Fotografia minimale con Lorenzo Morandi
Nella puntata di oggi Roberto e Filippo chiacchierano con il fotografo ed architetto Lorenzo Morandi del suo flusso di lavoro “minimale” in ambito fotografico.
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Nella puntata di oggi Roberto e Filippo chiacchierano con il fotografo ed architetto Lorenzo Morandi del suo flusso di lavoro “minimale” in ambito fotografico.
Note dell’episodio
- YourStory: studio creato da Lorenzo Morandi nel 2016, nato come progetto editoriale e poi diventato realtà di produzione fotografica e video per aziende, professionisti, artisti, designer, magazine e agenzie.
- Capture One: software usato da Lorenzo per importare, catalogare, selezionare, sviluppare ed esportare i file RAW, lavorando per sessioni dedicate a ciascun progetto.
- Affinity Photo: alternativa a Photoshop scelta da Lorenzo per il fotoritocco puntuale, integrata nel suo flusso con Capture One e acquistabile senza abbonamento.
- Affinity Publisher: parte della suite Affinity citata nelle note di lavoro di Lorenzo, coerente con la sua preferenza per strumenti professionali a licenza una tantum.
- Prodibi: piattaforma usata per creare gallerie online ad alta risoluzione, mostrare immagini ai clienti, consentire o bloccare il download e integrare gli album nel sito.
- Final Cut Pro: software Apple citato tra gli strumenti video del workflow di Lorenzo.
- Nikon Z6II: mirrorless full frame citata da Lorenzo insieme alla Z6 come parte del suo doppio corredo fotografico.
- Atomos Ninja V: monitor/registratore esterno indicato nelle note dell’attrezzatura video di Lorenzo.
Sinossi1
1. YourStory, tra architettura, fotografia e racconto delle persone
Filippo e Roberto aprono l’episodio presentando Lorenzo Morandi, fotografo e architetto invitato a raccontare il suo flusso di lavoro in ambito fotografico. Lorenzo spiega subito che la sua formazione è nel campo dell’ingegneria e dell’architettura, ma dal 2016 affianca all’attività professionale uno studio dedicato a fotografia e video: YourStory. Il progetto nasce inizialmente come esperienza editoriale indipendente, con due volumi realizzati nel 2016 e nel 2017, nei quali immagine, progettazione grafica e tipografia venivano usate per costruire storie. Con il tempo quella forma è diventata un linguaggio riconoscibile e poi un vero studio di produzione.
Lorenzo chiarisce che YourStory realizza contenuti fotografici e video destinati alla comunicazione online e offline di aziende, professionisti, artisti e designer. Collabora anche con magazine, siti internet e agenzie, mantenendo un focus particolare su arte, design e architettura: ambiti nei quali l’interesse personale e la formazione di Lorenzo gli permettono di comprendere meglio persone, luoghi e attività da raccontare. Roberto sottolinea il valore visivo del lavoro di Lorenzo e invita gli ascoltatori a guardare il sito e il profilo Instagram dello studio per capire il tipo di immagini e di storie di cui si parla.
“Lo studio Your Story realizza contenuti fotografici e video sotto forma di storia destinati ad aziende, professionisti, artisti, designer.” — Lorenzo, 00:02:59
2. Il MacBook Air M1 come macchina fotografica e video “entry level” ma sufficiente
La prima parte tecnica riguarda l’hardware Apple. Lorenzo racconta di usare un MacBook Air M1 base per la post-produzione fotografica e video: 8 GB di RAM e 256 GB di SSD. La scelta è stata intenzionalmente essenziale. Aveva bisogno di una macchina dedicata solo a fotografia e video, senza altri software installati, e ha voluto capire fino a che punto il modello più economico potesse reggere il suo lavoro reale. Il risultato, per lui, è positivo: il passaggio da un MacBook Pro 2015 senza scheda grafica dedicata è stato nettamente migliorativo, soprattutto nell’esportazione video e nella gestione delle immagini.
Roberto entra nel dettaglio della macchina: MacBook Air fanless, quindi senza ventole, con GPU a 7 core nella versione base. Osserva che in alcuni ambiti, come il rendering architettonico, potrebbe non essere la scelta ideale, ma per il lavoro fotografico di Lorenzo si è rivelato un ottimo compromesso. Lorenzo conferma che l’assenza di ventole non è un limite nel suo caso, anzi contribuisce alla leggerezza e alla praticità dello strumento. Durante certi lavori fotografici porta il computer con sé, trasferendo gli scatti via cavo direttamente sul Mac: avere un portatile leggero, silenzioso e maneggevole diventa parte concreta del flusso.
“La mancanza delle ventole non è una limitazione, anzi.” — Lorenzo, 00:09:55
In studio, Lorenzo collega il MacBook Air a un monitor LG da 32 pollici 4K tramite USB-C, usando lo stesso cavo anche per alimentare il computer. Il monitor è montato su un braccio regolabile in altezza, profondità e orientamento, anche se Lorenzo usa raramente la rotazione verticale. Spiega che il monitor non nasce specificamente per la fotografia professionale, ma per il suo modo di fotografare, elaborare e valutare le immagini è adeguato. L’unico limite incontrato riguarda alcune impostazioni di scaling: scegliendo una dimensione dei testi troppo piccola, alcuni software mostravano ritardi nelle regolazioni; usando l’impostazione consigliata dal sistema, il problema sparisce.
3. Scrivania minimale, iPhone 13 Pro e gestione dei supporti
Lorenzo descrive anche il suo modo di usare il portatile in studio. Non lavora con doppio monitor: quando collega il MacBook Air al display esterno, chiude il portatile e lo infila sotto il monitor. Usa una sola superficie visiva, insieme a Magic Keyboard estesa, Magic Trackpad e Magic Mouse, tutti in nero. La scelta del colore e dell’estetica non viene presentata come un dettaglio tecnico, ma come parte dell’ambiente di lavoro: Lorenzo dice di preferire strumenti che lo mettano a suo agio, che non creino distrazione e che diano anche gratificazione nell’uso quotidiano.
Il discorso passa poi all’iPhone. Lorenzo è passato da un iPhone 7 a un iPhone 13 Pro, soprattutto per avere un dispositivo più aggiornato con cui verificare come i contenuti fotografici e video rendono sugli schermi moderni. L’iPhone 7, in particolare dal punto di vista del display, cominciava a essere datato. Il nuovo modello diventa anche uno strumento di supporto per la produzione video, grazie alle capacità di ripresa e alla possibilità di registrare in ProRes, formato meno compresso e più adatto a una lavorazione profonda del file.
La registrazione in ProRes porta però a un tema centrale: il peso dei file. Lorenzo spiega che il modello da 128 GB ha alcune limitazioni sulla registrazione in 4K ProRes e che, in Full HD, si può arrivare a circa 10 GB al minuto. Da qui nasce una riflessione sull’archiviazione, che nel lavoro fotografico e video cresce rapidamente: ogni upgrade di qualità richiede supporti più veloci, dischi più capienti e una gestione più attenta per evitare colli di bottiglia.
Per l’archiviazione Lorenzo lavora con un MacBook quasi vuoto e tiene i lavori su supporti esterni. I progetti conclusi vengono archiviati su hard disk Western Digital in duplice copia, fisicamente collocati in luoghi diversi per ridurre il rischio di perdita in caso di furto, incendio o altri eventi. Ammette di non avere ancora un NAS né un sistema di backup automatico: il flusso è manuale, ma organizzato. Il materiale grezzo viene trasferito prima su un SSD esterno SanDisk, che diventa il supporto di lavoro per foto e video; poi viene effettuato almeno un backup su hard disk. Per lavori più lunghi, che si interrompono e riprendono a distanza di mesi, esegue anche backup intermedi.
4. Capture One, RAW e importazione ordinata dei lavori
La parte centrale del workflow fotografico parte da Capture One, che Lorenzo usa per lo sviluppo dei file RAW, la catalogazione e l’archiviazione. Lo descrive come un software analogo a Lightroom, ma con strumenti di sviluppo e gestione del colore che ritiene probabilmente più evoluti, pur senza presentare un confronto diretto strumento per strumento. La scelta è legata sia alla qualità del programma sia alla possibilità di acquistare una licenza permanente, senza abbonamento, aspetto importante nella sua filosofia di lavoro.
Roberto chiede di spiegare il file RAW per chi non è fotografo. Lorenzo lo definisce come un file grezzo, paragonabile a un negativo: non è un’immagine finita, ma contiene tutte le informazioni che il sensore è riuscito a registrare in una determinata esposizione. Rispetto al JPEG, che è snello, compresso e comodo da trasferire o mettere online, il RAW conserva più dati su luce e colore e consente un controllo molto più ampio in fase di sviluppo. Una singola foto RAW da una mirrorless full frame da circa 24 megapixel può pesare intorno ai 60-70 MB, e in certi lavori si arriva facilmente a scaricare e catalogare 1500 immagini.
“Il file RAW è il file da cui si parte per avere tutte le regolazioni con le massime possibilità di modifica e di controllo.” — Lorenzo, 00:25:36
Lorenzo usa due mirrorless Nikon, una Z6 e una Z6II, spesso contemporaneamente, con obiettivi diversi o con un assistente. Questo significa ritrovarsi a fine shooting con più schede di memoria e file provenienti da macchine diverse. Capture One gli permette di configurare l’importazione in modo molto preciso: i file vengono rinominati con data, ora, minuti, secondi e nome della macchina fotografica. In questo modo, in pochi minuti, le immagini delle due fotocamere vengono ordinate in sequenza temporale, invece di restare separate per corpo macchina.
Da lì parte la selezione: Lorenzo usa strumenti come stelline, colori e cartelle interne a Capture One per fare una prima scrematura, poi una successiva, fino ad arrivare ai file finali da sviluppare ed esportare in JPEG. Preferisce lavorare per sessioni, non con una libreria unica: ogni progetto ha il suo file dedicato, che una volta concluso può essere spostato e archiviato insieme al resto del lavoro. Anche questa scelta risponde al bisogno di tenere il flusso leggibile, spostabile e facilmente archiviabile.
5. Nikon, ottiche fisse e una filosofia “meno è meglio”
Dopo il software, Lorenzo entra nel dettaglio dell’attrezzatura fotografica. Usa due Nikon mirrorless equivalenti: una Z6 e una Z6II. Le differenze tra i due corpi, spiega, sono minime per il suo uso: la Z6II è un po’ più veloce nell’autofocus e in alcune funzioni, ma le due macchine producono file simili perché condividono caratteristiche fondamentali, incluso il sensore. Il corredo è composto soprattutto da ottiche fisse, scelte per coprire diverse focali.
La sua ottica preferita è il 50 mm. Nei lavori più personali, o in quelli nei quali la sua impronta visiva deve essere più marcata, Lorenzo tende a usare quasi esclusivamente quella lente, oppure la abbina a un’ottica più lunga da ritratto. Qui emerge in modo concreto il titolo dell’episodio: il minimalismo non è assenza di strumenti, ma riduzione intenzionale del numero di scelte operative. Meno ottiche, meno software, meno passaggi, meno interferenze tra l’intenzione fotografica e la produzione del risultato finale.
Quando Roberto gli chiede di spiegare la “filosofia minimale”, Lorenzo collega le scelte di strumenti all’idea di ridurre l’attrito. Le complicazioni sono già presenti in ogni lavoro: nella relazione con il cliente, nella gestione dei file, nella selezione, nello sviluppo, nella consegna. Per questo preferisce non aggiungere ulteriore complessità nella tecnologia. Da quando usa Mac, dice, ha trovato strumenti stabili e affidabili che non lo obbligano a pensare a configurazioni, installazioni, malfunzionamenti o sorprese di aggiornamento.
“Le complicazioni ci sono già e sono intrinseche a ogni singolo lavoro che si affronta.” — Lorenzo, 00:33:21
Il MacBook Air base diventa quindi un simbolo concreto di questo approccio. Non è importante che sia etichettato come “Pro”; è importante che faccia nel modo migliore ciò che serve a Lorenzo. Se dovesse svolgere lavori di effetti speciali o rendering molto pesante, il discorso cambierebbe. Ma per fotografia, sviluppo, fotoritocco leggero e consegna, il modello consumer basta. Questo gli permette di concentrarsi sui contenuti, sulle persone e sulle immagini, invece che sul mezzo.
6. Licenze, Affinity Photo e il passaggio ordinato fino al file finale
Dopo Capture One, Lorenzo descrive la parte di fotoritocco. Lo sviluppo principale avviene nel programma di catalogazione: esposizione, colori, tonalità e regolazioni generali vengono gestiti lì. Quando però serve intervenire su punti precisi dell’immagine, entra in gioco Affinity Photo, scelto al posto di Photoshop. Anche qui il criterio non è una contrapposizione ideologica, ma la coerenza con il suo flusso: Affinity Photo si acquista con licenza singola, non richiede abbonamento, ha un costo contenuto e offre funzioni avanzate più che sufficienti per il suo lavoro.
Lorenzo spiega che, per il suo uso, sviluppando circa il 90% dell’immagine in Capture One, Affinity Photo copre ampiamente le necessità di ritocco finale. I due programmi si integrano nel flusso: da Capture One seleziona l’immagine, la apre in Affinity, la modifica e la salva; il file ritoccato rientra nella sessione di Capture One, pronto per l’esportazione. Questo evita passaggi manuali, rinomine, aperture separate e potenziali errori. Anche l’esportazione viene gestita da Capture One, con controllo su nome file, autore, risoluzione, proporzioni, compressione e spazio colore.
Lorenzo sottolinea che su MacBook Air M1 questa fase è molto veloce. L’esportazione di un centinaio di immagini selezionate, magari da un set iniziale di 1500 RAW, richiede pochi minuti, molto meno rispetto al vecchio MacBook Pro 2015. Roberto e Lorenzo discutono poi delle alternative Adobe: Photoshop resta lo standard e ha una storia importante, ma porta con sé Creative Cloud, plugin, programmi di accesso e un ecosistema più pesante. Lorenzo preferisce soluzioni snelle che si scaricano, si installano e funzionano, perché per lui l’obiettivo è fare il lavoro, non preparare l’ambiente di lavoro.
7. Prodibi, gallerie ad alta risoluzione e consegna al cliente
L’ultimo tratto del workflow riguarda la presentazione e la consegna dei progetti ai clienti. Dopo l’esportazione, Lorenzo usa Prodibi, una piattaforma online per caricare album fotografici ad alta risoluzione. È l’unico servizio in abbonamento che accetta nel suo flusso, perché gli offre vantaggi che non ha trovato altrove. Crea un album dedicato al progetto, carica le foto e condivide un link con il cliente, che può visualizzarle in alta risoluzione. A seconda della fase del lavoro, Lorenzo può attivare o disattivare il download.
Questo evita di ricorrere ogni volta a trasferimenti temporanei come WeTransfer, con link che scadono e file da ricaricare se il cliente non scarica in tempo. Prodibi permette anche una modalità provino: il cliente può selezionare le immagini e Lorenzo vede quali sono state scelte. Un altro aspetto importante è l’integrazione nel sito: la piattaforma genera una stringa di codice che permette di incorporare gli album nelle pagine web, così Lorenzo può creare una pagina dedicata a un cliente con la sua galleria. Nelle versioni a pagamento, i riferimenti alla piattaforma vengono rimossi e l’esperienza appare integrata nel sito professionale.
“Con un link che do al cliente, il cliente vede il suo album.” — Lorenzo, 00:44:49
Roberto approfondisce il tema del download bloccato. Lorenzo conferma che il cliente può vedere le immagini ad alta risoluzione, zoomando fino al dettaglio, ma non scaricarle se il download non è stato abilitato. Questo consente di mostrare il lavoro in modo completo senza consegnare i file prima della chiusura del rapporto o del pagamento. Lorenzo precisa che non ha mai avuto problemi concreti da questo punto di vista, ma avere uno strumento che tutela la consegna e si integra con la parte contrattuale del lavoro rende il flusso più ordinato.
8. Fotografia digitale, pellicola e strumenti contemporanei
Nella parte finale, Roberto osserva che la fotografia commerciale oggi è quasi interamente digitale. Lorenzo conferma: nel lavoro professionale commerciale la fotografia è al 99% digitale, anche se esiste una forte controtendenza di recupero della pellicola, visibile anche su Instagram. La definisce però una questione delicata, legata al tentativo di recuperare una legittimazione creativa della fotografia in un’epoca in cui le barriere d’ingresso si sono abbassate molto.
Per Lorenzo, il fatto che più persone possano fotografare non è una minaccia, ma un elemento positivo. Il mestiere del fotografo è cambiato rispetto a dieci o vent’anni prima, ma per lui il lavoro contemporaneo consiste anche nell’avere un sistema coerente, dalle macchine fotografiche al computer, che non sottragga tempo alla fotografia. La fotografia resta l’atto di catturare la luce e dire qualcosa; gli strumenti moderni servono a liberare spazio per quel gesto, non a sostituirlo.
La conversazione si allarga all’iPad e ai nuovi paradigmi di lavoro. Filippo e Roberto ragionano sul fatto che dispositivi diversi obbligano a inventare flussi diversi e che i limiti, quando non impediscono il lavoro, possono stimolare approcci più rapidi o più attuali. Lorenzo si dice d’accordo: alcuni flussi consolidati sembrano l’unico modo possibile solo perché ci si è abituati. Gli strumenti contemporanei, se usati con criterio, permettono di evitare nostalgia e di concentrarsi sul lavoro reale. In chiusura, Lorenzo saluta i conduttori e gli ascoltatori, sperando di aver offerto spunti utili a chi vuole fare fotografia o semplicemente gestire meglio le proprie immagini.
Questa sinossi è generata con l’intelligenza artificiale a partire dalla trascrizione della puntata. ↩︎
Leggi la trascrizione completa
Benvenuti all'episodio 27 di A2 in cui scoprirete come ottenere il massimo
dalla vostra tecnologia Apple volenti o nolenti.
Io sono Roberto Marin e sono il vostro ospite assieme all'amico Filippo
Strozzi.
Di cosa parliamo in questo episodio?
Filippo raccontaci un po'.
Allora, oggi oggi abbiamo un nuovo ospite, quindi siamo molto contenti di
finalmente partire a tutto regime con questo nuovo format aggiuntivo a quello
che abbiamo di base.
È il nostro ospite, Lorenzo Morandi, che ci parlerà del suo flusso
di lavoro come fotografo e architetto.
Quindi, benvenuto Lorenzo.
E adesso a questo punto presentati un po' così, noi ci conosciamo
già perché abbiamo già fatto due chiacchiere in prediretta, ma anche i
nostri ascoltatori possono conoscerti e poi approfondiremo un po' tutte le varie
cose.
Ciao Filippo, ciao Roberto, grazie dell'invito.
È un vero piacere essere qui con voi e raccontarvi un po'
di quello che faccio con i miei strumenti e con gli strumenti
Apple.
Mi avete già introdotto molto bene.
Io mi occupo di diverse cose, tra cui la fotografia e il
video.
Anche se la mia formazione è quella di ingegnere architetto e svolgo
comunque l'attività professionale, dal 2016 mi dedico alla fotografia e al video
attraverso uno studio che ho creato che si chiama Your Story.
Ottimo, direi che sei partito dal grande.
Ovviamente io devo ringraziarlo, perché Lorenzo è un mio collega architetto, soltanto
che lui fa le cose velocemente più belle delle mie.
E lo ringrazio per essere venuto tra di noi, l'ho conosciuto per
ora non di persona, ma ci conosceremo anche di persona.
E l'ho conosciuto molto, diciamo, su una parte: Telegram essenzialmente, ho avuto
più modo di conoscerlo nonostante abbia seguito anche i suoi lavori.
Ottimo ragazzo, veramente splendido, una persona capacissima.
E chiaramente andatevi a vedere Your Story che ha un suo sito
internet, se non erro esattamente, che è YourStory.it.
Perfetto, quindi correte a vederlo perché troverete delle cose interessantissime.
Magari lo chiamate anche per lavoro che non fa mai male.
Ma prima di addentrarci nella chiamiamola così, nella storia di Lorenzo, di
quello che ci vuole raccontare, dei suoi strumenti e soprattutto di come
pensa di lavorare nel mondo della fotografia, vi ricordo che potete sostenerci
in vari modi.
La prima è facendo la recensione su Apple Podcast, che ci aiuterà
a farci conoscere sempre di più.
Vi ricordo anche che molto probabilmente troverete anche la possibilità di fare
delle recensioni anche su Spotify.
Dovrebbe essere una nuova feature che è stata messa proprio poco tempo
fa.
Quindi, se avete la possibilità, fatelo anche da quella parte lì che
non fa mai male, a noi servirà per farci conoscere, ci aiuterà
sicuramente a conoscere quello che pensate voi di noi.
Ringraziamo già adesso tutti quelli che hanno fatto le recensioni, siete stati
dei grandissimi e ci avete aiutato tantissimo anche nel nostro piccolo lavoro.
Diciamo questo side project di Filippo e del mio.
E nonostante ci fosse ancora bisogno di rimarcarlo, mi raccomando scriveteci che
fa sempre piacere.
Potete scrivere ad scrivi.
it.
E poi vi ricordo, come sempre, troverete tutto quanto nelle note dell'episodio.
Io a questo punto lascerei parlare il nostro grandissimo Lorenzo per quanto
riguarda gli story.
Di cosa vi occupate precisamente?
Allora, lo studio Your Story realizza contenuti fotografici e video sotto forma
di storia destinati ad aziende, professionisti, artisti, designer, per la comunicazione online
e offline delle loro attività.
Lo studio Your Story collabora anche con Magazine e con siti internet,
agenzie, per realizzare contenuti fotografici e video.
Nasce come progetto editoriale nel 2016, quindi diciamo che fonda il mondo
dell'immagine, della progettazione grafica, della tipografia, per creare due volumi che ho
realizzato appunto nel 2016 e nel 2017, in cui queste storie venivano.
Questo col tempo, nei mesi, nei primi anni, è diventato un format
riconoscibile, percepito in un certo modo da una possibile clientela, e infatti,
già
nel primo anno di attività, molti lavori sono stati commissionati da aziende
o da professionisti di vari settori.
Con un focus ovviamente sull'arte, sul design, sull'architettura, che sono comunque temi
verso i quali il mio interesse è grande e quindi anche la
comprensione dell'attività e della persona che ho di fronte è migliore rispetto
ad altri.
Certamente, tra le altre cose, volevo ricordare che se volete anche vedere
come se la cavano nella vita quotidiana, diciamo, nello studio di Your
Story, c'è anche disponibile il profilo Instagram, se non ero, giusto?
Esattamente, che è chiocciolastory.it.
Comunque, tutti i link li trovate nelle note dell'episodio.
Così, se volete andare a trovare il nostro Lorenzo, lo fate velocemente
e comodamente dal vostro cellulare, se ci state ascoltando dal cellulare o
dal vostro client, comunque di podcast di riferimento.
E di questo vi ringrazio.
Vi ringraziamo noi per il tempo che ci hai dedicato.
Altre che è sempre piacevole passare questi momenti in compagnia perché accrescono
noi e poi fanno conoscere anche le persone che invitiamo, che sono
persone decisamente brave.
Io continuo a dire, andatevi a vedere il profilo Instagram, vedrete una
carrellata delle persone che hanno avuto il piacere di lavorare con Lorenzo.
Sono davvero tutte delle bellissime fotografie, vi faccio i complimenti perché non
lasciano indifferenti.
Quindi passate prima da lì per riuscire a capire di cosa si
tratta, per riuscire a accompagnare a quello che ci dirà Lorenzo.
Prima di tutto, facciamo una bella interrogazione a Lorenzo, perché ovviamente qua
siamo in mondo Apple.
Nel senso, noi parliamo essenzialmente in questo podcast di come si sfrutta,
in questo caso, la tecnologia Apple non solo per mandare messaggini, ma
anche per lavorare.
E quindi ci chiedevamo appunto cosa utilizzi tu nel tuo lavoro.
Sì, allora, io a livello hardware attrezzatura che utilizzo nella post-produzione, quindi
per l'elaborazione delle immagini o per il montaggio di video, utilizzo un
MacBook Air, l'ultima generazione, l'ultima versione.
Questa è una scelta che ho fatto pochi mesi dopo l'uscita di
questo prodotto, avendo la necessità comunque di aggiornare e di avere una
macchina dedicata da dedicare esclusivamente alla fotografia e al video,
senza nessun altro tipo di software installato.
E ne sono contento.
Diciamo che è stata una scelta, non posso dire coraggiosa, perché sapete
benissimo quanto si parli bene di questa macchina per l'ambito fotografico e
video.
Ho voluto esasperare la scelta prendendo proprio il modello più economico, anche
il modello base, il modello di partenza, per vedere fino a che
punto sarei riuscito a sfruttarlo, e devo dire che sono assolutamente contento
e felice della scelta.
Eccolo Lorenzo, quindi hai un MacBook Air M1
8 GB presumo perché se è il modello, e invece di Hardisk,
cosa hai fatto?
Il suo SSD che è il modello.
Anche questo, il taglio più piccolo, che se non erro, 256 giga.
Allora non sai come Roberto che ne ha solo di 128, penso
che non ci sia più 128, ho capito io il perché, non
li fanno più così per gli aggiornamenti, ma questo ne parliamo in
un'altra storia.
Dunque, volevo dire soltanto due precisazioni tecniche.
Se ho capito bene, essendo la versione base è l'8 core con
4 performance core e 4 efficienti core e poi c'è la GPU
con 7 core se non erro.
Dunque, la RAM è da 8 GB, nonostante sia spendibile con 16,
perfetto, e l'archiviazione, per fortuna sua, parte da 256 GB.
Quindi, molto interessante come macchina, è una macchina che ho seguito molto
da vicino perché stavo puntando a quella macchina, sinceramente, perché io amo
il MacBook Air da quando ci ho messo le mani nel 2010.
Quindi per me è una macchina molto interessante, bellissima, ha un suo
stile intramontabile.
L'unica cosa che me l'ha fatto cambiare, purtroppo era soltanto che nel
2010, anzi nel 2013, eriniziati a uscire gli schermi in retina e
quindi il MacBook Air sembrava pannato.
Di conseguenza ho virato sui MacBook Pro con schermo retina.
C'è da dire che il MacBook Air, ricordo per i nostri amici
ascoltatori, che è fanless, quindi non ha assolutamente nessun tipo di ventola
per il raffreddamento.
Prove hardware per quanto mi riguarda, ho seguito qualche test qua e
là, visto che a me e neanche a Filippo danno un MacBook
un MacBook da provare, quindi sono dovuto andare un po' a vista.
Ricordo che io personalmente ho preferito sconsigliarlo come acquisto per uno studio
di architettura, più che altro per una questione di rendering.
Come sapete, il rendering è una lavorazione molto pesante e quindi il
mio dubbio, ma non è solo il mio, perché purtroppo qualcuno è
riuscito anche a metterlo sotto stress nel momento in cui inizia a
andare deciso e quindi ha bisogno di raffreddarsi, essendo faness, ha un
po' più difficoltà di un MacBook Pro.
Quella è una principale differenza, il core, diciamo dal punto di vista
grafico è relativa la differenza, ma io continuo a dire appoggio tantissimo
la scelta che ha fatto Lorenzo perché, da quello che poi ci
ha anche raccontato, si è dimostrato un ottimo hardware.
Chiedo a Lorenzo a questo punto, da che hardware arrivavi tu prima
del Mac M1.
Guarda, io arrivavo da un MacBook Pro del 2015 senza scheda grafica
data.
Quindi, già un modello che ben presto si è rivelato non eccellente
nel lavoro di rendering, dal momento che comunque l'aspetto del rendering è
anche presente nell'esportazione di un video, ad esempio.
Quindi, diciamo che il passaggio è stato assolutamente migliorativo, ma non saprei
neanche dirti quante volte superiore, l'unico aspetto è la dimensione dello schermo,
ma è stata anche questa una scelta perché comunque la macchina che
avevo in precedenza sostanzialmente veniva sfruttata esclusivamente come portatile senza schermi esterni,
in giro ma anche in studio, ma comunque senza appunto l'output su
uno schermo esterno.
Con Lair ho deciso di dotarmi di un monitor per quando sono
in studio, ma comunque di poter godere della portabilità e della leggerezza
che ha l'air del fatto che comunque senza ventole per il mio
tipo di lavoro non mi risulta.
La mancanza delle ventole non è una limitazione, anzi, mi permette di
anche di elaborare le foto tenendole sulle ginocchia, con una sensazione che
sembra una sciocchezza perché non è il lavoro ordinario.
Però in determinate situazioni sembra veramente di avere un giocattolo sulle gambe
con cui però puoi fare tutto il lavoro.
A me capita molto spesso di avere il computer con me durante
certi lavori fotografici scattando le fotografie e trasferendole via cavo direttamente sul
computer.
Quindi avere uno strumento leggero e pratico è veramente un vantaggio.
Assolutamente sì, ci credo, perché anch'io ne ho fatto un vantaggio quando
ero in mobilità di avere un portatile piccolo e diciamo cattivo, ci
parlavi prima del monitor.
Quello che usi in ufficio, che monitor è?
È un monitor LG da 32 pollici che alimenta via USBC il
computer stesso, è il modello che viene venduto insieme a un braccio,
un sostegno ergonomico che permette la regolazione completa sia in altezza che
in profondità.
Quindi in distanza dalla seduta.
Può essere ruotato e messo in posizione verticale, quindi favorendo, ad esempio,
un'elaborazione fotografica di un ritratto.
Funzione che devo dire, non uso particolarmente perché comunque durante l'elaborazione, a
meno di avere altri monitor, ci sono le palette, gli strumenti.
Tuttavia, diciamo che è un'opzione ulteriore che lo rende molto versatile.
È un monitor 4K.
Certo, non è un monitor che nasce esclusivamente per la fotografia, ma
qui si apre un discorso molto complesso in cui non voglio entrare
neanche troppo nel merito, perché dipende anche dal tipo di fotografia che
uno fa e che necessità ha di avere un profilo colore del
tutto adeguato, del tutto analogo alla stampa, diciamo che per il mio
modo di fotografare, la mia resa, il mio modo di elaborare le
immagini è un monitor con cui mi trovo benissimo.
Volevo chiedere ancora una cosa, hai visto il MacBook Air in difficoltà
a gestire un monitor esterno da 32 pollici o se la cava
tranquillo?
No, se la cava in modo egregio, devo dire che nel setup,
quando si può scegliere la risoluzione, ma più che la risoluzione, perché
la risoluzione è 4K senza dubbio, nella dimensione dei caratteri impostato per
avere l'area di lavoro il più ampio possibile, la più ampia possibile.
Quindi facendo la dimensione dei testi, nell'uso normale va bene utilizzandolo con
alcuni programmi che evidentemente o non sono ottimizzati o comunque mettono la
scheda video sotto stress, avevo dei lag e proprio dei ritardi nell'applicazione
dei comandi, ad esempio, delle regolazioni di luminosità, di curve nelle immagini
che lì per lì mi avevano un po' spaventato.
Tuttavia, però settandola con la dimensione consigliata, anche perché lo dice il
sistema stesso, che si possono riscontrare dei problemi, mettendolo sulla dimensione dei
caratteri consigliata, non c'è nessun problema e non c'è nessun tipo di
disagio a utilizzarlo con lo schermo esterno.
Domanda perché quella è una cosa che molti hanno riferito.
Soprattutto dei vecchi Mac, e quindi noi non abbiamo avuto, non abbiamo
potuto mettere le mani su un M1, quindi siamo molto invidiosi di
te.
E volevo chiederti: lo stacca a stacca
del monitor, dà dei problemi, perché appunto su alcuni vecchi Mac c'era
soprattutto i portatili, c'era il problema che si rallentava molto.
La riconfigurazione, diciamo, dei monitor quando da due passi a uno e
da uno passi a due.
Per esempio, sul mio 16 pollici che è un vecchio MacBook Pro,
diciamo del 2019.
Vecchio,
vecchio, è vecchio,
non è un M1, c'è un minimo, poi io l'uso come fisso,
quindi alla fine a me non dà quasi nessun di fastidio se
non che un monitor si accende prima dell'altro, ma è normale, perché
i monitor di Apple sono molto rapidi nell'accensione, chiamiamolo così, mentre abitualmente
gli altri monitor hanno dei tempi di accensione un po' più lenti.
Tu come ti sei trovato in questa modalità?
Anche perché immagino che tu lo stacchi e lo attacchi abbastanza spesso,
lo presumo visto il lavoro, visto il fatto che te lo porti
dietro.
Sì, io lo attacco e lo stacco frequentemente, però mi trovo benissimo,
non ho problemi di configurazione.
Devo dire che non lo uso mai come doppio monitor, io lo
uso come monitor singolo, perché voi dovete sapere una cosa.
Vi devo confessare che io sono un po' talebano nel modo di
lavorare, di organizzare le mie cose, i miei spazi.
Quindi, per me, la possibilità di lavorare con un unico monitor senza
altri oggetti che mi creano fastidio, distrazione, ingombro, è il massimo.
Io quando lo uso collegato al monitor, lo chiudo, lo infilo sotto
il monitor, quasi non lo vedo, utilizzo solo il monitor con la
tastiera esterna e con il trackpad e con il mouse con il
magic mouse.
Ti chiedo anche quindi cosa utilizzi come periferica a questo punto?
Perché di fatto poi diventa, chiamiamolo così, io lo uso, io lo
tengo aperto e quindi ho un secondo monitor nel mio 16 pollici,
però anche io ho tutto attaccato, diciamo, ho comunque tastiera esterna e
magic trackpad.
Quindi, tu che periferiche esterne hai, così ci racconti un po'.
Si, allora ho il Magic Mouse, ovviamente, il Mic trackpad e la
Mic keyboard.
Se si chiama così, se non si chiama così, ditemelo voi.
Il modello esteso, poi è quella nera, tutto nero.
Ho detto che sono un pochino integralista e matto in certe scelte
che sono un po' degli sfizi.
Però sì, ho tutto nero.
Da quando Apple, io non sono un utilizzatore di prodotti Apple proprio
di lunga data, però da quando ho cominciato ad usarne e mi
serve qualcosa, se c'è la versione nera
del prodotto, non ho dubbi dalla scelta del colore del MacBook, all'iPhone,
eccetera.
È una sciocchezza, lasciatemelo dire, però è una cosa che mi piace.
Anche all'estetica, ci devi lavorare quindi alla fine, sono cose che usi
tutti i gior
ni.
Per cui è anche bello avere qualcosa che ti piace o da
utilizzare
quotidianamente.
Ecco, hai toccato un tasto che per me è importante proprio per
come dici tu.
Quando lavoro mi piace avere degli strumenti e un ambiente di lavoro
che mi metta a mio agio, che non mi crei problemi e
che mi dia anche una gratificazione per il design, per l'estetica, per
il colore.
Ovviamente il colore è una scelta di gusto.
Però piace poter utilizzare i mezzi che mi piacciono.
Stavi parlando prima di iPhone, cosa usi?
Allora, io sono recentemente, qualche mese fa, ho cambiato iPhone, provengo da
un iPhone 7, quindi il fatto che adesso abbia preso un iPhone
13 Pro, mi serviva un dispositivo più recente, altro per vedere come
i contenuti che produco a livello fotografico e video rendono sui dispositivi
che tendenzialmente si stanno diffondendo.
Quindi un iPhone 7, dal punto di vista dello schermo, iniziava a
essere datato.
Esendo passati comunque parecchi anni, avevo bisogno di questo.
Ovviamente, immaginando
a questo punto poter avere uno strumento anche di supporto nell'attività lavorativa
nella produzione video, ho deciso di prendere l'ultimo modello per comunque le
funzioni che ha a livello di fotocamera e di registrazione.
Infatti, puoi registrare in ProRes Roa ad esempio video che è un
formato video non compresso o comunque poco compresso rispetto a quello a
cui siamo abituati, ed è quello che utilizzo normalmente quando realizzo delle
riprese video che permette poi un'elaborazione molto più profonda e completa del
file rispetto a un video compresso.
Sì.
Tra l'altro ricordo che l'iPhone 7 del 2016, quindi insomma qualche anno
ce l'aveva sulla schiena.
Inoltre aggiungo che ho avuto la possibilità di vedere l'iPhone 13, mi
pare che fosse proprio il pro.
Recentemente un Apple Store.
E ho notato che ha questa simpatica presa che segue gli occhi
della persona, e quindi
ti mette in secondo piano l'effetto Bocca?
Se non sbaglio, la parte dietro ed è veramente spettacolare, nel senso,
fa delle riprese che sono qualcosa di incredibile.
Si confermo.
Lorenzo una domanda veloce, ma in ProRes quanto ti pesa un video?
Tanto, infatti, la versione che ho io, che il taglio più piccolo
da 128, non permette, se non sbaglio, la registrazione in ProRes in
4K è una limitazione che ha il taglio più piccolo, perché direi
che siamo intorno ai magari non sono precisissimo.
Lo dico è il parametro che uso quando filmo con la videocamera,
ma il formato lo stesso, in full HD, saremo intorno ai 10
GB al minuto
.
È impegnativo e vi assicuro che la problematica principale, anche quando filmo
tanto, è la gestione, più che la gestione è l'archiviazione dei file,
la molteplicità di supporti che uno deve avere dietro per ogni evenienza,
è quello che purtroppo in questo tipo di lavoro fa lievitare tutto,
non più che proporzionalmente esponenzialmente, man mano che uno fa un upgrade,
si trova poi a doversi aggiornare i supporti, i dischi, poi se
non ha dei dischi
veloci, diventa un collo di bottiglia nel lavoro.
Purtroppo questo è l'aspetto un po' complesso
di questo lavoro che poi richiede un minimo di investimenti per avere
delle apparecchiature che non ti fanno perdere tempo ogni volta.
Quindi, come supporti esterni, hai puntato su, immagino hard disk esterni.
Quanti ne hai?
Quanti ne usi?
Che marca?
Guarda, allora io faccio così.
Intanto tendo proprio perché ho un MacBook con pochissima memoria, sposo la
filosofia di Roberto che è quella di avere il MacBook leggerissimo.
Il mio MacBook attualmente ha circa 20-25 giga occupati.
Così è poco, forse ne ha 40 dai 40 su 250.
Tutto il resto, tutti i lavori conclusi o comunque sono archiviati su
hard disk esterni dei western digital anche piuttosto lenti, perché questi me
li porto comunque dietro da un po' dove ovviamente ho una duplice
copia di tutto: un backup duplice e poi fisicamente collocato in due
luoghi diversi per scongiurare
qualche tipo di evento catastrofico da furti a incendi,
ti faccio una domanda subito: la frego a Filippo perché sicuramente te
lo chiederà: hai sistemi di backup automatici o fai tutta a manina?
Purtroppo mi vergogno, ma non ho sistemi automatici né NAS, che ovviamente
saranno il prossimo acquisto, ma visto
che poi si parla di investimenti anche lì abbastanza importanti.
Per ora ho deciso di gestire il lavoro in maniera manuale, anche
perché il mio flusso di lavoro prevede che il materiale grezzo, sia
foto che video
dai dispositivi venga trasferito su un SSD esterno, Sandis, che diventa l'archivio
e
il supporto su cui lavoro per l'elaborazione dei file e foto e
video.
Ovviamente una volta salvato sull'SSD mi faccio comunque almeno un backup su
dischi esterno sui miei hard disk, però tendenzialmente il lavoro da lì
in poi si sviluppa solo sull'SSD, a meno che non sia un
lavoro molto lungo a più riprese, che quindi ovviamente richieda che venga
cominciato, interrotto e ripreso a distanza di mesi.
Allora ci sono dei backup intermedi.
Diciamo che poi tutto il lavoro lo porto avanti.
Io magari mi occupo di lavori che mi prendono 5-6 giorni di
fila una settimana e poi sono conclusi.
Questo tipo di lavoro viene portato avanti sul con i file archiviati,
con i file sul sull'SSD esterno, ottimo.
Direi che anche questa è una cosa molto interessante.
Grazie per aver sposato la mia filosofia del viaggiare leggero, la chiamiamo
così per riassumere, sono molto contento che abbia seguito questo mio consiglio.
Anch'io faccio così alle volte non basta, ma fa lo stesso.
Ma anche questo affronteremo tutto quanto in una seconda battuta.
Perché adesso ci dovrai anche raccontare, essendo fotografo, cosa usi in questo
tuo progetto?
Sì, allora, io utilizzo pochi software Capture One, che è il software
di sviluppo dei file RAW fotografici e di catalogazione e archiviazione.
È un software che è analogo
al ben più diffuso Lightroom.
Però ha degli aspetti, ha degli strumenti di sviluppo e di gestione
del colore, probabilmente
perché non ho mai fatto una comparazione diretta strumento per strumento, essendo
un utilizzatore comunque soddisfatto di Capture One, dico che probabilmente ha degli
strumenti più evoluti di Lightroom nello sviluppo dei file.
Lorenzo, per chi non forse dentro tutte queste cose, cos'è un file
ROW e come si differenzia?
Diciamo da file più noti, tra virgolette, JPEG e così via, che
abitualmente noi comuni mortali utilizziamo.
Allora, il file RO, che tra parentesi può essere anche l'iPhone adesso
può scattare in formato ROW è un file grezzo come l'equivalente di
un negativo, ovvero un file che non è un'immagine di per sé,
ma è un file che contiene tutte le informazioni che il sensore
riesce a registrare in una determinata esposizione.
Quindi si porta tantissime informazioni sulla luce, ad esempio, che un file
JPEG perde nel momento in cui subisce una compressione.
Quindi il file JPEG ovviamente è un file snello, veloce, comodo da
trasferire e da mettere sul web.
Il file RO è il file da cui si parte per avere
tutte le regolazioni con la massima, con le massime possibilità di modifica
e di controllo.
Ecco anche lì più o meno un rapporto peso JPEG.
Ovviamente la compressione può essere fatta in varie maniere quindi, però, giusto
per dare un'idea anche di cosa vuol dire lavorare in RO e
lavorare invece in formato compresso.
Ma potete immaginare che un file RAW di una Reflex, di una
mirrorless full frame, quindi un formato pieno formato uscill intorno a seconda
poi dei megapixel però intorno ai 60-70 megabyte a foto, ovviamente si
può andare anche molto oltre con determinate macchine fotografiche.
Però lo standard più o meno a una risoluzione di 24 megapixel
è quello.
Voi immaginate che in certi lavori fotografici si scatta veramente tanto, anche
se a me piace scattare quando posso il meno possibile, però in
determinate situazioni si scatta veramente tanto e come niente ci si trova
1500 foto da scaricare e da catalogare e da archiviare.
Capture One è uno strumento comodissimo, altamente configurabile e personalizzabile nel modo
in cui acquisisce e nomina i file, per cui ognuno si crea
il proprio flusso di lavoro più funzionale alle proprie esigenze.
Io, ad esempio, ho due corredi equivalenti, anzi proprio uguali, ho due
mirrorless della NICON.
E quando scatto, io da solo con tutte e due, perché molto
spesso anche quando lavoro da solo, ne utilizzo due contemporaneamente con obiettivi
diversi, oppure con un assistente, mi trovo poi ad avere della stessa
situazione, dello stesso shooting, due o più schede, almeno due schede di
memoria con file generati da ognelle delle due macchine, importando l'in capture
one, essendomi configurato il modo in cui vengono nominati i file, con
la data, con l'ora, con i minuti, i secondi, con il nome
della macchina fotografica, io riesco ad avere nel cielo di pochi minuti
tutti i file trasferiti e catalogati in ordine sequenziale, in modo da
non avere prima i file di una macchina, poi l'altra, ma averli
in modo coerente a livello temporale.
Da lì parto con il mio sistema di
editing di selezione, banalmente con i soliti strumenti di classificazione, le stelline
o i colori o la suddivisione in cartelle all'interno di Capture One
che mi permettono di gestire di volta in volta al meglio il
lavoro, facendo prima una scrematura, poi una ulteriore, fino a delimitare i
file, a definire i file finali su cui voglio lavorare che voglio
poi sviluppare ed esportare in JPEG.
Tutto il flusso
di catalogazione e sviluppo avviene all'interno del programma che può appoggiarsi e
creare un'unica libreria con tutti i progetti, oppure lavorare per sessione.
Io lavoro per sessione in modo che ogni progetto abbia la sua
sessione, quindi un unico file, un suo file dedicato a quel singolo
progetto che quando ho finito di esportare posto in blocco e archivio
nei dischi negli disk.
Ti volevo chiedere, visto che stavo guardando un attimo Capture One come
si comporta, noto che ha una filosofia un po' particolare per quanto
riguarda la vendita, nel senso che esiste una versione per tutte le
fotocamere, oppure c'è la versione per Fujifilm per Sony e per Nikon.
Tu cosa hai scelto tra queste quattro opzioni?
Allora, io ho la versione per tutte le fotocamere, perché quando ho
deciso di acquistare la licenza, ovviamente non c'era ancora la possibilità di
prendere la versione dedicata, che sarebbe stato un vantaggio.
Cartour funziona a diversi piani, sostanzialmente al piano in abbonamento o il
piano pagamento una tantum, quindi l'acquisto della licenza permanente.
Anche in questo caso, per filosofia di lavoro, quando è possibile, utilizzo
software che abbiano una licenza e non abbiano un abbonamento.
Litro, ad esempio, non lo consente.
Quindi Lightroom, come tutti i prodotti adobe, Capture One ha questa possibilità.
Viene aggiornato comunque abbastanza frequentemente.
Quindi, se uno vuole rimanere aggiornato a tutte le release, praticamente il
costo equivale a quello dell'abbonamento.
Però, in realtà le ultime versioni sono veramente
già molto complete.
Quindi, non è sinceramente necessario aggiornare ogni anno o ogni anno e
mezzo all'ultima versione.
Spero che questa filosofia di acquisto e di vendita della licenza rimanga
perché sinceramente la preferisco molto di più rispetto a quelle in abbonamento.
Comprensibilmente, chiaro, ma anch'io la preferisco, ma sì, quelli in abbonamento sembra
sempre che costino poco, che non che sia un costo irrisorio, però
sapete bene che poi sono quelle piccole, tutte quei piccoli abbonamenti, che
alla fine del mese fanno delle cifre importanti.
Quindi, ovviamente bisogna fare delle scelte dove si può, io mi trovo
meglio a fare così.
Invece, per quanto riguarda la parte fotografica, mi pare che non è
ancora accennato a che tipo di macchina fotografica utilizzo.
Utilizzo una Mirrorless Nikon la Z62, ho due macchine equivalenti.
Una realtà una è una Z61 e l'altra una Z62 che hanno
minime differenze e producono lo stesso tipo di file, perché hanno lo
stesso sensore, eccetera.
La Z62 è solo un po' più veloce nell'autofocus in alcune funzioni,
ma diciamo che si tratta di differenze veramente marginali.
Quindi ho un corredo mirrorless anche di ottiche, tendenzialmente ottiche fisse per
coprire un po' tutte le focali, anche se sempre per la filosofia
secondo cui meno è meglio, ho l'ottica preferita, la mia ottica preferita
che è la 50 mm, con cui tendenzialmente i lavori sono tutti
i progetti, i lavori più personali o comunque dove la mia impronta
deve essere più marcata, sono realizzati quasi esclusivamente solo con quell'ottica o
con quella e un'altra più lunga da ritratto.
Direi che adesso sto guardando anche le caratteristiche tecniche.
Per quanto di mia competenza gran bella macchina.
Purtroppo, non essendo un fotografo e non intendendomi di fotografia, prendetelo con
le molle, ma sicuramente vedendo anche le foto che ha sviluppato Lorenzo
nel suo sito Instagram, vi dico che funziona decisamente bene.
In abbinata, ovviamente, a mani sapienti, chiaramente.
A questo punto, io direi di saltare tranquillamente al capitolo che ha
dato il titolo alla puntata, ovvero la tua filosofia minimale.
Ce la vuoi raccontare un po'?
Ma sì, grazie della domanda.
In realtà, in quello che ho detto, ho già fatto trasparire un
po' di cose.
Mi piace parlare di filosofia minimale, ma anche se nella realtà non
è mai così.
Tuttavia, diciamo che quello che mi piace nel lavoro e credo che
mi permetta di lavorare meglio, è comunque utilizzare il minor numero di
possibili di strumenti a disposizione per portare avanti il mio lavoro.
Sia a livello.
Già visto che per un semplice motivo, le complicazioni ci sono già
e sono intrinseche a ogni singolo lavoro che si affronta.
Da quando ho deciso di utilizzare Mac è sembra anche una banalità
dirlo perché poi comunque non ho più la controparte
di altri sistemi e di come si sono evoluti negli anni.
Però la volontà era di utilizzare degli strumenti stabili, affidabili, che non
dessero problemi o sorprese di aggiornamenti, malfunzionamenti.
Col sistema, con i computer Apple, mi sono sempre trovato bene da
questo punto di vista.
Non ho più dovuto pensare a configurazioni, a installazioni, a registro.
Questo per me è fondamentale perché utilizzare un computer che rappresenta il
modello entro i level di una gamma di computer.
Con dei programmi che si possono scaricare dall'app store in un attimo,
ad eccezione di Capture One che si scarica dal sito, ma non
cambia niente.
Vuol dire per me avere la possibilità nel momento in cui il
computer mi viene rubato, mi si disintegra per terra o qualunque tipo
di
problema, comprarne, averne un altro in sostituzione e essere operativo in un
attimo senza configurazioni, e questo mi dà anche una sicurezza, un piacere
nell'utilizzarlo, che per me vale molto, vale veramente molto.
Ancora di più, sapere che con un computer di un entry level,
riesca a fare tutto quello che devo fare, ben inteso, non vuol
dire che il MacBook Air possa fare tutto, vuol dire che quello
che serve a me, quello che realizzo, può essere fatto nel modo
migliore con questo strumento.
Quindi già questo è un punto di forza notevole.
Prima, nelle generazioni, prima, per avere un computer adatto a quello che
volevo fare, dovevo spendere in proporzione molto di più.
Ed è anche bello che non si chiami pro, e che questo
non voglia dire niente perché comunque sono comunque etichette che servono a
creare dei segmenti, giusto?
Apple, alle sue filosofie di vendita.
Però in realtà con uno strumento che è nella categoria consumer posso
fare benissimo il mio lavoro senza alcun limite o complesso di inferiorità
rispetto a workstation mega galattiche.
Certo, se facesse determinati tipi di lavori, effetti speciali, eccetera, questo discorso
non vale.
Ben chiaro.
Tornando alla fotografia, appunto, questo mi permette sinceramente di dedicarmi di non
pensare tanto ai mezzi, ma di dedicarmi ai contenuti e questo penso
che sia il massimo.
Certo, e diciamo, sono strumenti che ti liberano la testa e quello
che si cerca di utilizzare, cioè non devi pensare a come funziona
il computer, perché il computer fa il suo lavoro, ovvero essere al
servizio dell'umano che l'ha acquistato.
E questa è anche per me stata la stessa strada che ho
avuto.
Anch'io all'inizio, quando sono uscito dall'università, utilizzavo computer Windows finché un bel
giorno è arrivato anche AutoCAD per Mac.
E allora a quel punto per me non c'è stato neanche più
storia.
Nel senso non ci ho riflettuto più di un secondo e sono
andato a comprarmi tranquillamente il mio Mac per riuscire a lavorare in
un ambiente diverso, stabile, ma soprattutto che mi rendeva più produttivo.
Che questo qui, secondo me, è la cosa più fondamentale di tutto
il discorso.
Come altri professionisti usano Windows, se sono altrettanto produttivi, non è detto
che loro saranno più produttivi con un Mac, può darsi che lo
siano anche di meno.
La questione è che vedo in Lorenzo la filosofia che ha spinto
anche me ad accedere a dei computer Mac e a tutto quello
che ci sta dietro.
Appunto tutte le caratteristiche che ha detto giustamente Lorenzo, nel senso che
io dal 2010 che non formato un computer, non so più neanche,
non so, francamente non so neanche come si faccia più su un
Mac con tutte le novità che hanno introdotto.
Mi dovessero dare un computer a formattare, probabilmente mi chiedo anche come
si faccia, ma perché sono ormai dal 2010, quindi sono già 12
anni che non formato più un computer che utilizzo io per lavoro
tutti i giorni.
Quindi vuol dire completa stabilità e non penso a nient'altro.
Non mi sei piantato una volta che dire, io sono decisamente contento
e so benissimo di quello che sta parlando Lorenzo, perché in effetti
avere la possibilità, un appoggio che permette di scaricare la testa, nel
senso che non mi devo occupare io del computer, nel senso che
è lì dovrebbe essere al mio servizio, che è quella cosa più
importante che ci permette appunto di essere più produttivi e soprattutto anche
Lorenzo di rendere di più nel suo lavoro.
Grazie alle fotografie che realizza che giustamente nei lavori di concetto, nei
lavori più dove la testa deve essere più presente, chiaramente questo è
un valore di enorme importanza a mio parere.
Chiaramente anche il nostro simpatico Filippo che potrebbe tranquillamente usare un iPad,
non per questo non si può chiamare professionista, nel senso il discorso
è sempre lo stesso.
Le etichette che mette i nostri amici di Apple sui vari computer,
sui vari smartphone oppure sui tablet tendenzialmente è marketing.
Perché comunque ci sono tantissime persone che si guadagnano la pagnotta, io
dico così, con un iPad base senza che ci sia bisogno di
scritto pro per il semplice fatto che lavorano col testo, basta anche
solo quello.
Oppure basta anche semplicemente disegnare a mano libera e qualcuno riesce anche
a beati loro a guadagnarsi la pagnotta in questo modo.
Quindi non è il pro l'annominiolo pro che indica la professionalità di
una persona.
Questo mi sono sempre battuto ma da anni, veramente, che non è
la potenza o la capacità di una macchina nello sviluppare, diciamo, cavalli,
ma è piuttosto la macchina che permette al professionista di essere un
professionista.
Ti aggiungo anch'io dicendo un'altra cosa, è che a volte i limiti
di una macchina possono essere uno stimolo e un modo per esprimersi
in maniera diversa.
Se vogliamo, proprio.
Infatti, per esempio, io amo l'iPad proprio per quel motivo lì.
Cioè ti richiede comunque un approccio diverso ai computer, chiamiamolo così, rispetto
a quello che è il Mac, ma in generale un PC, con
una filosofia che ormai è 30 anni di età, e l'iPad comunque
ha solo dieci anni di sviluppo, e ancora tanti limiti che a
volte appunto richiedono escamotage per permetterti, diciamo, di superarli o di fare
cose diverse con strumenti diversi, insomma.
Vabbè, comunque adesso abbiamo perso un po' la tangente.
Ma no,
avete perfettamente ragione.
Ed è vero, ed è verissimo, è proprio così: i limiti è
ovvio che se uno strumento è acerbo o non può fare determinate
cose, però, ci sono certi flussi di lavoro magari consolidati, a cui
si abituati, che sembrano l'unico modo di fare le cose, quando ce
ne sono altri più rapidi, più attuali, più moderni, più efficienti.
Ma anche semplicemente diversi, perché poi il discorso è anche nel tuo
lavoro.
Alla fine tu hai scelto un certo settore, un certo modo di
fare il fotografo, ma tra potevi fare anche altre scelte.
Immagino
è ovvio che sono, nelle tue corde, diciamo, c'era questo approccio e
probabilmente poi lo svilupperai nel tempo come normale che sia, non fossilizzarsi
su una cosa.
Invece, per quanto riguarda la presentazione dei progetti ai clienti, immagino che
ci sarà anche qui qualcosa che avrai da raccontarci, perché è un
aspetto fondamentale del lavoro di ogni professionista.
Tu come lo affronti in questo caso?
Sì, allora, siamo arrivati a Capture One che per lo sviluppo, fino
allo sviluppo però.
Diciamo che c'è una parte intermedia in cui non voglio dilungarmi troppo,
ma che è veramente la parte di fotoritocco.
Perché mentre in Capture One diciamo che effettuo tutte le regolazioni anche
sui colori, sulle tonalità, sulle esposizioni, eccetera, ho bisogno poi di un
software di fotoritocco in determinate circostanze per andare a modificare dei punti
precisi dell'immagine, e anche qui invece di utilizzare Photoshop uso Affinity Foto
che è della suite prodotta da serie che nasce come alternativa a
Photoshop.
Si sviluppa anche essa con la formula di acquisto singolo e non
in abbonamento, tra l'altro, ha un prezzo veramente ridicolo per il programma
che ha e ha una serie di funzionalità veramente avanzate.
Alcune funzionalità che io usavo in Photoshop, ma che in Photoshop richiedono
più passaggi in Affinity sono più veloci da realizzare.
Quindi, occupando, sviluppando quasi dici al 90% le immagini in Capture One,
quello che mi offre Affinity è già per me abbondantemente soddisfacente e
sufficiente per realizzare i ritocchi finali all'immagine e avere poi l'immagine esportata
finita, immaginatevi che i due programmi si parlano tra di loro quindi
senza neanche uscire da Capture One, una volta che ho identificato l'immagine
che voglio elaborare e ritoccare, la modifico con Affinity.
Salvandola, me la ritrovo comunque già in Capture One nel mio catalogo
della mia sessione pronta per essere esportata.
Quindi, già questa cosa sembra una banalità, ma evita il passaggio per
cui da un software si esporta e poi si va a prendere
il file, lo si apre con un altro programma, poi lo si
risalva.
Quindi magari lo si rinomina in un modo diverso.
No, si rimane in Capture One con il catalogo di Capture One
fino al file finale.
Anche l'esportazione in Capture One permette mille modifiche e definizioni dal nome
del file, l'inserimento dell'autore, qualunque parametro e ovviamente qualunque parametro di risoluzione,
proporzione dell'immagine, compressione dell'immagine, spazio colore, tutto il resto.
E poi con un tasto si esportano le immagini che si scelgono
e questa che è un'operazione che chiede parecchia potenza di calcolo, proprio
da CPU con un MacBook Mac, con un M1, un MacBook Air,
è veramente fulminea.
C'è paragone, sarà a 5-6 volte più veloce di come lo faceva
un MacBook Pro del 2015, ma forse anche più veloce.
Infallibile tutti i file, i 1000 dei 1500 ro, magari i 100
selezionati per una prima preview vengono esportati in 3 minuti.
Vi assicuro che anche meno di tre minuti comunque nell'ordine dei pochi
per presentare al cliente, a questo punto subentra nel mio flusso di
lavoro una piattaforma che esiste, che è una piattaforma online che si
chiama Pro di B, che è abbastanza sconosciuta, ma in realtà è
veramente potentissima, che permette di caricare le foto.
Ovviamente, ci sono vari piani.
Da un piano totalmente gratuito che ha un limite di qualche giga,
porta al watermark del Pro di B, a dei piani in abbonamento
a scalare.
Ecco, questo per lavoro.
Per scelta è l'unica piattaforma in cui nel flusso lavorativo utilizzo su
base abbonamento, perché dà veramente tanti vantaggi che non ho trovato nessun'altra
alternativa.
In pratica, io carico sul portale un apposito album che mi creo
ad hoc le foto di quel progetto.
Tra parentesi, c'è anche un plugin che probabilmente deve essere aggiornato.
Che da Capture One permette direttamente, senza neanche accedere al portale, al
sito, al browser, permette direttamente il caricamento sulla piattaforma.
E su questa piattaforma io ritrovo il mio album con le foto
a piena risoluzione, con dei limiti, ma addirittura di 3 gigapixel, quindi
non ha limiti dimensionali, praticamente possono essere caricati dei collage fatti con
più foto.
Ma insomma, con un link che do al cliente, il cliente vede
il suo album.
Poi, a seconda della mia scelta del momento in cui sono del
lavoro, se il lavoro è concluso, quindi il cliente che ha già
pagato può scaricare le foto, possa attivare il download o meno, se
attivo il download, lui può scaricarsi le foto in piena risoluzione dal
suo album.
Quindi, senza il bisogno di caricare su WeTransfer, mandare il link.
Poi se la versione di WeTransfer il link scade, il cliente non
ha scaricato le foto, vanno ricaricate.
E questa piattaforma ha un enorme vantaggio, che è questo.
Nella visualizzazione è rapidissima, permette di caricare le foto con una modalità
provino, ovvero in cui un album ha la possibilità da parte del
cliente di selezionare delle foto e io vedo quali ha selezionato.
Poi la cosa ancora più bella è che questi album possono essere
integrati tramite una stringa di codice che dà il programma all'interno delle
pagine dei miei siti.
Quindi posso farmi la pagina all'interno del mio sito dedicata a un
cliente con il suo album ed è una cosa che effettivamente si
è rivelata molto molto utile, un servizio per il quale direi che
l'abbonamento è un costo più che accettabile.
Si vede le proprie immagini zoomando, senza e io stesso nel mio
sito, anche quando ho le gallerie Porflio, utilizzo molto spesso le gallerie
fatte così perché effettivamente non danno alcun tipo di problema di compatibilità.
Telefono, iPad, smartphone, computer.
E qui si conclude un po' il workflow dall'acquisizione alla consegna dei
file.
Faccio ancora una parentesi prima di farti i ringraziamenti per averci condiviso
il tuo workflow e appunto il pricing di questo servizio che non
conoscevo.
Appunto, come dicevi, c'è un piano libero da 100 foto essenzialmente JPEG
ed è libero per sempre, nel senso che voi vi iscrivete, rimane
libero per sempre.
Conseguentemente potete fare gli upgrade che passano da circa 5 dollari al
mese fino ad arrivare al più grosso, che costa 25 dollari al
mese.
Tu su quale sei?
Sul starter standard o Ultimate?
Solo quello standard.
Ok, che è la B di mezzo che costa circa 11 dollari
essenzialmente.
Appunto, perché ha una serie di 15.000 foto che non sono proprio
pochine, a piena risoluzione e quindi direi che è assolutamente valido come
servizio.
Perché voi considerate che con 150 euro circa l'anno ve la cavate
e avete la possibilità di far vedere oltre a far vedere le
fotografie ai vostri clienti, avete anche la possibilità di far vedere quelle
fotografie senza fare upload sul proprio sito e quindi diventa doppi vantaggioso.
Bel servizio e complimenti Lorenzo, grazie.
Che si può fare anche ovviamente nella versione free, quindi provatela.
L'unica cosa è che le versioni a pagamento ovviamente tolgono qualunque riferimento
alla piattaforma, per cui l'utente non vede che è una piattaforma esterna,
percepisce tutto perfettamente integrato nel sito.
Quindi a livello professionale, diciamo che la soluzione migliore e più pulita
e elegante.
Lorenzo e ti faccio un'altra domanda, perché non so se ho capito
male nella nostra precedente chiacchierata, ma addirittura questo sito blocca, diciamo, lo
scaricamento, chiamiamolo così, delle foto fino a che, diciamo, la posizione non
è chiusa, se ho capito bene.
Esattamente, ti fa vedere.
È un bellissimo strumento perché permette.
Perché in alternativa cosa si può fare?
Si può mettere il watermark, mandare le fotografie a bassa risoluzione, però
a bassa risoluzione, magari un cliente vuole vedere anche com'è la fotografia
ad alta risoluzione.
Questo strumento diciamo che bypassa questa serie di problemi e fa risparmiare
un sacco di tempo.
Perché le foto sono ad alta risoluzione.
Cliccando si possono zoomare veramente fino a vedere il pixel, però non
si possono scaricare.
Quindi, a meno di cose complicate che adesso da parte dell'utente non
possono essere scaricate, non possono essere utilizzate.
Quindi è proprio uno strumento professionale anche utile per garantire il tuo
lavoro tra virgolette, perché poi giustamente una volta che tu hai fatto
le foto, chi ha le foto potrebbe anche, dico scappare a gambe
levate, ma comunque
l'approccio d'avvocato.
No, devo dire che fino ad oggi queste problematiche non si sono
mai verificate.
Quindi è bello sapere di avere uno strumento che mi tutela, ma
fortunatamente non sono mai dovuto ricorrere.
Tuttavia, certo, permette anche di avere un flusso completo che comprende anche,
che coinvolge anche la parte contrattuale e di consegna del file.
Quindi, veramente sono molto soddisfatto di questo flusso che ho messo a
punto, che come me l'avranno messo appunto in tanti altri.
Tuttavia diciamo che già la scelta di evitare adobe per non avere
piattaforme, ma soprattutto non avere piattaforme in abbonamento, ma soprattutto
non è mai un confronto mio, perché Photoshop è lo standard e
sono sicuro che Photoshop sia oggi per certi aspetti più potente, però
adobe si porta come al solito dietro una serie di programmi, plugin,
programma per accedere al Creative Cloud.
Se c'è un'alternativa snella come Affinity, che l'app store si scarica e
basta, e funziona, per me, è il massimo, anche perché poi alla
fine è l'importante è farlo il lavoro, non preparare tutta la parte
iniziale di scarica a giorno e così via.
Sì, poi ci sono io che faccio il dissing come sempre.
Adobe dovrebbe iniziare a pensare a fare in modo di restringere un
po' le sue applicazioni, perché
non è possibile che l'acrobata reader che deve solo visualizzare dei PDF,
siano 5 e mezzo giga sull'hard disk.
Che cosa deve fare?
Punto interrogativo.
Photoshop siamo intorno ai 2 giga 3, se non ricordo male, viaggi
intorno a quella cifra.
Adesso non mi ricordo bene Affinity, ma penso che sia oltre la
metà, meno della metà.
E quindi c'è proprio una filosofia dietro diversa, anche perché comunque c'è
da dire, dal punto di vista della programmazione, come ci aveva detto
Alex nella scorsa puntata che abbiamo fatto insieme, ci ha raccontato che
comunque grossi problemi derivano dalla storia del software, perché ha tutta una
serie di librerie da portarsi dietro perché deve essere compatibile con se
stessa e conseguentemente diventa sempre più grande a colpa di questo.
Invece Affinity, che è nata dopo, ha un approccio molto diverso, tant'è
che è talmente diverso.
Per esempio io ho comprato Affinity Photo per iPad e devo dire
che arrivando dalla scuola di Photoshop certe volte mi trovo spiazzato che
non riesco neanche io dove trovare come fare le cose perché appunto
ho questo imprinting di Adobe per quanto possa essere malvagia, tra virgolette,
nel suo lavorare in questo modo.
Comunque è uno standard di mercato e anche alla facoltà di architettura
per fare i fotoritocchi mi hanno insegnato Photoshop e io quell'imprinting e
mi danno un programma nuovo funzionale, potente come quelli di Affinity ti
trovi un po' spiazzato perché ragiona in un altro modo che tendenzialmente
è anche meglio perché è probabilmente più veloce come ci diceva Lorenzo.
Però in effetti è una
vecchi paradigmi che forse bisogna iniziare anche un po' a avere il
coraggio come ha avuto Lorenzo di abbandonare verso il nuovo per puntare
a avere quella dutilità mentale di riuscire a mettere in campo strumenti
nuovi e più snelli, più veloci.
L'esempio di Lorenzo è decisamente calzante in questo caso.
Affinity Photo ti aggiorno che pesa, stavo controllando adesso 2,65 GB.
Ah no, quindi come Photoshop mi ricordavo male.
Io non sapevo come fosse Photoshop perché non ce l'ho installato.
Tuttavia, effettivamente è comunque un software leggero.
Adesso non demonizziamo Photoshop, è vero che si porta dietro una storia
nel bene e nel male.
Se vogliamo fare un parallelismo, c'è un noto software nel campo della
progettazione, che
è un po' elefantesco come Photoshop pur facendo di fatto poca roba,
però, non tocchiamo questo tasto.
Non è questo il campo, ne parleremo su Snap, non ti preoccupare.
Allora, io direi che a questo punto abbiamo fatto la nostra solita
oretta di chiacchiere e quindi ormai lo retarda tra virgolette, Lorenzo, come
noi, a bambina famiglia, come si suol dire, e quindi è giusto
anche liberarlo e ringraziarlo, ovviamente per tutte queste informazioni che ci ha
dato e anche per un mondo nuovo, o meglio, diverso da quello
standard, di approcciarsi anche a una professione come quella del fotografo, che,
come tutte poi le professioni recentemente, ormai passa in maniera si lavora
esclusivamente in maniera informatica.
Non credo che so, qualche fotografo che ancora sviluppa forse c'è, però
diciamo che ormai la parte commerciale credo che sia prevalentemente informatica, cioè
è tutta digitale, diciamo, o mi sbaglio, perché poi io non essendo
del mestiere, guarda, la fotografia commerciale al 99% è fatta digitalmente, c'è
una tendenza molto forte, una controtendenza, se lo vedete su Instagram facilmente,
di recupero della pellicola, ma è un tema molto spinoso questo.
Tuttavia che è veramente una controtendenza per cercare di legittimare di nuovo
un aspetto creativo della fotografia che oggi, effettivamente, e a mio avviso,
per fortuna, essendosi ridotte moltissimo le barriere di ingresso, è alla portata
di tutti.
Quindi, questo dovrebbe comunque essere un punto a favore e non visto
come una minaccia.
Cioè, è vero, il lavoro del fotografo, probabilmente rispetto a dieci anni
fa, anche solo dieci anni fa, ma sicuramente vent'anni fa, è molto
diverso.
Io non c'ero, non ero in quel campo vent'anni fa, neanche dieci
anni fa.
Quindi, per me il lavoro del fotografo oggi è questo: avere un
sistema dalle macchine fotografiche al computer che non mi tolga il tempo
alla fotografia, intesa come gesto e atto di catturare la luce, fotografare
e parlare, dire qualcosa è solo un vantaggio.
Permettere di concentrarmi su quello.
Evviva gli strumenti nuovi, contemporanei, non nostalgici, perché non abbiamo bisogno sempre
di trovare la salvezza nel passato.
Sapete bene che l'iPad prossimamente
potrà diventare la sua anche in questo campo in modo come lo
sto già facendo, ma lo potrà fare ancora di più.
Confermo e sottoscrivo confermo e sottoscrivo.
Tant'è che io per i miei figli li sto più indirizzando sull'iPad
che sul computer, nel senso che li preferisco vedere in questo momento
per come vedo il futuro piuttosto che li vedo con un iPad
con tastiere mouse piuttosto che su un computer perché è proprio come
diceva Filippo: il paradigma è diverso per me, che sono a cavallo
questi due paradigmi faccio ancora un po' fatica.
Sei un anziano.
Vedo che loro affrontano, beh, sì, lo so, sono un anziano.
Purtroppo me lo dicono tutti, e hanno anche ragione, aggiungo.
Tuttavia vedo che, per esempio, per loro è naturale approcciare il mondo
in questo modo nuovo.
Con il bene e il male, perché ovviamente certe cose noi diciamo
vecchietti li vediamo, loro no, ma è giusto che sia così.
Io voto favorevole nel senso che vedo l'iPad, soprattutto con gli aggiornamenti
che sono stati fatti recentemente, soprattutto con l'iPadOS, bisogna dire che
gli ha dato un bel cambio di paradigma, nel senso che prima
era in effetti uno strumento fine a se stesso essenzialmente.
Adesso è decisamente più vicino a un computer, nonché devo aggiungere che
in questa fase storica per me non è ancora uno sostituto del
computer, non lo potrà ancora essere, per il semplice fatto che strumenti
di progettazione avanzata come il VIM non ci sono e quindi non
potrà mai essere un sostituto per me per adesso.
Io mi auguro, francamente, che a breve termine si possa usare l'iPad
come strumento di progettazione, sarebbe già un bel passo in avanti.
Adesso siamo, tra virgolette, fermi il CAD, ma il futuro è eroso,
secondo me, perché questo qui è la strada.
Sì, sì, io sono d'accordo con il tuo punto di vista, ma
Roberto con i titoli di coda, come si suol dire, ok.
Allora, Lorenzo, se vuoi aggiungere qualcosa e salutare i nostri ascoltatori.
Hai il tuo momento.
Vai tranquillo, saluta tutti quanti.
Saluto prima di tutto voi perché siete stati super ospitali, mi avete
fatto fare questa chiacchierata in modo piacevole.
Io spero di non essere stato troppo noioso con raccontandovi i dettagli
di quello che faccio, ma spero di aver dato qualche spunto a
chi
vuole fare il fotografo o semplicemente vuole divertirsi, fare fotografie e gestirle
in un certo modo.
La filosofia, la mia filosofia, che per certi aspetti è un po'
integralista perché mi piace spingere un po' il limite, però credo che
sia stata capita da voi e condivisa in parte questo mi fa
piacere e sicuramente voi con il vostro programma, con i vostri ospiti,
date sempre una serie di stimoli e di spunti che personalmente trovo
molto utili a migliorare
a perfezionare un approccio alla tecnologia prendendola da diversi punti di vista.
Quindi è stato un piacere, un onore essere qui con voi e
grazie, continuate così.
E buon lavoro!
Il piacere e l'onore.
Certo, il piacere e l'onore è davvero tutto nostro.
Ti ringraziamo di cuore, sia da parte mia che da parte Filippo,
per le parole che hai speso nei nostri confronti.
Siamo davvero fortunati a avli ascoltatori come te che apprezzano il nostro
lavoro.
Davvero, grazie Lorenzo.
Adesso andiamo dritti verso la fine della puntata.
Troverete nelle note dell'episodio tutti i link degli argomenti trattati in questa
splendida puntata con Lorenzo.
Soprattutto troverete anche il modo di vedere quello che fa Lorenzo, perché
troverete il link per Your Story direttamente sul loro sito internet.
Poi troverete anche la pagina ufficiale, chiamiamola così, di Lorenzo Morandi e
poi soprattutto i suoi due profili Instagram, uno dedicato a Lorenzo, il
suo personale, e poi invece quello dedicato a Your Story.
Per quanto riguarda tutti i riferimenti, li potete trovare al link a
due podcast.it27 che è la puntata che state ascoltando e va addirittura
d'arrivo.
Per quanto mi riguarda, mi potete trovare sul mio blog personale che
si chiama Mac Architettura.
Potete trovare all'indirizzo martonet.wordpress.com.
Sono anche il titolare
del podcast Snap Architettura Imperfetta.
Che parla di quei poveri architetti che hanno a che fare con
l'informatica.
Mi trovate anche sul blog ufficiale di Grafisoft Italia in cui si
parla di BIM e di Archicav e invece il nostro simpatico Filippo.
Dove lo troviamo?
Avocatemec.it chiaro, sintetico, esplicativo.
Ci sentiamo tra due settimane.