Il flusso di lavoro di Alex Raccuglia
In questa puntata Roberto e Filippo sono in compagnia dell’amico Alex Raccuglia che ci racconterà la sua esperienza con i Mac e come, grazie alle sue capacità di programmatore, ha creato delle piccole utility (e non solo!) per velocizzare il suo flusso di lavoro di video-maker. La chiacchierata meri
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In questa puntata Roberto e Filippo sono in compagnia dell’amico Alex Raccuglia che ci racconterà la sua esperienza con i Mac e come, grazie alle sue capacità di programmatore, ha creato delle piccole utility (e non solo!) per velocizzare il suo flusso di lavoro di video-maker. La chiacchierata merita anche per chi non svolge il lavoro di Alex perché nel corso della chiacchierata ci sono tanti piccoli trucchi ed idee utili. Da ultimo si parla anche un po’ di podcast perché Alex non solo è anche un PodCaster ma ha creato un programma per editare i podcast.
Note dell’episodio
- ulti.media: sito di Alex Raccuglia con le sue applicazioni per Mac, incluse le utility nate dal suo flusso di lavoro da videomaker. Nella puntata Alex offre agli ascoltatori un codice sconto del 30%, valido all’epoca fino al 31 gennaio 2022.
- Date Up!: utility di Alex per aggiungere automaticamente data e ora ai nomi dei file, pensata per versioni, revisioni e consegne ai clienti.
- Seek & Replace: applicazione per cercare e sostituire automaticamente file dentro cartelle di progetto complesse, utile nei workflow video e di sviluppo.
- UM Converter: convertitore multimediale di Alex per video, audio, immagini e PDF, costruito attorno a preset trascinabili e procedure ripetibili.
- Final Cut Pro: software di montaggio video Apple attorno al quale ruota gran parte del lavoro professionale di Alex.
- Apple Compressor: applicazione Apple citata come termine di confronto per le operazioni di transcodifica video.
- Adobe After Effects: strumento usato da Alex per animazioni, compositing ed effetti speciali nei suoi progetti video.
- Adobe Photoshop: applicazione citata per operazioni su immagini, conversioni e funzioni basate su intelligenza artificiale.
- Adobe Audition: software audio Adobe che Alex usa quando necessario, pur senza considerarlo centrale nel proprio flusso.
- iZotope RX: suite di pulizia e riparazione audio usata da Alex per migliorare le registrazioni dei podcast realizzate in automobile.
- Keyboard Maestro: strumento di automazione Mac citato da Alex tra le applicazioni utili per ridurre attività ripetitive.
- TextExpander: app di espansione testi usata sia da Alex sia da Filippo per velocizzare inserimenti ripetitivi come date, firme e sigle.
- Alfred: launcher e strumento di automazione per Mac citato tra le utility che aiutano a costruire workflow più rapidi.
Sinossi1
1. Un nuovo formato e il primo ospite: Alex Raccuglia
Filippo e Roberto aprono l’episodio 23 presentando una puntata diversa dal solito: l’inizio di un nuovo formato basato su ospiti e flussi di lavoro reali. Il primo invitato è Alex Raccuglia, definito dai conduttori come amico, podcaster, videomaker, sviluppatore e “papà putativo” di molti progetti audio nati nell’orbita di Runtime Radio. Prima di entrare nel tema principale, Roberto legge alcune recensioni ricevute dagli ascoltatori e i conduttori sottolineano quanto, nella fase iniziale del podcast, il passaparola e le recensioni siano importanti per far crescere A2.
Alex si presenta raccontando il proprio percorso: oggi lavora come regista di video promozionali, spot televisivi e video corporate, ma arriva da studi di ingegneria informatica. Da giovane voleva fare cinema, però in quegli anni produrre video era tecnicamente ed economicamente molto più difficile. Il percorso universitario e il lavoro in un’azienda di software multimediale lo portano gradualmente verso animazioni, grafica, montaggio e produzione video. Nel giro di pochi mesi, racconta, si ritrova a fare quasi esclusivamente video, pur mantenendo la formazione e la mentalità dello sviluppatore.
Questa doppia identità è il punto di partenza della puntata: Alex non sviluppa software in astratto, ma crea strumenti per risolvere problemi che incontra tutti i giorni nel lavoro da videomaker. Le sue applicazioni nascono da esigenze concrete, vengono usate prima da lui, poi ripulite e trasformate in prodotti commerciali.
“Io mi sono sempre sviluppato delle utility che mi aiutano nel mio lavoro.” — Alex, 00:04:35
2. Sviluppare app per una nicchia: Mac, video e mercato globale
Filippo e Roberto portano Alex a parlare anche del lato imprenditoriale. Alex spiega di aver iniziato a vendere le proprie applicazioni quando alcune utility interne gli sono sembrate abbastanza solide da poter interessare altri professionisti. Ridimensiona il successo, ma Filippo gli ricorda che questa seconda attività è arrivata a risultati concreti, fino a contribuire in modo significativo alla sua vita economica.
Alex descrive il mercato delle app indipendenti con molta cautela. Secondo lui, sviluppare e vendere applicazioni direttamente sugli store è difficile: la concorrenza è enorme, le idee non sono mai davvero isolate e il marketing conta moltissimo. Il suo spazio, però, è particolare: applicazioni per Mac rivolte a chi lavora con il video, quindi una nicchia dentro una nicchia. Proprio per questo, osserva, può esserci più spazio rispetto al mondo iOS, dove l’offerta è sterminata e la visibilità è molto complicata.
Il Mac, per Alex, resta un mercato reale e internazionale. Il suo sito è in inglese, il riferimento principale sono gli Stati Uniti, ma cita anche la Russia come uno dei mercati più presenti per le sue app. Roberto chiede se si tratti di plugin per Final Cut Pro; Alex corregge la definizione e preferisce parlare di “companion app”: strumenti che lavorano accanto a Final Cut, senza entrare direttamente nel programma come plugin.
Si parla anche di prezzi, App Store e distribuzione. Alex spiega che le sue app sono economiche, con cifre che per il mercato statunitense possono sembrare molto basse, ma che in altri paesi pesano di più. Racconta di aver osservato un aumento delle vendite durante il Black Friday e riflette sul rapporto tra prezzo, volume e gestione dei clienti. Il supporto, anche quando il prodotto è piccolo, è un costo reale: ci sono utenti con configurazioni particolari, versioni non aggiornate o problemi difficili da replicare.
“Le mie applicazioni sono relativamente economiche, infatti, la più costosa adesso nello store costa 15 euro.” — Alex, 00:10:00
3. La lunga storia di Alex con Apple
Filippo chiede ad Alex di raccontare il suo rapporto con Apple. Alex torna agli anni delle superiori, nel 1993, quando il suo insegnante di informatica, Luca Comazzi, lo coinvolge in lavori e gli mette a disposizione uno dei suoi Mac. Da lì Alex comincia a usare il Mac prima come giornalista e poi come sviluppatore. Racconta anche il motore grafico tridimensionale nato per visualizzare mappe di Dungeons & Dragons, poi diventato la base per il motore 3D di un gioco.
Il racconto diventa una piccola storia personale delle transizioni Apple. Alex parte da System 7, vede anche System 6, passa dai PowerPC ai G3 e G4, arriva ai portatili, ai G5, alla transizione Intel e infine ad Apple Silicon. La prima transizione, da 68k a PowerPC, gli sembra abbastanza indolore; quella verso Intel, invece, la ricorda come più pesante. In quel periodo l’azienda lavorava molto e disponeva di una rete con Power Mac Intel, Xserve e una storage area network in fibra ottica da 7 terabyte, quantità che allora appariva enorme e oggi sembra molto meno eccezionale.
Sull’M1, Alex porta un’esperienza concreta: in ufficio usa un Mac mini M1 ricondizionato, nella configurazione minima con 8 GB di RAM e 256 GB di archiviazione. Lo considera sorprendente per molte attività, soprattutto se gli si fa eseguire un compito alla volta, come compilare o esportare da Final Cut. I limiti emergono quando due utenti lavorano contemporaneamente o quando si saturano memoria e risorse. La transizione ad Apple Silicon gli sembra comunque più semplice delle precedenti, con l’eccezione delle applicazioni che lavorano molto a basso livello.
Il discorso si concentra poi su audio e video. Alex spiega che il video, negli anni, si è molto standardizzato e oggi beneficia di accelerazioni hardware molto efficienti. L’audio, invece, resta più delicato: anche una perdita minima è percepibile, i tempi di intervento sono brevissimi e molte operazioni devono avvenire con latenza bassissima. Per questo, ricorda, Apple stessa nelle sessioni tecniche consigliava ancora di usare C per certe parti audio, invece di Swift, quando serviva stare vicini al “metallo”.
4. Hardware quotidiano, polvere, RAM e archiviazione
Roberto chiede ad Alex quale macchina usi personalmente. Alex racconta di lavorare con un MacBook Pro 16 pollici del 2019, configurato con 32 GB di RAM. La scelta della memoria si è rivelata corretta perché Final Cut e After Effects sono applicazioni affamate di RAM, soprattutto quando aperte insieme ad altri strumenti come email, messaggistica, Photoshop o Spotify. Sul disco, invece, Alex avrebbe voluto più spazio: con un solo terabyte deve gestire con attenzione progetti video che possono occupare da 70 a 200 GB, e in alcuni casi arrivare a 450 GB.
Per questo usa dischi esterni, hard disk da 5 TB e SSD inseriti in enclosure USB 3. La velocità, in molti casi, è sufficiente; il problema è più fisico e organizzativo: un disco esterno si scollega, si sposta, può creare attriti nel lavoro quotidiano. Roberto porta poi il discorso sul thermal throttling del MacBook Pro di Alex. Alex ammette di usare i computer in modo molto intenso e in ambienti non sempre ideali. Dopo un anno e mezzo, il portatile scaldava molto e le ventole partivano spesso. Con l’aiuto di Davide Gatti e una bomboletta di aria compressa, lo ha pulito a fondo, ottenendo un miglioramento evidente.
Da qui nasce un consiglio pratico di Roberto: usare periodicamente Mac Fan Control per mandare le ventole al massimo e aiutare a liberare polvere, soprattutto se il computer viene usato in ambienti polverosi o portato spesso in giro. Filippo conferma che anche lui ha adottato questo metodo. I conduttori insistono sulla manutenzione fisica del Mac, spesso trascurata perché le macchine Apple sono molto silenziose e tendono a ritardare l’attivazione aggressiva delle ventole.
5. iPhone, fotografia computazionale e limiti del video mobile
Alex racconta poi il proprio uso di iPhone. Ha acquistato un iPhone 12 Pro ricondizionato prima dell’estate, forse in un momento non perfetto dal punto di vista economico perché poco prima del lancio dell’iPhone 13, ma con l’obiettivo di portarsi dietro un solo dispositivo leggero per foto e video. L’esperienza lo ha convinto: durante le vacanze ha quasi smesso di usare la macchina fotografica tradizionale, tenuta nello zaino più per scrupolo che per reale necessità.
Nel lavoro video, Alex usa sempre più spesso l’iPhone. Ha girato videoclip e contenuti per eventi, arrivando a una ripartizione che definisce circa 60% iPhone e 40% macchine fotografiche. Racconta però anche un problema tecnico: girando in HDR a 10 bit, Final Cut non interpreta automaticamente il materiale nel modo giusto e bisogna forzare manualmente il color space a Rec. 2020, altrimenti le immagini appaiono sovraesposte. Per molti usi, conclude, gli 8 bit sono più che sufficienti.
La conversazione si sposta poi sulla modalità cinematografica e sulla profondità di campo computazionale. Alex è curioso ma prudente: non è un purista, gli interessa il risultato, però sa che la separazione dei piani è difficile soprattutto su capelli, occhiali e dettagli fini. Filippo conferma che, almeno nelle foto, gli algoritmi possono ancora mostrare limiti in queste aree. Alex spiega che Apple non inventa necessariamente gli algoritmi di intelligenza artificiale di base, ma costruisce hardware e integrazione per usarli bene; allo stesso tempo, per scelta di privacy, non dispone della stessa quantità di dati di aziende come Google o altre realtà che raccolgono grandi dataset dagli utenti.
La conclusione pratica è che gli smartphone sono strumenti potentissimi, ma vanno usati conoscendone i limiti. Alex non cerca sempre lo sfocato estremo: ricorda che molti film del passato avevano tutto a fuoco e che il bokeh non è l’unica estetica possibile. Per lui conta sapere cosa si può ottenere con lo strumento disponibile.
6. iPad, Apple TV e strumenti di lavoro
Parlando di altri dispositivi Apple, Alex racconta di avere un iPad del 2018 acquistato in offerta. Lo usa soprattutto per leggere e svolgere attività leggere, non per produrre contenuti in modo strutturato. Ha però scritto un’applicazione interna per iPad che utilizza Apple Pencil, quindi ha avuto modo di testare bene il dispositivo anche in contesti più tecnici. La sua impressione è che questi iPad siano molto più potenti di quanto sembri, soprattutto grazie all’ottimizzazione dei processori e alla gestione energetica.
Alex ripercorre anche il primo acquisto di un iPad, l’iPad 2, nato da una decisione “di pancia”: durante un volo, mentre scriveva sul telefono, si era reso conto che un tablet sarebbe stato molto più comodo. Da lì sono passati altri modelli usati in azienda, fino all’iPad del 2018, che ancora oggi per il suo uso sembra quasi nuovo.
Cita infine anche una Apple TV acquistata come sviluppatore a un dollaro, ora a casa dei genitori per risolvere problemi di visione di DAZN. Questa parte della puntata mostra come, per Alex, l’ecosistema Apple non sia un insieme astratto di prodotti, ma una serie di strumenti entrati in momenti diversi della vita e del lavoro, ciascuno con un ruolo specifico.
7. Date Up! e la disciplina dei nomi file
Il cuore operativo della puntata arriva quando Roberto chiede ad Alex quali applicazioni usi davvero nel lavoro. Alex parte dagli strumenti professionali: Final Cut, After Effects, Photoshop e Audition. Poi introduce la sua prima utility centrale: Date Up!.
Il problema nasce dalle revisioni con i clienti. Nel video, come nell’architettura secondo Roberto, si producono file “finali” che spesso non sono affatto finali: revisione 2, revisione 3, versione quasi definitiva, versione finale definitiva. Alex racconta di aver smesso di usare la parola “final” per scaramanzia e di aver iniziato ad aggiungere data e ora al nome del file. In questo modo cliente e professionista parlano della stessa versione senza ambiguità.
Date Up! fa proprio questo: si trascina un file sull’applicazione e questa aggiunge automaticamente il timestamp. Filippo osserva che lui usa TextExpander per funzioni simili, inserendo sigle e date nei nomi dei documenti. Alex chiarisce che il vantaggio della sua app sta nell’eliminare passaggi: non bisogna rinominare manualmente, spostarsi con mouse e tastiera, digitare abbreviazioni o ripetere l’operazione su dieci file. Il file diventa univoco con un gesto.
“Se tu fai il timestamp di qualcosa nel nome, quel file automaticamente diventa univoco.” — Alex, 00:45:13
Da qui Alex allarga il discorso alla nomenclatura in generale. Quando lavora con molte camere, GoPro, iPhone e file generati automaticamente, i nomi come MV_0001 non bastano. Aggiungere prefissi, suffissi, cliente, progetto e data permette di sapere cosa sia un file senza aprirlo. Per lui non è una fissazione estetica, ma una protezione contro la perdita di dati e contro gli errori di collegamento nei progetti video.
8. Seek & Replace e UM Converter: automazioni contro il context switch
La seconda applicazione discussa è Seek & Replace. Alex spiega che nei progetti video e di compositing molti file non sono materiali definitivi, ma semilavorati che cambiano nel tempo. Un elemento creato in After Effects può essere renderizzato più volte e richiamato dentro Final Cut. In teoria dovrebbe mantenere lo stesso nome e la stessa posizione, così il progetto principale lo aggiorna senza dover rilinkare tutto. In pratica, però, trovare la posizione corretta dentro strutture di cartelle complesse fa perdere tempo e concentrazione.
Seek & Replace cerca tutte le occorrenze di un file dentro una cartella di progetto e le sostituisce con la nuova versione, anche in sottocartelle o posizioni meno visibili. Alex lo usa per video, elementi intermedi, icone delle app e risorse di sviluppo. Non lo presenta come prodotto mainstream, ma come risposta molto precisa a un problema del suo lavoro.
La terza applicazione è UM Converter, che Alex definisce una delle più complete e riuscite tra quelle che ha scritto. Nasce dal bisogno di convertire video, audio, immagini e PDF senza aprire strumenti troppo pesanti. L’app permette di creare preset come grandi pulsanti su cui trascinare i file. Da lì può convertire video, estrarre audio, trasformare fotogrammi in immagini, convertire file vettoriali o immagini WebP, e più recentemente convertire PDF in immagini scegliendo tutte le pagine o solo un intervallo.
Alex contrappone questo approccio a software come Compressor o Photoshop, potenti ma spesso eccessivi per operazioni semplici. Il punto non è sostituire gli strumenti professionali quando servono, ma togliere attrito alle azioni ricorrenti.
“Quanto più possibile io riesco ad automatizzare lavori ripetitivi è un bene.” — Alex, 00:48:24
Filippo e Roberto collegano questa filosofia al tema della concentrazione. Ogni richiesta del cliente, ogni conversione, ogni rinomina interrompe il lavoro principale. Automatizzare non significa solo risparmiare secondi, ma proteggere il contesto mentale.
9. Podcast in automobile e PODucer
Nella parte finale Roberto porta Alex sul terreno del podcasting. Alex racconta di aver iniziato a registrare risposte e riflessioni tecniche in automobile perché non trovava mai il momento giusto per farlo a casa. Dopo alcune puntate registrate in modo tradizionale, prova con l’iPhone in macchina e scopre che, con un po’ di riduzione del rumore, il risultato è accettabile.
La macchina, spiega, ha alcune qualità acustiche inattese: sedili e superfici assorbono parte delle riflessioni, e a parte motore e movimento può diventare un ambiente di registrazione molto pratico. Con il tempo prova microfoni diversi e soprattutto usa iZotope RX per pulire l’audio, fino a ottenere risultati che a volte sembrano quasi registrati in casa.
“La macchina sarebbe un ambiente perfetto per registrare.” — Alex, 01:06:54
Da qui nasce il racconto di PODucer, il programma di montaggio audio per podcast che Alex ha scritto perché non trovava uno strumento pensato esattamente per quel lavoro. Filippo spiega di averlo usato, pur essendo poi tornato ad altri strumenti per esigenze legate all’iPad. Roberto, invece, porta una testimonianza molto forte: usa PODucer da circa 120 puntate e gli attribuisce una parte importante della sostenibilità del suo podcast Snap Architettura Imperfetta.
Roberto descrive funzioni concrete: taglio dei silenzi, gestione dei livelli all’inizio e alla fine dei tagli, maniglie sull’onda audio, inserimento di tappeti sonori, pubblicità e ducking. Per chi non è un tecnico audio, queste piccole funzioni rendono praticabile un lavoro altrimenti molto lungo. Una mezz’ora registrata, dice Roberto, può richiedere un’ora o più di editing per diventare una puntata ascoltabile.
10. Informarsi, podcast paralleli e la filosofia del workflow
Verso la chiusura, Davide Gatti chiede ad Alex come si tenga aggiornato sulle tecnologie. Alex risponde che non ha una singola fonte: segue canali YouTube, siti, podcast americani e soprattutto una lista selezionata di persone su Twitter. Non si considera uno che scopre per primo ogni novità, ma ha costruito un sistema informativo abbastanza affidabile da intercettare le cose importanti. Filippo, al contrario, dice di essere diventato “talebano” degli RSS e di usare Twitter molto meno.
Roberto riepiloga dove trovare Alex: su ulti.media per le applicazioni, nei podcast Techno Pillz, MDB Summah Radio e Il vino lo porto io. Alex descrive Techno Pillz come un flusso di coscienza digitale, molto personale, che può piacere o non piacere. MDB Summah Radio è il podcast musicale con Roberto, temporaneamente rallentato dagli impegni. Il vino lo porto io, invece, sta entrando in una fase interessante con sponsorizzazioni e bottiglie inviate per le puntate, segno che anche in Italia qualcosa si muove nel rapporto tra podcast e aziende.
Prima di salutare, Alex torna al tema principale: non è venuto solo per promuovere le app, ma per raccontare una filosofia di lavoro. Tenere i file ordinati, automatizzare le operazioni ripetitive, ridurre i passaggi inutili e usare strumenti come Keyboard Maestro, TextExpander e Alfred serve soprattutto a liberare attenzione. Per Alex il workflow non è una questione decorativa: è un modo per evitare errori, lavorare meglio e non consumare energie mentali in attività che una macchina può svolgere in modo più affidabile.
“Tenere le cose in ordine aiuta tantissimo e soprattutto ti libera la testa da altro.” — Alex, 01:21:41
Questa sinossi è generata con l’intelligenza artificiale a partire dalla trascrizione della puntata. ↩︎
Leggi la trascrizione completa
Benvenuti all'episodio 23 di A2, in cui scoprirete come ottenere il massimo
della vostra tecnologia Apple.
Io sono sempre il solito Roberto Marin e sono il vostro ospite
assieme al solito Filippo Strozzi.
Ma oggi abbiamo qualcosa che è un po' più diverso dal solito.
Cosa ci racconti, Filippo?
Allora, oggi inauguriamo un nuovo format, tra virgolette, di puntate che spero
piaceranno ai nostri ascoltatori.
È da tempo che volevamo introdurlo, e come al solito, chi poteva
essere il nostro primo ospite, se non il papà putativo di questo
podcast, l'amico, il podcaster, il videomaker, nonché il sviluppatore, Alex Arcuglia.
Ma prima di fare il due chiacchiere con Alex, Roberto, cosa devi
fare?
Vado a pulire la macchina di Alex?
No, non questa volta almeno.
Vado a pulirgli la cucina.
Ma se invece voi volete supportare il podcast, vi chiediamo con il
cuore di fare una bella recensione su Apple Podcast.
E in questa fase iniziale, tante recensioni ci permetteranno di essere visti
da più persone possibili.
Se volete sapere come fare una recensione, troverete il link come sempre
nelle note dell'episodio curatissime dal nostro Filippo.
Invece, se volete scriverci qualcosa, anche come qualche suggerimento o qualche applicazione
che volete, una recensione, troverete il link nei note dell'episodio, oppure scrivete,
come sempre, arrivi.
it.
Dunque abbiamo qualche novità.
Abbiamo ricevuto delle recensioni.
Che adesso, il buon Roberto, che si è beccato questa cosa da
leggere, abbiamo anche due simpatiche nuove recensioni, uno fatto da Matteo Fumix
che per il primo novembre 2021 ci ha scritto che è venuto
a conoscenza del podcast per caso.
I conduttori con passione e professionalità affrontano argomenti e offrono soluzioni anche
alternative per chi vuole utilizzare il mondo Apple con tutti i suoi
dispositivi.
Nella sua sfera lavorativa, rendendola più efficiente, ma anche più intrigante, e
questa è una cosa assolutamente positiva.
Grazie, davvero tantissimo Matteo per le tue belle parole.
Adesso passiamo invece a Luca Zero o potrebbe anche essere una O,
67, che il 14 novembre scrive un'altra bellissima recensione che dice, aperte
virgolette, ho scoperto questo podcast per caso.
Questo podcast è stato scoperto grazie alla partenza da Rantum Radio.
Lavoro da anni nel campo informatico, sono rimasto letteralmente sbalordito.
Due ottimi professionisti orientati al mondo della mela morsicata e non solo:
professionalità, umorismo e competenza.
Grazie mille per il vostro tempo e dedizione, ma soprattutto grazie a
te, Luca, per questa bellissima recensione.
Ti ringraziamo col cuore e, veramente, anche voi, ascoltatori, se volete darci
una mano, potete seguire l'esempio di questi nostri due illustri ascoltatori che
baciamo con la bocca direttamente, anche se non si dovrebbe, visto che
siamo in tempi di Covid.
Ma giusto per dirvi quanto vi vogliamo bene, vi diamo un bel
abbraccio.
Ma adesso abbiamo parlato abbastanza di due podcast, adesso parliamo del nostro
ospite speciale.
Chi è il nostro ospite speciale?
Abbiamo introdotto prima il nostro papà di molti podcast, non solo il
mio, non solo quel di Filippo, non solo quello che facciamo assieme
io e Filippo, ma anche il papà del podcast che facciamo, io
Filippo.
Alex è compreso, e il suo amico del cuore
Davide Gatti, e poi tanti altri podcast del network Rantam Radio.
Ma allora, Alex, raccontaci un po' cosa fai nella vita?
Allora, prima di tutto, ciao i tuoi vostri ascoltatori, visto che mi
avete presentato, ma non mi avete dato l'occasione di dire ciao.
Ciao a tutti, piacere di conoscervi e di farmi conoscere in qualche
modo.
Allora, io sono Alex.
Nella vita faccio il regista di video promozionali, spot televisivi e ultimamente
molto più spesso video corporate.
Ho studiato ingegneria informatica quando ero giovane, quando avevo i capelli lunghi.
E il mio sogno è sempre stato fare cinema.
Solo che quando ero giovane, io non c'era la possibilità di fare
video, non c'era il modo, anche se non eri veramente ricco, non
avevi una macchina per fare film, per cui era praticamente impossibile.
Un mercato al di là della possibilità, allora ho studiato ingegneria, con
sempre il sogno di fare video, di fare queste cose.
E infatti, durante gli studi ho sempre fatto piccole animazioni col computer
e cose così.
Poi sono andato a lavorare in un'azienda che faceva software multimediale, ve
li ricordate?
CD Rom e C di Rom multimediali.
Io faccio quella roba lì.
E a un certo punto nei nostri clienti ci ha chiesto: C'abbiamo
bisogno di alcune animazioni.
Le faccio io.
C'è abbiamo di questo, ci abbiamo bisogno di questo, ci abbiamo bisogno
di quest'altro.
In sei mesi mi sono ritrovato a fare solo video e non
fare più sviluppo software.
Per cui dal circa 97-98 la mia prima attività è quella di
videomaker, a tutto tondo, perché nascendo dal basso faccio sì la regia,
ma mi occupo anche e soprattutto del montaggio e anche delle animazioni,
spesso volentieri anche dell'audio come sound design e a volte come quello
che prende le tracce audio, le pulisce, le sincronizza, le mette a
posto e fa queste cose qui.
Dato che, però, sono comunque uno sviluppatore, la mia qualifica è più
quella che quella di regista.
Io mi sono sempre sviluppato delle utility che mi aiutano nel mio
lavoro.
Questo sempre, in tutti questi anni ho sempre fatto queste cose.
Ultimamente, il lavoro da videomaker era diventato, non dico più stagnante, però
ce n'era un pochettino di meno.
Col tempo libero, tra virgolette, ho sviluppato sempre di più.
E a un certo punto ho detto: sai che c'è?
Questa roba qui che ho fatto, una delle mie prime app, è
talmente figa che potrei quasi pensare di metterla sul mercato.
Allora mi sono messo un nuovo cappello in testa, quello di imprenditore,
ma fa ridere come cosa.
Beh, insomma, non è che fa tanto ridere, non è una cosa
semplice fare l'imprenditore, però hai ottenuto dei grandi risultati, questo bisogna anche
ricordarlo, perché tu minimizzi, ma in realtà hai ottenuto dei risultati notevoli,
come ad esempio quello, diciamo, più banale, ma quello di pagarti il
mutuo con la tua seconda attività.
E non è una cosa banale, Alex.
Questo bisogna rimarcarlo e sottolinearlo.
Sì, è vero, grazie.
Devo dire che sto cercando di muovermi ovviamente facendo un sacco di
errori, mi sembra di essere come sull'auto scontro: quando ti finiva il
gettone, ti venivano addosso tutti gli altri, è presente.
È così.
Non capisco cosa sto facendo, faccio dieci cose e 8 le sbaglio
completamente.
Una mi serve per imparare, la decima, ho detto, ah, questa roba
qua non è neanche troppo sbagliata.
Allora ogni tanto cerco di capire come muovermi in questo ambiente.
Che tra l'altro in mente è molto particolare perché dato che sviluppo
app per chi fa video, per me Quintosh è un mercato, è
una nicchia della nicchia.
Un sacco di gente si mette a fare app e le vende
nell'app store che poi qualcuno ci faccia i soldi.
Secondo me il 99% degli sviluppatori, anzi il 99,9% degli sviluppatori magari
fa delle cose indie, nel senso vende la propria app, però le
vere revenue le fai acquisendo skill e poi andando a fare dei
lavori commissionati.
Le applicazioni su iOS sono molto ricche.
Loro in un'azienda che sviluppa siti internet e applicazioni e le applicazioni
corporate ci sono e si fanno e lì si fanno.
Non dico si fanno i bei soldi, però lì effettivamente la cosa
ha un senso.
Venderle direttamente nello store, se non si hanno delle spalle veramente larghe,
larghe, larghe, larghe, ci fa solo del male perché ci si scontra
con altri 2 milioni di applicazioni che stanno lì.
E non solo 2.000, sono 2 milioni.
Perché qualsiasi idea ti è venuta, o sei veramente un pazzo scatenato,
oppure ce l'hanno già avuta in mente altre 100 persone e hanno
già fatto una cosa o mille volte più bello, o hanno comunque
un sacco di risorse per fare marketing, comunicazione, per cui pensare di
inventare una cosa, di proporla sullo store e diventare ricchi è un
bellissimo sogno.
Però.
Mentre l'ambito dello sviluppo di app per Mac, di tool per chi
fa il mio mestiere, perché io faccio delle robe che servono innanzitutto
a me.
E poi ho detto: Vabbè, vediamo di pulirle un pochettino, ha molti
più spazi, perché la gente dice figuriamoci se mi metto a sviluppare
applicazioni su Mac che non ce l'ha nessuno.
Cosa che tra l'altro abbiamo scoperto che non è vero, perché è
uno dei computer più venduti al mondo, è uno dei sistemi operativi
più venduti e più amati.
Nel senso, una volta che passi a Mac è difficile che torni
indietro, se non per motivi molto strani.
Di conseguenza c'è un mercato, quello c'è una sorta di mercato.
Il mio mercato è globale, nel senso, io, il mio sito è
tutto ovviamente in inglese, il mio mercato di riferimento sono gli Stati
Uniti ma anche worldwide.
La Russia, per esempio, sembra strano, ma è uno dei mercati più
forti per me.
C'è un sacco di gente in Russia che usa le mie applicazioni.
Dove un sacco è qualcuno, non è che faccio paperone da paperoni.
Sì, certamente, però bisogna anche ricordare che comunque hai avuto ben due
interviste per le tue applicazioni su un canale molto verticale.
Che parla, se non sbaglio, di Final Cut Pro, lui è Richard
Taylor, è uno dei guru, forse non il più importante, però uno
di quelli che fa più comunicazione, ma ha intervistato tre volte per
tre applicazioni che ho sviluppato.
Ogni volta che faccio qualcosa, tendenzialmente si fa sentire, nel senso, mi
ritwita.
E devo dire che quando passo attraverso lui, lui non è che
abbia tantissimi ascoltatori quando fa le dirette, non sono tanti, magari le
sue visualizzazioni non arrivano a mille.
Tro è un mercato veramente tanto verticale che la gente, dopo aver
fatto una comparsata lì, c'è una certa risonanza.
Ecco giusto per fare un recap veloce per chi diciamo non è
proprio del tuo settore.
Tu, prevalentemente il grosso, diciamo, delle tue applicazioni, poi ne fate di
vario genere, però sono definirli plugin per Final Cut Pro, cioè per
il software di montaggio professionale Apple.
No, è giusto chiamarle Companion App.
I plugin sono una cosa che sta dentro e scriverli non è
così facile.
Però sì, sono applicazioni che vanno in tandem con Final Cut che
è il programma di montaggio video sviluppato da Apple che a tre
anni fa aveva venduto 3 milioni di copie, cioè comunque 3 milioni
di persone che hanno comprato la licenza.
E sappiamo benissimo che ce ne sono, tipo 20 volte tanto che
lo stanno usando così, alternativamente, mettiamola così.
Le mie applicazioni sono relativamente economiche, infatti, la più costosa adesso nello
store, costa 15 euro.
Devo dire che per gli Stati Uniti questi 15 euro sono come
per noi in arbe un caffè, per cui non è un grosso
problema.
Per il resto del mondo, tipo a volte ho della gente dalla
Cina, dalla Malesia, dal sud est asiatico, che hanno dice, però loro,
questa cifra qui è un po' più sensata.
Però devo dire che considerando che molta gente mi ha detto: si
venda la 49 dollari sta roba qui, però adesso mi va bene
così.
E devo dire che con gli sconti che ho fatto su Black
Friday, un sacco di app che avevano avuto un grosso calo di
vendite hanno avuto un boost.
Che mi fa anche pensare: magari il prezzo giusto per questa roba
qui potrebbe essere un po' più basso.
Perché dici ci metto di più a raggiungere il target che mi
sono prefisso.
Però diciamo che c'è molta più gente.
C'è da consegnare l'overhead dei costi di gestione dei clienti perché ce
n'è sempre qualcuna, cioè uno che ha delle configurazioni strane.
Tipo oggi sono rimasto in ballo con due o tre scambi di
mail con un utente che dice Sì sì, ho scaricato l'ultima versione,
non andava.
Poi a un certo punto ho controllato bene, ma ti arriva questa
finestra, no?
E allora la versione precedente di scusa, scusa, scusa.
Per cui c'è sempre questa sorta di.
Imprenditorialmente, se devo essere sincero, va considerato come un costo la gestione
dei clienti, il rapporto con i clienti.
Siccome sono ancora piccolo il mio giro d'affari comunque.
Non vado in giro con la Lamborghini e cerco di gestirla in
maniera più sensata.
Il giorno che avessi o dieci volte il volume d'affari, sì, dovrei
trovare il modo di organizzare meglio questa cosa.
No, no, beh, sicuramente tutta questa gestione adesso, casomai alcuni non hanno
ben presente, cosa vuol dire?
Infatti, anche tu mi raccontavi, per esempio, che l'App Store per certi
versi è molto comodo perché ti toglie via tutta una serie di
incombenti, tra virgolette, e puoi dedicarti allo sviluppo.
Però poi hai lo svantaggio dell'essere talleggiato, ma anche i vincoli che
impone poi Apple.
Apple ha dei vincoli.
Il primo step è il 30%, che però dopo un anno diventa
il 15% se non raggiungi un milione di euro di dollari, che
dici?
Non è un problema mio, peccato.
Il 15% sarebbe una cifra perfetta per me.
Io le derei volentieri proprio suonanti.
Tuttavia è che sul Mac App store ti craccano in 12 minuti
13 se vanno per il caffè.
Per cui è veramente.
aprire le porte.
Io ve lo dico, quando mi hanno craccato Bitmark un anno e
mezzo fa, da quel giorno ho perso il 95% del mio mercato
cinese.
La Cina era il mio primo mercato.
Da quel giorno, proprio verticale, per cui l'idea di avere un'applicazione craccata
non è che mi ispira tanto.
In più ci sono un sacco di vincoli su quello che le
applicazioni possono fare o non possono fare.
Le mie applicazioni sono abbastanza crude, cioè, vanno abbastanza un po' in
basso a livello di sistema operativo, e poi su queste cose è
molto rompiscatole.
Ultimamente è un po' più largo, però ci sono anche solo il
fatto che se tu ti trovi un bug, devi sottoporlo per il
test da parte loro.
E loro ci mettono su Mac 3-4 giorni, quattro giorni.
E soprattutto siccome sono molto piccole, non posso fare tanto marketing, opinione
pubblica.
Ma Alex, tu sei uno sviluppatore chiaramente affezionato ad Apple, ma forse
dovresti iniziare dall'inizio e raccontarci un po' qual è la tua storia
con Apple.
Nel senso, quando è che l'hai conosciuta?
Come sei arrivato nell'ecosistema, chiamiamolo così, Apple almeno e poi anche come
hai visto sviluppare la storia di Apple, perché tu sei un utente
se non sbaglio, di lunga data, cioè non sei come me che
sono arrivato l'altro ieri e sono arrivato praticamente nell'era post Jobs essenzialmente
io.
Tu te la sei vissuta, tutta e volevo appunto avere qualche dettaglio
in più da te di com'è la tua storia con Apple.
Cercherò di essere breve.
Ultimo anno delle superiori, il mio insegnante di informatica: 93.
Insegnante di informatica mi prende di sparte.
L'ultimo anno era veramente un secchione.
Andavo bene perché ero un buon boss, giravo per la scuola, facevo
po' quello cavolo che volevo.
Tanto andavo bene, ero andato, sono stato veramente molto molto anche coccolato.
Il professore mi prende di parte: senti, quando finisce sta roba a
Periori, ti va di lavorare insieme a me, figata.
Cioè, stesso mi offrimo un lavoro.
Luca Comazzi, che è un dei guru di Apple in Italia, mio
insegnante di informatica delle superiori, mi ha dato il suo secondo Mac
con cui ho iniziato le prime cose.
Inizialmente come giornalista e poi anche come sviluppatore, ci ho sviluppato le
prime cose, ci ho sviluppato il motore grafico di un gioco che
in realtà è nato così.
Io giocavo a Dungeons Dragons con gli amici e ho fatto questo
motore tridimensionale per visualizzare in 3D le mappe quando giocavamo, una sorta
di cose, gliel'ho fatta vedere e lui è rimasto pensieroso.
Figata.
Poi la sera dopo stasera mi chiama Alex.
Devi farmi il motore 3D del mio gioco.
E allora così è nata anche la scoperta della grafica e anche
dell'ottimizzazione, perché fare videogiochi è una cosa complicatissima.
E allora non c'era la grafica 3D, non c'erano le schede.
Cioè, lì era proprio tutti, ogni pixel era disegnato a mano con
degli algoritmi iper ottimizzati, poi a quel punto di Apple mi ero
innamorato.
Ho iniziato col System 7, ma ho usato anche il System 6.
Ogni tanto nei primi giorni quando trabaccavo le cose, ho visto tutte
le aree.
Mi sono comprato un power PC, prima serie, del 601, poi un
G3, un G4.
Ho avuto 2, 3, 4 portatili se non sbaglio.
MacBook il G5 quindi ti sei già fatta la prima transizione?
Sì, sì, ho fatto la prima transizione tra 68.000 power PC, che
però è stata molto indolore.
La seconda su Intel, è stata una bella mazzata.
Però in quel momento era la nostra azienda andava veramente bene.
Evamo clienti grandissimi.
Ci siamo dotati di una rete dei primi Power Mac Intel, con
i quali oltre a dopo aver avuto un paio di G5, con
i quali abbiamo costruito una Sun Storage Area Network, non come la
NAS, praticamente tutti i computer erano collegati in fiber in fibra ottica
all'Xerve centrale, della Udito Udite, generosa capacità di 7 terabyte, era
tipo 40 kg di oggetto, cosa che adesso c'è, secondo me, in
questa roba in un oggetto piccolo così ci stanno 14 terabyte.
Perché facendo video, sapete benissimo, il video è una delle cose, la
cosa che occupa più spazio in assoluto.
E poi, appunto, l'ultima transizione è un Mac M1, un Mac Mini
M1 che abbiamo preso ricondizionato perché in ufficio sviluppiamo comunque app.
Che devo dire che quando ho provato, ho fatto tutte le configurazioni
qui in casa, mi ha abbastanza stupito.
Perché veramente è una macchinetta piccola, però non fa un pliss.
Nel senso, ha dei grossi è l'oggetto più piccolo, nel senso con
8 GB di RAM, 256 GB di hard disk, cioè, proprio è
il minimo
che si poteva comprare, e però i grossi problemi li ha quando
va a tappo di memoria e succede spesso quando hai due utenti
attivi contemporaneamente.
In ufficio con la macchina la usiamo io e un altro mio
collega.
Io per fare sia sviluppo che video.
Il mio collega solo per fare sviluppo.
Tra l'altro applicazioni non native, ma frappate.
Praticamente sono dei siti web che diventano delle applicazioni native.
E a volte quando siamo in due facciamo lo switch veloce e
lì sento veramente quella macchina che dice: No!
Tuttavia, per il resto, quando gli fai esportare da Final Cut, proprio
nessun problema compilare su X, cioè se gli fai fare un task
alla volta e Davide Gatti, che tra l'altro è qui, sta guardando.
Salutiamo.
Salutiamo calorosamente, Davide!
E lui dice che lui gli 8 giga si sentono tantissimo.
Però sì, gli ho viste tu tutte le transizioni.
Ho avuto praticamente un modello per ogni generazione.
Come la vedi questa transizione?
È più facile delle altre?
Sì, sì, sì, assolutamente.
I grossi problemi arrivano nell'applicazione che vanno più a basso livello, ovvero
sia l'audio, che è quello che è sempre più cattivo.
Perché sul video Apple ha lavorato tanto e ha tipo queste macchine
hanno i coprocessori che fanno il video, lo gestiscono in maniera molto
lineare, ma anche perché il video si è semplificato moltissimo negli anni.
Quando ho iniziato io, i programmi di encoding erano meravigliosi.
Visto che lo spazio era poco, la banda su internet era pochissima,
andare a recuperare un 1% di un video, era comunque sempre qualche
kilobyte che era qualcosa.
E c'era questa applicazione, c'era questo media cleaner, se non sbaglio, si
chiamava, ti faceva vedere le barrette per ogni singolo fotogramma di quanto
occupava, allora praticamente diventavi una sorta di mago con i codec.
Adesso, se tutto standardizzato, si utilizza un peg 4 per qualsiasi cosa
ed è decodificato e decodificato in tempo reale da questi hardware, ma
proprio senza problemi.
L'audio invece è molto più stronza, la gente pensa che il video
sia cattivo.
L'audio è molto più cattivo perché l'audio ogni singolo intervento dell'audio ha
una durata di un 50 millesimo di secondo, per cui c'è nel
senso che c'è un sacco di robe che devono avvenire contemporaneamente.
Tra l'altro il video, se tu perdi un fotogramma, non te ne
accorgi neanche.
In audio, se perdi un centesimo di secondo, ti dà un colpo
bestiale per cui gestire l'audio è un casino.
Infatti, quello è gestito veramente tanto tanto a basso livello.
Fino a due anni fa, quando tu guardavi il WWDC di Apple,
le breakdown session che parlavano di audio, dicevano non usate Swift per
fare audio, dovete usare il C, perché altrimenti non è abbastanza performante.
E dici che con tutta la potenza di calcolo che hanno queste
macchine, ti dicevano devi abbassare di una tacca, stare più vicino al
metallo possibile.
Per cui quella è la cosa più difficile ed è il motivo
per cui ogni volta che c'è una nuova versione del sistema operativo,
tutto il sottosistema audio va alle cozze.
È l'audio è sempre un cattivo cliente, diciamo, nel senso che anche
non si riesce a neanche a capire tanto bene parlando tra comuni
mortali, a differenza di un decibel, che non è di un'unità ma
è esponenziale, e quindi è difficile dirgli: guarda, se alzi dei decibel
è difficile, è diverso che alzare di un decibel soltanto, solo per
parlare solo dell'unità di misura.
Quindi pensiamo a cosa deve fare un computer dietro a un calcolo
di questo tipo, perché comunque sono calcoli mica semplici da fare tra
altre cose.
Adesso hai parlato delle tue, diciamo del tuo setup aziendale, in realtà
hai parlato del tuo Mac
Mini M1 che usate in azienda, ma tu personalmente cosa stai utilizzando
adesso nella vita?
La mia macchina è sempre aziendale, è un MacBook Pro del 2019
da 16 pollici.
Ho chiesto, mi è stato concesso modello bolla papale, mi è stato
concesso di averlo con 32GB di RAM, che è stata una mossa
vincente perché, soprattutto con Intel, io spesso volentieri uso almeno due applicazioni
grosse contemporaneamente che sono Final Cut per il montaggio, ma soprattutto After
Effects per fare gli effetti speciali l'animazione.
Sono due applicazioni che inglobano RAM.
C'è solo un'applicazione più cattiva di questa: che è Google Chrome, che
è quella un buco nero di memoria.
Però in realtà, queste due sono veramente cicli.
Poi, appena appena ci attacchi le applicazioni che utilizzi per fare per
altre cose, tipo l'email, la messaggistica istantanea, magari il background Spotify per
ascoltare musica, magari hai i Photoshop in quel momento per fare.
Cioè, a questo punto è un sacco di roba.
Questa macchina sulla RAM non ha mai avuto un problema di RAM
pressure.
Ho chiesto quello invece di un artista di un terabyte e devo
dire che un po' mi sono pentito perché sono sempre lì lì
tra il giusto bilanciamento e posso avere essenzialmente un solo grosso progetto.
I miei progetti tendenzialmente sono dell'ordine dei 70 ai 200 GB a
seconda della grandezza.
Oggi ho lavorato su un progetto da 450 GB di un video
farmaceutico.
Però tendenzialmente l'ordine di ragazza è quello.
E di conseguenza riesco ad averne solo uno di questi qui, che
è quello su cui sto lavorando in quel momento.
Altrimenti ho attaccato un hard disk esterno, un hard disk da 5TB
che ho comprato 85 euro qualche mese fa su Amazon.
Sai quelle offerte imperdibili, ho detto sì, lo prendo, lo voglio.
Altrimenti per alcune cose ho un paio di SD interni, che però
ho messo in un guscio di quelli da pochi euro su Aliexpress,
collegati in USB 3.
L'USB3 va più che bene per questo tipo di cose.
Il grosso problema è sempre la questione: è un oggetto che è
staccato per cui lo prendi dentro, non gli rompi le scatole, più
la problematica fisica del collegamento che la problematica della velocità.
Un'altra domanda che ti volevo fare è questo simpatico MacBoo Pro.
Ne parliamo sempre tanto bene di Apple, ma in realtà ti ha
dato qualche grattacapo con il suo cacchio di termal trotting in fame.
Allora, io devo essere sincero, io sono uno che potrebbe essere che
va a fare la Parigi da car con un computer per tutti
i casini che si beccano, perché i miei computer si sporcano molto
perché li uso dappertutto, per farvi capire, io lo uso in bagno
intanto che faccio la doccia per ascoltare musica o guardare un video,
a volte guardi i video intanto che sto facendo la doccia.
Un iPad, no, per queste cose.
Ma non avrebbe il giusto volume, dovresti provare con l'Apple Watch, che
è anche impermeabile, sì, si no, non mi piace avere cose i
polsi, per cui non riuscirei mai a mettere un orologio per cui
si è sporcato molto.
E dopo due anni di un anno e mezzo di onorato servizio,
si scaldava tantissimo.
Le vento le partivano tantissimo.
Devo dire che, con l'aiuto di Davide Gatti, ma guarda un po',
Davide Gatti, ha essenzialmente a casa sua, perché ce l'aveva la bomboletta
di aria compressa, ci ha spruzzato dentro l'infinito, sono usciti dei topi
morti.
Non credevo, veramente sono usciti dei topi morti.
Dopo questa operazione, il computer faceva un casino della Madonna, perché probabilmente
c'era qualche granello di polvere incastrato.
E allora ho passato due giorni, dicevo, Madonna Santa che.
però, dopo un po' si è sistemato e devo dire che non
ho più avuto grossi problemi.
C'è da dire che è anche finita l'estate.
Mi sono comprato l'aria compressa, l'ho usato sul videoproiettore che ha lo
stesso problema.
Il termaltrotali del videoproiettore, perché se tu stai guardando un film o
stai guardando una partita di calcio, a certo punto ti dice c'ho
caldo, si spegne, e anche se lo resetti, non va più invece,
l'altro giorno anche lì ci ha spruzzato dentro quello, sono usciti i
toppi morti anche da quello.
C'è molta polvere nella mia casa, probabilmente.
Ma anche perché il videoproiettore stai nell'angolo per cui pulirlo proprio più
un casino.
Il computer sta in giro nel senso, ma io quando vado da
pranzo ce l'ho davanti per mangiare.
Sì, lo sporcato.
Adesso che so come si pulisce, lo tengo più pulito, sono molto
più soddisfatto e molto più sereno di una volta.
Prima sentivo molto più l'esigenza di dire devo comprare un computer nuovo,
devo comprare un computer nuovo, devo comprare un computer nuovo.
Adesso dico: vabbè, sì.
Poi il contratto di noleggio operativo scade a gennaio.
Io mi auguro che questo di averne almeno uno in mano, non
vorrei essere senza, anche perché.
Sento odore di M1.
Io deve essere un Max.
Ho avuto le mie considerazioni.
Se deve essere, deve essere quello, giusto.
No, in ufficio, tra l'altro,
abbiamo un Mac Pro del 2012 che non è ufficialmente sopportato dai
sistivi di Apple da quattro anni e ogni anno c'è un escamotage
per la prima volta l'aggiornamento del firmware che diceva al sistema operativo:
Sì, sì, sono quello nuovo vai tranquillo.
La volta dopo una patch del sistema operativo, l'ultima patch è stata
veramente quella di Big Sur.
È stata veramente cattiva e l'ha ucciso.
Nel senso, adesso sta macchina è veramente seduta, anche perché non riconosce
la scheda grafica, che è una MD vecchia, aggiornata rispetto a quella
che c'era dentro, che era un'invidia di queste dimensioni, un quadratino di
quelli del secolo scorso.
Però, nel senso che adesso ogni tanto ho dei momenti di crisi
ed è diventata veramente la mia seconda macchina.
Anche quando sono in un ufficio, uso il portatile, uso il max
o grosso grosso solo se devo fare delle cose che sono sicuro
che ci riesco a fare.
Ecco, vi do un pro tip, giusto perché non tutti hanno un
Davide Gatti dietro con sé, il pro tip è questo che io
utilizzo normalmente una volta al mese prendo e sbatto le ventole a
manetta per 20 minuti, indipendentemente da quello che succede.
Quindi, essenzialmente, facendo in questo modo, anche se il computer non ha
bisogno, utilizzo Mac fan control e permette di mettere le ventole a
manette, le lascio lì 20 minuti e vedo già che la roba
incomincia.
C'è già il mio video che incomincia a sporcarsi di polvere.
Quindi, se lavorate in ambienti polverosi o ve lo portate spesso in
giro, invece di farlo solo una volta al mese, incominciate a farlo
una volta ogni due settimane.
E vedete che ringrazierete tanto quanto ha ringraziato il nostro simpatico Alex,
il nostro Davide Gatti.
Che ringraziamo tutti quanti.
In ogni caso, per dire la verità: consiglio di Roberto ho iniziato
a applicarlo anch'io ed effettivamente è utile, lo faccio su tutti i
Mac, portatili e non portatili.
Anche perché, comunque, col fatto che ci sono elettrostatici, sostanzialmente basta un
poco di polvere e la polvere è ovunque.
Poi vabbè, in città è una roba imbarazzante, si fa a riempirli
di schifo, e ovviamente, ecco i Mac secondo me uno dei difetti,
chiamiamoli così, è che sono silenziosissimi.
Cioè, Apple tira al massimo per non far partire le ventole, però
a volte è un po' eccessivo.
Io mi ricordo ancora una volta che a un certo punto ho
sentito la ventola partire, ho visto la sbuffata di fumo uscire dalle
Mac e ho detto che cacchio è successo!
E mi sono preoccupato perché ho detto qua è bruciato.
Poi è andato avanti e ho detto: Vabbè, allora tutto a posto.
Si vede che era la prima volta che poi il mio lavoro
non surriscalda particolarmente la macchina perché io faccio videosctura quindi non è
che faccio delle cose clamorose.
Tuttavia, sì, c'ero rimasto abbastanza male.
Detto questo, io il consiglio di usare l'aria compressa, cioè la bottiglietta
costa 3,50 euro su Amazon.
Non ve la possono spedire nei locker, perché essendo un oggetto che
se trattato male esplode, te la possono portare solo a casa.
Ho scoperto facendo questa cosa qua.
Tuttavia, effettivamente quella roba lì spruzzandola in entrambi i sensi, ovviamente il
computer spento, sia dove l'aria entra, cioè nei lati, sia da dove
esce, cioè da dietro.
Io lo consiglierei perché effettivamente quella ha veramente tanta potenza, una potenza
che le ventole normali non possono avere, e di conseguenza, cioè, esce,
esce veramente
qualche pollo di polvere esce, quella più solida, cioè non esce proprio
il fumoso, però esce proprio la roba.
E quella veramente mi ha cambiato la vita, bisogna essere un po'
delicati.
Andare avanti, un po' di volte l'ho fatta per 5 minuti per
lato, e dopo, veramente questa cosa qua mi ha cambiato la vita.
La saperla l'avrei fatto un anno prima.
Ma dici un po': invece: oltre al me, che utilizzi anche altri
hardware Apple, cioè, nel senso, sistema iOS, iPad, hai un iPhone, che
fai nella vita nell'ambito iOS?
Allora, mi sono comprato un iPhone 12 Pro ricondizionato prima dell'estate, è
stata una mossa economicamente sbagliata perché ad averlo fatto dopo, dopo il
lancio dell'iPhone 13, avrei pagato molto meno, ma ho deciso che voglio
portarmi soltanto un oggetto piccolo per fare le fotografie.
Il che è stato interessante, perché mia moglie ha detto: No, porta
anche la macchina fotografica che fa le foto più belle.
Tanto la tieni tu nel tuo zaino.
L'ho usata per 5 foto dallo stesso identico punto in alto adige
e per zero foto in Sicilia, per cui quest'anno un kilo e
mezzo sulle spalle per un merato cavolo, l'iPhone 12 Pro a livello
fotografico fa paura.
Non ho pensato come sia il 13, ma fa delle foto meravigliose
e veramente veramente veramente belle.
C'è da dire una cosa.
Ultimamente lo sto usando anche per fare i video, ho girato un
videoclip, ho girato due video che sono nati ieri in questo evento
che hanno nascosto molto successo.
Cioè, adesso lo sto usando proprio al 60% i phone, 40% macchine
fotografiche.
Problema che hai adesso che ho adesso, devo dire che forse ci
vorrebbe una macchina più potente.
È che mi sono detto: Oh, sono un professionista, giriamo a 10
bit in HDR non l'avessi mai fatto.
Cioè, i file pesano praticamente identici, però, final cat dice: Non riconosco
sta roba qui.
L'hai fatto tu, praticamente.
Per cui bisogna ogni volta che si fa un video in HDR
con l'iPhone, in fin a casa bisogna andare a forzargli Color Space
a 2020, che è fondamentalmente il modo di interpretare i colori, la
dico praticamente in maniera molto semplice: perché altrimenti vedi un oggetto veramente
non illuminato, cioè, sovraesposto all'infinito, e mi sono detto: Oh mio dio,
ho rovinato tutte le riprese, poi a un certo punto ho detto:
ma no, ma io la vedevo giusta.
Poi lo guardo nel telefono.
No, il telefono si vede giusto.
Vabbè, sarà il color space, allora bisogna dargli a mano nei setting
del clip.
È un ordore della verità.
Tuttavia, ti dà quel minimo di controllo in più che effettivamente, probabilmente
quando giri in green screen, quando fai delle cose in cui hai
bisogno della correzione colore veramente cattiva o degli effetti speciali molto precisi,
funziona.
Però per le persone normali, ma anche per me, gli 8 bit
sono vanno più che bene.
E devo dire che, però, a fare video, sono delle macchine spettacolari.
E l'idea di piacerebbe per pure cosità provare un 13 per vedere
come funziona la questione della profondità di campo.
Perché essendo fotografie, anzi, videografia computazionale, cosa di cui sono un grande
fan.
Non sono per niente un purista, a me interessa l'immagine come viene
fatta va benissimo.
Il problema è sempre capire come vengono gestiti i contorni più delicati,
cioè i capelli.
Ho fatto delle riprese a una donna che ha i capelli ricci
e l'idea di uno sfondo su uno sfondo molto lontano.
L'idea di avere lo sfondo più separato mi piaceva di tantissimo.
Però, se poi l'effetto è che vedo il blur attorno ai capelli,
cioè questa cosa qua o si fa benissimo o non si fa.
E adesso, come adesso, mentre ho visto un sacco di recensioni degli
i Mac dei Mac nuovi M1 ma Pro e Max, non ho
ancora visto uno che l'ha fatto e ha detto sì, funziona o
no, non funziona.
Non ho ancora capito questa cosa.
Filippo in chat mi dici gna.
E sono tendo.
Secondo me l'algoritmo di sottofondo è quello anche del blur che fanno
per le foto.
E comunque, se è sempre migliorato nel tempo, non è ancora così
perfetto.
Se vuoi essere un purista, si vede secondo me, lo stacco.
Dove hai dei piani, comunque ben distinti, e soprattutto casomai non hai
capelli o non hai della peluria, tipo i cani, allora secondo me
la situazione migliora molto.
Però, poi a volte non so, per esempio, sugli occhiali, su alcune
parti, sul dettaglio fine, almeno per le foto, perché io ho l'11
Pro quindi non ne ho nel video.
Però sulle foto vedo che ogni tanto l'algoritmo non è perfetto, ecco,
mettiamola così, e in grafica in movimento credo che sia ancora peggio.
Allora, tutta questa ricerca, Apple ha puntato molto sull'intelligenza artificiale, tutti i
suoi chip hanno più del 50% della potenza di calcolo solo per
l'engine Neural Engine.
Apple però non inventa niente, non c'è mai stato un paper di
Apple di un algoritmo nuovo, di una ricerca nuova, Apple utilizza robe
che hanno fatto altri e poi ci costruisce attorno l'hardware per velocizzarle.
Stessa cosa che fa Google con i processori Tensor, che sono anche
cellulari.
Gli algoritmi di separazione dei piani, che si chiamano di segmenti, segmentazione,
sono gli stessi da diversi anni e come tutte le cose, soprattutto
sull'intelligenza artificiale, l'idea è più hai potenza di calcolo, più sta roba
è raffinata.
Però questo algoritmo in particolare, più di un certo livello, siccome non
ci arriverà.
E non ci arriverà Apple in persona perché mentre altre aziende, Google
per prima, ma anche quelli di Prism, russi, che hanno fatto le
applicazioni che ti fanno diventare più vecchio, più giovane, donna, avrete presente,
quelle app per telefono?
Hanno sfruttato un sacco di dati degli utenti per fare le loro
ricerche.
Che va benissimo, può essere discutibile, però, se lo sai,
basta che tu lo sai, ne
sei conscio, eccetera, eccetera, eccetera.
Apple, sta roba non la fa per cui gli manca questa risorsa
di ricerca interna, allora si utilizza sistemi inventati da altri, e a
oggi effettivamente, questa cosa, i capelli non è ancora
.
non ce l'abbiamo ancora.
Dal mio punto di vista, io ogni volta che ti faccio una
previsione, poi si dimezzano gli anni.
Io pensavo a dieci anni, probabilmente fra cinque anni non ne avremo
più bisogno, non avremo più bisogno del green screen, non avremo più
bisogno di ottiche da 1000 da 2000 euro per fare delle fotografie.
Poi, il punto, il cos va nel telefono per cui alla fine
costa anche di più.
Tuttavia, fino ad allora siamo qui a sì, va abbastanza bene per
un'inquadratura di un secondo ci sta, se ci devi proprio raccontare una
storia, no.
Dal mio punto di vista, da regista e da direttore della fotografia,
io mi dico sempre: ok, questa roba qui fa questa cosa qui.
Va bene, so quali sono i suoi limiti, li posso fare.
Cioè, adesso tutti a cercare sempre la profondità di campo zero.
Ovvero spiega per i non, nel senso che la persona è a
fuoco e il resto è tutto sfocatissimo dietro.
Se voi guardate un film western degli anni 60 girati nella Monument
Valley, è tutto a fuoco perché?
Perché con quel cavolo di sole
chiudi il diaframma al massimo, è un'apertura di un certo tipo per
cui è tutto a fuoco.
Per cui non è l'estetica di queste cose iper sfocate dietro.
Il bokeh, si chiama così in fotografia, è una cosa degli ultimi
anni che vabbè, bella, ci sta, piacevole, eccetera.
Eccetera.
Ma non è l'unica, se tu sai cosa cosa puoi ottenere e
cosa non puoi ottenere, ci sta.
Nel senso, è un po' come dire un grande adesso non voglio
dire che sono un grande regista, no.
Un grande chef apre il frigorifero, trova tre ingredienti, dice, tranquillo, ti
tiro quello fuori così buono.
Non è la ricetta migliore del mondo però ci mangiamo bene stasera
per cui se tu sai cosa cosa puoi ottenere con queste macchine
bene io il telefono l'uso tantissimo con lo stabilizzatore portato lo stabilizzatore
da 65 euro è proprio l'ultima cosa che puoi comprare su Amazon,
fai delle cose spettacolari e ben sapendo cosa puoi fare e cosa
non puoi fare con un po' di esperienza, ripeto io dopo 23
anni ho ancora un sacco di robe da imparare però diciamo che
sono meno spaventato l'esperienza ti fa spaventare di meno perché hai viste
tante per cui sai come muoverti e sai cosa ottenere.
Poi effettivamente se voglio ottenere lo sfondo sfocato, metto la mia bella
camera con il mio bel obiettivo da 1800 euro sull'insieme e faccio
quello che devo fare.
Mi sembra un'ottima cosa, nel senso, avere anche la possibilità di utilizzare
mezzi che non sono stati spessamente pensati per fare fotografie di alto
livello, avere anche il tuo parere riguardo a questi mezzi che abbiamo,
che sono gli smartphone, che molti
utilizzano limitatamente per mandare messaggi oppure fare qualche fotografia, sapere che il
livello si è alzato così tanto inizia a dar da pensare, nel
senso che immagino che molti abbiano lasciato a casa, come hai fatto
tu, la propria macchina fotografica, chiamiamola così professionale, perché alla fine diciamocelo
chiaramente, la miglior macchina fotografica che uno può avere è quella che
hai sempre con te e hai sempre con te lo smartphone, purtroppo.
Quella che hai sempre con te è che impieghi meno di tre
secondi a scattare la foto.
Una però devo dire che i limiti, non limiti, al buio, questa
roba qui fa delle cose spettacolari.
Ho fatto una foto alla luna sul mare, ha l'algoritmo bellissimo.
Ti dice stai fermo per tre secondi, e tu stai fermo, cioè,
non è che devi non respirare, stai abbastanza fermo e ti vengono
fuori delle cose che neanche tu vedi
a occhio nudo.
Ho fatto delle foto con concerto.
Le prime foto vere che ho fatto con questo telefono il giorno
dopo che l'ho preso, sono nato a un concerto di un mio
amico, il primo concerto dopo due anni.
E cavolo, ho fatto delle cose che non avevo visto.
E la cosa più bella è: sorgeva la luna sul mare, all'ultimo
traghetto.
Proprio c'era il pixel rosso là in fondo, e ho fatto il
video del mare che si muoveva in Parallasse sulla luna, o cioè
sta roba qui, nel senso, con una macchina fotografica dovevo avere una
Sony Alpha di quelle da incazzate per fare una roba del genere
e non so se ci sarei riuscito.
Invece, con questo oggettino qui, cretino, porca miseria, ho fatto delle cose.
Manca uno zoomone a questo oggetto per essere perfetto.
Tuttavia questo grandangolo meraviglioso che io ti invidiavo tantissimo, Filippo.
Adesso è meraviglioso fare riprese a 0,5 perio, proprio hai una visione
meravigliosa del mondo.
E tra l'altro con lo stabilizzatore è talmente largo che prende dentro
un po' dello stabilizzatore per cui devo andare a 0,7508 come zoom,
e ciò, nonostante, ho movimenti meravigliosi, perfetti e fighissimi, e la cosa
vera, non mi devo più preoccupare della scarsa luce.
Non è poco, non è poco assolutamente.
Ma sentì, oltre ai
phone, hai anche per caso un iPad che gira per casa?
Lo usi?
Sì, ho un iPad del 2018, anche questo.
Ho comprato un'offerta meravigliosa: 199 euro al Bennett.
Era bellissimo.
E chi è che te l'ha indicato?
Tu?
Ricordamelo?
Me lo ricordavo,
grazie.
Cuoricino, cuoricino.
Il Bennett vicino
a casa mia,
apriva alle 8 e mezza.
Eravamo davanti al coso in tre, ci siamo guardati e lei padre:
sì, bene, bene.
E tutti, speriamo che ce ne siano abbastanza.
Siamo entrati,
alle otto e mezza di mattina il Bennett non c'è nessuno.
E il tizio dice, sì, sì, ne abbiamo sei o sette, va
bene di che color lo vuoi?
Nero, certo.
Eravamo tutti contenti, è una bella macchina, una bella macchina, funziona molto
bene con la Pencil.
Io non ho la Pencil, ma in ufficio ce l'abbiamo.
Siccome ho scritto un'applicazione che utilizza la Pencil per fare delle cose,
l'ho testato tanto, lo utilizzo veramente come strumento per leggere e per
fare cose.
Non ci produco contenuti, però non produci.
Però devo dire, io il primo iPad che ho preso è stato
dall'iPad 2.
E i motivi per cui uno compra le cose sono sempre la
pancia.
Poi la testa cerca di sviluppare delle scuse per quelle decisioni che
la pancia ha già preso.
Io avevo deciso di comprare l'iPad, non avevo deciso, ma avevo capito
che l'ho deciso lì.
Ero su un aeroplano, andavo a Brighton a trovare la mia ragazza
di allora che mi lasciò dopo due settimane, ma vabbè, questo almeno.
Scrivevo, io avevamo un blog in comune io e lei scrivevamo su
questo blog.
Che era carino perché erano delle lettere aperte, perché link era nascosto,
non era ritrovabile.
Scrivevo a lei sul telefono: mi ha detto: cacchio, se avessi avuto
un iPad sull'aereo, sarebbe stato molto più comodo.
E lì ho quello e guardare Twitter la mattina quando facevo colazione.
Abitavo ancora da solo.
Allora.
Ho avuto l'iPad 2, che era una chiave che infernale, però funzionava.
Quello che doveva fare lo faceva.
L'iPad 4 che abbiamo preso in azienda ed è stata una bella
macchina fino a che proprio non ce la faceva più.
E adesso questo iPad del 2018, che per me è come se
fosse nuovo, non gli faccio fare grandi cose effettivamente.
Poi l'applicazione che io ho scritto, ho scritto questa applicazione interna, ad
uso corporate su iPad, fa delle grandi cose, a un certo punto
deve ragionare un sacco di cose, deve fare un sacco di lavori
con asincroni con la connessione di rete, e veramente sembra quasi che
non faccia nulla.
Per cui ormai questi processori che sono dentro questi cosi sono veramente
potentissimi e molto ottimizzati per la gestione dei risparmi.
Sì, ho queste cose qui.
Ho anche un'Apple TV, l'Apple TV da sviluppatore ce la siamo comprata
a un dollaro, ve la ricordate?
Adesso in questo momento è a casa dei miei genitori perché non
riuscivano più a vedere da zona.
E invece, nel tuo lavoro, quando invece torni in ufficio, quali sono
le tue applicazioni di punta?
Magari vorrei, visto che questo qui non deve essere proprio la storia
di Alex Raccuglia, che probabilmente frega poco a chiunque.
Non è vero, anzi, interessantissimo come sempre, ci hai raccontato delle cose
interessanti, fidati.
Se voi vedeste la mia bar, quella che c'è in basso, un
sacco di icone, un po' di
hockey, esatto.
Allora, l'applicazione che uso sempre non mi è sono Final Cut, After
Effects, Photoshop Audition, quando proprio mi tocca, non è che mi fa
impazzire.
Adesso l'applicazione che uso praticamente tutti i giorni l'ho scritta io, ed
è un'applicazione che secondo me è utilissima.
Ovviamente, è un'applicazione che non ha avuto nessun successo perché è difficile
da comunicare.
Nel passato, quando ero giovane, facevo un video, lo mandavo al cliente
e ovviamente il cliente chiedeva delle modifiche.
Revisione 2, revisione 3, e poi a certo punto final del finale
definitivo.
Se mi cambia ancora qualcosa, ti stai, queste cose è meravigliose.
Sì, sì, capita anche noi, architetti, è una cosa così: progetto quasi
finito, progetto quasi finito con qualche modifica, quasi finale, manca due tocchettine,
ci siamo.
Allora a un certo punto, siccome sono credo che deve essere ossessivo
e compulsivo per certi versi, mi sono devo trovare un ordine a
queste cose, e a un certo punto mi sono detto: sai che
c'è?
Non dico più final così perché sono diventato scaremanti.
Fare il mestiere di fare video, diventi scaramantico.
Ho iniziato ad aggiungere la data.
La data è l'ora del momento in cui facciamo questo file.
Così, ok, almeno sono sicuro che parliamo la stessa lingua.
Cioè, tu vedi lo stesso quale versione stai guardando, ma c'è quella
final, no, quella 12 dicembre 41, almeno sono sicuro.
Allora mi sostituito questa applicazione che è semplice: trascina un file su
questa applicazione e ci aggiunge la data.
Secondo me è comodissima, perché così almeno hai il versioning in automatico.
Lo sai che si è capitato proprio nel posto sbagliato per dirlo,
perché io adesso non lo sto guardando in video, provo a dare
un'occhiata adesso a Filippo.
Che faccia, ma conoscendo il nostro Filippo, è già lì che sta
pensando con comandi rapidi come fare la stessa cosa, ma la vedo
io la luce che hai negli occhi, Filippo, la vedo già.
Allora a dirti la verità: io utilizzo Tex Espander per fare queste
cose qua.
Che a me capita
del versioning, chiamiamolo così, in questo caso, dato il file che mando,
diciamo, io aggiungo solitamente Rev e poi FS, per esempio, per dire
Filippo Strozzi, di modo che bene o male, c'è un e se
succedono nello stesso giorno, a noi non capita molto spesso di fare
avanti e indietro in giornata, chiamiamolo così.
Solitamente io lo mando, il giorno dopo viene visto o viene letto.
Tuttavia, tendenzialmente questo è il mio metodo.
Tuttavia, capisco che invece, casomai un botta a risposta col cliente anche
rapido, sia molto più comodo una gestione.
Poi immagino perché tu trascini proprio il file sulla tua app, in
automatico viene tutto da solo.
Allora ti dico, un text e spanner lo uso anch'io.
Io credo di avere tipo 300 diverse espansioni, dall'email, naturalmente, chiocciola a
chiocciola, la data, perché tutti i video che faccio hanno comunque un
cartello impresso nel video con la versione, eccetera, e anche lì lo
metto, infatti, sto spensando, prima o un po' dovrò fare un'app anche
per questo.
Sì, è un po' più lungo perché devo fondamentalmente comprimere il video
due volte poi dopo.
Il problema è se devo mandare 10 file.
Se tu devi fare così, devi fondamentalmente cliccare sul nome del file,
aspettare quel mezzo secondo che capisca che sei andato lì, poi spostarti
col mouse o con la tastiera dare alla fine del file, aggiungere
la combinazione di comandi, e tu hai usato 5 lettere, che secondo
me sono troppi, io mi sbaglierei 3 volte su 4.
Cioè, invece, a me l'idea di non dover usare neanche la tastiera,
per queste cose qua mi piace tantissimo.
Per cui ho questo mio sistema con cui poi non solo mando
i file, ma ho anche le varie versioni dei file che ho
mandato.
Ovvio di alcune cose non ha senso, tipo se il file che
ho prodotto oggi era di 7 GB e ho 10 versioni, comincia
a diventare impegnativo, diventa importante.
Però per i preventivi, per i documenti, ma anche veramente tutti i
filmati, anche quando li carico su YouTube, ci metto sempre a stacchio
di aggiunta perché mi fa comodo.
Io dico sempre: se tu fai il timestamp di qualcosa nel nome,
quel file automaticamente diventa univoco.
Per esempio, quando faccio i filmati, telecamera, eccetera, eccetera, alla fin fine
i filmati hanno MV underscore e quattro cifre diverse.
Per cui quel file lì è un file, so che un file
video fatto magari da quella camera, perché so che la sintassi è
quella lì.
Però magari che ho l'ultima volta che ho girato, avevo due telecamere
due camere, l'iPhone, una GoPro e in più tutti questi file erano
GoPro, GoPro 1, GoPro 2.
La prima cosa che faccio è aggiungere un prefisso.
Qui utilizzavo fino a qualche tempo fa, a Bader Finder remname, che
è un'applicazione di reneaming di file.
Praticamente trascino questi file e automaticamente ci mettevo header in testa.
Il nome del cliente, il nome del progetto, e poi in coda
la data.
E poi mi sono scritto un'applicazione Cine che fa questa roba qui.
Per cui adesso è diventata è un'applicazione che a seconda del nome
del file aggiunge o toglie le estensioni, prefissi e suffissi, che mi
aiuta tantissimo.
Perché così almeno so che quel file lì, anche senza aprirlo, so
che il file di quel progetto lì, di quella roba lì, girato
quel giorno lì.
Perché è una cosa che succede spesso a chi fa video, è
che i progetti.
Ah, non solo a chi fa video, anche a chi far renderlo.
È una cosa importante quando fai video.
Mentre quando fai un file di Photoshop, il file di Photoshop alla
fine occupa tipo 300 giga perché ha dentro tutto tutti i livelli,
tutte le grafi, tutte le cose.
Quando fai video non è così, Final Cut puoi scegliere di farlo,
io scelgo di non farlo perché voglio avere sott'occhio le cose.
Per cui i progetti di Final Cut e anche quelli di After
Effects sono molto snelli perché hanno un riferimento, nel senso, anche perché
un progetto occuperebbe centinaia di GB.
Quelli di Davide Gatti, infatti, occupano così, ma perché lui
non fa le cose come le faccio io.
Per cui hai un riferimento a un puntatore a quel file lì.
E a volte ti capita di spostarti.
Magari prendi il progetto e lo metti su un hard disk esterno
per poterci lavorare da casa, e hai le cose che hanno una
struttura che è leggermente simile, ma non è identica, alla struttura di
cartelle.
E allora, se fai nel caso ti dice: Dove sta il file
MV001?
E tu dici cercatelo tu, e lui dici: ne ho trovati tre.
Anzi, neanche, il primo che ho trovato te lo attacco.
Magari il file 001 di un altro progetto che non c'entra assolutamente
niente.
E una volta che hai fatto questa roba qui non può più
tornare indietro.
Nel senso, torna alla versione precedente.
E no, ormai è questa qui, cioè ti attacchi.
Per cui per me la nomenclatura, il fatto che un file sia
assolutamente univoco è fondamentale per il mio lavoro perché finisco per
perdere dati è quasi come non avere un backup.
Per cui io sono molto talebano in questo.
Ogni volta che avevo uno stagista o cosa del genere, gli facevo
un corso: tipo: se sbagli, ti arrivo alla cinquina.
E devo dire che
li ho educati tanto bene perché essere molto paranoici diciamo che dormi
un po' più tranquillamente.
Sono d'accordo.
Ma senti un po' che nome ha questa tua applicazione?
Che non ce l'hai ancora detto?
Questa applicazione si chiama Date Up.
Credo che costi un euro, cioè 0,99.
Perché è un'applicazione assolutamente
utilissime, però fa questa roba qui.
Tutte queste mini applicazioni, queste mini utility le ho messe dentro tutti
in questo grande pacchetto di applicazioni dove sono tutte le mie applicazioni
in un unico bundle che se acquistate separatamente costerebbero 90 rotti dollari
di solito euro.
E di sotto la vendo 49,99 così tipo al 50% e ti
trovi tutte queste utilità sceme, piccoline.
Che tendenzialmente mi sono scritto per me, perché sono pigro.
Allora, la mia filosofia di vita è: se tu devi fare un
lavoro una volta ci stai attento, lo controlli.
La seconda volta ci stai attento, lo controlli.
La terza volta ti può scappare.
La distrazione, la quarta volta ti sei rotto le scatole e te
la perdi, per cui quanto più possibile io riesco ad automatizzare lavori
ripetitivi è un bene, ma non perché sono pigro, perché ci mette
secondo il tempo che hai impiegato a sviluppare un'applicazione,
non l'utilizzerò mai per fare questa cosa qui.
Tuttavia, è un risparmio dal punto di vista della concentrazione del context
Switch mentale.
Un risparmio mentale.
Tu sai che se trascini quella roba su quella roba lì, va
avanti per i cavoli suoi, parte, svolge il suo lavoro, tu non
ci devi pensare infatti, tu non ci devi pensare perché il grosso
problema per me è anche il context Switch.
Sei concentrato su una cosa, il cliente dice, mi mandi quella roba
lì.
Quando il cliente dice mi mandi quella roba lì, automaticamente hai perso
gli ultimi 20 secondi di quel lavoro che stai facendo, è un
quarto d'ora per raccapezzarti perché eri veramente concentrato.
Più riesco ad evitare queste cose qui.
Proprio perché sono vecchio e anziano, non so più l'elasticità mentale di
quando avevo vent'anni, e meglio è per me.
Ma no, ma non solo anche per te, perché comunque mantenere la
concentrazione non è facile, soprattutto in tempi moderni.
Ci stavo ragionando proprio l'altro giorno che abbiamo dovuto aspettare a iOS
15 che infilasse
questa gestione delle notifiche, ci dobbiamo auto creare un sistema per difenderci
da ciò che il cellulare ci dà fastidio e ci notifica.
Siamo arrivati a qualcosa di assurdo.
Io ho un cellulare che ha al suo interno un sistema che
permette di azittire le notifiche che mi deve dare il cellulare.
Siamo a questo punto, siamo veramente allo sbando.
Quindi la concentrazione in questo tempo moderno non è così banale mantenerla.
Poso completamente quello che hai detto: che nel momento in cui ti
chiede il cliente qualcosa, tu ti devi per forza staccare dal tuo
lavoro e sono momenti preziosi.
E ben vengano queste applicazioni.
Perché tra l'altro ci raccontavi almeno noi sappiamo, perché qualcuno di noi
fa anche il beta testa delle tue applicazioni, alzo la mano anche
ogni tanto.
E oltre a dei tab, invece io sono quello messo sempre sotto,
sono sempre quello più cattivo nelle sue applicazioni a dirgli cosa non
va di fatti, facciamo delle risate tra le altre cose.
Perché io sono sempre quello perfettino che dice: Guarda, che dovresti fare
così perché io mi metto dalla parte dell'utonto, quello che apre l'applicazione
per la prima volta, dice che non so dove mettere le mani,
perché alla fine siamo tutti bravi, ma fino a un certo punto,
nel senso come si dice.
E quindi anche chi sviluppa le applicazioni ha bisogno di un personaggio
come me che ti dica: guarda, io qua non so cosa devo
fare, forse è il caso che metti una freccia, un'indicazione, un titolo
o qualcosa di questo tipo.
Ma oltre a date app, cos'è nel tuo forziere di applicazioni che
utilizzi?
Allora, la seconda applicazione più usata, che questa, probabilmente è meno per
mainstream, mentre la date app può servire a chiunque deve spedire roba
in giro, ma anche tenersele per sé.
Come vi dicevo, quando fai video, le applicazioni, sia il programma di
montaggio sia il programma di compositing, fanno dei riferimenti a un particolare
file.
Siamo a casa che il tuo cliente Pippo Progetto Poop 01.
Io già.
Se questo file è un video catturato, un documento, una cosa, c'è
una cosa statica, non è un problema.
Il problema è che a volte sono dei semi lavorati.
Io faccio così: in After Effects preparo delle composizioni che fanno dei
video brevi da 10-20 secondi, e poi questi video brevi da 10-20
secondi vengono tirati dentro in final cat per il montaggio.
Tuttavia, questi video qui possono cambiare perché possono essere aggiornati, possono lavorare
un'altra volta, aggiungere una cosa, togliere una cosa, per cui quel file
lì che ha quel nome, in realtà è un file che deve
cambiare nel corso del tempo, ma non ha senso mettergli la data
perché ogni volta che magari aggiorno sto file dovrei fare tutto lo
sbattimento di cambiare, rilinkare.
E allora tendenzialmente questi file intermedi hanno un nome molto preciso.
Cioè nel senso, c'è Pippo Puppa 01 vuol dire che non è
che c'è una cosa fatta a caso, cioè proprio Pippo Pupp A01.
After Effects quando crei una composizione ti dice composizione.
E tu dici no, prima ci metto il nome in modo che
se almeno in qualche modo quel file lì sia univoco.
E deve stare in quella particolare posizione.
Cioè io ho una cartella di render.
Per ogni mio progetto, la cartella dei render di After Effects ha
dentro 7-8 sottocartelle a seconda del tipo, se sono effetti speciali, se
sono dei re times, se sono delle stabilizzazioni, correzione del colore, motion
graphics, animazione, testi.
A seconda del tipo della natura c'è una sottocartella per cui metto
le cose in quella cartella lì.
Però ad After Effects, per mia comodità, io renderizzo sempre in un'unica
grossa cartella che si chiama cartella di render, a seconda della posizione
o sulla scrivania, proprio per comodità, sul portatile o su un hard
disk collegato interno sul desktop, su cui renderizzo tutto.
Per cui ogni volta che After Effects renderizza per qualsiasi progetto, va
sempre a finire lì.
E ci va a finire anche il file Pippo Poppa01.
Visto che questo Pippo Poop 01 è la versione nuova, devo sovrascrivere
quella precedente e devo allora aprire il progetto Pippo Poopa 01, aprire
tutte le cartelle, ricordarmi se questa roba qui è una motion graphics,
è un'animazione, è un testo animato, cioè perché molte cose possono essere
entrambe.
Allora ho scritto un'applicazione molto semplice che si chiama Seek and Replace.
Praticamente il Sic and Replace, tu gli dici la cartella del progetto,
cioè il progetto Pico Popp e gli dici qual è la route
di questo progetto.
Tu trascini un file qualsiasi nella parte sotto e lui va a
cercare tutte le ripetizioni di questo file all'interno del progettone e fa
la sovrascrittura, cioè praticamente aggiorna la versione.
Che è molto comodo perché puoi averne più di una copia o
avere diverse cose, per esempio, in Final Cut il progettone Pippo Poppa
con questo file esterno.
In alcuni casi non sto qui a spiegare i motivi per cui
succede, secondo me è sbagliato.
Final Cut se lo tiene comunque anche al suo interno, per cui
tu magari lo sostituisci nella tua cartella dove puoi accedere.
Però in quella interna no.
E allora dici perché la nuova versione non si vede e vedo
ancora quella vecchia versione?
Perché lui impancia quella vecchia, invece, la mia applicazione è proprio cattiva.
Va a beccare tutte le sottocartelle, anche quelle nascoste per fare questo
tipo di sostituzione.
E questa cosa mi è comodissima, perché così facendo così non devo
guardare io, non devo pensare.
La mia piegherizia è mentare, ma non ho voglia neanche di stare
lì.
Perché perdere.
A volte magari ci metto 20 secondi a renderizzare e tipo un
minuto e mezzo a trovare dove devo andare a sostituirla.
Così invece è tac, dritto come un fulmine, lo faccio in automatico,
puoi impostare tanti progetti quanti vuoi.
Questa è un'applicazione che ho sviluppato tanto tempo fa, infatti, oggi la
rifaremo in maniera persa, anche un pochettino più elegante.
Tuttavia, in questo momento funziona, non è una di quelle cose che
ha grande revenue.
E devo dire, questa, probabilmente è molto più indicata perché fa un
lavoro più settoriale come il mio.
Però per farvi capire: le icone delle mie app, io le faccio
con After Effects, per cui poi le tiro dentro il progetto di
XCode, che è l'idea con cui si sviluppano le applicazioni.
Se io faccio una nuova versione delle icone, devo andare a trovarle.
Ognuna di queste cose qui deve andarle a sostituire a mano: una
rottura di scatola.
Invece, così facendo, dico: Senti, trovami tutte le icone e sostituiscimele tu.
Ed è questa cosa che è molto comoda.
Ovvio che questa cosa qui funziona, questa applicazione Sick Replace funziona solo
perché è un flusso di lavoro video, pure anche di sviluppo di
app.
Anche questa qua la uso tutti i giorni continuamente perché spesso volentieri
mi capita di aggiornare.
Alex, l'ultima applicazione di cui ci volevi parlare oggi, che poi ho
ancora delle domande da farti.
Quindi
, velocemente, mi sono scritto un'applicazione per me che credo che sia una
delle più belle che abbia mai fatto, sia dal punto di vista
estetico sia dal punto di vista della completezza.
Allora, io lavoro nei media, vuol dire che spesso e volentieri mi
capita di transcodificare filmati, comprimerli per renderli più appetibili, ma spesso volentieri
mi capita di fare un sacco di lavori con l'audio: tipo convertire
una straccia stero in mono, oppure separare le tracce, oppure convertire immagini,
eccetera, eccetera, eccetera.
Mi sono scritto un'applicazione che racchiude tutto questo perché ce ne sono
tantissime che lo fanno, ma la maggior parte fa o solo audio
e video, però non gestisce la questione delle immagini.
Invece, io mi sono fatto una sorta di coltellino svizzero che mi
sta dando delle grandi soddisfazioni personali, non lo sta vendendo neanche una,
perché è difficile da far capire quali sono i plasti di questa
applicazione.
Però diciamo che ha un sacco di utility dentro.
Oltre al fatto che è molto più veloce di altre applicazioni che
si usano per fare la transcodifica.
Per esempio, Compressor, quella di Apple, è molto bella, molto ricca, eccetera,
eccetera.
Però tu puoi impostare un preset di default, che di solito è
il mio MP 4 per i clienti, però magari ha delle particolari
esigenze per un cliente che lo vuole, una risoluzione più bassa, eccetera,
eccetera.
Allora, prepari questo preset, trascini il video, devi selezionare tra tutti i
preset quello che ti serve, trascinarlo, cioè, è sempre una rottura a
livello di pensiero, una rotura di scatola.
Allora, la mia applicazione è semplice.
Anche con questo puoi definire i tuoi preset, però diventano dei grossi
bottoncioni su cui puoi trascinare i file.
Quando trascini i file, quella ti si occupa di convertire e puoi
impostare tanti workflow diversi, tipo i file convertiti, aggiungigli la data, per
esempio, magicamente, oppure aggiungig un suffisso, oppure mettili in una sottocartella, mettili
in una sottocadera comune, cioè per ognuna di queste cose si possono
impostare un sacco di preferenze comodissime per quel tipo di lavoro.
E soprattutto è molto comodo dal mio punto di vista per la
transcodifica anzi, come utility tra media diversi: cioè, se tu trascini un
file video su un settaggio audio, ti tira fuori la traccia audio.
Oppure trascini un video sformato di compressione dell'immagine e ti chiede quali
fotogrammi di questo video vuoi estrapolare.
Che, credetemi, è una di quelle cose che ti cambia la vita.
Perché se lo devi fare, final cut, devi andare sul fotogramma che
ti serve, selezionare Sport, poi andare su un altro fotogramma e di
default te lo sovrascrive quello precedente.
Se lo fai in After Effects è lungo.
Invece, così facendo è immediato, veloce solare.
Trascini un formato vettoriale come Illustrator te lo permette di salvare in
PNG o in JPEG, oppure di convertire in PNG o in JPEG
una web P che sono quel formato del cavolo inventato da Google
per le immagini che legge solo Google il suo cavolo di Chrome,
cioè non puoi usarlo per nient'altro al mondo.
Invece così.
Ho scoperto questo formato con la DAD perché la maestra ci mandava
i file in questo formato tremendo perché usava Google Drive, ovviamente.
E io ho dovuto fare tutta transcodifica a mano delle lezioni della
maestra.
Adesso c'è la mia app che fa questa cosa qui.
L'ultima cosa che ho aggiunto è il PDF.
Adesso converti i PDF in immagini.
Di sotto lo si fa in Photoshop, si trascina il documento in
Photoshop, si apre Photoshop, cioè hai bevuto il primo caffè, ti fa
vedere tutte le immagini che vuoi convertire, scegli il range, eccetera, eccetera.
Insomma, una volta che devi fare sta roba, hai passato veramente 2,
3, 4 minuti a fare questo lavoro.
Invece, questo è molto comodo.
Trascini il file, ti apre una finestra e dice le vuoi convertire
tutte?
Sì, no?
Puppire solo alcune, un range, fai così e automaticamente ti salva il
file.
Veramente se non devi fare delle cose, ti serve tutto il documento,
fai due clic e hai fatto tutto.
I ho pensato a un'applicazione perché fosse veloce perché non ho voglia
di pensare.
Cioè, già sono più lento di quando ero giovane, perché già quel
poco che penso voglio pensare, cavoli miei, non a capire come utilizzare
Photoshop, anche perché Photoshop è meraviglioso, come tutta la suite di Adobe.
Adobe, se ci stai ascoltando, sappi che ti vogliamo male.
Gli shortcut di tastiera delle applicazioni di Adobe sono diverse da quelle
delle altre applicazioni.
Perché noi siamo adobe, se tutta l'applicazione, per nascondere l'applicazione, fai mela
H, loro no, devi fare altre combinazioni.
Con poi illustrator che non ha neanche questa combinazione, anche tra loro
sono diverse le cose.
È veramente bestia.
Cioè, per la serie tu, se deve usare le nostre applicazioni, devi
usare solo le nostre a modo nostro.
E dal mio punto di vista devi essere grato all'ambiente che ti
circonda e capire soprattutto il tuo utente che non ha tempo, non
c'ha voglia di inventarsi cose nuove.
Io sono contento che Photoshop nell'ultima versione ha neural filters che mi
fanno che mi cambiano il paesaggio da primaverile a invernale.
Queste sono figate che mi separa benissimo il soggetto, che mi fa
diventare più sorridente una persona.
Cioè, queste sono figate.
Io voglio usare Photoshop e fare sta roba qui.
Per fare tutte queste transcodifiche, queste cose qui in altura di scatola.
Ecco, l'unica cosa che manca la mia applicazione, e non sono ancora
riuscito a implementare decentemente, è un motore che comprima i video in
formato GIF o GIF meglio GIF.
Il mio benchmark è appunto Photoshop che ha un motore di rendering
delle GIF
spettacolare.
Tutte le altre soluzioni che sto cercando di trovare, non arrivano neanche
a un briciolo della qualità di Photoshop.
Per cui per adesso quella roba non c'è, e ancora lo faccio
a mano.
In questo caso siamo.
I miei beta tester principali sono Luca Pinigiani e Giovanna Sala, te
la ricordo?
Salutiamo tra l'altro.
Esatto, il web P, per esempio, me l'hanno tirato dentro loro.
E hanno detto: ma senti, ma per caso la tua app converte
anche il web P?
No, dopo due ore, adesso sì,
adesso sì, no, perché loro stessi mi dicono e loro lavorano nell'imaging
da vent'anni, insegnano comunicazione visiva.
Noi non usiamo più Adobe se possiamo.
Cioè, effettivamente si sente il peso della cosa.
Io devo essere sincero, After Effects lo adoro, ha delle iosincrasie, ma
lo adoro.
Tuttavia, sembra sviluppato da un'altra azienda, perché tutte le altre applicazioni sembrano
farraginose, complicate, molto grosse, molto molto grosse.
Un transatlantico per andare per fare la traversata del lago di Garda,
per dire: ci sono queste cose, di dimensioni.
Infatti, non dico che le app devono essere tutte minuscole che fanno
una cosa sola, però dovrebbero, non lo so,
tra questi due estremi, c'è qualcosa.
Poi io Adobe Cloud lo odio, è una roba che devi installare
per installare le applicazioni, se no, non ti si installa le applicazioni.
Poi cerca di fare delle cose che non capisci mai che cosa
cerca di fare.
No, no, io a un certo punto usavo solo Acrobat Reader Pro
per le mie esigenze che è già troppo, però oggettivamente è un
dramma.
In questi giorni sto usando molto Acrobat, Acrobat è quello che permette
di fare il PDF, credo che sia l'applicazione più bugata del mondo,
veramente ce ne ha di tutte è lenta
come la morte.
Ogni tanto si pianta così va proprio bellamente, diciamo cavolo!
Veramente veramente fastidiosa!
Ha un'interfaccia utente la serie è una sfida che tu lo possa
usare.
Sentite qua.
Allora, ragazzi.
Adesso voi mi spiegate perché sul mio hard disk.
Con tutte le applicazioni che uso per la progettazione edilizia, cioè stiamo
parlando di far stare sulle case, finite quella.
La prima che occupa di più al mondo, chi è Acrobat Reader
che occupa la bellezza di 560 mega per aprire dei cacchio di
PDF.
Allora, Adobe ci sei, ci fai.
Cosa ci metti dentro 500, cioè mezzo giga per aprire dei PDF,
ma sei scema?
Nel senso, parliamoci chiaramente, ci sono applicazioni che permettono di editare e
modificare i PDF in modo tranquillo senza ammazzarsi.
Per esempio, PDF Expert è una di queste e occupa 120 mega.
Adesso tu mi spieghi perché ho 300 mega di.
Ma la spiegazione è semplice: si chiamano dipendenze.
Nel senso, se tu hai un'applicazione che hai sviluppata in 30 anni,
hai dipendenze da librerie che hanno dipendenze da librerie che hanno dipendenze
da librerie.
Per cui magari per una singola chiamata ti serve una libreria che
ha bisogno di altre tre librerie per essere compilata, per cui magari
per una singola chiamata puoi occupare 20 megabyte così, perché ti serve
quella roba lì e pensi che chi se ne frega di 20
megabyte, è meno il costo di usare sta roba che già comunque
conosciamo e funziona piuttosto che andare a riscriversela da zero.
Dal punto di vista dell'ingegnere del software, è così.
Tutto vero, tra l'altro, perché ne parlavo appunto su Snap Architettura Imperfetta,
di niente meno di Autodesk, che in questo momento è un po'
in difficoltà, non vediamo un AutoCAD nativo per M1, perché appunto Autocad
nato più di vent'anni fa, ha delle chiamate che fanno paura e
non sanno più come girarlo nel vero senso della parola.
Hanno dei problemi a gestire questo popò di programma che è nato
praticamente quando io ancora bevevo il latte ancora un po'.
Ma vabbè, questi sono problemi di Autodesk, ma immagino che dal punto
di vista dei programmatori non sia proprio semplice.
E tu immagino che me lo puoi tranquillamente dire e confermare.
Ma adesso tornando al nostro argomento principale, cioè Alex Raccuglia, abbiamo parlato
fino adesso che fai il programmatore, ma non fai solo questo, fai
il papà dei podcaster dei podcaster e non fai solo quello, fai
anche dei podcaster.
Ma tu hai una filosofia tua.
Ovvero che hai inaugurato un nuovo filone, diciamo, in questa palude dei
podcaster che devono essere per forza in studio con le pareti insonorizzate,
con il microfono e via discorrendo.
Tu hai preso una strada diversa nel vero senso della parola e
inaugurato un nuovo filone, ovvero il podcaster di cui sono stato anch'io,
precisamente uno di quelli che lo ha fatto fino a quando andava
in giro in macchina e non aveva tempo.
Un altro è Davide Gatti, un altro sei tu e ci devi
raccontare qual è questo filone.
Simone Pizzi mi ha detto: fai un podcast in cui rispondi alle
mie domande di tecnica e di tecnologia.
Va bene, ma non c'avevo mai tempo di rispondere.
Siamo negli anni?
Quattro anni fa, quattro o cinque anni fa, credo.
Ho fatto le prime sei puntate a casa, ma ne facevo una
al mese perché
non è tanto una questione di tempo, è il tempo giusto: cioè
avere quella 30, 40, 50 minuti in cui sei a casa e
puoi fare quello che vuoi, parlare ad alta voce senza che qualcuno
ti chieda cose, senza essere interrotto.
A un certo punto ho detto: Senti, faccio un esperimento, lo registro
in macchina così ti do una risposta.
Utilizzando l'iPhone 6, devo dire che facendo un po' di riduzione del
rumore, ho detto, è accettabile.
Ho sentito dei podcast registrati da YouTube, perché magari c'è gente che
fa le comunicazioni, registra esattamente lo Skype, che si sentivano peggio.
E da allora sono andato avanti a dire: Ma sai che c'è?
Lo faccio in macchina?
Anche perché poi in macchina uno ha veramente un ambiente di grande
libertà.
A parte il movimento del rumore del motore, cioè la macchina sarebbe
un ambiente perfetto per registrare, perché i sedili sono tessuto per cui
assorbono, non c'è praticamente riflessione se non nei vetri.
L'acustica è veramente comoda.
Ho andato avanti a registrare questi miei pensieri liberi senza script.
Cioè, so cosa devo dire, cerco di raccontare delle storie.
Parlando decentemente al telefono, tenendolo bene, poi passando un microfono, ne ho
provati di tutte.
Ovviamente sulla pulizia dell'audio adesso utilizzo un software che si chiama Isotope
RX8, è uscito il 9 recentemente, che è un software che utilizza
l'intelligenza artificiale per andare a pulire l'audio, che fa una cosa che
è allucinante.
Ogni tanto sento le registrazioni, dico: sembra quasi che sia in casa
e non in automobile, e per cui quello, più alcuni tool che
mi sono scritti io, riesco ad avere un audio che è abbastanza,
se non perfetto, ma più che accettabile e non fastidioso.
Poi, vabbè, sul montaggio cerco di montarlo a volte mettendomi lì, proprio
guardandolo, a volte invece metto la traccia lì del programma di montaggio,
lo lascio andare avanti e mi metto lì a tagliare solo se
sento delle grosse castronerie o dei buchi enormi.
Ma una curiosità, scusami un attimo, ti interrompo.
Ma che programma utilizzi tu per fare montaggio?
Utilizzo un programma che si chiama PODucer, che ho scritto, ho iniziato
a scriverlo anche quello 4-5 anni fa, perché volevo un programma di
montaggio audio pensato solo per i podcast, perché non c'è, non c'era,
non c'è ancora.
C'è questo programma che è veramente una grande fabbri del Duomo su
cui lavoro sempre continuamente.
È in evoluzione, è in vendita.
Tuttavia, è una di quelle applicazioni che non pubblicizzo tanto perché non
me la sento ancora pronta per essere utilizzata.
Per esempio, Filippo l'ha usato, poi l'ha abbandonato per tornare.
No,
io lo apprezzo, l'ho usato, non esiste per iPad ed è quello
l'ccato.
Sapete che
questo podcast è tutto fatto su iPad come editing, ed è effettivamente
per me una comunità infinita, nel senso che io abitualmente faccio il
sabato e la domenica l'editing di questo podcast.
Stare davanti al computer, non ce la faccio.
Non so se mi spiego, visto che poi vivo davanti a un
computer, invece, casomai sdraiato sul letto, uso la pencil per editare, è
un altro modo, ma non critico il tuo programma, anzi, è veramente
un bel programma.
Adesso diciamo, io parlo da utilizzatore che dunque sarà 120 puntate.
Che l'utilizzo, quindi, insomma, qualche ora l'ho usato.
Devo dire che ho visto l'evoluzione dall'inizio
a quello che utilizzo ora, a novembre 2021.
Ragazzi le ore che mi ha fatto risparmiare questo programma, non lo
sa nemmeno Alex, perché io sono riuscito a mantenere una cadenza settimanale
del mio podcast grazie al suo programma, perché la mia parlata è
un po' particolare.
Faccio un sacco di tagli, ne faccio davvero tantissimi.
Lascio anche tante pause per farmi venire anche in mente le parole
giuste.
E quindi, con questo programma che ha delle particolarità come quello del
taglio dei silenzi, ad esempio, o anche ad esempio quello di modificare
il picco di entrata o di uscita all'interno di un taglio della
traccia audio.
Quindi vi permette, per esempio, se riprendete la parlata dopo una pausa,
è facile che iniziate con un tono o più basso o più
alto.
Grazie a queste
piccole maniglie che si vanno a creare sulla onda audio, voi potete
alzarlo, abbassarlo in modo tale da rendere i due tagli essenzialmente allo
stesso livello audio e conseguentemente a chi ascolta non se ne rende
conto.
A tutte queste piccole cose, come ad esempio la facilità di prendere
e inserire il tappeto sonoro, modificarlo, inserire anche, esempio, delle.
Il mio podcast è molto particolare perché inserisco tante musiche e qualche
taglio qua e là viene molto molto comodo perché appunto si riesce
a inserire anche delle pubblicità.
È facile inserire delle pubblicità perché, appunto, grazie a questo programma, io
inserisco la pubblicità e il tappeto sonoro si ferma prima che inizi
la pubblicità, in modo tale che ci sia anche un po' di
ducking sia all'ingresso che all'uscita.
Sono tante di quelle piccole funzionalità che rendono facile anche per chi
come me non è stato assolutamente un mago dell'audio, ha reso possibile
creare un podcast come Snap, ad esempio.
Quindi, secondo me, mi rendo conto che per te, Alex, è stato
un lungo calvario perché l'abbiamo più o meno vissuto assieme.
Cioè l'abbiamo vissuto assieme lo sviluppo di questa applicazione, dei problemi che
dava, di come riuscire a trovare la soluzione migliore, la grafica e
via discorrendo.
Ma bisogna dire che io, dal mio punto di vista, sono estremamente
soddisfatto di questo programma e non passerei ad altro appunto perché mi
toglie tanto di quel tempo che non avete idea.
Per fare un podcast ci vuole davvero tanto tempo.
Voi non me ne rendete conto, ma loro mi annuiscono perché sono
entrambi i podcaster e so bene che voi lo capite.
Ma chi dall'altra parte pensa che sia abbastanza semplice mettersi davanti un
microfono e parlare?
C'è dietro un lavoro prima di preparazione della puntata, ma poi soprattutto
della creazione della puntata, dei tagli, di tutte le finezze che ci
vogliono dietro.
Considerate che per quanto mi riguarda, una mezz'ora di registrato equivale a
circa un'ora, un'ora e un quarto di lavoro per farla diventare 20
minuti di puntata ascoltabile.
Quindi voi considerate questo, Filippo so che ci va giù secco con
queste cose qua e il tempo ce ne vuole tantissimo.
Ma adesso tagliamo questo e ritorniamo ad Alex Pod Carster.
No, va bene, adesso quello che devo dire l'ho detto.
Volevo solo rispondere a Davide Gatti, che mi chiede quali strumenti preferisci
per tenerti aggiornato sulle tecnologie che evolvono continuamente.
Ma guarda, credo di avere qualche canale YouTube, qualche sito che frequento.
Più che altro, altri podcast podcast americani che discutono di tecnologia, per
cui qualcosa mi è sfuggito mi arriva.
Ma con Twitter ho una mia lista di gente che dice delle
cose interessanti.
Per cui è molto facile che quando esci una nuova versione di
un'app o
quando c'è qualcosa di nuovo.
Non sono uno che scopre tante cose nuove per cui mi sono
fatto una sorta di mio elenco personale che mi viene fuori ormai
in automatico su Twitter, su YouTube.
Per cui è difficile che ci sia qualcosa di rompente senza che
in qualche modo non venga informato con una bella stellona.
Oh, c'è questa roba!
Sappiano, sappiano.
Dirti esattamente che cosa?
Non lo so.
Il fatto che quando Apple fa qualcosa, tutti i miei, tutte le
persone che seguo su Twitter urlino al miracolo, diciamo che me ne
accorgo abbastanza anch'io.
Invece, io giro con la stessa domanda a Filippo.
Tu invece cosa utilizzo?
No, io sono diventato talebano, uso solo RSS.
Twitter non lo uso più, cioè, ogni tanto ci vado, ma raramente.
Questa è la mia fonte principale.
Adesso per dire, in queste ultime due settimane non ho aperto Twitter
perché non c'è avuto tempo.
Sotto Twitter lo uso quando proprio ho un attimino di tempo libero.
L'ho aperto gli ultimi cinque giorni per fare la promozione delle mie
app durante il Black Friday.
Mi sono accorto che avevo una coda tipo di 1500 robe da
leggere.
A un certo punto ho detto vabbè, scorro fino all'inizio.
Mi sono perso qualsiasi cosa, lo sbarco dell'uomo su Marte, probabilmente ma
va bene così.
Direi che a questo punto abbiamo rubato abbastanza tempo ad Alex.
Che, peraltro, secondo me, deve andare a fare delle cose,
e quindi esatto.
No, però volevo solo fare un piccolo pensiero per i vostri ascoltatori.
Ho preparato un codice sconto, un coupon per il mio e-commerce per
tutte le mie app fino al 31 gennaio, utilizzando il coupon a
due podcast, poi, ovviamente è scritto A2 Podcast.
Tutto attaccato, ma troverete i riferimenti li dà anche Filippo.
E avete il 30% di sconto su tutto quello che comprate.
Cioè, divertitevi.
Potete comprare un Utility o comprarvi un po' di user, no, però
grandissimo, Alex.
Grazie Ale.
Grazie davvero per questo grandissimo regalo che fai.
Tutti quanti, anche a noi compresi.
Tra l'altro.
Adesso mi metto lì e ti compro tutte le app.
Ma andate quel paese.
Quando un amico mi compra un'app, dice sto male, veramente?
L'altro giorno, veramente una persona che conosco aveva preso la domanda: Ma
sei scemo.
Dimmelo: ti tiro dietro i codici seriali al volo.
Vabbè, vabbè, sei troppo di buon cuore, diciamoci la verità.
Ascolta un po', Alex.
Adesso siamo arrivati un po' verso la fine della puntata, e come
sempre tocca a me un po' tirare le fila.
Dove troviamo Alex Raccuglia?
Lo troviamo su Altimedia, il sito dove praticamente è il suo sito
principe dove ci sono tutte le applicazioni che crea Alex.
Possiamo trovarlo su un tre podcast, ma ce ne sono penso altri
anche altri spazi nel mondo come comparsata oppure come dietro le quinte.
Citiamo i più famosi: Techno Pills Techno Pills, T C N O
Pills che è il mio flusso di coscienza digitale.
Molto particolare, cioè, o lo si odia o lo si ama, di
sotto lo si odia senza grossi problemi.
Ma non mi interessa perché lo faccio più che altro per me
stesso.
E poi, dopo, se qualcuno ascolta le registrazioni, sono contente.
Guarda, che noi ti ascoltiamo, quindi.
Cuorigini, cuoricini, mi avo tantissimo e poi ho il podcast che spesso
e volentieri faccio con Roberto che MdB Samma Radio, che è il
nostro podcast di musica, che è un po' in.
Torneremo un po' in ibernazione perché sia io che lui abbiamo veramente.
Voi sapete che il mondo finisce due volte all'anno, a luglio e
a dicembre.
Quest'anno per me è iniziato a settembre la tirata.
Devo essere sincero, sono contento perché dopo tutti i mesi di lockdown,
i nostri clienti più grossi, che sono delle case farmaceutiche, mi occupo
spesso di comunicazione per le case farmaceutiche.
Sono tornati all'arremaggio e mi sono detto: settimana prossima forse respiro.
O c'è un video da fare per una settimana.
Va bene.
Infatti, sono molto felice che ci sia il ponte di Sant'Ambrogio, per
cui farò cinque giorni a dormire o a guardare serie televisive.
Per cui il poco tempo, ma più che il poco tempo, è
anche la poca energia.
Cioè uno dice: Potrei anche dedicare un'ora e mezza per sta cosa.
però vorrei farlo con l'allegria, non sentendolo come un peso.
E allora dice: Vabbè, con calma, poi c'è Natale.
Natale si recupera.
Ma non vi preoccupate, MDB Samma Radio tornerà, ve lo dico.
Poi abbiamo un altro podcast.
Se non errò, il vino lo porto io.
Ah, giusto, è vero, che scemo.
Tra l'altro, adesso notizia, non dovrei dirlo, ma nella prossima stagione, dall'anno
prossimo 2022, stanno arrivando le sponsorizzate, cioè ci spediscono le bottiglie di
vino fighe.
Questo sì, è un bel risultato, caro Alex.
Come se a me mandassero i Mac oppure mi mandassero i programmi
da provare.
Tutte cose che ti mandassero le case.
Pensavo pensavo che ti mandano le case.
A me mandano le fotografie.
La fotografia tieni.
Questa qui è la fotografia che devi provare.
Grazie.
Molto genio.
Effettivamente, per certi casi, per certi versi, è come se mandassero da
provare l'iPhone 13 Pro, cioè siamo lì.
Siamo molto in fibrillazione.
E questa è una cosa che non riesco a capire quanta poca
lungimiranza ci sia in Italia perché in realtà ci sono dei podcast.
Io parlo dal mio punto di vista, al di là del numero
di ascolti, ci sono dei podcast che parlano delle stesse cose che
parlo io e sono sponsorizzate dalle ditte di cui parlo anche io.
Quindi io lo faccio gratis da pirla, mentre gli altri si fanno
pagare per parlarne.
E quindi, veramente qui in Italia c'è un'aberrazione di questo tipo, in
America invece funziona decisamente meglio, diciamo che il business funziona meglio, sono
molto contento di questa notizia: del vino lo porto io che venga
sponsorizzato, vuol dire che c'è luce, quindi c'è qualcuno che ci crede
e sono molto molto ben contento.
Sì, devo essere sincero.
Qui è il podcast funziona, è uno dei più, non è che
ce ne sono molti, il fatto che c'è Marco Barbetti, che è
una sorta di personalità, a parlarne, per cui ha un sacco di
contatti diretti.
La cosa bella è che Dessas ha iniziato a dire così pur
parla.
Ma senti, sai, c'è una cosa che potrebbe interessarvi: tendenzialmente, sono gli
altri due sommelie: cioè mia moglie e lo chef, quando ogni volta
che arriva una notizia, calzano fanno la ola per dire figata.
Perché un paio di vini non li abbiamo neanche mai provati, per
cui è molto interessante.
Tuttavia, questa non ditela a nessuno.
2022, devi fare un bel taglione, caro mio.
Quindi a questo punto, Alex, che ci hai raccontato di tutti i
tuoi podcast, cosa dici?
Ci salutiamo?
Vuoi salutare i nostri ascoltatori?
Allora, sì, grazie, grazie di aver ascoltato questa puntata e aver ascoltato
il sottoscritto.
I blatteramenti senza senso, probabilmente.
Un abbraccio fortissimo a voi, ascoltatori, ma soprattutto a Filippo e Roberto,
che sono due carissimi amici.
Con cui mi piacerebbe vedermi molto più spesso.
Tuttavia, ti accontenti di Davide Gatti, dicono.
Oh Gesù, Santissimo.
Vieni anche tu al cinema con noi, che ti devo dire?
Grazie, grazie, grazie dell'ospitalità.
Spero che sia stato
da sua parte tutte.
Spero che non è che sono venuto qua per vendere le mie
app.
Il mercato italiano è interessante.
Ogni tanto, quando arrivo qualcuno dall'Italia, dicevo, chi è?
L'ultimo è stato un VIP.
Uno che lavora da Strice della notizia.
Interessante, figata.
Chissà come c'è arrivato.
Più che altro mi piaceva l'idea di trasmettere la mia filosofia sul
workflow.
Che per me è molto importante perché tenere le cose in ordine
aiuta tantissimo e soprattutto ti libera la testa da altro.
Ci sono applicazioni molto più fighe di quelle che faccio io.
C'è Keyboard Maestro, c'è Text Expander che uso anch'io.
C'è Alfred.
Su Mac ci sono un sacco di applicazioni che automatizzano un sacco
di cose.
Io non ho ancora trovato una che mi faccia da Wii transfer.
Che secondo me è l'ultimo l'anello della mia catena che mi manca.
Ce ne sono alcune che sfruttano i servizi come quelli di S3
o di Azure o di Blackblaze, che potrebbe essere interessanti, ma non
ho ancora trovato quella che mi dice, ok, questa mi sono innamorato.
E lì, quando è di spedire, ti tocca farla?
No, ci ho pensato, ma anche no, sforzarsi di automatizzare inizialmente può
essere anche un po' più controintuitivo.
Tuttavia,
nel medio termine già diventa una cosa molto comoda.
So che appunto Filippo Strozzi, soprattutto, è un fan di questo tipo
di cosa.
Altro che Tebano, lì proprio è il manifesto dell'ottimizzazione.
Assolutamente tutto vero, ma volevo soltare questa nota di colore prima di
salutare Alex e ringraziarlo per il tempo che ci ha dedicato.
Prima di tutto, non solo a noi, ma anche agli ascoltatori.
Quando ha detto che stava blaterando, ho visto in video sia io
che Filippo che stavano guardando al cielo, come dire: Sì, va bene,
non stai blaterando, stai tranquillo.
Abbiamo fatto proprio la stessa faccia, lo stesso modo.
Quindi, Alex direi che a questo punto puoi andare tranquillo.
Nessuno pensa che tu stia blaterando, soprattutto noi, ma anche gli ascoltatori,
fidati.
Quindi a questo punto direi che
non te l'avremmo chiamato.
Assolutamente sì, ti abbiamo lasciato fuori.
Grazie, grazie.
È un piacere tutto nostro.
Ok, detto questo, scivoliamo verso la chiusura della puntata.
Abbiamo già fatto una bella chiacchierata, bella lunga.
Non invidio il nostro povero Filippo che dovrà mettersi lì e fare
tagli, copie, incolla, pulisci tutto quanto.
Io vi ricordo che sono Roberto Marin, sono un autore di un
blog che si chiama Mac Architettura, di un podcast che si chiama
Snap Architettura Imperfetta, che esce a puntate settimanali finché tiene.
Poi sono.
Ogni tanto scrivo anche sul blog ufficiale di Grafisoft Italia, che per
chi non lo sapesse, produce Archicad, che è un software di bim
outering e quindi molto mirato per l'architettura.
E penso che di cose ne faccio già abbastanza.
Poi, ovviamente, la 2 che state ascoltando e che ci sta portando
tanta di quella gioia nel realizzarlo, ma anche nel capire che siete
con noi, ci sono tante persone che ci ascoltano e siamo decisamente
molto molto contenti.
Vi ringraziamo tutti, dal primo all'ultimo.
Invece, il nostro caro amico Filippo, cosa fa nella vita?
Scrivo su avvocatemac.it e ogni tanto, a parte questo podcast, produco molto
saltuariamente.
Tutta colpa mia, in ogni caso.
Quindi ringraziate me se Filippo non riesce a portare avanti l'altro suo
podcast perché do troppo lavoro.
Ma adesso proseguo del prossimo anno di riuscire a dargli una mano
un po' più consistente.
E per quanto ci riguarda, intendo tutti quanti, ci sentiamo tra due
settimane.
Ciao ciao.