Ep. 2 1:05:34

Passare a Mac nel 2021: da Windows a Mac

In questa puntata vi parliamo di come passare da Windows a Mac, le accortezze da utilizzare, di Boot Camp, Macchine virtuali, installazione da zero e come installare tutte le vecchie applicazioni del vostro Mac con MAcAppStore e Homebrew.

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In questa puntata vi parliamo di come passare da Windows a Mac, le accortezze da utilizzare, di Boot Camp, Macchine virtuali, installazione da zero e come installare tutte le vecchie applicazioni del vostro Mac con MAcAppStore e Homebrew.

Note dell’episodio

Sinossi1

1. Premessa: la scaletta improvvisata e il tono della puntata

Il secondo episodio di A2 inizia con una confessione scherzosa di Roberto Marin: non ha studiato la scaletta. Filippo Strozzi prende le redini e introduce il tema della puntata — come passare da Windows a Mac — precisando che, dopo quattordici anni da utente Apple, i suoi ricordi personali di quella transizione sono ormai lontani, ma la materia è ancora più che attuale per chi si avvicina per la prima volta all’ecosistema Apple.

2. Compatibilità delle periferiche: stampanti, scanner e macchine fotografiche

Il primo passo prima di acquistare un Mac, secondo Filippo, è verificare la compatibilità delle periferiche già in casa. Scanner, stampanti, dischi esterni e macchine fotografiche nell'80-90% dei casi funzionano senza problemi grazie al sistema CUPS integrato in macOS, che garantisce almeno una stampa di base anche senza driver dedicati. Il consiglio è visitare il sito del produttore hardware per scaricare i driver specifici, oppure acquistare direttamente periferiche certificate macOS. Roberto aggiunge che il Mac ha sempre avuto un vantaggio storico su Windows nel riconoscimento automatico dell’hardware: racconta di una stampante HP A3 riconosciuta immediatamente da macOS, che però stampava in modo scorretto finché non ha installato i driver ufficiali scaricati dal sito HP — pochi minuti di operazione.

3. Firma digitale e chiavette smart card

Filippo apre una parentesi dedicata ai professionisti: le chiavette di firma digitale sono state storicamente il tallone d’Achille del Mac. Quattro o cinque anni fa, farle funzionare era un’impresa. Oggi la situazione è migliorata sensibilmente, anche grazie a soluzioni software come SPID, che consente l’autenticazione ai siti istituzionali tramite app mobile senza necessità di hardware aggiuntivo.

“Per riuscire a farli funzionare, era più facile mettere un coltello nel lettore CD del Mac e cercare di sentirci la musica.” — Roberto, 00:07:17

Il consiglio attuale è evitare le chiavette Aruba, che hanno problemi sia con macOS Big Sur sia con i processori M1. InfoCert e Namirial risultano le più compatibili al momento della registrazione. Per chi possiede una chiavetta problematica, Filippo segnala nelle note dell’episodio un lettore USB multifunzione acquistato il giorno stesso della registrazione: permette di estrarre la SIM dalla chiavetta e inserirla in un lettore nativo ad alta compatibilità con Mac. Roberto chiude ricordando che la firma digitale della Camera di Commercio ha sempre funzionato bene anche in versione smart card, con un supporto tecnico affidabile.

4. Compatibilità software: verificare prima di comprare

Il secondo controllo preliminare riguarda il software professionale. Non sempre il programma che si usa su Windows esiste per Mac, e quando esiste non è detto che sia identico. L’esempio più citato è Microsoft Office: fino a poco tempo fa la versione Mac era una variante separata; oggi l’interfaccia è sostanzialmente allineata, tranne la versione iPad che rimane limitata.

Roberto porta il caso concreto di AutoCAD, che lo aveva trattenuto a lungo su Windows. Rivela che nel mondo dell’architettura non esiste Revit per Mac, ma esiste Archicad — un software BIM alternativo disponibile su entrambe le piattaforme. Il messaggio è non scoraggiarsi di fronte a una lacuna: il panorama dei software Mac offre spesso alternative valide, spesso con un’attenzione alla cura dell’interfaccia e ai dettagli grafici che nel mondo Windows viene talvolta trascurata. Filippo stima che nell'80-90% dei casi, esclusi software molto verticali o costruiti per versioni obsolete di Windows, non ci siano problemi reali.

5. Migration Assistant: trasbordare i dati da Windows a Mac

Per chi ha il PC Windows ancora operativo accanto al nuovo Mac, Apple mette a disposizione il Windows Migration Assistant, un software gratuito sviluppato da Apple stessa. Collega i due computer alla stessa rete Wi-Fi (o via cavo diretto) e trasferisce la struttura delle cartelle utente, i contatti, i calendari e gli account. L’interfaccia guida passo passo, con una piccola sezione che richiede l’uso del prompt dei comandi Windows — nulla di complesso, ma da non sottovalutare.

Filippo precisa due limiti importanti: il Migration Assistant funziona solo con Windows 7 e versioni successive (chi è ancora su XP dovrebbe prioritariamente aggiornare il sistema operativo), e OneDrive va disinstallato dal PC Windows prima di avviare la migrazione per evitare conflitti. Roberto aggiunge che lui non ha mai usato questa procedura, preferendo il percorso parallelo di Boot Camp per mantenere a lungo entrambi i sistemi.

6. Boot Camp: Windows e Mac sullo stesso hardware

Boot Camp è il sistema Apple che permette di installare Windows direttamente sull’hardware del Mac, dedicandogli una partizione separata dell’hard disk. All’avvio, un piccolo software intermedio chiede all’utente quale sistema operativo caricare. Il vantaggio principale è la piena potenza dell’hardware: Boot Camp non virtualizza nulla, Windows gira sul metallo come su qualsiasi PC. Chi fa rendering 3D, quindi, troverà Boot Camp molto più performante di qualsiasi macchina virtuale.

Lo svantaggio è l’interruzione del flusso di lavoro: per passare da macOS a Windows bisogna riavviare completamente il Mac, attendere lo spegnimento, la scelta della partizione e il caricamento di Windows. Ogni sessione di cambio sistema richiede qualche minuto. Roberto sottolinea che Boot Camp è stato per lui il paracadute ideale durante il periodo di transizione: quando non sapeva come fare qualcosa su Mac, riavviava su Windows e lavorava senza problemi, poi gradualmente spostava tutto sul lato Mac.

“Nel momento in cui io utilizzo il Mac e non so che santo votarmi, ma dopo domani devo fare una consegna, se nel caso io con Windows sono ancora più operativo, allora Boot Camp aiuta moltissimo.” — Roberto, 00:22:00

Filippo ricorda che sia Boot Camp sia le macchine virtuali richiedono una licenza Windows a pagamento. Il consiglio è acquistarla contestualmente al Mac, sfruttando le licenze OEM — quelle legate all’acquisto della macchina — che costano meno delle licenze retail.

7. Macchine virtuali: Parallels, VMware e VirtualBox

Le macchine virtuali sono l’alternativa software a Boot Camp: permettono di far girare Windows come un programma all’interno di macOS, senza riavviare. Il pregio è la flessibilità — si accende la VM quando serve e si spegne quando non serve più — ma si paga in prestazioni: la virtualizzazione consuma risorse della macchina host, e la grafica 3D in particolare soffre rispetto al bare metal di Boot Camp.

I due software commerciali principali sono Parallels e VMware Fusion. Entrambi richiedono un aggiornamento a pagamento (circa 50-70 euro) ad ogni nuovo major release di macOS, una politica che Roberto e Filippo trovano fastidiosa. Entrambi offrono però funzioni avanzate come la “coerenza” di Parallels (le finestre di Windows appaiono come normali app macOS) e la condivisione trasparente delle cartelle tra i due sistemi.

Roberto e Filippo convergono sulla stessa scelta: VirtualBox di Oracle. È gratuito, open source, meno rifinito graficamente ma completo nelle funzionalità essenziali. Roberto apprezza in particolare la semplicità del backup: la macchina virtuale è un singolo file (con estensione .vdi o simile) che si copia su un disco esterno. Lui conserva ancora i backup delle vecchie macchine virtuali degli anni passati. Filippo avverte che una VM di Windows occupa facilmente 20-30 GB e può crescere molto se si caricano file; 4 GB di RAM dedicati sono il minimo per un funzionamento accettabile.

“Voi potete fare il backup della macchina virtuale semplicemente spostando un file.” — Roberto, 00:40:00

Sul fronte M1, al momento della registrazione la situazione è in evoluzione: Parallels ha una versione beta per Apple Silicon, ma richiede Windows per ARM — una variante con meno software disponibili rispetto alla versione x86. Filippo conclude che per chi ha bisogno di Windows quotidianamente su M1 la soluzione più pratica rimane collegarsi in remoto al vecchio PC Windows.

8. Da Mac a Mac: Time Machine e installazione da zero

Per chi aggiorna il proprio Mac, ci sono due approcci opposti. Roberto è il difensore di Time Machine: collega il disco di backup al nuovo Mac, avvia l’Assistente Migrazione, sceglie “da un backup di Time Machine” e poi va a mangiare un panino. Quando torna, il nuovo Mac è identico all’ultimo backup — stesse app, stesse preferenze, stessi dati, tutto nello stesso posto.

“Dal mio punto di vista ho sempre usato, invece di partire con un sistema pulito, di partire da un sistema che arriva da un Time Machine precedente. Non me ne sono mai pentito.” — Roberto, 00:48:27

Filippo fa l’opposto: ogni due o tre anni parte da zero. Prima clona l’intero disco su un disco esterno (così il vecchio Mac è recuperabile in ogni momento attaccando il disco esterno e avviando da lì), poi copia manualmente le cartelle di lavoro, poi formatta e reinstalla macOS. I vantaggi: sistema più snello, nessun residuo software accumulato negli anni, nessun rischio di portarsi dietro instabilità pregresse. I tempi si recuperano grazie a due strumenti: il Mac App Store, che con un Apple ID permette di reinstallare in pochi clic tutte le app acquistate in precedenza, e Homebrew.

Filippo descrive Homebrew come la sua scoperta più importante per gestire i software fuori dallo store. Con il comando brew list si ottiene la lista di tutto ciò che è installato; su un nuovo Mac basta copiare quella lista e lanciare un unico comando per installare decine di applicazioni in sequenza automatica — dal sito ufficiale di ogni sviluppatore, senza cercare manualmente ogni programma. LibreOffice, Acrobat Reader, 1Password, Audacity: tutto si scarica e si installa senza aprire un browser.

9. Curiosità su Time Machine: avviare il Mac da backup

Filippo chiude con un dettaglio che in pochi conoscono: è possibile avviare un Mac direttamente da un disco di Time Machine. Se l’hard disk interno è danneggiato ma il Mac funziona, si può collegare il disco di backup e avviare da lì, ritrovandosi con la macchina operativa esattamente come era all’ultimo backup. Una soluzione di emergenza citata da un ascoltatore (Davide Gatti) che Roberto conferma.


  1. Questa sinossi è generata con l’intelligenza artificiale a partire dalla trascrizione della puntata. ↩︎

Leggi la trascrizione completa

Benvenuto all'episodio 2 di A2, bellissimo in cui scoprire come ottenere il

massimo dalla tua tecnologia Apple.

Io sono Filippo Strozzi e sono il vostro ospite assieme all'amico Roberto

Marin.

Di cosa parliamo in questo episodio, Roberto?

Dammi un attimo che vado a cercare qualcuno fuori per chiedergli di

cosa parliamo perché sono un po' impreparato.

Ma vista la scorsa puntata di cui abbiamo parlato, se no di

cosa sono le novità del Mac che è hardware comprare, a questo

punto si tratta semplicemente di parlare di come fare con i dati

e le impostazioni, e dare, magari se riusciamo stasera, se no, lo

facciamo anche il prossimo venerdì, così mi sento un po' più preparato,

uno sguardo su come funziona Mac OS e il sistema operativo di

Apple.

Se non hai fatto i compiti a casa, non è colpa mia,

te lo devo ricordare che sono un architetto.

Io lo so che tutto ciò che riguarda regole sono fatte per

essere rotte.

Quindi, io mi dai una scaletta, la prima cosa che penso è

salire sul tetto con la scala, non la guardo la scaletta, vengo

così tutto al brucio!

Evviva la diretta!

Benissimo, benissimo, allora conduco io allora a questo punto.

E il primo argomento che dobbiamo affrontare nell'ottica appunto di nuovi utenti

Mac è quello di passare da Mac, o meglio passare da Windows

a Mac, questo comporta tutta una serie di attività preliminari, chiamiamole così,

perché ovviamente non è un passaggio totalmente indolore, anche se lo ammetto,

ormai sono passati

14 anni da quando sono utente Apple, e quindi quella che era

stata la mia esperienza passata, probabilmente per molti versi oggi non è

più così, le compatibilità sono decisamente aumentate, ma i miei ricordi di

14 anni fa sono

di fatiche, difficoltà, soprattutto su vari fronti.

L'attività preliminare, verificare sicuramente la compatibilità delle periferiche, soprattutto se dovete lavorare

anche se da uomo digitale quale sono io, ormai non serve più

a niente.

Comunque scander, stampanti, dischi esterni e anche macchine fotografiche, sono tutta una

serie di periferiche che ormai, secondo me, nell'80-90% dei casi sono compatibili

con Mac senza troppi problemi.

Tuttavia, è opportuno ovviamente fare dei controlli prima di pensare di anche

solo acquistare un Mac, perché è ovvio, soprattutto in ambito professionale, ma

non solo, avere una stampante che non funziona sotto Mac ormai è

difficile il sistema cosiddetto caps, è molto efficiente e quantomeno se non

riesce ad avere tutte le funzioni complete della stampante che avete, sicuramente

almeno una stampa di base ve la riesce a fare, però sarebbe

opportuno avere i driver giusti e così via.

Questo ovviamente si può fare in maniera relativamente semplice.

Si va sul sito

del produttore di hardware dove abitualmente, dico abitualmente, ci dovrebbero essere i

driver per le stampanti, gli scanner e così via, oppure, se non

si ha tutto questo armamentario già in casa e si vuole espandere

tutto il sistema.

Il mio suggerimento è ovviamente di andare a comprare delle periferiche che

siano certificate compatibili macOS.

Però devo dire la verità: appunto, ormai guardando su Amazon quando faccio

acquisti e così via, è raro che l'hard disk non sia compatibile

con macOS e così via.

I problemi, secondo me, ormai sono abbastanza risolti nel tempo.

Però, la seconda fase:

Roberto voleva anche che io parlassi sulle chiavette di firme digitale, questa

è una parentesi più da professionisti che per altre persone.

Anche qui, argomento complessissimo che oggi ovviamente non possiamo evadere completamente.

Diciamo che il mio consiglio

nelle prossime puntate senza problemi.

Anche perché io ho programmo di fare dei video su YouTube sull'argomento,

quindi sicuramente farò gli approfondimenti del caso e quindi ne potremo parlare

anche qui in diretta.

Diciamo che il consiglio attuale mio è non comprate ruba, che attualmente

è quella più problematica su Mac.

Se avete a ruba ci sono dei trucchetti, tipo se nelle note

dell'episodio troverete il link per l'acquisto di un dispositivo USB che permette

di multifunzione, chiamiamolo così.

Che ho acquistato esattamente oggi quindi ve ne posso parlare brevemente.

Che permette potete sfilare sostanzialmente la sim

della vostra chiavetta, ovvero inserire una smart card, è un lettore altamente

compatibile con Mac.

Quindi è un'ottima soluzione se avete dei problemi con le chiavette.

InfoCart e Amirial sono, secondo me, quelle che attualmente, nel momento in

cui registriamo la puntata, le più compatibili.

Perché non lo garantisco per il futuro, anzi, potrebbe essere esatto contrario,

però sono le più compatibili con Mac, soprattutto con i nuovi Mac

M1.

Attualmente Aruba ha un problema con Sia Big Sur, non so anche

se con i nuovi processori, comunque, è una cosa da tenere presente.

Sì, sicuramente.

Aggiungo solo un paio di cose così per dare un po' di

respiro anche a Filippo che gli si stava seccando la bocca.

Lo vedevo io in diretta da qui, che stai cominciando a boccheggiare.

Le mie esperienze, dunque, avevo un po' il terrore quando sono passato

a Mac per sapere un po' come si comportavano le periferiche esterne

che utilizzavo nel mio normale lavoro.

E sotto questo punto di vista devo dire che il Mac ha

un punto di forza che Windows non ha, almeno all'epoca, adesso è

un po' migliorato da quello che ho potuto vedere, e che praticamente

riconosce anche le padelle.

In qualche modo riesce a riconoscerle e si può utilizzare l'hardware che

avete in casa, almeno in prima battuta senza scaricare il driver.

Dico in prima battuta perché mi è capitato recentemente con una stampante

HP che stampa in formato A3, insomma, tutti più o meno gli

architetti hanno in casa.

E quindi ho provato a installarla.

L'ha riconosciuta, però non stampava in modo corretto.

A quel punto ho dovuto semplicemente andare sul sito dell'HP, scaricare i

driver corretti per il sistema operativo, e voilà!

Tutto funzionava senza problemi.

Stessa cosa per quanto riguarda le poche periferiche che ci sono in

giro.

Gli ho chiesto appunto a Filippo per le chiavette digitali.

Che, secondo me, essendo questo un podcast dedicato tendenzialmente ai professionisti, più

o meno tutti i professionisti si sono dovuti, diciamo, scontrare per dirla

in modo carino, con questi dispositivi.

Lo scontro era decisamente duro, tipo 4-5 anni fa, dove si parlava

di dispositivi smart card che facevano veramente pietà, e per riuscire a

farli funzionare, era più facile mettere un coltello nel lettore CD del

Mac e cercare di sentirci nella musica essenzialmente.

Tuttavia, per fortuna le cose sono molto migliorate nel corso degli anni.

Mi ricordo che c'è stato qualche impuntamento con Safari per quanto riguarda

il log con i siti istituzionali, ma devo dire che in questo

momento non ci si può lamentare grazie anche a dispositivi virtuali come

lo Speed, che ha permesso, grazie all'autenticazione, anche grazie all'autenticazione che c'è

sul cellulare, ad esempio, di autenticarsi senza grossi problemi e lasciare esattamente

con l'OTP, perché adesso giusto perché anche questo, lo Speed lo utilizziamo

bene o male tutti i professionisti e c'è una parte essenzialmente software

dietro e basta, e l'hardware riguarda la carta d'identità che bisogna inviare

in qualche modo essenzialmente.

Tuttavia, detto questo, è una possibilità che permette di logarsi presso i

siti istituzionali utilizzando la Speed e conseguentemente

si hanno i propri dati direttamente all'interno dello sito istituzionale senza inserirli

tutte le volte.

La firma digitale, almeno dal mio punto di vista nel mio lavoro,

serve solo più per firmare documenti in forma digitale e sinceramente io

ho utilizzato sempre quella della camera di commercio italiana e ha funzionato

sempre molto bene.

Anche la versione con la smart card, ho sempre trovato comunque un

come dire un oggi le parole non mi vengono, ma fa lo

stesso.

Un supporto da parte dei tecnici della camera di commercio, sempre molto

a livello, mi hanno sempre risolto i problemi.

E qua chiudo la mia parentesi, perché, francamente, delle macchine fotografiche da

quando l'iPhone le ho abbandonate tutte, e poi c'è pochissimo hardware.

Ad esempio, sto utilizzando un microfono che ha un dispositivo, un mixer

esterno.

Io francamente devo stare fare un plugin e viene riconosciuto automaticamente senza

grossi problemi.

Come dicevo, effettivamente c'è stato un notevole miglioramento nella compatibilità con Mac,

e nell'ultimo periodo c'è stato sicuramente un piccolo aumento della fetta di

mercato di macOS e quindi, più produttori sono interessati o quantomeno, sviluppano

e risolvono i problemi, anche se fino a 10-15 anni fa oggettivamente

invece

eravamo utenti

di classe B, come si suol dire, ma perché il predominio Windows

è innegabile, è negato anche.

Ma è anche giusto, nel senso, è giusto che gli sviluppatori si

dedichino alle piattaforme più utilizzate nel lavoro.

Chiaramente se vince Windows da tutte le parti, è giusto che

venga aiutato l'utente Windows, quello per cui mi arrabbio sempre, tutte le

volte, è che non è possibile che un sito pubblico, un software

che viene dato in licenza gratuita dal punto di vista pubblico, come

può essere il DOCFA, giusto per dirne uno che è quello che

permette di fare gli accattastamenti, che non hai mai citato, infatti, giusto

per dirne uno, queste

diciamo queste attività pubbliche, per quanto mi riguarda, non devono fare distinzione.

E se voglio usare un tavolo, l'amministrazione pubblica me lo deve lasciare

fare.

Se voglio utilizzare Linux, non devono avere nessun tipo di problemi o

nessun tipo di attrito.

Stessa cosa per macOS o Windows, e se voglio usare un iPad

che me lo facciano utilizzare.

È quello che manca dal punto di vista della pubblica amministrazione.

Capisco che avete le risorse ridotte, ma non potete fare in modo

che venga fatto un preferenzialismo di questo tipo verso un sistema operativo

perché è sbagliato.

Siete pubblici, accettate tutti.

Diciamo che probabilmente non c'è neanche questo ragionamento sotto, ma appunto, nel

mondo pubblico si lavora con quello che si ha, quindi quello che

si ha è Windows, e quindi tutto il resto del mondo è

sconosciuto di più.

Comunque andiamo oltre.

Ma spesso queste si appoggiano a software house esterne, comunque, è un

indirizzo che viene dato dal pubblico.

Sì, sì, ma nel momento in cui loro utilizzano quello, non sono

interessati a fare altro, e ovviamente non conoscono altri.

Il secondo step preliminare per passare ovviamente da Windows a Mac è

verificare i software che si utilizza.

Se esistono sotto Mac, non è sempre detto.

Attenzione, se le versioni di Mac su Mac OS i software che

sono presenti comunque sono compatibili o uguali a quelli per Windows, perché

anche qui, a volte, non è detto che il software per Mac

sia uguale a quello di Windows, giusto?

Ad esempio, per fare l'esempio più tipico,

Microsoft Office fino a poco tempo fa non era identico a quello

presente su Windows e quindi era una versione apposta addirittura solo per

Mac, quindi con le stesse funzioni, diciamo, interoperative per Windows e per

Mac, recentemente sono uscite nuove versioni, tranne quella per iPad che è

un po' castrata, chiamiamolo così.

Per il resto direi che adesso non sono un grande utilizzatore dei

prodotti Microsoft, ma da quel che ho visto bene o male è

abbastanza simile e si trova l'interfaccia è uguale o quasi, e quindi

chi passa da Windows a Mac in queste situazioni, ovviamente si trova

bene perché non ha nessun tipo di problema.

A volte sotto Mac esistono applicazioni differenti ma che fanno cose simili,

giusto per parlare di grafica, per esempio, affinity design e tutta la

serie di affinity foto e così via, sono una versione meno costosa,

tra l'altro, delle suite adobe, anche se

tipo Photoshop e così via, anche se ovviamente sono applicazioni diverse e

quindi bisogna riprendere mano con queste cose.

Tuttavia, tendenzialmente, diciamo nell'80-90% dei casi se non parliamo proprio di software

molto molto specifici, sviluppati per una nicchia specifica che vanno in una

determinata direzione che tendenzialmente funzionano solo con Windows, addirittura alcuni software funzionano

con le vecchie versioni di Windows, l'assurdità è questa.

Diciamo che non ci sono grossi problemi.

Sì, dal mio punto di vista, la parte software devo dire che

il passaggio a Mac, per me era come avevo raccontato la scorsa

volta, era blindato

dalla mancanza di AutoCard.

Quindi non è così scontato che non ci sia un software che

utilizzate su Windows che manca su Mac, però quello che voglio aggiungere

è che potete trovare magari dei software diversi.

Nella fattispecie posso dire per chi si occupa di architettura che si

occupa anche di Beam che esiste Revit per Windows, ma non esiste

per Mac.

In compenso c'è Archicad che è un altro tipo di Beam che

esiste sia per Mac che per Windows.

Ma vuol dire semplicemente che non bisogna scoraggiarsi di fronte alla mancanza

di un software, ma si può trovare una buona alternativa all'interno del

panorama Mac, perché comunque di sviluppatori in gamba ci sono anche per

questo tipo di piattaforma.

La cosa particolare è che proprio per l'approccio Apple e per la

struttura del sistema operativo, devo dire la verità: una volta che si

inizia ad apprezzare i software, diciamo, per piattaforma Apple, difficilmente si torna

indietro perché tanti piccoli dettagli, tante piccole finezze grafiche o di interfaccia

dove nel mondo Windows, casomai a volte, sono molto lasciate andare.

Nel mondo Apple sono molto sentite da sempre e quindi tendenzialmente gli

sviluppatori Apple sono molto più attenti a cose che chiamiamo così a

cose fashion, ma che effettivamente dovendo lavorare casomai con una determinata applicazione

anche tante ore al giorno fanno la differenza sul lungo periodo.

Comunque, fatte queste dovute premesse, ovviamente c'è il passaggio epocale.

Avete comprato il Mac, avete il vostro PC Windows da una parte

e dovete passare trasbordare i dati da un PC a un computer

Apple.

Questo è possibile farlo se lo volete fare, con quello che viene

chiamato Windows Migration Assistant, ovvero assistente di migrazione Windows, che è un

software sviluppato da Apple stessa, che permette di traghettare in maniera, diciamo,

in dolore per chi non è proprio avvezzo alla

gestione dei dati, diciamo, il vostro PC Windows in un Mac, in

estrema sintesi, non entrerò nel dettaglio.

Nelle note dell'episodio, trovate due link: uno

alla guida del supporto Apple.

Apro chiudo una parentesi, lo vedrete in queste puntate.

Io.

Ne vari link ho messo veramente un sacco di riferimenti al supporto

Apple che devo dire la verità: quando sono passato a Mac,

non sapevo neanche dell'esistenza.

Devo dire invece la verità: Apple, anche se non sempre in maniera

perfetta, ha veramente una serie di materiale in svariate lingue, tra cui

anche l'italiano, quindi un passaggio abbastanza indolore, a volte non sempre tradotto

in italiano, ma nell'80-90% dei casi c'è il materiale che trovate in

inglese che comunque copre tutto lo scibile, diciamo, Apple.

Lo trovate anche in italiano, quindi è molto utile e è una

cosa da tenere presente quando si passa Apple.

Secondo me, andare a spulciare e approfondire il supporto Apple dove ci

sono il manuale di come funziona il Mac, come funziona l'iPhone, come

funziona l'iPad.

Ci sono veramente tutta una serie di utili guide, utili indicazioni, appunto

in una serie di pagine che si intrecciano l'una con l'altra per

prendere dimestichezza col nuovo sistema operativo, cosa che purtroppo, per forza di

cose, va fatta perché nessuno nasce imparato, come si suol dire, e

quindi è ovvio che in un primo momento il passaggio da Windows

a Mac

è complicato e richiede un minimo di informazioni.

Speriamo di essere tra quelli che ve le danno velocemente così potete

fare un passaggio veloce.

Quindi, questo sistema, appunto, questa assistenza di migrazione, cosa fa?

Di fatto, da quello che ho visto io, perché devo dire la

verità, non l'ho mai usato in vita mia.

Ormai da tanto tempo sono diventato utente Apple, quindi non è qualcosa

che

ho possibilità di fare adesso.

Sposta dati utenti dal PC Windows al Mac, quindi praticamente sposta, l'interfaccia

di base di Windows, chiamiamola così, cioè la struttura cartelle di base

di Windows con l'utente anche che avevate da Windows sul Mac e

vi troverete quindi tutti i documenti che avete da una parte o

dall'altra.

Ovviamente i due computer devono essere sotto la stessa rete, possono addirittura

essere collegati a due cavi di rete direttamente.

Anche se lì è un po' più complicato da gestire.

Se siete sotto WiFi, per esempio, basta collegarvi sotto lo stesso WiFi

e far vedere il Mac a Windows e Windows a Mac, e

a questo punto seguire le istruzioni appunto del supporto Apple, c'è una

piccola parte, lo dichiaro che richiede comunque ma è fatto passo passo

che richiede comunque il cosiddetto prompt di Windows per inserire alcuni comandi

a riga di comando, diciamo in Windows, ma non è nulla di

apocalittico, chiamiamolo così.

E da quel che ho visto io seguendo questa guida, il passaggio

è abbastanza indolore, ci vorrà ovviamente del tempo, perché soprattutto se avete

molti dati, ma di fatto, se avete il PC e se avete

un MAC, riuscite a trasbordare in maniera abbastanza semplice e indolore tutti

i dati e a diventare operativi dal primo momento direttamente anche con

il Mac.

No, ma volevo tanto aggiungere solo un paio di dettagli: che l'assistente

migrazione funziona con Windows 7 in avanti quindi occhio per chi vuole

passare da sistemi operativi precedenti.

Chi è su Windows XP, devo dire la verità, dovrebbe comunque cambiare

piuttosto, comprate un nuovo OPC e anche Windows 7.

Credo che abbia finito.

Che non sia più supportato da quest'anno.

No, penso anch'io.

Un'altra particolarità è occhio a OneDrive, perché da quello che leggo, bisognerebbe

disinstallare OneDrive dal proprio sistema Windows prima di procedere alla migrazione dei

dati e questi dati, giusto per dare una infarinatura, riguardano contatti, calendari,

account e email, altri dati che poi vengono copiati in giuste posizioni

nel proprio Mac.

Nemmeno io ho usato questa procedura, non ho la minima idea di

come si possa fare, ma per il semplice fatto che ho usato

la procedura che

descriveremo più avanti che riguarda appunto Bootcamp, ho utilizzato per un certo

periodo assieme sia Windows che Mac, tramite Bootcamp, perché volevo adattarmi alla

situazione.

Quindi questo tipo di configurazione permette di fare anche dei parallelismi tra

i due sistemi operativi e soprattutto per chi passa da Windows a

Mac ha un certo paracadute che non fa male.

Nel momento in cui io utilizzo il Mac e non so che

santo votarmi, ma dopo domani devo fare una consegna, se nel caso

io con Windows sono ancora più operativo, molto più veloce e molto

più bravo a utilizzare i programmi perché non ho ancora preso, diciamo

confidenza con quello che è il Mac in Tosh.

Allora a questo punto il sistema Boot Camp aiuta moltissimo.

La cosa interessante del sistema Boot Camp è che detto tra di

noi, vuol dire semplicemente questo: c'è un programmino che si inserisce tra

l'avvio del computer e l'avvio del sistema operativo.

Quindi, questo programmino chiede all'utente se vuole utilizzare il Macintosh oppure Windows.

Questo permette quindi a ogni riavvio di partire con quello che si

vuole e si preferisce.

La cosa interessante è che, a differenza delle macchine virtuali di cui

vi parleremo più avanti, un sistema di questo tipo sfrutta completamente l'hardware

all'interno del proprio Mac.

Questo vuol dire semplicemente che chi fa render, ad esempio, è meglio

che lo faccia con un sistema bootcamp piuttosto che ricorrere a macchine

virtuali, perché la differenza è che la macchina virtuale è effettivamente un

sistema virtuale hardware emulato e virtualizzato all'interno di un sistema operativo ospite.

Quindi la situazione vuol dire semplicemente che una parte dell'hardware verrà utilizzato

per il sistema operativo che ospita, e l'altro gli rimane quello che

ha essenzialmente, in base

alle indicazioni che gli diamo noi.

Avevi forse qualcosa da aggiungere per quanto riguarda le macchine virtuali, ma

ti rimando perché sicuramente mi sarò sbagliato tra virtualizzazione e compagnia briscola,

perché anche questo non sono un amante di questo tipo di sistemi.

Ma in ogni caso, Bootcamp è molto interessante perché, tra le altre

cose, nel momento in cui viene utilizzato, ci permette anche di arrivare

all'hard disk dell'altro sistema operativo con pochi passaggi.

Quindi, se voi avete i dati, che ne so, su Windows e

volete iniziare a utilizzarli con il sistema Macintosh

su una partizione, a questo punto voi potete accedere ovviamente, se vuole

un attimino di

capacità informatiche, ma non è niente di trascendentale perché se ce l'ho

fatta io, ce la può fare chiunque.

Detto questo, passo direttamente la palla al mio amico Filippo che frigge

un po' per le sue macchine virtuali.

Allora, due precisazioni.

Anzitutto, giusto solo perché siccome siamo in fase introduttiva ritengo sia opportuno

specificarlo.

Tutte e due le soluzioni, quindi Boot campa come macchine virtuali, richiedono

una licenza Windows che ha un suo certo costo.

Nel caso, siate interessati a vivere ancora come giusto che sia, io

ho fatto la stessa cosa quando sono passato a Apple.

Avevo la mia macchina virtuale con dentro Windows.

Se volete fare questa scelta, diciamo che il consiglio è quello di

comprare la licenza Windows contestualmente all'acquisto del Mac.

Questo perché si addirittura uno sconto con quelle che vengono chiamate licenze

OM, ovvero quelle licenze che in pratica vengono date nel momento in

cui si acquista la macchina e sono collegate direttamente alla macchina.

Io infatti quando compro un nuovo Mac, tranne questo, cioè il MacBook

Pro che ho acquistato in piena pandemia, compro sempre non solo il

Mac, ma anche una licenza Windows, perché non si sa mai come

si suol dire, nel senso che, alla fine, attualmente io non uso

quasi mai Windows, è una cosa abbastanza rara.

Però avere l'ancora di salvezza in alcune situazioni è sicuramente una cosa

utile.

E ovviamente, appunto, indipendentemente dal fatto che utilizziate bootcamp e quindi una

partizione nel vostro hard disk, sostanzialmente sia dedicata esclusivamente a Windows, una

cosa che secondo me Roberto si è scordato di dire.

Vi permette di fatto di avere nelle proporzioni che scegliete voi, ma

metà hard disk per Windows e metà hard disk per Mac.

Ovviamente Mac riesce a leggere l'hard disk Windows, ma Windows credo che

abbia invece dei problemi a leggere

la formatazione poi del sistema operativo di Apple, a meno che tu

non mi dica qualcosa di diverso, ma devo dire la verità:

nella mia esperienza, non ho mai avuto necessità di andare a leggere

da Windows cose sul Mac, perché essenzialmente utilizzavo più Windows, poi piano

piano incominciavo a trasferire le cose di là e conseguentemente non sono

più tornato indietro.

Probabilmente non si riesce a fare.

Ma visto che stiamo abbandonando Windows, sta anche bene.

No, no, d'accordo, d'accordo, però credo anche qui

non ho fatto degli approfondimenti, ma credo che ci siano dei software

a pagamento apposta che permettano sotto Windows di vedere le partizioni Mac.

E stessa cosa vale da Mac a Windows, perché qui entriamo in

una piccola rabbit hall, come si suol dire in americano.

Nella sostanza, Mac già ha buone possibilità, diciamo di leggere il partizionamento

Windows nelle sue varie forme: che sono il DOS, il FAT e

l'ex FAT, ma l'NSTF, credo che sia la sigla.

Lo riesce solo a leggere ma non a scrivere.

Quindi c'è anche quel piccolo problema lì: cioè, riesce a leggere i

dati di Windows, ma non riesce a scriverci.

E per fare questo, anche qui bisogna acquistare un software a posto.

Comunque, è un'ipotesi tendenzialmente per chi veramente deve vivere in maniera molto

specifica a cavallo dei due mondi.

Perché anche qui, per esempio, per accedere al server Windows non ci

sono problemi.

Perché il protocollo Samba, che è il protocollo di comunicazione, diciamo, di

rete Microsoft, è stato ampiamente sviscerato ed è compatibile con la tecnologia

Apple, quindi non ci sono nessun tipo di problemi.

Originariamente, per esempio, io accedevo a un server Windows dal mio Mac

senza nessun tipo di problema che condivideva poi tutti i dati dell'ufficio.

Vedendo invece le macchine virtuali, sì, Roberto l'ha già detto.

In pratica, Bootcamp prende il sistema operativo nativo Windows.

Quindi Windows è collegato direttamente all'hardware della macchina, prende il 100% della

potenza di calcolo del sistema, della RAM e così via e utilizza

il Mac come se fosse un qualunque PC.

Le macchine virtuali invece sono una soluzione software e sono una soluzione

alternativa, cioè all'interno di macOS possiamo far girare dei sistemi operativi ospiti,

virtuali, ovviamente.

E possiamo decidere, appunto, attraverso questo software

quanto hardware della macchina principale, quindi del sistema operativo MECO, dare in

gestione alla macchina virtuale.

La virtualizzazione, ovviamente, essendo un software, consuma risorse di fatto e quindi,

a parità di prestazioni, a parità di hardware, anche limitato, è ovvio

che la macchina virtuale meno performante di un computer con sopra installato

Windows direttamente sull'hardware.

Questo è da tenere ben presente, però ha il vantaggio che la

macchina virtuale di fatto è un software.

Quindi, come un qualsiasi programma, si può spegnere e accendere.

Quindi, se mi serve saltuariamente Windows e non voglio riavviare il Mac,

ecco l'altra particolarità, chiamiamola così, scomodità di Boot Camp è che io

devo riavviare ogni volta la macchina.

Cioè se da Mac voglio passare a Windows devo spegnere il Mac,

o meglio, spegnere il sistema operativo Mac OS spegnere il Mac, ovviamente

nel contempo.

Rivviare il Mac, scegliere la partizione Windows, far caricare Windows con tutti

i tempi d'attesa, ovviamente della chiusura dell'apertura del sistema operativo e poi

mettermi a lavorare.

Quindi è ovvio che c'è un'interruzione nel flusso di lavoro da tenere

presente.

La macchina virtuale quindi ha lo svantaggio di essere meno potente nella

sostanza, per esempio, soprattutto la grafica 3D su virtualizzazione fa fatica ad

andare o comunque non è scattante come sull'hardware fisico, a meno di

non avere delle macchine veramente molto molto performanti, però ha il vantaggio

che appunto ne ho bisogno, non la utilizzo, ne ho bisogno, l'accendo

10 minuti e poi dopo la spengo.

Quindi, poi alla fine, per esempio, nel mio ambito dove eventualmente appunto

inizialmente il PCT per esempio io lo utilizzavo attraverso le macchine virtuali

perché su Mac non sapevo come si faceva e quindi utilizzavo Windows

per poter accedere al PCT, alle ferme digitali e così via.

Perché poi le macchine virtuali di fatto possono pescare le periferiche collegate

al Macintosh e appunto catturarle e gestirle direttamente nel sistema virtuale.

È un sistema abbastanza evoluto che ovviamente richiede un minimo di apprendimento,

anche perché i vari sistemi di cui vi parlerò adesso danno anche

la possibilità di far convivere i due sistemi operativi l'uno con l'altro.

Esistono varie funzioni in parallel come in VMware, che sono questi due

software di virtualizzazione, che permettono di avere le applicazioni Windows come se

fossero applicazioni Mac, cioè in parallel credo che venga chiamata coerenza, cioè

in estrema sintesi, per esempio, volete Explorer, far funzionare Explorer come finestra,

chiamiamola così, come applicazione a finestra di Mac OS, è possibile farlo

attraverso questo sistema di coerenza e così via.

Io non l'ho mai amato particolarmente, ho sempre apprezzato avere Windows nella

sua finestra complessiva e all'interno di Windows avere tutti gli applicativi Windows,

però è un sistema e anche queste macchine virtuali, spesso e volentieri,

danno la possibilità di condividere le cartelle, chiamiamolo così, e quindi di

permettere di dialogare tra una macchina e l'altra.

Quindi, casomai genero un file in Windows lo posso prendere e utilizzare

poi su macOS in maniera trasparente senza fare particolari configurazioni.

Quindi il vantaggio grosso di queste soluzioni è che bene o male

rendono trasparenti un sistema con l'altro.

Le ho già nominati quindi ne parlo adesso velocemente.

Parallels è un software a pagamento, come tutti questi software, la cosa

fastidiosa sia Parallels che WMWare è che in pratica ogni anno con

ogni nuovo sistema operativo Apple ne esce una nuova versione.

Se volete passare al nuovo sistema operativo, Apple, dovete comprarvi la versione

aggiornata con un upgrade intorno ai 50-70 euro di questo software a

pagamento.

Esatto, esatto, che non è una cosa meravigliosa.

E infatti, io attualmente, dopo un primo tentendamento, sono andato con l'utilizzo

di VirtualBox che è un software di Oracle, ma è open source

quindi è gratuito, è meno friendly, diciamo di VMware e Parallel, ovviamente

loro sono a pagamento questo no, però, una volta che si inizia

a utilizzarlo in maniera appropriata e spulciando un po' su internet, sono

riuscito a fare anche delle cose abbastanza interessanti.

Non entro nel dettaglio perché è una roba un po'

un po' molto avanzata, però è un sistema che comunque si presta

a un'integrazione anche spinta tra Mac e Windows, quindi ha le principali

funzioni degli altri, è gratuito e quindi vi permette anche di non

avere la solita gabella da pagare ogni aggiornate il vostro sistema operativo.

Chiudo con

un passaggio laterale Windows su M1.

Attualmente ovviamente il processore M1 di Apple è un processore ARM.

Quindi Windows e tutta una serie di altri software non sono compatibili

teoricamente.

Parallels credo che ci stia lavorando, ma non abbia ancora fatto un

software apposta per l'M1, anche se nelle presentazioni del primo M1 al

World Wide

Developer Conference, c'era effettivamente la presentazione, l'anteprima di questo software di virtualizzazione,

che, però ad oggi non è uscito, da quel che ne so

io.

Probabilmente se ascoltate dopo più avanti questa puntata sarà uscito.

Ci sono, però, degli accrocchi fatti da vari sviluppatori che permettono già

di virtualizzare su

Apple Silicon M1.

Questo attraverso tutta una serie di cose che non ha senso parlarne

qua.

Ma

esistono già vari software open source, ovviamente che permettono di fare tutta

una serie di cose è tendenzialmente dedicato a persone che sono smanettoni

e che vogliono comunque perdere il tempo per installare Windows su Mac.

La cosa particolare è che bisogna installare la versione ARM di Windows.

Questo attualmente è un limite perché in estrema sintesi, da quello che

ne so io, non essendo un grande utente Windows, la versione Windows

Arm

ha meno compatibilità rispetto, quindi, ci sono meno software rispetto a quelli

presenti invece nel mondo complessivo di Windows per Intel, per intenderci, cioè

X86, e quindi è da tenere presente in varie maniere.

Diciamo che per ora, secondo me, è un gioco per chi è

appassionato di queste cose, ma non credo che possa diventare uno strumento

di lavoro quotidiano, soprattutto se avete le esigenze di vivere a cavallo

tra Windows e Mac.

Se invece non avete queste esigenze e vi volete divertire, allora li

ha più senso.

Infatti, anche i processori M1, da quel punto di vista lì abbiamo

parlato la volta scorsa, c'è da valutare appunto se avete la necessità

di utilizzare Windows a tutti i costi.

Poi esistono svariate soluzioni, cioè per esempio potete collegarvi a una macchina

Windows su un altro computer.

Quindi se passate dal vostro vecchio PC al Mac, volete comprare l'M1

è possibile farlo, vi dovrete però collegare in remoto sulla macchina vecchia,

diciamo, dove avete ancora tutto.

Quindi questo è possibile farlo, un'altra soluzione è possibile.

E a questo punto direi che avendo, ah no, avendo quasi finito,

passiamo invece allo step successivo: cioè se siete utenti Mac e volete

passare a un nuovo Mac, che cosa fare, che credo comunque possa

essere un qualcosa di utile.

Non trovi Roberto?

Esattamente.

Aggiungo ancora un paio di cose riguardo al critico precedente,

parallels non mi è mai piaciuto perché c'è una grossa confusione tra

i due sistemi operativi, nel senso che tendono a essere un po'

fusi insieme e a me non è mai piaciuto preferivo un approccio

come quello di

modo di avere le applicazioni che partono in un ambiente Mac che

non te ne rendi neanche neanche conto che sono di Windows.

Ma io, visto che voglio renderne conto cos'è che gira su Windows,

non mi è mai piaciuto.

E anch'io ho sposato VirtualBox per le virtualizzazioni.

Che tutto sommato se la cava parecchio bene, non è un grosso

problema.

Quello che volevo dire è un'altra cosa molto importante per quanto riguarda

i sistemi virtualizzati, che voi potete fare il backup, chiamiamolo così, della

macchina virtuale semplicemente spostando un file.

Ad esempio, con VirtualBox, se non mi sbaglio, l'estensione RobS BXD o

qualcosa del genere, comunque la vedete subito o V D o VX.

Quindi voi potete trasferire questo file come backup.

Io per esempio ho ancora il backup vecchi delle mie vecchie macchine

virtuali ho direttamente su un hard disk esterno.

E nel momento in cui volete recuperare quella macchina virtuale è abbastanza

semplice, ve la riportate nella cartella in cui VirtualBox va a cercare

le macchine virtuali, si riparte da capo senza grossi problemi.

Questo è utile perché?

Perché magari con sistemi Mac base che hanno poco spazio sull'hard disk.

Spostare una macchina virtuale è molto utile, visto che se non mi

ricordo male, l'ultima che ho spostato portava via 20 giga e conseguentemente

se avete un hard disk da 128GB era anche piccolina, secondo me,

perché secondo me ormai viaggiano era molto ridotta al minimo ormai anche

30 GB, ed è una cosa che effettivamente non avevo detto.

Le macchine virtuali sono veramente un sistema operativo completo, quindi addirittura se

caricate molti file, per esempio, all'interno della macchina virtuale, la macchina virtuale

cresce, cresce, cresce quindi può diventare anche una macchina da 100 megabyte

100 GB, sì, sì, sì.

Quindi comunque è richiesto risorse hardware per farla funzionare bene perché secondo

me meno di 4 GB da dedicare a una macchina virtuale Windows

sono niente in pratica.

Quindi la macchina dopo sarebbe molto lenta.

Ma anche

lo spazio fisico su hard disk può diventare impegnativo, cioè già avere

due macchine virtuali su un computer può essere impegnativo soprattutto a livello

di spazio.

Hai fatto bene a accennarne certamente.

E poi un'altra cosa che mentre Filippo parlava, sono andato a farmi

in giro per vedere qual è la situazione di Parallels.

Se non sbaglio, è ancora in versione beta, la versione per M1.

Le ultime notizie che ho letto erano quelle di dicembre, mi pare

che sia la versione 16.

L'ho letto un po' molto velocemente, ma come diceva giustamente buon Filippo,

bisogna avere un Windows per ARM, quindi una versione molto particolare che

non è neanche facile da ritrovare in giro per la rete o

richiederà Microsoft.

Comunque, detto questo, questi primi accenni iniziamo a pensare invece chi vuole

trasferire i dati da un

diciamo da una vecchia macchina Mac a un nuovo Mac.

Questo per fortuna è molto semplice.

Io mi sono ritrovato in mezzo più e più volte, visto che

i miei trascorsi di utente Macintosh riguardano il primo Mac che avevo

era un i Mac e lì ho fatto i miei esperimenti con

Boot Camp e basta perché lì c'era solo Boot Camp.

Mentre nel secondo ho iniziato a usare il MacBook Air del 2010

con le macchine virtuali, dopodiché, da lì in avanti, semplicemente ho iniziato

ad usare sempre di più il Macintosh, quindi anche le macchine virtuali,

dopo un po' le ho anche salutate.

E di conseguenza può capitare che chi cambia Mac e si trova

di fronte all'alnoso problema riparto da capo oppure utilizzo il backup che

mi sono fatto con Time Machine.

Bene, per chi non è utente Macintosh esiste un sistema che si

chiama Time Machine che permette di avere il backup dei propri dati

all'interno di un hard disk esterno.

Essenzialmente succede così: voi comprate un hard disk di 7800 milioni di

giga e lo attaccate al vostro simpatico Mac e giustamente il Mac

riconosce che avete attaccato un hard disk e vi chiede se lo

volete utilizzare come un sistema di backup esterno grazie a Time Machine.

Time Machine ve lo dico sinceramente, è una grandissima figata ed è

una di quelle cose che mi ha sempre piaciuto all'interno del sistema

operativo Macintosh.

Essenzialmente permette, grazie a un'interfaccia grafica che definire perfetta e dire poco

perché è molto, molto

dire, è molto

spettacolare, ma nello stesso tempo è molto pratica, permette di recuperare il

file all'indietro nel tempo in un modo davvero semplice.

Essenzialmente se siete in una cartella e avete visto che non c'è

il file che cercate, voi andate a cercare in time machine, gli

chiedete di cercare il file all'interno di quella cartella dentro Time Machine

e semplicemente vi apre un'interfaccia grafica nella stessa cartella, vi fa vedere

cosa c'è in quella cartella lungo un arco temporale che troverete poi

sulla destra dello schermo.

Ma detto questo, ritorniamo al fatto che comunque Time Machine permette di

avere un hard disk con l'ultima versione del backup che avete fatto.

Chiaramente state attenti a quello che fate perché il backup è una

cosa importantissima.

Ci ritorneremo anche nelle prossime puntate di A2.

Fatelo, non dico tutti i giorni, ma fatelo in modo intelligente perché

è l'unica ancora di salvezza che avete nel momento in cui ci

sia un casino di qualsiasi tipo forma e specie e dimensione.

È l'unica cosa che vi metto al sicuro, perché sapete benissimo che

uno, i dati sono importantissimi per le nostre professioni perché

ci aiutano a portare la pagnotta a casa, ma soprattutto due, nel

momento in cui voi avete fatto un backup di una settimana, voi

avete perso una settimana di lavoro che nessuno vi paga.

Quindi il backup è super importante.

Sta machine appunto questa possibilità di avere un backup

dell'ultima versione della macchina che avete fatto, e quindi

la cosa positiva è che vi permette con un sistema operativo Making

Tosh nuovo di avere essenzialmente la stessa macchina.

Un po' come succede con i sistemi iOS quando fate un ripristino,

così lo chiamano se non sbaglio, il ripristino e la formatazione, correggimi?

Sì, sì, è il ripristino del sistema proprio.

Del sistema esattamente, e quindi vi permette anche di portare dietro tutto

l'ultimo backup che avete fatto su iOS e vi portate il cellulare

come ce l'avevate prima.

Quindi funziona essenzialmente così.

La cosa importante per quanto riguarda i Macintosh su cui farete questo

tipo di procedura, è semplicemente che devono essere aggiornati, ovviamente entrambi all'ultima

versione, nel senso che devono avere lo stesso sistema operativo entrambi, se

no, ci potrebbero essere dei grossissimi problemi.

Detto questo, voi collegate una volta che avete acceso il vostro Mac

e avete fatto le prime configurazioni, voi essenzialmente utilizzate l'assistente migrazione che

vi fa tre simpatiche domande.

La prima è se vuoi passare da un Mac, da un backup

di Time Machine, che è quello che ho sempre fatto io, oppure

da un PC Windows, come abbiamo fatto precedentemente, come abbiamo spiegato Filippo,

oppure da un altro Mac.

Infatti, c'è la possibilità anche di trasferire i dati da un Mac

all'altro avendo la stessa interfaccia.

Io intendo con la stessa interfaccia in questo senso: che voi vi

ritrovate dal Mac che avete lasciato, avete le stesse cose sul Mac

nuovo, praticamente non ve ne rendete conto.

Dal mio punto di vista, ho sempre usato invece di partire con

un sistema pulito, sono sempre partito da un sistema che arriva da

un time machine precedente.

Questo perché?

Perché ho avuto la fortuna di non avere mai grossi problemi all'interno

della macchina, dal punto di vista software, e conseguentemente, non mi sono

portato dietro dei problemi software.

Una delle cose negative di queste cose è che se voi avete

un problema software di instabilità della macchina dovuto a chissà cosa, è

facile che lo portate dietro.

Io non ho mai avuto questo tipo di problemi, molti utenti non

hanno questo tipo di problemi,

e conseguentemente è una delle cose che dal mio punto di vista

consiglio fare per il semplice fatto che risparmiate tempo, non avete bisogno

di andarvi a cercare tutti i vostri software, non dovete andarvi a

cercare tutti i vostri dati, rimettervi nella stessa posizione.

Voi prendete, attaccate l'artist esterno, gli dite: prendi le informazioni da questo

time machine dell'ultimo backup.

Lui prende e incomincia a macinare, andate a mangiare un panino.

Quando tornate, avete il vostro simpatico Mac che l'avete lasciato ed è

la cosa assolutamente importante perché risparmiate tempo, non dovete fare nessun tipo

di configurazione.

C'è anche la possibilità di collegare direttamente un Mac con un altro,

però, francamente, mi sfuggio come probabilmente con la porta Ethernet per chi

ne è dotato.

Se non sbaglio, vado così a memoria perché

in rete, credo che debbano essere tutte e due in rete in

rete.

A quel punto lì riescono a

parlarsi essenzialmente.

Io ho sempre usato la parte di time machine, mi sono sempre

trovato bene e continuo a dire: è una grandissima rottura di scatole,

portarsi dietro tutti gli applicativi, andarsi a cercare, installare, mettersi le proprie

preferenze.

Può essere divertente perché partire da nuovo è sempre bello.

Però, essendo professionisti, noi dobbiamo fatturare, noi dobbiamo essere operativi nel minor

tempo possibile.

E conseguentemente, io consiglio, come sempre, di usare il Time Machine in

questo modo esatto.

Io facendo invece il bastan contrario, faccio esattamente l'operazione inversa, ovvero.

Ovvero sono un amante dell'installazione da zero, questo perché di fatto il

grosso vantaggio dell'installazione da zero, a fronte ovviamente dei difetti che concordo

con Roberto ci sono.

Perché ovviamente la necessità di reinstallare un tot software e comunque fare

ripristinare le configurazioni del vecchio computer è una perdita di tempo innegabile.

Però ovviamente si viaggia con un sistema molto più snello e spesso

e volentieri si evita tutta quella roba che casomai nel tempo si

è installata sul sistema operativo, ma che poi oggettivamente non utilizziamo.

Io abitualmente faccio una partenza da zero ogni due o tre anni

e lo faccio proprio per togliermi di dosso tutto il passato e

invece partire fresco, partire con un Mac molto più reattivo e evitarmi,

tra l'altro eventuali problemi.

Perché a me è già capitato vari colleghi che si sono trovati

con delle anomalie dovute proprio al passaggio ovviamente attraverso Time Machine, che

non è un passaggio perfetto, è già un ottimo lavoro quello che

fa Apple, però a volte l'inghippo può nascere e questo può essere

fastidioso e fa perdere anche molto più tempo perché dopo c'è da

ripristinare da zero e ripartire.

Cosa c'è da fare per l'installazione da zero?

La prima cosa che io faccio sempre e comunque su un disco

esterno, faccio un backup completo della macchina che vado a ripristinare da

zero, di modo che, se per caso qualcosa andasse a buon fine

o avessi bisogno di

accedere ai dati perché casomai non li ho salvati nella maniera corretta

della vecchia macchina, ce li ho copiati, tranquilli, sicuri e posso addirittura

io abitualmente faccio un clone della macchina.

Quindi, praticamente sul disco esterno lo posso collegare al Mac, dirgli di

partire dal disco esterno e lui mi parte come se il disco

esterno fosse il precedente disco della macchina interna, e quindi, come lo

stesso computer, la stessa macchina, esattamente come l'ho lasciata prima di devastarla,

distruggerla e distruggere tutti i dati, ovviamente, prima di fare questa operazione,

oltre al clone della macchina, bisogna avere spacchettizzato tutti i dati che

ci servono.

Cioè, nel caso mio da avvocato, per esempio, ho tutta una serie

di cartelle dedicate alle pratiche dell'ufficio e ad altre cose, che devo

avere messo da qualche parte per poi poterle reinstallare all'interno del computer,

ovviamente una volta che ho fatto la installazione da zero.

Fatto ciò, a questo punto siamo pronti per ripartire da zero.

Devo dire la verità: se è vero che era una rottura di

scatole, farlo e se è una rottura di scatole farlo a mano,

ci sono due grosse opzioni per risolvere questi problemi.

Uno è il Mac App Store, cioè se avete comprato delle applicazioni

dal Mac App Store, quando una volta che avete inserito le vostre

credenziali è Apple e quindi il Mac conosce il vostro Apple ID,

in estrema sintesi, potete scaricare, ci metterà ovviamente del tempo.

In base al vostro collegamento internet, scaricare tutti i software che avete

già comprato,

rido!

Perché se avete un collegamento come quello del sottoscritto, dove veramente portano

i dati a mano dalla centralina fino al mio computer, diventate subito

vecchi e vi passa la voglia di utilizzare questo metodo.

Tuttavia, se avete tipo la fibra come sottoscritto,

allora la cosa è veramente semplice, immediata, quasi esatto.

Esatto.

L'altra cosa per tutti i software invece che non sono nel Mac

App Store e io, per esempio, ne ho tanti.

Io quello che utilizzo e che a me ha cambiato veramente la

vita, è Ombriu.

Ne ho parlato in un articolo in un video che linkerò ovviamente

nelle note dell'episodio, in estrema sintesi, Ombriu è un sistema di gestione

dei pacchetti che permette sia di installare dei pacchetti software più legati

all'open source e Linux.

Ma la cosa interessante è che ha la funzione cosiddetta cask che

permette di scaricare software proprietari, anche di cui avete comprato ovviamente la

licenza, presumibilmente, e installarli automaticamente da riga di comando sul vostro Mac.

Questo sembrerebbe controintuitivo, ma è una cosa clamorosa perché basta fare la

lista della spesa in pratica, avere un minimo di dimestichezza ovviamente con

la linea di comando, ma è veramente solo tre comandi in croce.

Quindi dire ad Ombriu di scaricare 10 software.

Lui li va, prende dal sito ovviamente dei vari sviluppatori, quindi voi

non dovete andare su internet alla ricerca di OnePassword piuttosto che audio

e jack, giusto per fare dei nomi o LibreOffice e così via.

Lui in automatico ve li scarica giù, ve li installa e siete

a posto.

Devo dire la verità, l'ho utilizzato in maniera abbastanza intensiva su questo

MacBook Pro, sia con Catalina sia soprattutto con con Bixure, la versione

beta che ogni tanto utilizzo su questo Mac, e devo dire la

verità: l'operazione è abbastanza banale.

Que mi viene in mente, casomai, un software che non ho installato,

lo scarico così.

Ormai lavoro solo in questa maniera.

Pochissimi software, cioè i software principali si trovano tranquillamente.

LibreOffice, Acrobat Reader, per esempio, tutta una serie di software.

Basta digitare il nome o fare una ricerca per sapere se c'è

già il sistema.

Poi per scaricare questi software.

Li installa direttamente.

Quindi ve li trovate nelle app.

È tutto veramente trasparente e appunto, essendo la riga di comando, basta

digitare i nomi dei software che volete scaricare.

Molto rapido, molto veloce.

Vi permette addirittura se fate la lista della spesa.

E giusto per chi fosse interessato, basta digitare Briu List per avere

la lista di tutti i software che avete installato con Umbriu.

Quindi a quel punto lì copiate questa lista e ovviamente nel vostro

nuovo Mac potete scaricarli.

Ovviamente ci metterà il solito tempo per scaricare da internet perché quello

non ve ne uscite.

Ma se avete un collegamento veloce, l'operazione di installazione di una decina

di software è qualcosa di automatico ed è molto simile appunto al

Mac App Store.

Quindi ottenete il mondo completo in base alle vostre esigenze.

Per cui io lo consiglio veramente.

Poi ovviamente dipende da tante cose.

Un'altra particolarità di time machine che voglio specificare è quella che teoricamente,

io non ci ho mai provato, ma credo che fosse Davide Gatti

che ci ha confermato che funziona,

potete far partire il vostro Mac da un backup di time machine.

Quindi, per esempio, avete l'hard disk danneggiato del vostro Mac, quindi il

Mac è bloccato, dovete lavorare a tutti i costi.

È possibile far ripartire il vostro Mac, ovviamente deve essere solo l'hard

disk che ha dei problemi, o comunque utilizzare il backup di time

machine su un altro Mac facendolo partire dall'hard disk di time machine

per avere la macchina operativa, chiamiamola così, temporaneamente se è una questione

di vita e di morte esattamente, tutto molto giusto.

Come avete notato, io e Filippo abbiamo due approcci diversi, ma complementari,

esatto.

È proprio bello, secondo me, questo.

Perché avendo due approcci diversi, così

complementari allo stesso problema, capite anche cos'è meglio per voi.

Può essere meglio andarvi a mangiare un panino mentre il computer lavora,

oppure metterci le mani dentro e digitare un po' diciamo di caratteri

su home blue e tirarvi fuori il problema e sentirvi soddisfatti anche

di più di quello che può essere la degustazione di un panino.

Dico bene, Filippo.

Oppure fare la stessa cosa mangiando un panino.

No, no, no, ragazzi, poi sarà un'altra cosa che adesso lì in

punto è la pulizia del computer perché è una cosa che non

sopporto.

Ne parleremo anche in un altro momento.

Perché credo che grandi parti dei problemi delle tastiere sia dovuto anche

a quello, nel senso, mangi un panino mentre sto digitando, sto cercando

su Facebook o via discorrendo.

Poi mi lamento che è caduta la briciola sotto la lettera T,

non riesco più a scrivere qualcosa, tipo tutto.

Vabbè, dobbiamo pensarci anche prima, no?

Vabbè, comunque dettagli, dettagli.

Allora, cosa vogliamo fare?

Siamo a un'ora di diretta.

Vogliamo interrompere e fare la terza parte la prossima settimana o proviamo

a andare avanti?

Ma si no, andiamo alla prossima settimana, così abbiamo già del materiale.

Bene, allora, io direi che a questo punto ricapitoliamo.

Diciamo che la prima puntata che avete visto, che avete ascoltato, visto,

se siete in diretta su YouTube, abbiamo visto qual è la scelta

del Mac e come scegliere il Mac e quali sono le opzioni

ovviamente per passare a Mac OS.

Oggi abbiamo visto come passare da Windows a Mac OS e come

fare il passaggio da un sistema da un precedente Mac a un

nuovo Mac.

La volta prossima, a questo punto, prenderemo confidenza col sistema operativo.

Vedremo un po' di cose che credo siano utili per chi non

è ancora avvezzo al sistema operativo di Apple, e quindi finalmente poi

entreremo nel vivo, chiamiamolo così, di noi utenti Apple che lavoriamo prevalentemente

con Mac, poi dovremo decidere anche cosa fare nelle prossime puntate, ma

questo lo vedremo più avanti.

È tutto un percorso a ostacoli tra gli impegni e quello di

cui vogliamo parlare.

Perché continuo a dire, noi avevamo una scaletta unica che come per

magia è diventata di tre puntate e comincio a avere paura per

le prossime puntate.

Mi sa che parleremo un argomento e le vai, ne parleremo fino

a due o tre puntate di continuo.

Lo scopo di questo podcast è entrare nel dettaglio e dare la

visuale più completa possibile.

Direi che tre episodi su come passare a Mac più completo di

così, si muore.

Poi probabilmente ci siamo scordati qualcosa.

Tuttavia, spero che appunto gli utenti novizio o chi è incuriosito nel

passare da Mac, possano trovare spunti utili adesso, in particolar modo, quando

uscirà veramente il podcast, quando lo fai uscire, io direi: a questo

punto facciamo altre due o tre puntate.

Poi dopo facciamo partire tutto

, mi piace.

Aggiungeremo anche delle corpose note degli episodi proprio per darvi la possibilità

di avere dei link e delle ulteriori risorse.

Se volete approfondire, perché, per forza di cose, un po' perché lo

facciamo in audio, un po' perché, comunque, non possiamo perderci l'infinito, e

oltre, dobbiamo ogni tanto tagliare qua e là, anzi, ogni tanto, blocco

Roberto, che è quello più ciarliero perché anche oggi avevi detto che

non avresti parlato per niente.

Te lo ricordo, vero, è vero,

mi sentivo un po' impreparato, ma ero lì che ci stavo ragionando.

Ho detto boh, io vado abbraccio.

Ormai avete capito che insomma sono poco impostato, racconto un po' quello

che mi viene in testa e cerco di dire quello che potrebbe

essere utile a un utente che era inesperto come me all'inizio.

Benissimo.

Allora a questo punto direi che siamo arrivati.

I saluti, ovviamente ci risentiamo venerdì prossimo in diretta.

Se ci seguite in diretta, altrimenti nelle prossime puntate del podcast, io

aggiungo soltanto una cosa che mi dice Filippo di seguire la scaletta,

ma ci siamo dimenticati di ricordarvi come potete sostenerci.

Come potete fare seguendo i link affiliati che troverete nei note dell'episodio

o probabilmente anche sui vari blog mio e di Filippo.

Utilizzando PayPal, sponsorizzando il podcast direttamente in questo modo.

Grazie anche, magari, a qualche recensione che potete fare su iunes, iscriversi

al feed, RSS del podcast.

Quando ci sarà, e quando Filippo

si degnerà di farlo.

Non è più degnerà, ma più che altro troverà il tempo perché

so che sta facendo un milione e mezzo di cose.

Che io, francamente, da essere umano, perché lui chiaramente non è un

essere umano, perché lui ha leggermente di 48 ore e non si

capisce perché lui ce le abbia.

Io no.

Vorrei fare il cambio, perché così almeno riuscirei a fare quelle due

cose in più che mi mancano da fare tutte le volte.

Comunque, tornando a noi, invece, per quanto riguarda YouTube, potete iscrivervi al

canale, iniziare a premere la campanella in modo tale che siate avvertiti

quando parte una diretta, oppure, magari chi lo sa, in un futuro

partirà una mini diretta di 10 minuti dove vi vogliamo salutare e

ci lasciamo magari bombardare dalle domande.

Ci potrebbe anche essere questo tipo di sfruttamento di YouTube, chi lo

sa, ma la cosa più importante è condividere con tutti gli amici

o persone che possono essere interessati a questo simpatico podcast condotto da

Filippo Strozzi e Roberto Marin.

↓ Scarica SRT