Markdown le meraviglie del testo semplice
In questo episodio Roberto e Filippo vi parlano di Markdown e delle applicazioni per scrivere con il testo semplice!
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In questo episodio Roberto e Filippo vi parlano di Markdown e delle applicazioni per scrivere con il testo semplice!
Note dell’episodio
- Markdown — Daring Fireball: pagina ufficiale del progetto con definizione e filosofia originale di John Gruber.
- Sintassi Markdown — Daring Fireball: riferimento completo alla sintassi del Markdown originale.
- Wikipedia italiana — Markdown: panoramica in italiano sulla storia e le varianti del formato.
- MultiMarkdown — Fletcher Penney: estensione del Markdown con tabelle, note a piè di pagina, export PDF e molto altro.
- Markdown: Guida Completa 2019 — Informatica Brutta: guida italiana pratica alla sintassi.
- Markdown: guida al linguaggio di markup — HTML.it: guida italiana dettagliata.
- Markdown: guida al semplice linguaggio di markup — IONOS: ulteriore riferimento in italiano.
- Markdown Editor online: editor web per provare Markdown direttamente nel browser senza installare nulla.
- Drafts: applicazione per Mac e iOS dove ogni sessione inizia da una pagina vuota; ideale per appunti veloci, scrittura in Markdown e automazioni avanzate.
- nvALT — Brett Terpstra: gestore di note minimalista open source per Mac, scritto da Brett Terpstra.
- Markdown Service Tools — Brett Terpstra: servizi macOS per formattare, convertire e manipolare testo Markdown direttamente dal menu Servizi.
- Ulysses: editor professionale per Mac e iOS, usato anche per scrivere libri interi in Markdown.
- iA Writer: editor minimalista multipiattaforma (Mac, iOS, Windows) molto apprezzato per la concentrazione.
- 1Writer: editor Markdown per iOS con supporto alle automazioni.
- Bear: gestore di note in Markdown sviluppato da un team italiano.
- ByWord: editor Markdown semplice e minimalista per Mac e iOS.
- Zettlr: editor open source per Mac con integrazione nativa con Pandoc per convertire in DOCX, PDF e LaTeX.
- Typora: editor che renderizza il Markdown in tempo reale mentre si scrive.
- Obsidian: sistema di note collegabili basato su file Markdown locali.
- MacDown: editor gratuito per Mac con anteprima affiancata in tempo reale.
- Blockquote — Markdown Editor per iOS: editor Markdown gratuito per iPhone e iPad.
- Notion: workspace tutto-in-uno che supporta Markdown nelle note e nei documenti.
Sinossi1
1. Il decimo episodio e qualche chiacchiera introduttiva
L’episodio si apre con una piccola confusione iniziale: Roberto e Filippo si scambiano le parti nell’introduzione, trasformando l’incidente in una piccola celebrazione. Raggiungere la doppia cifra — l’episodio 10 — è un traguardo che i due conduttori festeggiano con ironia, ricordando che dietro ci sono circa due mesi di lavoro effettivo: il podcast ha debuttato a fine febbraio 2025 con un blocco iniziale di quattro o cinque episodi, ha coperto tutto marzo con cadenza settimanale e si è preso una pausa pasquale. Filippo ammette candidamente di essere lui a fare quasi tutto — montaggio incluso, realizzato interamente su iPad — mentre Roberto si definisce un «infiltrato speciale» che parla e poi sparisce.
Prima di entrare nell’argomento principale, i due raccontano un episodio curioso: Amazon Music Podcast ha iniziato a scaricare in massa gli episodi di numerosi podcast, gonfiando artificialmente i dati di ascolto. La puntata 8 — quella sui backup — aveva fatto registrare numeri moltiplicati per tre, quattro, cinque volte rispetto alla media. L’euforia iniziale si è trasformata presto in scetticismo, e Filippo ha capito che qualcosa non tornava ben prima che la situazione tornasse alla normalità.
“Eravamo lì che già festeggiavamo con lo spumante, eravamo fuori come con la scritta: i migliori siamo noi.” — Filippo, 00:04:58
2. Chi ha inventato il Markdown e perché
Filippo, che per questa puntata ha preparato una scaletta dettagliata con tanto di ricerca storica, introduce il Markdown raccontandone le origini. Il formato nasce dall’idea di John Gruber, uno dei blogger più influenti del mondo Apple, autore del sito Daring Fireball che porta avanti dal 2002-2003. Gruber non voleva continuare a scrivere i suoi post in HTML — linguaggio di markup alla base del web, efficace ma tutt’altro che scorrevole da leggere mentre si scrive — e ha cercato un sistema che gli permettesse di produrre testo semplice e leggibile, convertibile poi automaticamente in HTML tramite uno script.
A realizzare concretamente lo script Perl che trasforma il Markdown in HTML è stato Aaron Swartz, il vero programmatore del duo, scomparso prematuramente. Gruber viene dal mondo della documentazione tecnica: ha esordito scrivendo i manuali di BBEdit, editor di testo per Mac con una storia trentennale. Da quella formazione è nata la sensibilità per la chiarezza del testo scritto.
“Markdown è uno strumento di conversione da testo a HTML per gli scrittori del web.” — John Gruber, citato da Filippo, 00:12:02
L’intuizione fondamentale del Markdown è che il testo scritto in questo formato rimanga leggibile anche da chi non conosce la sintassi. Un file .md è a tutti gli effetti un file .txt — testo puro, la base di qualsiasi sistema informatico — arricchito da pochissimi simboli che indicano struttura e enfasi. Gruber ha rilasciato il tutto liberamente, senza pensarci troppo, e la cosa ha preso vita propria.
3. La diffusione e le varianti
Roberto ammette senza imbarazzo di non sapere quasi nulla della storia del Markdown fino a quel momento: ha scoperto molte cose leggendo la scaletta preparata da Filippo. Questo permette ai due di affrontare l’argomento in modo naturale, con Filippo che racconta e Roberto che fa le domande che farebbe qualunque ascoltatore curioso.
Nel periodo 2002-2008, il blogging esplode in America. Gruber è un punto di riferimento nel settore, e il Markdown si diffonde nella comunità dei blogger e degli scrittori web. GitHub, piattaforma per la condivisione di codice open source, adotta il Markdown per i file README e introduce la propria variante con alcune estensioni specifiche. Fletcher Penney sviluppa MultiMarkdown, che aggiunge tabelle, note a piè di pagina e la possibilità di generare PDF. Nel frattempo le principali piattaforme di blogging, tra cui WordPress e Squarespace, integrano il supporto nativo al formato.
Filippo cita anche Pandoc — uno strumento da riga di comando che converte Markdown in decine di formati diversi, da DOCX a PDF passando per LaTeX — come caso limite di fino a dove si può spingere questo approccio alla scrittura. Roberto lo ascolta con un misto di ammirazione e disorientamento:
“Filippo ha iniziato a cavalcare e comincia già a utilizzare software che non conosce praticamente nessuno.” — Roberto, 00:24:08
Filippo spiega che il vero punto di forza non è la potenza tecnica, ma la coerenza: una volta che si scrive tutto in Markdown — articoli, note, scalette — viene naturale estendere lo stesso metodo anche agli atti giuridici, aggiungendo alcune convenzioni tipografiche mutuate da LaTeX e delegando la conversione finale a Pandoc.
4. Perché usare il Markdown: i vantaggi pratici
I due dedicano un blocco all’argomento «perché dovreste conoscerlo», indirizzandosi esplicitamente agli ascoltatori che non hanno ancora incontrato questo formato. I vantaggi che emergono dalla conversazione sono quattro:
Semplicità: le regole di base si imparano in pochi minuti. Roberto conferma di averle capite senza studiare, semplicemente usandole.
Portabilità: un file .txt si apre su qualsiasi sistema operativo, su qualsiasi device, senza software dedicato. Linux, Mac, Windows, iOS, Android: non fa differenza.
Leggerezza: un documento scritto in Markdown occupa pochi kilobyte. Un documento Word con lo stesso testo è molto più pesante, e su iCloud — dove Apple concede solo 5 GB gratuiti — la differenza si sente nella velocità di sincronizzazione.
Universalità: il formato è convertibile in quasi tutto. HTML, PDF, DOCX, ODT, LaTeX: con gli strumenti giusti si passa da Markdown a qualsiasi output senza riscrivere niente.
“Un file TXT penso che non ci sia nient’altro di più leggibile nel mondo dell’informatica.” — Filippo, 00:26:16
5. Le regole di base della sintassi
Filippo guida Roberto — e con lui gli ascoltatori — attraverso gli elementi fondamentali del Markdown, spiegandoli uno per uno in modo pratico.
Intestazioni: si usano i simboli cancelletto davanti al testo. Un cancelletto produce il titolo principale, due cancelletti il primo sottotitolo, tre il secondo, fino a sei livelli di profondità.
Enfasi: un asterisco (o un underscore) prima e dopo una parola la rende corsiva; due asterischi (o due underscore) la rendono grassetto. Filippo e Roberto discutono le rispettive preferenze: Filippo usa gli asterischi per entrambi, mentre Roberto segue la convenzione che separa i due simboli — underscore per il corsivo, asterischi per il grassetto — appresa da Brett Terpstra, così da distinguerli visivamente anche nel sorgente.
Sottolineato: non esiste nel Markdown originale, e non dovrebbe esistere nella buona tipografia. La sottolineatura nasce dalla macchina da scrivere meccanica, quando non era possibile fare grassetto o corsivo, e oggi sopravvive solo come convenzione per i link.
Link: si scrivono con il testo tra parentesi quadre seguito dall’URL tra parentesi tonde. Per testi lunghi in cui lo stesso link compare più volte, è possibile definire un riferimento a piè di documento — ad esempio [articolo][snap] con [snap]: https://... in fondo — evitando di riscrivere l’URL ogni volta. Filippo usa questa tecnica per citare i documenti negli atti giuridici: ogni documento è numerato (DOC 1, DOC 2…) e la lista completa sta in fondo al file.
Immagini: funzionano come i link, con l’aggiunta di un punto esclamativo prima della parentesi quadra. Roberto chiede se l’immagine debba essere in locale o sul web: Filippo spiega che per uso interno si può linkare un percorso locale, ma per pubblicare sul web l’immagine deve essere caricata su un server accessibile pubblicamente.
Elenchi: un asterisco o un trattino seguito da uno spazio crea un elenco puntato; un numero seguito da un punto crea un elenco numerato. Il Markdown gestisce la numerazione in autonomia: se si elimina un elemento, non serve rinumerare manualmente il resto.
Citazioni: il simbolo maggiore (>) seguito da uno spazio crea un blocco citazione, formattato visivamente in modo diverso dal testo normale.
A capo e paragrafi: un singolo invio non produce un a capo visibile nel documento finale. Per andare a capo all’interno dello stesso paragrafo servono due spazi alla fine della riga; per separare due paragrafi servono due ritorni a capo.
Codice: un tab all’inizio della riga trasforma il testo in blocco di codice con font monospazio. Per il codice inline — un comando dentro una riga di testo normale — si usa il backtick (`), che sulla tastiera italiana si trova con Option+9.
La discussione sulla tastiera americana occupa qualche minuto: Filippo sostiene che scrivere in Markdown con una tastiera americana sia molto più comodo, perché le parentesi quadre, le graffe e le barre sono tasti fisici invece di combinazioni con Option. Roberto non si lascia convincere.
6. Le applicazioni per scrivere in Markdown
Filippo presenta una rassegna di applicazioni, dalle più semplici alle più avanzate. Per chi non vuole spendere nulla, TextEdit su Mac e Notepad su Windows bastano: mostrano il testo grezzo con i simboli Markdown visibili, senza renderizzazione. La maggior parte delle applicazioni dedicate, invece, mostra la formattazione mentre si scrive o in un pannello affiancato.
Drafts è la prima raccomandazione di Filippo. Non nasce come editor Markdown puro, ma come taccuino veloce — ogni volta che si apre l’app si trova subito una pagina bianca pronta per scrivere. Nel tempo lo sviluppatore ha costruito attorno a questa semplicità un sistema di automazioni molto sofisticato. Filippo paga l’abbonamento non tanto per le funzioni avanzate che usa, quanto per sostenere il progetto.
nvALT di Brett Terpstra è un contenitore di note open source e gratuito per Mac, minimalista e veloce.
Ulysses è l’editor professionale per chi scrive testi lunghi — articoli, libri — su Mac e iOS. È in abbonamento, motivo per cui Filippo se ne è allontanato nel tempo.
iA Writer ha versioni per Mac, iOS e Windows, ed è apprezzato per il design minimalista orientato alla concentrazione. Costa una cifra intorno ai 50-60 euro su Mac.
1Writer è un editor per iOS con supporto alle automazioni.
Bear è sviluppato da un team italiano ed è apprezzato soprattutto per l’interfaccia curata.
ByWord è l’applicazione che Filippo usa tuttora come visualizzatore predefinito dei file Markdown sul Mac: semplice, lineare, nulla di superfluo.
Zettlr è open source, ha il folding delle intestazioni (la possibilità di ripiegare i capitoli per nasconderli durante la scrittura) e integra Pandoc per la conversione in altri formati con pochi clic. Filippo lo usa per preparare le scalette delle puntate e ne ha prodotto anche un video sul canale YouTube di Avvocati e Mac.
Typora è in versione beta nel momento della registrazione. La sua caratteristica principale è che renderizza il Markdown in tempo reale: non si vede mai il sorgente, solo il testo formattato. Se si clicca su una parola in grassetto, ricompaiono gli asterischi per permettere la modifica.
7. Il workflow di Roberto: due app gratuite e iCloud
Roberto descrive il proprio approccio, scelto per ragioni pratiche: voleva qualcosa di gratuito, multidevice e sincronizzato via iCloud senza consumare troppo spazio.
Ha trovato due applicazioni complementari. Per Mac usa MacDown, che mostra il sorgente Markdown a sinistra e l’anteprima formattata a destra, con la possibilità di modificare la proporzione tra i due pannelli o di visualizzarne solo uno. Per iOS ha usato Blockquote, editor gratuito da circa 4 MB, con un’interfaccia analoga a MacDown.
Nel momento della registrazione Roberto sta però migrando tutto su Notion, seguendo il workflow di un content creator che si chiama Eric Reynolds, del quale ha adottato anche il template. Notion supporta Markdown nelle note e permette di organizzare gli articoli in una struttura gerarchica — pagine in lavorazione, pagine pubblicate — senza dover gestire file separati. Il lato meno entusiasmante, ammette Roberto, è che si perde il controllo diretto sui file di testo.
8. Il workflow di Filippo: Vim, Pandoc e atti giuridici in Markdown
Filippo chiude la rassegna con una confessione che lascia Roberto a bocca aperta: il suo editor principale è Vim, un editor da terminale che sembra uscito dagli anni Ottanta ma che Filippo considera il meglio in assoluto per la scrittura in Markdown. Roberto ricorda di averglielo visto usare una volta e di non essersi ancora ripreso.
Filippo ha costruito attorno a Vim un sistema di automazioni — snippet di comandi — che fanno girare Pandoc in background senza dovergli mai toccare la riga di comando direttamente. Il risultato finale è un PDF impaginato in modo avanzato, prodotto da un semplice file di testo. La combinazione Markdown + LaTeX + Pandoc è la stessa che usa per redigere i propri atti giuridici: un uso del tutto insolito per un formato che nasce per il web, ma che dimostra quanto il Markdown possa essere piegato alle esigenze più diverse.
“Ci ho messo un anno e mezzo, ma sono riuscito a mettere tutto in fila e arrivare a livelli più elevati di quello che facevo prima.” — Filippo, 00:57:32
Filippo anticipa anche che le scalette e le note degli episodi del podcast stesso sono scritte in Markdown — in questo caso con Zettlr — sincronizzate via Nextcloud tra i due conduttori. Roberto fa notare che sull’interfaccia web di Nextcloud la gestione dei link in Markdown dà qualche problema, mentre aprendo il file direttamente sul computer con Zettlr tutto funziona correttamente.
Questa sinossi è generata con l’intelligenza artificiale a partire dalla trascrizione della puntata. ↩︎
Leggi la trascrizione completa
Benvenuti all'episodio numero 10 di A2, in cui scoprirete come ottenere il
massimo dalla vostra tecnologia Apple.
E invece ci siamo sbagliati, Filippo.
Te l'ho detto io, sono stordito oggi.
Sono Filippo Strozzi, sono il vostro ospite.
No, adesso lo rifai da casa.
Va bene, va bene.
Allora, siccome questo è l'episodio 10, bisognava festeggiare e dirlo almeno due
volte.
Siamo arrivati all'episodio 10,
numero a due cifre, ragazzi, numero a due cifre.
Chi l'avrebbe mai detto?
Dopo la pausa passata, ne abbiamo solo 90 davanti.
Adesso siamo lanciatissimi sulle due cifre.
Quindi, io sono Filippo Strozzi, sono il vostro ospite assieme a Roberto
Marin.
Di cosa parliamo oggi, Roberto?
A parte il fatto di prendere appunti di chi deve iniziare l'introduzione
e chi deve parlare, parliamo appunto di qualcosa che ci aiuta a
prendere appunti o scrivere o qualcos'altro.
Non stiamo parlando della semplice carta e penna, ma stiamo parlando del
Markdown.
Questo sconosciuto, questo ambiente di scrittura che ho conosciuto poco tempo fa.
Ovviamente io, essendo tendenzialmente avete capito come sono, sono un architetto, sono
uno che è un po' un manovale dell'informatica.
Mi dici che c'è una cosa, la provo e non mi informo.
Invece, che il nostro sofista preferito Filippo Strozzi, si è andato a
fare tutta una bella ricerca per spiegarci da dove nasce il Markdown,
io, francamente, non sapevo una ceppa.
Ho scoperto qualcosa leggendo la scaletta, fate voi il conto.
Quindi, sì, sì, tutto vero, giuro, ho scoperto delle novità perché Filippo
ha scritto una scaletta con un po' di storia, che ovviamente sarà
il suo compito a raccontarci così nella ripasso, magari la imparo anche.
Quindi, ragazzi miei, oggi tocca al Markdown, ma mi raccomando, la prima
cosa che dovete fare dopo averci ascoltato, cos'è, è quella di supportarci
in qualche modo.
Quindi, non è che vi veniamo a casa vostra, vi chiediamo i
soldi, vi chiediamo di farci affittare la vostra carta di credito come
ho visto oggi.
La stessa notizia, che mi sembra che se qualcuno ci casca, mi
sembra che non può altro che essere un pesce d'aprile.
Non è possibile affittare la carta di credito.
Credi Filippo, c'è qualcuno che
crede che qualcuno gli dia i soldi se gli affitti la carta
di credito assurdo.
Comunque non vi chiediamo questo, non dateci la vostra carta di credito,
non ce ne interessa niente.
Quello che vi chiediamo semplicemente è quello di mettere una recensione se
riuscite da qualche parte utilizzando i classici metodi passando da Apple podcast,
ormai si chiama così quindi abituatevi per chi lavora o gioca in
ambito Apple oppure avete tutti i vostri simpatici metodi per lasciare una
recensione.
Ma la cosa importante è che ce la dovete lasciare perché così
iniziano a conoscerci anche di più.
Ci potete trovare come sempre sul sito bellissimo, nuovissimo, fatto dal nostro
mitico Filippo Strozzi.
Si chiama A2 Podcast punti.
L'hai fatto tu, io non ho fatto niente.
E come sempre, io sono un infiltrato speciale in questo podcast.
Io passo, parlo e poi me ne vado via.
Tutto il resto lo fa Filippo.
Ringraziate Filippo se c'è questo podcast.
Perché io anche l'ultima volta perché abbia dovuto saltare la puntata, ce
l'ho racconti tu, Filippo?
Così mi vergogno.
Era Pasqua,
era il venerdì di Pasqua Pasquetta.
In fine, effettivamente, non aveva senso, tu eri un po' oberato di
lavoro, ma è giustissimo.
Cioè, sia io che te lavoriamo, e giustamente ci sono momenti in
cui io sono più impegnato, momenti in cui tu sei più impegnato,
è giusto anche poi non succede niente.
Nel senso che se non è un divertimento fare questo podcast, tanto
vale chiuderlo lì subito.
Quindi, alla fine ci divertiamo, secondo me, nessuno si è messo le
mani nei capelli, perché il lunedì di Pasquetta non è uscita la
puntata, mettiamola così.
Sicuramente, qualcuno in America avrà detto qualcosa.
Com'è che non esce questo podcast?
Sai che abbiamo avuto un picco di ascolti di più
.
Racconta un po' cosa è successo questo dietro alle
varie cose, la nostra la piattaforma che utilizziamo.
Io non ho costruito niente ovviamente.
È Fireside, che è questo gestore di podcast sostanzialmente fatto da Dan
Benjamin, che è un famoso podcaster americano che ho seguito che seguo
tuttora, per cui, nella sostanza, tra le varie opzioni a due sia
su Apple Podcast su Spotify e c'era la possibilità di farlo anche
su Amazon Music Podcast che non sapevo neanche esistesse.
L'ho fatto, ho detto: beh, tanto una cosa in più, è un
click chi se frega.
Peccato che Amazon non si sa esattamente cosa ha fatto due settimane
o tre settimane fa, adesso non mi ricordo più, e ha iniziato
a scaricare puntate come se non ci fosse un domani, non solo
le nostre, ma anche di tanti altri podcast.
Per cui abbiamo avuto un'impennata clamorosa della puntata 8, credo.
Eravamo lì che già festeggiavamo con lo spumante, eravamo fuori come con
la scritta I migliori siamo noi.
E invece, a un certo punto è arrivato a tali livelli che
ho detto: insomma, mi sembra abbastanza inverosimile.
Diciamo una crescita: la crescita iniziale era significativa, ma nei range del
verosimile.
Dopo siamo andati un po' oltre.
Perché abbiamo fatto veramente 3, 4, 5 volte gli ascolti di una
puntata nostra media.
Che poi, peraltro, la puntata sui backup.
Che voglio dire adesso, non credo che abbia quella PI, non penso
anch'io, come stanno andando?
Gli ascolti?
Filipo oggi questa settimana non ho mai mandato.
Non abbiamo pubblicato una puntata nuova, quindi non è che.
Normali,
stiamo salendo, ma
ancora questa è la puntata 10.
Adesso non ho pretese, alla fine la pubblicazione diciamo del podcast e
propria.
Abbiamo fatto un mese, secondo me, perché abbiamo iniziato a fine febbraio.
Siamo ai primi di aprile.
Quindi, abbiamo proprio fatto:
noi abbiamo iniziato a registrare a gennaio, però le puntate perché ne
buttate fuori quattro assieme.
Abbiamo fatto il botto iniziale anche per dare un po' di volevo
.
Volevo anche controllare che riuscissimo a fare la nostra puntate settimanali e
quindi abbiamo deciso.
Appunto, abbiamo iniziato a fine febbraio, con cinque episodi o 4-5 episodi
a fine febbraio.
Abbiamo fatto tutto marzo nella sostanza.
Pausa pausa pasquale, e siamo qua di nuovo ad aprile.
Prendiamola così, ma sì, ma si adesso continua a ripetere anche perché
poi adesso non abbiamo ancora ragionato sulla pausa estiva, ma ovviamente quest'estate,
tra impegni, gestione familiare e così via, non so come ce la
faremo e se ce la faremo, ce la faremo.
Ad agosto, forse facciamo il podcast in diretta in presenza, dai in
diretta dal vero appunto.
Magari la facciamo in contemporanea, lì ci sarà da ridere, perché io
comunque Filippo non ti ho mai chiesto?
Baby birra tu, bevi vino.
Non sono un alcolista.
Vado d'acqua.
Allora devo farti alcolizzare.
Devo farti alcolizzare, così ci sarà davvero da ridere in quella puntata.
Comunque, se ci volete trovare come sempre, oltre al podcast, citate anche
su un canale YouTube.
Pensate voi su un canale YouTube.
Quindi iscrivetevi, seguiteci, mettete un bel like sulla campanella come dicono i
ciofani.
E se vedete anche se avete
immagini fare vedere che qui c'è la campanella qui sopra.
Subscribe.
Ma non ci vedono quindi puoi fare quello che vuoi.
Però lo faccio vedere.
Guardate, qua c'è la campanella.
Vi iscrivete così vi arrivano la notifica di quando i vostri eroi
vanno in diretta e così potete seguirci a dire quattro chiacchiere con
noi.
E se volete, ci potete anche contattare sulla chat in diretta.
Così possiamo anche rispondervi o mandarvi via a male parole, dipende da
come vanno.
Siamo girati.
Quella giornata può capitare esattamente.
Se siamo girati male, abbiamo bevuto troppo.
La situazione è questo.
In alternativa, se non volete scriverci in chat in diretta, potete scriverci
una bella mail all'indirizzo che adesso vi dirò: che si chiama scrivi.a
chiocciola a due podcast.it.
A questo punto direi che i convenienti qui ci mancano i figli
che si impappinano.
Su questa esatto.
Io sono riuscito a metterla a letto.
Ha già letto!
Ha iniziato a andare a scuola?
E beh, abbiamo iniziato a scuola, poi è stato a giocare con
gli amici tutto il pomeriggio.
Dopo.
Ciao, capo tecnico.
Sì, sì.
Comunque, dopo aver parlato 12 minuti, penso di qualsiasi cosa che ci
veniva in mente come è giusto che sia all'inizio, andiamo subito al
dunque.
Allora, mi racconti un po' qual è la questione del Markdown.
Da dove è nato, dove succede?
Racontaci allora, come a me piace ovviamente raccontare, c'è sempre un po'
di storia detto il Markdown.
Il Markdown nasce da un'idea di John Gruber che per i fan
Apple, tra virgolette, è uno dei blogger all'epoca e tuttora più famosi
nel mondo Apple, scrive The Fireball, da credo il 2002-2003, secondo me.
Ecco, pensate che io all'epoca non avevo ancora un computer.
Esatto, no, no, io ho conosciuto John Gruber ben oltre, non sapevo
neanche chi fosse all'inizio, devo dire la verità.
Non sapevo neanche che avesse creato lui il Markdown, devo dire la
verità, anch'io l'ho imparato nel tempo.
Assieme a John Gruber, c'è stato questo contributo di Aaron Schwartz che
ha fatto anche una brutta fine da quello che ho capito io,
perché non è più con noi.
John Gruber, tra l'altro, giusto per aprire una piccola parentesi,
ha iniziato la sua carriera a scrivere il manuale di BB Edit.
BB Edit è un'applicazione, diciamo, per scrittura di codice, non solo.
Esteditor sostanzialmente, che esiste nel mondo Apple da una vita, credo perché
credo che abbia 30 anni di già.
Da quando c'è Apple, probabilmente esatto, comunque da Host 2 o una
roba del genere.
Periodo in cui io comunque non bazzicavo Apple quindi ammetto che non
conosco a modo la cosa.
Quindi, John Gruber viene da lì, ha iniziato facendo questa facendo i
manuali sostanzialmente di BB Edit progressivamente ha aperto il suo blog e
poi di fatto adesso lui vive dei proventi di quello che scrive
nel suo blog dopo gli eventi Apple, per esempio, spesso e volentieri
adesso una volta anzi, perché negli ultimi due eventi Apple non è
riuscita a fare non c'erano dirette, non c'era nessun contatto fisico.
Aveva come ospiti vari mega galattici di Apple e quindi faceva appunto
anche ha un podcast anche a John Gruber, quindi è sicuramente uno
di quelli addentro Apple.
Non so quando hanno presentato i nuovi i Mac Pro, uno dei
pochi, credo che sia andato a vederli nel posto super segretissimo, roba
del genere.
Esattamente, è quello che vorremmo fare noi se fossimo al posto suo,
invitano, per esempio, ricordiamo a tutti che stiamo ancora aspettando il Mac
M1 per provarli, ma Apple ha detto che noi non siamo abbastanza
famosi.
Quindi, è quello che piacerebbe fare a noi, a tutti e due,
perché noi abbiamo tutte e due un blog, abbiamo tutte e due
un podcast, ma Apple non ci lascia o non ci sgancia, dovreste
avere almeno almeno almeno un 100.000 follower da qualche parte.
Adesso li vado a comprare al supermercato,
comunque tornando a noi, perché ovviamente qui divaghiamo come il nostro solito.
Il Markdown di fatto è uno strumento di conversione da testo ad
HTML per gli scrittori web.
Questa è la definizione di John Gruber e di fatto è quello
che ha fatto.
Cioè, una volta diciamo nei tempi in memory.
Quando tu scrivi un blog o comunque una pagina web, dovevi scrivere
in HTML, che è un linguaggio di markup come lo è il
Markdown, quindi c'è una sintassi abbastanza semplice a dire la verità che
ti permette di scrivere le pagine web.
Però l'HTML è tutto forché molto lineare, facile anche da leggere mentre
stai scrivendo.
Quindi, spesso e volentieri scrivere in HTML non è la cosa più
comoda sulla faccia della terra perché non ti permette di scrivere in
maniera normale, chiamiamola così come se fosse del testo semplice, ma devi
azgogolarla un po'.
Gruber all'epoca, appunto, non ci aveva voglia di scrivere in HTML e
quindi ha iniziato a pensare a un altro tipo di markup sostanzialmente
molto più semplice.
Infatti, il markdown di fatto è un pelino sopra un file di
testo normale, cioè senza formattazione, senza niente, ecco, questo è un file
di testo semplice che è la base dei sistemi informatici da che
mondo e mondo, diciamo, chi appunto, ha più o meno la nostra
età, e casomai, qualche computer col DOS se lo ricorda, grosso di
tutti questi sistemi, funzionava con dei semplici file di testo, i programmi
in base si scrivevano in semplici file di testo e così via.
Tuttora, io apro e chiudo la parentesi, scrivo i miei atti,
esattamente stavo per dirlo.
Lui, praticamente invece di andare avanti nella progressione dei sistemi operativi e
dei vari sistemi di scrittura, lui torna indietro e comincia a togliere
tutto e tornato al minimalismo come parlavamo in prediretta.
Ancora un po' minimale, vai con lo zero e l'uno a scrivere
gli atti.
Adesso che ho fatto anche i corsi di programmazione, ti so dire
che, per esempio, il 65 la rappresentazione matematica o alfanumerica della lettera
A
lo segno che mi potrebbe tornare utile perché effettivamente ho scoperto che
ovviamente ogni lettera ha un corrispondente numerico.
Diciamo proprio per il sistema AC all'inizio, e poi dopo l'Unicode, sono
tutta una serie di informazioni.
Le lettere sono dei numeri, cioè il computer li traduce in numeri
nella sostanza.
Questo stiamo divagando eccessivamente come al nostro solito.
Quindi, cosa ha fatto John Gruber assieme a Swartz?
Nella sostanza, ha scritto un piccolo programma in Perl.
Anche qui il Perl è un linguaggio di programmazione antico.
Nel senso, tuttora c'è gente che scrive, direi.
Diciamo che all'epoca era abbastanza in voga, poi da quello che ho
capito io, era quello che conosceva John Gruber, quindi così ha fatto.
E quindi in pratica, cosa succede?
Il Markdown viene convertito da questo script sostanzialmente in HTML.
Gruber scriveva con il Markdown e poi, semplicemente lanciando lo script, aveva
la sua bella pagina HTML che poteva pubblicare sul suo sito.
Questa è la nascita, l'origine del Markdown, e Gruber, senza neanche pensarci
su troppo, ha lasciato disponibile lo script sostanzialmente alla comunità.
Quindi non so neanche se si è in senso tecnico open source,
però comunque l'ha lasciato libero per tutti.
A sostanza Gruber inizia a scrivere in Markdown, oggettivamente, Gruber è anche
un personaggio influente nel mondo Apple, è innegabile.
E Pian pianino, siccome poi ecco, contestualizziamo anche un attimo dal 2002,
2003 al 2006-2008, è l'esplosione e la nascita in America dei blog
e degli influencer, chiamiamoli così, che all'epoca scrivevano su web e basta,
cioè era il primo, gli youtuber vengono dopo tutti gli altri influencer,
chiamiamoli così, gli opinionisti, se vogliamo utilizzare un termine italiano, che a
volte forse sarebbe meglio.
Sono il primo modo per cui tu, chiunque fossi, io e te,
effettivamente, ci mettiamo a fare un podcast.
Ecco, all'epoca il podcast comunque anche lì stava nascendo, ma non era
ancora veramente consolidato.
Di fatto, il movimento dei podcast inizia seriamente nel 2005-2006, più o
meno, con i primi podcaster, chiamiamoli così, anche lì famosi.
Diciamo che vivono dei proventi del loro podcast
, perché poi il podcast nasce, però ovviamente i collegamenti erano lenti in
Italia, credo molto dopo, il movimento dei podcasting è qualcosa di serio.
Forse in questi anni incomincia a diventare serio in Italia.
Sto parlando dell'anno scorso: il discorso delle radio che di fatto
hanno fatto la paradone da sempre in Italia sui podcast, tra virgolette,
quindi se voi andate a vedere, quelli più ascoltati sono programmi radio
esatto, di fatto una versione podcast dei programmi radio.
Poi ci sono alcuni podcast che vanno molto bene, ma non fanno
sicurezza: sì, come Snap, architettura imperfetta, non so se l'avete già sentito.
Ah, ma guarda, ho detto l'ascolto, è bravo, è bravo, quello lì.
Come si chiama?
È bravo, è bravo, mi pare Roberto qualcosa.
Tuttavia bravo, un architetto.
Ah, vabbè, adesso cercheremo di ascoltarlo prima o poi te lo consiglio,
e quindi, di fatto, Gruber lancia, chiamiamola così questa moda.
Questa moda poi esplode, tra virgolette, nel senso che sempre più soggetti
iniziano a scrivere Markdown, vabbè, anche il mondo del blogging, chiamiamolo così,
esplode.
Esatto adesso, di fatto, ormai è qualcosa di meno rilevante, chiamiamolo così,
però in quel periodo lì sicuramente è un fenomeno rilevante e il
Markdown quindi prospera, cresce anche lontano dalle aspettative di Gruber, che aveva
di fatto poi fatto questa cosa per utilità personale, ma come tante
volte succede, le cose che sono comode, appunto poi prendono il piede.
Successivamente a questo.
Nella sostanza, abbiamo lo sviluppo vero del Markdown, il Markdown di Gruber
è minimalista, praticamente si può fare
il grassetto, il corsivo, i link ad altre pagine HTML, le liste
numerate puntate.
Adesso vedremo dopo come si fanno.
Tuttavia, è veramente minimale, proprio perché nasce per il web solo per
fare le pagine web sostanzialmente, quindi quello è il suo scopo iniziale.
Poi entrano in gioco altri soggetti, in particolare Fletcher Penny, che ha
inventato e implementato il Multi Markdown, che è una versione più avanzata
del Markdown stesso, ci sono le note e pagina, le tabelle,
si riesce a fare delle cose più avanzate.
Penny, in particolare, ha non solo implementato per il Markdown, cioè per
l'HTML, quindi per la generazione di pagine web, ma ha iniziato a
implementare cose un po' più sofisticate, tipo la generazione del PDF.
Addirittura all'inizio, secondo me, se vada a memoria, però in pratica cosa
succedeva?
Si generava la pagina HTML, da questa veniva stampato un PDF nella
sostanza.
Ecco, progressivamente si sviluppa questo.
GitHub che nel mentre nasce e cresce e prospera.
Gitab è sostanzialmente una piattaforma per la condivisione di codice open source
o comunque codice liberamente consultabile e utilizzabile.
Di fatto le pagine informative, i read.md appunto, cioè i file, leggimi,
sono scritti in Markdown e quindi nasce un'ulteriore variante, perché ha alcune
varianti rispetto diciamo allo standard canonico del Markdown di GitHub.
An qui i programmatori lo utilizzano e quindi altra gente impara a
utilizzarlo nella sostanza, progressivamente.
Credo ormai quasi le maggiori piattaforme di blogging, chiamiamolo così WordPress.
Io vabbè, uso Squarespace e uso Squares
, Squarespace, quello
con ovviamente il scrivendo tutto il Markdown, per cui ormai il Markdown
è sdoganatissimo, e se si scrive per il web, sostanzialmente lo dovreste
conoscere, assolutamente sì, perché le sue caratteristiche lo rendono veramente, semplice e
facilmente utilizzabile
e in più appunto, comunque invece di utilizzare dei software che poi
convertono, perché adesso non ne abbiamo parlato, ma teoricamente voi potete scrivere
una pagina HTML con Word, è la cosa più brutta sulla faccia
della terra perché aggiunge,
e devo dirti la verità: so di gente che lo fa, quindi
non è proprio così impensabile la cosa.
A questo punto, ma non ne parleremo in maniera dettagliata oggi perché
sarebbe un mondo a sé stante, viene fuori un ulteriore progetto che
è Pandoc, sostanzialmente, che in senso tecnico non è legato al Markdown
solo, perché Pandoc è uno strumento, è uno script, sostanzialmente, un programma
che permette di convertire diversi formati in diversi formati.
Però la cosa più comoda, appunto, è quella di utilizzare Markdown per
generare file di testo avanzati come Doc, ODT, cioè Open Office, LibreOffice,
nonché la TEC e PDF.
Stranamente io scrivo attualmente nel tempo ho sviluppato un modo di scrivere
i miei atti giuridici con questo, cioè in markdown, aggiungendo alcune cosiddetto
dialetto la tech e utilizzando Pando sostanzialmente per fare la conversione di
tutto in un PDF impaginato in maniera molto avanzata e che mi
permette appunto di fare tutta una serie di cose carine che a
me piace fare, diamola così esattamente, siamo passati dalla semplicità di Markdown.
Filippo ha iniziato a cavalcare e comincia già a utilizzare software che
non conosce praticamente nessuno.
Anche lì
in giro perché io lo amo prenderlo in giro, ma perché ha
un approccio completamente diverso dal mio.
È quello che nasce: il discorso.
Pandoc è una cosa che finché non me ne ha parlato lui,
non è mai passato.
Nell'anticamura del cervello, quel software.
Non ho mai sentito parlare.
Diciamo che è di nicchia perché come la tech, è di nicchia
perché è del mondo accademico, sostanzialmente.
Chi lavora con i numeri sa benissimo cos'è la tech e spesso
e volentieri scrive la tech, per cui non è che è il
fatto che, a parte questa fetta, diciamo di soggetti, in ambito accademico
è legato prevalentemente alla matematica, alle formule matematiche, chiamiamole così, quindi tutto
quello che è fisica, matematica, informatica, anche perché poi comunque l'informatica è
legata comunque alla
matematica.
In quell'ambito lì tutti sanno che cos'è, e molti sanno anche già
scrivere nella tech.
Il vero vantaggio, diciamo, di Pandoc è che ti permette di scrivere
prevalentemente in Markdown, quindi con un testo veramente semplice e di convertirlo
o in la tech o addirittura in PDF, e quindi avere il
prodotto finito, chiamiamolo così in maniera semplice.
Il discorso di semplicità è questo: cioè, siccome io già scrivevo il
mio blog in Markdown, e invece gli atti li scrivevo normalmente con
un programma di videoscrittura, mi sono detto: ma è possibile?
Ci si riesce a utilizzare lo stesso metodo per fare tutto, che
semplifica ovviamente la vita dopo, una volta che tutto è sotto la
stessa, e poi appunto scrivere in Markdown è veramente molto banale.
Adesso lo vediamo molto semplice e questa è la sua.
Secondo me, la sua carta vincente perché l'ho imparato anch'io senza studiare
praticamente.
Una volta che hai le regolette in testa, e lo imparerete anche
voi ascoltando il nostro podcast.
Infatti, oggi lo imparate e ve ne innamorerete perché vi rendete conto
soprattutto quando avete a che fare con pagine web oppure per scrivere
file di testo senza perdere la concentrazione nella formatazione essenzialmente, perché anche
questo si tratta, e nella semplicità.
Perché chiaramente, oltre alla facilità, che ci vogliono veramente pochi minuti a
capire come funziona, è altamente portatile perché è multipiatografia.
Il file TT penso che non ci sia nient'altro di più leggibile
nel mondo dell'informatica.
Dubito che ci sia qualcosa di più.
Il file TXT è il principe, o meglio, è anzi il re
della leggibilità dei file di testo, lo apre qualsiasi cosa da qualsiasi
computer, compreso i vostri smartphone o iPad.
Quindi è la cosa più facilmente leggibile, ma soprattutto è molto molto
leggero, perché se scrivete quattro parole in un documento Word o PGS,
vedete che esploderà di kilobyte.
Invece se lo salvate in un semplice file Txt è così minimale
che probabilmente se arriva a un kilobyte è già tanto essenzialmente con
quattro parole.
Comunque detto questo, permette anche una sincronizzazione in lampo grazie appunto al
fatto che i file TXT sono decisamente leggeri e
anche nella mia linea dei cresceti questi leggerissimi pesi vengono sincronizzati istantaneamente.
Quindi ve lo posso garantire, io è veramente veloce, funziona davvero molto
bene e soprattutto altra cosa che è universale.
Volete aprirlo con Linux, volete aprirlo con il Mac, con Windows, con
iOS, con il tavolo, con la scrivania, con una forchetta, il TXT
va sempre bene per tutte le stagioni assolutamente.
Esatto, ecco una cosa che non avevamo detto: è che il Mark
now ha preso molto anche piede, proprio per la semplicità con cui
sui dispositivi mobile è possibile creare del testo velocemente, tra virgolette, anche
con il cellulare, tra virgolette, proprio perché ci sono una pletora di
applicazioni infinite e soprattutto su iOS, io adesso non conoscendo il mondo
Android, devo dire la verità, non ve lo so dire, ma nell'ecosistema
Apple si è sviluppata una quantità di applicazioni che sfrutta il markdown,
clamorosa e che diciamo vi dà tutta poi una serie di cose
più raffinate.
Di fatto voi potreste scrivere un file di Markdown semplicemente con Text
Edit o Notepad, per intenderci.
Quindi, proprio la cosa più basilare, il programma più semplice lo potete
utilizzare perché un file di testo è quello lì.
Non c'è niente, è la base, diciamo, dell'informatica moderna.
Ma adesso andiamo al dunque, che abbiamo fatto già la nostra mezz'oretta,
quindi andiamo avanti, tranquilli a spiegare come funziona finalmente questo markdown.
Ma in 5 minuti ve lo spieghiamo,
sì, sì, di fatti, ma poi ci sono anche le applicazioni che
lì ci sarà da ridere.
Dunque, le regole di base ve le potete andare a vedere, vi
metteremo in link, penso Filippo, perché è grandissimo a fare queste cose.
Le note dell'episodio, ci sono le pagine di Daring Fireball sulla sintassi
del Markdown, c'è il Markdown guida completa del 2019, Markdown guida al
linguaggio di Markup.
E poi abbiamo anche Markdown guida semplice al linguaggio di Mark.
Questi sono tutti in italiano.
Quindi anche se non avete esatto, sono tutte guide in italiano che
potete seguire tranquillamente.
Ma se siete qua lo volete sentire dalle nostre parole, perché è
così facile utilizzare il Markdown?
Il Markdown ha quattro regole scrause, non sto scherzando, che vi rendono
molto più efficaci nella scrittura perché non dovete perdere in tempo nella
formazione essenzialmente.
Vi capiterà spesso quando iniziate a scrivere, che iniziate a scrivere, poi
avete bisogno di mettere qualcosa in grassetto, poi dovete mettere il titolo,
poi dovete magari metterlo in corsivo e poi vi dire a cavolo,
devo mettere anche un link a un documento o a una pagina
web e poi magari vi capita di mettere una nota a piedi
pagina.
Io ho utilizzato questo markup scrivendo tantissime pagine direttamente dal cellulare, non
sto scherzando, è così semplice, così valido che un semplice cellulare può
addirittura darvi il pane da vivere, perché se voi scrivete, se il
vostro pane ve lo dà la scrittura, un sistema di questo tipo
può aiutarvi a portare il pane a casa ed è del tutto
vero perché Filippo so che l'ha estremizzato e l'ha piegato al suo
volere per scrivere degli atti, e non è poca cosa, io lo
uso a volte anche per fare delle relazioni.
Spessissimo quando scrivevo molto, lo utilizzavo per fare appunto lo script del
blog, essenzialmente, l'articolo in modo semplice.
Quindi, le regole iniziamo a dire quali sono.
Quella che mi viene.
Dunque, io non leggo la scritta, vado un po' a fare
così, sì, sì, lo sai che io non seguo la scelta.
Allora, ci sono essenzialmente nel mondo del blog ci sono tre tipi
di intestazioni: tre livelli di intestazioni che chiamiamo intestazione 1, che è
quello con il titolo, quello più grande, quello che campeggia sul vostro
documento, e poi ci sono, diciamo, i sottotitoli che hanno due livelli.
Come far capire al Markdown che quelli che le parole che scrivete
sono il titolo o il sottotitolo è molto semplice, basta che mettete
un cancelletto il simbolo cancelletto davanti alla frase che diventa un titolo.
E quello è semplice.
Dovete fare il sottotitolo, due cancelletti, pronti, e quella frase lì diventa
il vostro sottotitolo.
Ne volete aggiungere un terzo di sottotitolo?
Vi sembrerà stupido, ma nei articoli del blog l'ho usato anche il
terzo sottotitolo, può venire comodo, e ci mettete tre cancelletti e voilà,
fatti tre: titolo, sottotitolo 1 e sottotitolo 2,
arriva fino a sei fino a sei sottotitoli, pensate.
Quindi chi vuole sbizzarrirsi può veramente sbizzarrirsi.
Altra cosa che può tornarvi utile è per esempio dare enfasi a
una parola.
Quindi come fate?
Io tendenzialmente per dare l'enfasi, do il grassetto e invece, per esempio,
quando do nel blog, quando scrivo una procedura da fare o dei
comandi, metto tendenzialmente le cose da seguire.
Tipo andate su file e poi andate su visualizza.
La parola file, la parola visualizza, la metto in corsivo in modo
tale che venga distinte
dalla scrittura normale, in modo tale che il lettore riesca a capire
di quello che sto parlando.
Il markdown è decisamente molto semplice per quanto riguarda
il corsivo, basta un asterisco prima e dopo la parola, mentre per
il grassetto due asterischi prima e due asterischi dopo.
Quindi, voi state scrivendo, volete mettere un corsivo asterisco, scrivete la parola,
chiudete con l'asterisco, dico bene?
Volevo dire due cose.
Funziona sia con gli asterischi che con l'underscore, cioè il trattino basso,
per intendo.
Adesso qui lo so che come al solito faccio.
Io sono della scuola asterischi.
Io sono della scuola diversa.
Io uso
questa è una cosa che quando me l'ha detto, quando l'ho imparata
da Brett Terptra, ho deciso che era la Tempesta
era la mia linea guida.
Due asterischi sono per il grassetto, l'underscore, sono per un solo underscore
per l'italico quindi il corsivo, in modo che anche visivamente
si differenziano in maniera
di fatto la regola è la medesima, cioè si può fare due
underscore
.
Tuttavia, in questa maniera, per esempio, anche Ulisis ti dà la possibilità
di fare questa cosa.
Io sono, devo dire la verità, quello proprio a colpo d'occhio.
So che quando underscore è italico è un solo, ovviamente underscore all'inizio,
alla fine della parola o del periodo, cioè possono essere più parole.
Diciamo, l'apertura del corsivo si ha con l'anderscore, scrivo il mio testo,
e l'ultima parola deve concludersi con l' underscore.
Stesso discorso vale per gli asterischi.
Certamente, no, giusto, io sono ancora della scuola asterisco, nel senso che
a me viene facile mentalmente pensare: un asterisco è in italico e
il doppio asterisco è il grassetto.
Poi immagino forse tre asterischi sottolineare.
Il sottolineato non c'è, o meglio, c'è nelle versioni avanzate, multimarkdown e
così via, non c'è nel Markdown, non è previsto.
Ok, non mi ricordavo, perché è una cosa che non utilizzo mai.
Il sottolineato non dovreste mai utilizzarlo.
Questa è la regola tipografica di base, tranne che nei link, forse
, ma il sottolineato è una cosa diversa nel link.
Ti dimostra che è un link.
Che quello è un link, giusto?
Il sottolineato, diciamo, per sottolineare per dare enfasi non esiste.
È un trascorso passato dell'uso
della macchina da scrivere, cioè in macchina da scrivere, non esisteva il
grassetto né l'italico, ovviamente, perché dovevi avere dei caratteri diversi che non
era possibile fare all'epoca, e quindi l'unico modo per dare enfasi, appunto,
era fare, tornare indietro perché di fatto era quello che veniva fatto,
e battere
l'anno scorso, sostanzialmente.
Perché stavo ragionando, perché nei miei trascorsi di piccolo bambino in erva,
avevo una macchina da scrivere, e sto cercando di ricordarmi se in
effetti.
No, no, non c'è, perché
ma il sottolineato non c'è nemmeno l'idea, no, non c'è niente, perché
di fatto avevi solo i caratteri, avevi solo un tipo di carattere.
Non so se mi spiego: avevi la maiuscolo e minuscolo, ma non
avevi l'el resto.
Perché giustamente
la macchina da scrivere una volta era meccanica.
Già con l'avvento delle macchine da scrivere più evolute, a quel punto
lì riuscivi a fare invece probabilmente il grassetto e il corsivo, perché
non avevi più il dente che batteva sulla carta, diciamo, ma avevi
una specie di sfera con sopra le lettere, che si muoveva in
automatico in base a cosa schiacciavi e quindi avevi più possibile.
Il grassetto lo facevi battendo un sacco di volte di se no,
sì, però insomma, non era la cosa più comoda, mettiamola così, no,
assolutamente no.
Invece, tornando alle cose comode, l'ho imparato anche perché avevo un sacco
di difficoltà a fare i link, nel senso che per me era
una rottura di scatole perché i blogger bravi mettono la parola, e
la parola se ci clicchi sopra ti manda un'altra pagina.
E per me è una cosa che mi aveva sempre affascinato.
E a farlo all'epoca con
l'editor che ti dava WordPress era un po' una rottura di balle,
diciamoci la verità.
Ma grazie al Markdown è una cosa decisamente semplice.
Voi avete intenzione di dire guardate questo articolo, invece di scrivere poi
successivamente a questo link, voi potete mettere la parola articolo che diventa
un link.
Quindi basta cliccarci sopra col mouse e vi porta in un'altra pagina.
Molto facile col Markdown, basta che decidete la parola che in questo
caso è articolo, la racchiudete tra parentesi quadre e poi dopo le
parentesi quadre mettete tra parentesi tonde l'indirizzo web.
Conseguentemente vi risulterà poi quando sarà una pagina formattata, diciamo, visualizzata nella
sua formato finale, lo vedete un semplice link in cui la parola
è in effetti.
Faccio la precisazione sui link, perché adesso questo è già qualcosa di
un po' più strutturato, mettiamola così.
Però, soprattutto se scrivete dei lunghi testi in Markdown, casomai il link
che avete usato all'inizio lo riutilizzate casomai 10 pagine dopo.
In questo caso è possibile creare invece la lista dei link e
la sintassi è la medesima, cioè tra parentesi quadre la parola su
cui volete creare il link, ma invece di mettere tra parentesi tonde
il link completo, potete fare un chiamiamolo così riferimento: cioè un'altra parentesi
quadre con non so, uno giusto per renderla molto semplice, che è
il primo link a cui volete fare riferimento.
A fondo dell'articolo o anche in mezzo a dire la verità.
Tuttavia organizzativo ha più senso fare tutto in fondo, mettete tra parentesi
quadre uno e due punti.
A seguire potete aggiungere il link di riferimento e se ripetete questo
link nella pagina, basterà fare sempre riferimento alla parola che volete mettere
come link.
E poi a seguire tra parentesi quadra uno o il costrutto che
volete dare.
Ovviamente uno è poco significativo, casomai vogliamo mettere snap per mettere il
link a Snap Architettura Imperfetta, il podcast di Roberto di quello bravo
di prima bravo di prima, e ovviamente casomai lo metti in due
punti diversi, non devi riscrivere tutto il link.
Quindi anche una riduzione del consumo, diciamo di battitura o di taglia
incolla, se come normalmente si fa, utilizzate un taglia incolla.
Quindi questo diventa molto comodo.
Per esempio, io utilizzo questo strumento, cioè questa modalità, per fare link
ai documenti nei miei atti, cioè, io ho a fondo del latto
ho tutta la lista dei documenti che cito nel corso del latto,
che può esserci svariate pagine, siccome i documenti sono numerati, io faccio
DOC 1, DOC 2, DOC 3 e quindi ho tutto bello organizzato
e posso citare i documenti quando voglio nel corso del latto senza
dover riscrivere tutto da capo.
Esattamente, è un'altra di quelle belle utilità.
Come un'altra utilità che utilizzo ed è l'ultimo comando di Markdown che
mi ricordo, che è quello della nota P di pagina, che se
non ricordo male, devi racchiudere tra parentesi quadre il simbolo che non
so come si chiama, quello che ha la forma del tetto di
una casa.
Apice
immagino di sì, non vorrei dire che sia l'apice.
Comunque, immaginate semplicemente un cuneo con la punta rivolta verso l'alto, in
piccolo, però messo nella parte alta come apice e il numero della
nota chiuso tra parentesi, voi mettete quello, poi andate in fondo al
documento, vi mettete a scrivere lo stesso codice, ovvero inquadrato con chiamiamolo
questo apice più 1.
Non si chiama apice Wikipedia dice che non è apice.
Ok, non è apice col simbolo che non è un apice, aspetta
che in apice
adesso ti voglio se lo trovi.
Comunque, vediamo se lo trovo qua sulla tastiera, sulla tastiera è sopra
la I accentata se lo trovate, quello lì è il simbolo.
E praticamente dicevo: andate in fondo all'articolo, mettete tra parentesi quadre, sempre
questo simbolo con l'1.
Poi scrivete due punti e lì potete scrivere la nota.
Cosa succede?
Allora è il circonflesso accento circonflesso.
Accento circonflesso, benissimo.
L'accento circonflesso che trovate sopra la I accentata della tastiera in italiana,
se non sbaglio.
Questo simpatico accento circonflesso vi permette appunto di fare note quello che
vi ho spiegato e cosa succede una volta che avete seguito le
mie istruzioni vi troverete nel punto in cui avete messo il rimando
della nota nel testo, quello diventerà cliccabile, nel senso che una volta
che voi generate il documento PDF o la pagina che vi serve,
quella nota sarà cliccabile e vi rimanderà nel punto finale, tendenzialmente si
mette a fine pagina, dove c'è la nota.
Io qua concludo con i comandi di markdown che io conosco perché
sono davvero minimale, a me sono serviti questi, sono semplicissimi e me
li porto sempre dietro e diventano utilissimi nel momento in cui si
scrive un articolo o anche una relazione, vi può essere decisamente utile.
Perché non dovete perdere, come vedete, sono cose che vi rimangono in
testa, dovete perdere tempo nella formatazione, non dovete distogliere lo sguardo dal
video per cercare dov'è il pulsante per fare il grassetto, non dovete
iniziare a perdere tempo a cercare di capire come diventa una frase,
un titolo oppure un'intestazione, non dovete fare niente di tutto questo, dovete
semplicemente scrivere del testo con il vostro editor di testo preferito e
quello lì è quello che salterà fuori una volta che verrà visualizzata
nel formato PDF tendenzialmente che è quello di stampa, di visualizzazione da
cui esce.
Ci sono sicuramente dei comandi per le immagini, per i paragrafi per
le immagini
è abbastanza semplice.
Lo dico solo perché funziona come link.
No, no, ma vai tu qua e territorio tu funziona esattamente come
link.
Semplicemente prima della parentesi quadra.
Diciamo
dove abitualmente si metterebbe il testo del link si fa il punto
esclamativo.
Quindi, punto esclamativo, parentesi quadra diventa non è più un link in
senso tecnico, ma è la descrizione dell'immagine: il testo.
Quindi guarda che bella foto del fiore, chiusa parentesi quadra, aperta parentesi
tonda e link all'immagine del fiore nel nostro ipotesi, con tutto https
due punti, slash less e www.fiore.it e chiusa parentesi.
Vai Roberto.
Ho una domanda per te, è certo, una domanda per te, perché
giustamente ci confrontiamo.
Questa immagine deve essere salvata su hard disk o deve essere sul
web.
Allora, di fatto dipende cosa ne fai: cioè se a uso interno,
io, per esempio, i miei articoli come li strutturo, ho il file
principale, ovviamente markdown, scrivo le mie cose, ho una sottocartella dove ho
tutti i miei articoli col nome del file e dentro questo ho
tutte
le immagini sostanzialmente.
Quando lo scrivo sul computer nella sostanza, io faccio il link direttamente
alla sottocartella è dentro l'immagine.
È ovvio che se pubblicassi sul web, nessuno ha disposizione,
nessuno può, o meglio, sarebbe meglio che nessuno entrasse nel mio computer
quindi è impossibile che quei link funzioni correttamente.
Per cui la runia, tra virgolette, infatti è una delle cose che
odio di più di Squarespace è che io ogni volta, soprattutto se
sono articoli dove ho molte immagini, devo caricare a una a una
l'immagine
all'interno dell'articolo, togliere via il link che avevo fatto io e Squarespace
poi si occupa di creare il nuovo link al suo CDN perché
poi anche lì, Squarespace ovviamente carica la roba, la ottimizza e fa
tutta una serie di robe che vabbè qui non ci interessa.
Tuttavia, se no, tu dovesti avere comunque il tuo spazio web e
dove poter caricare questa immagine quindi avere il HTT
avvocatimac.it slash immagini e poi tutte le cartelle, cioè tutte le immagini,
per esempio.
Quindi per funzionare sul web, ovviamente queste immagini devono essere caricate da
qualche parte, però, se dovete farlo sul vostro computer o dovete creare
un testo, diciamo, un PDF con le immagini dentro.
Non vi serve, un'altra cosa interessante sono i paragrafi, se non mi
ricordo male.
Io utilizzo il trattino perché mi sembra che ci sono un paio
di modi.
Allora, apro chiudere una parentesi, gli americani utilizzano un termine paragrafo che
per noi non è la stessa cosa.
Per loro, i paragrafi di fatto sono le parti di testo unite,
chiamiamole così, non so come definirlo differentemente.
Ah, ho capito cosa intendi, sì, sì, sì, non è la stessa
cosa che intendiamo.
Per cui, in questo caso,
per andare a capo, si utilizza mantenere lo stesso paragrafo, come lo
intendono loro, cioè di fatto viene raggruppato in una struttura unica, chiamiamola
così esatto, come se le frasi fossero tutte all'interno della stessa costruzione,
costruzione grafica,
si fanno due spazi e quello è importante da sapere perché altrimenti
anche se voi fate un semplice return, diciamoci un semplice invio, il
markdown non ve lo vede nella sostanza, dovete fare i due spazi
e poi andare a capo sostanzialmente solo in questa maniera si vede,
se no la riga continua.
Quindi oggi è una bella giornata.
Invio
di cosa stiamo parlando oggi.
Roberto.
Le vedreste sulla stessa riga, o eventualmente, se è una pagina HTML
si muoverebbe in base alla dimensione della pagina, però nella sostanza sarebbe
tutto attaccato.
Chiamolo così, ci sarebbe solo uno spazio dopo il punto.
Invece se volete andare a capo, ci sono
i due spazi: oppure due invio, forse?
Sì, beh, allora è ovvio che io è quello che uso di
più.
Abitualmente, io divido, diciamo, le frasi, chiamiamolo i paragrafi, li divido con
uno spazio che è di fatto anche visivamente li vedi spezzettati.
Diciamo.
Tuttavia, per la gestione più avanzata della gestione tipografica della pagina, funziona
in questa maniera sostanzialmente quindi dà un attimo da sapere.
Gli elenchi puntati sono l'altra cosa di cui non abbiamo parlato: banalissimi,
asterisco spazio o trattino spazio, elenco puntato non numerato.
Se andate a capo e fate un tab, cioè un'indentazione, verrà un
sottopunto dell'elenco non puntato, cioè l'elenco non numerato.
Se invece digitate uno punto inizia l'elenco numerato.
La particolarità del markdown, che è anche molto comoda, è che dopo
non dovete, si occupa lui di autonomerare la lista.
Quindi se io faccio uno punto un oggetto, 3 punti un oggetto
verrà la pagina generata verrà uno e due,
per cui
esatto.
Quindi, anche se casomai vi dovete cancellare, non so, avete fatto un
elenco 1, 2, 3, 4, 5, ok.
Togliete via il 2 perché avete deciso che non vi serve più
in automatico, senza dovere andare a rinumerare manualmente l'elenco numerato, Markdown se
ne frega sostanzialmente,
in base all'elenco, genera la numerazione corretta.
Quindi anche quello lì è molto comodo, velocizza notevolmente, se siete degli
esteti, vi dà fastidio avere uno e tre, allora lo cambierete manualmente,
però è un altro discorso esatto.
L'altra cosa utile.
A proposito di discorsi ci sono le citazioni, non è in senso
tecnico il discorso, ma comunque si potrebbe essere utilizzato anche in questa
maniera.
Le citazioni sono anche qui a livello tipografico, nel senso che abitualmente
la citazione in un testo impostato correttamente in maniera tipografica, si differenzia
come stile da tutto il resto del testo proprio per far capire
che non è il testo vostro, perché è una citazione di un
altro, e quindi anche qui è banale perché è maggiore e spazio
è quello che volete scrivere nella citazione.
Quindi, abitualmente, o al rientro dopo lì è come è formattata la
pagina HTML o come avete impostato, diciamo, la conversione in PDF e
così via del documento, in pratica, quello ovviamente segue altre regole che
sono più avanzate, che sono legate all'interprete, chiamiamolo così, che trasforma il
markdown in qualcos'altro.
E poi da ultimo, questo se scrivete per il web vi può
interessare, altrimenti direi di no, però c'è il codice, cioè una formattazione
che solitamente è fatta con font monotype, cioè tipo il Curiel e
così via, che diciamo distingue appunto l'HTML spesso e volentieri dovete anche
far vedere i comandi dell'HTML.
O comunque dovete scrivere alcune parti di testo che sono visivamente e
non solo, qualcosa di diverso dal semplice testo, cioè il codice, diciamo,
quello per programmare e così via.
Ecco, il codice basta fare
:
basta fare un semplice tab, quindi un'indentazione, e questo diventa codice, oppure
se volete farlo dentro una riga, quindi volete far vedere che, per
esempio, il comando LS di Unix per stampare le cartelle, lo volete
far vedere come appunto testo di codice perché è a terminale, anche
qui non mi ricordo mai come si chiama, ma credo che sia
l'accento che è circonflesso, non mi ricordo.
È praticamente,
dall'alto scende verso quello
sotto il punto interrogativo.
Perché io ho la tastiera americana.
Aspetta, che te lo da
io ho la tastiera americana.
No, quello è l'altro.
Lo so della tastiera americana.
No, ma ti dicevo quello sotto il punto interrogativo, è dall'altra parte,
ecco, è quello al senso opposto di quello sotto il punto interrogativo
nella tastiera italiana.
Non mi ricordo dove cavolo lo trovo, però
è option 9, dovrebbe essere sulla tastiera italiana, Mitzga, è uno di
questi per quello che non lo conosco, c'è troppo complesso.
Apro e chiudo un'altra parentesi, perché effettivamente è importante da sapere perché
io uso una tastiera americana.
Ti domanderai perché sei uno perché usi una tastiera americana oltre a
tirare su gente sul tuo blog?
Perché nella sostanza indovinate un po' questi linguaggi di scrittura come sono
stati pensati da degli americani con la loro capper di tastiera americana.
Quindi anche qui sembra una banalità, ma la parentesi quadra su una
tastiera italiana si fa cliccando su Option o Alt e la è
accentata, ok?
O il più e l'asterisco, ok.
Sulla tastiera americana, indovina indovina, c'è il tasto apposta e quindi ti
cambia la vita.
Perché oggettivamente.
Vabbè, dai, non puoi dirmi che ha preso una tastiera americana.
Io non fare option quadrato.
Io scrivo solo in Markdown, e a me ha cambiato la vita,
è la tastiera americana, e tra le altre cose, fare invece le
lettere accentate è una banalità.
Perché alla fine, appunto, si usano quei due tasti che da noi
non esistono, che invece sono comodissimi e sono anche lì presenti sulla
tastiera americana.
Tantissime cose
si comprendono solo se hai una tastiera americana.
Per esempio, utilizzando la tastiera americana, tutta una serie di linguaggi di
programmazione, capisci perché sono fatti in una certa maniera: le graffe che
da noi sono complicatissime da fare e invece sono tipiche dei linguaggi
di programmazione anche della tech e così via perché le grafe si
fanno shift, parentesi quadra.
Invece da noi sono command Alt e la parentesi quadra.
Inizia a essa già una acrobazia digitale quella.
Non sono convinto
.
Non mi hai convinto dalla tastiera americana.
Ma vabbè, so che ci sono degli estimati: per esempio, non so,
ecco il backlash, cioè la barra inversa e la barra normale.
Sono tutte cose che da noi devi fare anche lì delle circonvoluzioni
di vario genere.
Per esempio, una è sopra il 7, una è il 6, nella
tastiera americana ci sono fisicamente tutte e due,
ho capito, ma perché loro hanno le lettere accentate hanno 200 anni
di storia, non devono scrivere
, però appunto le lettere accentate con una tastiera americana, tra virgolette, una
baggianata la fare una volta che sai come si fa e di
fatto le lettere accentate, se ci vai a ragionare sopra, non le
scrivi così tanto, tranne la E, tranne è che effettivamente viene utilizzata
tantissimo, ok.
Tutte le altre
, tutte le altre le fai veramente poco.
Ma lo sai che penso che anche con quella americana funziona come
su
la tastiera di iOS che basta che tieni premuto o ti salta
fuori su macOS, sì, funziona, infatti, ci ho fatto anche l'articolo apposta.
Perché io poi utilizzavo il metodo invece digitare normalmente perché è anche
più veloce, ovviamente.
Perché le lettere accentate si fanno sempre con quell'accento che non riesco,
non so quale sia, diciamo, e la ALT, si entra in una
modalità particolare per cui fatta ALT e l'accento circonflesso concavo, non me
lo ricordo mai,
si digita la lettera che si vuole accentare e si fa l'accento.
Basta che è semplicissimo.
Poi invece, no, a me viene semplice, viene utile, anzi, questa circumnavigazione
tramite la pressione continuativa della lettera che va accentata perché mi serve
per il francese.
Nel senso che ok, direi che adesso possiamo scivolare verso la parte
finale della puntata dove ci raccontiamo le applicazioni.
Ma qui io tiro su un attimo le manine, perché qua di
applicazioni Filippo tiate fuori una vagonata.
Io mi rimango verso la parte finale che vi racconto cosa uso
io nel mio piccolo e del perché uso questa applicazione.
Vai Filippo, è in tutta prateria tua.
Allora, come dicevamo all'inizio, di fatto per scrivere Markdown non vi serve
niente, cioè non volete spendere soldi, potete utilizzare Tex Edit e Notepad,
sia su Mac che su Windows.
Di fatto lo potete fare tranquillamente.
Esistono, e nel mondo Apple se ne sono sviluppate un fantastiliardo, tra
virgolette, a dimostrazione anche del fatto che il Markdown comunque è una
realtà: ci sono tantissime applicazioni, perché
la formatazione è molto semplice, tantissimi usano online Markdown abitualmente.
Quindi, io sponsorizzo, provateci!
Provateci una volta, non tornate più indietro.
Tant'è vero che io, a un certo punto ero così mi trovavo
così bene a scrivere gli articoli di Avvocati e Mac in Markdown che
ho detto: Ma perché devo scriverlo con Word o LibreOffice o Pages
tutti i miei atti, non c'è un modo intelligente per ci ho
messo un anno e mezzo, ma sono riuscito a mettere tutto in
fila e addirittura arrivare a dei livelli più elevati di quello che
facevo prima.
Perché poi ovviamente un programma di videoscrittura comunque è molto più arzgogolato
per la formatazione del testo, quando in Markdown, la cosa carina è
che voi dovete occuparvi di pochissime caratteristiche, cioè, la grandezza del font
non esiste in Markdown, è quel font, appunto.
Per cui alla fine vi occupate solo di utilizzare dare l'enfasi eventualmente
al vostro testo, di strutturare il testo con gli elenchi puntati, i
titoli e così via, ma tutto il resto scivola via ed è
anche un modo molto più semplice, cioè non vi dovete più occupare
della tipografia nel mentre scrivete e questo è molto utile perché vi
toglie
richieste computazionali del vostro cervello e casomai spesso e volentieri vi mettete
a modificare la formatazione del testo mentre state scrivendo e poi casomai
non scrivete più, perché a quel punto lì state facendo dell'altro.
Comunque, chiudo la parentesi e adesso andremo molto velocemente.
Se ci sarà voglia, tempo e se gli ascoltatori vorranno, possiamo anche
fare delle puntate un po' più specifiche perché
di applicazioni per il Markdown ce ne sono tantissime.
Quella che io ho a cuore, io pago anche l'abbonamento perché sono
della teoria che questo sviluppatore, che è bravissimo, merita di continuare a
vivere e a fare quello che fa, cioè di sviluppare questa applicazione
che si chiama Drafts, Drafts
fa di tutto e di più.
Si scrive in Markdown con Drafts, diciamo che non è un'applicazione in
senso tecnico per scrivere in Markdown, perché nasce come applicazione veloce per
prendere appunti.
Adesso non mi ricordo più il motto, ma è il posto dove
inizia il testo nella sostanza, proprio perché voi cliccate sull'icona dell'applicazione, si
apre una pagina vuota, voi potete scrivere e voi dovete scrivere nella
sostanza questo è draft, e serve proprio per prendere appunti anche piccolissimi
appunti su questa base.
Lo sviluppatore, che è uno sviluppatore singolo, ha creato il mondo.
Quindi da draft potete mandare messaggi, potete mandare tweet, potete scrivere degli
articoli.
Io ho scritto tantissimi articoli ai Avvocati e Mac in Drafts, potete
automatizzare quasi qualunque cosa, ci sono una directory di automazioni delle più
varie.
Insomma, chi più ne ha più ne metta, e quindi ovviamente oggi
sarebbe impossibile parlarne in maniera adeguata, chiamiamola così.
Se non conoscete Draft, provatela, è gratuita nella versione base quindi non
ci perdete niente, non vi costa nulla, e poi invece la versione
all'abbonamento che vi dà tutta una serie di funzioni, ma veramente molto
avanzate.
Io devo dire la verità, non le uso, pago semplicemente perché ritengo
che l'applicazione meriti e che lo sviluppatore meriti di andare avanti, di
vivere con lui, la sua famiglia e tutto il resto.
È compatibile, cioè adesso era nativa solo di iOS e iPadOS, diciamo,
adesso c'è anche su Mac, si sincronizza tutto, è una meraviglia.
E per tantissime cose, comunque i primi appunti di una cosa io
li prendo in Drafts abitualmente.
Perché poi ho tutte le estensioni per catturare il testo e così
via.
Ma andiamo oltre.
Envi Alt è anche qui un'applicazione minimalista che ha un approccio simile
a Drafts, cioè ha sostanzialmente un contenitore di note, scritte ovviamente in
Markdown, è un open source, quindi non ha alcun tipo di costo.
La potete scaricare solo per Mac, credo.
Anche qui è stata sviluppata da Brett Terpstra, che è uno anche
di questi sviluppatori che io amo, mettiamola così, che sono personaggi vulcanici,
tantissimi.
Ecco, i servizi di Brett Terpstra per macOS per formattare Markdown sono
una cosa clamorosa.
Non li ho messi in note dell'episodio, ma ricordami di metterle, perché
anche qui danno tutta una serie di servizi per riformattare il testo
in markdown, per fare la conversione da HTML e Markdown, quindi c'è
veramente tantissima roba.
Addirittura convertire in automatico i link con una determinata
caratteristica.
Perché li devi dare ovviamente l'informazione di andare a cercare i link
e così via.
Altre applicazioni professionali per la scrittura.
E qui passiamo a una cosa diversa, diciamo, sono l'ISSIS che per
Mac e per iOS sostanzialmente.
Ovviamente si scrive in Markdown, gente scrive i libri in Markdown con
Uissis.
Quindi giusto per darvi l'idea della potenza, chiamiamola così di questa applicazione
si può fare veramente tanto.
Io l'ho utilizzata per un certo periodo di tempo, poi progressivamente sono
andato verso altri lidi.
Utilizzo utilizzchio, nel senso che anche questa è un'altra applicazione che ho
utilizzato per un certo periodo di tempo, ma me ne sono allontanato
anche qui.
IRider che è bellissima e su iOS, soprattutto, io la uso solo
su, l'ho sempre usata solo su iOS, c'è anche una versione, una
controparte, diciamo per Mac, anche qui.
Applicazione per scrivere Markdown, ecco una cosa che non ho detto: se
utilizzate Notepad piuttosto che Tex Edit, ovviamente non vedrete la formattazione, vedete
semplicemente che
un testo è circondato degli asterischi, e quindi ho in grassetto in
corsivo, per esempio.
Queste applicazioni tutte praticamente fanno anche una conversione visuale.
Quindi il testo tra gli asterischi, per esempio, lo vedete in grassetto.
Quindi hanno, diciamo, c'è anche un'interfaccia, chiamiamola così, grafica per
avere una visuale anche di cosa state facendo, i titoli sono fatti
in maniera diversa e così via.
Ecco, adesso non sto a raccontare tutta la storia, ma ovviamente non
proprio economica, comunque questa applicazione.
Stavo guardando, stavo dando un'occhiata: ah no, Ulissis no, Ulisis, Ulisis è
abbonamento.
Infatti, io l'ho abbandonata perché era in abbonamento, devo dire la verità.
Anche ai Award: no, writer, costicchia su Mac costa 50-60 euro secondo
me.
Su iOS su iOS meno.
Secondo me uguale, allora io l'ho comprata forse in offerta.
Poi appunto ormai le ho comprate tanto tempo fa.
C'è anche per Windows.
Ah, è vero, ecco, è vero, questa forse è l'unica che appunto,
se avete un mondo condiviso, non solo Apple, è su più piattaforme.
Un'altra applicazione molto interessante è OneWriter, che anche qui insieme automazioni, visualizzazione,
carina, io non l'ho mai usata, però quindi so che è tra
le applicazioni di punta, chiamiamole così, un'applicazione tutta italiana quindi quello è
interessante, però è in abbonamento.
Quindi anche lì io non ci sono mai più di tanto soffermato,
si chiama Burse, cioè Orso.
E anche qui è molto carino.
La formatazione, la grafica, è molto carina.
È una gestione note, anche quindi sono prodotti sempre comunque che non
sono, cioè che utilizzano il Markdown, ma fanno molto di più che
fare quello.
Un'applicazione che io amo è by World, ce l'ho sia per Mac
che per iOS, diciamo, l'ho comprata mille anni fa.
È l'applicazione Markdown più semplice, più lineare, più minimalista che io conosca,
molto semplice.
Questa non so se ci sia una prova gratuita, però devo dire
la verità: io lo utilizzo tantissimo è l'applicazione su Mac di default,
diciamo, che apre i file di Markdown per me, perché alla fine
è proprio semplice, lineare c'è solo il testo.
Basta, una lieve formattazione, nulla di più, è proprio splendida lavorarci sopra.
Un'altra applicazione di cui ho fatto anche il video quindi in questo
caso potete trovarlo sul canale YouTube di Advocati Mac è Zettlr, che
è open source solo per Mac.
La cosa carina è che ha tutta una serie di funzioni avanzate.
Un'applicazione Electron che a volte la gente storcia il naso esatto.
Vedo Roberto che sta facendo cose strane, però devo dire la verità,
fatta molto bene.
Il vantaggio grosso se non conoscete, non volete sporcarvi le mani con
Pando, quindi avere la conversione da Markdown a un milione di file,
formati di file differenti.
Ecco, questo con due tasti vi permette di trasformare il vostro file
Markdown in Doc X O di T, PDF, la Tech, chi più
ne ha più ne metta, perché ovviamente dovete installare anche Pandoc dentro,
ma vi permette di fare questa conversione
sul momento.
Un'altra cosa molto carina che non ho messo, ma la dico in
diretta è Taipora e Taiporora attualmente gratuita.
Non so per quanto lo sarà, perché è ancora chiamiamola così in
beta, cioè la 09, diciamo come versione, Taipora anche qui già dal
nome, è un'interfaccia web.
In pratica vi renderizza il Markdown con un'interfaccia grafica web molto carina,
non vedete direttamente il Markdown, ma mentre scrivete il Markdown viene convertito.
E se non so, andate sulla parola in grassetto, a quel punto
lì viene fuori il Markdown.
Diciamo è un sistema interessante.
Anteprima delle immagini molto carina, l'ho usata un po'.
Anche questa ha collegamenti con Pandoc.
Quindi non dovete fare lo sforzo, diciamo, a riga di comando, perché
Pandoc è un'utility a riga di comando.
Quindi giustamente Roberto dice, io non la conosco perché tu non usi
il terminale nella sostanza.
Quindi chi non avvezza queste cose, capisco che molti ci stiano lontani,
diciamo, una volta che poi diventi pratico è veramente qualcosa di comodo.
Mettiamola così e addirittura io pando comunque non mi ci sporco mai
le mani perché ho creato delle automazioni, delle semplici snippet di comandi
per cui mi fa tutto in automatico.
Io non devo fare niente, non devo digitare tutti i comandi a
mano.
Eccolo, mettiamola così.
Usciamo da questo loop di electron esatto, passiamo dal loop di electron
al mio workflow con il Markdown.
Essenzialmente l'ho aggiunto perché mi veniva molto comodo, per il semplice fatto
che salvando in formato TXT mi viene comodo che ci fosse la
sincronizzazione su iCloud e non tenesse troppo spazio perché, come sapete, Apple
lascia 5 GB scarsi e quindi se mettete una foto in più
e faccio che la finite questo 5 GB grazie Apple.
Comunque visto che ci ha messo questo paletto Apple, il buono Roberto
ha cercato un paio di applicazioni gratuite che mi permettessero di scrivere
da qualsiasi device che avessi in quel momento in mano, che poteva
essere l'iPhone, l'iPad o il Mac, e fosse tutto sincronizzato all'interno di
una cartella su iCloud.
Quindi quello che ho cercato sono due applicazioni che scrivessero semplicemente dei
file Txt che fossero leggibili in Markdown.
Quindi una cosa molto semplice e molto lineare.
Ho trovato per quanto riguarda il Mac, si chiama Macdown, è una
semplice applicazione.
Voi la aprite e avete questo editor diviso in due parti.
La parte sinistra dove scrivete quello che volete in Markdown e a
destra avete la preview.
Questa visualizzazione si può modificare, nel senso che potete avere o solo
il file testo che state leggendo o solo il file preview, oppure
potete metterlo a un terzo o due terzi in base a quello
che vi serve.
C'è una comoda barra sopra con i comandi più facili che potete
raggiungere con un tasto, ma è semplice, non c'è bisogno con Markdown
perché come vi abbiamo spiegato prima è tutto molto molto semplice.
L'altra applicazione invece che ho tirato su per quanto riguarda iOS si
chiama Block Wat e anche questa è gratuita ed è anche questa
estremamente semplice perché vi permette, come vi dicevo, di scrivere il Markdown.
Adesso do anche un'occhiata perché da un po' che non la apro
e vi spiego anche perché non la apro.
In ogni caso è un'applicazione simile a MacDown che vi ho appena
spiegato, ma per iOS, e anche lì, se volete, vi fa la
preview di quello che state scrivendo.
È tutto molto semplice, molto lineare pesa niente perché mi pare che
sia 4 mega.
Cercate un'altra applicazione che pesi questa dimensione su iOS e poi me
lo raccontate se ne trovate una.
In ogni caso detto questo, perché non sto più utilizzando queste applicazioni?
Per il semplice fatto che è arrivato il piglia, tutto notion, che
vi permette appunto di creare le vostre note in un unico ambiente
unico e la cosa brutta tra virgolette nel mio senso è che
non avete poi più bisogno dei file Txt e di due applicazioni
perché avete un'applicazione che non si sa dove salva, non si sa
cosa fa, probabilmente non vi servirà mai.
Tuttavia che vi permette di utilizzare il backdown all'interno di queste note
che voi potete creare una pagina che si chiama blog e poi
creare le pagine in lavorazione, un'altra sottodirectory con le pagine pubblicate.
Voi andate avanti così, avete tutti i vostri dei simpatici articoli iscritti
o tutto quello che volete.
Quindi in questa fase in cui sto seguendo le orme di un
architetto creatore di contenuti influencer e bla bla bla, che si chiama
Eric Reynolds, che è molto bravo, è il capo e ha fatto
un video su Notion e me l'ha fatto praticamente innamorare perché vedo
come l'ha usato lui.
Poi ha messo anche il suo come si chiama?
Il suo template che sto usando è molto chiaro, molto semplice, è
molto bravo questo, non potevo fare altro che seguirlo.
Quindi in questo momento io il markdown lo sto usando essenzialmente su
Notion e quindi sto un po' abbandonando le altre due applicazioni, tant'è
che francamente adesso non mi viene neanche in mente come sia fatto
block quote su iOS.
In ogni caso, questo qui è il mio workflow.
Se vi serve un workflow che punti solo ai file di testo,
avete anche due applicazioni gratuite e potete divertirvi essenzialmente scrivere quello che
volete e come volete.
A questo punto racconto anche il mio workflow.
Eh certo, però ci vuole un'altra puntata.
La apro e la chiudo.
Io uso un programma gratuito, quindi lo potete utilizzare, è multipiattaforma quindi
open source
, è bellissimo, e si chiama Vim
non è in come si chiama, non è Electron Electron esatto, quindi
non puoi fare nessun tipo di.
Tuttavia, sembra di essere tornati agli anni 80 quando lo usi.
Non è vero, non è vero, è veramente il top.
E infatti, io scrivo tutto in Vim ed è
il top del top del top, però si ammetto che non è
per tutti, mettiamola così,
non è per tutti.
Me l'hai fatto vedere una volta e mi devo ancora riprendere adesso.
Vabbè, tanto ormai alla nostra retta ce la siamo fatta, possiamo andare
tranquillamente verso i riti conclusivi che riguardano essenzialmente le note dell'episodio.
Che potete trovare come sempre all'interno del vostro podcatcher o come lo
volete chiamare, insomma, quello che usate per ascoltare i vostri podcast, perché
il nostro grandissimo Federico Viticci degli avvocati si mette a scrivere le
note ed è un grandissimo.
Ormai il workflow è così semplice, nel senso che mentre faccio la
scaletta, ho già fatto le note dell'episodio per buona parte, perché ovviamente
non l'abbiamo detto, ma le note dell'episodio, come la scaletta del nostro
episodio, indovinate, indovinate con cosa sono scritte
, anche se devo dire che io ho trovato delle difficoltà a scrivere
i link.
Non so se perché io non ho la pagina web esatto fermi
tutti.
Io non uso, ovviamente, noi abbiamo come back-end, diciamo, per la gestione
del nostro podcast Next Cloud.
Credo anche tu.
Io sto visualizzando le note dell'episodio in Next Cloud dentro la pagina
specifica di Next Cloud, ma devo dire la verità: io le note
dell'episodio e la scaletta non la scrivo dentro Next Cloud, ma siccome
Next Cloud comunque ha la sincronizzazione sul mio computer, uso Zettlr per
scrivere le note dell'episodio, cioè la scaletta che è molto comoda.
Ho notato che ha delle difficoltà proprio con i link, non li
prende, non li capisce nei formattati.
Esatto, perché in HTML è fatto questa pagina quindi non è effettivamente
Markdown, cioè il file sotto è Markdown, ma se lo apri sul
computer, quello che ti fa vedere
sul computer lo editi in Markdown e funziona perfettamente.
È proprio un file markdown normalissimo.
Sull'interfaccia web, invece è una pagina web in pratica: una missione.
Sì, è un po' come Electron, insomma, una cavolata.
Sì, diciamo che è bello, ti permette di fare le modifiche in
contemporanea, quello è comodo effettivamente.
Però visto che hai giunto, ho fatto una nota,
quello è comodo perché se devi modificare in contemporanea il documento, ha
più senso farlo sul web.
Altrimenti, infatti, io solitamente cosa faccio?
Quando blocco la possibilità delle modifiche, mi faccio le modifiche sul computer,
si sincronizzano, a quel punto lì ti sblocco la modifica, e così
eventualmente tu puoi interagire.
Eventualmente, perché li leggo sempre venerdì pomeriggio, sono veramente una brutta persona,
non c'è niente da fare e in quanto brutta persona faccio io
riti conclusivi.
Bravo!
Dicevamo.
Gli argomenti che abbiamo trattato li troverete tutti quanti nei note dell'episodio.
Se volete sapere i nostri riferimenti, dove troviamo le note dell'episodio?
Dillillo all'ascoltatori alla fine dell'episodio.
Vi apri il podcatcher e te lo apri e te lo guardi.
Se no, in alternativa te le vai a cercare nel nostro riferimenti
nel nostro bellissimo sito di questo bellissimo podcast fatto da due bellissimi.
anzi, da una bellissima persona, mentre l'altra è bruttissima, indovinate chi è,
si chiama a due podcast.it slash and beccarvi la puntata 10, scrivete
10 e vi salterà fuori tutto quanto.
L'indispensabile per capire come utilizzare Markdown e che applicazioni usare e soprattutto
perché non dovete usare Bim.
Non l'ho neanche messo nei programmi a un or del vero
, a un or del vero.
Quindi vi lasciamo la sorpresa a chi vuole approfondire e poi mi
raccontate.
Ci mandate dei o tre articoli sul mio blog se volete leggerli:
solo due, due, tre
, tre.
Se vogliono approfondire, se vogliono approfondire.
C'è il grandissimo blog di Filippo che vi spiegherà tutto quanto.
A me viene mal di testa, soltanto pensare di aprire il BIM
anche perché il BIM è il BIM liquido quello che usi per
sturare, esatto, assomiglia a quello.
Io continuo ad associarlo a quello, non me lo levo più,
sai che sono una brutta persona.
Dicevo, la brutta persona, il sottoscritto lo potete trovare nel mio blog,
che purtroppo in questo periodo non ho curato tanto, ma chi lo
sa, riuscirò a curarlo più avanti.
Si chiama markdonnet.wordpress.com, dove tratto di degli argomenti che riguardano Mac e
articolare.
Invece ho anche un bel podcast che esce ogni settimana tirata per
i capelli, grazie anche a Filippo che mi aiuta perché quando sono
nelle curve lui si tira indietro e mi lascia lo spazio per
portare avanti sia professione che
riposo, che non è da poco.
Comunque tornando invece al podcast, si chiama Snap Architettura Perfetta, come avete
sentito, quella bellissima persona che fa il podcast di là, mentre qua
è una bruttissima persona, parla di architettura in generale applicata all'inforza l'informatica
applicata all'architettura.
Così vediamo di portare avanti un po' la situazione degli architetti in
Italia che è sempre un po' arretrata dal punto di vista informatico.
Solo gli architetti
siamo ancora un po' lì legati a sto cacchio di CAD che
aiuta tutti quanti.
Mentre bisogna iniziare a pensare un po' più in grande e invece
il nostro Bravo e stupendo e d'oro, ragazzi, d'oro
, esagero, di platino.
Che fa luce di luce propria e non di luce riflessa come
sottoscritto.
Lo potete trovare su Avvocati e Mac e su un podcast di
cui continua a nominare, ma che c'è e si chiama.
Aspetta che mi viene in mente il nome
Compendium.
Gli ha dato un nome molto particolare Avvocati e Mac Compendium perché è
il compendio del sito.
Andatevelo ad ascoltare, che è quello molto bello.
Quando troverà poi il tempo di nuovo di riprendere, quando esce quando
esce, a cadenza casuale che è bellissima e bellissima perché non rimane
intrappolato come me che la fai ogni volta saltare fuori ogni settimana
e quindi è meglio così,
un atteggiamento migliore fare ogni settimana è dura, devo dire la verità.
Av sulle spalle questo podcast, tra virgolette, ammetto che
adesso pian pianino miglioreremo perché comunque più si va avanti, più le
cose vanno lisce.
Tra virgolette, perché ci si abitua.
Però ammetto che tra notte e episodio, io faccio anche il montaggio,
effettivamente, tutte le settimane
.
Sto migliorando e quindi alla fine, ma indubbiamente la metti su in
tempo di record, dovresti farlo io, non ci metto.
Sono anche soddisfatto dei risultati tecnici.
Anche perché lo fai su iPad,
oh yeah!
Questo iPad funziona allora.
Questo podcast è tutto montato su iPad.
Dovresti metterlo con sottotitolo?
Un podcast montato con l'iPad, direi che possiamo salutare.
Ok, direi che a questo punto ci sentiamo la prossima settimana per
sentire questo bellissimo podcast montato con l'iPad.
Alla prossima!