Passare a Mac nel 2021: da Windows a Mac
In questa puntata vi parliamo di come passare da Windows a Mac, le accortezze da utilizzare, di Boot Camp, Macchine virtuali, installazione da zero e come installare tutte le vecchie applicazioni del vostro Mac con MAcAppStore e Homebrew.
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In questa puntata vi parliamo di come passare da Windows a Mac, le accortezze da utilizzare, di Boot Camp, Macchine virtuali, installazione da zero e come installare tutte le vecchie applicazioni del vostro Mac con MAcAppStore e Homebrew.
Note dell’episodio
- Boot Camp: guida ufficiale Apple per installare Windows su Mac Intel con partizione dedicata.
- Lettore multifunzione per smartcard e SIM compatibile con macOS: soluzione hardware consigliata per chi ha problemi con le chiavette di firma digitale Aruba su Mac.
- MS-DOS su Wikipedia: riferimento al filesystem DOS, leggibile nativamente da macOS.
- FAT su Wikipedia: filesystem FAT, compatibile in lettura e scrittura con macOS.
- ExFAT su Wikipedia: filesystem ExFAT, compatibile in lettura e scrittura con macOS.
- NTFS su Wikipedia: filesystem Windows leggibile da macOS ma non scrivibile nativamente; richiede software di terze parti per la scrittura.
- Samba su Wikipedia: protocollo di rete Microsoft implementato anche su macOS, permette l’accesso a server Windows senza software aggiuntivi.
- Installare applicazioni con Homebrew (avvocati-e-mac.it): guida pratica all’uso di Homebrew Cask per installare software proprietario da riga di comando.
- Video: installazione di Homebrew, Pandoc e MacTeX su macOS: tutorial video che mostra l’installazione di Homebrew e alcuni pacchetti comuni.
- Homebrew: gestore di pacchetti open source per macOS, alternativa gratuita a Parallels e VMware per chi vuole automatizzare l’installazione di software.
- Mac App Store: store ufficiale Apple per scaricare e reinstallare le app acquistate su qualsiasi Mac collegato allo stesso Apple ID.
Sinossi1
1. Premessa: la scaletta improvvisata e il tono della puntata
Il secondo episodio di A2 inizia con una confessione scherzosa di Roberto Marin: non ha studiato la scaletta. Filippo Strozzi prende le redini e introduce il tema della puntata — come passare da Windows a Mac — precisando che, dopo quattordici anni da utente Apple, i suoi ricordi personali di quella transizione sono ormai lontani, ma la materia è ancora più che attuale per chi si avvicina per la prima volta all’ecosistema Apple.
2. Compatibilità delle periferiche: stampanti, scanner e macchine fotografiche
Il primo passo prima di acquistare un Mac, secondo Filippo, è verificare la compatibilità delle periferiche già in casa. Scanner, stampanti, dischi esterni e macchine fotografiche nell'80-90% dei casi funzionano senza problemi grazie al sistema CUPS integrato in macOS, che garantisce almeno una stampa di base anche senza driver dedicati. Il consiglio è visitare il sito del produttore hardware per scaricare i driver specifici, oppure acquistare direttamente periferiche certificate macOS. Roberto aggiunge che il Mac ha sempre avuto un vantaggio storico su Windows nel riconoscimento automatico dell’hardware: racconta di una stampante HP A3 riconosciuta immediatamente da macOS, che però stampava in modo scorretto finché non ha installato i driver ufficiali scaricati dal sito HP — pochi minuti di operazione.
3. Firma digitale e chiavette smart card
Filippo apre una parentesi dedicata ai professionisti: le chiavette di firma digitale sono state storicamente il tallone d’Achille del Mac. Quattro o cinque anni fa, farle funzionare era un’impresa. Oggi la situazione è migliorata sensibilmente, anche grazie a soluzioni software come SPID, che consente l’autenticazione ai siti istituzionali tramite app mobile senza necessità di hardware aggiuntivo.
“Per riuscire a farli funzionare, era più facile mettere un coltello nel lettore CD del Mac e cercare di sentirci la musica.” — Roberto, 00:07:17
Il consiglio attuale è evitare le chiavette Aruba, che hanno problemi sia con macOS Big Sur sia con i processori M1. InfoCert e Namirial risultano le più compatibili al momento della registrazione. Per chi possiede una chiavetta problematica, Filippo segnala nelle note dell’episodio un lettore USB multifunzione acquistato il giorno stesso della registrazione: permette di estrarre la SIM dalla chiavetta e inserirla in un lettore nativo ad alta compatibilità con Mac. Roberto chiude ricordando che la firma digitale della Camera di Commercio ha sempre funzionato bene anche in versione smart card, con un supporto tecnico affidabile.
4. Compatibilità software: verificare prima di comprare
Il secondo controllo preliminare riguarda il software professionale. Non sempre il programma che si usa su Windows esiste per Mac, e quando esiste non è detto che sia identico. L’esempio più citato è Microsoft Office: fino a poco tempo fa la versione Mac era una variante separata; oggi l’interfaccia è sostanzialmente allineata, tranne la versione iPad che rimane limitata.
Roberto porta il caso concreto di AutoCAD, che lo aveva trattenuto a lungo su Windows. Rivela che nel mondo dell’architettura non esiste Revit per Mac, ma esiste Archicad — un software BIM alternativo disponibile su entrambe le piattaforme. Il messaggio è non scoraggiarsi di fronte a una lacuna: il panorama dei software Mac offre spesso alternative valide, spesso con un’attenzione alla cura dell’interfaccia e ai dettagli grafici che nel mondo Windows viene talvolta trascurata. Filippo stima che nell'80-90% dei casi, esclusi software molto verticali o costruiti per versioni obsolete di Windows, non ci siano problemi reali.
5. Migration Assistant: trasbordare i dati da Windows a Mac
Per chi ha il PC Windows ancora operativo accanto al nuovo Mac, Apple mette a disposizione il Windows Migration Assistant, un software gratuito sviluppato da Apple stessa. Collega i due computer alla stessa rete Wi-Fi (o via cavo diretto) e trasferisce la struttura delle cartelle utente, i contatti, i calendari e gli account. L’interfaccia guida passo passo, con una piccola sezione che richiede l’uso del prompt dei comandi Windows — nulla di complesso, ma da non sottovalutare.
Filippo precisa due limiti importanti: il Migration Assistant funziona solo con Windows 7 e versioni successive (chi è ancora su XP dovrebbe prioritariamente aggiornare il sistema operativo), e OneDrive va disinstallato dal PC Windows prima di avviare la migrazione per evitare conflitti. Roberto aggiunge che lui non ha mai usato questa procedura, preferendo il percorso parallelo di Boot Camp per mantenere a lungo entrambi i sistemi.
6. Boot Camp: Windows e Mac sullo stesso hardware
Boot Camp è il sistema Apple che permette di installare Windows direttamente sull’hardware del Mac, dedicandogli una partizione separata dell’hard disk. All’avvio, un piccolo software intermedio chiede all’utente quale sistema operativo caricare. Il vantaggio principale è la piena potenza dell’hardware: Boot Camp non virtualizza nulla, Windows gira sul metallo come su qualsiasi PC. Chi fa rendering 3D, quindi, troverà Boot Camp molto più performante di qualsiasi macchina virtuale.
Lo svantaggio è l’interruzione del flusso di lavoro: per passare da macOS a Windows bisogna riavviare completamente il Mac, attendere lo spegnimento, la scelta della partizione e il caricamento di Windows. Ogni sessione di cambio sistema richiede qualche minuto. Roberto sottolinea che Boot Camp è stato per lui il paracadute ideale durante il periodo di transizione: quando non sapeva come fare qualcosa su Mac, riavviava su Windows e lavorava senza problemi, poi gradualmente spostava tutto sul lato Mac.
“Nel momento in cui io utilizzo il Mac e non so che santo votarmi, ma dopo domani devo fare una consegna, se nel caso io con Windows sono ancora più operativo, allora Boot Camp aiuta moltissimo.” — Roberto, 00:22:00
Filippo ricorda che sia Boot Camp sia le macchine virtuali richiedono una licenza Windows a pagamento. Il consiglio è acquistarla contestualmente al Mac, sfruttando le licenze OEM — quelle legate all’acquisto della macchina — che costano meno delle licenze retail.
7. Macchine virtuali: Parallels, VMware e VirtualBox
Le macchine virtuali sono l’alternativa software a Boot Camp: permettono di far girare Windows come un programma all’interno di macOS, senza riavviare. Il pregio è la flessibilità — si accende la VM quando serve e si spegne quando non serve più — ma si paga in prestazioni: la virtualizzazione consuma risorse della macchina host, e la grafica 3D in particolare soffre rispetto al bare metal di Boot Camp.
I due software commerciali principali sono Parallels e VMware Fusion. Entrambi richiedono un aggiornamento a pagamento (circa 50-70 euro) ad ogni nuovo major release di macOS, una politica che Roberto e Filippo trovano fastidiosa. Entrambi offrono però funzioni avanzate come la “coerenza” di Parallels (le finestre di Windows appaiono come normali app macOS) e la condivisione trasparente delle cartelle tra i due sistemi.
Roberto e Filippo convergono sulla stessa scelta: VirtualBox di Oracle. È gratuito, open source, meno rifinito graficamente ma completo nelle funzionalità essenziali. Roberto apprezza in particolare la semplicità del backup: la macchina virtuale è un singolo file (con estensione .vdi o simile) che si copia su un disco esterno. Lui conserva ancora i backup delle vecchie macchine virtuali degli anni passati. Filippo avverte che una VM di Windows occupa facilmente 20-30 GB e può crescere molto se si caricano file; 4 GB di RAM dedicati sono il minimo per un funzionamento accettabile.
“Voi potete fare il backup della macchina virtuale semplicemente spostando un file.” — Roberto, 00:40:00
Sul fronte M1, al momento della registrazione la situazione è in evoluzione: Parallels ha una versione beta per Apple Silicon, ma richiede Windows per ARM — una variante con meno software disponibili rispetto alla versione x86. Filippo conclude che per chi ha bisogno di Windows quotidianamente su M1 la soluzione più pratica rimane collegarsi in remoto al vecchio PC Windows.
8. Da Mac a Mac: Time Machine e installazione da zero
Per chi aggiorna il proprio Mac, ci sono due approcci opposti. Roberto è il difensore di Time Machine: collega il disco di backup al nuovo Mac, avvia l’Assistente Migrazione, sceglie “da un backup di Time Machine” e poi va a mangiare un panino. Quando torna, il nuovo Mac è identico all’ultimo backup — stesse app, stesse preferenze, stessi dati, tutto nello stesso posto.
“Dal mio punto di vista ho sempre usato, invece di partire con un sistema pulito, di partire da un sistema che arriva da un Time Machine precedente. Non me ne sono mai pentito.” — Roberto, 00:48:27
Filippo fa l’opposto: ogni due o tre anni parte da zero. Prima clona l’intero disco su un disco esterno (così il vecchio Mac è recuperabile in ogni momento attaccando il disco esterno e avviando da lì), poi copia manualmente le cartelle di lavoro, poi formatta e reinstalla macOS. I vantaggi: sistema più snello, nessun residuo software accumulato negli anni, nessun rischio di portarsi dietro instabilità pregresse. I tempi si recuperano grazie a due strumenti: il Mac App Store, che con un Apple ID permette di reinstallare in pochi clic tutte le app acquistate in precedenza, e Homebrew.
Filippo descrive Homebrew come la sua scoperta più importante per gestire i software fuori dallo store. Con il comando brew list si ottiene la lista di tutto ciò che è installato; su un nuovo Mac basta copiare quella lista e lanciare un unico comando per installare decine di applicazioni in sequenza automatica — dal sito ufficiale di ogni sviluppatore, senza cercare manualmente ogni programma. LibreOffice, Acrobat Reader, 1Password, Audacity: tutto si scarica e si installa senza aprire un browser.
9. Curiosità su Time Machine: avviare il Mac da backup
Filippo chiude con un dettaglio che in pochi conoscono: è possibile avviare un Mac direttamente da un disco di Time Machine. Se l’hard disk interno è danneggiato ma il Mac funziona, si può collegare il disco di backup e avviare da lì, ritrovandosi con la macchina operativa esattamente come era all’ultimo backup. Una soluzione di emergenza citata da un ascoltatore (Davide Gatti) che Roberto conferma.
Questa sinossi è generata con l’intelligenza artificiale a partire dalla trascrizione della puntata. ↩︎
Leggi la trascrizione completa
Benvenuto all'episodio 2 di A2, bellissimo in cui scoprire come ottenere il
massimo dalla tua tecnologia Apple.
Io sono Filippo Strozzi e sono il vostro ospite assieme all'amico Roberto
Marin.
Di cosa parliamo in questo episodio, Roberto?
Dammi un attimo che vado a cercare qualcuno fuori per chiedergli di
cosa parliamo perché sono un po' impreparato.
Ma vista la scorsa puntata di cui abbiamo parlato, se no di
cosa sono le novità del Mac che è hardware comprare, a questo
punto si tratta semplicemente di parlare di come fare con i dati
e le impostazioni, e dare, magari se riusciamo stasera, se no, lo
facciamo anche il prossimo venerdì, così mi sento un po' più preparato,
uno sguardo su come funziona Mac OS e il sistema operativo di
Apple.
Se non hai fatto i compiti a casa, non è colpa mia,
te lo devo ricordare che sono un architetto.
Io lo so che tutto ciò che riguarda regole sono fatte per
essere rotte.
Quindi, io mi dai una scaletta, la prima cosa che penso è
salire sul tetto con la scala, non la guardo la scaletta, vengo
così tutto al brucio!
Evviva la diretta!
Benissimo, benissimo, allora conduco io allora a questo punto.
E il primo argomento che dobbiamo affrontare nell'ottica appunto di nuovi utenti
Mac è quello di passare da Mac, o meglio passare da Windows
a Mac, questo comporta tutta una serie di attività preliminari, chiamiamole così,
perché ovviamente non è un passaggio totalmente indolore, anche se lo ammetto,
ormai sono passati
14 anni da quando sono utente Apple, e quindi quella che era
stata la mia esperienza passata, probabilmente per molti versi oggi non è
più così, le compatibilità sono decisamente aumentate, ma i miei ricordi di
14 anni fa sono
di fatiche, difficoltà, soprattutto su vari fronti.
L'attività preliminare, verificare sicuramente la compatibilità delle periferiche, soprattutto se dovete lavorare
anche se da uomo digitale quale sono io, ormai non serve più
a niente.
Comunque scander, stampanti, dischi esterni e anche macchine fotografiche, sono tutta una
serie di periferiche che ormai, secondo me, nell'80-90% dei casi sono compatibili
con Mac senza troppi problemi.
Tuttavia, è opportuno ovviamente fare dei controlli prima di pensare di anche
solo acquistare un Mac, perché è ovvio, soprattutto in ambito professionale, ma
non solo, avere una stampante che non funziona sotto Mac ormai è
difficile il sistema cosiddetto caps, è molto efficiente e quantomeno se non
riesce ad avere tutte le funzioni complete della stampante che avete, sicuramente
almeno una stampa di base ve la riesce a fare, però sarebbe
opportuno avere i driver giusti e così via.
Questo ovviamente si può fare in maniera relativamente semplice.
Si va sul sito
del produttore di hardware dove abitualmente, dico abitualmente, ci dovrebbero essere i
driver per le stampanti, gli scanner e così via, oppure, se non
si ha tutto questo armamentario già in casa e si vuole espandere
tutto il sistema.
Il mio suggerimento è ovviamente di andare a comprare delle periferiche che
siano certificate compatibili macOS.
Però devo dire la verità: appunto, ormai guardando su Amazon quando faccio
acquisti e così via, è raro che l'hard disk non sia compatibile
con macOS e così via.
I problemi, secondo me, ormai sono abbastanza risolti nel tempo.
Però, la seconda fase:
Roberto voleva anche che io parlassi sulle chiavette di firme digitale, questa
è una parentesi più da professionisti che per altre persone.
Anche qui, argomento complessissimo che oggi ovviamente non possiamo evadere completamente.
Diciamo che il mio consiglio
nelle prossime puntate senza problemi.
Anche perché io ho programmo di fare dei video su YouTube sull'argomento,
quindi sicuramente farò gli approfondimenti del caso e quindi ne potremo parlare
anche qui in diretta.
Diciamo che il consiglio attuale mio è non comprate ruba, che attualmente
è quella più problematica su Mac.
Se avete a ruba ci sono dei trucchetti, tipo se nelle note
dell'episodio troverete il link per l'acquisto di un dispositivo USB che permette
di multifunzione, chiamiamolo così.
Che ho acquistato esattamente oggi quindi ve ne posso parlare brevemente.
Che permette potete sfilare sostanzialmente la sim
della vostra chiavetta, ovvero inserire una smart card, è un lettore altamente
compatibile con Mac.
Quindi è un'ottima soluzione se avete dei problemi con le chiavette.
InfoCart e Amirial sono, secondo me, quelle che attualmente, nel momento in
cui registriamo la puntata, le più compatibili.
Perché non lo garantisco per il futuro, anzi, potrebbe essere esatto contrario,
però sono le più compatibili con Mac, soprattutto con i nuovi Mac
M1.
Attualmente Aruba ha un problema con Sia Big Sur, non so anche
se con i nuovi processori, comunque, è una cosa da tenere presente.
Sì, sicuramente.
Aggiungo solo un paio di cose così per dare un po' di
respiro anche a Filippo che gli si stava seccando la bocca.
Lo vedevo io in diretta da qui, che stai cominciando a boccheggiare.
Le mie esperienze, dunque, avevo un po' il terrore quando sono passato
a Mac per sapere un po' come si comportavano le periferiche esterne
che utilizzavo nel mio normale lavoro.
E sotto questo punto di vista devo dire che il Mac ha
un punto di forza che Windows non ha, almeno all'epoca, adesso è
un po' migliorato da quello che ho potuto vedere, e che praticamente
riconosce anche le padelle.
In qualche modo riesce a riconoscerle e si può utilizzare l'hardware che
avete in casa, almeno in prima battuta senza scaricare il driver.
Dico in prima battuta perché mi è capitato recentemente con una stampante
HP che stampa in formato A3, insomma, tutti più o meno gli
architetti hanno in casa.
E quindi ho provato a installarla.
L'ha riconosciuta, però non stampava in modo corretto.
A quel punto ho dovuto semplicemente andare sul sito dell'HP, scaricare i
driver corretti per il sistema operativo, e voilà!
Tutto funzionava senza problemi.
Stessa cosa per quanto riguarda le poche periferiche che ci sono in
giro.
Gli ho chiesto appunto a Filippo per le chiavette digitali.
Che, secondo me, essendo questo un podcast dedicato tendenzialmente ai professionisti, più
o meno tutti i professionisti si sono dovuti, diciamo, scontrare per dirla
in modo carino, con questi dispositivi.
Lo scontro era decisamente duro, tipo 4-5 anni fa, dove si parlava
di dispositivi smart card che facevano veramente pietà, e per riuscire a
farli funzionare, era più facile mettere un coltello nel lettore CD del
Mac e cercare di sentirci nella musica essenzialmente.
Tuttavia, per fortuna le cose sono molto migliorate nel corso degli anni.
Mi ricordo che c'è stato qualche impuntamento con Safari per quanto riguarda
il log con i siti istituzionali, ma devo dire che in questo
momento non ci si può lamentare grazie anche a dispositivi virtuali come
lo Speed, che ha permesso, grazie all'autenticazione, anche grazie all'autenticazione che c'è
sul cellulare, ad esempio, di autenticarsi senza grossi problemi e lasciare esattamente
con l'OTP, perché adesso giusto perché anche questo, lo Speed lo utilizziamo
bene o male tutti i professionisti e c'è una parte essenzialmente software
dietro e basta, e l'hardware riguarda la carta d'identità che bisogna inviare
in qualche modo essenzialmente.
Tuttavia, detto questo, è una possibilità che permette di logarsi presso i
siti istituzionali utilizzando la Speed e conseguentemente
si hanno i propri dati direttamente all'interno dello sito istituzionale senza inserirli
tutte le volte.
La firma digitale, almeno dal mio punto di vista nel mio lavoro,
serve solo più per firmare documenti in forma digitale e sinceramente io
ho utilizzato sempre quella della camera di commercio italiana e ha funzionato
sempre molto bene.
Anche la versione con la smart card, ho sempre trovato comunque un
come dire un oggi le parole non mi vengono, ma fa lo
stesso.
Un supporto da parte dei tecnici della camera di commercio, sempre molto
a livello, mi hanno sempre risolto i problemi.
E qua chiudo la mia parentesi, perché, francamente, delle macchine fotografiche da
quando l'iPhone le ho abbandonate tutte, e poi c'è pochissimo hardware.
Ad esempio, sto utilizzando un microfono che ha un dispositivo, un mixer
esterno.
Io francamente devo stare fare un plugin e viene riconosciuto automaticamente senza
grossi problemi.
Come dicevo, effettivamente c'è stato un notevole miglioramento nella compatibilità con Mac,
e nell'ultimo periodo c'è stato sicuramente un piccolo aumento della fetta di
mercato di macOS e quindi, più produttori sono interessati o quantomeno, sviluppano
e risolvono i problemi, anche se fino a 10-15 anni fa oggettivamente
invece
eravamo utenti
di classe B, come si suol dire, ma perché il predominio Windows
è innegabile, è negato anche.
Ma è anche giusto, nel senso, è giusto che gli sviluppatori si
dedichino alle piattaforme più utilizzate nel lavoro.
Chiaramente se vince Windows da tutte le parti, è giusto che
venga aiutato l'utente Windows, quello per cui mi arrabbio sempre, tutte le
volte, è che non è possibile che un sito pubblico, un software
che viene dato in licenza gratuita dal punto di vista pubblico, come
può essere il DOCFA, giusto per dirne uno che è quello che
permette di fare gli accattastamenti, che non hai mai citato, infatti, giusto
per dirne uno, queste
diciamo queste attività pubbliche, per quanto mi riguarda, non devono fare distinzione.
E se voglio usare un tavolo, l'amministrazione pubblica me lo deve lasciare
fare.
Se voglio utilizzare Linux, non devono avere nessun tipo di problemi o
nessun tipo di attrito.
Stessa cosa per macOS o Windows, e se voglio usare un iPad
che me lo facciano utilizzare.
È quello che manca dal punto di vista della pubblica amministrazione.
Capisco che avete le risorse ridotte, ma non potete fare in modo
che venga fatto un preferenzialismo di questo tipo verso un sistema operativo
perché è sbagliato.
Siete pubblici, accettate tutti.
Diciamo che probabilmente non c'è neanche questo ragionamento sotto, ma appunto, nel
mondo pubblico si lavora con quello che si ha, quindi quello che
si ha è Windows, e quindi tutto il resto del mondo è
sconosciuto di più.
Comunque andiamo oltre.
Ma spesso queste si appoggiano a software house esterne, comunque, è un
indirizzo che viene dato dal pubblico.
Sì, sì, ma nel momento in cui loro utilizzano quello, non sono
interessati a fare altro, e ovviamente non conoscono altri.
Il secondo step preliminare per passare ovviamente da Windows a Mac è
verificare i software che si utilizza.
Se esistono sotto Mac, non è sempre detto.
Attenzione, se le versioni di Mac su Mac OS i software che
sono presenti comunque sono compatibili o uguali a quelli per Windows, perché
anche qui, a volte, non è detto che il software per Mac
sia uguale a quello di Windows, giusto?
Ad esempio, per fare l'esempio più tipico,
Microsoft Office fino a poco tempo fa non era identico a quello
presente su Windows e quindi era una versione apposta addirittura solo per
Mac, quindi con le stesse funzioni, diciamo, interoperative per Windows e per
Mac, recentemente sono uscite nuove versioni, tranne quella per iPad che è
un po' castrata, chiamiamolo così.
Per il resto direi che adesso non sono un grande utilizzatore dei
prodotti Microsoft, ma da quel che ho visto bene o male è
abbastanza simile e si trova l'interfaccia è uguale o quasi, e quindi
chi passa da Windows a Mac in queste situazioni, ovviamente si trova
bene perché non ha nessun tipo di problema.
A volte sotto Mac esistono applicazioni differenti ma che fanno cose simili,
giusto per parlare di grafica, per esempio, affinity design e tutta la
serie di affinity foto e così via, sono una versione meno costosa,
tra l'altro, delle suite adobe, anche se
tipo Photoshop e così via, anche se ovviamente sono applicazioni diverse e
quindi bisogna riprendere mano con queste cose.
Tuttavia, tendenzialmente, diciamo nell'80-90% dei casi se non parliamo proprio di software
molto molto specifici, sviluppati per una nicchia specifica che vanno in una
determinata direzione che tendenzialmente funzionano solo con Windows, addirittura alcuni software funzionano
con le vecchie versioni di Windows, l'assurdità è questa.
Diciamo che non ci sono grossi problemi.
Sì, dal mio punto di vista, la parte software devo dire che
il passaggio a Mac, per me era come avevo raccontato la scorsa
volta, era blindato
dalla mancanza di AutoCard.
Quindi non è così scontato che non ci sia un software che
utilizzate su Windows che manca su Mac, però quello che voglio aggiungere
è che potete trovare magari dei software diversi.
Nella fattispecie posso dire per chi si occupa di architettura che si
occupa anche di Beam che esiste Revit per Windows, ma non esiste
per Mac.
In compenso c'è Archicad che è un altro tipo di Beam che
esiste sia per Mac che per Windows.
Ma vuol dire semplicemente che non bisogna scoraggiarsi di fronte alla mancanza
di un software, ma si può trovare una buona alternativa all'interno del
panorama Mac, perché comunque di sviluppatori in gamba ci sono anche per
questo tipo di piattaforma.
La cosa particolare è che proprio per l'approccio Apple e per la
struttura del sistema operativo, devo dire la verità: una volta che si
inizia ad apprezzare i software, diciamo, per piattaforma Apple, difficilmente si torna
indietro perché tanti piccoli dettagli, tante piccole finezze grafiche o di interfaccia
dove nel mondo Windows, casomai a volte, sono molto lasciate andare.
Nel mondo Apple sono molto sentite da sempre e quindi tendenzialmente gli
sviluppatori Apple sono molto più attenti a cose che chiamiamo così a
cose fashion, ma che effettivamente dovendo lavorare casomai con una determinata applicazione
anche tante ore al giorno fanno la differenza sul lungo periodo.
Comunque, fatte queste dovute premesse, ovviamente c'è il passaggio epocale.
Avete comprato il Mac, avete il vostro PC Windows da una parte
e dovete passare trasbordare i dati da un PC a un computer
Apple.
Questo è possibile farlo se lo volete fare, con quello che viene
chiamato Windows Migration Assistant, ovvero assistente di migrazione Windows, che è un
software sviluppato da Apple stessa, che permette di traghettare in maniera, diciamo,
in dolore per chi non è proprio avvezzo alla
gestione dei dati, diciamo, il vostro PC Windows in un Mac, in
estrema sintesi, non entrerò nel dettaglio.
Nelle note dell'episodio, trovate due link: uno
alla guida del supporto Apple.
Apro chiudo una parentesi, lo vedrete in queste puntate.
Io.
Ne vari link ho messo veramente un sacco di riferimenti al supporto
Apple che devo dire la verità: quando sono passato a Mac,
non sapevo neanche dell'esistenza.
Devo dire invece la verità: Apple, anche se non sempre in maniera
perfetta, ha veramente una serie di materiale in svariate lingue, tra cui
anche l'italiano, quindi un passaggio abbastanza indolore, a volte non sempre tradotto
in italiano, ma nell'80-90% dei casi c'è il materiale che trovate in
inglese che comunque copre tutto lo scibile, diciamo, Apple.
Lo trovate anche in italiano, quindi è molto utile e è una
cosa da tenere presente quando si passa Apple.
Secondo me, andare a spulciare e approfondire il supporto Apple dove ci
sono il manuale di come funziona il Mac, come funziona l'iPhone, come
funziona l'iPad.
Ci sono veramente tutta una serie di utili guide, utili indicazioni, appunto
in una serie di pagine che si intrecciano l'una con l'altra per
prendere dimestichezza col nuovo sistema operativo, cosa che purtroppo, per forza di
cose, va fatta perché nessuno nasce imparato, come si suol dire, e
quindi è ovvio che in un primo momento il passaggio da Windows
a Mac
è complicato e richiede un minimo di informazioni.
Speriamo di essere tra quelli che ve le danno velocemente così potete
fare un passaggio veloce.
Quindi, questo sistema, appunto, questa assistenza di migrazione, cosa fa?
Di fatto, da quello che ho visto io, perché devo dire la
verità, non l'ho mai usato in vita mia.
Ormai da tanto tempo sono diventato utente Apple, quindi non è qualcosa
che
ho possibilità di fare adesso.
Sposta dati utenti dal PC Windows al Mac, quindi praticamente sposta, l'interfaccia
di base di Windows, chiamiamola così, cioè la struttura cartelle di base
di Windows con l'utente anche che avevate da Windows sul Mac e
vi troverete quindi tutti i documenti che avete da una parte o
dall'altra.
Ovviamente i due computer devono essere sotto la stessa rete, possono addirittura
essere collegati a due cavi di rete direttamente.
Anche se lì è un po' più complicato da gestire.
Se siete sotto WiFi, per esempio, basta collegarvi sotto lo stesso WiFi
e far vedere il Mac a Windows e Windows a Mac, e
a questo punto seguire le istruzioni appunto del supporto Apple, c'è una
piccola parte, lo dichiaro che richiede comunque ma è fatto passo passo
che richiede comunque il cosiddetto prompt di Windows per inserire alcuni comandi
a riga di comando, diciamo in Windows, ma non è nulla di
apocalittico, chiamiamolo così.
E da quel che ho visto io seguendo questa guida, il passaggio
è abbastanza indolore, ci vorrà ovviamente del tempo, perché soprattutto se avete
molti dati, ma di fatto, se avete il PC e se avete
un MAC, riuscite a trasbordare in maniera abbastanza semplice e indolore tutti
i dati e a diventare operativi dal primo momento direttamente anche con
il Mac.
No, ma volevo tanto aggiungere solo un paio di dettagli: che l'assistente
migrazione funziona con Windows 7 in avanti quindi occhio per chi vuole
passare da sistemi operativi precedenti.
Chi è su Windows XP, devo dire la verità, dovrebbe comunque cambiare
piuttosto, comprate un nuovo OPC e anche Windows 7.
Credo che abbia finito.
Che non sia più supportato da quest'anno.
No, penso anch'io.
Un'altra particolarità è occhio a OneDrive, perché da quello che leggo, bisognerebbe
disinstallare OneDrive dal proprio sistema Windows prima di procedere alla migrazione dei
dati e questi dati, giusto per dare una infarinatura, riguardano contatti, calendari,
account e email, altri dati che poi vengono copiati in giuste posizioni
nel proprio Mac.
Nemmeno io ho usato questa procedura, non ho la minima idea di
come si possa fare, ma per il semplice fatto che ho usato
la procedura che
descriveremo più avanti che riguarda appunto Bootcamp, ho utilizzato per un certo
periodo assieme sia Windows che Mac, tramite Bootcamp, perché volevo adattarmi alla
situazione.
Quindi questo tipo di configurazione permette di fare anche dei parallelismi tra
i due sistemi operativi e soprattutto per chi passa da Windows a
Mac ha un certo paracadute che non fa male.
Nel momento in cui io utilizzo il Mac e non so che
santo votarmi, ma dopo domani devo fare una consegna, se nel caso
io con Windows sono ancora più operativo, molto più veloce e molto
più bravo a utilizzare i programmi perché non ho ancora preso, diciamo
confidenza con quello che è il Mac in Tosh.
Allora a questo punto il sistema Boot Camp aiuta moltissimo.
La cosa interessante del sistema Boot Camp è che detto tra di
noi, vuol dire semplicemente questo: c'è un programmino che si inserisce tra
l'avvio del computer e l'avvio del sistema operativo.
Quindi, questo programmino chiede all'utente se vuole utilizzare il Macintosh oppure Windows.
Questo permette quindi a ogni riavvio di partire con quello che si
vuole e si preferisce.
La cosa interessante è che, a differenza delle macchine virtuali di cui
vi parleremo più avanti, un sistema di questo tipo sfrutta completamente l'hardware
all'interno del proprio Mac.
Questo vuol dire semplicemente che chi fa render, ad esempio, è meglio
che lo faccia con un sistema bootcamp piuttosto che ricorrere a macchine
virtuali, perché la differenza è che la macchina virtuale è effettivamente un
sistema virtuale hardware emulato e virtualizzato all'interno di un sistema operativo ospite.
Quindi la situazione vuol dire semplicemente che una parte dell'hardware verrà utilizzato
per il sistema operativo che ospita, e l'altro gli rimane quello che
ha essenzialmente, in base
alle indicazioni che gli diamo noi.
Avevi forse qualcosa da aggiungere per quanto riguarda le macchine virtuali, ma
ti rimando perché sicuramente mi sarò sbagliato tra virtualizzazione e compagnia briscola,
perché anche questo non sono un amante di questo tipo di sistemi.
Ma in ogni caso, Bootcamp è molto interessante perché, tra le altre
cose, nel momento in cui viene utilizzato, ci permette anche di arrivare
all'hard disk dell'altro sistema operativo con pochi passaggi.
Quindi, se voi avete i dati, che ne so, su Windows e
volete iniziare a utilizzarli con il sistema Macintosh
su una partizione, a questo punto voi potete accedere ovviamente, se vuole
un attimino di
capacità informatiche, ma non è niente di trascendentale perché se ce l'ho
fatta io, ce la può fare chiunque.
Detto questo, passo direttamente la palla al mio amico Filippo che frigge
un po' per le sue macchine virtuali.
Allora, due precisazioni.
Anzitutto, giusto solo perché siccome siamo in fase introduttiva ritengo sia opportuno
specificarlo.
Tutte e due le soluzioni, quindi Boot campa come macchine virtuali, richiedono
una licenza Windows che ha un suo certo costo.
Nel caso, siate interessati a vivere ancora come giusto che sia, io
ho fatto la stessa cosa quando sono passato a Apple.
Avevo la mia macchina virtuale con dentro Windows.
Se volete fare questa scelta, diciamo che il consiglio è quello di
comprare la licenza Windows contestualmente all'acquisto del Mac.
Questo perché si addirittura uno sconto con quelle che vengono chiamate licenze
OM, ovvero quelle licenze che in pratica vengono date nel momento in
cui si acquista la macchina e sono collegate direttamente alla macchina.
Io infatti quando compro un nuovo Mac, tranne questo, cioè il MacBook
Pro che ho acquistato in piena pandemia, compro sempre non solo il
Mac, ma anche una licenza Windows, perché non si sa mai come
si suol dire, nel senso che, alla fine, attualmente io non uso
quasi mai Windows, è una cosa abbastanza rara.
Però avere l'ancora di salvezza in alcune situazioni è sicuramente una cosa
utile.
E ovviamente, appunto, indipendentemente dal fatto che utilizziate bootcamp e quindi una
partizione nel vostro hard disk, sostanzialmente sia dedicata esclusivamente a Windows, una
cosa che secondo me Roberto si è scordato di dire.
Vi permette di fatto di avere nelle proporzioni che scegliete voi, ma
metà hard disk per Windows e metà hard disk per Mac.
Ovviamente Mac riesce a leggere l'hard disk Windows, ma Windows credo che
abbia invece dei problemi a leggere
la formatazione poi del sistema operativo di Apple, a meno che tu
non mi dica qualcosa di diverso, ma devo dire la verità:
nella mia esperienza, non ho mai avuto necessità di andare a leggere
da Windows cose sul Mac, perché essenzialmente utilizzavo più Windows, poi piano
piano incominciavo a trasferire le cose di là e conseguentemente non sono
più tornato indietro.
Probabilmente non si riesce a fare.
Ma visto che stiamo abbandonando Windows, sta anche bene.
No, no, d'accordo, d'accordo, però credo anche qui
non ho fatto degli approfondimenti, ma credo che ci siano dei software
a pagamento apposta che permettano sotto Windows di vedere le partizioni Mac.
E stessa cosa vale da Mac a Windows, perché qui entriamo in
una piccola rabbit hall, come si suol dire in americano.
Nella sostanza, Mac già ha buone possibilità, diciamo di leggere il partizionamento
Windows nelle sue varie forme: che sono il DOS, il FAT e
l'ex FAT, ma l'NSTF, credo che sia la sigla.
Lo riesce solo a leggere ma non a scrivere.
Quindi c'è anche quel piccolo problema lì: cioè, riesce a leggere i
dati di Windows, ma non riesce a scriverci.
E per fare questo, anche qui bisogna acquistare un software a posto.
Comunque, è un'ipotesi tendenzialmente per chi veramente deve vivere in maniera molto
specifica a cavallo dei due mondi.
Perché anche qui, per esempio, per accedere al server Windows non ci
sono problemi.
Perché il protocollo Samba, che è il protocollo di comunicazione, diciamo, di
rete Microsoft, è stato ampiamente sviscerato ed è compatibile con la tecnologia
Apple, quindi non ci sono nessun tipo di problemi.
Originariamente, per esempio, io accedevo a un server Windows dal mio Mac
senza nessun tipo di problema che condivideva poi tutti i dati dell'ufficio.
Vedendo invece le macchine virtuali, sì, Roberto l'ha già detto.
In pratica, Bootcamp prende il sistema operativo nativo Windows.
Quindi Windows è collegato direttamente all'hardware della macchina, prende il 100% della
potenza di calcolo del sistema, della RAM e così via e utilizza
il Mac come se fosse un qualunque PC.
Le macchine virtuali invece sono una soluzione software e sono una soluzione
alternativa, cioè all'interno di macOS possiamo far girare dei sistemi operativi ospiti,
virtuali, ovviamente.
E possiamo decidere, appunto, attraverso questo software
quanto hardware della macchina principale, quindi del sistema operativo MECO, dare in
gestione alla macchina virtuale.
La virtualizzazione, ovviamente, essendo un software, consuma risorse di fatto e quindi,
a parità di prestazioni, a parità di hardware, anche limitato, è ovvio
che la macchina virtuale meno performante di un computer con sopra installato
Windows direttamente sull'hardware.
Questo è da tenere ben presente, però ha il vantaggio che la
macchina virtuale di fatto è un software.
Quindi, come un qualsiasi programma, si può spegnere e accendere.
Quindi, se mi serve saltuariamente Windows e non voglio riavviare il Mac,
ecco l'altra particolarità, chiamiamola così, scomodità di Boot Camp è che io
devo riavviare ogni volta la macchina.
Cioè se da Mac voglio passare a Windows devo spegnere il Mac,
o meglio, spegnere il sistema operativo Mac OS spegnere il Mac, ovviamente
nel contempo.
Rivviare il Mac, scegliere la partizione Windows, far caricare Windows con tutti
i tempi d'attesa, ovviamente della chiusura dell'apertura del sistema operativo e poi
mettermi a lavorare.
Quindi è ovvio che c'è un'interruzione nel flusso di lavoro da tenere
presente.
La macchina virtuale quindi ha lo svantaggio di essere meno potente nella
sostanza, per esempio, soprattutto la grafica 3D su virtualizzazione fa fatica ad
andare o comunque non è scattante come sull'hardware fisico, a meno di
non avere delle macchine veramente molto molto performanti, però ha il vantaggio
che appunto ne ho bisogno, non la utilizzo, ne ho bisogno, l'accendo
10 minuti e poi dopo la spengo.
Quindi, poi alla fine, per esempio, nel mio ambito dove eventualmente appunto
inizialmente il PCT per esempio io lo utilizzavo attraverso le macchine virtuali
perché su Mac non sapevo come si faceva e quindi utilizzavo Windows
per poter accedere al PCT, alle ferme digitali e così via.
Perché poi le macchine virtuali di fatto possono pescare le periferiche collegate
al Macintosh e appunto catturarle e gestirle direttamente nel sistema virtuale.
È un sistema abbastanza evoluto che ovviamente richiede un minimo di apprendimento,
anche perché i vari sistemi di cui vi parlerò adesso danno anche
la possibilità di far convivere i due sistemi operativi l'uno con l'altro.
Esistono varie funzioni in parallel come in VMware, che sono questi due
software di virtualizzazione, che permettono di avere le applicazioni Windows come se
fossero applicazioni Mac, cioè in parallel credo che venga chiamata coerenza, cioè
in estrema sintesi, per esempio, volete Explorer, far funzionare Explorer come finestra,
chiamiamola così, come applicazione a finestra di Mac OS, è possibile farlo
attraverso questo sistema di coerenza e così via.
Io non l'ho mai amato particolarmente, ho sempre apprezzato avere Windows nella
sua finestra complessiva e all'interno di Windows avere tutti gli applicativi Windows,
però è un sistema e anche queste macchine virtuali, spesso e volentieri,
danno la possibilità di condividere le cartelle, chiamiamolo così, e quindi di
permettere di dialogare tra una macchina e l'altra.
Quindi, casomai genero un file in Windows lo posso prendere e utilizzare
poi su macOS in maniera trasparente senza fare particolari configurazioni.
Quindi il vantaggio grosso di queste soluzioni è che bene o male
rendono trasparenti un sistema con l'altro.
Le ho già nominati quindi ne parlo adesso velocemente.
Parallels è un software a pagamento, come tutti questi software, la cosa
fastidiosa sia Parallels che WMWare è che in pratica ogni anno con
ogni nuovo sistema operativo Apple ne esce una nuova versione.
Se volete passare al nuovo sistema operativo, Apple, dovete comprarvi la versione
aggiornata con un upgrade intorno ai 50-70 euro di questo software a
pagamento.
Esatto, esatto, che non è una cosa meravigliosa.
E infatti, io attualmente, dopo un primo tentendamento, sono andato con l'utilizzo
di VirtualBox che è un software di Oracle, ma è open source
quindi è gratuito, è meno friendly, diciamo di VMware e Parallel, ovviamente
loro sono a pagamento questo no, però, una volta che si inizia
a utilizzarlo in maniera appropriata e spulciando un po' su internet, sono
riuscito a fare anche delle cose abbastanza interessanti.
Non entro nel dettaglio perché è una roba un po'
un po' molto avanzata, però è un sistema che comunque si presta
a un'integrazione anche spinta tra Mac e Windows, quindi ha le principali
funzioni degli altri, è gratuito e quindi vi permette anche di non
avere la solita gabella da pagare ogni aggiornate il vostro sistema operativo.
Chiudo con
un passaggio laterale Windows su M1.
Attualmente ovviamente il processore M1 di Apple è un processore ARM.
Quindi Windows e tutta una serie di altri software non sono compatibili
teoricamente.
Parallels credo che ci stia lavorando, ma non abbia ancora fatto un
software apposta per l'M1, anche se nelle presentazioni del primo M1 al
World Wide
Developer Conference, c'era effettivamente la presentazione, l'anteprima di questo software di virtualizzazione,
che, però ad oggi non è uscito, da quel che ne so
io.
Probabilmente se ascoltate dopo più avanti questa puntata sarà uscito.
Ci sono, però, degli accrocchi fatti da vari sviluppatori che permettono già
di virtualizzare su
Apple Silicon M1.
Questo attraverso tutta una serie di cose che non ha senso parlarne
qua.
Ma
esistono già vari software open source, ovviamente che permettono di fare tutta
una serie di cose è tendenzialmente dedicato a persone che sono smanettoni
e che vogliono comunque perdere il tempo per installare Windows su Mac.
La cosa particolare è che bisogna installare la versione ARM di Windows.
Questo attualmente è un limite perché in estrema sintesi, da quello che
ne so io, non essendo un grande utente Windows, la versione Windows
Arm
ha meno compatibilità rispetto, quindi, ci sono meno software rispetto a quelli
presenti invece nel mondo complessivo di Windows per Intel, per intenderci, cioè
X86, e quindi è da tenere presente in varie maniere.
Diciamo che per ora, secondo me, è un gioco per chi è
appassionato di queste cose, ma non credo che possa diventare uno strumento
di lavoro quotidiano, soprattutto se avete le esigenze di vivere a cavallo
tra Windows e Mac.
Se invece non avete queste esigenze e vi volete divertire, allora li
ha più senso.
Infatti, anche i processori M1, da quel punto di vista lì abbiamo
parlato la volta scorsa, c'è da valutare appunto se avete la necessità
di utilizzare Windows a tutti i costi.
Poi esistono svariate soluzioni, cioè per esempio potete collegarvi a una macchina
Windows su un altro computer.
Quindi se passate dal vostro vecchio PC al Mac, volete comprare l'M1
è possibile farlo, vi dovrete però collegare in remoto sulla macchina vecchia,
diciamo, dove avete ancora tutto.
Quindi questo è possibile farlo, un'altra soluzione è possibile.
E a questo punto direi che avendo, ah no, avendo quasi finito,
passiamo invece allo step successivo: cioè se siete utenti Mac e volete
passare a un nuovo Mac, che cosa fare, che credo comunque possa
essere un qualcosa di utile.
Non trovi Roberto?
Esattamente.
Aggiungo ancora un paio di cose riguardo al critico precedente,
parallels non mi è mai piaciuto perché c'è una grossa confusione tra
i due sistemi operativi, nel senso che tendono a essere un po'
fusi insieme e a me non è mai piaciuto preferivo un approccio
come quello di
modo di avere le applicazioni che partono in un ambiente Mac che
non te ne rendi neanche neanche conto che sono di Windows.
Ma io, visto che voglio renderne conto cos'è che gira su Windows,
non mi è mai piaciuto.
E anch'io ho sposato VirtualBox per le virtualizzazioni.
Che tutto sommato se la cava parecchio bene, non è un grosso
problema.
Quello che volevo dire è un'altra cosa molto importante per quanto riguarda
i sistemi virtualizzati, che voi potete fare il backup, chiamiamolo così, della
macchina virtuale semplicemente spostando un file.
Ad esempio, con VirtualBox, se non mi sbaglio, l'estensione RobS BXD o
qualcosa del genere, comunque la vedete subito o V D o VX.
Quindi voi potete trasferire questo file come backup.
Io per esempio ho ancora il backup vecchi delle mie vecchie macchine
virtuali ho direttamente su un hard disk esterno.
E nel momento in cui volete recuperare quella macchina virtuale è abbastanza
semplice, ve la riportate nella cartella in cui VirtualBox va a cercare
le macchine virtuali, si riparte da capo senza grossi problemi.
Questo è utile perché?
Perché magari con sistemi Mac base che hanno poco spazio sull'hard disk.
Spostare una macchina virtuale è molto utile, visto che se non mi
ricordo male, l'ultima che ho spostato portava via 20 giga e conseguentemente
se avete un hard disk da 128GB era anche piccolina, secondo me,
perché secondo me ormai viaggiano era molto ridotta al minimo ormai anche
30 GB, ed è una cosa che effettivamente non avevo detto.
Le macchine virtuali sono veramente un sistema operativo completo, quindi addirittura se
caricate molti file, per esempio, all'interno della macchina virtuale, la macchina virtuale
cresce, cresce, cresce quindi può diventare anche una macchina da 100 megabyte
100 GB, sì, sì, sì.
Quindi comunque è richiesto risorse hardware per farla funzionare bene perché secondo
me meno di 4 GB da dedicare a una macchina virtuale Windows
sono niente in pratica.
Quindi la macchina dopo sarebbe molto lenta.
Ma anche
lo spazio fisico su hard disk può diventare impegnativo, cioè già avere
due macchine virtuali su un computer può essere impegnativo soprattutto a livello
di spazio.
Hai fatto bene a accennarne certamente.
E poi un'altra cosa che mentre Filippo parlava, sono andato a farmi
in giro per vedere qual è la situazione di Parallels.
Se non sbaglio, è ancora in versione beta, la versione per M1.
Le ultime notizie che ho letto erano quelle di dicembre, mi pare
che sia la versione 16.
L'ho letto un po' molto velocemente, ma come diceva giustamente buon Filippo,
bisogna avere un Windows per ARM, quindi una versione molto particolare che
non è neanche facile da ritrovare in giro per la rete o
richiederà Microsoft.
Comunque, detto questo, questi primi accenni iniziamo a pensare invece chi vuole
trasferire i dati da un
diciamo da una vecchia macchina Mac a un nuovo Mac.
Questo per fortuna è molto semplice.
Io mi sono ritrovato in mezzo più e più volte, visto che
i miei trascorsi di utente Macintosh riguardano il primo Mac che avevo
era un i Mac e lì ho fatto i miei esperimenti con
Boot Camp e basta perché lì c'era solo Boot Camp.
Mentre nel secondo ho iniziato a usare il MacBook Air del 2010
con le macchine virtuali, dopodiché, da lì in avanti, semplicemente ho iniziato
ad usare sempre di più il Macintosh, quindi anche le macchine virtuali,
dopo un po' le ho anche salutate.
E di conseguenza può capitare che chi cambia Mac e si trova
di fronte all'alnoso problema riparto da capo oppure utilizzo il backup che
mi sono fatto con Time Machine.
Bene, per chi non è utente Macintosh esiste un sistema che si
chiama Time Machine che permette di avere il backup dei propri dati
all'interno di un hard disk esterno.
Essenzialmente succede così: voi comprate un hard disk di 7800 milioni di
giga e lo attaccate al vostro simpatico Mac e giustamente il Mac
riconosce che avete attaccato un hard disk e vi chiede se lo
volete utilizzare come un sistema di backup esterno grazie a Time Machine.
Time Machine ve lo dico sinceramente, è una grandissima figata ed è
una di quelle cose che mi ha sempre piaciuto all'interno del sistema
operativo Macintosh.
Essenzialmente permette, grazie a un'interfaccia grafica che definire perfetta e dire poco
perché è molto, molto
dire, è molto
spettacolare, ma nello stesso tempo è molto pratica, permette di recuperare il
file all'indietro nel tempo in un modo davvero semplice.
Essenzialmente se siete in una cartella e avete visto che non c'è
il file che cercate, voi andate a cercare in time machine, gli
chiedete di cercare il file all'interno di quella cartella dentro Time Machine
e semplicemente vi apre un'interfaccia grafica nella stessa cartella, vi fa vedere
cosa c'è in quella cartella lungo un arco temporale che troverete poi
sulla destra dello schermo.
Ma detto questo, ritorniamo al fatto che comunque Time Machine permette di
avere un hard disk con l'ultima versione del backup che avete fatto.
Chiaramente state attenti a quello che fate perché il backup è una
cosa importantissima.
Ci ritorneremo anche nelle prossime puntate di A2.
Fatelo, non dico tutti i giorni, ma fatelo in modo intelligente perché
è l'unica ancora di salvezza che avete nel momento in cui ci
sia un casino di qualsiasi tipo forma e specie e dimensione.
È l'unica cosa che vi metto al sicuro, perché sapete benissimo che
uno, i dati sono importantissimi per le nostre professioni perché
ci aiutano a portare la pagnotta a casa, ma soprattutto due, nel
momento in cui voi avete fatto un backup di una settimana, voi
avete perso una settimana di lavoro che nessuno vi paga.
Quindi il backup è super importante.
Sta machine appunto questa possibilità di avere un backup
dell'ultima versione della macchina che avete fatto, e quindi
la cosa positiva è che vi permette con un sistema operativo Making
Tosh nuovo di avere essenzialmente la stessa macchina.
Un po' come succede con i sistemi iOS quando fate un ripristino,
così lo chiamano se non sbaglio, il ripristino e la formatazione, correggimi?
Sì, sì, è il ripristino del sistema proprio.
Del sistema esattamente, e quindi vi permette anche di portare dietro tutto
l'ultimo backup che avete fatto su iOS e vi portate il cellulare
come ce l'avevate prima.
Quindi funziona essenzialmente così.
La cosa importante per quanto riguarda i Macintosh su cui farete questo
tipo di procedura, è semplicemente che devono essere aggiornati, ovviamente entrambi all'ultima
versione, nel senso che devono avere lo stesso sistema operativo entrambi, se
no, ci potrebbero essere dei grossissimi problemi.
Detto questo, voi collegate una volta che avete acceso il vostro Mac
e avete fatto le prime configurazioni, voi essenzialmente utilizzate l'assistente migrazione che
vi fa tre simpatiche domande.
La prima è se vuoi passare da un Mac, da un backup
di Time Machine, che è quello che ho sempre fatto io, oppure
da un PC Windows, come abbiamo fatto precedentemente, come abbiamo spiegato Filippo,
oppure da un altro Mac.
Infatti, c'è la possibilità anche di trasferire i dati da un Mac
all'altro avendo la stessa interfaccia.
Io intendo con la stessa interfaccia in questo senso: che voi vi
ritrovate dal Mac che avete lasciato, avete le stesse cose sul Mac
nuovo, praticamente non ve ne rendete conto.
Dal mio punto di vista, ho sempre usato invece di partire con
un sistema pulito, sono sempre partito da un sistema che arriva da
un time machine precedente.
Questo perché?
Perché ho avuto la fortuna di non avere mai grossi problemi all'interno
della macchina, dal punto di vista software, e conseguentemente, non mi sono
portato dietro dei problemi software.
Una delle cose negative di queste cose è che se voi avete
un problema software di instabilità della macchina dovuto a chissà cosa, è
facile che lo portate dietro.
Io non ho mai avuto questo tipo di problemi, molti utenti non
hanno questo tipo di problemi,
e conseguentemente è una delle cose che dal mio punto di vista
consiglio fare per il semplice fatto che risparmiate tempo, non avete bisogno
di andarvi a cercare tutti i vostri software, non dovete andarvi a
cercare tutti i vostri dati, rimettervi nella stessa posizione.
Voi prendete, attaccate l'artist esterno, gli dite: prendi le informazioni da questo
time machine dell'ultimo backup.
Lui prende e incomincia a macinare, andate a mangiare un panino.
Quando tornate, avete il vostro simpatico Mac che l'avete lasciato ed è
la cosa assolutamente importante perché risparmiate tempo, non dovete fare nessun tipo
di configurazione.
C'è anche la possibilità di collegare direttamente un Mac con un altro,
però, francamente, mi sfuggio come probabilmente con la porta Ethernet per chi
ne è dotato.
Se non sbaglio, vado così a memoria perché
in rete, credo che debbano essere tutte e due in rete in
rete.
A quel punto lì riescono a
parlarsi essenzialmente.
Io ho sempre usato la parte di time machine, mi sono sempre
trovato bene e continuo a dire: è una grandissima rottura di scatole,
portarsi dietro tutti gli applicativi, andarsi a cercare, installare, mettersi le proprie
preferenze.
Può essere divertente perché partire da nuovo è sempre bello.
Però, essendo professionisti, noi dobbiamo fatturare, noi dobbiamo essere operativi nel minor
tempo possibile.
E conseguentemente, io consiglio, come sempre, di usare il Time Machine in
questo modo esatto.
Io facendo invece il bastan contrario, faccio esattamente l'operazione inversa, ovvero.
Ovvero sono un amante dell'installazione da zero, questo perché di fatto il
grosso vantaggio dell'installazione da zero, a fronte ovviamente dei difetti che concordo
con Roberto ci sono.
Perché ovviamente la necessità di reinstallare un tot software e comunque fare
ripristinare le configurazioni del vecchio computer è una perdita di tempo innegabile.
Però ovviamente si viaggia con un sistema molto più snello e spesso
e volentieri si evita tutta quella roba che casomai nel tempo si
è installata sul sistema operativo, ma che poi oggettivamente non utilizziamo.
Io abitualmente faccio una partenza da zero ogni due o tre anni
e lo faccio proprio per togliermi di dosso tutto il passato e
invece partire fresco, partire con un Mac molto più reattivo e evitarmi,
tra l'altro eventuali problemi.
Perché a me è già capitato vari colleghi che si sono trovati
con delle anomalie dovute proprio al passaggio ovviamente attraverso Time Machine, che
non è un passaggio perfetto, è già un ottimo lavoro quello che
fa Apple, però a volte l'inghippo può nascere e questo può essere
fastidioso e fa perdere anche molto più tempo perché dopo c'è da
ripristinare da zero e ripartire.
Cosa c'è da fare per l'installazione da zero?
La prima cosa che io faccio sempre e comunque su un disco
esterno, faccio un backup completo della macchina che vado a ripristinare da
zero, di modo che, se per caso qualcosa andasse a buon fine
o avessi bisogno di
accedere ai dati perché casomai non li ho salvati nella maniera corretta
della vecchia macchina, ce li ho copiati, tranquilli, sicuri e posso addirittura
io abitualmente faccio un clone della macchina.
Quindi, praticamente sul disco esterno lo posso collegare al Mac, dirgli di
partire dal disco esterno e lui mi parte come se il disco
esterno fosse il precedente disco della macchina interna, e quindi, come lo
stesso computer, la stessa macchina, esattamente come l'ho lasciata prima di devastarla,
distruggerla e distruggere tutti i dati, ovviamente, prima di fare questa operazione,
oltre al clone della macchina, bisogna avere spacchettizzato tutti i dati che
ci servono.
Cioè, nel caso mio da avvocato, per esempio, ho tutta una serie
di cartelle dedicate alle pratiche dell'ufficio e ad altre cose, che devo
avere messo da qualche parte per poi poterle reinstallare all'interno del computer,
ovviamente una volta che ho fatto la installazione da zero.
Fatto ciò, a questo punto siamo pronti per ripartire da zero.
Devo dire la verità: se è vero che era una rottura di
scatole, farlo e se è una rottura di scatole farlo a mano,
ci sono due grosse opzioni per risolvere questi problemi.
Uno è il Mac App Store, cioè se avete comprato delle applicazioni
dal Mac App Store, quando una volta che avete inserito le vostre
credenziali è Apple e quindi il Mac conosce il vostro Apple ID,
in estrema sintesi, potete scaricare, ci metterà ovviamente del tempo.
In base al vostro collegamento internet, scaricare tutti i software che avete
già comprato,
rido!
Perché se avete un collegamento come quello del sottoscritto, dove veramente portano
i dati a mano dalla centralina fino al mio computer, diventate subito
vecchi e vi passa la voglia di utilizzare questo metodo.
Tuttavia, se avete tipo la fibra come sottoscritto,
allora la cosa è veramente semplice, immediata, quasi esatto.
Esatto.
L'altra cosa per tutti i software invece che non sono nel Mac
App Store e io, per esempio, ne ho tanti.
Io quello che utilizzo e che a me ha cambiato veramente la
vita, è Ombriu.
Ne ho parlato in un articolo in un video che linkerò ovviamente
nelle note dell'episodio, in estrema sintesi, Ombriu è un sistema di gestione
dei pacchetti che permette sia di installare dei pacchetti software più legati
all'open source e Linux.
Ma la cosa interessante è che ha la funzione cosiddetta cask che
permette di scaricare software proprietari, anche di cui avete comprato ovviamente la
licenza, presumibilmente, e installarli automaticamente da riga di comando sul vostro Mac.
Questo sembrerebbe controintuitivo, ma è una cosa clamorosa perché basta fare la
lista della spesa in pratica, avere un minimo di dimestichezza ovviamente con
la linea di comando, ma è veramente solo tre comandi in croce.
Quindi dire ad Ombriu di scaricare 10 software.
Lui li va, prende dal sito ovviamente dei vari sviluppatori, quindi voi
non dovete andare su internet alla ricerca di OnePassword piuttosto che audio
e jack, giusto per fare dei nomi o LibreOffice e così via.
Lui in automatico ve li scarica giù, ve li installa e siete
a posto.
Devo dire la verità, l'ho utilizzato in maniera abbastanza intensiva su questo
MacBook Pro, sia con Catalina sia soprattutto con con Bixure, la versione
beta che ogni tanto utilizzo su questo Mac, e devo dire la
verità: l'operazione è abbastanza banale.
Que mi viene in mente, casomai, un software che non ho installato,
lo scarico così.
Ormai lavoro solo in questa maniera.
Pochissimi software, cioè i software principali si trovano tranquillamente.
LibreOffice, Acrobat Reader, per esempio, tutta una serie di software.
Basta digitare il nome o fare una ricerca per sapere se c'è
già il sistema.
Poi per scaricare questi software.
Li installa direttamente.
Quindi ve li trovate nelle app.
È tutto veramente trasparente e appunto, essendo la riga di comando, basta
digitare i nomi dei software che volete scaricare.
Molto rapido, molto veloce.
Vi permette addirittura se fate la lista della spesa.
E giusto per chi fosse interessato, basta digitare Briu List per avere
la lista di tutti i software che avete installato con Umbriu.
Quindi a quel punto lì copiate questa lista e ovviamente nel vostro
nuovo Mac potete scaricarli.
Ovviamente ci metterà il solito tempo per scaricare da internet perché quello
non ve ne uscite.
Ma se avete un collegamento veloce, l'operazione di installazione di una decina
di software è qualcosa di automatico ed è molto simile appunto al
Mac App Store.
Quindi ottenete il mondo completo in base alle vostre esigenze.
Per cui io lo consiglio veramente.
Poi ovviamente dipende da tante cose.
Un'altra particolarità di time machine che voglio specificare è quella che teoricamente,
io non ci ho mai provato, ma credo che fosse Davide Gatti
che ci ha confermato che funziona,
potete far partire il vostro Mac da un backup di time machine.
Quindi, per esempio, avete l'hard disk danneggiato del vostro Mac, quindi il
Mac è bloccato, dovete lavorare a tutti i costi.
È possibile far ripartire il vostro Mac, ovviamente deve essere solo l'hard
disk che ha dei problemi, o comunque utilizzare il backup di time
machine su un altro Mac facendolo partire dall'hard disk di time machine
per avere la macchina operativa, chiamiamola così, temporaneamente se è una questione
di vita e di morte esattamente, tutto molto giusto.
Come avete notato, io e Filippo abbiamo due approcci diversi, ma complementari,
esatto.
È proprio bello, secondo me, questo.
Perché avendo due approcci diversi, così
complementari allo stesso problema, capite anche cos'è meglio per voi.
Può essere meglio andarvi a mangiare un panino mentre il computer lavora,
oppure metterci le mani dentro e digitare un po' diciamo di caratteri
su home blue e tirarvi fuori il problema e sentirvi soddisfatti anche
di più di quello che può essere la degustazione di un panino.
Dico bene, Filippo.
Oppure fare la stessa cosa mangiando un panino.
No, no, no, ragazzi, poi sarà un'altra cosa che adesso lì in
punto è la pulizia del computer perché è una cosa che non
sopporto.
Ne parleremo anche in un altro momento.
Perché credo che grandi parti dei problemi delle tastiere sia dovuto anche
a quello, nel senso, mangi un panino mentre sto digitando, sto cercando
su Facebook o via discorrendo.
Poi mi lamento che è caduta la briciola sotto la lettera T,
non riesco più a scrivere qualcosa, tipo tutto.
Vabbè, dobbiamo pensarci anche prima, no?
Vabbè, comunque dettagli, dettagli.
Allora, cosa vogliamo fare?
Siamo a un'ora di diretta.
Vogliamo interrompere e fare la terza parte la prossima settimana o proviamo
a andare avanti?
Ma si no, andiamo alla prossima settimana, così abbiamo già del materiale.
Bene, allora, io direi che a questo punto ricapitoliamo.
Diciamo che la prima puntata che avete visto, che avete ascoltato, visto,
se siete in diretta su YouTube, abbiamo visto qual è la scelta
del Mac e come scegliere il Mac e quali sono le opzioni
ovviamente per passare a Mac OS.
Oggi abbiamo visto come passare da Windows a Mac OS e come
fare il passaggio da un sistema da un precedente Mac a un
nuovo Mac.
La volta prossima, a questo punto, prenderemo confidenza col sistema operativo.
Vedremo un po' di cose che credo siano utili per chi non
è ancora avvezzo al sistema operativo di Apple, e quindi finalmente poi
entreremo nel vivo, chiamiamolo così, di noi utenti Apple che lavoriamo prevalentemente
con Mac, poi dovremo decidere anche cosa fare nelle prossime puntate, ma
questo lo vedremo più avanti.
È tutto un percorso a ostacoli tra gli impegni e quello di
cui vogliamo parlare.
Perché continuo a dire, noi avevamo una scaletta unica che come per
magia è diventata di tre puntate e comincio a avere paura per
le prossime puntate.
Mi sa che parleremo un argomento e le vai, ne parleremo fino
a due o tre puntate di continuo.
Lo scopo di questo podcast è entrare nel dettaglio e dare la
visuale più completa possibile.
Direi che tre episodi su come passare a Mac più completo di
così, si muore.
Poi probabilmente ci siamo scordati qualcosa.
Tuttavia, spero che appunto gli utenti novizio o chi è incuriosito nel
passare da Mac, possano trovare spunti utili adesso, in particolar modo, quando
uscirà veramente il podcast, quando lo fai uscire, io direi: a questo
punto facciamo altre due o tre puntate.
Poi dopo facciamo partire tutto
, mi piace.
Aggiungeremo anche delle corpose note degli episodi proprio per darvi la possibilità
di avere dei link e delle ulteriori risorse.
Se volete approfondire, perché, per forza di cose, un po' perché lo
facciamo in audio, un po' perché, comunque, non possiamo perderci l'infinito, e
oltre, dobbiamo ogni tanto tagliare qua e là, anzi, ogni tanto, blocco
Roberto, che è quello più ciarliero perché anche oggi avevi detto che
non avresti parlato per niente.
Te lo ricordo, vero, è vero,
mi sentivo un po' impreparato, ma ero lì che ci stavo ragionando.
Ho detto boh, io vado abbraccio.
Ormai avete capito che insomma sono poco impostato, racconto un po' quello
che mi viene in testa e cerco di dire quello che potrebbe
essere utile a un utente che era inesperto come me all'inizio.
Benissimo.
Allora a questo punto direi che siamo arrivati.
I saluti, ovviamente ci risentiamo venerdì prossimo in diretta.
Se ci seguite in diretta, altrimenti nelle prossime puntate del podcast, io
aggiungo soltanto una cosa che mi dice Filippo di seguire la scaletta,
ma ci siamo dimenticati di ricordarvi come potete sostenerci.
Come potete fare seguendo i link affiliati che troverete nei note dell'episodio
o probabilmente anche sui vari blog mio e di Filippo.
Utilizzando PayPal, sponsorizzando il podcast direttamente in questo modo.
Grazie anche, magari, a qualche recensione che potete fare su iunes, iscriversi
al feed, RSS del podcast.
Quando ci sarà, e quando Filippo
si degnerà di farlo.
Non è più degnerà, ma più che altro troverà il tempo perché
so che sta facendo un milione e mezzo di cose.
Che io, francamente, da essere umano, perché lui chiaramente non è un
essere umano, perché lui ha leggermente di 48 ore e non si
capisce perché lui ce le abbia.
Io no.
Vorrei fare il cambio, perché così almeno riuscirei a fare quelle due
cose in più che mi mancano da fare tutte le volte.
Comunque, tornando a noi, invece, per quanto riguarda YouTube, potete iscrivervi al
canale, iniziare a premere la campanella in modo tale che siate avvertiti
quando parte una diretta, oppure, magari chi lo sa, in un futuro
partirà una mini diretta di 10 minuti dove vi vogliamo salutare e
ci lasciamo magari bombardare dalle domande.
Ci potrebbe anche essere questo tipo di sfruttamento di YouTube, chi lo
sa, ma la cosa più importante è condividere con tutti gli amici
o persone che possono essere interessati a questo simpatico podcast condotto da
Filippo Strozzi e Roberto Marin.