ai server, pur avendo provato iTerm2. Come browser principale usa Firefox da sempre, affiancato da Edge per test basati su Chromium e da altri browser installati per verifiche e supporto. Sul fronte editor testuali usa o prova TextMate, BBEdit, iA Writer, Byword e altri editor Markdown. Nicola confessa una sorta di curiosità permanente per gli editor: se esce un nuovo strumento di scrittura, tende a provarlo per capire lo stato della piattaforma.

8. Diario, Markdown, virtualizzazione e compatibilità Windows

Nicola racconta anche la sua passione recente per il diario. Usa Day One per tenere più diari distinti: personale, WordPress, siti gestiti e attività lavorative. Nel diario dei siti annota aggiornamenti, transizioni e interventi particolari; nel log di lavoro registra operazioni fatte sui server, librerie installate, pacchetti modificati e personalizzazioni. Gestendo circa una decina di server, considera essenziale poter tornare indietro, ricostruire cosa è stato fatto e tenere traccia di eventuali modifiche in caso di problemi o compromissioni.

Il formato testuale e Markdown restano centrali. Nicola spiega che vuole poter leggere le informazioni con qualunque dispositivo, anche molto vecchio. Strumenti come Notion o Craft lo affascinano, ma teme il vincolo a piattaforme proprietarie o a dati conservati in casa d’altri. Per ciò che deve restare sempre accessibile, preferisce formati semplici e durevoli. L’eccezione parziale è 1Password, ma anche lì valuta alternative e osserva con attenzione la possibilità di esportare e recuperare i dati.

Roberto gli chiede del rapporto tra iA Writer e Day One. Nicola distingue chiaramente gli usi: gli editor Markdown servono per scrivere e testare strumenti di testo; Day One, invece, aggiunge foto, metadati, geolocalizzazione e, nei piani superiori, anche video. Per un diario personale e familiare, soprattutto avendo un bambino piccolo, queste funzioni multimediali fanno la differenza. Per scrivere sul blog, invece, usa più spesso Byword, anche se nota che lo sviluppo dell’app sembra fermo.

Infine si parla di virtualizzazione. Nicola usa soprattutto VirtualBox per macchine Linux, ma ha provato VMware Fusion con Windows 10 e lo trova più stabile e coerente in alcune situazioni. Ha usato anche Parallels, senza però vedere benefici tali da giustificare il passaggio dopo il periodo gratuito. Segnala un aspetto legale importante: il pacchetto estensioni di VirtualBox, necessario per funzioni come USB 2, non ha la stessa licenza del programma principale, quindi in ambito professionale bisogna fare attenzione.

Roberto introduce Wine come alternativa per eseguire alcune applicazioni Windows senza installare una macchina virtuale completa. Lo usa, per esempio, con Docfa su Mac, risparmiando spazio rispetto a un’installazione completa di Windows. Nicola e Roberto chiariscono che Wine non è Windows, ma un livello di compatibilità che simula le librerie necessarie ad alcune applicazioni. Funziona bene con programmi semplici, mentre può fallire o risultare incompleto con software più complessi.

L’episodio si chiude con la consapevolezza che molti temi sono rimasti aperti. Nicola accenna alla sua passione per aiutare il piccolo professionista a esprimersi online e nel mondo del lavoro, lasciando intendere che ci sarebbe materiale per una nuova conversazione.


  1. Questa sinossi è generata con l’intelligenza artificiale a partire dalla trascrizione della puntata. ↩︎

Leggi la trascrizione completa

Benvenuti all'episodio 28 di A2, in cui scoprire come ottenere al massimo

dalla vostra tecnologia Apple.

Io sono Filippo Strozzi e sono il vostro ospite assieme alla Vicco

Roberto Marin.

Di cosa parliamo in questo episodio, Roberto?

In realtà non parliamo di assolutamente niente, ma parliamo con una persona

che prima di tutto è un nostro amico.

Facciamo subito le presentazioni.

Abbiamo con noi Nicola Rossito, un grandissimo amico di vecchia data, ma

non solo, ci sarà poi da raccontare le varie vicissitudini e gli

aiuti che ha dato sia a me che al nostro amico Filippo

Strozzi, lui è un simpatico, chiamiamolo così lavoratore nel campo della ricerca

nel CNR, se posso dirlo ma ormai l'ho detto, e poi lavora

come consulente ICT.

Benvenuto tra di noi.

Ciao a tutti, grazie dell'invito e un piacere essere tra voi.

Ottimo, Nick.

Sono veramente felicissimo, ma non solo io, ma anche Filippo che ovviamente

ha organizzato tutto.

Come sempre è quello che riesce a rendere a due un podcast

fantastico ed è tanto fantastico che immagino che vogliate sostenerci.

Come potete sostenerci?

Beh, semplicemente facendo una bella recensione su Apple Podcast, in questa fase

iniziale, tante recensioni ci permetteranno di essere visti da più persone possibili

e soprattutto di capire cosa volete voi dalla nostra vita, nel senso

che grazie ai vostri feedback, riusciamo a capire come sta andando questo

podcast.

Se volete sapere come fare, troverete, come sempre, la guida nei noti.

E poi potete anche iscriverci al nostro simpatico indirizzo di posta elettronica

che recita così, scrivi.

@a2podcast.it.

E adesso passiamo subito a Bomba a parlare con il nostro amico

Nicola Losito.

Hai voglia di raccontarci chi sei, cosa fai e soprattutto dove stai

andando e da dove vieni

.

Allora, innanzitutto, chiamandomi Nicola, non posso che venire da Bari perché ormai

è, diciamo, è quasi la palissiano questo abbinamento.

Praticamente, sono un appassionato di moto,

sono arrivato molto tardi al computing, praticamente a 25 anni ho scoperto

di avere questo pallino per l'informatica ed è stata la passione che

mi ha finalmente tenuto in chiodato la scrivania, portato a finire gli

studi.

Quindi ho incominciato, diciamo, di prima mano ad usare la tecnologia abbastanza

grandicello.

Avevo avuto delle esperienze in passato all'università dove ho avuto i primi

approcci con internet con dei Mac, parliamo, penso, con dei quadra o

roba del genere.

Mia moglie, la mia attuale moglie, invece era una smanettona già da

piccolina, avevo a casa il PC1 Prodest dell'Olivetti, preso inizio anni 80,

e anche uno dei primi X 386 con cui aveva già incominciato

a lavorare, anche una collega di Roberto, ingegnere Edile, anche diciamo con

lei, avevo iniziato a vedere un po' come era il computer a

casa, nel 99, anno del mio primo acquisto, tra l'altro, online del

computer, una famosa catena all'epoca di computing.

Insomma, questo computer mi ha iniziato a dare dei problemi perché ovviamente

era un computer Windows, un assemblato e quant'altro.

Lì ho iniziato a smanettare e a risolvere i problemi da solo.

E ho capito che quella poteva essere effettivamente la mia strada, la

mia passione.

Quindi, ho mollato gli studi di ingegneria meccanica e mi sono buttato

nel fantastico mondo dell'informatica.

È stato molto bello perché poi mi sono trasferito a Cesena da

Bari e qui ho studiato con molte persone in gamba.

Devo dire che sono stato molto fortunato

a conoscere queste persone.

Grazie a loro, e anche a un cugino, ho iniziato ad approcciarmi

al mondo Linux e al mondo dell'open source.

Da qui mi sono laureato e con queste due competenze mi sono

affaccio sul mondo del lavoro.

Ho fatto qualche piccola docenza, poi tramite un'amicizia motociclistica, ritorniamo ai cicli

della vita, ho avuto l'occasione di partecipare a un bando di concorso

per un assegno di ricerca al CNR e qui sono approdato nel

2007 e mi ritrovo un po' di anni dopo qui a lavorare.

Nel mentre ho conosciuto Apple, mi sono comprato il primo Mac con

Intel, il MacBook Pro bianco in policarbonato, proprio la primissima generazione, e

qui ho scoperto la magia.

In un mondo di informatica dove le cose un po' te le

dovevi inventare tu e cercare di mettere a posto, mi sono trovato

con un prodotto ingegnerizzato, pensato dall'inizio alla fine, 15 anni.

No, quanti anni sono?

16 anni, 17 anni dopo, eccomi, ancora qui, praticamente in casa, non

ho più nessun dispositivo Windows centrico.

Grandissimo, grandissimo.

In effetti l'effetto che ha fatto Apple è lo stesso che ha

fatto anche a me.

Anche io arrivavo dal mondo Windows e vedevo da lontano questi Mac

che lavoravano nel dipartimento dell'Adipro, nell'angolino della facoltà di architettura e sono

sempre rimasti un po' il sogno nel cassetto.

Poi, per fortuna le case software si sono accorte che esistono anche

i Mac e lo usano anche gli architetti, quindi ho potuto fare

anch'io l'ingresso nel mondo Apple.

L'effetto è proprio quello di non pensarci più a un prodotto ingegnerizzato.

Beh, chiaramente bisogna anche dire che il povero Windows deve occuparsi di

un milione di macchine diverse a differenza di Apple, quindi le cose

sono un po' più difficili, diciamolo così, mantenere questa compatibilità con queste

milione di macchine che sono tutte diverse una dall'altra, anche forse solo

per la RAM, per i componenti della RAM, quindi diventa un po'

difficoltoso.

Quindi sono molto interessante, come avete capito, è un motociclista che condividiamo

la stessa passione anche io e lui, solo che io ho preso

il casco al chiodo mentre lui continua e ha tutto il mio

massimo rispetto.

Stiamo ancora valutando qua a casa se quando avrò 50 anni ritornerò

col casco in testa oppure mi prenderò una bicicletta, ma penso che

andrò più sulla bicicletta.

Però Nicola, tra le altre cose, ha una bellissima moto, ha sempre

avuto bellissime moto, bisogna dire.

Abbiamo anche attraversato, nonostante la distanza,

per vie traversa, diciamo così, delle esperienze motociclistiche insieme, insomma, perché abbiamo

condiviso un po' di cose.

Oltre a questo aspetto, Nicola non fa solo questo nella vita, ha

una serie di side project che sono veramente lunghi.

E qui anche qui lascio di nuovo la parola al mio amico

Nick che insomma i suoi side project hanno investito sia me che

Filippo.

Allora, come approcciare questa tua presentazione?

Diciamo che la curiosità e la voglia di esplorare la rete probabilmente

sono delle cose che mi caratterizzano parecchio.

Come dicevo, quando ho comprato il primo computer, la prima cosa che

ho fatto è stata iscrivermi ad ICQ, che all'epoca era un network,

uno dei social network, anche Literac, vogliamo, ti permetteva di parlare, conoscere

persone provenienti da tutto il mondo.

Avevo già un giro di amicizie, perché, anche se offline, adesso la

dico in maniera strana, avevo modo di seguire delle mailing list di

fumetti perché i fumetti sono erremoto, sono le mie due grandi passioni.

In questo momento, Filippo e Roberto possono vedere le mie spalle una

libreria che contiene un quarto della mia collezione fumettistica e ci ho

speso tantissimi soldi, tantissimo tempo.

Quindi, in pratica, non avendo un computer, avevo uno zio che mi

tirava giù delle mani tabulate di mail en list, credo scaricati con

Eodora all'epoca, e io mi leggevo le mail e le mail a

cui volevo rispondere, me le scrivevo in qualche maniera.

Poi, quando ero in facoltà mi collegavo al mio account credo all'epoca

e rispondevo alla singola email perché tanto tempo fa la connessione era

costosissima.

Era come l'inchiostro delle stampanti, era la seconda cosa più costosa dell'inchiostro

delle stampanti.

Quindi già avevo un network di contatti, e da qui ho iniziato

una fitta rete di relazioni che, appunto, come ha detto Roberto, vedo

Filippo.

Fanui, mi ha portato a conoscere tantissima gente in tantissime parti d'Italia

del mondo.

Ed è stato bello in alcuni periodi parlare contemporaneamente con uno a

Milano, uno a Singapore, uno in Canada, l'altro in Messico, nello stesso

istante.

È un'esperienza affascinante e io credo che sia il vero valore della

rete, quello di poter conoscere gli altri.

Detto questo, assieme a questo aspetto sociale, è disceso nel tempo, la

conoscenza dei blog, perché ovviamente nasce la prima blogosfera, il primo mondo

e mi sono gettato a capofitto all'epoca in Italia c'era una piattaforma

che si chiamava Splindr che raccoglieva, diciamo, la prima è stata la

prima ondata italiana.

Ovviamente permetteva a chi non aveva conoscenze tecniche di poter scrivere e

pubblicare i propri pensieri, e anche lì si è creato un innesto,

un circuito di amicizie molto forte, era affiancato da un network IRC

azzurra, diversi blogger, anche famosi oggi, persone che dirigono testate giornalistiche piuttosto

che vanno in tv o per dire Matteo Bordone, uno dei personaggi

più famosi o Luca Soffri del post, era gente che bazzicava questi

network e quindi si conosceva veramente tanta gente interessata.

Da qui, ovviamente, il nocciolo duro di persone era sempre presente, esplorava

il web man mano che si formava e quindi a ondate ci

fondavamo sui social network che man mano nascevano.

C'era Orchut, poi è seguito Facebook, poi Twitter, poi Fran Feed che

poi è morto.

Insomma, c'era una allegra baracca di gente che si trasferiva, tipo

migrazione stanziale, sulle varie piattaforme.

Un po' imparava i meccanismi, poi c'era chi restava su una piattaforma

tipo Friend Fid, ha fatto moltissimo breccio nel cuore di moltissime persone

perché ha permesso degli scambi molto intimi, di confidenze, conoscenze, sono seguiti

incontri di persone, quant'altro.

E altre persone come me che un po' hanno continuato a girare

cercando la propria nicchia.

Una di queste cose è stata trovare un gruppo di persone su

Twitter dove si discuteva, ci si confrontava, però purtroppo Twitter non è

nato per favorire lo scambio organico di una discussione.

All'epoca era nato Slack, Slack era nato da pochissimi mesi e si

era proposta come una piattaforma centralizzante e alternativa ai forum e alle

email.

E qui ho iniziato a fare con l'amico Giuseppe Pessi un reclutamento

di persone che ritenevo interessanti e stimolanti, soprattutto aperte a conoscere gli

altri e a confrontarsi.

Uno dei fattori comuni, oltre a conoscere mio Giuseppe all'epoca, era la

passione per l'informatica e per il mondo Apple, però, diciamo che negli

anni abbiamo raccolto anche persone Linux convinti, o c'è sempre un confronto

aperto, oltre che uno sfruttò, chiaramente tra di noi.

E quindi abbiamo la nostra piccola bolla dove ogni giorno possiamo confrontarci

e poi abbiamo le nostre aperture verso il mondo, ciascuno verso il

proprio mondo di riferimento.

Ti sei dimenticato un pezzo, mi sembra, che non è tanto piccolo.

Della blogosfera.

Vogliamo parlare di te, Vac?

Esatto, va bene.

Nel mondo dei blog del mondo Apple, seguivo diverse realtà italiane tra

cui Tevac.

Tevac è stato forse un grande amore ne rimpiango ancora l'esistenza, qui

ho scoperto alcune persone eccezionali, tra cui il mitico Power User, un

amico che oggi non c'è più, ci ha lasciato che Claudio Torretta

che mi piace sempre ricordare, perché era una persona delicata d'animo e

che illuminava un mondo di, diciamo, di cattiveri o rancori.

Era una persona che quando interveniva interveniva sempre con gentilezza, cercando di

aiutare.

Non era mai tranchant nei confronti di un commento scritto male o

di una lamentela su un software che funzionava e faceva frustare il

cliente, mi piace ricordare Claudio.

All'epoca, verso gli ultimi anni di vita, complice la mia passione per

WordPress, di cui è un'altra cosa di cui non abbiamo accennato.

Roberto Rota mi chiese se avesse voglia di seguire una rinascita della

parte web di Tovac perché era essenzialmente un forum con una lunghissima

storia alle spalle e aveva anche un paio di siti, tipo quello

dedicato alla fotografia e il sito principale, però Roberto volle all'epoca distinguersi

da testate tipo Max City o altro che riportavano solo notizie, ma

aveva pensato a un page di Tebac che riportasse sì qualche notizia

di commento alle news principali di Apple, ma riportasse anche l'aspetto sociale

degli utenti di Tavac.

Quindi ognuno di noi poteva aprirsi un blog quindi nel mio caso

con linustev.com, ma ce ne erano altri.

Ognuno scrivere dalla propria esperienza informatica.

Ovviamente il minimo comune multiplo era Apple, però da lì ognuno era

libero, era non censurato.

Questa cosa andata avanti per un po' di tempo.

Poi, un po' Facebook, un po' gli impegni delle persone che ovviamente

crescono, mettono su famiglia o altre cose, ha portato a una diminuzione

dei contributi e del tempo che c'era a disposizione per tenere sulla

piattaforma, che nel frattempo era anche cresciuta tantissimo perché il forum, se

non sbaglio, aveva avuto quasi una ventina d'anni di vita utile.

Quindi il database alle spalle era parecchio grosso.

La piattaforma da aggiornare non era semplice qui, nonostante avessimo degli aiuti

dal lato server, dal lato a coprire i costi, mancava poi la

parte di moderazione e di coordinamento del tutto.

L'esperimento poi è giunto alla fine e consamo rammarico di tantissimi.

Però, anche questa è stata un'esperienza per conoscere persone e mondi diversi

dal mio, che è la summa dell'internet per me.

Assolutamente.

Tra l'altro, io parlavo appunto di teva perché è stato uno degli

appoggi all'inizio della mia carriera da Mac user, chiamiamolo così.

Ti ringrazio per questa parentesi, è stata molto interessante.

Molti articoli erano soprattutto utili per chi iniziava, ma poi anche l'ambiente

era molto molto carino.

Ma invece, a questo punto, dobbiamo andare a pomba su WordPress perché,

insomma, Nicola non è proprio il primo venuto su WordPress, anzi, mi

sembra che recentemente, nonostante la pandemia, abbia anche organizzato i meetup bari

di WordPress.

Quindi direi che non è proprio uno sprovveduto, e volevo sentire la

sua versione di come ha approcciato WordPress.

Che per me, ad esempio, ma penso anche per Filippo, è uno

strumento di pubblicazione del mio blog.

Datti, il mio blog si appoggia su WordPress.

Filippo, invece volevi dirci?

Facciamo un passo indietro per chi non sapesse, perché noi diciamo abbiamo

ognuno il suo sito e abbazziamo in internet, mettiamo il caso che

qualcuno non sappes esattamente cos'è Wordpress, partiamo dalle origini.

Cos'è WordPress?

Allora ti risponderei come dice un mio collega.

Al contrario, nel senso, WordPress è una comunità essenzialmente oggi nel 2022

originariamente era nato, è un sistema di gestione dei contenuti online.

La mission di WordPress del progetto open source WordPress è quella di

democratizzare l'online publishing, cioè permettere a chiunque, indipendentemente dalle proprie capacità e

possibilità, di pubblicare il proprio pensiero online, non essere sottoposto a censure,

potersi esprimere liberamente.

Questa è la mission più alta del progetto WordPress, che spesso viene

dimenticata dai più.

Molti si fermano all'aspetto tecnico, che sicuramente è perfettibile.

L'aspetto sociale, i meetup o i WordCamp, ma anche il semplice confronto

tra utenti e professionisti che utilizzano la piattaforma, sia la base di

questo processo democratico ed è anche uno degli esempi migliori di come

è possibile far convivere persone di culture ed etnie diverse fare lavorare

assieme verso un unico progetto e un unico scopo.

Credo che sia in base a questa filosofia sottostante su cui spesso

si sorvola, che il progetto è oggi arrivato a inglobare quasi metà

dei siti web in tutto il mondo gestiti con un CMS.

Cosa vuol dire CMS per chi non lo sapesse?

Sistema di gestione dei contenuti Content Management System, perfetto, quindi chiudiamo il

cerchio con l'apertura.

Sono quindi diciamo un utilizzatore della piattaforma dal 2004, credo.

Ho fatto un'indagine con un collega attualmente dipendente di Automatic che è

il maggior promotore di WordPress.

Bisognerebbe, non so, ditemi voi se devo approfondire o meno in questo

aspetto.

Se vuoi parlare, anche perché questo è un argomento che è interessantissimo.

Quindi h carta bianca, come si suol dire.

Ok, allora magari vediamo di fare anche un exclusivo che ci porta

alla nostra produttività.

WordPress nasce come progetto open source.

C'è delle persone che hanno fatto un fork di un progetto abbandonato,

il fork perché non è un informatico, partendo da un codice open

source, lo posso copiare, lo posso modificare secondo le mie capacità, esperienze,

e esigenze.

Attorno a questo progetto, Martin Rullenberg ha raccolto con sé diverse persone,

ed è partito il progetto open source di sistema di gestione dei

contenuti WordPress.

Dopodiché, essendo degli informatici dei professionisti, ha messo su un'azienda che si

chiama Automatic tramite cui ha incominciato a vendere proprio, diciamo, un hosting,

un servizio di hosting in parte gratis, in parte a pagamento che

è WordPress.com che è la maggior piattaforma, piattaforma come servizio che offre

la possibilità di aprire un blog o un sito al mondo, all'epoca

WordPress.com se la giocava con blogger.com, che era di proprietà Google o

è stata diventata subito dopo la sua nascita di proprietà Google per

far capire contro chi ci si scontra.

C'era un'altra piattaforma che era livejournal.com, ma c'era Movable Type che era

sempre una piattaforma americana.

Insomma, c'erano tante piattaforme anche in Italia.

C'era Splinter, ovviamente, siamo minoritari verso i grandi colossi americani.

E quindi tra investimenti e quant'altro.

Automatic che appunto è partita con WordPress.com, è diventata un'azienda che ha

comprato negli anni tantissime altre software house.

A per la sud ha anche comprato uno dei suoi maggiori competitor

che era Tumblr.com, che era un altro posto dove le persone praticamente

senza censura non potevano esprimersi.

Questa piattaforma, Tumblr.com, è passata attraverso varie proprietà, vari livelli di censura,

ed è tornata sotto l'ombrello di Automatic.

Tutto sommato ne sta mantenendo lo spirito come si dice, Filippo: libero

di

liberista, facciamo liberista.

Non so se il liberista è corretto, diciamo, pur combattendo un po'

la parte di pornografia, che purtroppo la piattaforma negli anni ha ospitato,

che poi non è propriamente pornografia.

È più un ripubblicare foto essenzialmente, perché poi l'industria pornografica è altrove,

insomma, però è molto steggiato molto in vista.

Quindi, automatica ha preso sotto di sé tanti progetti, un altro è

Simple Note che fa parte della mia produttività chiave.

Quindi torniamo, come dicevo, al tema principale e sta costruendo un ecosistema

di servizi e applicazioni, diciamo, gestiti in maniera democratica.

C'è sempre un condottiero, chiamiamolo così che è Matt, però è un

condottiere illuminato, non è un despota, è una persona molto aperta al

cambiamento e soprattutto molto alla mano, perché nei vari World Camp a

cui ha partecipato e venuto praticamente quando c'è World Camp Europe, viene

sempre in Europa.

Ci puoi parlare anche di 10, 15, 20 minuti, ti fai la

foto, come stiamo parlando noi?

Ed è uno che ha una barca di soldi e un peso

non indifferente nell'economia del web e della tecnologia oggi, infatti, pochi giorni

fa leggevo proprio un articolo secondo cui qualcuno proponeva tipo contrapporre alle

major tipo Facebook per promuovere un tipo di pubblicazione di gestione dei

contenuti web diversa dalla maniera commerciale solita.

Volevo tornare un secondo su WordPress se posso.

E quindi questa mia frequentazione della comunità WordPress ho deciso di contribuire

per le mie poche capacità traducendo e aiutando altre persone ad utilizzare

la piattaforma e qui ho organizzato il meetup barese insieme a degli

amici e abbiamo organizzato due WordPress meetup a Bari prima della pandemia.

Sono orgognoso di dire che sono due dei tre eventi meridionali tecnologici

di respiro internazionale che ci sono stati al Sud Italia perché purtroppo

l'Italia, come la Puglia dove vivo, è una regione del mondo molto

lunga e quindi è difficile per

uno straniero poter venire qui, ma anche solo far venire Roberto a

mangiare una bufala, corrisponde per lui a una giornata di viaggio molto

impegnativa se non viene con l'aereo, ovviamente.

Quest'anno ho visto che gli incontri di persona non sono ancora possibili,

mi sono buttato nell'organizzazione del meetup nazionale, scusatemi, del World Camp Nazionale

e quindi World Camp 2021 nazionale italiano perché ce n'è stato uno

in tutta l'Italia.

Mi ha visto tra gli organizzatori.

Diciamo, questa maniera di portare la possibilità di esprimersi, di installare il

proprio CMS, sistema dei contenuti, scegliere il tema o quant'altro.

Il mio contributo verso questo progetto, questa comunità che in cambio mi

ha dato possibilità di lavorare per un periodo, perché adesso sono dipendente

CNR full time, non faccio più il consulente.

Però una parte della mia consulenza è stata oltre a risolvere problemi

hardware e software, è stata quella di far portare i siti web

ad aziende e piccoli professioni.

Tra cui anche il mio blog, tra le altre cose, perché

io sono seguito nonostante tanti anni mi sembra che sia 4-6 anni

che ho il blog.

Lui mi è sempre stato dietro.

Ci siamo conosciuti, grazie appunto, alle sue frequentazioni, ma più che altro

un articolo che era nato all'epoca su The Suite setup, dove parlavo

del mio setup hardware nel mondo dell'architettura, però a livello diciamo mondiale,

perché il setup è conosciuto a livello internazionale.

E appunto mi ricollego alla questione del setup hardware per parlare del

tuo setup hardware, Nicola.

Cosa hai sotto mano adesso?

In questo momento ho un MacBook Pro 16 pollici fornito da lavoro

a casa colleziono Mac abbandonati.

Però, diciamo, ho un MacBook scusatemi, un MacBook Pro del 2013, 15

pollici, uno del 2010 correntemente usato da mia moglie, la tua collega

qui sta strezzando il collo.

Un Mac Mini un paio di pad.

iPhone iPod iFi o un pod per la gioia di Filippo che

ho sfortato per qualche mese e niente, diciamo, più o meno ho

un po'.

Tut quello che Apple ha prodotto negli anni.

Adesso Filippo ci sta facendo vedere il suo home pod volante, lo

chiamiamo così perché è dotato di batteria per girare per casa senza

spina.

E quindi è un accessorio che praticamente penso che si porti anche

in bagno, direi ad occhio e croce.

Ovviamente scusami, non ascolti la musica, i podcast mentre fai la danza.

Invece volevo chiedere a Nick di M1 c'è qualcosa a casa tua?

Non ancora, non ancora, perché una delle caratteristiche del mio lavoro è

dare supporto un po' a tutti.

E in questo momento lM1 per me e per la mia famiglia

è un po' di frontiera.

Non tanto per me personalmente, perché tutto quello che uso è abbastanza

neutro e pronto al salto tecnologico, però, per esempio, ci sono dei

software che utilizza mia moglie o che possono essere utilizzati da degli

amici che richiedono il possesso di un Intel per poter virtualizzare sistemi

Linux o sistemi Windows.

E quindi se devo fare delle prove ho bisogno di una piattaforma

trasversale.

Diciamo che il Mac con Intel mi ha permesso appunto dal 2006

fino ad oggi, perché poi il MacBook 16 con Intel l'ho scelto

quando c'era già l'1 in commercio, l'ho scelto coscientemente proprio per continuare

questo mio approccio lavorativo.

Non ti nascondo che l'I-Mac con M1 mi tenta tantissimo, mi piace

tantissimo.

Ho avuto modo di spacchettare e lavorare un paio di giorni con

quello di una collega, però al momento sarebbe un capriccio.

Una bellissima macchina, però non mi sarebbe proprio utile nel fare le

cose che faccio tutti i giorni.

Insomma, diciamo, sono qui ad aspettare The Next Big Think o i

famosi M2 o Mac Pro, che ne so, all'ufficio.

Avrò la rotazione.

Spero entro la fine dell'anno una nuova macchina spero che portare fuori

un desktop un po' più professionale dove per me, a differenza tua

e professionale, la capacità di gestire tanto io, tanto input output.

Non ho esigenze di calcolo, ma ho tante esigenze di trasferimento file,

capacità di sostenere a lungo flussi di dati costanti e stabili.

Sì, sì, la differenza è grossa, nel senso che io e il

mio amico Nick abbiamo proprio esigenze diverse, come anche tra l'altro Filippo.

Siamo in tre persone che hanno tre esigenze diverse, usano tutti quanti

i piattaforme Apple.

Ad esempio, per me saltare su un Apple Silicon, chiamiamolo così, sarebbe

soltanto una manna dal cielo, perché obiettivamente in questo momento il mio

MacBoo Pro 13 Pollice del 2019, versione base, tiene testa, nel senso

che per quello che faccio io va benissimo.

Chiaro è che con un M1 che praticamente si avvicina anche sulla

versione base al MacBoo Pro 16 Pollice a livello di prestazioni già

mi aiuterebbe tantissimo.

Chiaramente prendere un M1 Max, un M1 Pro dovrei cambiare quasi addirittura

il lavoro, nel senso che dovrei prendere una fetta molto specifica del

mio lavoro e potenziarlo.

Per adesso questo non è nei miei programmi e quindi capisco bene

che in fase di transizione, chiamiamolo così, può essere ancora una scelta

interessante utilizzare tecnologia Intel, come tale fa anche tua moglie, Nick, perché

so che ci sono alcuni programmi dannati i programmi e soprattutto i

programmatori che sviluppano solo per Windows e che in questo periodo dove

praticamente sviluppare solo per Windows, penso che sia una scelta abbastanza beca

e cieca, io dico il mio punto di vista.

Più che altro perché ti chiudi semplicemente ci sono un milione di

dispositivi iPhone per dire.

Soprattutto penso che sviluppare per una piattaforma come potrebbe essere iOS, diventi

interessante soprattutto adesso che in questo momento di convergenza il porting, tra

virgolette, dovrebbe essere più semplice.

Quindi faccio un paio di nomi a caso, giusto per dire come

la penso, perché Nick lo sa benissimo come la penso su questo

aspetto, perché abbiamo avuto modo di parlare e riparlare sulla questione.

Penso che un software come Docfa, che penso sia ancora sviluppato con

le librerie di Windows 3.1.

E non sto scherzando perché se lo aprite ha la stessa interfaccia

di quello che abbiamo visto vent'anni fa.

Possa essere semplicemente aggiornato e portato su piattaforme mobili anche per l'aiuto

dei professionisti.

Perché immaginate come possa essere più semplice, ad esempio, mentre mi prendo

un caffè e farlo con l'iPad e una pencil.

Perché alla fine l'input è semplicissimo e sarebbe un aiuto per tutti

quanti.

Invece no, si lavora ancora con situazioni su Windows che potrebbero essere

tranquillamente aggiornate.

Io purtroppo metto anche dalla parte di chi sviluppa, che in effetti

potrebbe essere poco remunerativo, ma continua a dire soprattutto in questo momento

specifico, cioè diciamo dal 2020 in avanti, riuscire a rimanere inchiodati a

una piattaforma tendenzialmente può essere addirittura controproduttivo.

Ma questa è una mia opinione personale.

Lascio la palla quindi a Filippo se vuole fare qualche domanda al

nostro amico comune Nick'unica precisazione.

Tu non consideri mai che la pubblica amministrazione non funziona come un'azienda.

Quello è anche vero, ma si dovrebbero dare anche loro una bella

svegliata, perché, ad esempio, licenze diciamo a pioggia anche se sono pagate

pochissimo, perché ne prendono una quantità infinita, di ad esempio World.

Faccio l'esempio più specifico che per impaginare

dei fogli molto semplici perché non è che se fanno voli pindarici.

Basterebbe anche semplicemente prendere qualche alternativa open source che ad esempio è

multipiattaforma.

Allora a quel punto ti permetterebbe di aprire la testa non solo

a

dipendenti, ma aprirebbe probabilmente la testa anche ai dirigenti, rendendo anche probabilmente

molto più funzionale e remunerativo lavorare nella pubblica amministrazione.

Ma ovviamente io la vedo sempre dall'esterno e la vedo in questo

modo.

Mi dando conto che lì praticamente ci stiamo immergendo in una salsa,

anzi, in un pezzo di ghiaccio, un blocco di marmo che è

difficile da riuscire a scalfire.

Racconto questo aneddoto perché secondo me è esemplificativa: a me ha aperto

gli occhi.

Mia sorella è medico legale, lavora all'as di Reggio Emilia.

Quindi l'AS dell'Emilia Romagno, che, tra virgolette, è una delle eccellenze, come

la chiamerebbe qualcuno italiana.

Lavora su un computer che ha Windows, ovviamente, non si ha mai,

che avrà 10-12 anni e lei è contenta e te lo vendo

come è stata detta, lei è contenta?

Perché rispetto a quel programma strano che è Open Office.

Che attenzione, loro usano in alcuni computer usano ancora Open Office.

Lei ha Wor 2000.

I adesso mi alzo e me ne vado.

Lei si considera una persona fortunata perché ha un computer che può

fare certe cose, ok?

E quindi

adesso caso mai la situazione è quella, però, diciamo che secondo me

non tutte le pubbliche amministrazioni non hanno le sensibilità, non hanno le

conoscenze.

Insomma, c'è tutta una serie di cose che se tu sei abituato

da 15 anni e 20 anni a usare determinati software, a prescindere

che sono buoni o meno.

Se te li cambiano per te vuol dire rimparare tutto da capo

e quindi c'è anche veramente una grossa difficoltà a fare il passaggio

tecnologico.

Eccolo, mettiamola così.

E mia sorella, per chiudo una parentesi, siccome mia sorella è stata

condizionata a comprare Mac da tempo.

Quindi, comunque lei a casa ha un vecchio Mac, però alla fine

poi il lavoro lavoro.

Ecco sotto questo punto di vista, credo

, chiudo subito la parentesi, dico soltanto il mio ultimo pensiero.

Io penso che rimanere fossilizzato su una tecnologia penso che sia la

morte della produttività.

Questo sono il continuo sviluppo della tecnologia, soprattutto saperla usare, mantenersi aggiornato,

può dare quella marcia in più a tutti i professionisti.

Poi vabbè, parliamo dal pubblica amministrazione e quindi direi che il discorso

si conclude qua.

Allora, tornando invece al nostro amico Nick che è stato in silenzio,

ma so che la pensa come me, anzi, come noi,

anzi, Nicola alla fine lavora per la pubblica amministrazione, lui è un

illuminato dare qualche è un illuminato.

Se volete, dico due cose a proposito, se vi va.

Il problema nostro strutturale, allora faccio un passo indietro come informatico, una

delle cose che più spesso mi capita di farmi mi è capitato,

mi capita, è di immergermi nel problema che ha un'altra persona che

ha ovviamente un compito da fare, non deve imparare il computer, ma

deve fare una cosa.

E il computer si mette di mezzo.

Questo è un aspetto su cui si sorvola.

Io vado dal medico perché mi fa male il ginocchio.

Lui mi deve dare la medicina, non me ne frega niente di

sapere che cosa sta la medicina.

Basta che il ginocchio torni a funzionare.

Stessa cosa è l'approccio degli utenti verso il computer.

Quindi, la sorella di Filippo è un medico legale, un medico, quello

è il suo mestiere.

Non è comporre un documento allo stato dell'arte, ma è scrivere cose

sensate, dare diagnosi, dare pareri.

Questo dal punto di vista di chi lavora a più basso livello.

Il peccato originale della pubblica amministrazione italiana, una complessità legale molto elevata

che praticamente impone, la scrittura di software che valgono solo in Italia,

solo per la durata di vita della legge.

Adesso noi al CNR abbiamo un software che si chiama EPA, serve

a gestire le presenze, le malattie, le ferie.

Do una bella notizia da entrambi.

La presidenza francese della Comunità Europea che è iniziata qualche giorno fa,

ha già dato un indirizzo per premiare alcuni progetti open source delle

pubbliche amministrazioni nei vari stati europei e questa nostra piattaforma sviluppata da

colleghi del CNR e altri credo del GAR, è tra i due

progetti che l'Italia porta sul tavolo e che ha molta molta probabilità

di essere sovvenzionata e finanziata, questo per dire che serve, dimmi Filippo.

CNR GAR cosa sono per chi non è tecnico, ha detto, allora,

CNR e il consiglio sono cose interessanti per quello che io voglio

che tu precisi, perché allora il CNR, che è l'ente per cui

lavoro, il Consiglio nazionale delle Ricerche ed è il più grande ente

di ricerca in Italia.

La sua caratteristica è di coprire praticamente tutto lo scibile della scienza

e della conoscenza.

Abbiamo istituti che si occupano di letteratura, istituti che si occupano di

genetica piuttosto che di ingegneria dei materiali.

Ci sono altri enti di ricerca in Italia che invece hanno una

mission specifica come l'NFN, che è praticamente l'Istituto Nazionale di Fisica, oppure

quello di vulcanologia, che hanno invece l'Istat, che le statistiche, che hanno

delle mission specifiche e univoche.

Il CNR invece copre un po' tutte queste branche del sapere.

Il GAR è invece un consorzio sia interuniversitario che di tutti gli

enti di ricerca che promuove l'infrastruttura tecnologica la base.

Quindi, banalmente la rete, il cablagio tra gli enti scientifici, ma gestisce

anche i domini.it alla fine sono una derivazione dei compiti che il

garà in Italia.

Quindi, questi due enti comunque sono in grado, anche altri, di sviluppare

del software, delle tecnologie.

Purtroppo il ricercatore, nel caso del CNR, fa il ricercatore, non fa

lo sviluppatore e manutentore del software.

Quindi ce n'è anche uno adesso mi sfugge il nome che si

occupa di calcolo termotecnico nel campo di Roberto, serve per fare certificazioni

energetiche è gratuito e sviluppato.

Tuttavia, ovviamente noi non siamo una software house che rispondiamo a tutti

i problemi del cliente.

Alla fine, l'azienda commerciale, che invece ha il suo core business nello

sviluppo del software, ti proporrà un pacchettino e ovviamente lì deve massimizzare

il profitto.

Ad oggi massimizzare il profitto è stato mantenere il più a lungo

possibile quello che funzionava.

Siccome non ci sono i soldi e le risorse di Apple per

rivoluzionare il mondo, per scriversi il suo processore, comprarsi brevetto Arm sovvenzionandolo,

e scriversi di nascosto le specifiche e poi prodursi il proprio processore,

il resto del mondo è un po' vincolato a logiche diverse.

Sicuramente è in atto una rivoluzione, nel senso auspicato, da Roberto, non

va velo

ce come vorremmo noi smanettoni, però c'è

adesso, un po' il professionista, l'avvocato o l'architetto, si aspetta di poter

mandare una PEC e non andare più a fare la coda il

lunedì e il giovedì dalle 9 alle 10, c'è piano piano una

transizione verso un mondo più veloce.

Sicuramente dal punto di regista legislativo, snellire i processi.

Io la vedo adesso, la dico da ignorante Filippo.

Dovremmo snellire i processi e non andare a scrivere tutti i cavilli

di ogni caso.

Cioè, dovremmo avere una direzione seguirla, il caso specifico, se problematico, viene

discusso in sede giudiziaria.

Tuttavia, non possiamo normare il mondo perché il mondo è troppo ricco

di specificità.

L'Italia è il posto con le leggi più belle sulla faccia della

terra nell'80-90% dei casi disapplicate totalmente.

Lasciano anche

lasciano anche molti dubbi interpretativi.

Io non commento sulle leggi per quanto riguarda l'edilizia, che vai un

po' a stima.

I tecnici hanno anche la possibilità.

Parlo dei tecnici dei comuni, hanno anche possibilità di gestire le pratiche

un po' come vogliono.

La cosa divertente italiana, e poi qui mi taccio, è che la

legge viene fatta dal Parlamento, teoricamente, ma poi i vari enti, agenzie

delle entrate, IMS, INAL, la interpretano al loro modo con interpretazione veritiva,

autentica, e a quel punto lì è ovvio che nascono dei problemi,

mettiamola così.

Poi capisco anche che la legge va anche usata quotidianamente.

Quindi poi, alla fine il soggetto che la usa, quindi l'ente, per

esempio, providenziale, che deve dare le pensioni o accettare o non accettare

determinate cose, è ovvio che poi fa segno alla strada, mettiamola così,

nel bene e nel male, purtroppo.

E mi taccio a questo punto perché stiamo andando oltre.

Allora, torniamo a Bomba sulle questioni di Nicola, il suo workflow.

Abbiamo parlato un po' di hardware, di software, cosa utilizzi in generale?

Allora, come software c'è uno strumento base, anzi, due che sono le

pietre miliari, no, non le pietre, le pietre d'angolo della mia produttività.

Una è Simple Note, che è un'applicazione che permette di memorizzare in

formato testuale varie informazioni.

È multipiattaforma come piace a Roberto.

Si può usare sia web su Mac, su Windows, su Android.

La seconda pietra miliare è un password manager.

Al momento ne uso due per me e la mia famiglia utilizziamo

da diversi anni OnePassword che è un prodotto commerciale su cui ho

tantissima fiducia.

Al lavoro

stiamo usando Ki Pass X C nello specifico, chi pass è un

password manager open source, anche lui multipiattaforma, il client per Android o

per Mac, scusatemi, per iOS, il client per iOS sono sviluppati come

progetti a parte, quindi non c'è un download unico centralizzato.

Però, diciamo in questa maniera riesco a gestire circa mille password,

tra siti web, credenziali bancarie, servizi, sistemi.

Quindi con uno tengo traccia di alcuni aspetti chiave importanti.

Quindi, che ne so come è composta una certa rete, piuttosto che

da che cosa è composto gli strumenti di un ufficio o anche

banalmente dove sono conservate alcune cose a casa.

Nei password manager conservo credenziali e note che devo proteggere sui vari

sistemi.

A seguire utilizzo alcuni sistemi cloud di sincronizzazione dei dati.

Da questo punto di vista sono, tra virgolette, ecumenico.

Utilizzo quasi tutti, tranne Google, su cui non ho grande simpatia.

Però, per esempio, Dropbox che Roberto non tanto ama, ero quasi disposto

a pagarlo

perché comunque trovo che sia tecnicamente quello che mi permette l'esperienza utente

migliore, sicuramente quello più veloce, nel mio caso d'uso, nel sincronizzare e

nel condividere delle cose con mia moglie o con dei colleghi.

Abbiamo a lavoro un Next Cloud che so Filippo

ama.

Però, per esempio, ha dei problemi.

Perché poi su Next Cloud il progetto si sta appoggiando tanta roba

tipo sistemi di gestione documentale o altro.

E quindi in campo enterprise, quando hai 700-800 utenti, fare un salto

di versione, fare un salto di PHP aggiornare un database che ha

sotto pochetera di documenti non tuoi.

Produce sempre vari brividi sulla schiena.

Confermo anche da solo.

Abbiamo fatto una serata chattando con io che tiravano

vari nomi perché mi si era bloccato tutto il server.

E sono riuscito anche a metterlo a posto che questa è stata

la soddisfazione maggiore.

Quindi, questi sono gli strumenti principali.

A Corredo poi c'è il terminale di Mac.

Per un periodo ho anche provato AI Term, che è un altro

terminale, c'è un programma che mi permette di collegarmi ai server.

Però, diciamo, non sono

abbastanza dentro la programmazione online o di strumenti, per cui mi serve

uno strumento come Itermi.

Il terminale standard di Apple mi va benissimo.

Uso come browser di lezione Firefox praticamente da sempre, proprio l'altro giorno

revisionando il mio blog, ho trovato un post che parlava di Firefox

2 ieri è stato rilasciato il 96, quindi potete capire come sono

un po' vecchio.

È vero che Firefox ormai butta fuori una release nuova come se

non ci fosse un domani.

È una malattia, una malattia comune a tutti quanti.

Poi utilizzo Edge per avere un browser basato su Chrome su Chromium

e fare appunto delle prove con i miei colleghi.

Ma ne utilizzo anche sul mio comic ci sono installati quasi tutti

i browser esistenti proprio per fare prove verifiche nel caso un collega

mi dica di serve questo.

Poi banalmente ed editor testuali tipo TextMate, o BB Edit che usano

la variante gratuita, ma anche editor Makdown come Iawriter o by Word

o Makdown, appunto, forse l'ho citato.

Insomma, ho una serie di utility negli anni, diciamo, nell'ambiente mi capita

di aver individuato dei software chiave per cui nel momento in cui

escono delle promozioni, tipo ieri segnalavo gli amici di Snap, il podcast

di Roberto nel gruppo di avvocati a Mac di Filippo, segnalavo Luminar

che è un software professionale per la gestione fotografica, che era in

regalo di cui la versione precedente ero in regalo.

Non facendo il fotografo non mi serve l'ultimissima versione, la penultima va

bene.

Quindi ho collezionato negli anni una serie di strumenti a pagamento che

mi servono un po' a far tutto.

Dalla rinomina dei file tipo Better Finder Renewer, se ho dei grandi

sequenze di file.

Perché o come dicevo, per lavoro manipolo tantissimi file, spesso bisogno anonimizzarli

o rinominarli o farci quelle cose e quindi utilizzo quest'app, oppure che

ne so, applicazioni come Gemini per trovare duplicati o applicazioni per fare

manutenzione sul sistema.

Questi diciamo sono i miei strumenti di lavoro principali.

Mi sto appassionando a tenere su un diario e quindi, oltre ai

vari blog che ho, sono anche un cliente affezionato di Day One

che è un'applicazione che permette di mantenere dei diari, per esempio, ho

un diario personale, ho un diario degli aspetti WordPress, un diario dei

siti che gestisco dove mi scrivo ho aggiornato questo, se ci sono

delle transizioni particolari, e poi ho un log testuale, markdown, delle attività

che faccio per lavoro.

Perché gestendo una decina di server ho trovato utile, trovo molto utile

salvarmi cosa ho fatto, se ho installato una libreria particolare o un

pacchetto particolare, e posso fare quello che viene detto un rollback, cioè

tornare indietro una situazione, oppure tenere traccia in caso di compromissione o

quant'altro, degli aspetti di personalizzazione di tuning fatti su una specifica macchina.

Il formato testuale, markdown perché?

Perché sicuramente lo posso leggere con qualunque cosa, posso accendere il mio

vecchio Hack e aprire un file di testo.

Posso aprire un Nokia N80 che già c'è nel cassetto e aprirmi

il file di testo.

Quindi sono molto legato a file testuali.

Programmi come Notion o Craft di cui si è parlato negli episodi

precedenti del podcast, mi affascinano.

Ma ho sempre paura di perdere l'accesso, cioè quello a cui devo

accedere sempre, ci devo poter accedere sempre letteralmente.

Non devo essere vincolato a nessuna piattaforma o strumento per leggerla.

Ripeto, ripeto l'unica eccezione, forse è OnePassword, però anche lì i concorrenti

si sono messi a studiare il formato del file per cui nel

momento in cui hai la tua master password che te la ricordi,

puoi sempre tirare fuori le informazioni.

C'è anche One Password adesso.

Tra l'altro, con la versione 8, la modalità, diciamo, di avere il

tuo database e non essere collegato ai loro server.

Infatti, io sto ragionando di cambiare parrocchia, chiamiamola così, però effettivamente ci

sono abituato, sono riuscito ad abituare la famiglia, che è l'altra cosa

complicata, per cui non so sinceramente se riuscirò a fare una transizione

tranquilla.

Senti, al momento io mi fido di loro e quindi sono passato

alla versione 7, sì, sì, sì, ma con i dati sincronizzati online

perché mi capita di utilizzare Linux o mi capita di utilizzare Windows,

potrei utilizzare Android se al lavoro mi passano un telefono Android e

quindi legarmi un backup su i cloud o diciamo sul mio Dropbox.

Non ero più a posto.

Ti segnalo Secrets per il mondo Apple che pare essere una bella

piattaforma di gestione della password sicura.

Però ti escludi client Windows e client Linux o Android.

Effettivamente, diciamo, la scelta ci sono altri servizi commerciali, però c'è sempre

riuscito un baco.

Un problema che mi ha fatto desistere.

Cioè che i pass è l'unico, tutto sommato, che mi permette di

allentare questa mia fiducia verso OnePassword, soprattutto perché poi puoi anche gestire

tu sul tuo Next cloud, sul tuo cloud

, dove conservare la casa forte delle password, credo che non hai molte

possibilità.

Ah, lo so, lo so, infatti, il problema è o self hosting

ed oggettivamente, sulla gestione delle password, non credo che sia, meglio, non

essendo io un tecnico, non è una cosa tranquillissima.

Se no, infatti, sì, l'idea di fond era di andare su chi

passa, anche io stavo ragionando.

Ho visto, tra l'altro, che ti permettono di importare tutti i dati

da one passso.

Effettivamente.

Adesso il passaggio, diciamo, da un concorrente all'altro può diventare.

Faccio ancora un paio di domande a Nicola.

Più che altro per questa gestione dei file di testo, che giustamente

è un'ottima osservazione.

Questa notion sotto questo punto di vista è carente perché è tutto

a casa di qualcun altro, essenzialmente.

Quindi, se questa casa di qualcun altro te la trovi chiusa, tutte

le tue nozioni rimangono chiuse all'interno della casa di qualcun altro.

Ma volevo chiedere appunto questa dicotomia tra hire writer che utilizzi e

dei One, nel senso, quasi quasi potresti addirittura tutto gestire all'interno di

dei One, perché se non ricordo male, fa anche editor Markdown, e

forse potrebbe esserci anche la possibilità di collegarsi a qualche sito, ma

vado un po' a memoria.

Potrei anche sbagliarmi.

Questa è la prima domanda.

E la seconda che aggiungo subito è quella se utilizzi nel tuo

lavoro anche macchine virtuali.

Sì, allora utilizzo l'inconveniente.

Hai writer come altri editor Markdown, li utilizzo un po' per vedere

come è lo stato della piattaforma, degli editor Markdown, insomma, è tipo

una piccola perversione.

Quindi, se esce un editor, lo devo provare.

La differenza con dei One è che dei One mi permette di

conservarmi anche delle fotografie.

Porta anche la geolocalizzazione dalla foto, estrae i dati metadati della foto

e mi salva.

Quindi, quella fotografia mi dice che giorno e che ora e dove

l'ho salvata.

Vendo, salendo di piano, potrei anche avere la funzionalità di memorizzazione di

video.

Quindi, avendo un bambino piccolo, uno vuole mantenersi un ricordo in questo

diario multimediale, dei One mi permette di farlo.

Quindi, questa è la differenza essenziale fra dei One e gli high

writer, c'è anche poi tutto il sistema di backup cloud di Day

One che

writer di fatto che uso anch'io ogni tanto, hai comunque i dati

o nel tuo cloud o sul tuo dispositivo.

È proprio un editor di testo.

Come diciamo strumento di scrittura di blog, utilizzo di più by Word,

che una piccola software portoghese.

Lo sviluppo di quell'app un po' mi sembra fermo.

Non ho capito come campano, visto che anche gli aggiornamenti non sono

più tantissimi, probabilmente faranno consulenze su altro.

Per la virtualizzazione, come accennavo prima, utilizzo VirtualBox essenzialmente, perché comunque spesso

e volentieri virtualizzo macchine Linux.

Ho avuto occasione di avere una licenza gratuita per Fusion WMW Fusion,

appunto suondando il web e monitorando le varie promozioni.

Devo dire che per Windows 10 sto provando Fusion e il 12,

e devo dire che una maggior stabilità, una maggior coerenza rispetto a

VirtualBox me la offre.

In passato, ho provato ad utilizzare anche Parallels, però non ho colto

benefici particolari.

Quindi, terminato il periodo gratuito, sono tornato a Virtual Box.

Su Virtual Box voglio ricordare solo una cosa: il modulo delle estensioni

che permette l'utilizzo di USB 2 e altro, non ha la stessa

licenza di Virtual Box programma principale, quindi, diciamo, in teoria un giorno

Oracle, come ha fatto in passato per altri software, potrebbe venirti a

bussare a casa e dire, amico, stai usando qualcosa fuori dalla licenza,

sia pur gratis, non va bene.

Con Oracle bisogna sempre stare attenti.

Quindi, se lo utilizzate in maniera professionale, avete uno studio, varie postazioni,

varie cose, io ci sarei attento a spenderei due soldi in più

per un software che almeno legalmente mi permette di ottenere il massimo

delle prestazioni di virtualizzazione dalla tua macchina.

Non mi piace degli virtualizzatori professionali, il fatto che ti permettono di

utilizzare Word della macchina virtuale piuttosto che il Word del Mac, cioè

se devo avere un Word da una parte e basta.

Mentre capisco che possa essere recomodo cliccare sull'icona di Doc e far

partire la macchina virtuale a doc per se mi serve la mac

china virtuale questa è sempre in esecuzione quindi in background al massimo la

iberno e poi la riavvio con un click senza fare tutto il

boot di Windows e giocarmela con gli aggiornamenti a sorpresa che croce

delizia di chi utilizza Windows.

Aggiungo per quanto riguarda le macchine virtuali, che c'è una, diciamo un'altra

strada che è Wine che io utilizzo per il Dockfa per l'ambiente

Mac che almeno ti permette di risparmiare qualcosa come tipo 10 o

12 giga su.

Spiega cos'è velocemente Wine, perché l'abbiamo buttata lì ma ecco Wine che

prima o poi ne parleremo anche di questo, è essenzialmente una versione

iper ridotta di Windows che permette di far partire un programma Windows

senza bisogno di installare tutto il sistema operativo.

Proprio detto, è un software open source, diciamolo, che simula le librerie

di Windows, mettiamola così, perché è più specifico, non è Windows

e questo è il termine tecnico, diciamo non è Windows, ma semplicemente

i programmi che utilizzano il sistema operativo Windows dialogano con questo wine,

su macchine Linux-like come anche macOS sostanzialmente, anzi, Unix like, perché dopo

quelli di Linux si arrabbiano, che noi siamo sotto il cofano, macOS

è un BSD, credo, o una roba del genere.

Però praticamente fa da collante, diciamo, e quindi vi permette di far

funzionare non tutte, ma alcune applicazioni Windows senza dover installare fisicamente Windows

su una macchina virtuale o così via.

Sì, sì, con i pro e i contro, perché per applicazioni semplici

come il Dogfa è perfetto.

Per altre applicazioni, ad esempio, ho fatto due esperimenti per quello del

computo metrico, invece lì ci sono delle difficoltà, in effetti, se il

programma è installato, però non funziona completamente, e in altri casi può

addirittura avere difficoltà anche nella semplice installazione.

Direi che abbiamo ovviamente sforato i nostri tempi, quindi se va bene

a meno che Nicola non ci voglia raccontare ancora qualcosa.

A prescindere che è stata una ti dobbiamo risentire a questo punto,

perché già solo la nostra breve chiacchierata di questa retta è stata

veramente interessante.

Questi momenti sono sempre piacevoli, proprio anche di condivisione di scoperta.

Apro chiudere una parentesi: anch'io sono appassionato di fumetti, ma non l'ho

mai detto.

Ma, e non conoscevo, per esempio, questa.

Abbiamo scoperto un'altra soprattutto, non conoscevo la tua passione.

Ha anche una bella mano, aggiungo.

Io ho visto anche i suoi disegni di Filippo, è una bella

mano, anche questo è un altro altarino.

È troppo versatile, questo Filippo.

Dobbiamo un po' di legare.

Fa tantissime, non è vero, non è vero.

Quindi direi che a questo punto ci salutiamo a breve, ma salutiamo

i nostri ascoltatori.

Nicola.

Che sei ovunque anche tu come Roberto in pratica.

Tutti, qual è il posto migliore per venirti a trovare per conoscere

quello che fai e così via?

Con Linus.net, che è il mio blog storico scritto koo Linus.net o

nicolosito.it.

Da lì ci sono un po' i link di tutti i miei

social.

Comunque, sono online dappertutto come con Linus che nasce poi dal punto

dei fumetti.

E niente, vi ringrazio.

Conto di risentirvi, perché mi sto rendendo conto che forse non abbiamo

parlato della mia passione di supporto per il piccolo professionista.

Esprimersi online e a dire

nel mondo del lavoro.

Allora direi che a questo punto sei già fregato, e quindi ti

toccherà tornare con noi ai microfoni.

Va bene, va bene, grazie, ancora.

Un piacere, è tutto nostro come sempre.

Io veramente ti ringrazio, Nicola, per esserti messo a nostra disposizione.

Non solo nostra, ma anche degli ascoltatori.

Ricordo quindi agli ascoltatori che potete trovare le note dell'episodio con i

link agli argomenti che abbiamo trattato in questa puntata e tutti i

nostri riferimenti su a2podcast.it/28.

Per quanto mi riguarda, potete trovarmi su Mac Architettura, il mio blog

di architettura applicata all'ambiente Macintosh.

Potete trovarla all'indirizzo marchonnet.wordpress.com e trovete anche qualche riferimento a Nicola lo

sito perché giustamente è bazzica anche un po' dalle mie parti.

Mi potete trovare sul podcast Snap Architettura Imperfetta, dove vi racconto cose

che riguardano l'informatica all'ambiente dell'architettura, che ricorda, non deve mai rimanere fermo

a se stessa sull'utilizzo della tecnologia, anzi, deve essere coevolutiva.

Poi mi trovate anche sul blog di Grafisoft Italia dove scrivo ogni

tanto, una volta al mese, un articolo dove appunto parla dell'utilizzo di

Archicad nel mondo dell'architettura.

Invece, il nostro amico Filippo, dove lo possiamo trovare?

Avocatemec.it e direi che anche per questa puntata è tutto.

Ci risentiamo tra due settimane.

Alla prossima!

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